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Ma in Italia ci vorrebbero anche le quote giovani

Matteo Renzi, primo cittadino di Firenze, in bicicletta il 23 giugno 2009. E' Renzi il sindaco più amato d'Italia, con il 66,8% di consensi

Matteo Renzi, primo cittadino di Firenze, in bicicletta il 23 giugno 2009. E' Renzi il sindaco più amato d'Italia, con il 66,8% di consensi

No, non ci sono solo le pari opportunità tra uomo e donna da rispettare nel nostro paese. La gerontocrazia imperante, e più volte denunciata sui media (persino dallo statunitense Time), è un altro problema che andrà, prima o poi, affrontato dalla classe dirigente e anche in Parlamento. Continua

Università: nei numeri qualcosa non torna

Un momento della manifestazione degli studenti contro il ddl Gelmini a Milano, il 30 novembre 2010  (ANSA/daniele.mascolo)

Un momento della manifestazione degli studenti contro il ddl Gelmini a Milano, il 30 novembre 2010 (ANSA/daniele.mascolo)

Qualcosa non torna. Perché si punta il dito contro il calo degli iscritti nelle università italiane, se poi continuano ad aumentare i senza lavoro tra i neolaureati? Continua

E il matrimonio è come il mattone

Va a finire che il trasgressivo è quello che si sposa. Se lo fa in chiesa poi, e magari rimane fedele per più di qualche anno, diventa persino un caso. Una storia di cui parlare al cinema. Come nell’ultimo film di Federico Moccia Scusa ma ti voglio sposare, dove Raoul Bova interpreta Alex, un pubblicitario che alla soglia dei 40 anni decide che è ora di mettere la testa a posto e sposare la fidanzatina ventenne Niki, interpretata da Michela Quattrociocche.

Malgrado il rassicurante Bova e gli entusiastici proclami del ministro Renato Brunetta, che a 60 anni annuncia di andare all’altare, il matrimonio accusa colpi, amplificati dal tonfo della presunta crisi tra i troppo perfetti Brad Pitt e Angelina Jolie, secondo l’ultimo rapporto Eurispes, presentato in questi giorni, nel 2010 le unioni saranno il 6,6 per cento in meno rispetto al 2007. Quelle religiose poi registreranno un calo del 16 per cento. Continua

Brunetta sulle orme di Tps: “Bamboccioni? Fuori di casa a 18 anni, per legge”

Renato Brunetta

E i bamboccioni tornano al centro delle polemiche.
Polemiche che durano da tempo: come un fiume carsico hanno viaggiato nascoste, in questi anni. Continua

Né fuga all’estero né politica: i giovani scelgono il servizio. Parola di Scout

Un gruppo di scout dell'AGESCI alla cerimonia per il centenario dello scoutismo

Un gruppo di scout dell'AGESCI alla cerimonia per il centenario dello scoutismo

“Figlio mio, lascia questo Paese”. La lettera del rettore della Luiss Pier Luigi Celli pubblicata qualche giorno fa su la Repubblica ha suscitato reazioni opposte di sostegno o di condanna. Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto la sua sul tema esortando i giovani a non perdere fiducia nel futuro del Paese e a non fuggire all’estero. Continua

L’onda viola anti Cav non convince operai e giovani: oggi voterebbero ancora a destra

Alcuni partecipanti al No B Day, il 5 dicembre 2009, a Roma | (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Alcuni partecipanti al No B Day, il 5 dicembre 2009, a Roma | (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Dopo le camicie verdi del Carroccio (lasciando quelle rosse e quelle nere, al giudizio della storia), si è aggiunto un nuovo colore nella politica italiana. Il viola, comparso in piazza sabato 5 dicembre e sfoggiato da Tonino Di Pietro & C., assieme agli altri partecipanti del No B Day, il cui numero oscilla - e di molto (come al solito) - a seconda della fonte: più di un milione, stando ai manifestanti; 90.000, secondo la Questura di Roma; 360.000, contando gli iscritti alla manifestazione su Facebook. Cotinua

Il piano casa secondo Giulio: “Creiamo ricchezza a costo zero”

Giulio Tremonti, ministro dell’Economia

Giulio Tremonti, ministro dell’Economia

“Il presidente del Consiglio, illustrando il piano casa a una delegazione qualificata di piccoli e medi imprenditori invitata a Palazzo Chigi, prese in prestito, come spesso fa, un modo di dire diffuso in Francia: ‘Quand le bâtiment va, tout va‘. Quando si costruisce, tutto va bene. Uno dei nostri interlocutori, un dirigente, gli rispose: ‘Presidente, io non parlo il lombardo come lei, però mi sembra in effetti un’idea fantastica’”.Oggi Giulio Tremonti ci scherza su, eppure riconosce che portare a casa questo risultato, per il governo, non è stata una passeggiata: Leggi l’intervista

Ecco la scuola “dei bamboccioni Pd”, che tifa Franceschini e non piace a Bersani

Il senatore Giorgio Tonini

“Bamboccioni del Pd, ma non è colpa loro”. Ne è sicuro Giorgio Tonini, 50 anni, senatore e responsabile nazionale dell’Area Studi, ricerche e formazione del Pd, deus ex machina della scuola politica di cultura democratica di Cortona, quest’anno al secondo appuntamento. Un raduno di trentenni o poco più (dal 9 al 13 settembre), quasi tutti studenti, alcuni addirittura con due lauree e master, ma senza lavoro e ovviamente ancora a casa con mamma e papà. “Quattro giorni dedicati ai grandi problemi delle democrazie in Occidente” (qui il programma), assicurano gli organizzatori, e anche per riflettere sui piccoli problemi di casa nostra, soprattutto del Pd, il partito che gli italiani non votano, almeno stando alla batosta delle scorse elezioni europee e amministrative di giugno.
Tutti (o quasi) fanno il tifo per Dario Franceschini, candidato alla segretaria nazionale, che alla scuola politica di Cortona tiene molto - come d’altra parte Walter Veltroni che l’ha fondata lo scorso anno - e che chiuderà la kermesse, dopo gli interventi dei due sfidanti Marino e Bersani, che della scuola se ne infischia. E mentre i bamboccioni studiano, pensando ai grandi problemi del mondo (e a Veltroni che non c’è più),  i giovani operai fanno altro: lavorano, vanno al bar e (al Nord) votano Lega.
Quest’anno ci sarà la seconda edizione della scuola politica del Pd a Cortona, inaugurata lo scorso anno da Veltroni. Stesso successo dello scorso anno o nel 2009, non essendoci più Walter, la scuola è in declino?
No, assolutamente nessun declino. Lo scorso anno abbiamo contato circa un migliaio di iscritti, tra cui ottocento giovani, e anche quest’anno dovremmo essere sugli stessi numeri. Lo scorso anno aveva chiuso la scuola il discorso di Veltroni, mentre quest’anno tocca a Franceschini.
La scuola di Cortona, d’impostazione veltroniana, è frequentata soprattutto da giovani. Tanta teoria, ma poi in pratica in pochi riescono a inserirsi sul serio nel partito. Nel senso che nelle liste per le elezioni si trovano sempre gli stessi nomi…
Non c’è alcun rapporto meccanico tra scuole tipo quella di Cortona e incarichi di potere all’interno del partito. Non si fa la scuola di Cortona per accedere alle poltrone. È uno dei modi per favorire il protagonismo giovanile, per dirla in gergo sessantottesco, per far stare insieme i giovani e per mettere le loro conoscenze in rete.
Il Pd torna nei banchi anche per capire se stesso. Ma perché, come ha scritto Morando sul Riformista, gli italiani non lo votano?
Nella scuola partiamo da temi molto generali, come la democrazia  in Occidente e poi faremo uno zoom su temi particolari, come l’immigrazione, il welfare, il Meridione, l’economia di mercato. Trovare risposte a grandi nodi per capire un partito che sta all’opposizione e che vuole candidarsi a governare il paese.
È il raduno dei bamboccioni del Pd. Le piace come definizione?
La battuta di Padoa Schioppa si riferiva ai trentenni che stanno ancora a casa coi genitori, forse per colpa anche del mercato del lavoro che li costringe a queste condizioni. Ma il Pd è pieno di giovani volontari della politica che si interessano attivamente al partito. D’altra parte è vero che la maggior parte dei giovani democratici che partecipano agli incontri di Cortona sono studenti universitari e post - universitari.
Mancano pochi mesi alle primarie. Bersani, attuale candidato alla segreteria sponsorizzato da D’Alema & C., è stato molto critico con la scuola di Cortona: ha detto che è come andare per funghi. Perché tanta ostilità nel Pd a un’iniziativa del genere?

Su questo c’è stata e c’è una discussione, che attraversa il Congresso e che si rifà a due modi di interpretare la formazione. Noi crediamo che il problema democratico sia quello di superare la tradizione socialista e cattolico democratica, che necessariamente devono mettersi insieme. La formazione, quindi, deve fornire tutti gli strumenti a chi si interessa di politica, per diventare protagonista. Il Pd non ha un pensiero preconfezionato, ma dei valori, per questo siamo costantemente in ricerca. Qualcuno ci definisce eclettici, ma non è così. Siamo lontani dalla presunzione delle ideologie del novecento che davano addirittura una risposta scientifica del percorso della storia, che avevano un pensiero dominate e un’unica visione del mondo. Il pensiero democratico odierno è dinamico e ha successo, come dimostra l’America di Obama, la vittoria dei democratici in Giappone e l’India, governata dai progressisti. In Europa, invece, c’è la crisi della sinistra.
A Bersani e D’Alema insomma la scuola di Veltroni non piace, mentre Franceschini - erede di Walter spalleggiato da 400 giovani dirigenti locali - adora i corsi di Cortona. La vostra, insomma, è una scuola pro Dario…

Non mettiamo dei filtri alle iscrizioni: metà su internet e metà dal partito, che sono plurali e aperte quindi anche a chi appoggia Bersani o Marino. La platea è dunque composita e con un parterre vario di relatori di calibro internazionale.
Molta teoria, ma poca campagna porta - a - porta, come invece sta facendo la Lega al Nord. Il Pd vive su una torre d’avorio e ha perso i contatti con la realtà?

Non è vero che non ci sono campagne del Pd sul territorio e c’è anche molto volontariato diffuso attraverso gli ottomila circoli presenti in Italia. I sondaggi però lanciano un allarme: il Pd è forte nei giovani istruiti, che proseguono la formazione all’università, ma abbiamo serie difficoltà a comunicare con i giovani che lavorano precocemente, soprattutto al Nord, dove  invece va fortissima la Lega. Si tratta di quei giovani operai e apprendisti artigiani, che si alzano presto ogni mattina e che quando smettono di lavorare vanno al bar. E accanto al bancone è più facile trovare la Lega che il Pd.
Non per insistere, ma tra i relatori non c’è alcun “dalemiano di ferro”. Vi snobbano o voi snobbate loro?
Non so cosa significhi l’espressione “dalemiano di ferro”. Tra i relatori non ci sono esponenti di partito, eccetto i tre candidati alla segreteria Franceschini, Bersani e Marino, perché non vogliamo una passerella per i politici di spicco, anche se questo atteggiamento ha sollevato molte critiche lo scorso anno. Tra i relatori, poi, c’è Massimo L. Salvadori, un socialista classico più vicino a D’Alema che a Veltroni.
Lei sta con Bersani, con Franceschini o con Marino?
Ero con Veltroni e ora appoggio Franceschini.
Sia sincero, ma alla fine la scuola politica del Pd serve sul serio al partito
Certo, è un presupposto per creare un movimento e può diventare uno degli strumenti per il ricambio generazionale della classe dirigente del partito, formando ragazzi agguerriti.
Allora ci racconti una giornata tipo del corso e quanto costa?
Una giornata molto intensa: in tutto sono quattro e la domenica c’è il discorso finale. Si inizia con il discorso di un esperto, poi ci si divide in tre aree e si seguono le lezioni. Nel pomeriggio sono previsti i lavori di gruppo e la sera i dibattiti. I ragazzi devono pagarsi vitto e alloggio e dare un contributo di 50 euro per partecipare ai corsi. Noi offriamo il pranzo delle 12. Il Pd ha investito circa un milione di euro nella formazione quest’anno, organizzando tre incontri: uno ad Amalfi in primavera, il treno per l’Europa con trecento giovani (alla vigilia del voto del giugno scorso, ndr) e la scuola di Cortona. Un investimento importante, quello sulla formazione, visto che è la seconda voce nel bilancio del partito dopo la comunicazione.

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