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“Ma noi non vogliamo azzerare Santoro e Floris”

Nel mirino: Michele Santoro e Giovanni Floris

Nel mirino: Michele Santoro e Giovanni Floris

Claudia DacontoLe frecciate a Floris e Santoro che non mollano il martedì e il giovedì perché in quelle serate è più facile fare ascolti, la risposta all’accusa di essere la caricatura di un gerarca fascista del Minculpop, l’assicurazione di non voler sopprimere alcun programma. A Panorama.it parla il relatore del Pdl in Commissione di Vigilanza sulla Rai, Alessio Butti, al centro delle polemiche per il suo testo d’indirizzo sul pluralismo che prevede di alternare, di settimana in settimana, conduttori di talk show “con diversa formazione culturale”. Mandandoli in onda nelle fasce migliori del palinsesto. Un’idea che, per la verità, non convince nemmeno quelli più vicini al centrodestra come Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara e Gianluigi Paragone. Continua

Regionali: talk show, par condicio o stop. Tutte le ragioni del provvedimento

I conduttori Michele Santoro e Giovanni Floris (Ansa)

I conduttori Michele Santoro e Giovanni Floris (Ansa)

I talk show dovranno rispettare le rigide norme della par condicio altrimenti dovranno fermarsi per un mese. Questo il provvedimento preso dalla vigilanza Rai per il mese precedente alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. Continua

Berlusconi a Ballarò: “L’anomalia? I giudici comunisti”. E Floris fa boom di ascolti

Il fermo immagine della puntata di Ballarò, con la telefonata a sorpresa del premier Berlusconi

Il fermo immagine della puntata di Ballarò, con la telefonata a sorpresa del premier Berlusconi

E dopo aver ottenuto la pace con Tremonti, come già era successo qualche giorno fa con Bruno Vespa, ecco la telefonata in diretta e a sospresa a Ballarò, su Rai3. Il perché, lo spiega direttamente Silvio Berlusconi: “Ho assistito al festival delle falsità della sinistra, adesso voglio rispondere”, ha detto il premier chiedendo la parola al conduttore Giovanni Floris. Continua

Sul caso Noemi Ballarò fa scintille. E record di ascolti

ballaro

Tradizionalmente considerato il salotto pacato dell’approfondimento di Rai Tre, Ballarò del 26 maggio è stato invece denso di polemiche e battibecchi. Ci si è parecchio scaldati in studio, sul caso Noemi: Ezio Mauro, il direttore di La Repubblica, solitamente restio alle comparsate in tv, contro Maurizio Belpietro; Dario Franceschini ancora contro il direttore di Panorama; il coordinatore del Pdl e ministro della Cultura Sandro Bondi contro Repubblica e il segretario del Pd… “Quando l’argomento è piccolo ci sono le risse”, commenta a fine puntata Marco Pannella, ospite in studio. Sarà…
Eppure la vicenda che ruota intorno alla ragazza napoletana è da tanti giorni al centro del dibattito mediatico e politico. Argomento piccolo e di poco conto? Di fatto interessa e divide. E, a quanto pare, piace al pubblico televisivo: a seguire la trasmissione di Giovanni Floris sono stati 4 milioni 218 mila spettatori con il 17,73% di share, record stagionale di ascolti.

I toni si accendono con il botta e risposta tra Ezio Mauro e Belpietro. Dopo un’introduzione di Mauro che ha chiesto a Silvio Berlusconi di rispondere alle dieci domande che sta ponendo da giorni sul caso Noemi, è toccato a Belpietro prendere la parola, osservando che “quelle domande non sono domande dirette ma provocatorie, insinuanti”. “Avete intervistato l’ex fidanzatino di Noemi che si chiama Gino Flaminio. Ebbene, al casellario giudiziario risulta che esiste un Gino Flaminio condannato a due anni per rapina. È lo stesso che avete intervistato voi?”. Mauro ha provato a rispondere ma Belpietro è tornato alla carica: “Le avete fatte o no le verifiche su questo ragazzo? Quello che avete intervistato è lo stesso che era stato condannato?”. Il direttore di Repubblica ha dovuto ammettere che non è stato effettuato il controllo ma ha spiegato che Flaminio “ha raccontato un pezzo della sua vita”.
Ecco allora scendere in campo il segretario del Pd, Franceschini: “Quello che a me preoccupa è l’intolleranza verso la libera stampa e non Noemi. Vedo un fastidio micidiale verso le inchieste e stasera, qui, contro il direttore di Repubblica è stato aperto un fuoco di fila da un giornalista che per la cronaca è dipendente di Berlusconi. In qualsiasi democrazia di fronte a una vicenda così la stampa avrebbe vivisezionato la storia. Ed invece io sono preoccupato da un’intolleranza che vedo verso chi cerca di vederci chiaro nella storia”. Belpietro non ci sta ad essere definito dipendente del presidente del consiglio Silvio Berlusconi: “Lei” attacca rivolto a Franceschini “non ha titoli per darmi lezioni di indipendenza che io ho sempre dimostrato. La realtà è un’altra: quando io pubblicai la vicenda che riguardava il portavoce di Prodi fui assalito da tutti”.

Contro Franceschini e Mauro si è scagliato anche il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi: “Berlusconi ha già chiarito, la realtà è che Franceschini non è un moderato ma un estremista ed è più irriguardoso delle persone di Di Pietro. Lei e Mauro vi dovete vergognarmi”. Bondi ha anche accusato il direttore di Repubblica, di essere andato a “rimestare nella pattumiera” e ha chiesto a Mauro se il giornale abbia pagato un cachet per l’intervista all’ex ragazzo di Noemi. “La sfido a dimostrare una cosa del genere”, si è ribellato Ezio Mauro.
Dopo che l’esponente del Pdl ha accusato il segretario Pd di essere “un estremista che sta bene con Di Pietro”, il leader democratico, nella replica, si rivolge al ministro con un “vedi Bondi”. Dura reazione del minsitro: “Mi dia del lei, non ho amicizia con lei”. Gelido Franceschini: “Sì, eccelenza…”. . E quando Ezio Mauro ha detto che Bondi “ha perso la testa”, il ministro ha protestato: “Non ho perso la testa ma sono indignato per la vostra ipocrisia”.

Il VIDEO del battibecco da YouTube:

Matrix, divorzio tra Mentana e Mediaset

Atmosfera tesa a Canale 5. Enrico Mentana si è dimesso da direttore editoriale dopo la decisione dell’azienda di non mandare in prima serata la puntata di Matrix dedicata a Eluana Englaro. L’azienda ha accettato. E la trasmissione è stata sospesa da stasera. I giornalisti del Tg5 e di Videonews, in una nota, hanno espresso “la loro solidarietà ai colleghi e alla redazione tutta di Matrix“: hanno proclamato da subito lo stato di agitazione e una giornata di sciopero per martedì 17 febbraio.

Ma la tensione non accenna a diminuire. Mediaset “non ha cacciato nessuno”, è Enrico Mentana “che si è messo fuori dall’azienda rompendo pubblicamente e platealmente il rapporto fiduciario” dice Mauro Crippa, direttore generale per l’informazione del gruppo di Cologno monzese. E continua: “Valuteremo nei prossimi giorni le modalità di prosecuzione dell’esperienza di Matrix. Un editore ha il dovere di tenere in vita i propri marchi anche al di là delle vicende personali”. Qualcuno già guarda al futuro, come il senatore Riccardo Villari (Gruppo Misto): annuncia che si farà “promotore di un appello pubblico perché il servizio pubblico non si lasci sfuggire l’occasione di ‘rubare’ Enrico Mentana a Mediaset”.

E gli anchorman di punta degli altri canali, cosa ne pensano? Bruno Vespa, ieri sera, era in onda con Porta a Porta. ”Capisco la logica inter-rete di Mediaset” dice l’anchorman di Rai Uno “ma è anche normale che possa non essere compresa da un cavallo di razza lasciato nella stalla al momento della corsa, come era ieri sera Enrico Mentana”. Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, commenta: “Mentana è un grande giornalista ed è la storia di Mediaset. Sarebbe un grande errore per Mediaset lasciarlo andare via”.

Gad Lerner si affida al blog per riflettere sulla vicenda: “Nel suo ‘post’ Lerner ribadisce la sua ‘piena solidarietà a Enrico Mentana che ha compiuto una scelta netta, chiara, dignitosa. La fretta con cui Mediaset ha accolto le sue dimissioni, estendendole dalla direzione editoriale alla soppressione di Matrix (sospensione secondo la nota ufficiale Mediaset, ndr) non fa onore a quell’azienda che deve moltissimo a Mentana. L’ottusità purtroppo miete sempre più vittime nel sistema televisivo italiano”.

Non è la prima volta che la programmazione della tv commerciale non viene modificata in presenza di fatti eclatanti. Circostanza che in alcune occasioni si è peraltro verificata anche con la televisione di Stato. Una delle poche volte in cui c’è stata un’incidenza sui palinsesti è stato l’attentato alle Torri Gemelle. Oppure, nel 2003: in contrasto con le regole di Grande Fratello, nel marzo 2003 la guerra in Iraq irrompe nella casa blindata del reality. I ragazzi sono informati dell’attacco anglo-americano all’Iraq con un filmato registrato appositamente da Cesara Buonamici.
Nell’Italia sconvolta dalla strage di Capaci, il 23 maggio 1992, Fabrizio Frizzi e Milly Carlucci conducono insieme Scommettiamo che sull’ammiraglia Rai. La messa in onda viene giudicata inopportuna da molti, fra cui lo stesso Frizzi che dice: “Mi sono vergognato e mi critico come cittadino ma l’azienda mi ha comunicato che il programma doveva andare in onda comunque”.

Blog, giornali e tv: tutti contro Mastella. Ecco gli ultimi video

Il ministro della Giustizia Clemente Mastella nell'Aula di Montecitorio durante il question time alla Camera
Da settimane sembra sia diventato il parafulmine su cui cadono tutte le critiche, il simbolo vivente dei privilegi della Casta: “Sono il male dell’Italia?, si chiede lui sul proprio blog, diventato uno sfogatoio per gli altri e un fortino per lui. Lui che è il ministro di Grazia e Giustizia. Ma in giro e intorno, lui ne percepisce assai poca, di grazia (e giustizia). Anzi, Mastella si sente odiato (e lui ha giustamente detto che l’odio è un sentimento pericoloso) e sempre più al centro di un attacco da parte di giornali e tv, vicini alla sua stessa maggioranza.
La gogna mediatica è cominciata prima sull’Espresso: copertina dedicata a chi “ha ucciso la giustizia” e la foto di Mastella in bella mostra. Poi è continuata con il carosello di articoli sull’uso “improprio” dei voli di Stato e sull’acquisto di immobili di pregio a prezzi “di favore”.
Infine è culminata con le due trasmissioni televisive di Anno zero (in cui Marco Travaglio lo trasforma in una macchietta soprannominandolo: “Dumbo, per la propensione alle trasvolate”) e Ballarò (con Giovanni Floris che lascia a briglie sciolte Maurizio Crozza).
Una regia orchestrata “ad arte” sostengono nell’Udeur, che ha un preciso disegno politico: depotenziare il progetto di un centro moderato a cui il Guardasigilli sta lavorando potrebbe erodere al nascente Partito democratico: “Il Pd ha il controllo della Rai” si è sfogato Mastella “e il suo silenzio è eloquente. E Romano che fa? Tace anche lui. La sinistra di Capalbio mi vuole fottere, attacca me per colpire Prodi”.
Per la rabbia e il dispiacere, il ministro ha disertato alla fine il vertice sulla Finanziaria: un’assenza che ha fatto chiasso. Prima ha fatto sapere che non sarebbe andato, spedendo a nome dell’Udeur, i capigruppo a Camera e Senato Fabris e Barbato. Poi, più tardi, ha spiegato che avrebbe disertato l’appuntamento solo per “motivi di salute” e che se fosse stato presente, “avrebbe soltanto riconfermato la piena fiducia al presidente Prodi”.
Cortesia ricambiata dal Prof. che, leggendo in quell’assenza i tanti malumori del Campanile, ha subito espresso solidarietà al proprio ministro.
Povero Clemente: l’unica volta che parlano bene di lui, lui manca…

Qui i VIDEO di YouTube con Mastella nel mirino:

Anno Zero del 20/09/2007


Il monologo di Crozza a Ballarò

Il precedente con Santoro (febbraio 2007)

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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