In edicola dal 20 aprile, pochi giorni prima della sua beatificazione prevista per il 1° maggio, un numero speciale di Epoca dedicato alla straordinaria vita di papa Giovanni Paolo II. Questo numero da collezione ripercorre, con testi e immagini, le tappe fondamentali della vita del Papa eletto nel 1978 e scomparso nel 2005.
Tra gli autori l’allora segretario personale del papa, Stanislao Dziwisz, il portavoce Joaquin Navarro-Valls, lo scrittore e saggista Vittorio Messori, lo storico Andrea Riccardi, il giornalista Jas Gawronski e l’ex presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini.
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Il video dell’elezione dell’arcivescovo di Cracovia a Pontefice
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Richiesta alla presidenza del Consiglio dei ministri di dare dignità di “grande evento” alla cerimonia di beatificazione, sabato 16 ottobre 2010. Trasferimento delle spoglie dalle Grotte vaticane alla navata sinistra della Basilica di San Pietro. Apertura del grande centro intitolato a Giovanni Paolo II, voluto dal cardinale Stanislao Dziwisz a Cracovia. Continua

Potrebbe essere a una svolta la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. A metà maggio, presso la Congregazione delle cause dei santi, si riunirà una commissione composta da otto teologi più il promotore della fede, monsignor Sandro Corradini, che dovrà valutare vita, opere e scritti di Karol Wojtyla per dare il via libera alla procedura.
Per credenti e non credenti di tutto il mondo, Giovanni Paolo II è già santo, tanto che il 2 aprile 2010 (quinto anniversario della morte) viene indicato come possibile data per la beatificazione. Tuttavia, l’esito dell’imminente riunione della Congregazione delle cause dei santi non è scontato. Emergono infatti alcuni particolari sconcertanti che gettano un’ombra sulla causa.
Tra i circa 120 testimoni che, sotto vincolo di segreto, sono stati interrogati a Roma e a Cracovia, manca uno dei più stretti collaboratori di Wojtyla: Angelo Sodano, per 15 anni segretario di Stato. Il porporato, oggi decano del collegio cardinalizio, si sarebbe infatti rifiutato, finora, di deporre nella causa. E forse ha seguito il suo esempio il cardinale Leonardo Sandri, per sette anni sostituto alla segreteria di Stato.
Alla ricostruzione della vita di Giovanni Paolo II manca perciò il contributo decisivo di coloro che nel corso del pontificato sono stati numero due e numero tre nella gerarchia della curia. Non si tratta di ingratitudine da parte loro, quanto di una valutazione di opportunità . Il ruolo ricoperto per anni li ha portati infatti a conoscere fatti riservati ed estremamente delicati anche per le relazioni internazionali della Santa sede. Le loro rivelazioni potrebbero persino mettere in pericolo la vita di qualcuno.
Emerge così il problema principale della causa di Giovanni Paolo II: è possibile, a così breve distanza dalla morte, esaminare con equilibrio e completezza l’esistenza di un pontefice che ha regnato per 27 anni e ha intrattenuto rapporti con i potenti di ogni parte del mondo?
Qualcuno ne dubita ma Papa Ratzinger, di fronte alla richiesta del collegio cardinalizio, ha derogato alla regola canonica in virtù della quale occorre attendere almeno 5 anni prima di intraprendere una causa di beatificazione. Benedetto XVI chiede che alla causa di Wojtyla venga data la priorità , anche se raccomanda che vengano comunque rispettate le procedure previste.
Intanto un’altra ombra si allunga sul lavoro svolto dalla commissione storica diocesana, presieduta dal polacco monsignor Michal Jagosz. La commissione non ha potuto esaminare tutti i documenti in possesso dell’ex segretario personale di Giovanni Paolo II, l’attuale arcivescovo di Cracovia, cardinale Stanislaw Dziwisz. È lui il principale depositario dei segreti di Wojtyla: nel testamento il Papa aveva chiesto di bruciare tutte le sue carte private, invece Dziwisz le ha conservate. L’immenso archivio, trasferito da Roma all’arcivescovado di Cracovia, non sembra sia stato ancora nemmeno inventariato. Dziwisz ha regolarmente deposto dinanzi al tribunale diocesano per la causa di beatificazione e ha fornito alla commissione storica alcuni documenti, scambi epistolari e minute, ma non ha permesso agli esperti di esaminare tutto il materiale.
Pesa inoltre sul responsabile della commissione storica diocesana, Jagosz, l’accusa di essere stato una spia per conto della polizia segreta polacca, formulata dallo storico Marek Lasota sulla scorta dei dossier dell’Istituto per la memoria nazionale a Varsavia.
I rapporti con i regimi dell’Europa orientale prima della caduta del Muro di Berlino, i finanziamenti al sindacato polacco Solidarnosc, le relazioni tra lo Ior, il Banco Ambrosiano e la morte di Guido Calvi, i retroscena delle più controverse nomine episcopali e cardinalizie: questi i principali punti oscuri nel dossier per la beatificazione di Giovanni Paolo II. A cui si aggiungono le accuse formulate dal colonnello polacco Ryszard Kuklinski (per 9 anni collaboratore della Cia), secondo il quale durante il pontificato di Wojtyla c’erano “quattro uomini d’oro” in Vaticano al servizio del Kgb. E uno di questi avrebbe avuto libero accesso all’appartamento del Papa.
Omissis, reticenze e lacune che il postulatore della causa, il polacco Slawomir Oder, ha cercato, almeno in parte, di colmare con la “positio”, il fascicolo di oltre 1.500 pagine consegnato nelle scorse settimane ai teologi. Il relatore della causa, il domenicano francese Daniel Ols, ha rinviato più di una volta indietro la positio a monsignor Oder affinché la integrasse e la completasse, nei limiti del possibile. Ora il lavoro è concluso e la parola passa agli esperti.
Nel fascicolo sono contenute inoltre le testimonianze relative a circa 250 guarigioni ed episodi inspiegabili attribuiti all’intercessione di Wojtyla. Fra questi anche la guarigione miracolosa dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre di Aix-en-Provence, in Francia.
La decisione dei teologi, accompagnata dalle conclusioni del promotore della fede, Corradini, sarà trasmessa ai 25 membri della congregazione (cardinali e vescovi presieduti dal salesiano Angelo Amato). Questi, a loro volta, si riuniranno per esprimere il giudizio definitivo sulla causa. Sulla base di queste valutazioni, Joseph Ratzinger deciderà se e quando beatificare Wojtyla.
Intanto nelle Grotte vaticane continua il pellegrinaggio ininterrotto di fedeli alla tomba di Giovanni Paolo II. Centinaia di persone, commosse, pregano, lasciano fiori, biglietti, fotografie, ignare di dossier segreti e controversie canoniche. Nel cuore dei fedeli Wojtyla è già santo. “Santo subito”, come recitavano i cartelli il giorno dei funerali.
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Prima ha chiesto scusa poi ha annunciato, ufficialmente, che si sta preparando per la sua visita in Israele. Così Benedetto XVI, abbracciando i presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane (la “Conference of presidents of major american. Jewish organizations“), ha ripreso le relazioni con i cugini ebrei.
Significativo che Papa Ratzinger abbia usato le parole del suo predecessore, Giovanni Paolo II, per chiedere “perdono” per il comportamento di coloro che, nella storia, hanno causato tanta sofferenza al popolo ebraico. La Shoah, ha affermato, è “un crimine contro Dio e l’umanità ” ed è “inaccettabile e intollerabile” chi la nega o la minimizza tra gli uomini di Chiesa. Ratzinger ha anche annunciando che si sta preparando per il suo viaggio in Israele.
L’udienza di oggi è stato il primo incontro tra il Pontefice e il mondo ebraico dopo la crisi scoppiata per la revoca della scomunica ai lefebvriani, tra cui il negazionista Williamson.
Con parole commosse, il Papa ha ricordato quando Wojtyla, al Muro del Pianto a Gerusalemme durante la sua visita nel marzo 2000, chiese perdono a Dio “per tutte le ingiustizie che il popolo ebraico ha dovuto soffrire”. “Adesso” ha detto “faccio mia la sua preghiera: Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza“.
“La Shoah” ha affermato Benedetto XVI riprendendo le sue stesse parole pronunciate all’udienza generale di due settimane fa” sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perchè la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.
“È mio sentito desiderio che la nostra attuale amicizia cresca anche più forte, così che l’irrevocabile impegno alle relazioni rispettose e armoniose con il popolo dell’Alleanza porti frutti in abbondanza”. La Chiesa cattolica, ha ancora aggiunto, è “profondamente e irrevocabilmente impegnata nel rifiutare ogni anti-semitismo”. “I duemila anni di storia dei rapporti tra giudaismo e Chiesa hanno attraversato molte differenti fasi, alcune delle quali dolorose da ricordare”, ha ammesso il Papa. “Ora che siamo in grado di incontraci in uno spirito di riconciliazione” ha aggiunto “non dobbiamo permettere alle difficoltà del passato di impedirci di offrirci vicendevolmente la mano in nome dell’amicizia”.
I rabbini della ‘Conference of Presidents of major American Jewish Organizations’ hanno chiesto al Papa di far proseguire l’impegno della Chiesa contro ogni forma di antisemitismo ed hanno ribadito la loro volontà di superare le incomprensioni suscitate dal caso del negazionista Williamson.
Il VIDEO servizio: