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“Scandalo” Bari, Minzolini in video: “Prudenti sull’ultimo pettegolezzo del momento”

Augusto Minzolini
“Dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c’è ancora una notizia certa e tantomeno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori”. Augusto Minzolini ha posto la parola fine alle critiche nei confronti del TG1 (da lui diretto), reo di aver “censurato” la notizia del presunto coinvolgimento del premier Silvio Berlusconi nella “scossa di Bari”.

Lo ha fatto ieri con un videoeditoriale, nel corso dell’edizione delle 20 del suo telegiornale. Sottolineando come il TG1 abbia scelto una linea editoriale prudente in relazione a ciò che lo stesso Minzolini bolla giustamente come “l’ultimo pettegolezzo del momento”: “Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici non hanno nulla a che vedere con il servizio pubblico”.

Il videoeditoriale di Minzolini

L’attacco di Di Pietro

Di PietroIl leader dell’Italia dei Valori, però, sembra aver mal digerito la spiegazione di Minzolini. Ed è partito, come suo solito, lancia in resta: scriverà infatti al Presidente Napoletano, per chiedergli di esercitare le sue funzioni di “garante della Costituzione per quanto riguarda il pluralismo”. Insomma: chiederà le dimissioni del direttore del TG1.

A dar più fastidio ad Antonio Di Pietro, però, sembra essere piuttosto il minor tempo in video dedicato al suo partito: “da una media intorno all’8% nelle settimane precedenti alle elezioni europee al 3,5% dell’ultima settimana”, secondo un dossier preparato per l’occasione e presentato questa mattina alla stampa.

Uno smacco inaccettabile per il segretario dell’IdV. Un po’ meno grave, invece, secondo Capezzone (PdL): “Questi signori dell’Idv e del Pd sono abituati alle intimidazioni, agli attacchi violenti, alle aggressioni seriali. Sbagliano due volte, però. Non solo perchè Minzolini ha totalmente ragione, ma anche perchè il direttore del Tg1 non ha alcun motivo di temere questi comportamenti minacciosi e arroganti”.

L’opinione di Sofri su Minzolini

Le reazioni della Rete

Luci ed ombre

“Meglio distinguere la fuffa e il gossip dalla vera politica. Ma mi domando: nonostante ciò aveva senso nascondere questa notizia? Si poteva fare benissimo un servizio in cui si spiegava tutto, dando notizie fondate e non oscurando la notizia.”

L’alternativo » Notizie ad personam

Diritto all’informazione o alla diffamazione?

“A denunciare questo “grave” problema nazionale è il solito PD, ovvero Partito Diffamatore per eccellenza, che orbo di Ballarò e AnnoZero perché in ferie (molto attivi durante il caso “Noemi”) non si capacita che Augusto Minzolini non si comporti come la “sciura” Mariuccia e faccia da megafono a maldicenze varie.”

Orpheus » Il Pd invoca la libertà di diffamazione sul Tg1

È il TG1, non una sala da parrucchiere

“Quale sarebbe la sua colpa del direttor del TG1 (Minzolini)? Quella di non voler trasformare il principale telegiornale nazionale in un coiffeur pour dames, come ormai è divenuto il TG3 e di non lottare per “la giusta causa”.”

Falcodestro » Fatti, non parole

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Gossip e politica. Contro Berlusconi, la scossa di Bari

Silvio Berlusconi

Due divanisti in Transatlantico, uno della maggioranza, l’altro dell’opposizione, dialogano sui “Massimi sistemi”. “Secondo te la storia di Bari è la scossa a cui pensava D’Alema”? “Può darsi”. “Sì, però cominciano a essere tante. E non solo dalla Repubblica, ora c’è pure il Corriere. E se il Cavaliere cade?”. “Ok, proviamo a fare lo scenario. Il Cav casca e diventa inadatto a governare”. “Unfit, come scriveva l’Economist?”. “Unfit. Ma andiamo avanti: Silvio esce dalla politica?”. “No. Resta a Palazzo Grazioli, incaz… come un toro. E manovra”. “E la Lega non vota un governo di unità nazionale”. “No, di sicuro. E neanche il Pdl, ma forse Fini, Tremonti… “. “Fini non controlla il partito, Tremonti è il nemico delle banche”. “Già, è vero. Arriva un salvatore della patria? Magari vicino alle banche, Draghi, Montezemolo “. “Non sono passati dalle urne, ci sarebbe una rivolta nel Paese”. E dopo c’è il caos.

La chat di Montecitorio al tempo dei complotti
Non è una cronaca marziana, ma la chat di Montecitorio al tempo dei complotti veri e immaginari. Quello che si dice in Parlamento in questi giorni è degno di un capitolo che arricchirebbe il libro Cospirazioni di Kate Tuckett (Castelvecchi editore) e non sfigurerebbe affatto accanto ai brani dedicati all’Area 51 (la base americana dove si nasconderebbero le prove degli ufo), a Elvis Presley che uccise John F. Kennedy, all’uomo che non è mai andato sulla Luna (vedere il film Capricorn One).

Come scritto su Panorama qualche numero fa, guai a chiamare quel che va accadendo “complotto”, perché le mosse sono ben visibili, i protagonisti non si nascondono e soprattutto perché un complotto politico ha sempre un piano per il dopo e qui, ammesso che il durante sia programmato, nel dopo si vede solo il caos. Da Apicella alla donzella barese. Non erano trascorse neppure 24 ore dall’archiviazione dell’inchiesta sui voli di stato e dal successo diplomatico dell’incontro a Washington con Barack Obama (qui la GALLERY dell’incontro) che Berlusconi si è trovato ancora nel plot del gossip e del ricatto. Chiuso il dossier dell’Apicella volante si è aperto quello di una donzella barese che minaccia sfracelli e rivelazioni sulle pagine del Corriere della sera contro un Cav reo di averla invitata a una festa a Palazzo Grazioli, di averle dato un cadeau di 1.000 euro e soprattutto di non averle dato una mano per costruire “un residence su un terreno della mia famiglia”. Il giornale di via Solferino indaga e intervista Patrizia D’Addario (qui il suo calendario e un suo ritratto), candidata nella lista Puglia prima di tutto, ma alla cronista sorge un sospetto e chiede: “Non si rende conto che questo è un ricatto?”.
La ragazza serafica risponde: “Lei dice?”. E afferma di essere stata in corsa per una candidatura alle europee. Candidatura sfumata. D’Addario sostiene ora di avere delle prove di quanto afferma e perfino delle registrazioni.

Le fiamme si levano dalle intercettazioni
Le fiamme del “nuovo filone” si levano dalle intercettazioni disposte dalla procura della Repubblica di Bari che indaga sulle forniture di un’azienda, la Tecno Hospital. L’indagine finisce sui quotidiani perché dalle protesi artificiali vira verso le cosce reali di giovani donne che avrebbero fatto visita nelle residenze di Berlusconi (il quale non è indagato). Siccome al telefono si parla di soldi, le indagini si approfondiscono e cominciano gli interrogatori, anche di alcune giovani donne in veste di “persone informate dei fatti”. Dagli appalti nel settore della sanità si passa a scandagliare non tanto la vita privata del presidente del Consiglio quanto due piste. La prima è quella dell’induzione alla prostituzione. La seconda riguarda eventuali tentativi di pressione sul premier. C’è anche chi si spinge a fantasticare di scambi appalti-donne. Di certo c’è solo che l’inchiesta è aperta e che esistono delle intercettazioni, acquisite però in un altro procedimento sull’azienda guidata da Giampaolo e Claudio Tarantini, titolari della Techno Hospital.

E qui sorge un problema: secondo l’articolo 270 del Codice di proceduta penale, “i risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza”. E non saremmo in ogni caso di fronte a un omicidio o a una rapina. Altro punto sul quale probabilmente si aprirà una battaglia: la competenza territoriale. Dove si sarebbe eventualmente consumato il reato? A Bari? A Roma? In Sardegna? Chi deve indagare? Niccolò Ghedini, deputato e avvocato di Berlusconi, ha comunque precisato: “Il presidente del Consiglio non è ricattabile, perché ricattabile è chi non può rivolgersi all’autorità giudiziaria. Escludo la presenza di registrazioni”. Massimo fa il sismologo e annuncia la scossa. Settandue ore prima D’Alema va alla trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata e si trasforma in oracolo: “La vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Berlusconi è animato dal mito dell’eterna giovinezza, un mito pericoloso. L’opposizione deve reagire assumendosi le proprie responsabilità”. Un minuto dopo nel Palazzo ci si chiede a cosa alluda il deputato di Gallipoli (Achille Occhetto dixit), tre giorni dopo bossianamente arriva la quadra e la teoria del complotto decolla a razzo: D’Alema è amico del sindaco di Bari Michele Emiliano, ex magistrato, allora lui sapeva… Massimo nega e si indigna. Il suo più stretto collaboratore, il senatore Nicola Latorre, giura a Panorama che “tra le cose di Bari e le dichiarazioni di D’Alema non c’è un collegamento. Il ragionamento di D’Alema era esclusivamente, rigorosamente e totalmente di carattere politico”.

La ricostruzione temporale
Il senatore del Pd incastra un altro dato cronologico: “Il discorso di D’Alema nasce dalla constatazione che è stato Berlusconi a parlare di piano eversivo, cioè il fatto che si vuole sostituire un eletto dal popolo con un non eletto dal popolo”. La ricostruzione temporale non fa una piega, il Cav infatti il 13 giugno a Santa Margherita, durante il convegno dei giovani industriali, parla di “piano eversivo contro di me”. E di fronte “a una cosa del genere” dice Latorre “una forza d’opposizione segnala una evidente difficoltà, perché a dispetto di quel che si creda nell’immaginario io sono convinto che Berlusconi non parli mai a vanvera. Così di fronte a tutto questo D’Alema ha invitato l’opposizione ad avere un atteggiamento responsabile”. La tesi del principe delle tenebre incarnato in D’Alema per Latorre non esiste: “Se vogliamo dirla tutta, era un monito anche a quanti all’interno dell’opposizione si preoccupano soltanto di alzare il tono dello scontro e non si pongono il problema di proporsi al Paese come una credibile alternativa di governo.
Era un modo di rispondere politicamente alle cose dette da Berlusconi e un messaggio rivolto a tutto il centrosinistra”. In Parlamento nessuno ci crede, ma Latorre chiosa: “Personalmente, sempre, sempre, sempre, non ho mai ritenuto la scelta di mettere un non eletto dal popolo una buona cosa”. Resta il fatto che nel pentolone del diavolo barese bolle qualcosa e per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del Pdl al Senato, che in terra pugliese ha legami familiari e politici, quel qualcosa e il tentativo ciclico di mandare in stallo un jumbo che vola con il pieno del carburante, il pilota alla cloche, gli steward (e le hostess) ai loro posti.
“Se guardiamo la storia d’Italia, e piena di fibrillazioni” spiega Quagliariello “perche non si e mai sopportato che un governo si stabilizzasse. Abbiamo vinto le elezioni politiche, e venuta meno la logica delle coalizioni di un tempo, c’e una vera maggioranza intorno a un premier e gli elettori l’hanno confermata. Tutto cio per alcuni e intollerabile”.

Bersaglio grosso: l’immagine pubblica di Berlusconi
Intollerabile o no, qualcosa si muove. E sul G8 di meta luglio all’Aquila s’addensano nuvoloni. Sarebbe quello il bersaglio grosso della strategia di demolizione dell’immagine pubblica di Berlusconi. Finale di partita dei due divanisti. “E se arriviamo al G8 con il premier ammaccato? “. “Questo e probabile”. “Allora che succede?”. “Si va avanti e si attende l’autunno, quando la Consulta decidera sul lodo Alfano”. “E se il Cav ne esce senza scudo?”. “Elezioni anticipate, si rivota”. “E chi vince?”. “Noi vinciamo di nuovo”. “E noi perdiamo di nuovo”.

Ore di gossip
Il tempo dedicato dalle trasmissioni di approfondimento giornalistico al cosiddetto Noemigate e ai temi politici nelle ultime settimane
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La sentenza: la vita privata non si tocca, anche se riguarda un premier

Fotografi in azione

di Marina Castellaneta - Docente associato di diritto internazionale all’Università di Bari

La vita privata non si tocca, anche se riguarda un capo di stato con problemi matrimoniali (e la sentenza sembra adattarsi a quanto sta avvenendo in Italia). Lo ha deciso la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza depositata il 4 giugno 2009 che chiarisce i contorni del rapporto fra tutela della vita privata e libertà di espressione (sentenza n. 21277/05, Standard contro Austria).

Per la Corte europea (alla quale possono rivolgersi vittime di violazioni di un diritto da parte degli stati che hanno ratificato la Convenzione dei diritti dell’uomo) anche chi ha una funzione pubblica deve godere di “una legittima aspettativa relativa alla protezione della propria vita privata”.
Un conto sono i fatti che interessano la collettività, un’altra questione è la divulgazione al pubblico della vita privata di un politico che ha diritto alla tutela della privacy anche se utilizza la vita di coppia come strategia di marketing durante la campagna elettorale.
Alla Corte europea, le cui pronunce, pur se rivolte ad altri stati, costituiscono un precedente destinato a essere confermato in casi analoghi, vincolando poi i giudici nazionali a interpretare la convenzione secondo le indicazioni di Strasburgo, si era rivolta il giornale Der Standard. I giornalisti del quotidiano avevano pubblicato pettegolezzi sul probabile divorzio dell’allora presidente austriaco e sulla presunta relazione della moglie con un altro uomo politico. Tutte le notizie, poi, erano apparse sul sito internet del quotidiano.
I tribunali austriaci, su azione della coppia presidenziale, avevano condannato il giornale, che si è rivolto alla Corte ritenendo che fosse stato violato il diritto alla libertà di espressione.
Tesi respinta dalla Corte europea: la vita matrimoniale della coppia presidenziale, osserva Strasburgo, appartiene alla sfera privata e non è legata in alcun modo all’esercizio di funzioni pubbliche. Si tratta, poi, di notizie che non servono al dibattito pubblico su questioni scottanti sulle quali il giornalista deve informare.
I giudici internazionali riconoscono che, in alcuni casi, può essere necessario informare sulla salute di un leader, se incide sullo svolgimento delle sue funzioni, ma certo non su questioni che attengono alla vita matrimoniale o a presunte relazioni extraconiugali. In questi casi la stampa non contribuisce ad alcun dibattito pubblico né svolge la funzione di “cane da guardia”, che è quella tipica del giornalista, ma “semplicemente soddisfa la curiosità di alcuni lettori”.
La Corte europea sbarra quindi la strada alla possibilità di far rientrare nell’esercizio della libertà di espressione la diffusione di notizie sulla vita privata di uomini pubblici. E considera irrilevante che la coppia presidenziale abbia utilizzato la vita privata come strategia di marketing, abbia informato sin dall’inizio sulla propria vita matrimoniale e basato la campagna elettorale sui valori della famiglia. Anche in questi casi, infatti, gli uomini pubblici hanno diritto a essere protetti dai “rumor” su aspetti intimi della propria vita.
Giusta quindi la condanna del giornale.

Caso Noemi, Berlusconi chiarisce: “Mai avuto rapporti piccanti”

Silvio Berlusconi

E ora il presidente del Consiglio smentisce le ricostruzioni della stampa sul caso Noemi. Per stoppare gossip e malelingue: “Io non ho mai più detto niente di niente. Ho risposto da subito alla sola domanda se avessi mai avuto rapporti piccanti. E ho risposto: assolutamente no. Ci ho messo anche il carico del giuramento sui miei figli. Non ho mai più detto assolutamente niente. E invece guardate che cosa tocca leggere su certi giornali…”.
Il premier Silvio Berlusconi, davanti alle telecamere ammesse a palazzo Chigi alla firma di un protocollo per l’Abruzzo, commenta sorridente l’incalzare della stampa sulla “vicenda Noemi”. “C’è qualcuno che ha domande da farmi?” è la domanda retorica usata dal premier per introdurre la sua dichiarazione. Il Cavaliere ha tra l’altro chiarito che nel caso in cui fosse accaduta una cosa del genere (i rapporti con le minorenni) si sarebbe dimesso “immediatamente”.

Ma il segretario del Pd Franceschini non molla: “Vorrei dire che mi dispiace davvero se i figli del presidente del Consiglio si sono sentiti offesi: loro non c’entrano, non ho mai parlato dei figli di Berlusconi anche perché è lontano mille miglia dalla mia idea, quella di coinvolgerli nello scontro politico”. Il giorno dopo si spiega così il segretario del Pd, Dario Franceschini. “Non ho parlato dei suoi figli” aggiunge “ma dei nostri figli e dei valori che un uomo pubblico trasmette con comportamenti e parole. Non mi piace che ce lo dica la stampa estera: vorrei che noi italiani risvegliassimo da soli la nostra coscienza civile. Questa battaglia è una battaglia giusta che continueremo a fare nonostante tutti i polveroni sollevati per fermarci”.

Manager spregiudicati: ormai la cronaca è a pagamento


Patrick Lumumba, coinvolto nel giallo di Perugia

di Annalia Venezia
Gialli intricati? Scandali di provincia? Assassini che diventano star? Ecco un manager per ogni esigenza. E preparate il carnet degli assegni, se volete partecipare all’asta e aggiudicarvi gli ultimi protagonisti della cronaca. C’è chi lo chiama il borsino dell’orrore, chi parla di febbre da cronaca vera, chi di mercato impazzito (come si fa con le bolle finanziarie) e chi infine alza le spalle e ricorda che, quando ogni cosa ha un prezzo, è difficile distinguere tra prezzi buoni e prezzi cattivi. Così i casi di cronaca che si trasformano in gossip e quindi in affare grazie a questi press agent spericolati ormai stanno diventando numerosi. Vi dice niente il nome di Fabrizio Corona? Ebbene, non è più solo.
“Io mi occupo di comunicare l’immagine dei miei personaggi. Punto” dice l’ex pupillo di Lele Mora, Francesco Soprani Chiesa. L’ultimo “dei suoi personaggi” è don Sante Sguotti, l’ex parroco di Monterosso Abano, diventato padre. È apparso in studio a Buona domenica per raccontare la sua storia e tornerà altre due volte. Prezzo chiesto: 6 mila euro a puntata.
E se quella era cronaca rosa, la cronaca nera non è da meno. Patrick Lumumba viene scarcerato dopo essere stato accusato dell’omicidio della studentessa Meredith Kercher e Chiesa bussa alla sua porta. “Sei un personaggio, la tua storia vende, fidati di me. E firma qui”. Zac, il gioco è fatto.
“La prima intervista di Lumumba al giornale inglese Daily Mirror ha fruttato a Chiesa 70 mila euro” racconta il direttore di Oggi Pino Belleri. E per la prima in tv, a Matrix, il tariffario indicava 25 mila.
Lumumba sul mercato dell’informazione oggi non vale più molto perché ormai ha detto tutto. Però sa fare il dj e presto terrà serate nei locali: costo per i gestori, 3 mila euro a esibizione. La prima sarà in un noto locale milanese.


Don Sante Sguotti, innamorato di una parrocchiana, da cui avrebbe avuto un figlio

Tra i due, al momento, il prete è meno inflazionato e frutta di più. Solo pochi giorni fa si è conclusa l’asta tra i settimanali di cronaca rosa. Ha vinto Gente e sulla rivista ora sorride tutta la famiglia al completo: il parroco, la compagna e il bambino. Costo del servizio con intervista: altri 15 mila euro.
“Dopo un’esclusiva deve passare almeno una settimana prima che io possa permettere al mio personaggio di parlare con un altro giornalista” spiega il manager, contratto alla mano. “Per Panorama potrei fare un’eccezione perché non è un giornale di cronaca rosa”. Anche sul cachet? “Sì, il compenso per don Sguotti lo chiediamo solo ai giornali di gossip”. Ma l’ex prete ha già parlato con tutti. E presto, come Lumumba, avrà esaurito le richieste.
“Il manager ha proposto anche a me l’intervista al prete, ma io non ero interessato” racconta il direttore di Oggi Belleri. “Non c’era chiarezza sul servizio fotografico: avrei dovuto comprare un pacchetto a occhi chiusi senza sapere che cosa ci fosse dentro”.
Chiesa è un esperto nel settore. Appena fiuta che un personaggio ha il giusto appeal lo blinda con un contratto di 10 mila euro. E tutto quello che arriva extra è suo. Ma l’impresario piacentino non è il solo a trattare casi di cronaca. Prima di lui il re del mercato era Fabrizio Corona. Sono passati 2 anni dall’intervista che Donato Broco, in arte Patrizia, il transessuale che era con Lapo Elkann la notte dello scandalo, rilasciò al giornale Chi. L’intermediario Corona era riuscito a portare a casa un assegno di molte migliaia di euro, di cui una parte era andata al trans.

Il giovane tunisino si è presentato al funerale della moglie e del figlio, morti nella strage di Erba, con il manager Corona
Azouz Marzouk, la moglie e il figlio sono morti nella strage di Erba

Un anno dopo Corona aggancia Azouz Marzouk, il giovane tunisino divenuto famoso per la strage di Erba, quando Olindo Romano e Rosa Bazzi gli hanno ucciso la moglie e il figlio. All’epoca Corona aveva ingaggiato Azouz (ingiustamente sospettato del duplice delitto) nella sua scuderia e il 24 gennaio si era presentato ai funerali in Tunisia con maglietta griffata “Corona’s” e fotografi al seguito. Oggi il tunisino è finito in prigione per spaccio di droga ma Corona continua a occuparsi di lui.
Chi spera in un’intervista dal carcere deve preparare almeno 5 mila euro. E mettersi in fila se desidera le dichiarazioni il giorno della scarcerazione. In tv, un’esclusiva con lui oggi la si offre per 30 mila euro.
Corona ha comunque superato tutti dopo essere finito in manette nell’ambito dell’inchiesta Vallettopoli: appena tornato a casa, ha monetizzato la sua stessa vita. Prima personalizzando una linea di biancheria intima e poi offrendo interviste esclusive a pagamento (alcune sulla sua vita matrimoniale gli sono valse 50 mila euro) e serate in discoteca dove chiedeva 10 mila euro per 2 ore.
Nel mercato della cronaca da vendere si è affacciato anche Alessio Sundas, manager fiorentino di vip e presunti tali. Il suo ultimo acquisto in scuderia è Marco Ahmetovic, il romeno che ad aprile ha investito e ucciso da ubriaco quattro sedicenni di Appignano del Tronto. Per garantirselo gli ha offerto 8 mila euro. E per far capire di essere un rampante emergente è andato a insidiare anche il campo di gioco di Corona, contattando Azouz.
Sundas ha in mano la bozza del contratto che ha consegnato all’avvocato Roberto Tropenscovino, difensore di Marzouk. “Gli ho offerto 55 mila euro per scrivere un libro e lui ha accettato” assicura. Corona non l’ha presa bene. “Sundas non è un manager, specula sulle disgrazie altrui per farsi pubblicità” attacca. “Ha messo sotto contratto uno che ha ucciso perché guidava ubriaco. Sono scandalizzato”.
Risentita la replica di Sundas: “Da che pulpito, parla il re degli speculatori”.
Ed è una escalation quando il manager fiorentino mostra le raccomandate inviate agli indagati Alberto Stasi, Raffaele Sollecito, Amanda Knox e persino a Luca Delfino, l’assassino ligure della sua ex fidanzata Maria Antonietta Multari (accoltellata in strada perché non voleva tornare con lui). A tutti ha offerto 50 mila euro per le loro memorie. Non ha lasciato in pace neanche le gemelle Cappa di Garlasco, corteggiate da Corona già mesi fa. A loro ha proposto un contratto di 20 mila euro per una linea di occhiali.

Il romeno che ha investito e ucciso quattro ragazzi ha lanciato una linea di abbigliamento
Marco Ahmetovic, ha investito e ucciso quattro ragazzi

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