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Il mattino dopo è tutto tranquillo, in via Paolo Sarpi, l’arteria principale della Chinatown milanese: quiete quasi irreale dopo la guerriglia tra immigrati cinesi e agenti della polizia locale. Ora sventola anche un tricolore, proprio dove giovedì era un tripudio di bandiere rosse a stelle gialle. Ieri a tenerle alte erano i cinesi, al grido di: “Basta razzismo e repressione”, in un italiano chiaro anche se a volte sgrammaticato, per protestare contro vigili e polizia, che per ordine dell’ amministrazione Moratti, hanno recentemente inasprito controlli e sanzioni sul commercio all’ingrosso e la viabilità nel quartiere.
Che, abitato da inizio secolo dagli immigrati cinesi, ora è da loro praticamente dominato (sono più di 12mila in tutta Milano), come si può notare dalle scritte sulle porte dei negozi e persino nei cartelli delle agenzie immobiliari scritti coi caratteristici ideogrammi. Negli anni, nel capoluogo meneghino la comunità cinese, anche limitatamente ai dati ufficiali ritenuti da molti sottostimati, ha fatto registrare una crescita esponenziale: 500 i residenti nel 1986, 5.700 nel 1996, oltre 11mila nel 2004. Ma forte è l’immigrazione clandestina e diverse fonti sottolineano la ridottissima mortalità ufficiale, l’assenza di funerali visibili: il sospetto è che i deceduti non vengano denunciati, per riutilizzare i documenti e le identità dei morti per i nuovi arrivati.
Il mattino dopo, dai balconi sventolano anche un paio di vessilli arcobaleno della pace e diversi stendardi arancione con la scritta “Vivi…Sarpi, no all’ingrosso e all’illegalità”. Sono scoloriti, probabilmente stanno lì da tempo e sono il segno delle proteste dei residenti italiani che da mesi protestano e chiedono al governo della città di intervenire con misure in grado di “riportare la legalità anche in questa zona”.
L’impressione è infatti questa: che gli scontri di ieri - premeditati o scoppiati per una banale multa - siano comunque nati da un contesto di profondo malcontento e di mal riuscita integrazione tra i cittadini della “vecchia Milano” e i nuovi abitanti orientali, come il ricorso a bandiere e vessilli sta a testimoniare. E ora, se come diceva ieri un poliziotto intervenuto sul luogo degli scontri: “Il dragone ha alzato la testa”, si è creato un pericoloso precedente per altre guerriglie in stile banlieue, come bene racconta questo filmato:
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