
La contestazione a Napolitano a Bologna, l’ultimo addio a Scalfaro e il braccio di ferro nel cda della Rai per la nomine al Tg1 sono le questioni su cui si focalizzano i grandi quotidiani stamattina, mentre ampio spazio è riservato al nuovo patto europeo. Interessanti dal punto di vista politico, tuttavia, sono soprattutto le analisi e la cronaca dei fatti avvenuti nel capoluogo emiliano. Continua

GIULIANO FERRARA
Alle 17 circa il primo cinguettio: “Sono da ora su twitter. Sono quello grasso. Baci. Speriamo bene”. Firmato @ferrarail grasso. Accanto l’elefentino rosso. Ed è subito tutto un cinguettare in rete: è lui o non è lui? Continua

Concluso il giro di colloqui coi partiti sulle riforme istituzionali e la riforma elettorale, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano a breve chiederà ai presidenti di Camera e Sentato di valutare assieme tempi e modi del percorso delle modifiche istituzionali. L’obiettivo è stringere i tempi e portare il prima possibile la partita direttamente in aula. Continua

II Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano durante il discorso di fine anno (Credits: ANSA)
La crisi come una grande opportunità di crescita. E’ un forte incoraggiamento ad un’Italia affannata quello dato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno, il sesto da inizio mandato, di sicuro il più complesso. Continua

Giorgio Napolitano e Mario Monti (Antonio Scattolon/FotoA3)
di Antonio Galdo
Quando nel 1965 il ventenne Mario Monti si laurea a pieni voti alla Bocconi, tempio della cultura liberale made in Italy, Giorgio Napolitano è già deputato del Pci da 12 anni e ricopre l’incarico di segretario della federazione di Napoli, fortino delle truppe amendoliane, l’ala destra dei comunisti italiani. Sono distinti e distanti per età, 18 anni di differenza; per radici territoriali, un lombardo nato a Varese e un napoletano di via Monte di Dio; per orizzonte politico, un liberale ortodosso inchiodato ai «vantaggi della società aperta» e un compagno che ha giustificato l’invasione dei carri armati sovietici a Budapest per «zelo conformistico ». Ma in realtà Monti e Napolitano rivisti attraverso la filigrana delle rispettive biografie sono molto più simili di quanto si possa immaginare. Continua

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ANSA/ Paolo Giandotti
È stato un lungo anno il 2011. Lungo e difficile. Per l’Italia e per il suo Presidente. Ma è stato anche il suo anno: l’anno di Re Giorgio. Dalle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, di cui può, a ragione, rivendicare il successo, alla costante partecipazione al dramma delle morti sul lavoro, della perdita del lavoro, delle carceri, dalla violenza contro i più deboli, in particolare stranieri, all’impegno per il riconoscimento dei diritti dei “nuovi italiani”; fino al ruolo di primo piano assunto nelle ultime settimane sullo scenario politico in qualità di garante del cambio di guardia a Palazzo Chigi: Giorgio Napolitano può essere considerato a pieno titolo “l’uomo dell’anno”.
Continua

Ecco la prima pagina del Wall Street Journal di oggi
“Signor Presidente, se vuole salvare l’Euro deve cambiare il Premier, deve eliminare Silvio Berlusconi”. Parola più, parola meno sarebbe questo il contenuto della telefonata che una sera dello scorso ottobre - secondo il Wall Street Journal (leggi qui l’originale) - avrebbe visto da una parte della cornetta la Cancelliera Angela Merkel, dall’altra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il quale, questa mattina, ha subito provveduto a diramare una nota per smentire che quella telefonata ci sia effettivamente stata, come sostenuto dal quotidiano dell’establishment britannico.
Continua

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Culturalmente e politicamente astuta, ma soprattutto giusta e opportuna, la lettera del Presidente Giorgio Napolitano al direttore della rivista Reset, Giancarlo Bosetti. Che cosa dice Napolitano? Al sodo:
1) Il mondo è cambiato e le forze riformiste devono fare i conti con le sfide di un’economia di mercato globalizzata, rimuovendo le incrostazioni corporative e assistenzialistiche, quindi anche le degenerazioni parassitarie del “Welfare all’italiana”.
2) L’Italia deve guardare all’Europa, ma anche l’Europa si trova a un bivio fondamentale della sua storia e purtroppo le leadership europee sono in affanno davanti alla crisi dell’euro, appaiono “palesemente inadeguate” anche a causa di un generale arretramento culturale e politico-democratico. Continua