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Salva l’Italia inguaia Veltroni. Le firme anti Cav e le mille anime del Pd

Il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni

Altro che Salva l’Italia (la petizione del Partito Democratico che sta girando le piazze del Belpaese). Va salvato Walter Veltroni dal rischio flop dell’iniziativa, che intende raccogliere 5 milioni di firme, in vista della grande manifestazione del 25 ottobre.
Al di là del numero delle firme anti-Berlusconi raccolte, a fronte dei Km macinati dal pullman (on line sono poco più di 17mila), è il se firmare o meno che sta diventando un altro pretesto di contesa all’interno del partito fluido e girovagante. A dire no all’appello cominciano a essere in tanti, tra i vip.
Dopo il rifiuto del governatore campano, Antonio Bassolino (”Io con Berlusconi ci collaboro, non gli firmo contro”, ha detto. “Ognuno fa ciò che la sua coscienza gli dice”, la laconica risposta che il segretario del Pd Walter Veltroni ha dà allargando le braccia, in Transatlantico), si sfila anche il sindaco torinese Sergio Chiamparino (che non andrà alla festa del partito). Il governatore piemontese Mercedes Bresso firma “soltanto per militanza”. Ciù che invece non condiziona il sindaco veneziano Massimo Cacciari: “Nemmeno io firmerò, perché sono il sindaco di Venezia e non il segretario del Pd della mia città. Ma a parte questo, mi sembra un’iniziativa sballata”. Intervistato da Affaritaliani, Massimo Cacciari aggiunge che “il problema oggi del Partito Democratico è quello di organizzare se stesso e non di dare una spallata al governo che significherebbe frantumarsi la spalla. Perciò non firmo, assolutamente no”. E commentando la nascita di YouDem.tv, tira fendenti al suo stesso partito, segretari compreso: “Sarebbe il caso di concentrare gli sforzi per avere mezzi di comunicazione più efficienti di quelli attuali”. Delle due web tv “Non penso bene, mi pare ovvio. Anzi, è uno specchio del fatto che certamente nel Partito Democratico ci sono diverse correnti. Usiamo pure questa parola, così come ci sono state in tutti i partiti, ivi compreso il Partito Comunista Italiano. Solo che non c’erano tanti organi di stampa”. Cogli bene il punto il sindaco-filosofo: dietro questi distinguo si agita l’eterno fantasma della guerra interna ai democratici. Colpi bassi per destabilizzare Veltroni? Massimo D’Alema respinge tutti i sospetti: “Io dietro Bassolino? Solo un imbecille può pensarlo. Non è che io non faccio una cosa e la faccio fare a lui… “.
Nervi a fior di pelle, insomma. E quella che doveva essere un’iniziativa unitaria, sta per trasformarsi in un’azione di pochi: gli amici di Walter di qua e gli altri di là. Tanto che nemmeno il luogotenente veltroniano, Goffredo Bettini riesce a ricucire lo strappo, consigliando a Bassolino la linea del ma anche: “Ha il dovere di collaborare con il governo, ma anche il dovere di contrastare le scelte dannose del governo”. Più sarcastica la deputata Marina Sereni (vice capogruppo degli onorevoli del Pd) che butta lì: “Leggo che il presidente della Campania chiede a gran voce il congresso anticipato del Pd e dice che non firmerà la petizione…. Buon per lui che ha sempre le idee chiare, sa sempre da che parte stare e che ha dimostrato in tutti questi anni di saper costruire un gran partito di popolo, radicato, di massa, senza macchia e senza paura”.
Insomma, tra i democratici è il caos totale: “La domanda sorge spontanea: se Veltroni e Bettini non sono riusciti a convincere neanche Bassolino sulla bontà della loro inutile petizione antigovernativa, come pensano di poter convincere 57 milioni di italiani?”, si chiede in una nota Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. Vero, l’opinione è quella di un avversario, ma la sensazione è che il menù preparato in questi giorni agostani al loft sia roba per stomaci forti.
Ma c’è anche un’altra domanda che attanaglia gli iscritti: la manifestazione di Salva l’Italia (qualora la questione firme venisse superata) su quale canale andrà in onda? Sulla Red dalemiana o sulla You-dem veltroniana? Risponde per tutti la Jena su La Stampa: “La sfida sarà all’ultimo telespettatore: mezzo per uno”.

Giustizia: scudo per le alte cariche. Pd disponibile, Di Pietro insorge

Il voto in Senato sulla sicurezza

Passa al Senato la norma “blocca- processi”, il governo si prepara al ddl “lodo-bis” per garantire l’immunità alle alte cariche dello Stato, in Giunta per le elezioni a Palazzo Madama viene respinta la proposta di arresto per il senatore Pdl Nicola Di Girolamo. Insomma, l’esecutivo tira dritto. E l’opposizione si spacca.

Nel giorno della prima fiducia chiesta dal governo Berlusconi sul decreto fiscale (dopo 47 giorni dal giuramento), succede che il braccio di ferro tra Italia dei Valori e Pd finisca in lite. E che, sul decreto rifiuti, la minoranza si divida in tre: voto a favore dell’Udc, astensione del Pd, no dell’Idv.

Ma è la giustizia il cuore dello scontro tra Antonio Di Pietro e i Democratici. “Un problema gravissimo di alleanze”, dice l’ex pm di Milano, mettendo insieme il no all’arresto del senatore all’estero che non risiedeva in Belgio (Di Girolamo, appunto) e le parole di Anna Finocchiaro che considera una “apertura” del Pd al ‘lodo Schifani’ (”inopportuno per un premier, ma nessuna pregiudiziale”). “Ci dicano se vogliono fare la ruota di scorta a Berlusconi. Noi abbiamo chiesto voti per essere alternativi al Cavaliere. Se loro non sono d’accordo, non possiamo essere alleati”, attacca Di Pietro. E chiede “un immediato chiarimento pubblico”.
Chiarimento che non arriva. Anzi. Antonello Soro, capo dei deputati del Pd, risponde per le rime. Le parole di Di Pietro sono “inaccettabili”, troppo “sopra le righe”. Il Pd non farà regali a Berlusconi né accetterà di votare leggi ad personam, dice il capogruppo, ma “nessuno ha dato a Di Pietro la patente per misurare il rigore dell’opposizione del Pd e l’ex pm non si rende conto del regalo che fa lui al Cavaliere quando fa il massimalista e “scambia il tono della voce con la profondità del pensiero”.
Ma l’Idv ha scelto la strada dell’opposizione a tutti i costi e lo strappo con i veltroniani si ripropone più volte durante la giornata. Dal decreto rifiuti (no dipietrista, astensione Pd), alla conferenza dei capigruppo della Camera che il capogruppo di Idv Massimo Donadi abbandona dopo una lite solitaria con il collega del Pdl Fabrizio Cicchitto. Di Pietro sembra insomma alzare ogni giorno di più il prezzo dell’alleanza. E Veltroni non intende inseguirlo. Il segretario democratico, durante un incontro con i senatori, ha ribadito la linea di un’opposizione costruttiva, ma ferma nei principi.

L’immunità per le più alte cariche dello Stato, per il Pd, non è uno scandalo in sé, ma non è opportuno, come ha detto la Finocchiaro in aula, che un premier la chieda per sé e subito. Inoltre, ogni confronto va ancorato a condizioni precise, tra cui ad esempio che il lodo sia previsto da una legge di rango costituzionale e che comunque valga dalla prossima legislatura.
Paletti che Berlusconi certo non può accettare. E che riavvicinano, malgrado tutto, anche Pd e Idv.

L’ultimatum di Walter: “Il governo cambi metodo o addio dialogo”

Il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni

”In questi giorni si decide il futuro di questa legislatura: se il comportamento rimane come quello delle ultime settimane il clima non potrà che cambiare”. Tanto tuonò che piovve. Walter Veltroni, pressato da più parti all’interno e all’esterno (ultimi inviti: quello di Arturo Parisi su Repubblica di lunedì 16 e l’editoriale di Eugenio Scalfari sullo stesso giornale, domenica 15) del Pd, lancia un ultimatum al governo.

E lo fa giocando “fuori casa”: fa da ospite a una conferenza stampa organizzata dalla fondazione Fare Futuro, un “think tank” culturale vicino al centrodestra. Il leader del Pd si dice ”molto sorpreso e colpito dalla protervia con cui alcune cose vengono introdotte surrettiziamente”, e critica il primo mese di azione del governo in particolare per quanto riguarda ”il decreto su Rete4, le uscite della Lega sull’Europa, le intercettazioni e l’intenzione di inserire il lodo Schifani nel decreto sicurezza”.
L’uscita di Veltroni (dall’ombra) non è certo casuale: dopo un primo mese di opposizione piuttosto cauta e possibilista nei confronti delle iniziative del governo, dal decreto sicurezza ai rifiuti, il segretario del Pd ha visto le sue azioni all’interno del partito in netto ribasso. Pressato dall’opposizione vigorosa, senza se e senza “ma anche” di Di Pietro. Preoccupato dalle beghe interne del partito, tra la Fondazione Italianieuropei di D’Alema, l’editoriale di Famiglia Cristiana che ha mandato in fibrillazione i cattolici e i malumori di Rosy Bindi, Veltroni ha deciso di passare al contropiede. Un cambio di passo “ispirato” forse dall’editoriale domenicale di Scalfari che invitava il Pd a “decidere che non c’è più possibilità di dialogo sulle riforme con Berlusconi”, definito “Il re Sole”.

E oggi, sempre su Repubblica è Arturo Parisi a rincarare la dose. L’ex ministro della difesa parla di “dittatura dei leader” e esorta Veltroni a “farsi riconoscere dagli elettori prima che dal premier”.
Le prime reazioni del governo alle parole di Veltroni sono del ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi: ”Niente strappi, servono nervi saldi per mantenere il clima costruttivo per il bene de Paese” dice il segretario della DcA.”Capisco che Veltroni gli strappi li ha in casa ed è un suo merito mantenere il Pd ancorato a una cultura di governo. Questa scelta di coraggio prima o poi pagherà”.

La strategia di Veltroni: col “suo governo” fare ombra a quello del Cavaliere

Walter Veltroni
Il governo ombra gioca d’anticipo sul governo Berlusconi che si riunirà domani. Lo shadow cabinet di Walter Veltroni, che si è riunito oggi a Roma, ha aspramente criticato il governo del Cavaliere su Alitalia, ha fatto un’articolata proposta sull’occupazione femminile e ha parlato di intercettazioni. Quindi Veltroni ha espresso il proprio grido d’allarme contro i fatti che lui ha definito xenofobi e razzisti di questi ultimi giorni a Roma.

Nella conferenza stampa seguita alla riunione del governo ombra Veltroni ha espresso “il grandissimo livello di allarme e preoccupazione crescente sulla questione Alitalia. Siamo nel totale silenzio da parte del governo”. Quindi Veltroni ha criticato alcune frasi governative che parlavano di 12 mesi di tempo: “le stime di 12 mesi di tempo per esaurire il prestito ponte mi sembrano un modo per dilazionare la soluzione”. E per questo “chiediamo di avere presto in Parlamento un’informativa esaustiva”. Poi una serie di domande che esprimono le preoccupazioni di Veltroni: “Dove è la cordata? Da chi è composta? Quale grande compagnia internazionale c’è dietro? Con quale procedura si pensa di vendere Alitalia? Qual è il ruolo di persone incaricate di formare cordate?

Veltroni ha poi attaccato la maggioranza e in particolare Maurizio Gasparri ed altri esponenti del Pdl dopo che il responsabile dei fatti del Pigneto si è autodenunciato: “È un errore molto grave minimizzare i fatti accaduti in questi giorni contro gli immigrati, come fa qualcuno oggi. Io ribadisco: c’è un clima che non va bene, che si alimenta di intolleranza e xenofobia”. Quindi Veltroni ha attaccato le ronde: “Altro che ronde: ha ragione Manganelli serve l’effettività della pena, che dà anche senso al sacrificio e al lavoro di chi opera nelle forze dell’ordine”.
Ma il leader del Pd ha anche risposto al Guardasigilli, Angelino Alfano, che questa mattina aveva annunciato che il governo formulerà un provvedimento entro due settimane sulla questione delle intercettazioni: “La nostra posizione è quella che abbiamo scritto nel programma e non cambia. Noi vogliamo dare la libertà al magistrato di fare uso delle intercettazioni nelle indagini garantendo, sotto la sua responsabilità, che non vengano pubblicate dai media”.

Quindi una tematica che per Veltroni deve diventare “un moltiplicatore della crescita del Paese: l’occupazione femminile”. Infatti durante la conferenza stampa il segretario del Pd, insieme con il ministro ombra del Welfare, Enrico Letta, e delle Pari Opportunità, Vittoria Franco, ha presentato un articolato con norme che in parte “saranno emendamenti ai decreti del Governo Berlusconi sugli straordinari e in parte - ha spiegato Letta - saranno disegni di legge nostri”. Per l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio “dobbiamo dare degli incentivi fiscali affinché per un datore di lavoro sia più vantaggioso assumere delle donne”. Anche sul tema dell’occupazione femminile sono arrivate le critiche al governo, reo per Veltroni “di averla ignorata nei primi provvedimenti sulla detassazione straordinaria”. Nell’articolato presentato dal Pd ci sono proposte che prevedono “l’estensione e il potenziamento dell’istituto del congedo parentale o il rifinanziamento del Fondo nazionale per gli asili nido”, ma anche – come ha spiegato Letta – “l’obbligo di una equilibrata rappresentanza di genere nei Cda delle società a controllo pubblico (non inferiore ad un terzo)”. Per Vittoria Franco “siamo tra i Paesi più arretrati riguardo alla discriminazione di genere. Addirittura nel Sud le donne rinunciano a cercare il lavoro. Anche per questo - ha spiegato la Franco - presto incontrerò Emma Marcegaglia per esporre la questione al mondo imprenditoriale”.

Prima riunione del Governo ombra a Milano. Ospite di Formigoni

Walter Veltroni, perplesso
Silvio a Napoli, Walter a Milano. Berlusconi fa il primo Consiglio dei ministri operativo al Sud, Veltroni risponde con la prima riunione operativa del governo ombra al Nord. “Abbiamo deciso di fare la riunione del governo ombra a Milano” ha spiegato il segretario del Pd “per dimostrare la nostra attenzione alla città ed a questa zona del Paese così importante sotto il profilo economico, sociale e culturale. La nostra attenzione è iniziata prima delle elezioni ed infatti abbiamo tenuto a Milano l’assemblea costituente del Pd”. Veltroni che era ospite della Regione Lombardia, al Pirellone, ha ringraziato Roberto Formigoni e a proposito di federalismo ha detto: “inizieremo a partire dal lavoro svolto in Lombardia”. Poi il leader democratico ha spiegato che si propone di fare “un’opposizione intelligente che distingue i provvedimenti che corrispondono alle esigenze del Paese e gli atteggiamenti che contrastano con le richieste degli italiani”. Quindi, ricalcando l’azione del governo Berlusconi, Veltroni ha analizzato i temi fondamentali del momento.

PACCHETTO ECONOMICO
Per Veltroni va bene l’intervento sull’Ici, d’altra parte il governo Prodi era già intervenuto per il 40%. Ma il leader del Pd spinge perché ci siano “provvedimenti in favore di coloro che la casa non possono acquistarla”. E ancora: “Sono necessari interventi per chi non è proprietario di casa come la doppia defiscalizzazione per aprire il mercato degli affitti e la vendita dei patrimoni comunali o statali ‘per la costruzione delle case popolari”.

PACCHETTO SICUREZZA
Da Walter Veltroni arriva un sostanziale ok su molte delle misure varate nel pacchetto sicurezza del Governo, ma anche un nuovo no al reato d’immigrazione clandestina: “Gran parte dei provvedimenti del pacchetto sicurezza del nuovo governo” ha detto Veltroni “sono presi dal pacchetto di Giuliano Amato a parte il reato d’immigrazione clandestina che sui giornali vedo ora già derubricato a provvedimento di espulsione. E quindi non capisco perché non si possa semplicemente pensare alle espulsioni, anziché aggravare il nostro sistema giudiziario di un nuovo reato che riguarda centinaia di migliaia di persone”.

RITORNO AL NUCLEARE
Veltroni non si dice contrario al nucleare, ma critica la cronologia della realizzazione: “I tempi dell’annuncio e i tempi della realtà sono molto diversi. Si è parlato della prima pietra del nucleare in 5 anni, ma mi chiedo quale sia il rapporto tra questo annuncio e il complesso dei problemi legati alla capacità del nostro Paese e delle società occidentali di affrontare la grande questione energetica”.

RETE4
L’emendamento per salvare Rete 4 dal satellite è un argomento che trova la netta opposizione del Pd. Che tra l’altro a Montecitorio sta facendo ostruzionismo “Secondo me occorre un dibattito parlamentare. Non capisco tutta questa precipitazione. E poi mi chiedo perché ci sia stato bisogno di introdurre surrettiziamente un tema di questo genere”.

ALITALIA E MALPENSA
“Il tempo scorre e scorrono le risorse disponibili del prestito ponte, ma non emerge una soluzione alternativa ad Air France che è stata messa alla porta”: questa l’accusa sulla questione Alitalia posta da Veltroni. Il leader del centrosinistra considera “urgente” il caso Alitalia e chiede di capire “a che punto si trovi la cordata e i rapporti di alleanza con i grande gruppo internazionali”. Poi ha concluso parlando di Malpensa, spiegando che “il destino dello scalo milanese va separato da quello della compagnia di bandiera”.

Veltroni e Fini: prove (riuscite) di pacificazione. Intorno a un libro

Veltroni e Fini
La stagione del dialogo tra centrodestra e centrosinistra passa anche attraverso la presentazione di un libro. E infatti ieri sera all’Auditorium di Roma il presidente della Camera, Gianfranco Fini e il segretario del Pd, Walter Veltroni, moderati dal direttore del Tg La7, Antonello Piroso, hanno presentato e dibattuto sul libro La notte brucia ancora, scritto da Giampaolo Mattei e Giammaria Monti sul rogo di Primavalle.

L’esponente della famiglia Mattei è intervenuto per chiedere alle istituzioni “atti concreti e non solo parole, ormai aspettiamo da troppi anni”. Il presidente della Camera, proprio sulla questione delle istituzioni, ha ricordato le recenti parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che (durante la giornata delle vittime del terrorismo) ha esortato a non dimenticare. Fini ha poi spiegato che “il libro di Mattei è amaro e fa soffrire chi viveva in quegli anni. Io conoscevo Virgilio, avevamo la stessa età: io 21 e lui 22 anni”. Quindi una frase di Fini - sottolineata dagli applausi della platea – che ha sollevato molto dibattito: “In questo periodo ne ricorrono i 20 anni della morte e va detto che se fosse mancato un punto di riferimento come Giorgio Almirante, che ci insegnava a non odiare, oggi saremmo qui non a parlare di guerra civile strisciante, ma di una vera e propria guerra civile”.
Il presidente della Camera ha poi attaccato quella che fu “una vera e propria manipolazione da parte dei giornali di quegli anni, che non vollero vedere la verità”, e che anzi a detta di Fini “diventarono, in primis il Messaggero, il megafono di coloro che andarono a ricercare la pista nera all’interno della sede missina. Oggi per fortuna quegli anni sono lontani”.
Proprio sul tema della manipolazione giornalistica ha fatto eco il segretario del Pd affermando che si trattava di “un dogma, di un pregiudizio, che agiva perché erano anni orrendi. Gli anni dell’inferno italiano”. Veltroni ha voluto sottolineare il fatto che non ci sono morti di un lato politico o dell’altro: “Oggi contiamo solo i morti della democrazia italiana, ragazzi morti ammazzati dalla follia”. E proprio per questo Veltroni ha ammonito: “Attenzione quel tempo non è mai finito. La frase ‘10, 100, 1.000 Nassirya’ è tremendamente uguale all’altra ‘Basco nero il tuo posto è al cimitero’. Il pericolo è sempre annidato nella società”. E non è un caso se Veltroni ha ricordato tutto “quel percorso di ricostruzione del circuito della memoria avviato quando ero sindaco di Roma con l’intitolazione delle vie ai morti di destra e di sinistra”.

Quindi il leader democratico ha ringraziato l’autore del libro: “È importante che adesso comincino a parlare le vittime, mentre la scena la tenevano solo i carnefici”. E poi sul monito di Napolitano, che alcuni giorni fa aveva parlato di non dare tribune mediatiche ai carnefici: “Sei carnefice e vuoi raccontare quello che accadde in quegli anni? Ok, ma ci devi dire tutto, e non solo mezze verità. Per esempio” ha citato Veltroni “sul caso Moro non tutto è stato detto. Se vogliono parlare devono dirci tutto, altrimenti è intollerabile sentire la loro voce”.
Il dibattito tra l’ex missino e l’ex comunista, ormai due leader del Paese, è scorso via in maniera estremamente democratica. E Fini ha accusato il presidente brasiliano Lula “a cui quando ero ministro degli Esteri avevo chiesto notizie sull’estradizione di Achille Lollo (l’autore della strage del rogo di Primavalle), ma mi disse che non poteva essere concessa, né processato in Brasile”.

Finale su una frase che potrebbe sollevare polemiche visto che la strage di Bologna del 2 agosto 1980 ha dei colpevoli accertati dalla magistratura: “La strage di Bologna, così come tante altre stragi dal 1969 in poi, è ancora per molti aspetti una vicenda misteriosa. Troppe stragi” ha concluso Fini “hanno ancora verità giudiziare non ancora accertate”.

Governo ombra e coordinamento: la risposta di Veltroni. Alle correnti Pd


Preciso come un orologio svizzero (e come aveva promesso) a 48 ore dalla lettura della lista al Quirinale da parte di Silvio Berlusconi, il segretario del Pd, Walter Veltroni, presenta il suo governo ombra. Non ci sono Massimo D’Alema, Francesco Rutelli e Beppe Fioroni, ma ci sono Pier Luigi Bersani, Piero Fassino ed Enrico Letta. C’è il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che è stato piazzato alle riforme in funzione anti Lega.
Ma accanto al governo ombra ci sarà un organo politico, il coordinamento (dove comunque non siederà D’Alema), formato dai tre ministri ombra Pier Luigi Bersani, Piero Fassino, Enrico Letta, dal vicesegretario Dario Franceschini, dal coordinatore della fase costituente Goffredo Bettini, dai capigruppo al Senato e alla Camera Anna Finocchiaro e Antonello Soro, e dai coordinatori dell’area Organizzazione del partito, Giuseppe Fioroni, e dell’area Comunicazione, Paolo Gentiloni. Impossibile non rintracciare in questo sorta di mega caminetto tutte le correnti che ovviamente Veltroni nega esistano nel partito.
Nella conferenza stampa di presentazione Veltroni lo ha definito un esecutivo “molto qualificato e con personalità rilevanti. Che nasce per non dire soltanto dei no, ma per formulare proposte alternative”. Veltroni ha pure negato qualsiasi “tensione con l’Idv di Antonio Di Pietro: non fanno parte del gabinetto perché hanno fatto un loro gruppo parlamentare”.
Poi alcune curiosità: la risposta democratica alla 31 enne giovane Giorgia Meloni del Berlusconi quater è la ancora più giovane Pina Picierno (27 anni); mentre a differenza di quello del Cavaliere dove ce ne sono due (tre se si considera siciliano anche La Russa), non figura neanche un siciliano nel governo veltroniano; nove le donne di Veltroni.
Ecco lo shadow cabinet di Veltroni, ovviamente presieduto dallo stesso leader Pd: presieduto dal segretario del partito Walter Veltroni: Piero Fassino (Esteri), Marco Minniti (Interno), Lanfranco Tenaglia (Giustizia), Pier Luigi Bersani (Economia), Maria Pia Garavaglia (Istruzione), Matteo Colaninno (Sviluppo Economico), Enrico Letta (Welfare), Roberta Pinotti (Difesa), Alfonso Andria (Politiche Agricole), Ermete Realacci (Ambiente), Andrea Martella (Infrastrutture e Trasporti), Vincenzo Cerami (Beni e Attività Culturali), Giovanna Melandri (Comunicazione), Sergio Chiamparino (Riforme), Mariangela Bastico (Rapporti con le Regioni), Linda Lanzillotta (Pubblica Amministrazione e Innovazione), Vittoria Franco (Pari Opportinità), Beatrice Magnolfi (Semplificazione normativa), Maria Paola Merloni (Politiche Comunitarie), Michele Ventura (Attuazione del Programma), Pina Picierno (Politiche Giovanili).
Fanno parte del governo ombra anche il vicesegretario del Pd Dario Franceschini, i capigruppo alla Camera e al Senato Antonello Soro e Anna Finocchiaro, Enrico Morando e Riccardo Franco Levi, che svolgono le funzioni rispettivamente di coordinatore e portavoce.

Tensioni nel Pd: governo ombra o l’ombra di un governo che non c’è?

Walter Veltroni, sindaco di Roma, e neo segretario del Pd. I consensi alle primarie del 14 ottobre, attraverso le tre liste, sono stati 2.666.750 (75,81%).
Giura il governo Berlusconi. Prende forma, e già vacilla, il governo-ombra del Pd.
E i perché sono tanti. Vuoi per l’aumento delle tensioni nella coalizione tra Democratici e Idv, con Di Pietro che accusa Veltroni di voler fare tutto da solo (stessa polemica portata avanti dal fronte Radicale). Vuoi per la proliferazione delle correnti interne al Pd, ben organizzate e agguerrite.

Con ordine. Le parole dell’ex ministro Di Pietro danno ben poco spazio all’interpretazione: “Si faccia opposizione concreta o del governo ombra non resterà che l’ombra” dice il leader dell’Idv, che si definisce “sconcertato e amareggiato” per la decisione di Walter Veltroni di “andare avanti da solo” nella formazione dello shadow cabinet visto che non ha coinvolto nessun esponente dell’Italia dei valori ‘governo-ombra’. “Per noi Veltroni è e resta il leader della coalizione alleata - spiega Di Pietro - ma ci dispiace che ogni giorno lui prenda decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo (pur avendo 43 parlamentari), ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge neanche il 50%”. “L’Idv” sottolinea più volte l’ex pm “non è a caccia di poltrone, ma vuole condividere ruoli di responsabilità. Non capisco perché quando sono gli altri che aspirano a qualche incarico si dica che ‘vogliono contribuire fattivamente alla crescita di qualcosa’, mentre se siamo noi ad esprimere un desiderio di questo tipo, ci accusano di ‘volere solo delle poltrone’…”. In coclusione? “Ci auguriamo” è l’appello che il leader dell’Idv rivolge al segretario del Pd “che Veltroni superi il suo buonismo di facciata e si decida a fare un’opposizione davvero concreta altrimenti del governo ombra non resterà che l’ombra…”.

Lo sfogo di Di Pietro arriva dopo che ieri, in concomitanza con l’incarico a Berlusconi, sono cominciati a circolare i nomi dei componenti del governo ombra a cui Veltroni vuole affidare un’opposizione concreta. Si parla di Bersani all’Economia e Letta alle Attività produttive. Poi Pietro Ichino al Lavoro, Salvatore Vassallo, Giorgio Tonini all’Istruzione, Marco Minniti o De Sena all’Interno, Merloni ai Beni culturali, Realacci all’Ambiente, Enrico Morando alle Infrastrutture, per il Welfare-Sanità Maria Pia Garavaglia e la radicale Maria Antonietta Farina Coscioni per famiglia-Pari opportunità. A lei - che però ha già fatto sapere di non aver ancora ricevuto alcuna proposta - il delicato compito di formulare proposte alternative di governo sia sulle politiche familiari che sui diritti civili. Veltroni avrebbe invece incassato il no di Lanzillotta, Parisi e D’Alema.

E proprio tra il segretario e l’ex ministro degli Esteri la tensione, in queste ultime ore, si è maggiormente alzata. Il tema? Un classico: le correnti. Massimo D’Alema sta organizzando la sua all’ombra della Fondazione Italiani-Europei, già riunita l’altro giorno in un albergo del centro, una cinquantina dei deputati tra cui Letta e Bersani (altri due punti di riferimento per altrettante fondazioni socio-politiche). L’ufficializzazione è arrivata proprio dal vicepremier uscente che, parlando al Tg3, ha ribaltato il concetto: “Le correnti? Non le ho create io, il Pd è un partito fatto di molte componenti, ed è una cosa visibile nella vita del partito, a cominciare da come si distribuiscono gli incarichi parlamentari…”. Parole che, se possibile, hanno ulteriormente irritato il segretario del Pd che, racconta ci ha parlato, già ieri non aveva accolto affatto bene la notizia della riunione dalemiana.

Eppure, guardando al calendario, l’analisi di D’Alema è ineccepibile: il 15 di questo mese prenderà forma Liberal, capofila Enzo Bianco che dovrebbe contare su 20-30 deputati che, si precisa, “sono totalmente dalla parte di Veltroni”.
Il segretario, nella guerra nemmeno troppo fredda con il fronte dalemiano, sta inoltre tentando di rinsaldare il rapporto con ex popolari che, ognuno con i propri petali, vogliono il prima possibile Franco Marini alla presidenza del partito (la poltrona lasciata libera, non senza qualche sorpresa, da Romano Prodi) e non gradiscono affatto la linea dalemian-bersaniana sulle alleanze. Non solo, gli ex Ppi assicurano di non volere ritrovarsi a vivere “la stessa saga (la rivalità tra Veltroni e D’Alema, ndr) che accompagna i diessini da ormai 15 anni”. Non a caso Fioroni ha fatto sapere oggi che i popolari si troveranno di nuovo ad Assisi a settembre, bissando l’appuntamento dello scorso anno.Poi ci sono i Radicali che, ottenuto per statuto il riconoscimento di corrente, dopo l’Assemblea dei Mille dello scorso fine settimana vorrebbero aprire in cantiere a sinistra aperto a socialisti, verdi e sinistra radicale.

Insomma, una maionese che rischia presto, e pericolosamente, di impazzire.

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