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Giuseppe-Fioroni

“Già. Io penso che non possiamo più permetterci il lusso di dire tutto e il contrario di tutto. Un cittadino italiano che legga il Corriere o il Sole 24 ore trae l’impressione che il nostro sia un partito né carne né pesce”. Così l’ex ministro Beppe Fioroni in un’intervista al Corriere interviene nel dibattito sulla linea del Pd. Continua
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Asini o secchioni? Come sono gli studenti italiani? Poche settimane fa il ministro Giuseppe Fioroni contava le loro drammatiche insufficienze: sette alunni su dieci hanno “debiti” a scuola. E ora, invece, arrivano per loro lodi.
Nel 2007 sono stati circa 4.400 gli studenti che hanno raggiunto risultati di eccellenza: 3.026 hanno conseguito 100 e lode nell’ultima Maturità e 1.370 hanno riportato risultati di eccellenza in vari confronti regionali, nazionali e internazionali. A contare più cervelloni, proporzionalmente, è la Calabria, seguita da Emilia Romagna e Puglia. Le regioni meno brillanti, invece, Molise e Valle d’Aosta.
Ed è stato proprio il ministero della Pubblica Istruzione a rendere noti i dati, sottolineando che in questi mesi si è registrato anche un aumento degli studenti che prenderanno parte a olimpiadi, certamina e confronti. “Un incremento che si è riscontrato grazie alla nuova legge sugli esami di Stato (legge n. 1/2007) che per la prima volta prevede la valorizzazione delle eccellenze, finalizzata a migliorare la qualità dell’offerta formativa delle scuole e a innalzare i livelli di apprendimento degli studenti” sostiene il ministero nella sua nota.
Misure provvidenziali del governo uscente che mostrano i loro luccicanti effetti, guarda caso, proprio agli sgoccioli della campagna elettorale?
In Italia ci sono più bidelli che carabinieri, 2,2 per ogni classe, per un costo annuo che sfiora i 4 miliardi di euro. Eppure molti istituti sono costretti a funzionare in uno stato di sporcizia e degrado. La denuncia è di Tuttoscuola, che oggi ha pubblicato un dettagliato rapporto sugli alti costi dei collaboratori scolastici mettendo in dubbio la convenienza nel mantenerli in vita piuttosto che far operare nelle scuole ditte esterne o coinvolgere direttamente gli alunni nelle pulizie.
In media i collaboratori scolastici costano 367mila euro l’anno a istituto, scrive la rivista: “Quanto costerebbe esternalizzare questo servizio? Certamente molto meno”. Questi i numeri: nelle scuole statali i bidelli italiani sono complessivamente circa 167mila, di cui il 60% di ruolo. “In media” calcola Tuttoscuola “15,6 per ogni istituzione scolastica, distribuiti sulla sede principale e sulle sezioni o sedi distaccate (quando ci sono)”. Ma un altro dato colpisce di più: ce n’è uno ogni 2,2 classi. Per un costo complessivo per lo Stato che sfiora i 4 miliardi di euro all’anno: un bidello infatti costa, compresi gli oneri riflessi, circa 23.500 euro all’anno.
La rivista ricorda anche che molte scuole primarie non si avvalgono più da tempo dei collaboratori scolastici, se non in minima parte, poiché i servizi di pulizia sono stati appaltati a ditte esterne, con costi aggiuntivi. E questo suggerisce un’altra analisi: “Insomma” continua Tuttoscuola “non è che lo Stato (che si finanzia con il prelievo fiscale) non dedichi risorse rilevanti all’organizzazione di questo servizio. Eppure si raccolgono lamentele sullo stato di pulizia di molti istituti”.
La rivista fa anche un raffronto che le altre nazioni: in paesi come il Giappone, e in Europa la Finlandia, nei quali il compito di tenere puliti i banchi, le aule e i corridoi delle scuole fa parte dei normali doveri degli stessi allievi. Ed altri nei quali i danni causati dagli allievi, anche quelli lievi, sono sistematicamente (non episodicamente, come da noi) riparati a cura e a spese delle rispettive famiglie. Un’eventualità, quella di coinvolgere gli alunni nelle pulizie, che “diventerebbe tra l’altro per gli studenti un momento di educazione alla convivenza civile praticata, e non predicata”.
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Una valanga di “debiti” si è abbattuta sugli studenti italiani dopo gli scrutini del primo quadrimestre: soltanto 3 allievi delle superiori su 10 possono tirare un sospiro di sollievo. Gli altri, il 70%, pari a circa 2 milioni di studenti, hanno riportato almeno una insufficienza e in media ogni ragazzo e’ andato sotto la sufficienza in quattro materie. Un quadro sconfortante (qui il documento) che emerge dopo mesi di polemiche sui corsi di recupero e sulle modalità con cui le singole scuole - alle prese con le diverse esigenze di studenti, insegnanti e famiglie - devono e possono organizzarli.
I “buchi neri” si registrano in tutti gli anni di corso. Soltanto in quinta si registra un leggero miglioramento pur restando forti in tutti i tipi di scuola le carenze in matematica che arrivano (in totale) a quota 60,9%.
È quanto rileva un’indagine campionaria condotta in questi giorni dall’ufficio studi del ministero della pubblica istruzione sul 40% delle scuole italiane. In particolare, nel liceo classico ha insufficienze il 57,6% degli studenti, nello scientifico il 61,9%, nei licei socio-psico-pedagogici il 57,6%, al linguistico il 67,4%, negli istituti tecnici il 76,4%, nei professionali l’80%, negli artistici il 73,8%. Mediamente dunque sette alunni su dieci registrano almeno un’insufficienza: “Un valore di per sé alquanto negativo - si legge nella nota del ministero - che diventa drammatico negli istituti professionali dove gli insufficienti sono ben 8 su 10″. Come se in una classe di 24 alunni solo 7 di questi riportassero risultati positivi (e solo 5 negli istituti professionali). Secondo l’indagine nei prossimi mesi dovranno essere riparate circa 8 milioni di insufficienze: in media ogni studente dovrà recuperare quattro debiti.
La disciplina dove sì è registrato il maggior numero di insufficienze è la matematica con il 62,4% dei casi, con valori negativi in tutti i tipi di scuola. Il numero di insufficienze rimane costante a prescindere dagli anni di corso: solo in quinta si nota una lieve riduzione (65%), ma rimangono significative le carenze in materie come la matematica (60,9%) e l’italiano che nei tecnici e i professionali è di circa il 40%. Per il ministro Giuseppe Fioroni “i dati del primo quadrimestre dimostrano quale lavoro straordinario la scuola debba mettere in atto perché entro giugno si recuperino il più possibile queste insufficienze: sono numeri che, oltre a far chiarezza, illustrano anche lo sforzo che alunni e docenti saranno chiamati a fare nei prossimi mesi in quanto, a fine anno, di solito le insufficienze si dimezzano.
È del tutto evidente comunque che ci troviamo di fronte ad un problema serio ed è questo il motivo per il quale” conclude Fioroni “è stata data priorità assoluta, anche in termini di risorse economiche, alle azioni per supportare l’impegno delle scuole”.
Il VIDEO servizio:
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“Studiare non può diventare un lusso per pochi” sostiene il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. Da qui la decisione di fissare con decreto ministeriale (qui in pdf), per l’anno scolastico 2008/2009, un tetto massimo di spesa anche per i libri di testo delle scuole superiori. Per la prima volta.
Comprare i libri per i licei classici e scientifici costerà non più di 1491 euro per tutto il ciclo di studi, mentre gli studenti degli istituti professionali dovranno sborsare per l’intero arco scolastico non oltre 913 euro circa.
“Non ne risentirà la libertà di insegnamento” è sicuro il ministro. Che, in una nota, afferma: “La scuola italiana farà come sempre tutta la sua parte per dimostrare che è possibile conciliare la qualità dell’insegnamento con costi sostenibili per le famiglie. Credo anche che la scuola non sia l’unica a doversi fare carico di un problema così importante e sono certo che anche gli editori collaboreranno a questa operazione trasparenza, in modo da diradare ogni eventuale dubbio sulla correttezza del mercato e sull’attenzione alle esigenze di chi ha meno mezzi”.
Belle parole, ma bisognerà vedere se saranno attese visto che il tetto di spesa fissato per i libri della scuola dell’obbligo, in passato, è stato più volte superato.
Ecco i prezzi limite all’interno dei quale i docenti sono tenuti a fare le proprie scelte, per ciascun anno di scuola secondaria superiore:
SCUOLA I anno II anno III anno IV anno V anno
Classico 320 181 370 305 315
Scientifico 305 210 310 280 300
Artistico 260 170 250 190 200
Magistrale 310 170 300 230 240
Ist. Arte 270 145 198 170 155
ISTITUTI TECNICI
Aeronautico 270 175 305 220 145
Agrario* 290 170 295 280 185
Commerciale 290 170 280 240 220
Att. Sociali 290 150 290 240 190
Industriale 305 160 300 245 215
Nautico 310 200 300 250 230
Geometri 270 170 310 265 220
Turismo 310 200 300 250 210
ISTITUTI PROFESSIONALI
Agricoltura 270 155 200 180 140
Comm.tur. 245 150 220 180 130
Serv.Soc. 250 145 180 180 120
Alberghiero 295 155 190 215 130
Artigianato 240 140 160 170 125
* L’istituto tecnico agrario comprende un sesto anno di corso per il quale viene stabilita la spesa di 90 euro
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Inevitabile che la questione degli asili comunali aperti anche ai figli dei clandestini finisse nel regno delle carte bollate e delle aule giudiziarie. Il Comune ha emesso tempo fa una circolare con cui si escludevano i bambini degli immigrati irregolari dalle materne. Poi il ministro dell’Istruzione Fioroni, sulla base del ricorso di una madre marocchina, ha sollevato il caso (facendolo esplodere a livello politico), arrivando a porre il suo aut aut: sì ai piccoli extracomunitari negli asili comunali o salta il riconoscimento e i contributi statali. Infine il giudice Claudio Marangoni, accogliendo il ricorso della donna contro la circolare di Palazzo Marino, ora ordina al Comune di Letizia Moratti di sospendere la parte in cui è “discriminatoria”.
Cioè quella parte della circolare del Comune (la numero 20 del 17 dicembre 2007 del Settore Servizi all’infanzia) che esclude minori, figli di irregolari, dall’iscrizione alle scuole materne, il giudice ordina “ordina al Comune di Milano la cessazione del suddetto comportamento discriminatorio e la rimozione dei suoi effetti”. In sostanza, il giudice Marangoni, nel dispositivo di una ventina di pagine con cui ha accolto il ricorso della donna, afferma il principio secondo cui un minore, in Italia, gode del diritto di rimanere sul territorio nazionale, con la conseguente possibilità di accedere a tutti i diritti di assistenza che ciò comporta, a prescindere dalla condizione di regolarità o irregolarità dei genitori. L’udienza per la sentenza di merito è stata fissata per il 15 maggio quando il giudice potrebbe decidere anche sulla richiesta di risarcimento per danni non patrimoniali (mille euro) avanzata dai legali della donna.
La reazione di Palazzo Marino è stata immediata. A cominciare dal ricorso depositato dagli avvocati Nicola Maienza, Maria Rita Surano, Salvatore Ammendola e Salvatore Pezzulo contro il ricorso presentato dai legali della donna marocchina. La mancanza dei requisiti della residenza e della regolarità del soggiorno in Italia “non è ostativa alla effettiva accoglienza del bambino” perché “in ogni momento, quando sussistono giusti motivi, i servizi sociali provvedono all’inserimento dei minori nelle scuole comunali dell’infanzia”. Il Comune accoglie, infatti, le richieste anche degli stranieri non in regola anche se di fatto non è tenuto ad offrire il servizio offerto a tutti indistintamente, dato il carattere non essenziale o fondamentale del servizio al minore. Attualmente sono 350 i minori extracomunitari non in regola che frequentano le scuole comunali dell’infanzia che sono 170 e sono aperte a tutti i bambini residenti, compresi gli immigrati, che rappresentano circa il 22 per cento dei bambini frequentanti.
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di Antonella Palmieri
Venti parole in un documento di nove pagine. Tanto è lunga la frase della discordia che da una decina di giorni ha messo sul piede di guerra il ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni e il sindaco di Milano Letizia Moratti. Oggetto della lite: la possibilità per i bambini di immigrati clandestini di frequentare le scuole materne. Il comune, infatti, con una circolare ne ha limitato la presenza e il ministero ha risposto con un aut aut: “O ritirate la circolare e consentite anche ai figli di clandestini di andare all’asilo oppure vi togliamo i finanziamenti”. A sinistra però non tutti sono d’accordo con la diffida del ministro. Fiorello Cortiana, ex senatore dei Verdi, si è schierato a favore della circolare perché, spiega, “in una città che avrebbe nei confronti di questi bambini la stessa disponibilità all’accoglienza manifestata verso i rifiuti campani è importante ciò che sta facendo il comune: risponde alle paure dei milanesi”.
La risposta al ministro dovrebbe arrivare in questi giorni. Mariolina Moioli, assessore alle Politiche sociali del comune, non sembra voler modificare nulla di quella circolare che suona per qualcuno come una provocazione perché rispetto agli anni scorsi cambia la forma ma non la sostanza. Cosa prevede questa carta? La circolare stilata da Palazzo Marino elenca tutti i documenti necessari per l’iscrizione dei bambini alle scuole materne. A pagina 4 si legge: “Per gli stranieri extra Unione Europea: permesso di soggiorno in corso di validità o ricevuta di presentazione della domanda di rinnovo”. Qualche capoverso dopo viene precisato che le famiglie senza permesso di soggiorno possono iscriversi purché ottengano il documento entro il 29 febbraio 2008. Altrimenti l’iscrizione non è valida.
Dunque, no permesso di soggiorno no iscrizione? Non proprio. “Abbiamo accettato già 350 bambini i cui genitori sono in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno” dice Moioli. “Sono in graduatoria e sono stati accettati senza riserve, al contrario di quello che avveniva negli anni scorsi”. Fuori resterebbero quindi i figli di chi il permesso di soggiorno non l’ha mai avuto. Ma anche qui l’assessore spiega: “Nella circolare sono contemplati i casi sociali, non lasceremmo mai fuori bambini in difficoltà”. A conti fatti il divieto resta per i figli di clandestini non in situazioni difficili. Un po’ quello che avveniva negli anni scorsi.
Allora perché tanto chiasso? “Magari a Roma hanno frainteso ed è partita la diffida” ipotizza l’assessore. “Col ministro però vogliamo dialogare”.
Intanto a Milano la sinistra è infuriata: “I bambini non sono colpevoli per la condizione dei genitori” dice Marilena Adamo, capogruppo del Pd in comune, “la loro istruzione deve essere garantita”. Il diritto, però, si scontra con le maglie strette della Bossi-Fini che prevede l’espulsione immediata per gli irregolari. E Moioli non intende voltare del tutto le spalle a una legge tanto cara alla Lega. “Siamo un’istituzione” spiega Moioli “non possiamo chiudere gli occhi davanti ai clandestini. Fra loro, tuteliamo solo i casi sociali, perché è nostro dovere”. La parola adesso passa anche ai giudici, perché una mamma che non ha più il permesso di soggiorno si è rivolta al tribunale di Milano. “Mi appello alla convenzione di New York” ha dichiarato “mia figlia ha il diritto di studiare come sua sorella”.

Il governo diffida Milano. Prima l’avvertimento del ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. Nel mirino, il sindaco (ed ex ministro dell’Istruzione) Letizia Moratti: se i piccoli extracomunitari figli di stranieri privi del permesso di soggiorno non verranno subito ammessi negli asili comunali a questi ultimi verranno revocati il riconoscimento della parità e i contributi statali.
Poi la minaccia: il comune meneghino, prosegue Fioroni, ha dieci giorni di tempo per il “ripristino del rispetto delle norme relative all’iscrizione alle scuole dell’infanzia dei bambini extracomunitari privi di permesso di soggiorno”.
Insomma, un altro braccio di ferro tra la Capitale e la Lombardia dopo quello sulla legge regionale relativa al sistema di istruzione e formazione. Sul “caso” milanese avevano già acceso i riflettori lo scorso 21 dicembre i ministri di Famiglia e Solidarietà sociale, Rosy Bindi e Paolo Ferrero. E oggi gli opposti schieramenti non hanno perso l’occasione per prendere posizione, il centrosinistra facendo quadrato intorno all’attuale ministro e il centrodestra plaudendo all’operato del suo predecessore.
Quella varata da Fioroni “d’intesa” con il direttore scolastico regionale per la Lombardia Anna Maria Dominici, è davvero una linea dura: un vero e proprio ultimatum al primo cittadino milanese, che aveva deciso di escludere i figli dei clandestini dai servizi per l’infanzia gestiti dal Comune. La diffida, dice il ministro, “impegna il Comune in base ai vincoli della legge sulla parità a garantire il diritto all’iscrizione a tutti i bambini in qualsiasi condizione si trovino, compresa la situazione di morosità delle famiglie per i pagamenti scolastici”. Se gli asili comunali vogliono restare nel circuito delle scuole paritarie, ovvero quelle riconosciute dallo Stato e dunque destinatarie dei finanziamenti pubblici, allora devono attenersi alle stesse regole degli istituti statali. Altrimenti sono fuori dal sistema di istruzione e di educazione pubblica.
Dunque non ci sono altre vie d’uscita: in classe devono poter entrare tutti, dai figli di immigrati senza permesso di soggiorno ai figli di genitori che, in affanno con le spese, magari sono in ritardo con il pagamento della mensa scolastica. A sostegno della sua decisa presa di posizione Fioroni invoca la normativa vigente e anche i diritti fondamentali dell’uomo tra i quali, dice Fioroni, c’è quello all’istruzione. “Impedire la fruizione del diritto all’istruzione significa ledere la dignità della persona umana - attacca Fioroni -. Non possono esistere deroghe a questa fruizione né per le colpe dei padri né per lo stato di povertà. L’intero assetto legislativo fino a oggi a prescindere dai colori politici dei governi non ha mai messo in discussione il fatto che un bambino che vive sul nostro territorio abbia diritto a essere istruito e curato e questo indipendentemente dalla condizioni sociali ed economiche della famiglia”.
L’ingiunzione di Fioroni suscita il plauso convinto di tutto il centrosinistra ma scatena le critiche del centrodestra che accusa Fioroni di legittimare l’illegalità. Da Milano arriva secca la replica del vicesindaco Riccardo de Corato (Letizia Moratti ha scelto di stare fuori dal dibattito) che prende le difese dell’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli: “Bene ha fatto Moioli a sottolineare la necessità di agire nel rispetto della legalità. A legislazione vigente, la Bossi-Fini, il Comune di Milano dovrebbe iscrivere i bambini dei clandestini negli asili nido. E denunciare alle autorità di pubblica sicurezza i loro genitori. Possibile che un ministro della Repubblica non si renda conto di questa assurdità che scaturisce dalla diffida notificata?”. Per l’azzurra Iole Santelli, responsabile del Dipartimento Sicurezza e Immigrazione di Forza Italia, quello del ministro Fioroni è un “ricatto”.
Interviene in replica anche la vice di Fioroni Mariangela Bastico. Che ricorda all’assessore Mariolina Moioli che fu proprio lei, da direttore generale dell’allora ministro Moratti, a firmare le linee guida per l’accoglienza degli studenti stranieri. Il testo disponeva l’iscrizione del minore straniero anche in mancanza di documenti.
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