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Tredici milioni di utenze telefoniche nell’archivio di Genchi

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Nell’archivio di Gioacchino Genchi, il consulente dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris (sospeso in questi giorni dalla Polizia), i carabinieri del Ros avrebbero individuato 13 milioni di intestatari di utenze telefoniche, le cosiddette “anagrafiche”.
Tra il materiale sequestrato nel corso delle recenti perquisizioni disposte dalla procura di Roma nell’ufficio di Genchi a Palermo, attualmente al vaglio degli investigatori, anche dati relativi a un milione e 160 mila persone ricavati delle anagrafi di Palermo, di Mazara del Vallo e di alcuni comuni calabresi ancora in corso di identificazione che sarebbero state letteralmente copiate, forse per consentire al consulente di effettuare dei collegamenti con gli intestatari delle utenze telefoniche.
Il totale dei tabulati acquisiti da Genchi ammonterebbe, infine, a 350 milioni di righe di traffico telefonico, ognuna delle quali contiene un chiamante, un chiamato, data, ora, durata e ubicazione della cella telefonica.
Durante le inchieste Poseidone e Why Not condotte dalla procura di Catanzaro, Genchi avrebbe acquisito - secondo gli accertamenti del Ros, citati nella relazione del Copasir sui “rischi per i servizi segreti derivanti dall’acquisizione e mancata distruzione di dati sensibili” - le ‘anagrafiche’ di circa 392mila soggetti, sia persone fisiche che giuridiche: un numero che ora lievita addirittura a 13 milioni, dopo l’esame del materiale sequestrato dai carabinieri a Palermo.
Materiale, viene sottolineato da fonti investigative, che infatti non riguarda più solo le due indagini di Catanzaro, ma tutti i numerosi procedimenti penali di cui Genchi si è occupato come consulente.

“L’individuazione nell’archivio Genchi di 13 milioni di utenze telefoniche potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Ma al di là dei numeri impressionanti e della gravità dei fatti, restano altri aspetti inquietanti che vanno chiariti” afferma il senatore del Pdl Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Secondo Esposito, “sarebbe importante sapere se la banca dati di Tavaroli è la stessa di Genchi e quanti Genchi sono esistiti negli ultimi anni in Italia. Così come, ed è il livello più delicato dell’intera vicenda, sarebbe fondamentale capire chi, a livello istituzionale, ha protetto Genchi in questi 10 anni”.
“Oggi il cosiddetto superconsulente è sospeso dalla polizia, ma quello che vorremmo veramente sapere” conclude “è se sono cessati automaticamente anche tutti gli incarichi che la magistratura gli ha affidato. Domande più che legittime, quando sono in gioco la libertà e la sicurezza e dei cittadini”.

Il VIDEO servizio:

Maroni: Sono cattivo con i clandestini, ma a fin di bene

Roberto Maroni

Famiglia cristiana? La notte dopo i loro insulti non ho dormito. Non solo è assurdo paragonare il ddl sicurezza alle leggi razziali, ma c’è un antidoto contro qualunque norma razzista: la Commissione europea, che vaglia ogni legge”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è appena atterrato di ritorno da Londra e appare deciso: “Andremo fino in fondo nel rispetto delle normative europee”.
Ministro Maroni, la Romania accusa il governo italiano di fomentare la xenofobia. Ma non dovevano riprendersi i condannati romeni?
Il Consiglio d’Europa stabilì che i membri dovessero riprendersi i propri cittadini in carcere negli altri stati con il consenso del detenuto, che però non è necessario in caso di accordo bilaterale. Quello tra Italia e Romania risale al 2003, ma non lo hanno mai applicato, nonostante il nostro appoggio per il loro ingresso nell’Unione Europea.
C’è un mezzo per costringerli?
Non voglio farlo perché rischiamo di ritrovarci quei detenuti in Italia.
Come sarebbe possibile?
La procedura prevede un nuovo processo in Romania che stabilisca se abbiamo rispettato le regole. Dunque preferisco tenerli in carcere qui anziché restituirli a forza. Respingo le accuse del governo romeno, condivido la preoccupazione, ma potrebbero fare molto dando attuazione all’accordo.
Qualcuno parla di fuga in massa dei clandestini dagli ospedali per paura della denuncia da parte dei medici. Si è pentito di avere detto di essere “cattivo con i clandestini”?
Non sono pentito. Oggi, se un medico segnala alla polizia di avere visitato un clandestino (magari responsabile di qualche reato), viene processato e condannato. Noi eliminiamo l’obbligo e diamo al medico la possibilità: perché la norma in Francia, Gran Bretagna, Spagna va bene e in Italia no? Chi solleva questi allarmi vuole solo favorire l’immigrazione clandestina.
Dopo la bocciatura al Senato, il governo riproporrà alla Camera la norma per allungare a 18 gli attuali 2 mesi di permanenza degli immigrati nei Cie. È sicuro dell’approvazione?
Al Senato c’è stata una ripicca per il no a un emendamento di tutt’altro genere. Alla Camera proporrò il testo della direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo nel giugno 2008, che prevede la possibilità di tenere nei Cie gli immigrati fino a 18 mesi. Entro 2 anni quella direttiva entrerà in vigore e intendo anticiparne il testo. Voglio vedere chi contesterà una legge europea.
Avete stabilito le cifre per il decreto flussi 2009?
Approveremo rapidamente quello per i lavoratori stagionali. Sono invece contrario a un decreto flussi per i lavoratori a tempo indeterminato. Occorre prima capire quali saranno gli effetti della crisi economica: non voglio far entrare lavoratori immigrati ed essere costretto a rimpatriarne altri che perdono il posto a causa della crisi.
Che cosa manca per avviare finalmente i pattugliamenti congiunti con la Libia?
Partiranno dopo che, il 2 marzo, il parlamento libico ratificherà l’accordo con l’Italia. Inoltre sarà controllato il deserto a sud della Libia grazie a un sistema misto radar-satellite della Finmeccanica che segnalerà i movimenti ai libici. I 300 milioni di euro necessari saranno divisi tra noi e la Ue. Il 2009 dovrebbe essere l’anno della svolta. Risolveremo il problema per Lampedusa e per l’Italia.
Si parla di ronde, ma la polizia lamenta carenze di uomini e mezzi.
Si fa sempre riferimento a piante organiche di vent’anni fa, quando, per esempio, non c’erano gli attuali sistemi di videosorveglianza. E poi il volontariato non supplisce a una carenza, bensì integra la struttura di sicurezza. Non abbiamo introdotto le ronde (che tanti comuni organizzano da tempo), ma un controllo delle stesse, visto che saranno autorizzate dal sindaco.
Molti minorenni compiono gravi reati compresi gli stupri. Lei è d’accordo sull’abbassare la punibilità al di sotto dei 14 anni?
Preferisco la prevenzione. A titolo personale sono favorevole a colpire duramente chi commette certi reati anche se minorenne. Sul tema degli stupri, nel 2008 se ne sono commessi oltre 10 al giorno, comprese le molestie sessuali, ma il 9 per cento in meno del 2007. Il controllo del territorio, compresi i militari in strada di notte, ne ha evitati molti.

Centro accoglienza di Lampedusa

Sul tema intercettazioni, crede possibile un punto d’incontro con il Pd?
Non si può discutere amabilmente con chi ti considera un becero razzista, visto che il Pd non riconosce che stiamo facendo solo ciò che in altri paesi si fa da anni. Loro non recuperano voti e il dialogo è più difficile.
Il vicequestore aggiunto Gioacchino Genchi, consulente di molte procure e con un archivio di milioni di tabulati telefonici, è tornato in servizio, suo dipendente…
Sarà sistemato nella sede più opportuna. Deciderà il capo della polizia.
Terrorismo: l’Interpol ha lanciato un allarme internazionale su 85 arabi. Com’è la situazione in Italia?
Nessun allarme, ma attenzione altissima su possibili collegamenti tra ambienti del radicalismo islamico ed esponenti italiani di frange estreme, in particolare al Nord.
E sull’ipotesi di ospitare alcuni detenuti di Guantanamo?
Ho già espresso al ministro Franco Frattini la mia contrarietà. Gli Stati Uniti sono grandi, possono spostarli altrove.

Caso Genchi, quanti schedati. Il Copasir: “Contenuti dirompenti”

Gioacchino Genchi

Né più né meno: sono “dirompenti” gli elementi che emergono dalle acquisizioni del Copasir sulla vicenda dell’archivio Genchi. È lo stesso presidente dell’organismo parlamentare, Francesco Rutelli, a sottolinearlo dopo aver consegnato la relazione sull’argomento ai presidenti delle Camere.
Allo stesso tempo Rutelli invita a salvaguardare l’operatività della magistratura, auspicando che gli elementi in possesso del Copasir non siano presi a pretesto per limitare la capacità di investigazione. Al termine del suo incontro con il presidente del Senato (che si è svolto per oltre un’ora), il presidente del Comitato per la Sicurezza della Repubblica, Francesco Rutelli, ha espresso “soddisfazione” per il lavoro svolto in queste settimane dal Copasir.

“Voglio ringraziare” sottolinea Rutelli in una nota “tutti i componenti del Comitato che hanno lavorato in condizioni difficili, rispettando la consegna della riservatezza e che, dal primo all’ultimo passaggio, hanno dato un contributo unitario e di grande responsabilità”.
“L’acquisizione di dati che” puntualizza Rutelli “riguardano centinaia di migliaia di cittadini, il tracciamento per 20 mesi degli spostamenti del Capo dei servizi segreti italiani, l’ottenimento dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia (all’insaputa dello stesso pm che conduceva le indagini) sono alcuni tra i principali elementi dirompenti” così li definisce Rutelli “che abbiamo accertato e che meritano una riflessione molto severa”.

“Esiste un archivio informatico imponente che non è stato distrutto” prosegue il presidente del Comitato per la Sicurezza della Repubblica “che riguarda un grande numero di cittadini italiani che non sono mai stati indagati. La relazione che abbiamo trasmesso contiene analisi di lacune e criticità che hanno comportato rischi per l’efficienza dei servizi segreti, e proposte che il Parlamento potrà esaminare al fine di risolverle”.
“Credo che nessuno vorrà prendere a pretesto i fatti contenuti nella nostra relazione per ridurre in alcun modo l’operatività e la capacità di investigazione della magistratura, che ha bisogno anche della acquisizione di dati di traffico telefonico che possono e debbono, a mio giudizio, essere usati con tutte le garanzie. Abbiamo trovato nel presidente della Camera Fini e del Senato Schifani grande attenzione e ho fiducia” conclude il presidente del Copasir “che il Parlamento possa rispondere in modo sereno ed efficace”.

Genchi indagato per l’archivio telefonico

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Abuso d’ufficio e violazione della privacy in relazione al trattamento illecito dei dati personali. Per queste ipotesi di reato, Gioacchino Genchi è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma in relazione al presunto archivio da lui raccolto e composto da tabulati telefonici (non intercettazioni).

La decisione di iscrivere Genchi nel registro degli indagati è stata presa dal procuratore Giovanni Ferrara e dagli aggiunti Nello Rossi e Achille Toro. Nei giorni scorsi i magistrati romani hanno ricevuto dalla Procura di Catanzaro gli atti relativi alla vicenda Genchi contenuti nei fascicoli dei processi Why not e Poseidone di cui era titolare nella procura calabrese l’ex pm Luigi De Magistris. Proprio De Magistris aveva affidato l’incarico di consulente a Genchi. La Procura di Roma, inoltre, trasmetterà al Copasir copia degli atti al vaglio di piazzale Clodio come richiesto dallo stesso presidente Francesco Rutelli che nei giorni scorsi ha ascoltato a palazzo San Macuto l’ex pm de Magistris e lo stesso Genchi.

All’attenzione dei magistrati ci sono tre volumi e 570mila contatti (carte ricevute dalla procura di Catanzaro). Si tratterebbe soltanto una parte dei contatti acquisiti dal consulente. Il Ros deve, infatti, ancora sviluppare gli accertamenti e consegnare altro materiale. Nel carteggio che i giudici di Catanzaro hanno inviato ai colleghi della capitale ci sono anche numerosi tabulati che fanno riferimento a parlamentari e a funzionari dei servizi.

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Caso Genchi: nella rete di Interceptor

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Inchiesta Why not: a Catanzaro magistrati contro magistrati

Pierpaolo Bruni, il magistrato che ha sostituito Luigi de Magistris nell’indagine Why not della procura generale di Catanzaro, è in rotta di collisione con il resto del pool: ha chiesto di essere sollevato dall’incarico e il trasferimento del procedimento alla procura di Salerno. Lo rivela il settimanale Panorama nel numero in edicola da venerdì 18 luglio, che riporta ampi stralci delle lettere che Bruni ha inviato, per motivare le sue richieste al procuratore generale Enzo Iannelli.
In una lettera del 10 giugno, scrive Panorama, si legge: «Il gruppo di lavoro esiste solo formalmente poiché soltanto lo scrivente, pressoché in esclusiva negli ultimi mesi, ha posto in essere attività investigative e di impulso alle indagini».
Bruni, che non ha firmato la richiesta d’archiviazione per l’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, è in contrasto con i colleghi anche sull’atteso chiarimento della posizione di Romano Prodi. Infatti Bruni sta seguendo un filone che riguarda l’ex premier («il presunto finanziamento all’onorevole Prodi attraverso il Laboratorio democratico», un centro studi di giovani vicini al Professore) e vuole poter continuare a investigare prima di archiviare.

Nell’ultima missiva, spedita a fine giugno, scrive Panorama, Bruni, preoccupato per l’andamento delle indagini, ha proposto una riunione del pool con un ordine del giorno sorprendente: discutere il trasferimento dell’inchiesta catanzarese alla procura di Salerno per competenza, visto che i pm Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi procedono contro alcuni indagati di Why not per una presunta corruzione in atti giudiziari.

Catanzaro story: tre uomini e un’inchiesta

Le toghe dei magistrati
Catanzaro story, il giallo è anche al Palazzo di giustizia: non corre infatti buon sangue tra il procuratore capo Mariano Lombardi e il sostituto procuratore Luigi de De Magistris, titolare dell’inchiesta sulla cosiddetta loggia di San Marino che ha iscritto nel registro degli addirittura il premier Romano Prodi. Tra i due litiganti, nel dorato isolamento palermitano si gode la celebrità Gioacchino Genchi, il consulente informatico che ha scritto la perizia chiave. Vediamo meglio chi sono.

Luigi De Magistris. Dall’inizio della sua carriera in Magistratura, nel 1995, il sostituto procuratore Luigi De Magistris, 40 anni, si è spesso concentrato sui casi di corruzione nella pubblica amministrazione e sui rapporti tra criminalità e politica. L’inchiesta sulle “Toghe lucane”, che coinvolge anche magistrati e dirigenti di polizia, è una delle più rilevanti. Guadagnandosi la stima di chi lo considera un coraggioso censore del potere e le critiche di chi invece lo accusa di essere un magistrato politicizzato.

Da sempre a Catanzaro (tranne un intermezzo dal 1998 al 2002 alla Procura di Napoli), De Magistris è oggetto di diverse interrogazioni parlamentari da parte del centrodestra, che ne sostengono l’incompatibilità ambientale e ne chiedono l’allontanamento dalla città calabrese. In una di queste l’ex senatore di An Ettore Bucciero, che ha chiesto e ottenuto nel gennaio 2006 un’ispezione ministeriale a carico del pm, lo accusa di “tendere a condizionare la vita amministrativa, con le sue inchieste mirate a colpire con lo strumento giudiziario settori della vita pubblica dei quali non condivide le scelte politiche”.

Altri dubbi sull’attività di De Magistris sollevati dai suoi detrattori riguardano i rapporti con la stampa. Il sostituto procuratore avrebbe secondo alcuni la tendenza a dare troppa risonanza mediatica alla proprie inchieste, grazie in particolare alla sintonia con alcuni cronisti del Quotidiano della Calabria. Anche la sezione l’Anm di Catanzaro ha parlato di pericolo “per la credibilità stessa della magistratura”. Lui, che tiene sempre il Vangelo sul comodino, non si scalfisce. E in un’intervista del dicembre scorso a Telitalia, una tv locale, ne ha anche per i suoi colleghi: “Per poter affrontare il tema della giustizia in modo serio” afferma “bisogna essere anzi tutto non corporativi e molto critici al proprio interno. Ritengo che la magistratura abbia fatto parte molto spesso, in alcune sue componenti, di un sistema non trasparente”.

Mariano Lombardi. Non hanno esitato a “essere critici” l’uno con l’altro De Magistris e il responsabile del suo ufficio, il procuratore della Repubblica Mariano Lombardi, già procuratore distrettuale antimafia sempre a Catanzaro. Quest’ultimo sostiene di non essere mai stato informato dal suo sostituto dell’iscrizione sul registro degli indagati del premier Romano Prodi.

Lo scontro di qualche mese fa tra i due magistrati nasce sempre da un provvedimento preso da De Magistris di cui Lombardi non sapeva nulla. Nell’ambito dell’inchiesta “Poseidone” condotta dal pm su presunti illeciti nella gestione dei fondi comunitari nel settore della depurazione è indagato, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, il senatore di FI Giancarlo Pittelli. Lombardi dichiara di non essere stato informato dell’iniziativa nei confronti del senatore e per questo ha tolto l’indagine a De Magistris.

Il quale però ha contrattaccato, denunciando alla Procura di Salerno e al Csm il proprio superiore. De Magistris avrebbe riscontrato delle irregolarità commesse da alcuni colleghi e accusa Lombardi di aver fornito informazioni riservate a Pittelli riguardo all’inchiesta. Come scrivono alcuni quotidiani, Lombardi e Pittelli sono indirettamente legati e lo stesso magistrato non nega l’amicizia. Il titolare della Procura infatti è sposato con Maria Grazia Muzzi, cancelliere della Corte d’Assise di Catanzaro. Suo figlio, Pierpaolo Greco, avvocato, è socio d’affari del senatore Pittelli nell’azienda “Roma 9″.

Gioacchino Genchi. Vive in un bunker sotterraneo nel centro di Palermo e concede interviste solo via webcam, anche se non si nega quasi mai ai giornalisti (il suo sito ha una ricchissima rassegna stampa, che va da Cronaca Vera a Maxim). Genchi è considerato il massimo esperto in Italia di intercettazioni e indagini informatiche. Ha 46 anni ed è vicequestore aggiunto della Polizia, ma sette anni fa ha deciso di mettersi in aspettativa per lavorare come consulente tecnico delle Procure. Sul suo tavolo sono passate quasi tutte le indagini più delicate degli ultimi anni.

A Partire dalla strage di Capaci. A fine anni ‘80, in piena emergenza mafia, Genchi abbandona la toga da avvocato ed entra in Polizia. A 28 anni è direttore della Zona Telecomunicazioni del Ministero dell’Interno per la Sicilia Occidentale e ha occasione di lavorare al fianco di Giovanni Falcone. Dopo la morte del giudice a Genchi viene affidata la sua agenda elettronica Casio. All’apparenza è vuota, ma l’esperto riesce a rintracciare tutti i vecchi file, che, sostiene, sono stati cancellati quando l’agenda era già sotto sequestro. Ne emergono particolari inquietanti su colleghi e alti funzionari con cui Falcone aveva rotto ogni rapporto.

Genchi, scrive L’Europeo, si attira delle inimicizie, gli viene assegnata una scorta, che però rifiuta. Deluso dal fatto che quello che ha scoperto non viene sviluppato nelle indagini su Capaci, lascia la Polizia e diventa consulente. Lavora, tra gli altri, ai casi che coinvolgono Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, alle indagini su Denise Pipitone e Ilaria Alpi. Dispensa a chi glielo chiede, consigli su come non farsi rubare i segreti informatici e telefonici più preziosi. I suoi, lui che non si fida neppure di quelli con cui ha lavorato gomito a gomito per anni, li protegge con hard disk criptati e decine di password.

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Galbusera 2: Non solo Prodi, vi spiego le altre telefonate “calde” di Delta


Non c’è solo Prodi al centro delle indagini sul presunto comitato d’affari di San Marino. Anselmo Galbusera, l’uomo che ha venduto nel 2004 le sim card sotto inchiesta a Catanzaro allo staff del premier, ha avuto altri contatti su cui il pm Luigi De Magistris vuol vedere chiaro.
In quel periodo, la sua società, la Delta spa, lavorava per gli uomini dell’Ulivo e lui, quando ci fu bisogno di quattro schede per il Professore e i suoi, gliele procurò («In azienda abbiamo intere scorte di schede per i nostri dipendenti. Era la strada più veloce»). Adesso, però, nell’indagine ordinata dalla procura calabrese sui traffici telefonici sospetti del presunto comitato d’affari legato a San Marino, senza volerlo ci è finito pure lui.

Nella consulenza tecnica depositata presso il Tribunale del riesame di Catanzaro il consulente della procura, Gioacchino Genchi, oltre a quella del premier, ha esaminato i contatti di tre utenze telefoniche intestate all’ex Delta spa, oggi Italgo: una di Galbusera, due di Jacopo Vertemati, ex portavoce della società. Secondo il perito quei telefoni chiamavano il numero di ufficio di uno degli indagati, Luigi Bisignani. Galbusera non nega: «L’ho conosciuto grazie a un comune amico e siamo rimasti in buoni rapporti. Però si tratta solo di public relation, non certo di affari». Genchi elenca pure numerosi contatti con esperti di sicurezza (per esempio il direttore Corporate governace di Wind Salvatore Cirafici) e società di vigilanza privata che non stupisconono Galbusera: «È il nostro lavoro. Noi mettiamo in sicurezza le reti telefoniche e costruiamo impianti di videosorveglianza». La consulenza al pm cita anche la Sipro di Salvatore Di Gangi: «Con loro ci siamo visti una sola volta a Milano per un progetto di centrale operativa che non è mai stato realizzato», dice Galbusera.

Ci tolga un dubbio: perché lo staff di Prodi quelle schede non le ha comprate in un negozio di telefonini e, invece, le ha chieste a voi? Forse per la vostra capacità di rendere impermeabili le linee telefoniche? «Gliel’ho già detto, solo per comodità». Un’ultima domanda: lei ha detto che non c’entra niente con il Delta group collegato a San Marino, eppure tra la sua società e quella holding, oltre all’omonimia, c’è un dirigente in comune. «È una coincidenza, l’ho scoperto anche io dai giornali una settimana fa». Lei è un massone? «Solo la parola mi fa star male».

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