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Giusepe-Pizza

Elezioni, la Cassazione sul caso Pizza decide solo il Parlamento

Il segretario della Dc, Giuseppe Pizza | Ansa
Anche l’ultimo rischio di rinvio delle elezioni politiche e amministrative dovuto alla Dc di Giuseppe Pizza è definitivamente caduto. Il Consiglio di Stato ha dichiarato estinta l’ordinanza con la quale la Dc era stata riammessa alle elezioni dopo che Pizza ha formalizzato la rinuncia al ricorso. Sui ricorsi in materia elettorale, anche quelli relativi alle procedure pre-elettorali, l’unico organo competente a decidere sono le Giunte delle elezioni di Camera e Senato. La giustizia amministrativa non ha alcuna giurisdizione in materia. Lo hanno deciso le sezioni unite civili della Suprema Corte esaminando il ricorso dell’Avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale il Consiglio di Stato, lo scorso 2 aprile, aveva riammesso alle elezioni la Dc di Giuseppe Pizza.
Con una nota firmata dal primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, le sezioni unite di Piazza Cavour affermano che, “a conferma della propria precedente giurisprudenza” si dichiara “il difetto assoluto di giurisdizione, spettando il giudizio esclusivamente alle Giunte delle elezioni di Camera e Senato, così come già avvenuto in passato”. “La Corte” prosegue la nota, riferita non solo alla questione della Dc di Pizza ma anche ai ricorsi della Sinistra Arcobaleno e delle altre liste “ha tenuto conto delle decisioni della Corte Costituzionale e degli orientamenti di recente manifestati dai predetti organi che potrebbero non essere condivisi dalle nuove Giunte”. “In mancanza di una legislazione specifica sul punto, le sezioni unite - conclude la nota -, per l’affidamento che il cittadino pone sull’alta funzione di garanzia dei diritti fondamentali espressi dalla Corte, come interprete del diritto vivente, hanno ritenuto di dover ribadire le precedenti posizioni”.

La ritirata di Pizza: rinuncia alle elezioni. E pure ai ricorsi

Il segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Giuseppe Pizza, in un'immagine d'archivio | Ansa
È dal 1992 che non c’è più lo scudo crociato sulle cartelle elettorali. Non ci sarà nemmeno alle prossime elezioni. “Costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana-Dc dalla prossima competizione elettorale, riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sedi competenti, salvo che quella di contestare la validità delle elezioni”, Giuseppe Pizza, segretario della Dc, ha infatti annunciato, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Marini, con Sandro Bondi e Maurizio Gasparri, la rinuncia a partecipare alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Ai giornalisti, il segretario ha illustrato il contenuto di una lettera che ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro dell’Interno Giuliano Amato.
Nei confronti del quale Pizza lancia le maggiori critiche, e per l’esclusione del simbolo del suo partito, e per il ricorso giurisdizionale da lui promosso dopo la decisione del Consiglio di Stato di riammettere la Dc. “Tali iniziative rivelano un intento politico nelle decisioni assunte dagli Organi preposti che avrebbero dovuto rispettare le procedure elettorali; queste invece, dopo aver operato scelte dimostratesi errate, hanno persistito nell’intento, facendo trovare il Paese di fronte all’incresciosa realtà secondo cui al legittimo riconoscimento del diritto della Dc,a prescindere dalla buona volontà di questa, non avrebbe potuto che corrispondere un rinvio delle elezioni”.
Il simbolo della “sua” Dc - in coalizione al Senato con Pdl, Lega ed Mpa - non era stato ammesso dal Viminale perché troppo simile a quello dell’Udc, ma il Consiglio di Stato ha poi bocciato questa decisione, riammettendo la Dc alla competizione e causando un mezzo pasticcio istituzionale. Il ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la decisione del Consiglio di stato era stata prevista per l’8 aprile.
Sandro Bondi ha definito “incredibili” le affermazioni di Amato con le quali ipotizzava il rinvio delle elezioni, fatte “senza quella prudenza tipica di chi ricopre il ruolo di ministro dell’Interno”. Al titolare del Viminale il coordinatore di Forza Italia attribuisce “un pressappochismo allarmante”, e “un comportamento non limpido, non trasparente sul piano politico e formale”. Tutto ciò “ha avvantaggiato il Pd e svantaggiato il Pdl, dando all’Udc dell’onorevole Casini un indebito vantaggio”.

Gasparri “in rappresentanza di An” ha portato la solidarietà a Pizza, che ha mostrato di essere una persona “responsabile”. Alla domanda su come il Pdl ripagherà la Dc per la sua rinuncia, Gasparri ha risposto: “Non ci sono accordi segreti o protocolli segreti, però c’è la necessità di assicurare la presenza politica ad una forza il cui peso non si può misurare, perchè non ha potuto presentarsi alle elezioni. Ma queste sono decisioni che saranno prese insieme da tutti gli alleati”.

Nuovi partiti, vecchi simboli: si apre la caccia alla balena bianca

Lo scudo crociato, storico simbolo della Dc
Partito di popolo. Aperto a tutti. Di centro ma capace di fare breccia tra i moderati delle formazioni alleate. In grado di andare oltre il 35 per cento.
Un partito così, più di vent’anni fa, c’era: la Dc. In realtà potrebbe esserci ancora. Il nuovo Pdl lanciato dal Cavaliere. Il quale sa bene che colpo sarebbe avere nelle proprie mani non solo i voti e i riferimenti della vecchia Balena Bianca, ma anche il simbolo: lo scudo crociato.

Anche perché nell’attimo stesso in cui il Cav ha lanciato il nuovo partito, invitando gli elettori a esprimersi sul nome (il sito di Forza Italia ha già lanciato un gazebo on line) si è levato Raffaello Morelli, Presidente della Federazione dei Liberali, partito membro dell’Internazionale Liberale, che rivendica a sé e alla propria formazione il dominio e il nome del “Partito della Libertà”, con tanto di registrazione avvenuta nel 2004. Un problema in più per il neo nato partito di Berlusconi-Brambilla, visto che, nella diaspora liberale del ‘94, la formazione di Morelli si è attestata su posizioni alternative all’ex premier.
Così il Cavaliere potrebbe non accontentarsi del logo e del simbolo dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla, ritoccati per la bisogna, e potrebbe avere in animo di conquistare il marchio dello scudo crociato.
Fantapolitica? Non proprio. Perché la guerra dei simboli (giocata nei tribunali e iniziata nel ‘94, subito dopo dallo scioglimento della Balena Bianca) oggi ha un vincitore, il Professor Giuseppe Pizza, che con il nuovo gruppo dirigente nato nell’ultimo congresso di inizio 2007, è per ora (la querelle giudiziaria non è ancora finita) l’unico detentore dello scudo crociato. Una tradizione ideale, politica e culturale che fa gola a entrambi gli schieramenti.

E infatti Prodi ha tentato più volte l’approccio con Pizza per tentare di portare nell’alveo dell’Unione il piccolo rivolo dei reduci della democristiani. L’intento del premier è quello di creare una nuova formazione che raccolga l’area a destra del Partito democratico: gli ex dc come Gerardo Bianco o protagonisti del Family day come Savino Pezzotta che non hanno seguito Walter Veltroni nel Pd e neppure l’inquieto ministro Antonio Di Pietro. Si è poi fatto avanti Mastella, disposto a sciogliere l’Udeur e prendersi il timone a lui caro dello Scudo crociato. Rovinando i sogni del segretario della Nuova Dc per le autonomie Gianfranco Rotondi, schierato con la Cdl, e ovviamente quelli dell’Udc di Casini. Nel frattempo la Dc di Pizza è cresciuta in tutta Italia, è in corso la campagna congressuale, come testimoniava il 9 novembre scorso una paginata intera sul Corriere della sera.

Il corteggiamento del Cavaliere a Pizza risale invece all’estate scorsa. Allora non se ne fece niente, ma adesso che Berlusconi ha scompaginato i giochi nella Cdl, si torna a parlare di un riavvicinamento. Non sembra un caso che il 20 novembre, a Pdl appena lanciato, Pizza abbia convocato l’ufficio politico che ha “valutato positivamente le dichiarazioni rese dall’On.le Silvio Berlusconi, in relazione alla fine del bipolarismo, al ritorno al proporzionale puro e al riferimento ai valori fondanti del Partito Popolare Europeo”. Rinnovando anche l’intenzione di “stabilire eventuali modi di collaborazione tra il nascente Partito e la Democrazia Cristiana, nell’esaltazione dei valori e dei programmi che rappresentano i principi racchiusi nello storico simbolo dello scudo crociato”.

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