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Taranto, giunta sciolta: le donne della politica affilano le unghie?

Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità

Bipartisan. In questo modo potremmo definire la reazione delle “quote rosa” della politica italiana alla sentenza del Tar che ieri ha ordinato lo scioglimento della giunta di Taranto a causa della mancata presenza di donne fra gli assessori. Continua

Puglia: questo è un business che puzza

Nichi Vendola

La cosiddetta Sanitopoli pugliese potrebbe diventare anche Rifiutopoli. Quattro anni fa il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola aveva lanciato un grande piano che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti e portare al 55 per cento la raccolta differenziata nello spazio di un lustro. Quattro anni dopo l’obiettivo è un sogno infranto (attualmente viene separato poco più di un decimo della spazzatura), mentre la Direzione distrettuale antimafia di Bari e i carabinieri del nucleo investigativo e di quello ecologico (Noe) indagano sul ciclo di smaltimento.

Nell’inchiesta della procura sulla sanità regionale un filone importante è rappresentato dal presunto inquinamento ambientale e dal business dei rifiuti.
L’indagine della pm antimafia Désirée Digeronimo è partita da Altamura (Bari), ascoltando le telefonate di Carlo Dante Columella, 65 anni, sponsor elettorale dell’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco e dello stesso Vendola, oltre che imprenditore specializzato nello smaltimento dei rifiuti. Per Columella gli investigatori ipotizzano i reati di associazione per delinquere e corruzione, presunta gestione non autorizzata dei rifiuti e un loro traffico illecito. Gli inquirenti hanno avviato controlli sulla sua discarica in contrada Le Lamie, che invece dei previsti 900 mila metri cubi di spazzatura è arrivata a contenerne il doppio e oggi è chiusa. Una montagna di rifiuti su cui indagano i carabinieri del Noe e un consulente della procura.

L’imprenditore nel 2006 era stato arrestato su richiesta del tribunale di Trani, insieme con altre 12 persone, accusato fra l’altro di avere inquinato una falda acquifera. Però due anni dopo è stato assolto (oggi è in attesa dell’appello). Le sue attività quindi procedono, grazie ad appalti per la gestione e il trattamento dei rifiuti urbani.
Di questa attività si occupa la sua Tradeco, che in alcune aree pugliesi agisce in associazione temporanea d’impresa (Ati) con il “consorzio stabile di gestioni ambientali” Cogeam.
Ne è presidente, e socio al 48 per cento, tramite la Cisa spa, Antonio Albanese, 46 anni. Un’altra quota del 51 per cento fa capo alla Marcegaglia spa. Va sottolineato che nessun dirigente di questo gruppo risulta coinvolto nell’inchiesta di Digeronimo.
L’azienda di proprietà della famiglia del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, in Puglia ha un forte ruolo nel ciclo dei rifiuti. Per esempio gestisce tre dei quattro termovalorizzatori, realizzati sotto diverse insegne, sempre insieme con la Cisa. A Massafra (Taranto) brucia ecoballe (il cdr, combustibile derivato dai rifiuti) e produce energia, 12 megawatt l’ora, da quasi quattro anni l’impianto della Appia energy (presidente Albanese, amministratore delegato Roberto Garavaglia, 55 anni, manager del gruppo Marcegaglia). A Manfredonia (Foggia) è stato autorizzato lo stabilimento dell’Eta Energie tecnologie ambiente (presieduta da Garavaglia). A Modugno la Eco energia (sempre guidata dal tandem Albanese-Garavaglia, nel cda Antonio Marcegaglia, presente anche nell’Appia energy) ha costruito un termovalorizzatore che nell’ottobre 2008 è stato sequestrato dalla procura di Bari per la mancanza di alcune autorizzazioni; il pm ha iscritto sul registro degli indagati Albanese, i due progettisti, Carmine Carella e Nicola Trentadue, e l’ex dirigente regionale del settore ecologia (oggi trasferito alla programmazione e finanza) Luca Limongelli, quest’ultimo accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Attualmente la struttura non è più sotto sequestro, per le accuse deciderà il gip.
Tutti questi impianti funzionano bruciando cdr e sono costruiti e consegnati chiavi in mano dall’Euroenergy group srl (presidente Garavaglia), anch’essa controllata dalla famiglia Marcegaglia.
L’unico “inceneritore” pubblico è quello di Taranto. “La precedente giunta ne aveva previsti tre” ricorda il consigliere regionale del Pdl Rocco Palese “ma il presidente Vendola, quando è arrivato, ha detto che erano troppi e che la Puglia rischiava di diventare la pattumiera d’Italia, così ne ha cancellati un paio. Successivamente ne ha autorizzati tre, tutti privati”.

Pierfelice Zazzera, medico e parlamentare dell’Idv, afferma: “Da un governo di centrosinistra ci saremmo aspettati un forte controllo pubblico nella gestione dei rifiuti, che è stata invece affidata a una sorta di monopolio privato”.
L’incarico non riguarda solo i termovalorizzatori ma anche la “gestione unitaria” dei rifiuti urbani, comprese la raccolta differenziata e la produzione di ecoballe (prevista entro questo novembre in quattro siti). Delle dieci gare del 2004 promosse dal commissario straordinario Raffaele Fitto con fondi europei, il successore Vendola ha confermato solo sei aggiudicazioni, in altrettanti bacini di utenza (tre in provincia di Lecce, due a Bari, uno a Foggia). Gli appalti sono stati tutti vinti dal consorzio specializzato Cogeam che ha superato 84 ricorsi davanti a tar e Consiglio di Stato. In tre zone al consorzio è associata la Tradeco della famiglia Columella. Oltre che nelle province di Lecce e Foggia, a Spinazzola, borgo della Murgia barese.
Qui la discarica è stata progettata nei pressi di un sito archeologico (in località Grottelline) dove sono stati scoperti resti neolitici e una chiesa rupestre. Di conseguenza il pm della procura di Trani Michele Ruggiero ha posto sotto sequestro l’area. La procura ha iscritto sul registro degli indagati, come a Modugno, Albanese, Carella e Limongelli, quest’ultimo con l’accusa di avere “falsamente” indicato come destinata a verde una parte di cava occupata dalla discarica.
Nel novembre 2008 dai computer della Regione Puglia sono spariti i dati necessari alla valutazione d’impatto ambientale di Spinazzola. Zazzera ha presentato un’interrogazione parlamentare. “Subito dopo un vicepresidente della Confindustria ha telefonato a un importante esponente del mio partito per chiedere chiarimenti sulla vicenda” sostiene il deputato.
Il gruppo Marcegaglia commenta con fermezza, attraverso l’ingegnere Garavaglia, le accuse di politici e comitati locali: “Siamo ovviamente attenti alle indagini che riguardano le nostre iniziative, ma non mi risultano coinvolgimenti nel caso dell’inchiesta di Bari”. E per quanto riguarda la discarica di Spinazzola e il termovalorizzatore di Modugno? “Si tratta di situazioni in via di chiarimento, tuttavia è preferibile non parlare di indagini in corso” risponde il manager.
Garavaglia, visti i comuni impegni di lavoro, è in compagnia di Albanese. E il socio annuncia di attendere serenamente le decisioni dei magistrati: “Il sito per la discarica di Spinazzola era stato individuato dal commissario straordinario per i rifiuti. La sovrintendenza archeologica ha dato parere favorevole alla discarica e noi non abbiamo certo fornito falsa documentazione”.
Albanese è coinvolto in un’indagine della Guardia di finanza su una presunta frode. La Aleco srl (secondo la camera di commercio l’impresa appartiene al gruppo Albanese, lui assicura di avere ceduto le quote, seppure in via preliminare, mentre Garavaglia ne è stato consigliere) avrebbe percepito finanziamenti pubblici non dovuti. “Si è parlato di molti milioni di euro, invece il contributo in questione è di 1,8 milioni, di cui solo 700 mila a fondo perduto, e non credo proprio ci siano state irregolarità” replica Albanese.
Di fronte a tutte queste vicende, Garavaglia, accento e stile laborioso lombardi, resta imperturbabile: “Queste società sono state scelte perché erano autorizzate a fare un certo tipo di lavoro. In ogni caso le vicende giudiziarie di cui si parla sono iniziate dopo che abbiamo partecipato alle gare, dove nessuno ha sollevato obiezioni sui nostri soci e alleati, anche se, immagino, ci sono stati controlli rigorosi”. Poi aggiunge: “Certo il mondo dei rifiuti è un po’ difficile e non solo al Sud: questo è un dato di fatto”.

A Napoli debutta la nuova giunta, tra fischi e urla: “Iervolino dimettiti”

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Come allo stadio. Ma non quello di casa. Cori, tapiri, gazebo e slogan di protesta (qui la GALLERY) per la prima uscita ufficiale del nuovo Consiglio comunale di Napoli, dopo il rimpasto di giunta varato dal sindaco Iervolino nei primi di gennaio, a seguito dell’inchiesta sui presunti appalti sulla manutenzione delle strade e l’esplosione della questione morale. Insomma, una bagarre, dentro e fuori il Palazzo. Proteste che costringono il Consiglio a uno stop forzato di dieci minuti per ricomporre le cose.
Il messaggio è chiaro: “La Iervolino vada via, è ora di cambiare”. Messaggi anche per il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino: “Vada via”.
La protesta è stata giudata da rappresentanti della società civile ma anche del Pdl campano che hanno inneggiato, megafono alla mano, allo scioglimento del consiglio comunale. Molti gli slogan su cartelloni e manifesti “Il comune ci ha tolto la dignità”, “O si cambia Napoli o si muore”, messaggio quest’ultimo accompagnato dalla foto di un cittadino che indossa una camicia garibaldina.
Surreale il clima nella storica Sala dei Baroni. Tra striscioni, cartelloni e urla “A casa” e “Buffoni”, da entrambi gli schieramenti hanno risposto all’appello 50 consiglieri su 61. Il consiglio comunale è stato poi sospeso per dieci minuti in seguito alle urla e alle proteste che hanno continuato ad animare il dibattito. Le proteste si sono intensificate al termine dell’intervento del sindaco, quando i consiglieri della maggioranza hanno chiesto urlando di togliere lo striscione esposto dall’opposizione sui banchi del consiglio con lo slogan “Liberiamo Napoli”. A surriscaldare ulteriormente il clima le urla di un gruppo di cittadini presenti in aula.
La Iervolino intanto ribadisce nella sua relazione (qui il testo) di aver fatto il possibile per la sua città, di aver seguito una “linea di equilibrio che può non piacere ma che è istituzionalmente e politicamente corretta” e ha sottolineato anche che la nuova giunta è “sostanzialmente diversa da quella nata dopo le elezioni”. Una giunta, ha spiegato il sindaco, “composta da persone di esperienza e di qualità sulle quali nessuno ha avuto la possibilità di sollevare obiezioni o riserve”. Poi, quasi un avvertimento: “Senza naturalmente voler soffocare il dibattito sulle idee e sui programmi, la giunta parlerà soprattutto di qualcosa di già compiuto da annunciare, aiutando la stampa a trascurare l’inutile gossip politico per dare più spazio alle idee, ai problemi reali ed alle realizzazioni concrete”.
Sul futuro dell’amministrazione comunale di Napoli si è aperta un discussione “strumentale perché si sono scaricate su di essa tensioni che riguardano in realtà altri organi istituzionali, tensioni fra i partiti della maggioranza e tensioni interne al mio stesso partito”, è stato l’affondo della Iervolino. Il sindaco ribadisce di aver cercato “di conciliare al meglio il rispetto per questo dibattito con l’autonomia che la legge gli impone e con la necessità di non far mancare il governo alla città in un momento certamente non facile non solo per Napoli, ma per tutto il Paese”.

Poi una precisazione anche sul caso Romeo: il Comune di Napoli compierà “una puntuale ed accurata rivisitazione del contratto in essere con la società Romeo per la manutenzione degli immobili comunali al fine di verificare ogni eventuale ipotesi migliorativa giuridicamente possibile”.
Intanto a Napoli arriva anche Veltroni. Il leader del Pd, in una lettera al quotidiano Il Mattino, promette di intervenire per risolvere la crisi del partito campano con un rinnovamento che riguarderà le strutture e gli uomini “Siamo pienamente consapevoli della crisi, anche politica, di questo territorio e vogliamo dare risposte concrete”. Scrive infatti Veltroni: “Serve, e so che Morando insieme alle tante forze del Pd ha, un piano di lavoro, molto concentrato nel tempo, che assicuri la piena agibilità democratica del partito e lo doti di un progetto di futuro per Napoli e la sua provincia che faccia delle prossime elezioni provinciali l’occasione nella quale tutti i napoletani possano toccare con mano il carattere di radicale innovazione dei metodi, dei contenuti e del personale di governo del centrosinistra”. Il rischio da scongiurare, osserva Veltroni, è quello delle “competizioni di piccoli gruppi” e dei “personalismi”.

La GALLERY della protesta

Pd alla napoletana: le registrazioni di Rosetta, il disappunto di Veltroni

Rosa Russo Iervolino

Prima precauzione: un registratore (nascosto o dichiarato bene non si sa) per schedare i colloqui con il segretario provinciale dimissionario Luigi Nicolais e il leader regionale Tino Iannuzzi. Ma il sindaco Rosa Russo Iervolino ne ha posta un’altra prima di incontrare i i vertici campani del proprio partito. L’altra precauzione è stata la pretesa di un testimone perché, ha spiegato il sindaco prima dell’incontro, “non mi fido di chi dice una cosa la mattina e un’altra la sera”.

Giusto perché fidarsi è bene, ma non fidarsi (dei propri compagni di partito) è meglio. Giusto per dire che aria tira(va) in casa democratica dalle parti di Napoli.
Insomma, la “tarantella” della nuova giunta sarà anche finita ma la nuova squadra del sindaco di Napoli continua a far discutere.
E mai come in questo momento, il futuro del Pd è appeso a un nastro. Non tanto per il contenuto delle cassette che hanno immortalato l’incontro tra Iervolino e Nicolais. Ma perché il partito è scosso dal “metodo” usato dal sindaco di Napoli per assicurarsi della buona fede dei suoi interlocutori sul rimpasto della sua giunta. Una misura cautelativa messa in pratica tra lo stupore del segretario Walter Veltroni: “Quest’idea della politica” boccia in tronco l’iniziativa il leader democratico “non appartiene al Pd. Siamo nati per lasciarcela alle spalle, vogliamo che tutto sia svolto alla luce del sole”. Lo stesso Luigi Nicolais che lunedì si è dimesso, ha reputato l’idea della registrazione “un episodio non degno di un Paese civile”.

Eppure, determinata e volitiva, la Iervolino non tradisce nessun pentimento e non chiede scusa, anzi: “Chi ha la coscienza a posto” sbotta alll’indomani delle polemiche “non ha paura di nulla, neanche di registrazioni. Chi fa tante storie significa che ha qualche preoccupazione”. E ancora: “Ho fatto quello che avevo promesso di fare” afferma mostrando alcuni faldoni che ha portato con sé nella sede del Comune “ho lavorato per la città”.
Intanto Veltroni andrà a Napoli la settimana prossima non per incontrare il governatore Bassolino, ma per insediare il nuovo commissario della città Enrico Morando, che ha il compito di rivoluzionare in Campania i vertici del Partito democratico; si occuperà subito di cambiare il volto del Pd in vista delle elezioni provinciali di Napoli, Caserta e Avellino.

L’obiettivo, spiega il braccio destro (e coordinatore dall’area Formazione del partito) di Veltroni, Giorgio Tonini, è: “Fare uscire il Pd campano dal professionismo delle giunte, da quel sistema che si occupa solo di delibere, organigrammi e appalti”. Ma la scelta del commissario non trova tutti d’accordo: Morando è un uomo di Walter e in molti si lamentano che blindando il territorio si blinda, nei fatti, anche il terreno di scontro fra chi bassoliniani e “non”.
A dirsi dalla parte di Veltroni c’è anche lo stesso Nicolais: “Ne abbiamo discusso insieme, è stata la decisione migliore, dal momento che non avrei ritirato le dimissioni”. È molto più duro, poi, l’ex ministro sulle scelte generali del partito: “Come vedo il futuro di Napoli? Purtroppo lo vedo esattamente come i suoi cittadini. Penso che il Pd abbia perso la percezione della gente; anzi, è anche peggio di così, ha perso la percezione del suo stesso elettorato. Spero che in futuro le cose andranno diversamente”.
E trova il tempo, l’ex segretario provinciale, per un polemica con l’assessore alla Cultura Nicola Oddati, pilastro delle giunte Iervolino. L’assessore, iscritto all’associazione dalemiana Red, amico di Antonio Bassolino, difende giunta e sindaco: “Noi non siamo attaccati alla poltrona. Questa è una poltrona scomodissima, mal pagata e piena di guai”. “Talmente scomoda” replica Nicolais, “che nessuno se ne è mai andato”.

Le vignette di Uber

Napoli, la tarantella del Pd. Iervolino avanti tutta, Nicolais lascia e arriva Morando

 Luigi Nicolais

Nessuna contrapposizione con il Pd, nessuna lacerazione, solo molto rumore dice lei, il sindaco. Dimissioni immediate da segretario provinciale del Pd, la replica di lui.
Ecco l’epilogo della “tarantella” fatta di scontri e incomprensioni, terminata con l’ingresso in giunta napoletana di sei nuovi assessori provenienti dalla società civile e, in particolare, dall’ambiente accademico.
Finisce (forse) qui il braccio di ferro tra Rosa Iervolino e Luigi Nicolais: con la lettera di dimissioni dell’ex ministro prodiano e, contemporaneamente, la presentazione della “nuova” squadra del sindaco, il rimpasto voluto con forza dalla Iervolino e avallato da Veltroni. Che, per sostituire il segretario decide di commissariare il partito partenopeo, catapultando da Roma il senatore Enrico Morando.
A spingere (l’ormai ex) segretario provinciale del Pd a uscire di scena è proprio la mancanza di una “svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini”. “Ho comunicato al segretario nazionale del Pd Walter Veltroni e al segretario regionale Tino Iannuzzi le mie irrevocabili dimissioni da segretario del Partito Democratico di Napoli” ha detto Nicolais, ex ministro del governo Prodi (reggeva il ministero per le Riforme e l’Innovazione nella pubblica amministrazione), eletto il 30 giugno.
“La città di Napoli” ha affermato “in questi giorni ha attraversato una tra le più gravi crisi istituzionale degli ultimi anni. Il Partito Democratico napoletano, interpretando la crisi di fiducia manifestata dai cittadini verso il governo locale, ha adottato una linea politica tesa a sostenere un profondo rinnovamento dell’azione amministrativa della città e degli uomini che sono chiamati a rappresentarla. Purtroppo, non essendo riuscito a concretizzare il mandato ricevuto dal Partito napoletano e a trasferire ai vertici del Pd nazionale la drammaticità del momento e la necessità di una svolta coraggiosa che consentisse di recuperare la fiducia dei cittadini, ritengo che non ci siano più le condizioni per il prosieguo del mio mandato”.

Un rinnovamento superficiale, diverso da quelllo preventivato da Nicolais, che avrebbe preferito, un “profondo rinnovamento”. Sulla stregua dell’invito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che proprio qualche giorno fa, in visita sotto il Vesuvio, aveva chiesto un nuovo costume dei partiti.
Va invece avanti il sindaco di Napoli. Le dimissioni di Nicolais? Un fatto che il sindaco Iervolino commenta così: “Non è stata affatto sconfessata la linea del Pd”. Ieri, ha spiegato il primo cittadino “non c’è stato nessun documento del Pd ma una dichiarazione rispettabilissima del segretario provinciale”. E presentando la sua nuova giunta a Palazzo San Giacomo, la terza del suo secondo mandato, sconfessa la frattura che si è verificata ieri con il Pd: “Un governo di profonda innovazione”, scaturito da “un rimpasto vero e possibile”, oltre il quale non si poteva andare.
“Ci sono 6 assessori completamente nuovi, con incarichi marginali. Più i 4 che avevo sostituito da poco. Si tratta di 10 assessori su 16″. “C’è stato molto rumore attorno a questa giunta ma io posso affermare che non c’è stata alcuna lacerazione e alcuna contrapposizione con nessuno” spiega la Iervolino. “Il sindaco non ha alcuna intenzione di contrapporsi ad alcuno, il sindaco ha tenuto con correttezza, e la correttezza è dimostrata anche da alcune registrazioni se qualcuno volesse metterla in dubbio i rapporti con il suo e con gli altri partiti i rapporti con il suo partito e con gli altri partiti della coalizione, che ringrazio per lo stile costruttivo con cui hanno lavorato, e per aver messo davanti a tutto l’interesse della città”.

Il sindaco ha varato la sua giunta, assumendosene pienamente la responsabilità, per rispondere al dovere istituzionale di dare un governo alla città, anche di fronte agli ultimi dubbi sorti ieri all’interno del partito. “Ho aspettato con pazienza che si maturassero gli eventi, per due volte, venerdì sera e ieri mattina, sono arrivata a una linea di composizione perfettamente concordata anche con il mio partito. Quando sono cominciati a sorgere ancora una volta dubbi” ha aggiunto “io ho avuto il dovere istituzionale, (come sindaco ricordatevi che io ho giurato sulla costituzione per l’undicesima volta, avendolo già fatto dieci volte da ministro), io ho avuto il dovere di dare un governo alla città e di darlo assumendone pienamente la responsabilità”. Nella nuova squadra di governo sono stati confermati dieci assessori già in carica, sei i nuovi ingressi.

Un “rinnovamento” che non soddisfa neanche la sinistra. A lasciare la giunta di Napoli è anche Rifondazione comunista. Almeno così precisa Claudio Grassi della segreteria del partito, spiegando che è “estremamente negativa la modalità con cui il sindaco Iervolino propone di risolvere la crisi della sua giunta. Nel pieno di uno scandalo che ha coinvolto larga parte del suo esecutivo, la precondizione per recuperare un minimo di credibilità” sostiene “era quello di azzerare la giunta travolta dagli scandali e sostituirla con una interamente rinnovata. Ciò non è stato fatto e, quindi, per quanto ci riguarda esprimiamo un netto dissenso sulla nuova giunta proposta”.

La sfida di Iervolino: cambio non azzero. Ecco i nomi dei nuovi assessori

 Rosa Russo Iervolino

Dopo la minaccia di dimissioni da parte del sindaco di Napoli, il nodo della nuova giunta sembra essere risolto. Forse quindi l’inchiesta sugli appalti pilotati non porterà alle elezioni in primavera. Rosa Russo Iervolino infatti ha lasciato Palazzo San Giacomo dopo l’incontro con i vertici locali del Pd e ha annunciato: “La giunta c’è”. Per il primo cittadino l’incontro ha fatto registrare un “sostanziale passo avanti”, e i nomi della nuova squadra di governo della città potrebbero essere resi noti già domani.

Quella che la Iervolino aveva definito una “tarantella”, in verità in questi giorni ha avuto più il sapore di una commedia degli equivoci: da una parte l’ottimismo del sindaco che annunciava la formazione di una giunta condivisa con il Pd e con gli altri alleati, dall’altro il pessimismo dei vertici provinciali del Pd, fermi nel ritenere pregiudiziale il cambiamento di quasi tutti gli assessori della giunta precedente con l’unica eccezione per il vicesindaco Sabatino Santangelo e l’assessore alla Legalità, l’ex ministro Luigi Scotti.

E dopo poche ore, infatti il sindaco ha reso noti i nomi dei componenti della nuova Giunta municipale. Vice sindaco è stato riconfermato il notaio Sabatino Santangelo. Assessori: Luigi Scotti, Gioia Rispoli, Mario Raffa, Agostino Nuzzolo, Riccardo Realfonzo, Marcello D’Aponte, Enrica Amaturo, Diego Guida, Paolo Giacomelli, Valeria Valente, Giulio Riccio, Nicola Oddati, Alfredo Ponticelli, Gennaro Nasti, Pasquale Belfiore.
I nuovi assessori sono: Enrica Amaturo, professore ordinario di Sociologia già Preside della facoltà; Paolo Giacomelli, già direttore del settore Igiene Urbana del Comune di Roma; Riccardo Realfonso professore ordinario di Economia Politica all’Università del Sannio; Diego Guida, industriale-editore; Marcello D’Aponte professore ordinario di Diritto del Lavoro Pubblico presso la Facoltà di Scienze Politiche della Federico II; Pasquale Belfiore, ordinario di Composizione architettonica alla Sun nonchè presidente dell’Inarc Campania. I sei nuovi assessori si aggiungono a quelli di recente nominati dal sindaco Iervolino: Luigi Scotti, già Guardasigilli, Agostino Nuzzolo, ordinario di Trasporti all’Università di Roma Tor Vergata e professore presso il Mit di Boston; Mario Raffa ordinario di Ingegneria Economico Gestionale presso la Facoltà di Ingegneria della Federico II; Gioia Rispoli, ordinaria di Letteratura greca all’università Federico II.
Sostituiscono Giorgio Nugnes, dimessosi dopo gli arresti di ottobre per i disordini di Pianura, e poi suicidatosi; Enrico Cardillo, dimessosi prima di essere colpito da arresti domiciliari poi revocati nell’ambito dell’inchiesta sul Global Service; gli assessori Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, anche essi coinvolti e agli arresti domiciliari; Luigi Imperlino, dell’Idv, che aveva lasciato l’incarico su disposizione del leader del partito; esce anche l’assessore Gennaro Mola.
Il summit con il segretario cittadino del Pd, Luigi Nicolais, e con quello regionale, Tino Iannuzzi, ha spiegato la Iervolino, è stato “cordialissimo e costruttivo”.
Solitamente, traducendo il lessico politico, tale frase sta a dire che è stato un braccio di ferro. Dal quale, tuttavia, è uscita vincitrice il sindaco di Napoli: il tanto annunciato cambiamento nella giunta di Napoli era già diventato un “mini-rimpasto”. O meglio ancora: un “rimpasto necessario” (ovvero quello limitato alla sostituzione degli assessori indagati, autodimissionati, “cinque caselle”, come dice l’interessata, ispirandosi al linguaggio della tombola).

E così, dice la Iervolino, si è fatto “un altro sostanziale passo avanti” verso una giunta rinnovata. “L’armonia c’è ed è completa”, puntualizza riferendosi ai problemi di dialogo avuti con Nicolais di recente, “credo che ormai, e lo dico per la seconda volta sperando di non essere smentita, la giunta è fatta”.
Giunta in continua evoluzione, visto che l’onorevole Francesco Boccia ha rifiutato l’ingresso nella giunta comunale di Napoli come assessore al Bilancio. Il parlamentare ha spiegato che il suo rifiuto è da mettere in relazione al “mutato clima e alla mancanza delle condizioni politiche che avevano portato alla designazione”. L’onorevole Boccia oggi ha confermato sul blog di aver dedicato “questi giorni di Natale alla valutazione dei bilanci e della situazione economica” del Comune. Ha poi ribadito “la sua disponibilità personale verso la Iervolino e la città di Napoli” ma “subordinata sul piano politico alla decisione univoca che dovrà prendere il Partito Democratico ai diversi livelli).

Giunta danzante, elastica, flessibile, ma inaffondabile. Come il primo cittadino: che ormai lavora in “piena autonomia” dal resto del partito. Del resto la Iervolino e i vertici campani dei democratici “parlano due lingue diverse”.

Napoli, la Iervolino prende tempo: “Dimissioni? Prima serve un confronto”

Rosa Iervolino Russo

Di dimettersi, per ora, non ne parla. Prende tempo, il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, dopo che in mattinata la bufera di Global Service, tante volte evocata, è infine arrivata, abbattendosi su Palazzo San Giacomo e dimezzando, di fatto, la giunta (sono finiti agli arresti domiciliari due assessori in carica, Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio, e due ex componenti di Giunta, Giuseppe Gambale e Enrico Cardillo).
Prende tempo e chiede un confronto. Con la giunta stessa, con il Pd e la coalizione intera: “Il sindaco viene dalla conferma della fiducia votata dal consiglio comunale a larga maggioranza due giorni fa, ma adesso c’è una novità e su questa novità bisogna discutere”, ha detto di sé, conversando con i giornalisti. “Ancora non ho visto gli assessori, né i partiti della coalizione. Il discorso va aperto con loro. Dopo, il sindaco serenamente deciderà”, continua il sindaco di Napoli chi le chiede se intende dimettersi.
Non potendo fare altro, “Tra poco” ha aggiunto il sindaco “Con profondo dispiacere umano, sospenderò gli assessori agli arresti domiciliari, Di Mezza e Laudadio. Di Mezza me lo ha già chiesto”.
La notizia dell’ondata di arresti è al centro dei commenti sia degli impiegati che dei cittadini che questa mattina entrano negli uffici municipali. Intanto il vicesegretario vicario del Movimento idea sociale con Rauti, Raffaele Bruno, ha inscenato un sit-in per sollecitare le dimissioni del sindaco di Napoli ed il ritorno alle urne.
Sindaco che per ora, invece, non ha intenzione di muove alcunché: “La discussione va aperta con i partiti politici con il mio partito e la coalizione, poi il sindaco vi comunicherà quello che deciderà”, ha proseguito Iervolino. “Per fortuna nessun rilievo di carattere penale viene fatto al sindaco”. “Ma quale giunta di Italia”, ha proseguito il primo cittadino partenopeo “ha al suo interno un ex ministro della Giustizia che ha fatto il magistrato per oltre 40 anni”, riferendosi all’assessore alla legalità Luigi Scotti (che sostituì per pochi giorni Clemente Mastella, quando il leader dell’Udeur rassegnò le dimissioni da Guardasigilli, provocando la caduta dell’esecutivo Prodi). Giudizi positivi sono stati espressi dal sindaco anche sui due assessori in carica coinvolti nell’inchiesta: Felice Laudadio, noto avvocato amministrativista e docente universitario e Fernando Di Mezza, gia esponente del mondo ambientalista.
La disamina attendista della Iervolino non ha soddisfatto l’opposizione napoletana di centrodestra: “Al punto in cui siamo le dimissioni del sindaco Iervolino e di quel che resta della sua giunta rientrano nella categoria degli atti dovuti”, ha dichiarato il Coordinatore regionale di An-Pdl per la Campania, Mario Landolfi. Più perentorio Amedeo Laboccetta che parla di “questione di ordine pubblico e dignità nazionale”: “Nei mesi scorsi ho depositato insieme a altri parlamentari la richiesta di discussione in aula di una mozione che si concluda con la richiesta di scioglimento del consiglio comunale”.
Una campanella per il “tutti a casa” che finora Rosetta non ha intenzione di suonare.

Il VIDEO servizio:

Cofferati firma il piano B. Per recuperare sinistra estrema e consensi

Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati | Ansa
Sette pagine per tener uniti i sette alleati, ormai da tempo separati in casa e ingoiati in una crisi che dura da più di quattro mesi. Oggi Sergio Cofferati ha presentato il suo “programma-bis”, chiedendo a tutti i componenti della (ex) maggioranza di sottoscriverlo. Obiettivo? Tener unita una coalizione che a Bologna sembra afflitta dagli stessi “mal di pancia” e dalle stesse liti romane.
Dopo aver proposto il metodo delle “doppie-primarie”, il sindaco-sceriffo è tornato all’attacco con un documento programmatico su sicurezza, casa ed ambiente.
Chi metterà la sua firma al progetto, fa sapere il primo cittadino, farà parte della maggioranza che governa la città e si potrà trovare un nuovo mandato per arrivare alla fine del mandato. Altrimenti “deciderò di conseguenza”.

Il documento, come ha commentato Cofferati stesso dopo aver consegnato ai cronisti le sette pagine del nuovo patto: “è stato scritto e varato in giunta ieri e riepiloga abbastanza dettagliatamente le azioni che sono secondo noi possibili e utili ad integrazione del programma di mandato, per il tempo che va da qui alla fine della legislatura”. “Una conclusione di un percorso, ma anche un’aggiunta al programma del 2004″ ha spiegato, aggiungendo poi di essere convinto che il centrosinistra troverà l’intesa al più presto.
Ottimismo non condiviso però da quasi tutti gli alleati. Da una parte Franco Grillini, (candidato alle prossime amministrative a cui rispondono i due consiglieri di Sinistra Democratica in grado di tenere a galla l’amministrazione) ha intimato al Pd “di mollare subito qualche poltrona. Non possono tenere tutto loro”; dall’altra Rifondazione Comunista ha fatto sapere che di sicuro non rientrerà nella coalizione. “Tutt’al più” hanno precisato gli uomini di Giordano a Palazzo d’Accursio “potremmo appoggiare alcuni provvedimenti che valuteremo positivi”.

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