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Di Pietro in piazza con grillini e girotondini. Contro il Cavaliere o Veltroni?

 Antonio di Pietro al megafono

Comunque vada, saranno tanti. Tantissimi. E molto colorati. Gli slogan? Graffianti. La società civile? Presente. Figuriamoci: piazza Navona, vecchia furbata delle adunate radicali, è sempre già piena a metà, tra turisti, bancarellari, giocolieri, e persino qualche romano. Riempirla tutta, non ci vorrà nulla.
Quanto al colore, poi, neppure quello manca: è la piazza radical-chic per eccellenza, nel cuore della Roma politica ma anche salottiera, femminista al tempo delle gonne a fiori (Via del Governo Vecchio, con relativo collettivo, è a due passi), e soprattutto laica, laicissima.
Ironia della sorte, su questa piazza si affacciava anche la ex residenza romana di Silvio Berlusconi, alla quale si accedeva da un palazzetto via Santa Maria dell’Anima, prima dell’era di palazzo Grazioli. Finestre accanto alla basilica borrominiana di Sant’Agnese fronteggiata dalla celeberrima fontana dei Fiumi del Bernini.
E qui che Antonio Di Pietro raduna oggi il suo popolo per una sonora fischiata contro le “leggi vergogna” del Cavaliere, quelle che vorrebbero “mettere il bavaglio ai giudici” e naturalmente “trasformare l’Italia in un regime”.
L’ex pm sarà affiancato da un comitato organizzatore di tutto rispetto: l’ex capo girotondino Pancho Pardi, che proprio in questa piazza, il 2 febbraio 2002, fu “scoperto” da Nanni Moretti nella sua famosa invettiva (qui il VIDEO) contro Piero Fassino, Massimo D’Alema e Francesco Rutelli (”Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai!”), e poi Paolo Flores d’Arcais, Furio Colombo, Umberto Eco, Marco Travaglio. E anche l’ex ministro e prodiano doc Arturo Parisi sarà “tra i cittadini a condividere il loro disagio”. Beppe Grillo no, solo in videoconferenza.
Moretti, stavolta, non è atteso, ma certo i fischi per la nomenklatura di sinistra non mancheranno. Né le parole forti, fortissime. E se otto anni fa furono una sorpresa e si diressero contro l’Ulivo, stavolta il bersaglio è scontato. Il Partito democratico e il suo leader Walter Veltroni sembrano infatti i veri obiettivi della manifestazione. Che probabilmente farà più male a loro che a Berlusconi e alla maggioranza. E non è escluso che qualche sonoro dissenso venga indirizzato anche alle istituzionali orecchie del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Reo, per dipietristi, grillini e soprattutto per i giustizialisti doc, di essere troppo accondiscendente con il governo. Vedremo.
Certo è che l’adunata di piazza Navona cade in un momento che più particolare non si può.
Si discute di norme sulla giustizia, e soprattutto di scambio tra l’ok del Pd e del Quirinale al “lodo Alfano”, e ritiro sostanziale dell’emendamento “bloccaprocessi” da parte del governo.
Non solo. La popolarità personale di Veltroni ed i consensi per il Pd sono segnalati a picco da tutti i sondaggi. Al contrario, la popolarità di Di Pietro si sta impennando: se si votasse oggi, prenderebbe più del 7 per cento, quasi il doppio che alle Politiche del 13 aprile.
Sommata questa stima a quanto viene attualmente attribuito alla ex sinistra estrema, si arriva sopra quel 10 per cento che è la quota storica degli ex bertinottiani, dei Verdi, degli antagonisti non più rappresentati in Parlamento. Insomma, Di Pietro oggi si trova a rappresentare le proprie istanze classiche - il giustizialismo “legge e ordine” - assieme a quelle trasgressive ed eterogenee dei massimalisti. Il tutto a danno e in dispregio a Veltroni.

E il fatto che personalmente Di Pietro sia piuttosto destrorso e che abbia ben poco in comune con i nostalgici della falce e martello, o del sole che ride, conta ben poco.
Questa è una contraddizione di domani. Oggi per il popolo di piazza Navona è urgente protestare contro Berlusconi, farsi sentire da Napolitano, rimettere in moto la mobilitazione di piazza, ma soprattutto dare una robusta spallata a Veltroni. Non sarà questa gente a far scricchiolare il governo, forse neppure ad impensierislo. Anzi, è possibile che l’ex pm e la sua compagnia siano “il migliore oppositore per il Cavaliere”, come ha già fatto notare lo stesso Veltroni in un’intervista alla Stampa.

Certo invece che al segretario del Pd le orecchie ronzeranno molto, magari diventeranno rosse, e siccome lo attende una complicata resa dei conti al loft, le sue scelte si fanno ancora più complicate.

Il FORUM: “Di Pietro, oggi è il nuovo leader della sinistra”

Blogger, precario e deluso da Bertinotti: ecco il V-boy

La folla radunata in piazza per il V-day di Beppe Grillo

Sono giovani. E molto incazzati: “Se non sei figlio di qualcuno in questo Paese non ce la fai” dice Andrea Palamara, 25 anni, neolaureato in scienze politiche di Erba e organizzatore lombardo dei “vaffa-boys”. “Mi impegno perché i politici sono di bassissimo livello. Non sono classe dirigente. E soprattutto perché sono tanto vecchi: non sanno cosa sia un blog o il meet up”. Proprio il meet up, cioè l’incontro in rete, è quello che ha trasformato il “Grillo-boy” in “vaffa-boy”. Il grillismo fino a un anno e mezzo fa era solo un blog di successo. Il salto di qualità è arrivato grazie all’utilizzo dello strumento “meet up”, con la possibilità per i fan del comico genovese di aggregarsi su siti propri, organizzati con un criterio territoriale. Così il giovane “grillino”, da lettore e commentatore del beppegrillo.it è diventato soggetto politico. Gli animatori dei meet up territoriali vanno a parlare con i sindaci, si muovono su piccoli obiettivi locali, dalla Tav all’emergenza rifiuti.

Mario Adinolfi, il 36enne blogger candidato alla segreteria del Partito democratico, spiega: “Già nel 2001 mi candidai con il simbolo della chiocciola internettiana a sindaco di Roma, perché si capiva che il web mobilita; ora Grillo e i grilliani scoprono che la rete non è solo uno strumento di comunicazione, ma un modello politico totalmente nuovo: la democrazia diretta. Che riesce a saltare la mediazione del politico di professione”.

Ma chi è il V-boy? Elio Veltri (qui il suo intervento al V-Day di Milano), che sta organizzando la discesa in campo della Lista civica nazionale per il 6 ottobre a Roma e che si sente un po’ la chioccia di questo movimento, sostiene che sono giovani dai 20 ai 35 anni, spesso con un lavoro precario, o cinquantenni che “sperano che l’Italia non sia ancora morta”. “Non ho raccomandazioni” dice ancora Palamara. “Mi cercherò un lavoro in una ditta di pulizie”.
Il V-boy è contro la legge Biagi. E ha due bibbie: il libro-testimonianza di Grillo Schiavi moderni, che in agosto ha ricevuto il plauso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (chissà se è pentito?), e quello di Michela Murgia, una giovane 34enne sarda, che in un best-seller agrodolce, Il mondo deve sapere, ha raccontato il dramma quotidiano, non privo di elementi grotteschi, di un lavoratore di un call center.

Il V-boy ama Oliviero Beha e Marco Travaglio, due giornalisti che sparano indifferentemente sia contro la destra sia contro la sinistra. Ed è molto deluso, come Palamara, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Uno che ha predicato la rivoluzione per trent’anni e poi è diventato presidente della Casta”. E proprio <em>La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, sono i due saggi che il grillino ben informato conosce quasi a memoria, e cita spesso.
Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna per il Vaffa-day
Il V-boy odia i giornali “perché sono tutti uguali”, ma gli piace la rivista Internazionale “perché” scrivono nelle webdiscussioni “leggendo quello che avviene negli altri paesi capiamo che da noi è ora di cambiare” e preferisce andare direttamente sui siti internet a cercare informazioni, magari scambiando idee sui blog. È grande appassionato di Dagospia, sito tradizionalmente irriverente con il potere.

Pur facendo parte della generazione di internet non disdegna cinema, musica e teatro: gli piacciono Ligabue (definito “impegnato, ma ruspante”), i comici alla Sabina Guzzanti e l’iconoclasta della parola Alessandro Bergonzoni, ma pure i monologhi amari di Ascanio Celestini. Considera ormai vecchio e superato Nanni Moretti, legato all’archiviata e inconcludente stagione dei girotondi. E in televisione professa un vero culto per le inchieste della trasmissione Report, su Raitre, ideata da Milena Gabanelli.

Dopo il V-Day: a chi fa male Beppe il Grillo parlante?

Beppe Grillo in piazza Maggiore a Bologna per il Vaffa-day
Un ciclone o una folata di vento, come dice il sociologo Giuseppe De Rita? Per ora i dati di fatto: il V-Day di Beppe Grillo (qui l’intervento a Bologna; qui tutti i video d chi c’era)) ha avuto successo; i Grillo-boys o grillini sono alcune centinaia di migliaia, soprattutto su internet; i partiti sono preoccupati, anche se non lo dicono. Da destra, ma soprattutto da sinistra, è tutto un susseguirsi di aperture e distinguo: “teniamone conto, “segnale importante e positivo, “purché non trionfi il qualunquismo e l’antipolitica”, ecc, in perfetto stile politichese.

La curiosità principale è: Beppe Grillo può far più male alla destra o alla sinistra? C’è un precedente lontano ma illuminante, quello dell’Uomo Qualunque, il partito populista-moderato fondato nel 1946 da Guglielmo Giannini, che all’Assemblea costituente ottenne il 5,3% dei voti, divenendo la quinta formazione nazionale. Benché dichiaratamente anticomunista, Giannini - che propugnava la rivolta fiscale e la pulizia nella “politica corrotta” - fu combattuto soprattutto dai politici di centrodestra, Dc in testa, ed anche dalla Confindustria. Temevano, a ragione, che sottraesse loro voti: alla fine Giannini accettò di appoggiare la Dc; poi i Qualunquisti confluirono nel Msi, a quei tempi fuori dai giochi di governo.

L’Uomo Qualunque lanciò il termine “qualunquista”, lo stesso appioppato oggi a Beppe Grillo. Ma le analogie non finiscono qui. Così come Giannini preoccupava la destra di allora, oggi è la sinistra ad avere più timori. Benché la piazza, virtuale e non, del comico genovese sia in grandissima parte orientata a sinistra, e benché le sue parole d’ordine, a cominciare da quelle sui precari e sulla legge Biagi (che sono costate al comico risentite polemiche) , siano tipiche della sinistra.

[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
Il fenomeno-Grillo rischia innanzi tutto di offuscare il lancio del Partito democratico. Tanto la piazza di Grillo si presenta spontanea e tutta all’insegna della partecipazione popolare, tanto il Pd appare, finora, un’operazione di palazzo, distante dalla gente. Non a caso tra i bersagli dei grillini c’è Walter Veltroni.

Secondo punto: nonostante il movimento si definisca trasversale, gran parte delle idee e delle parole d’ordine sembrano appartenere all’area della sinistra radicale, in una sorta di riedizione dei girotondini che tanto hanno bersagliato la nomenklatura diessina nei primi anni 2000.

Terzo: Beppe Grillo ce l’ha, magari confusamente, con la classe dirigente. E oggi, per il semplice fatto di essere al governo e al potere, la classe dirigente viene identificata con il centrosinistra. Non bastavano la case vip, i mutui regalati, le consulenze d’oro, insomma la casta. Ora c’è Grillo.

Il problema è: come e quanto si tradurrà il grillismo in termini elettorali? Molti prevedono un aumento dell’astensione. Che certamente, in parte, colpirebbe anche il centrodestra. Ma, come è dimostrato da alcune elezioni a questa parte, si diffonderebbe soprattutto tra i delusi e gli “incazzati” della sinistra. Si attende, a breve, un invito a Beppe Grillo da parte di qualche esponente del Pd, se non da Veltroni medesimo. A condizione che l’invitato accetti.

Guarda la GALLERY del V-DAY di Milano.
Il VIDEO con l’intervento di Elio Veltri:


Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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