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La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse

Patrizia d'Addario ospite del night club Le Globo di Parigi | (EPA/MAXPPP/THOMAS PADILLA)

Patrizia d'Addario ospite del night club Le Globo di Parigi | (EPA/MAXPPP/THOMAS PADILLA)

È sabato 30 gennaio ed è appena terminata la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario. Al quarto piano della procura di Bari il capo dell’ufficio, Antonio Laudati, si ritrova a faccia a faccia con alcuni dei suoi sostituti. Sul tavolo l’ultima copertina di Panorama intitolata “Il complotto”. Ventiquattr’ore prima la stessa procura, dopo avere esaminato il testo con puntiglio da esegeti, si era limitata a escludere, in una nota ufficiale, che fosse iscritta una notizia di reato che riguarda “accordi fraudolenti miranti a una calunniosa rappresentazione processuale”.
Dietro il criptico linguaggio giuridico si celava ciò che i magistrati non potevano smentire: l’esistenza di un’inchiesta che, come vedremo tra poco, ruota intorno a Patrizia D’Addario, la escort di Palazzo Grazioli, e si muove su tre livelli, legati fra loro da diversi filoni, ipotizzando, al termine di questo percorso, un “complotto” contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Continua

Operazione D. Come si è tentato di incastrare Berlusconi attraverso la D’Addario

Patrizia D'Addario, 42 anni, escort barese | (Emmevi)

Patrizia D'Addario, 42 anni, escort barese | (Emmevi)

C’è un’altra storia da raccontare su Patrizia D’Addario e sull’affaire che ha coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Una storia che sta scrivendo, in gran segreto, la procura della Repubblica di Bari. Continua

La campagna contro il Cav. Il “nemico B.” come obiettivo da abbattere


Con il proverbio, si potrebbe anche dire: tanto tuonò che piovve. Il clima di avversione personale contro Silvio Berlusconi si è alimentato, nel tempo, di decine d’invettive, di gesti. Dal 2004 sono stati molti gli spettacoli teatrali, i libri, i film e i blog che hanno incitato all’aggressione fisica, sia pure presentata come “provocazione intellettuale”. Cinque anni fa l’Unione Europea finanziò il musical olandese “Killing Berlusconi”, come “programma culturale”. Negli ultimi sette mesi, però, anche molti politici, magistrati, organi di stampa hanno personalizzato lo scontro politico, concentrandone il fuoco sul premier in quanto personaggio “negativo” e guida del governo “nemico”. Ecco alcuni momenti (e pretesti) della campagna anti-B. Continua

Le memorie della D’Addario (contro il Cavaliere): un libro e un sito web

Patrizia D'Addario, durante uno spettacolo a Parigi | Lapresse

Patrizia D'Addario, durante uno spettacolo a Parigi | Lapresse

“Come attore amo Richard Gere, anche come uomo per la verità, credo che sia proprio il mio tipo ideale di maschio, è così chic, atletico senza essere un palestrato, raffinato senza essere effeminato”.

Così scrive Patrizia D’Addario, l’(ex) escort barese, alla ribalta da alcuni mesi per una notte passata a palazzo Grazioli (vestita dell’ormai famoso tubino nero, armata del “mio fedele amico, il registratore” e tutta presa dall’ossessione per il residence che vuole a tutti i costi costruire) e da lì finita in mezzo a una gigantesca bufera mediatica. Continua

Le rivelazioni di Vespa: Come nasce la trappola D’Addario

Patrizia D'Addario
Giulio Cesare e Silvio Berlusconi, Elena di Troia e Patrizia D’Addario, Cleopatra e Carla Bruni, Noemi e Marilyn Monroe, Vittorio Emanuele II e Gianfranco Fini… Sono centinaia i protagonisti del nuovo libro di Bruno Vespa in uscita il 6 novembre da Mondadori Rai Eri (Donne di cuori. Duemila anni di amore e potere da Cleopatra a Carla Bruni, da Giulio Cesare a Berlusconi, 564 pagine, 20 euro) per raccontare una sola vicenda ininterrotta: il ruolo delle donne, dell’eros, del sesso, ma anche della presenza femminile protettrice, accanto agli uomini che hanno fatto la storia. Continua

Il trionfo del “servizio pubico”: 7 milioni per il duo Santoro-D’Addario

Patrizia D'Addario durante la trasmissione di Annozero, del 1 ottobre 2009

Patrizia D'Addario durante la trasmissione di Annozero, del 1 ottobre 2009

“Servizio pubico”. La definizione è di Dagospia, ma rende bene l’idea di ciò che è successo giovedì sera sulle reti Rai.
Prima una trasmissione, su Rai Due, AnnoZero, che fa il botto di ascolti (7 milioni 338mila, 28,9% di share) grazie alla presenza in video di una escort e una puntata (la seconda su due) tutta dedicata al gossip sul premier e al sistema-Gianpy (ovvero il giro di “ragazze immagine” messo insieme dall‘imprenditore barese Tarantini per intrufolarsi negli ambienti della politica). Continua

Berlusconi, il gossip e le registrazioni: “Non sono un santo”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

La D’Addario dice il vero, sentenzia il quotidiano spagnolo El Paìs dopo la pubblicazione su L’Espresso dei colloqui tra il premier Berlusconi e la escort barese. Ma anche in Gran Bretagna la stampa torna ad occuparsi delle feste a Palazzo Grazioli. E punta il dito contro il Cav.
Per esempio, il Times questa mattina se n’è uscito con un commento feroce, a firma di Daniel Finkelstein, sul “comportamento deviato” di Berlusconi ed altri leader. Il postulato di Finkelstein è il seguente: “La vita privata dei leader svela il loro carattere. E il carattere può essere l’elemento più importante della loro leadership”. L’editorialista comincia con una lunga premessa sui peccati di Mao (che fino in tarda età amava portarsi a letto ragazzine e ragazzini, e che si impasticcava di sonniferi), per arrivare alle “feste, le ragazze, i regali di Berlusconi” che “sono affari di Stato“. Il peggio di tutto ciò è che lui sostiene che riguarda soltanto lui e perciò si rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda sul caso”.
Ci va giù duro anche il Daily Telegraph, che con Max Davidson scrive che se in molti uomini le “conquiste” di Berlusconi provocano indignazione e sconcerto, in molti altri suscitano invece una invidia segreta: in fondo “il cinquanta per cento degli elettori italiani è di sesso maschile e per loro Berlusconi non è un furfante, ma un eroe“. Dice Davidson: “Dopo tutto è a Roma che nacquero le orge. Nella città eterna di Nerone e Caligola ci sono cose che non cambiano mai”.

E allora urge, più che mai, una risposta. Da parte del Cavaliere, naturalmente. E infatti…
Se di fronte agli audio pubblicati dal settimanale L’Espresso, il premier ha preferito far intervenire il suo avvocato Niccolò Ghedini, oggi è stato proprio il presidente del Consiglio a parlare.
Con una battuta. Scherzosa, ironica, istrionica.
Chissà se il premier si sia voluto rivolgere alla stampa estera; di fatto, pare abbia voluto accogliere l’invito che sul Foglio di martedì 21, l’elefantino Giuliano Ferrara gli aveva rivolto: “Berlusconi non razzola secondo quel che predica, d’accordo, ma in realtà ha predicato pochissimo i grandi valori e accennato con autenticità psicologica alla sua vocazione, lodata dai suoi critici e nemici, per l’anarchia etica. Inoltre, a parte la dimensione personale del peccato, da discutere eventualmente con il confessore, si è messo come persona pubblica in pasticci grotteschi, ma non irrimediabili. Quel che non va ancora è il timbro della sua difesa, che dovrebbe essere fatta di stile autorevole e di ironia. Invece si continua a vedere molta seriosa agitazione”.
Ironia e stile, invocava l’amico Giuliano. Ironia e stile sono arrivati. Eccoli.

Il premier, durante il suo intervento alla cerimonia dell’avvio dei lavori per la Brebemi (il collegamento autostradale che metterà in collegamento Brescia Bergamo e Milano), scherza con la platea e con il governatore della Lombardia Roberto Formigoni: “Nel suo discorso Formigoni ha usato per descrivere il territorio la parola antropizzato, non è un bel termine da usare mentre ci sono una sacco di belle figliole, di imprenditori solidi… Io non sono un santo, lo avete capito tutti, spero che lo capiscano anche quelli di Repubblica” (qui il VIDEO). Per concludere: “Il 31 dicembre del 2012, il giorno dell’inaugurazione della Brebemi, noi saremo ancora qui. Del resto come fanno gli italiani a fare a meno di noi?”.

Una domanda che rimbalza anche dalla Russia di Putin, grande amico del premier, tramite il tabloid Komsomolskaya Pravda, il più diffuso del Paese. Dopo un articolo di cronaca a pagina quattro sotto il titolo “Berlusconi ha passato la notte con la prostituta nel letto di Putin”, il commentatore Serghiei Ponomariov sostiene che è sbagliato prendersela con un “vero uomo”, una posizione che sembra riflettere quella prevalente della popolazione, almeno stando ai sondaggi. “Mi potete uccidere, ma non capisco questi italiani e queste italiane”, esordisce Ponomariov, sostenendo che “dovrebbero essere fieri di tale primo ministro che ha 72 anni ma è in forma brillante, ha un sorriso largo, un eloquio bello e colorito…” ed “è sempre circondato da donne avvenenti che non solo brillano di bellezza ma anche fanno carriera”. E ancora: “Se Berlusconi sta usando il suo testosterone alla grande forse fa male a qualcuno? Forse alle sue partner? Ma le ultime non si lamentano e con la moglie legittima ha avviato il divorzio”. “Ora scopriamo che Silvio compie imprese non solo in campo politico ma anche nelle alcove. È come un cavalier gentile…”, conclude Ponomariov, scagliandosi contro “moralisti e ipocriti”.
Gli stessi ai quali, nel pomeriggio, il premier lancia la sfida: “Chi mi attacca da cacciatore è diventato cacciato perchè ha perso credibilità e lettori. Questa faccenda si ritorcerà contro“. “Cercano di far fuori la persona perché non hanno da fare altre critiche”, ha continuato Berlusconi invitando, quindi, a “lasciare ad altri queste robe di bassissimo livello che non mi feriscono assolutamente” anche perché “sono assolutamente convinto che gli italiani non siano quegli sciocchi che la sinistra vorrebbe dipingere“.

Il VIDEO con Berlusconi alla cerimonia dell’avvio dei lavori per la Brebemi:

D’Addario: riparte l’offensiva de l’Espresso. In Senato è guerra sulla moralità

Silvio Berlusconi e Patrizia D'Addario durante una conferenza a Bari

Nessuna replica ufficiale del premier Silvio Berlusconi. Solo una nota di Niccolò Ghedini, consulente giuridico e avvocato del presidente del Consiglio, in cui le registrazioni dei colloqui tra Silvio Berlusconi e Patrizia D’Addario, pubblicate sul sito dell’Espresso sono bollate come “materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”.
Già, perché scaduta la temporanea tregua del G8, imposta dalle circostanze oltre che dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il gruppo Espresso ha ripreso la sua guerra contro il premier.

Ma il Cavaliere sceglie di non intervenire e lascia che a parlare sia il suo avvocato, pronto a querelare “chiunque ritenesse di utilizzare” l’audio delle telefonate pubblicato sul sito dell’Espresso. L’avvocato del presidente del Consiglio chiama in causa anche la magistratura “auspicando che verifichi come i giornalisti siano entrati in possesso” del materiale che, prosegue la nota, “è tuttora in possesso” della Procura di Bari e “sottoposto a regime del segreto di indagine e del divieto assoluto di pubblicazione”. Ma da Bari il procuratore Marzano fa sapere che si tratta di “materiale informatico” che Patrizia D’Addario ha consegnato, “a seguito delle dichiarazioni rese al pubblico ministero ed alla polizia giudiziaria”. Materiale “ritualmente acquisito e adeguatamente custodito in plichi sigillati collocati in una cassaforte blindata di questo ufficio”. “La pubblicazione” sostiene il procuratore “di conversazioni asseritamente registrate non è pertanto riferibile in modo alcuno agli uffici di Procura, che non hanno ancora proceduto all’apertura dei plichi sigillati, all’ascolto ed alla riproduzione del contenuto del suddetto materiale”.
Anche Gaetano Pecorella, deputato del Pdl, critica la pubblicazione delle conversazioni perchè si tratta o di “registrazioni false” e di conseguenza “frutto di una regia politica, o di registrazioni vere e perciò di una interferenza illecita nella vita privata”.

S’infiamma intanto lo scontro politico. Il Pd attacca Berlusconi sostenendo che “la versione dei fatti data dal premier è stata smentita di nuovo da questi nastri” e pertanto il premier “adesso avrebbe l’elementare dovere di chiarire davanti all’opinione pubblica senza esagerare con le polemiche verso i giornali che fanno solo il loro lavoro” spiega Paolo Gentiloni, già presidente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sulla Rai. E la prima occasione per affrontare i comportamenti del presidente del Consiglio è stata stamattina durante la conferenza dei capigruppo al Senato, dove i democratici sono tornati alla carica con la richiesta di discutere in Aula una mozione sulla “credibilità di chi governa e sulla necessaria prudenza nelle frequentazioni” (primi firmatari Gianrico Carofiglio, Luigi Zanda e Anna Finocchiaro). Richiesta respinta: la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha votato a maggioranza - contro Pd, Idv e Udc - un calendario dei lavori d’aula che non la prevede.
A Palazzo Madama la tensione resta comunque alta. Già nella scorsa settimana alla buvette i toni si sono alzti parecchio proprio tra i due “vicari” del PdL e del Pd, Gaetano Quagliariello e Luigi Zanda.
Questioni morali: il Pdl, naturalmente, non ritiene urgente la mozione del Pd. Il Pd è deciso ad affrontare la discussione in Aula, come prevede il calendario; il PdL, contrario, minaccia ritorsioni.
A rappresentare le posizioni del Pdl, è il presidente dei senatori Maurizio Gasparri: la maggioranza è sì pronta a discutere di etica e politica purché questo avvenga a 360 gradi “facendovi rientrare, ad esempio, anche quella questione morale di cui il senatore Marino aveva parlato a proposito del Pd” e “molte altre cose come i rapporti tra magistrati e politica”.

“Scandalo” Bari, Minzolini in video: “Prudenti sull’ultimo pettegolezzo del momento”

Augusto Minzolini
“Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”. Augusto Minzolini ha posto la parola fine alle critiche nei confronti del TG1 (da lui diretto), reo di aver “censurato” la notizia del presunto coinvolgimento del premier Silvio Berlusconi nella “scossa di Bari”.

Lo ha fatto ieri con un videoeditoriale, nel corso dell’edizione delle 20 del suo telegiornale. Sottolineando come il TG1 abbia scelto una linea editoriale prudente in relazione a ciò che lo stesso Minzolini bolla giustamente come “l’ultimo pettegolezzo del momento”: “Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con il servizio pubblico”.

Il videoeditoriale di Minzolini

L’attacco di Di Pietro

Di PietroIl leader dell’Italia dei Valori, però, sembra aver mal digerito la spiegazione di Minzolini. Ed è partito, come suo solito, lancia in resta: scriverà infatti al Presidente Napoletano, per chiedergli di esercitare le sue funzioni di “garante della Costituzione per quanto riguarda il pluralismo”. Insomma: chiederà le dimissioni del direttore del TG1.

A dar più fastidio ad Antonio Di Pietro, però, sembra essere piuttosto il minor tempo in video dedicato al suo partito: “da una media intorno all’8% nelle settimane precedenti alle elezioni europee al 3,5% dell’ultima settimana”, secondo un dossier preparato per l’occasione e presentato questa mattina alla stampa.

Uno smacco inaccettabile per il segretario dell’IdV. Un po’ meno grave, invece, secondo Capezzone (PdL): “Questi signori dell’Idv e del Pd sono abituati alle intimidazioni, agli attacchi violenti, alle aggressioni seriali. Sbagliano due volte, però. Non solo perchè Minzolini ha totalmente ragione, ma anche perchè il direttore del Tg1 non ha alcun motivo di temere questi comportamenti minacciosi e arroganti”.

L’opinione di Sofri su Minzolini

Le reazioni della Rete

Luci ed ombre

“Meglio distinguere la fuffa e il gossip dalla vera politica. Ma mi domando: nonostante ciò aveva senso nascondere questa notizia? Si poteva fare benissimo un servizio in cui si spiegava tutto, dando notizie fondate e non oscurando la notizia.”

L’alternativo » Notizie ad personam

Diritto all’informazione o alla diffamazione?

“A denunciare questo “grave” problema nazionale è il solito PD, ovvero Partito Diffamatore per eccellenza, che orbo di Ballarò e AnnoZero perché in ferie (molto attivi durante il caso “Noemi”) non si capacita che Augusto Minzolini non si comporti come la “sciura” Mariuccia e faccia da megafono a maldicenze varie.”

Orpheus » Il Pd invoca la libertà di diffamazione sul Tg1

È il TG1, non una sala da parrucchiere

“Quale sarebbe la sua colpa del direttor del TG1 (Minzolini)? Quella di non voler trasformare il principale telegiornale nazionale in un coiffeur pour dames, come ormai è divenuto il TG3 e di non lottare per “la giusta causa”.”

Falcodestro » Fatti, non parole

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Gossip e politica. Contro Berlusconi, la scossa di Bari

Silvio Berlusconi

Due divanisti in Transatlantico, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione, dialogano sui “Massimi sistemi”. “Secondo te la storia di Bari è la scossa a cui pensava D’Alema”? “Può darsi”. “Sì, però cominciano a essere tante. E non solo dalla Repubblica, ora c’è pure il Corriere. E se il Cavaliere cade?”. “Ok, proviamo a fare lo scenario. Il Cav casca e diventa inadatto a governare”. “Unfit, come scriveva l’Economist?”. “Unfit. Ma andiamo avanti: Silvio esce dalla politica?”. “No. Resta a Palazzo Grazioli, incaz… come un toro. E manovra”. “E la Lega non vota un governo di unità nazionale”. “No, di sicuro. E neanche il Pdl, ma forse Fini, Tremonti… “. “Fini non controlla il partito, Tremonti è il nemico delle banche”. “Già, è vero. Arriva un salvatore della patria? Magari vicino alle banche, Draghi, Montezemolo “. “Non sono passati dalle urne, ci sarebbe una rivolta nel Paese”. E dopo c’è il caos.

La chat di Montecitorio al tempo dei complotti
Non è una cronaca marziana, ma la chat di Montecitorio al tempo dei complotti veri e immaginari. Quello che si dice in Parlamento in questi giorni è degno di un capitolo che arricchirebbe il libro Cospirazioni di Kate Tuckett (Castelvecchi editore) e non sfigurerebbe affatto accanto ai brani dedicati all’Area 51 (la base americana dove si nasconderebbero le prove degli ufo), a Elvis Presley che uccise John F. Kennedy, all’uomo che non è mai andato sulla Luna (vedere il film Capricorn One).

Come scritto su Panorama qualche numero fa, guai a chiamare quel che va accadendo “complotto”, perché le mosse sono ben visibili, i protagonisti non si nascondono e soprattutto perché un complotto politico ha sempre un piano per il dopo e qui, ammesso che il durante sia programmato, nel dopo si vede solo il caos. Da Apicella alla donzella barese. Non erano trascorse neppure 24 ore dall’archiviazione dell’inchiesta sui voli di stato e dal successo diplomatico dell’incontro a Washington con Barack Obama (qui la GALLERY dell’incontro) che Berlusconi si è trovato ancora nel plot del gossip e del ricatto. Chiuso il dossier dell’Apicella volante si è aperto quello di una donzella barese che minaccia sfracelli e rivelazioni sulle pagine del Corriere della sera contro un Cav reo di averla invitata a una festa a Palazzo Grazioli, di averle dato un cadeau di 1.000 euro e soprattutto di non averle dato una mano per costruire “un residence su un terreno della mia famiglia”. Il giornale di via Solferino indaga e intervista Patrizia D’Addario (qui il suo calendario e un suo ritratto), candidata nella lista Puglia prima di tutto, ma alla cronista sorge un sospetto e chiede: “Non si rende conto che questo è un ricatto?”.
La ragazza serafica risponde: “Lei dice?”. E afferma di essere stata in corsa per una candidatura alle europee. Candidatura sfumata. D’Addario sostiene ora di avere delle prove di quanto afferma e perfino delle registrazioni.

Le fiamme si levano dalle intercettazioni
Le fiamme del “nuovo filone” si levano dalle intercettazioni disposte dalla procura della Repubblica di Bari che indaga sulle forniture di un’azienda, la Tecno Hospital. L’indagine finisce sui quotidiani perché dalle protesi artificiali vira verso le cosce reali di giovani donne che avrebbero fatto visita nelle residenze di Berlusconi (il quale non è indagato). Siccome al telefono si parla di soldi, le indagini si approfondiscono e cominciano gli interrogatori, anche di alcune giovani donne in veste di “persone informate dei fatti”. Dagli appalti nel settore della sanità si passa a scandagliare non tanto la vita privata del presidente del Consiglio quanto due piste. La prima è quella dell’induzione alla prostituzione. La seconda riguarda eventuali tentativi di pressione sul premier. C’è anche chi si spinge a fantasticare di scambi appalti-donne. Di certo c’è solo che l’inchiesta è aperta e che esistono delle intercettazioni, acquisite però in un altro procedimento sull’azienda guidata da Giampaolo e Claudio Tarantini, titolari della Techno Hospital.

E qui sorge un problema: secondo l’articolo 270 del Codice di proceduta penale, “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. E non saremmo in ogni caso di fronte a un omicidio o a una rapina. Altro punto sul quale probabilmente si aprirà una battaglia: la competenza territoriale. Dove si sarebbe eventualmente consumato il reato? A Bari? A Roma? In Sardegna? Chi deve indagare? Niccolò Ghedini, deputato e avvocato di Berlusconi, ha comunque precisato: “Il presidente del Consiglio non è ricattabile, perché ricattabile è chi non può rivolgersi all’autorità giudiziaria. Escludo la presenza di registrazioni”. Massimo fa il sismologo e annuncia la scossa. Settandue ore prima D’Alema va alla trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata e si trasforma in oracolo: “La vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Berlusconi è animato dal mito dell’eterna giovinezza, un mito pericoloso. L’opposizione deve reagire assumendosi le proprie responsabilità”. Un minuto dopo nel Palazzo ci si chiede a cosa alluda il deputato di Gallipoli (Achille Occhetto dixit), tre giorni dopo bossianamente arriva la quadra e la teoria del complotto decolla a razzo: D’Alema è amico del sindaco di Bari Michele Emiliano, ex magistrato, allora lui sapeva… Massimo nega e si indigna. Il suo più stretto collaboratore, il senatore Nicola Latorre, giura a Panorama che “tra le cose di Bari e le dichiarazioni di D’Alema non c’è un collegamento. Il ragionamento di D’Alema era esclusivamente, rigorosamente e totalmente di carattere politico”.

La ricostruzione temporale
Il senatore del Pd incastra un altro dato cronologico: “Il discorso di D’Alema nasce dalla constatazione che è stato Berlusconi a parlare di piano eversivo, cioè il fatto che si vuole sostituire un eletto dal popolo con un non eletto dal popolo”. La ricostruzione temporale non fa una piega, il Cav infatti il 13 giugno a Santa Margherita, durante il convegno dei giovani industriali, parla di “piano eversivo contro di me”. E di fronte “a una cosa del genere” dice Latorre “una forza d’opposizione segnala una evidente difficoltà, perché a dispetto di quel che si creda nell’immaginario io sono convinto che Berlusconi non parli mai a vanvera. Così di fronte a tutto questo D’Alema ha invitato l’opposizione ad avere un atteggiamento responsabile”. La tesi del principe delle tenebre incarnato in D’Alema per Latorre non esiste: “Se vogliamo dirla tutta, era un monito anche a quanti all’interno dell’opposizione si preoccupano soltanto di alzare il tono dello scontro e non si pongono il problema di proporsi al Paese come una credibile alternativa di governo.
Era un modo di rispondere politicamente alle cose dette da Berlusconi e un messaggio rivolto a tutto il centrosinistra”. In Parlamento nessuno ci crede, ma Latorre chiosa: “Personalmente, sempre, sempre, sempre, non ho mai ritenuto la scelta di mettere un non eletto dal popolo una buona cosa”. Resta il fatto che nel pentolone del diavolo barese bolle qualcosa e per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, che in terra pugliese ha legami familiari e politici, quel qualcosa e il tentativo ciclico di mandare in stallo un jumbo che vola con il pieno del carburante, il pilota alla cloche, gli steward (e le hostess) ai loro posti.
“Se guardiamo la storia d’Italia, e piena di fibrillazioni” spiega Quagliariello “perche non si e mai sopportato che un governo si stabilizzasse. Abbiamo vinto le elezioni politiche, e venuta meno la logica delle coalizioni di un tempo, c’e una vera maggioranza intorno a un premier e gli elettori l’hanno confermata. Tutto cio per alcuni e intollerabile”.

Bersaglio grosso: l’immagine pubblica di Berlusconi
Intollerabile o no, qualcosa si muove. E sul G8 di meta luglio all’Aquila s’addensano nuvoloni. Sarebbe quello il bersaglio grosso della strategia di demolizione dell’immagine pubblica di Berlusconi. Finale di partita dei due divanisti. “E se arriviamo al G8 con il premier ammaccato? “. “Questo e probabile”. “Allora che succede?”. “Si va avanti e si attende l’autunno, quando la Consulta decidera sul lodo Alfano”. “E se il Cav ne esce senza scudo?”. “Elezioni anticipate, si rivota”. “E chi vince?”. “Noi vinciamo di nuovo”. “E noi perdiamo di nuovo”.

Ore di gossip
Il tempo dedicato dalle trasmissioni di approfondimento giornalistico al cosiddetto Noemigate e ai temi politici nelle ultime settimane
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