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Giorgio-Nugnes

La sfida di Iervolino: cambio non azzero. Ecco i nomi dei nuovi assessori

 Rosa Russo Iervolino

Dopo la minaccia di dimissioni da parte del sindaco di Napoli, il nodo della nuova giunta sembra essere risolto. Forse quindi l’inchiesta sugli appalti pilotati non porterà alle elezioni in primavera. Rosa Russo Iervolino infatti ha lasciato Palazzo San Giacomo dopo l’incontro con i vertici locali del Pd e ha annunciato: “La giunta c’è”. Per il primo cittadino l’incontro ha fatto registrare un “sostanziale passo avanti”, e i nomi della nuova squadra di governo della città potrebbero essere resi noti già domani.

Quella che la Iervolino aveva definito una “tarantella”, in verità in questi giorni ha avuto più il sapore di una commedia degli equivoci: da una parte l’ottimismo del sindaco che annunciava la formazione di una giunta condivisa con il Pd e con gli altri alleati, dall’altro il pessimismo dei vertici provinciali del Pd, fermi nel ritenere pregiudiziale il cambiamento di quasi tutti gli assessori della giunta precedente con l’unica eccezione per il vicesindaco Sabatino Santangelo e l’assessore alla Legalità, l’ex ministro Luigi Scotti.

E dopo poche ore, infatti il sindaco ha reso noti i nomi dei componenti della nuova Giunta municipale. Vice sindaco è stato riconfermato il notaio Sabatino Santangelo. Assessori: Luigi Scotti, Gioia Rispoli, Mario Raffa, Agostino Nuzzolo, Riccardo Realfonzo, Marcello D’Aponte, Enrica Amaturo, Diego Guida, Paolo Giacomelli, Valeria Valente, Giulio Riccio, Nicola Oddati, Alfredo Ponticelli, Gennaro Nasti, Pasquale Belfiore.
I nuovi assessori sono: Enrica Amaturo, professore ordinario di Sociologia già Preside della facoltà; Paolo Giacomelli, già direttore del settore Igiene Urbana del Comune di Roma; Riccardo Realfonso professore ordinario di Economia Politica all’Università del Sannio; Diego Guida, industriale-editore; Marcello D’Aponte professore ordinario di Diritto del Lavoro Pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche della Federico II; Pasquale Belfiore, ordinario di Composizione architettonica alla Sun nonchè presidente dell’Inarc Campania. I sei nuovi assessori si aggiungono a quelli di recente nominati dal sindaco Iervolino: Luigi Scotti, già Guardasigilli, Agostino Nuzzolo, ordinario di Trasporti all’Università di Roma Tor Vergata e professore presso il Mit di Boston; Mario Raffa ordinario di Ingegneria Economico Gestionale presso la Facoltà di Ingegneria della Federico II; Gioia Rispoli, ordinaria di Letteratura greca all’università Federico II.
Sostituiscono Giorgio Nugnes, dimessosi dopo gli arresti di ottobre per i disordini di Pianura, e poi suicidatosi; Enrico Cardillo, dimessosi prima di essere colpito da arresti domiciliari poi revocati nell’ambito dell’inchiesta sul Global Service; gli assessori Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, anche essi coinvolti e agli arresti domiciliari; Luigi Imperlino, dell’Idv, che aveva lasciato l’incarico su disposizione del leader del partito; esce anche l’assessore Gennaro Mola.
Il summit con il segretario cittadino del Pd, Luigi Nicolais, e con quello regionale, Tino Iannuzzi, ha spiegato la Iervolino, è stato “cordialissimo e costruttivo”.
Solitamente, traducendo il lessico politico, tale frase sta a dire che è stato un braccio di ferro. Dal quale, tuttavia, è uscita vincitrice il sindaco di Napoli: il tanto annunciato cambiamento nella giunta di Napoli era già diventato un “mini-rimpasto”. O meglio ancora: un “rimpasto necessario” (ovvero quello limitato alla sostituzione degli assessori indagati, autodimissionati, “cinque caselle”, come dice l’interessata, ispirandosi al linguaggio della tombola).

E così, dice la Iervolino, si è fatto “un altro sostanziale passo avanti” verso una giunta rinnovata. “L’armonia c’è ed è completa”, puntualizza riferendosi ai problemi di dialogo avuti con Nicolais di recente, “credo che ormai, e lo dico per la seconda volta sperando di non essere smentita, la giunta è fatta”.
Giunta in continua evoluzione, visto che l’onorevole Francesco Boccia ha rifiutato l’ingresso nella giunta comunale di Napoli come assessore al Bilancio. Il parlamentare ha spiegato che il suo rifiuto è da mettere in relazione al “mutato clima e alla mancanza delle condizioni politiche che avevano portato alla designazione”. L’onorevole Boccia oggi ha confermato sul blog di aver dedicato “questi giorni di Natale alla valutazione dei bilanci e della situazione economica” del Comune. Ha poi ribadito “la sua disponibilità personale verso la Iervolino e la città di Napoli” ma “subordinata sul piano politico alla decisione univoca che dovrà prendere il Partito Democratico ai diversi livelli).

Giunta danzante, elastica, flessibile, ma inaffondabile. Come il primo cittadino: che ormai lavora in “piena autonomia” dal resto del partito. Del resto la Iervolino e i vertici campani dei democratici “parlano due lingue diverse”.

La Iervolino minaccia le dimissioni. Romeo resta in carcere

Rosa Iervolino Russo

A seguito dell’inchiesta sul presunto sistema di appalti pilotati a Napoli che ruotano intorno all’imprenditore Alfredo Romeo, il sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo al suo rientro a Palazzo San Giacomo, sede del Comune minaccia le dimissioni: “O si finisce con questa tarantella o elezioni a primavera. La mia pazienza dura al massimo fino a lunedì”. La Iervolino, dunque, attende l’inizio della settimana. “Ho da difendere una storia e una dignità personale, una responsabilità istituzionale che i cittadini hanno affidato a me e non ad altri. Credo di aver avuto una infinita pazienza, un grande rispetto innanzitutto per il segretario nazionale del mio partito”, ha detto parlando ai giornalisti. “Ho anche da impedire che sia mortificata la volontà di cooperazione di tutte le forze della coalizione che si sono comportate in modo esemplare. La città ha bisogno di governo”, ha affermato, “ho sempre detto ‘amplissimo rinnovamento’, ma non sono disposta a fare vendette trasversali attraverso il rinnovamento”.

Il segretario nazionale del Pd Walter Veltroni ha telefonato al sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, come annunciato nel pomeriggio di sabato dallo stesso primo cittadino, per affrontare il rimpasto della giunta. “Un cordiale scambio di vedute con l’intenzione di risentirsi presto”, ha commentato il sindaco all’Ansa, riferendo della telefonata.

Intanto si registrano nuovi sviluppi nell’inchiesta che ruota intorno all’imprenditore Alfredo Romeo, finito in carcere il mese scorso. Il Tribunale del riesame di Napoli ha confermato gli arresti in carcere per l’imprenditore. Invece, per un vizio di forma lo stesso Tribunale ha annullato le ordinanze di custodia agli arresti domiciliari emesse nei giorni scorsi nei confronti dell’ex assessore Giuseppe Gambale e dell’ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone. Secondo indiscrezioni, i magistrati della procura intenderebbero emettere nelle prossime ore un provvedimento di fermo nei confronti dei due indagati. Successivamente la dodicesima sezione del tribunale di Napoli ha annullato per carenza di esigenze cautelari il provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari emesso dal gip Paola Russo nei confronti dell’ex assessore alle risorse strategiche al Comune di Napoli, Enrico Cardillo. Cardillo si è dimesso a fine novembre mettendosi così nella condizione di non poter reiterare il reato. Probabilmente si sarà anche fatta una valutazione positiva sull’inesistenza del pericolo di fuga.

Il caso Nugnes: ecco perché tutti lo volevano intercettare

Giorgio Nugnes

Il pm napoletano Antonello Ardituro, nell’udienza preliminare per gli scontri scaturiti dalla protesta contro la discarica di Pianura, non ha risparmiato la sua memoria. Ma si sa, Giorgio Nugnes, ex assessore alla protezione civile di Napoli, morto suicida il 29 novembre a 48 anni, era considerato in procura il simbolo di quella “città senza capo né coda” che aveva rappresentato, con la fascia tricolore, il crocevia di molti affari illeciti, il bersaglio di inchieste più o meno coerenti.
Nell’ultimo anno di vita era un uomo braccato, non dai clan camorristici, ma dalla giustizia. Tutti indagavano su di lui: sei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Digos, Nucleo provinciale dei carabinieri, Dia, persino gli 007 dell’Aisi (l’ex Sisde). Il suo nome era in quattro inchieste: due riguardavano Pianura, altre due la presunta e, in questi giorni, annunciatissima Tangentopoli napoletana. In un paio di queste era intercettato. Alla fine, sentitosi sotto assedio, non ha retto. Ma aveva provato a difendersi.
Per esempio aveva studiato con attenzione l’elenco delle chiamate che lo accusavano di aver organizzato la resistenza di Pianura nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorsi. Per i pm telefonate inequivocabili. Ma lui era convinto che ne mancasse una, la 1378, diretta a una giornalista del Mattino. “Noto con tristezza che i magistrati attaccano Nugnes anche adesso che non può più ribattere” sottolinea il suo avvocato Nello Palumbo. “Ma quella chiamata a una cronista dimostra che il suo non era un ruolo occulto e che quella notte era uscito a comprare il giornale, non a organizzare barricate”. Il compito di selezionare le conversazioni da inviare in procura era stato affidato al capocentro della Direzione investigativa antimafia Adolfo Grauso. Che, però, oggi non può rispondere ai giornalisti: è stato trasferito all’ufficio napoletano dell’Aisi.
Nelle ultime ore di vita Nugnes aveva detto di sentirsi perseguitato pure dai nostri 007. Grauso aveva portato con sé il fascicolo che riguardava Nugnes o l’ex assessore, sotto pressione, immaginava complotti dove non c’erano? Su questo sta indagando la procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo per induzione al suicidio.
Ma le accuse di associazione per delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio per i fatti di Pianura sono solo la punta dell’iceberg. Infatti Nugnes era intercettato in altri due procedimenti.
I primi che chiedono di mettere sotto controllo le sue utenze sono i pubblici ministeri Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio che indagano, con l’inchiesta “Magnanapoli”, su appalti e politica. Siamo alla fine del 2007 e i reati ipotizzati in quel momento sono la turbativa d’asta e l’associazione per delinquere (aggravati dall’agevolazione della camorra). Il procedimento è iscritto a carico di Mario Mautone, provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise (all’epoca il suo “superiore” è Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture), ma visto che nel mirino c’è “la prossima definizione dell’appalto di manutenzione ordinaria del Comune di Napoli”, sotto inchiesta finisce pure Nugnes, assessore con deleghe alla difesa del suolo, alla protezione civile, alle fogne e alle strade.
Il 30 marzo 2006 il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva provato ad accelerare la pratica (con l’aperto sostegno di Nugnes, all’epoca capogruppo della Margherita), ma non era riuscita a indire la gara prima delle elezioni, anche a causa dell’opposizione del capogruppo di An Pietro Diodato che aveva paventato, in una riunione parzialmente segretata del consiglio, un concorso pilotato a favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, il nuovo “re di Napoli”. Il 7 luglio 2006 Diodato viene ascoltato dal pm Giancarlo Novelli: è la prima inchiesta che, indirettamente, riguarda Nugnes. Il quale nel frattempo diventa assessore e firma la delibera sulla gara che il consiglio comunale approva il 3 aprile 2007. I magistrati chiedono di intercettarlo il 17 dicembre 2007 “con il sistema Mito”. Il 2 e il 3 gennaio 2008 la sua voce finisce nelle cuffie degli uomini della Dia mentre dà indicazione degli spostamenti dei blindati delle forze dell’ordine al consigliere comunale di An Marco Nonno, impegnato nella resistenza di Pianura; nei giorni successivi la trascrizione delle sue chiamate viene inviata al pm Milita che sta indagando sugli incidenti, ma non solo.
Inizia a questo punto forse la parte più sorprendente e meno esplorata della vicenda. Infatti la sera del 5 gennaio proprio Milita (prima di ricevere le carte dai colleghi) richiede di intercettare i telefoni di sette persone, sotto indagine per un presunto “traffico illecito di rifiuti aggravato dalla metodologia mafiosa e associazione per delinquere di stampo mafioso”.
Al centro dell’inchiesta c’è ancora una volta la discarica di Pianura e in particolare l’area, di proprietà della Elektrika srl, individuata dal commissario di governo per una discarica provvisoria. Secondo il magistrato, coadiuvato nelle indagini dai carabinieri, dietro agli incidenti c’è un affare saltato. Scrive Milita: L’ideatore di tali disordini sarebbe un “socio occulto” di Elektrica. Già sottoposto a sorveglianza speciale e libertà vigilata, avrebbe precedenti per “associazione per delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo d’arma e danneggiamento”; secondo gli inquirenti sarebbe stato anche “affiliato alla Nuova camorra organizzata del noto Raffaele Cutolo”. L’uomo “agirebbe con il sostegno (…) del consigliere regionale di An Pietro Diodato”. Sorpresa: mentre la Dia intercetta Nugnes, Milita mette sul banco degli imputati proprio il suo accusatore. Ecco la motivazione: “Dapprima si esprimeva favorevolmente per la riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”. Nelle ore successive, a Milita arrivano le trascrizioni delle intercettazioni della Dia e il magistrato si concentra su Nugnes, definendolo “uno degli organizzatori degli atti violenti”; il 7 gennaio chiede al gip l’autorizzazione a intercettarlo.
E Diodato? “Io dell’inchiesta su di me non so nulla” dice l’interessato a Panorama, “ma, come si evince da quelle telefonate, io sono la vittima, Nugnes e il mio collega di partito Nonno mi volevano vedere ‘politicamente’ morto”. Diodato non si ferma (sta indagando sull’acquisto dei palazzi che ospitano il consiglio comunale e la giunta regionale, di proprietà della Pirelli, costati circa 80 milioni di euro) e in una recente nota ha scritto: “Nugnes era convinto di meritare un assessorato (e lo meritava) per l’esperienza acquisita e il consenso elettorale espresso, ma gli sono state date deleghe pesanti, alcune delle quali (strade, fogne), nonostante il predecessore fosse stato confermato in giunta. Non è da escludere che sia stato usato. Lui si fidava del sindaco, con cui aveva un rapporto filiale”. Quella “cara Rosetta” (Russo Iervolino) a cui un Nugnes distrutto invia la lettera di dimissioni da assessore il 17 ottobre 2008. L’ultimo atto politico prima di morire. Travolto dall’assalto di magistrati che si sentono in missione in una città dove regna “lo spregio del principio del bene comune”.

Leggi anche: Bocchino, Lusetti, Nugnes: le chiamate “d’affari” di Alfredo Romeo

Napoli, si suicida l’ex assessore anti discarica di Pianura

Giorgio Nugnes
Si è suicidato l’ex assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del comune di Napoli, Giorgio Nugnes, 48 anni. Impiccandosi in un sottoscala nella casa di Pianura, dove abitava con moglie e due figli adolescenti e molti altri parenti, infilandosi la corda al collo e legandola ad una inferriata. C’è stato un tentativo di rianimarlo, purtroppo inutile.
Coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, nel gennaio scorso, durante le manifestazioni anti discarica (GUARDA le foto), Nugnes - un passato nella Folgore e una passione per gli sport estremi - era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere Pianura. Il 20 ottobre si era dimesso dal suo incarico, contestualmente all’espulsione dal partito.

Era accusato di aver contribuito all’organizzazione delle proteste, poi degenerate in vari episodi di violenza, che nel gennaio scorso divamparono nel quartiere Pianura contro la riapertura della locale discarica.
Secondo i magistrati, avvalendosi delle informazioni sugli spostamenti delle forze dell’ordine - informazioni che otteneva grazie al suo ruolo istituzionale - Nugnes avrebbe dato un contributo rilevante alla realizzazione dei blocchi stradali da parte degli ultrà contrari alla discarica. Le indagini si basavano su telefonate intercettate tra lo stesso Nugnes e il consigliere di An Marco Nonno, anche lui arrestato nella stessa inchiesta. L’assessore lo avrebbe avvertito dell’arrivo della polizia nel quartiere, dove i dimostranti avevano ostruito l’accesso alla ex discarica. In successive interviste, Nugnes aveva spiegato di averlo fatto pensando così di poter dare una mano alla gente di Pianura, la sua gente.
Pala meccanica scortata da duecento poliziotti

Il sindaco di Napoli, Rosa Iervolino, ha appreso piangendo la notizia del suicidio dell’ex assessore Nugnes mentre era impegnata nell’inaugurazione di due edifici scolastici. Profondamente commossa, il sindaco si è recata con il suo vice, Sabatino Santangelo, nell’abitazione di via Grottole.
Dove la tensione è rimasta alta per tutta la mattinata. Un gruppo di persone - cittadini e amici di Nugnes - ha inveito contro cronisti e fotografi (”siete peggio delle iene”) spintonando con violenza quelli più vicini all’ingresso dello stabile. Urla sono state rivolte anche contro le istituzioni. Per riportare la calma sono intervenuti i carabinieri, che presidiano la zona.

L’attività socio-politica di Girgio Nugnes cominciò negli anni ‘80. Diplomato all’Isef, aveva lavorato dal 1986 al 1992 al Commissariato di Governo per la ricostruzione post-terremoto, occupandosi di Quarto e Pozzuoli. Nel 1994 era stato eletto per la Dc al consiglio comunale. Dal 1997 al 2000 era stato capogruppo del Ppi. Rieletto, dal 2001 al 2003 era stato presidente della Commissione bilancio, e poi, dal 2003 al 2006 capogruppo della Margherita. Nel maggio 2006 alle elezioni comunale raccolse cinquemila preferenze e fu nominato assessore alla protezione civile, ai cimiteri, ed, inizialmente, alla manutenzione stradale, dal sindaco Rosa Russo Iervolino. Il 9 ottobre scorso, tre giorni dopo il suo arresto, nel quartiere di Pianura, dove era fortemente radicato, centinaia di persone manifestarono con blocchi stradali in segno di solidarietà. Vicinanza che oggi si è trasformata in rabbia e incredulità.

La rivolta anti-discarica a Pianura: arresti tra ultrà e politici

Notte di scontri a Pianura
Circa quaranta persone, tra ultras del Napoli e politici locali, sono stati arrestate in merito agli incidenti avvenuti lo scorso mese di gennaio a Pianura dove doveva sorgere una discarica (GUARDA le foto del gennaio scorso). Come si ricorderà ci furono incidenti per diversi giorni, bus dati alle fiamme, assalti alle forze dell’ordine e a una caserma dei vigili del fuoco. Tra i politici arrestati vi sarebbe anche un consigliere comunale di Napoli e un assessore comunale.
Le indagini, coordinate dalla procura di Napoli, sono durate circa nove mesi: tempo necessario per gli agenti della questura di Napoli per visionare i filmati e le foto degli incidenti avvenuti a Pianura e ascoltare le intercettazioni telefoniche e i testimoni. La polizia ha individuato anche gli autori delle minacce rivolte ai commercianti della zona che all’epoca dei fatti furono costretti a chiudere i loro negozi per diversi giorni. Per i 35 arrestati le accuse vanno dall’associazione per delinquere alla devastazione, dall’interruzione di pubblico servizio alle minacce. Dall’inchiesta emerge anche un interesse del clan camorristico Varriale per una speculazione edilizia nella zona.

Ventidue dei quaranta arrestati sono stati condotti nel carcere di Poggio Reale, gli altri tredici sono agli arresti domiciliari. Tra gli indagati ai domicialiri ci sarebbero anche quattro politici su 35 indagati arrestati. Due di questi sono l’assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del comune di Napoli, Giorgio Nugnes (stamattina ha comunicato al sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino la decisione di autosopendersi dall’incarico) e il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Marco Nonno.

Sono due i gruppi del tifo ultrà del Napoli al centro della indagine della Digos di Napoli che ha portato agli arresti eseguiti oggi. Si tratta delle “Teste matte” (qui un VIDEO su di loro) e dei “Niss (niente incontri solo scontri)”. Il primo, fondato nel 1987 e composto da tifosi provenienti per lo più dai quartieri Spagnoli, Pianura e Quarto, il secondo nato da una scissione delle “Teste matte” e formato soprattutto da persone provenienti da Pianura e Quarto. Agli ultrà è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata allo scontro con altre tifoserie e esponenti delle forze dell’ordine. Incidenti che anche per le limitazioni degli spostamenti delle tifoserie dovute ai divieti vigenti, si verificavano per lo più nelle aree di sosta delle autostrade dove venivano a contatto supporter di diverse squadre.
Alcuni degli arrestati sarebbero pregiudicati non legati alla camorra che nei giorni degli assalti a Pianura costringevano ui negozianti a tenere le serrande abbassate. Tra gli indagati vi sono anche cittadini comuni residenti a Pianura accusati di avere assaltato la polizia con sassi e bastoni nei giorni degli scontri. Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti della Digos.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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