Leggi tutte le notizie su:
Giovanni-Consorte
- Tags: banca-ditalia, Bnl, centrosinistra, Consob, Fausto-Bertinotti, Francesco-Rutelli, Giovanni-Consorte, Ivano Sacchetti, Massimo D'Alema, nicola la torre, Pd, Pier-Luigi-Bersani, Piero-Fassino, processo, scalate-bancarie, Ugo-SPosetti, Unipol, Vincenzo-Visco, Walter Veltroni
-

L’ex amm. delegato di Unipol, Giovanni Consorte | (Marco Merlini/LaPresse)
Tutto lo stato maggiore del centrosinistra, una spruzzata di centrodestra, i vertici della Banca d’Italia, delle Generali, funzionari delle maggiori banche d’affari nazionali sfileranno al palazzo di Giustizia. O almeno è quello che ha chiesto Giovanni Consorte, ex amministratore delegato dell’Unipol, al tribunale di Milano che il primo febbraio inizierà a celebrare il processo di primo grado contro lo stesso Consorte e Ivano Sacchetti per la vicenda della mancata scalata della compagnia assicurativa bolognese alla Bnl. Continua

di Gianluigi Nuzzi
“Le plusvalenze ottenute dalla vendita dei titoli Bnl a Bnp Paribas costituiscono profitto di reato e appare verosimile che quantomeno parte delle medesime siano state versate o vengano versate al Consorte che tale concerto su Bnl aveva preordinato, tanto più che notizie di stampa riportano la costituzione ad opera del predetto di una merchant bank, l’Intermedia Spa, nella quale egli e gli altri soci dovrebbero versare 200 milioni quale aumento di capitale”.
È con queste parole che un anno fa il gip Clementina Forleo ancora disponeva intercettazioni su una trentina di utenze per dare la caccia al tesoro che Consorte & C. avrebbero messo da parte con la cessione delle quote Bnl. Ma fu una ricerca vana. La nuova inchiesta naufragò quando si scoprì che gli indagati sapevano addirittura di avere i telefoni sotto controllo. È quanto emerge dagli atti depositati proprio dal Pm Luigi Orsi in vista della richiesta di rinvio a giudizio per aggiotaggio nella fallita scalata a Bnl e che Panorama.it pubblica in anteprima. Tanto che i magistrati ritennero inutile proseguire nelle intercettazioni. Ma chi li aveva avvisati? È clamorosa una intercettazione telefonica del 30 gennaio 2007 quando Ivano Sacchetti ex braccio destro di Consorte chiama Dino Artese a Intermedia, la nuova merchant bank di Consorte. Ed è proprio quest’ultimo che invita Sacchetti a non utilizzare più il telefonino:
Artesi: Senti….volevo dirti…sul cellulari…non lo usare più!—-perché…
Sacchetti: Chi io?…Figurati?
Artesi: Ehm…no…no…non
Sacchetti: Senz’altro far così….
Artesi.: No…no…ma è ….c’è la conferma….non è solo un dubbio
Sacchetti: …Non abbiamo mai avuto dei dubbi che fosse così….quindi bene….
Artesi: Va bene….quindi parliamoci sempre possibilmente con i fissi!
Sacchetti: Sì.
Da altre intercettazioni, le utenze monitorate per un paio di mesi un anno fa, si evince che Consorte intestava i telefonini ad amiche e per l’accusa persino alla figlia della propria domestica.
LEGGI ANCHE: Bnl-Unipol tutte le carte dell’inchiesta, con la REPLICA DI CONSORTE - GLI ATTI DEPOSITATI: I nuovi documenti e i verbali degli interrogatori - La memoria difensiva integrale di Antonio Fazio - FORUM La Forleo rinviata a giudizio dal Csm. Che ne pensi?
- Tags: Bnl, Claudio-Sposito, Clementina-Forleo, Divo-Gronchi, Gianpietro-Nattino, Giorgio-Cirla, Giovanni-Consorte, Giovanni-Perissinotto, Giuseppe-Garofano, Luigi-Abete, Luigi-orsi, Pierluigi-Stefanini, scalate-bancarie, Unipol
-

di Gianluigi Nuzzi
Chiusa l’inchiesta, depositati gli atti. Ecco tutte le carte, gli interrogatori, le intercettazioni e i documenti della Guardia di Finanza sulla scalata a Bnl compiuta nella primavera del 2005 dall’Unipol di Giovanni Consorte e da una cordata di cooperative. Panorama.it anticipa ai propri lettori tutte le accuse della procura di Milano. A iniziare dai 66 verbali dei testimoni che hanno riempito centinaia di pagine per spiegare ai pm retroscena e dettagli delle operazioni finanziarie di Consorte & soci. Con nomi eccellenti che vanno da Giovanni Perissinotto a Luigi Abete, da Claudio Sposito del fondo Clessidra a Pierluigi Stefanini, Divo Gronchi, Giorgio Cirla di Sopaf, Giuseppe Garofano e Gianpietro Nattino.
Intercettato di nuovo Giovanni Consorte, la figlia, l’addetto stampa, persino la colf che risulta esser stata intestataria di utenze mobili “di copertura” utilizzate dall’ex numero uno di Unipol: la procura di Milano per quattro mesi tra gennaio e maggio del 2007 ha piazzato microspie ovunque (dalla casa di Consorte ai portapane sui tavoli dell’hotel Principe di Savoia di Milano frequentato dall’ingegnere) pur di individuare che fine avessero fatto le plusvalenze incassate con la vendita delle azioni Bnl dopo la fallita scalata dell’estate del 2005. E di arrivare a fare luce sul ruolo di Intermedia, nuova banca d’affari di Consorte.
È questo il filone inedito dell’inchiesta. La procura e il gip Clementina Forleo hanno dato la caccia alle plusvalenze incassate dalla vendita delle azioni Bnl a Bpn Paribas. Pur fallendo la scalata”Consorte e i suoi sodali” sostengono la Procura di Milano e la Forleo, avrebbero incassato “plusvalenze per 700 milioni di euro”.
“La Bnl è stata in realtà acquisita da Bnp Paribas – scrive il Pm Luigi Orsi, titolare del procedimento - il quale ha lanciato una Opa a 2,92 euro. Ciò significa che i sodali di Giovanni Consorte hanno realizzato una plusvalenza di 0,22 euro per azione.
Se l’acquisto a 2,70 euro è in ipotesi parte del programma criminoso di Giovanni Consorte finalizzato ad acquisire il controllo della Bnl, la plusvalenza realizzata dai suoi sodali presenta oggi un duplice rilievo. Per un verso potrebbe costituire provento/profitto del reato per cui si procede con quanto consegue sul piano cautelare.
Per altro verso è indispensabile accertare se questa plusvalenza (che i beneficiari hanno
conseguito su iniziativa ed impulso di Consorte) torni parzialmente in mano a quest’ultimo. Le cronache giornalistiche raccontano, senza smentita dell’indagato, che Giovanni Consorte ha costituito una merchant bank (InterMedia Spa) nella quale i soci - cioè anche lui dovrebbero versare ben 200 milioni di euro quale aumento di capitale. È inevitabile collegare la ricca plusvalenza che i sodali di Giovanni Consorte hanno realizzato (a 0,22 euro per azione si tratterebbe di almeno 700 milioni di euro) con la rilevantissima disponibilità economica che Consorte sembra ancora oggi avere. L’accertamento dei flussi di queste plusvalenze generatesi in favore dei sodali di Consorte è indagine complementare per la prova del reato per cui si procede. Se emergesse che parte delle plusvalenze sono state o stanno per essere investite in iniziative delle quali è partecipe Consorte, ciò costituirebbe ulteriore elemento indiziario del reato per cui si procede”.
LEGGI I VERBALI DEI TESTIMONI
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_giovanni-consorte.jpg)
“Sono un indipendente di sinistra e se non trovo nell’attuale panorama politico qualcuno che che riesca a convincermi dell’utilità del mio voto voterò scheda bianca”. Lo dice Giovanni Consorte, ex amministratore delegato dell’Unipol, in un’intervista pubblicata da Panorama, in edicola venerdì 15.
Consorte, che per la prima volta parla della sua passione politica, consuma il suo divorzio dai partiti della sinistra italiana: “A me il Pd non procura alcuna emozione, di alcun tipo” e, rispetto al manifesto del partito guidato da Walter Veltroni dice: “Da quando sono in grado di intendere e di volere ho sempre sentito prima delle elezioni un partito che prometteva più salari e meno tasse. Poi sistematicamente lo slogan si trasforma in più tasse e meno salari”.
Per Consorte anche il mondo delle cooperative e degli imprenditori vicini alla sinistra, nelle prossime elezioni, voterà in modo autonomo: “Il manager cooperatore aspetterà di vedere come evolverà la situazione politica e poi si schiererà ”. Infine, riguardo il suo futuro Consorte dice: “Continuerò a impegnarmi… può anche darsi che più avanti decida di impegnarmi direttamente in politica”.

Incompetente a deliberare su Massimo D’Alema, in quanto quest’ultimo era all’epoca dei fatti parlamentare europeo; ma via libera per quello che riguarda Piero Fassino e Salvatore Cicu. Alla fine la Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha preso le sue decisioni sulle intercettazioni telefoniche che coinvolgono il ministro degli Esteri, il segretario dei Ds e il deputato azzurro, nella vicenda processuale di Giovanni Consorte per il caso Unipol. Ora su Fassino e Cicu la parola passa all’assemblea di Montecitorio per l’eventuale e definitiva conferma del sì.
In teoria, almeno secondo il calendario d’aula tuttora vigente, dovrebbe pronunciarsi già domani; ma in pratica dovrà verosimilmente aspettare che vengano licenziati due decreti in corso d’esame.
Se il gip Forleo volesse però iscrivere nel registro degli indagati i due parlamentari, dovrebbe chiedere una nuova autorizzazione alla Camera. È quanto ha spiegato Lanfranco Tenaglia (Ulivo) al termine della riunione della Giunta.
“L’autorità giudiziaria - ha osservato l’esponente dell’Ulivo - potrà andare avanti nel procedimento aperto nei confronti di Giovanni Consorte accusato di aggiotaggio e insider trading, ma se dovesse emergere qualcosa a carico dei parlamentari coinvolti, la Forleo dovrà chiedere un’altra autorizzazione”.
Per quello riguarda il computo dei voti su ciascuno dei tre casi va segnalato che sull’incompetenza per D’Alema ha votato contro solo l’Italia dei Valori, mentre tutta la Casa delle libertà si è astenuta; sul sì per Fassino invece tutti favorevoli e un solo contrario, Enrico Buemi (Rosa nel pugno); unico a dire no anche per Cicu la dove tutti gli altri hanno votato a favore con la sola eccezione di An che si è astenuta.
La decisione della Giunta è stata accolta positivamente dal segretario Ds: “Essendo assolutamente sicuro della totale correttezza dei miei comportamenti”, ha detto Fassino, “condivido la decisione della Giunta di accogliere la richiesta della dottoressa Forleo”.
- Tags: Bnl, Clemente Mastella, Clementina-Forleo, Giovanni-Consorte, intercettazioni, Luciano-Violante, Luigi-Grillo, Massimo D'Alema, Nicola-Latorre, Piero-Fassino, Romano Prodi, Romano-Comincioli, Salvatore-Cicu, scalate-bancarie, Unipol, Walter Veltroni
-

Ma alla fine che cosa capiscono gli elettori, soprattutto quelli di sinistra, e in particolare chi crede nel Partito democratico, della baruffa tra esponenti diessini ed il gip Clementina Forleo? La gente comune, è noto, è portata a diffidare dei politici e della loro onestà . Almeno, della loro buona fede. Certo, non è un buon motivo per assecondare questa tendenza, per cavalcare il cosiddetto giustizialismo di ritorno, né per strumentalizzare le (eventuali) disavventure giudiziarie di questo e quello.
Ma non è neppure un buon motivo, da parte di Massimo D’Alema e dintorni, per trincerarsi in una difesa d’ufficio di se stessi e di quella che da molti viene ormai identificata come una casta. Si parla di ispettori (spediti alla procura di Milano da Clemente Mastella), di invasioni di campo, di prerogative istituzionali, di proibire l’uso delle intercettazioni. Soprattutto, ne parla molto D’Alema, di polverone. Ma non ci si rende conto che il polverone sta soprattutto in queste ambiguità . Chi è coinvolto nelle intercettazioni dovrebbe invece spiegare. Con parole chiare, dire come mai davano e ricevevano da Consorte informazioni finanziarie che dovrebbero restare riservate. In che modo utilizzavano, se le utilizzavano, quelle informazioni. Stessa cosa ovviamente per i tre esponenti del centrodestra che tenevano i rapporti tra l’ex governatore Fazio e Gianpiero Fiorani.
Quanto a Romano Prodi, che si precipita a d offrire solidarietà agli esponenti diessini, e ne fa comunicati ufficiali, sarebbe il caso che come presidente del Consiglio si occupasse di altro. Anche perché la sua solidarietà appare inevitabilmente pelosa.
Infine Walter Veltroni. Si è proposto come leader di un partito nuovo suscitando interesse e speranze: ma se la diffidenza investe da subito il Pd e i suoi fondatori, non avrà migliore sorte. Anche Walter dovrebbe chiedere e dare spiegazioni; e, anche se l’affaire Unipol non lo riguarda, dire per esempio in che modo il Partito democratico intende finanziarsi. Non sarebbe un contributo alla trasparenza e un buon argomento contro l’ondata montante di antipolitica?
I partiti della Seconda repubblica sono nati sulle macerie di Tangentopoli, con tutti gli strascichi e i problemi che ne sono seguiti. E con tutte le imbarazzanti inversioni di ruolo. Volete un paio di prove? “La politica deve occuparsi di creare le condizioni perché tutti i cittadini siano ugualmente rispettati davanti ai tribunali e perché i magistrati siano realmente indipendenti da ogni altro potere. Questo è il punto. Questo spetta alla Costituzione, tutto il resto compete invece alla quotidianità e alle leggi ordinarie”: parole di Luciano Violante, anno 1998. Ancora: “Sconsiglio al premier di scrivere di suo pugno la legge sulle intercettazioni telefoniche, il Parlamento ha tutta la competenza e la professionalità per occuparsene. Ho il timore che il governo voglia usarla per bloccare la magistratura”: parole di Piero Fassino, anno 2005, e il premier era Silvio Berlusconi.

Il giudice per le indagini preliminari Clementina Forleo è riuscita a far di nuovo rimbombare il suo nome nelle aule parlamentari. E non solo.
Ha inviato al Parlamento due ordinanze chiedendo l’autorizzazione ad utilizzare nel procedimento penale le conversazioni intercettate nel corso delle indagini sulle tentate scalate ad Antonveneta, Bnl ed Rcs, in cui compaiono deputati o senatori come interlocutori.
Sono sei i nomi dei politici citati. Nell’ordinanza che riguarda più specificatamente la vicenda Antonveneta le telefonate intercettate riguardano il senatore Luigi Grillo (Fi). Nella seconda ordinanza, quella relativa a Bnl e alla società editrice Rcs, le conversazioni per cui si chiede il via libera al Parlamento riguardano Massimo D’Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre (tutti e tre diessini), Salvatore Cicu e Romano Comincioli (entrambi di Forza Italia).
Gli onorevoli registrati sono stati, secondo la Forleo, ” inquietanti interlocutori di numerose di dette conversazioni soprattutto intervenute sull’utenza in uso a Giovanni Consorte”. Ma il problema non è questo: i parlamentari per i quali si chiede di procedere “appaiono non passivi ricettori di informazioni pur penalmente rilevanti né personaggi animati da sana tifoseria per opposte forze in campo, ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata”.
Chi desidera farsi un’idea trova qui l’ordinanza (in .pdf) del gip Forleo sul caso Antonveneta e qui l’ordinanza (in .pdf) su Bnl e Rcs, rese disponibili dal sito Ansa.it.