
(Credits: ANSA/CESARE ABBATE/DRN)
Erano le 5.30 del mattino quando una telefonata anonima al 113 segnala il cadavere di un uomo in una strada a Varcaduro nel comune di Giugliano, paese alla periferia di Napoli. Â
Il corpo a terra crivellato di colpi è quello di Marco Mazzocchi, un agente penitenziario in servizio presso la Casa circondariale femminile di Pozzuoli
.
Le modalità dell’agguato, secondo gli inquirenti, farebbero pensare ad un attentato di stampo camorristico.  Con due colpi di pistola al petto e uno al viso sparati a Mazzocchi, 45 anni il prossimo 9 marzo,   si chiude la settimana nera della polizia penitenziaria e delle carceri italiane.
In meno di sette giorni, infatti, sono cinque i detenuti morti suicidi all’interno delle carceri di Roma, Brescia, Fermo , Padova e Vibo Valentia, tre i tentativi di suicidio di cui due a Perugia lo scorso 24 febbraio e l’ultimo ieri nella struttura di Siracusa. Sei, invece gli agenti penitenziari feriti: cinque nel carcere di Padova (19 febbraio) e uno a Piacenza (22 febbraio). Aggredito e ferito lo scorso 20 febbraio nel carcere di Bari anche un medico durante le visite ai detenuti.
Un bollettino di guerra, dopo un periodo di relativa calma all’interno delle strutture carcerarie, che preoccupa il presidente del Uilpa penitenziari, Eugenio Sarno: “Sono campanelli di allarme che non possono e non devono essere sottovalutati da nessuno. Il Governo e il Parlamento hanno il dovere di legiferare  al più presto per poter trovare una soluzione a questi problemi”. ” Corriamo a passo svelto ” continua Sarno ” verso quota 67 mila detenuti a fronte di una capienza massina di 43 mila unità , non è possibile stare fermi in attesa della completa deflagrazione del sistema carceri”.

“Piena solidarietà a chi è stato costretto a difendere la propria moglie e se stesso dall’ennesimo assalto criminale. Io al suo posto, fossi stato armato, avrei fatto lo stesso”. La reazione è quella di una categoria che si sente nel mirino dei delinquenti. Luca Squeri, presidente della Commissione sicurezza di Confcommercio, commenta i fatti di Nicolosi, dove un gioielliere ha sparato durante una colluttazione e ha ucciso due rapinatori, ferendone un terzo.
Non c’è neppure il tempo della riflessione e da Giugliano, in provincia di Napoli, arriva la notizia di un’altra rapina finita nel sangue. Due persone hanno aggredito un agente di polizia penitenziaria fuori servizio, che ha reagito sparando. Uno dei banditi è morto, l’altro è gravemente ferito. Intanto Guido Gianni, il gioielliere 48enne originario di Torino ma residente nel catanese da 30 anni, è stato interrogato per diverse ore. La procura ipotizza per lui la legittima difesa.
Gianni ha raccontato di essere intervenuto per difendere la moglie, Maria Angela Distefano, titolare del negozio, minacciata di morte e picchiata dai rapinatori. Di non essersi accorto che la loro pistola era finta e di aver prima sparato due colpi in aria. Gli spari che hanno ucciso i banditi sarebbero partiti durante una colluttazione. La legge approvata nel gennaio 2006 autorizza l’uso delle armi per proteggere la vita e i beni, sia in caso di pericolo in casa sia in negozi, uffici e aziende. E “se non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione” da parte dell’intruso.

Uno dei due rapinatori uccisi durante la rapina a Nicolosi
“Viviamo nella paura”, continua Squeri. “I commercianti sono in prima linea senza trincee e costretti ad affrontare faccia a faccia i criminali”. Anche se il responsabile della sicurezza di Confcommercio sottolinea che “il comportamento del gioielliere di Nicolosi, che dimostra l’esasperazione della categoria, non può e non deve diventare l’atteggiamento da tenere nei confronti dei rapinatori. Noi ribadiamo infatti di essere contrari alla giustizia fai da te, ma è altrettanto evidente che il fenomeno ha raggiunto proporzioni da allarme rosso. Siamo convinti della necessità di operare affinché chi si sente vittima potenziale della criminalità non decida di armarsi, ma al contempo chiediamo che lo Stato e le istituzioni ci aiutino in questa battaglia partendo dall’indissolubile binomio certezza della pena e controllo del territorio”.
Guido Gianni deteneva regolarmente la pistola con cui ha sparato ai ladri. E non sono solo i commercianti ad armarsi. Secondo il Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes, sono 10 milioni le armi legali nel nostro Paese e 4 milioni le famiglie con almeno una pistola in casa. Sono 34 mila i privati che hanno un porto d’armi, ai quali si sommano le oltre 50 mila guardie giurate, i circa 800 mila cacciatori con licenza per abilitazione all’esercizio venatorio e i 178 mila permessi per uso sportivo (tiro a volo o tiro a segno). Altri 3 milioni di italiani hanno denunciato, invece, la presenza di armi in casa, ereditate o inservibili.
L’Eurispes stima che ogni anno in Italia si producano 629.152 armi, con una proporzione di detenzione di un’arma ogni dieci persone. Con la legge sulla legittima difesa le richieste di porto d’armi sono aumentate: solo a Roma erano 5 mila nel 2003, sono passate a 9.800 nel 2005 e a 11.250 nel 2006, anno appunto dell’approvazione della nuova norma. Le città più armate d’Italia nel 2007 sono risultate Torino e Milano, seguite dalla capitale.
Partecipa al FORUM