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Ignazio-La-Russa

Santoro e la tv sulla gru - TREND SUL WEB

Il conduttore di "Annozero", Michele Santoro (ANSA/CLAUDIO PERI)

Il conduttore di "Annozero", Michele Santoro (ANSA/CLAUDIO PERI)

Dove navigano gli internauti? Panorama.it ha fatto una selezione delle notizie principali (e più curiose) comparse oggi pomeriggio sui siti online dei quotidiani italiani. Continua

Fuoco amico contro Ignazio La Russa


Ignazio La Russa: il ministro della difesa finito a difendersi dalle pallottole afghane e dal fuoco amico del Pdl

di Pietrangelo Buttafuoco

Certo la pregiudiziale è pesante: Ignazio La Russa ha la barba ed è interista. Il ministro della Difesa, poi, ha anche quel vocione così maschio. «Quando parli mi disturbi, Ignazio!»: così disse con il consueto tono scherzoso Silvio Berlusconi, glabro e milanista, durante un Consiglio dei ministri. E poi Ignazio è pur sempre quello che fa il partito, il Pdl, «o come diavolo si chiama», mentre Berlusconi non lo vorrebbe proprio il partito, o meglio: se lo tiene ma anche lo darebbe via. Continua

Armare i bombardieri italiani? E il Parlamento torna ad essere “normale” (per un attimo)


Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)

Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)

Ci vuole sempre una tragedia per spingere il Parlamento italiano ad essere normale. Una regola che valeva per il passato e che vale per il presente, dopo la morte di quattro alpini in un agguato in Afghanistan. E lo dimostra, infatti, la discussione scaturita ieri dalla proposta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla possibilità di armare i bombardieri italiani in missione, quando pareva esserci uno spiraglio per un dialogo tra maggioranza e opposizione sulle missioni militari all’estero; ma l’abbaglio è durato poco meno di una giornata. E vi raccontiamo come. Continua

Ma quale gaffe su Siena-Inter: quello di La Russa era un inno alla democrazia del lavoro


Ignazio La Russa abbraccia Materazzi dopo la conquista della Coppa Italia

Ignazio La Russa abbraccia Materazzi dopo la conquista della Coppa Italia

Lo hanno attaccato in tanti,   pure Ffweb, il giornale on line di Gianfranco Fini. Ma qui, dal pulpito mondadoriano, vogliamo spezzare una lancia, anzi un’alabarda, in favore di Ignazio La Russa.
Dice il ministro della Difesa che il comunicato diramato lunedì, il giorno in cui sono morti due soldati italiani - quello da tifoso dell’Inter, più che da ministro in lutto - non lo ha dettato lui. Continua

La Russa: Gianfranco, dì qualcosa di destra


La Russa: gianfranco, di' qualcosa di destra

di Pietrangelo Buttafuoco

Via Venti Settembre, a Roma, sede del ministero della Difesa: pochi passi e, all’angolo, c’è via delle Quattro Fontane. Per quei 3 milioni di italiani elettori di un partito che si chiamava Movimento sociale italiano la zona è familiare assai. C’era la sede a Palazzo del Drago. Fuori era parcheggiata la Fiat 500 di Giorgio Almirante e i fattorini del Secolo d’Italia, il quotidiano di questo partito proibito dalla Costituzione, a molti ufficiali del ministero recapitavano di nascosto la copia del giornale con gli articoli di Clemente Graziani. Sembra, è il caso di dirlo, un secolo fa. Continua

Pdl verso le regionali: un partito troppo litigioso?

Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, abbracciato dai colleghi (Ansa)

Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, abbracciato dai colleghi (Ansa)

A un mese dalle elezioni regionali del 28 e 29 marzo e nel mezzo della bufera mediatica e giudiziaria scoppiata sul capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e su uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini, si riaccende il dibattito sul futuro del maggiore partito moderato in Italia, il Popolo della libertà, alle prese con la lotta interna per le liste e il nuovo diktat del Cavaliere sulla “questione morale” dopo gli arresti per presunte tangenti a Milano e Vercelli. Continua

Tremonti-Brunetta: i ministri contro fanno bene alla storia, meno ai governi

Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, con Giulio Tremonti, ministro dell'Economia

Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, con Giulio Tremonti, ministro dell’Economia


L’ultimo attacco contro il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a capo di un dicastero costantemente sotto assedio, è stato messo a tiro da un collega che di certo non le manda a dire: il veneziano Renato Brunetta. “Sono un economista, lui no”, la battuta del ministro per la Pubblica amministrazione, a proposito dell’ipotesi di tagli alla burocrazia nella finanziaria 2010. Continua

Maroni studia come spostare i carabinieri dalla Difesa al Viminale

 Maroni e La Russa

Il progetto non è ancora nero su bianco ma sotto traccia gli schieramenti cominciano a prendere posizione. Da qualche mese il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, insiste sulla riforma della pubblica sicurezza, una revisione completa della legge 121 del 1981 che smilitarizzò la Polizia e che tuttora regola il coordinamento delle forze dell’ordine. “Attualizzarla, non stravolgerla” dice Maroni. Il suo sogno, mai espresso apertamente ma neanche smentito, è trasferire in futuro i Carabinieri dalla Difesa al Viminale, da cui già oggi dipendono per le funzioni di ordine pubblico.
L’obiettivo raggiungibile concretamente, per ora, è un coordinamento che eviti sprechi e garantisca più sicurezza alla cittadinanza. Comunque vada, sarà una rivoluzione. E Maroni ha anche indicato i tempi della riforma: due anni, cioè entro il trentennale della legge 121 che ricorrerà nel 2011. Un impegno che non sarà facile realizzare.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, sta già lavorando a un progetto che rimoduli “le articolazioni territoriali delle forze di polizia a carattere generale”, Ps e Carabinieri, come lo stesso Maroni annunciò il 13 gennaio in Senato. Un lavoro lungo e diplomatico che al momento non prevede lo spostamento dell’Arma sotto il Viminale ma cerca di individuare il modo migliore per razionalizzare quanto esiste.
Certo non fu per caso che in gennaio Maroni inviò in Francia due dirigenti del suo ministero per studiare la “rivoluzione francese” attuata da Nicolas Sarkozy: lo spostamento della Gendarmeria, equivalente all’Arma dei carabinieri, alle dipendenze del ministero dell’Interno. Il gendarme resta militare pur prendendo ordini dal prefetto. Oltralpe, però, le sovrapposizioni italiane non ci sono, perché ai gendarmi sono affidati i centri minori e alla polizia le grandi città: proprio uno degli obiettivi del progetto redatto nel 1997 dall’allora sottosegretario all’Interno Giannicola Sinisi.
Idea irrealizzabile secondo Marco Minniti, responsabile del dipartimento sicurezza del Pd ed ex viceministro dell’Interno: “La divisione territoriale non è praticabile, sconvolgerebbe l’Italia” dice a Panorama. “Invece una rivisitazione profonda della legge 121 è indispensabile. Abbiamo cinque forze di polizia più quelle regionali, provinciali e locali. Così come nella legislatura guidata dal centrosinistra varammo con il centrodestra una riforma che pareva impossibile come quella dei servizi segreti, oggi possiamo arrivare a un risultato condiviso”.
Nell’audizione dinanzi alla commissione Antimafia del 2 aprile Maroni espose con chiarezza le sue preoccupazioni. Nei prossimi cinque anni diverse migliaia di poliziotti e carabinieri andranno in pensione e già oggi tutte le forze dell’ordine lamentano una carenza complessiva di circa 23 mila uomini. Anche se nel 2009 saranno arruolati 2.800 poliziotti e carabinieri, secondo il ministro sarà impossibile assumerne altri 20 mila nei prossimi 4 o 5 anni. E dunque va rivisto “il modello organizzativo che vede una sorta di competizione sul territorio” tra Ps e Arma, spesso causa di “diseconomie che devono essere superate”.
Impresa complicata, se solo si pensa che l’Italia è da tempo sottoposta a una procedura d’infrazione da parte dell’Ue per non avere ancora organizzato il 112 come numero unico per le emergenze: resta uno dei cinque centralini esistenti, mentre da anni è il numero unico d’emergenza in tutta Europa. E sembra altrettanto difficile unificare le sale operative, nonostante gli esperimenti positivi di centrali interconnesse come quelle di Trieste (dove una richiesta d’aiuto viene girata a chi è più vicino, compresi i vigili urbani) e di Rovigo.
Maroni sa che dovrà scontrarsi con interessi e abitudini consolidati, tuttavia non nasconde di avere studiato i modelli organizzativi di tutti i paesi europei che “vanno nel senso di una concentrazione delle forze di polizia, di un coordinamento stretto, dell’eliminazione di corpi esistenti per prevedere un sistema omogeneo e che funzioni”. Lo disse in maggio al forum delle polizie locali a Riva del Garda. Proprio la riforma delle polizie locali è considerata dal governo il passo successivo al decreto sicurezza già approvato, e su di essa concordano tutti, dal Pd al Pdl.
Nella maggioranza l’anima di An, storicamente vicina ai carabinieri, alza le antenne quando teme qualcosa di simile a un ridimensionamento dei loro poteri. A cominciare dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che nel difendere i “suoi” carabinieri insiste anche lui sull’abbattimento dei costi e sul migliore coordinamento. “Le funzioni dell’Arma, che compirà 200 anni nel 2014, non si toccano” premette Filippo Ascierto, deputato di lungo corso, membro della commissione Difesa e maresciallo dei carabinieri, però “razionalizzare ed eliminare le sovrapposizioni è indispensabile”.
Recupero di efficienza e risparmi sono possibili perché secondo il ministro dell’Interno “non è più possibile avere presidi sul territorio che alle 8 di sera chiudono per carenza di personale”. Non è casuale il riferimento alle stazioni dei carabinieri, struttura decisiva nel controllo del territorio che va rafforzata anche secondo Filippo Saltamartini (Pdl), vicequestore aggiunto della Polizia e oggi senatore membro dell’Antimafia.
Raggiungere un migliore coordinamento significa anche definire un punto di mediazione. Ci sono zone con Polizia, Carabinieri e Finanza e altre prive di controllo: in molte aree toccherà probabilmente all’Arma riorganizzarsi, quasi come una doverosa disponibilità dopo avere ottenuto l’autonomia dall’Esercito diventando la quarta forza armata.
Nello stesso tempo gli ufficiali dei Carabinieri potrebbero essere destinati agli stessi incarichi dei prefetti senza per questo rinunciare alla carriera militare. “Un loro maggiore coinvolgimento ai vertici dell’ordine pubblico potrebbe essere un giusto riconoscimento” riflette ancora Minniti. “Perché non pensare in futuro a un carabiniere capo della Criminalpol?”.
Ipotesi, naturalmente. Certo che dal centrosinistra arrivano messaggi che incoraggiano Maroni ad andare avanti, tanto da far proporre a Minniti “un piano straordinario di controllo del territorio anche per decreto legge”. Come ha detto Maroni, ci sono tante idee e proposte diverse. Tra non molto arriverà il momento della sintesi.

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