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Bruno Vespa in volo sopra L’Aquila: Povera mia bella città

 Chiesa di Santa Maria a Paganica

Povera la mia bella città, massacrata da 30 secondi di terremoto. Pensavo che l’ultima strage sarebbe rimasta quella del 1703, quando fu inghiottita da un terremoto buona parte della città medioevale. Ressero le facciate delle chiese romanico-gotiche e rinascimentali più belle. Le colonne snelle e svettanti furono imbracate da orride camicie barocche e restituite alla loro meraviglia solo negli anni 70 da un coraggioso sovrintendente, Mario Moretti, morto di crepacuore per le critiche ingiustamente subite. La tragedia di Avezzano del 1915 ci colpì solo di striscio, ma il terremoto fa parte della nostra storia e non c’è aquilano che non abbia imparato a convivervi. Quando ero bambino, negli anni 50, mi insegnarono ad affrontare gli sciami sismici tenendo abiti e scarpe ai piedi del letto e correndo a rifugiarmi a ogni scossa sotto i muri maestri della casa: quelli che non crollano neanche quando la terra inghiotte il resto. Allora i vecchi edifici aquilani furono rinforzati da catene di ferro e i nuovi costruiti secondo rigorose regole antisismiche.
O così avrebbe dovuto essere. Perciò quando ieri notte la televisione ha detto che era crollato un grande albergo costruito vicino a casa mia una trentina d’anni fa, ed era inagibile lo stesso modernissimo ospedale, mi sono cascate le braccia. Le prime immagini trasmesse nella notte ci hanno mostrato la casa di mia moglie, nel cuore del centro più colpito della città. La facciata rinascimentale sembrava aver retto ma poco oltre abbiamo visto delle macerie. Ce l’avrebbe fatta a resistere? Ha retto bene la casa in cui sono nato: costruita nel ‘40, era stata rinforzata una ventina d’anni dopo da poderose catene di ferro. Dentro, le lesioni hanno gonfiato la vecchia carta da parati ma non sono esplose. Non ha retto invece il mobile da toletta al quale mia madre era molto affezionata: vi riponeva i pettini e i soli due tubi di crema che usava.
Adesso che con l’elicottero sorvolo la mia città ferita, vedo che il disastro è enormemente superiore alle previsioni. Mi colpiscono innanzitutto le chiese. È crollato il campanile di San Bernardino, magnifica chiesa rinascimentale già distrutta all’interno dal terremoto devastante del 1703. Aveva retto (e ha retto stavolta) la splendida facciata che incantò il grande pianista russo Sviatoslav Richter, alla sua prima tournée fuori della cortina di ferro. Non si presentò in orario al vicino teatro comunale e il direttore artistico della società dei concerti, bravo musicologo comunista, pensò a un sequestro della Cia. Richter era invece sotto la pioggia battente e senza ombrello ad ammirare questa meraviglia che custodisce il corpo del santo senese.
Ma il campanile non c’è più. Credo che anche la chiesa delle Anime sante, un triste tempio barocco in piazza del Duomo, avesse resistito a molti terremoti. Quello di domenica notte l’ha sventrata. Come spesso accade, le facciate intatte nascondono molte rovine. Così per il Duomo, ricostruito dopo il 1703 e ora irreparabilmente devastato nella parte absidale. E ancora San Marciano e, in misura minore, altre chiese importanti. Lo stesso Castello spagnolo costruito nel ‘500 (”per reprimere l’audacia degli aquilani”) è stato severamente sbrecciato. Molte delle case antiche hanno resistito, altre sono cadute per sempre.
Ma colpisce vedere distrutta la Prefettura, che pure dovrebbe aver avuto rinforzi in ferro negli anni 70; il grande albergo Duca degli Abruzzi, costruito negli anni 70, e infine l’ospedale costruito anch’esso tra gli anni 70 e 80, quando già gli avvertimenti sismici erano largamente presenti. Ci sono ancora molti morti sotto le macerie della mia città. Tra i vivi nessuno osa dormire in casa. Nella notte tra lunedì e martedì perciò forse 70 mila persone avranno dormito in ricoveri di fortuna. Molti andranno negli alberghi sulla costa esattamente come avvenne nel ‘76 in Friuli. Allora la ricostruzione fu sollecita e molto ben fatta. Speriamo che stavolta avvenga la stessa cosa.

In Abruzzo, giù chiese e monumenti. A rischio la memoria artistica dell’Aquila

chiesa

Era la città delle 99 Cannelle, famosa per le 55 Chiese, bella come un presepe: L’Aquila. Già, era…

Ora è un ammasso di macerie, con pochi monumenti in piedi e la maggior parte delle chiese distrutte. La mano infernale che nel buio della notte ha stritolato l’Abruzzo, ha prodotto lesioni gravi alla totalità del patrimonio artistico e culturale dell’Aquila e della zona del cratere. E a essere a rischio è la memoria storica, culturale, della città.
Non si è salvato praticamente nulla, conferma l’architetto Augusto Ciciotti del Dipartimento dei Beni Culturali d’Abruzzo.

Anzi, qualcosa che si è salvato c’è: la teca che contiene le spoglie di Papa Celestino V (il “Papa del gran rifiuto” che già si salvò nel terremoto del 1703, quando venne giù il soffitto dell’edificio costruito nel 1287). L’operazione di recupero è stata condotta da Vigili del Fuoco, Protezione Civile, con la collaborazione della Guardia di Finanza e sotto la supervisione del rettore della Basilica di Collemaggio, don Nunzio Spinelli. La teca è stata trasferita dal complesso di Collemaggio, gravemente danneggiato dal terremoto: “Si tratta di un altro grande miracolo di papa Celestino V - ha commentato Fabio Carapezza Guttuso, responsabile Commissione Sicurezza Beni Culturali -. Le spoglie di Celestino sono state conservate in perfetta sicurezza”. La volta della Basilica di Santa Maria di Collemaggio è infatti crollata proprio nel punto in cui si trovava la teca, che era rimasta quindi sotto un cumulo di macerie.

Il sisma di lunedì scorso ha fatto precipitare la volta della chiesa romanica. E non solo di quella, visto che per Daniel Noviello, responsabile nazionale di Legambiente Protezione Civile, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos: “Il 70% dei beni culturali de L’Aquila è andato distrutto”. E il resto “ancora non lo abbiamo visto” perché i lavori di recupero “si stanno concentrando soprattutto sul centro storico del capoluogo, che è andato giù tutto”.
Insomma, è gravissima la situazione delle chiese del capoluogo, da Collemaggio alle Anime Sante, drammatica quella dell’Archivio di Stato che aveva sede nel Palazzo del Governo totalmente crollato. “Non sappiamo in che condizioni sono i documenti medioevali, libri e quant’altro riguarda la storia dell’Aquila” racconta Ciciotti “ma la stima dei danni complessivi è al momento incalcolabile. E ci vorranno anni per ricostruire”.

Il danno non riguarda solo monumenti o palazzi storici - non è rimasto in piedi neanche un campanile del cratere - ma anche l’indotto turistico che ha sempre portato un notevole introito all’Aquila e all’aquilano. “Ora non possiamo fare nessun intervento. Ci vorranno mesi per fare un inventario, puntellare gli edifici, fare una lista dei danni, evacuare biblioteche, quadri, statue, cioè i beni mobili culturali e poi mettere in depositi, da individuare perchè non sappiamo ancora dove metterli - riprende affranto Ciciotti - Prima va messo tutto in sicurezza per provare a salvare il salvabile. Ci sono riflessi sul tutto il territorio incalcolabilì’.
L’Aquila ferita, tutto l’aquilano e parte delle provincie limitrofe violentate dalle scosse che continuano a scuotere la terra. Distrutta la torre medicea di S.Stefano di Sessanio, gioiello architettonico del Gran Sasso - in cui sono crollate molte case ricostruite di recente - crollato in pezzi il bellissimo castello-rocca di Ocre, lesionata la chiesa sul tratturale di S.Stefano a S.Pio delle Camere, capolavoro romanico, lesionati o inagibili altri conventi e chiese in Val Peligna e nel pescarese, campanili sbriciolati a Rovere sull’Altopiano delle Rocche.
Pochi i miracoli, poche le strutture che hanno resistito alla furia del terremoto. Proprio a S.Pio delle Camere, paese natale dell’ex presidente del Senato Franco Marini, nessun danno al triangolare castello fortezza abbarbicato, mentre a pochi chilometri nella frazione di Castelnuovo ci sono stati crolli e vittime.
E salva anche la Rocca di Calascio, splendido baluardo mediceo che fu abbandonato assieme al borgo nei secoli scorsi proprio a causa di un sisma.
Il palazzo della Prefettura all'Aquila

Aspettando anche gli aiuti americani (concordati telefonicamente tra il premier Berlusconi e il presidente Usa Obama), per cominciare a mettere “fondi in cascina”, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha attivato il conto corrente postale “Salviamo l’arte in Abruzzo”, contando di raccogliere le donazioni di contributi dall’Italia e da tutto il mondo. “Di fronte a questa immane tragedia” ha dichiarato il Ministro Sandro Bondi nel corso del Consiglio dei Ministri svoltosi oggi a Palazzo Chigi “che rischia di cancellare intere comunità locali, credo sia particolarmente importante l’impegno del Governo per assicurare che anche il patrimonio artistico distrutto o danneggiato possa essere al più presto restituito agli abitanti delle zone colpite. Le chiese, le piazze, i palazzi antichi esprimono infatti in modo simbolico la memoria e l’identità più profonda di questi luoghi. In tutto il mondo, oltre il cordoglio per i numerosi lutti, non a caso c’è preoccupazione soprattutto per lo stato del patrimonio artistico, che anche all’estero viene percepito come vera essenza del nostro paese”. In campo anche una task force di esperti, già intervenuti sui monumenti danneggiati dal sisma del 1997 in Umbria e Marche, in supporto ai funzionari locali.

Terremoto, Berlusconi: “Subito altri 70 milioni. Il decreto legge dopo Pasqua”

Ronde della polizia all'Aquila

“Abbiamo approvato una variazione di bilancio per mettere a disposizione della protezione civile altri 70 milioni, che portano gli stanziamenti complessivi a 100 milioni di euro”, per gli interventi di soccorso e aiuto ai terremoati dell’Abruzzo.

Questo l’annuncio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri di giovedì 9 aprile. Mentre il decreto, fa sapere, verrà varato dopo Pasqua.
Il decreto sugli aiuti per le zone terremotate slitta a dopo Pasqua. Via libera invece a una ordinanza per sospendere i termini relativi, fra l’altro, a mutui e bollette per i cittadini coinvolti dal sisma.

“Abbiamo allocato più di diecimila persone negli alberghi sulla costa”, fa sapere il premier Berlusconi. “Abbiamo anche cominciato ad avere l’attivazione di altre strutture alberghiere nella provincia di Ascoli e in totale sono 171 gli hotel messi a disposizione dalle associazioni alberghiere, a cui vanno i nostri ringraziamenti”. “In totale” sottolinea il presidente del Consiglio “le aree di ricovero sono 41, le tende aperte e utilizzate sono 3289: abbiamo assistito praticamente 20mila persone”.
Quanto ai “tempi di ricostruzione non sono calcolabili in mesi”, ha detto il capo del governo ribadendo che il progetto di affidare i “100-108 cantieri alle province va avanti”. “Il progetto sta accogliendo adesioni da parte di molte province, che dispongono di tecnici, ingegneri, geometri, e possono contare su aziende edilizie capaci di trasferirsi per la realizzazione dei cantieri”.
Sempre oggi sarà varata una nuova ordinanza della Protezione civile nella quale saranno contenute le sospensioni dei termini (giudiziari, fiscali e di bollette) relative ai cittadini residenti nelle zone colpite dal sisma. Come annunciato dal ministro Maurizio Sacconi, ci sarà la sospensione, per i residenti delle zone colpite dal sisma, del pagamento di tutte le tasse, sia nazionali che locali, nonchè dei contribuiti. Sacconi ha detto inoltre che sarà allargata ai lavoratori autonomi la platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali. Si tratta soprattutto di chi ha attività commerciali e artigianali. Si sta valutando il periodo di ‘coperturà di questi ammortizzatori. Per i lavoratori dipendenti ci sarà la Cassa integrazione in deroga, estesa cioè anche ai settori normalmente esclusi. Sul fronte della sicurezza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha fatto sapere che, al fianco dei soldati già sul territorio abruzzese, ci saranno altri 700 militari delle forze dell’ordine “per svolgere attività di pattugliamento contro lo sciacallaggio”.
E arriva anche la buona notizia dal
ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Altero Matteoli che mette fine alle polemiche e alle proteste: le persone sfollate che utilizzeranno con le proprie autovetture le autostrade A24 e A25 non pagheranno il pedaggio. Il monistro era stato sollecitato ad assumere un provvedimento di esenzione del pagamento del pedaggio sulle autostrade A24 e A25 per gli sfollati del terremoto che ha colpito la città de L’Aquila e la sua provincia. Il ministro ha ringraziato l’Aiscat ed il suo pesidente, Fabrizio Palenzona, per aver accolto positivamente ed immediatamente il suo invito.

Queste le misure su cui il governo sta ancora lavorando e che dovrebbero essere approvate.
Agricoltura: il ministro Zaia ha annunciato che verrà assicurata, attraverso l’Agea, il ritiro di tutti i prodotti agricoli in giacenza. Il settori più colpito è quello zootecnico, con centinaia di quintali di latte non ritirati nelle stalle; nè va dimenticato “l’oro dell’Abruzzo”, e cioè lo zafferano.
Scuola: il decreto avrà una norma “salva anno scolastico”: per le scuole della zona verrà derogato il limite minimo dei 200 giorni di lezione per rendere valido l’anno. In più il ministro Gelmini ha chiesto di indirizzare 110 milioni alle scuole aquilane danneggiate.
Edilizia: è il capitolo più complesso e difficilmente entrerà tutto nel decreto. Forse ci saranno le norme, preannunciate dal ministro Brunetta, che rendono cogente l’obbligo di costruire tutti i nuovi edifici in tutta Italia secondo le norme antisismiche (con controllo più rigidi). Il governo sta vagliando la richiesta fatta da più parti di incentivi per la messa in sicurezza delle case, inserendoli nel piano-casa concordato con le Regioni. In quest’ultimo l’incentivo consiste nella possibilità di aumentare la cubatura e riguarda solo mono e bi-familiari, escludendo i condomini. Gli incentivi per questi ultimi dovrebbero essere di natura fiscale, sul modello dello sgravio del 55% per il risparmio energetico; il che significa per il governo mettere nel piatto dei soldi
New town: Per la la ricostruzione degli edifici crollati e il consolidamento di quelli danneggiati, Berlusconi ha detto che i “tempi saranno lunghi” e quindi le misure e le risorse a questo scopo andranno in un ddl successivo. Dopo un sopralluogo nel centro storico dell’Aquila il premier ha fatto palesare intenzioni drastiche: “Quello che è rimasto non può essere medicato e bisognerebbe intervenire e rifare tutto da capo”. E per i piccoli centro ha evocato la possibilità di fare “piazza pulita”. Di qui il rilancio dell’idea di una o più “new town”, una sorta di ”L’Aquila 2”. Le “new town” hanno il vantaggio di non costare nulla allo Stato, perchè sarebbero costruite in progect-financing da Banche e costruttori.
Senza-tetto: Berlusconi ha detto che gli sfollati sono 28.000 e che saranno ospitati o negli alberghi della costa o nelle tendopoli della Protezione Civile. Per questa emergenza sono in arrivo 30 milioni.

Il VIDEO servizio:

Il terremoto e quella città fantasma: L’Aquila abbattuta

Una donna lascia la sua casa all'Aquila

Come è brutto farsi gli affari degli altri, rovistare con gli occhi nelle loro case. Via Roma: di quel palazzo la facciata è ormai inesistente, ma dentro tutto è rimasto com’era alle 3,32 della notte tra la Domenica delle Palme e il lunedì, primo giorno delle vacanze di Pasqua. Sulla parete del terzo piano un poster di Brad Pitt e uno di Zlatan Ibrahimovic, poi un lenzuolo a fiorellini che penzola e arriva quasi al secondo piano. Qui un’altra camera da letto, un altro sonno interrotto dal grande boato: una riproduzione di un Canaletto e una carta da parati a strisce.
Al primo una scrivania, forse un ufficio, una sedia a rotelle sbilenca, tre ruote sul pavimento, due nel vuoto. L’Aquila è come quelle due gambe della sedia, sospesa sul nulla.
Come all’uscita di un gigantesco aeroporto, sono tutti con il trolley e le buste di plastica ripiene di qualcosa. Un bagaglio per la notte e per lasciare la vita di tutti i giorni, destinazione ignota. Vanno via in fila, educati, silenziosi, civili ma disperati. Una città si è svuotata in poche ore e l’unico rumore nel centro storico sono le sirene delle ambulanze, le pale delle ruspe, le voci concitate dei soccorritori che ogni tanto dicono: “Correte, ce n’è uno vivo!”, ma purtroppo sono poche urla di gioia. Per il resto le lacrime di chi ha già avuto la certificazione del lutto e di quelli in attesa davanti alle macerie dove nemmeno le tante scosse di assestamento li fanno allontanare.
Uno, almeno uno di quelli che sono là sotto ce la deve fare. Ma chi sarà il fortunato? E per tutti gli altri? Prendete via XX Settembre, uno stradone che è l’accesso alla città. Al civico 125 c’era una palazzina di quattro piani dove abitavano otto famiglie. I testimoni dicono che sono usciti solo in 4 o 5. Lunedì mattina hanno tirato fuori Maria, a ora di pranzo hanno trovato Francesca che respirava ancora. E gli altri? Sali di 300 metri e sul lato opposto c’è la Casa dello studente composta da due edifici identici. Uno è integro, l’altro è ripiegato su sé stesso come se il piano terra e il primo piano si fossero polverizzati. Gli studenti che si sono salvati stazionano lì davanti con gli occhi rossi e una bottiglia d’acqua per cancellare un po’ di polvere dalla gola. I loro amici sono qui sotto. Quanti ne tireranno fuori vivi?
Altri studenti, tanti, stanno ormai al riparo in piazza d’Armi, al campo sportivo dove è stata allestita una tendopoli e un centro di accoglienza per gli sfollati. Salvatore Fumarola, 20 anni, da Taranto, studia fisioterapia: “Sto aspettando che mio padre venga a prendermi e purtroppo non tornerò più perché qui l’università non riaprirà per molto tempo. È da dicembre che ci sono scosse continue e ora è arrivata quella decisiva”. “Vivevo con lo zaino pronto, ce lo aspettavamo” dice Valeria Franco, 21 anni, di Pordenone, iscritta a scienza dell’investigazione, “C’è stata uno scossa una settimana fa molto forte, poi un’altra domenica sera verso le 23 e infine quella pazzesca della notte scorsa”. Anche Valeria andrà via. Anche Francesca Reffa e Antonio Barone, di Venezia, lasceranno L’Aquila, anche per loro la città degli studi è venuta giù insieme alle loro speranze di diventare come quegli investigatori di Csi o di Cold Case, i maghi della Polizia scientifica o del Ros. Sogni crollati con le case di metà città. L’ altra metà sono lesionate e quindi l’intera popolazione andrà via, 100 mila persone, in tenda o in macchina per le prime notti, in roulotte o in container per i prossimi anni, come tutti i terremoti dall’Irpinia all’Umbria ci hanno purtroppo insegnato.
Ma per la straordinaria normalità del dopo sisma c’è ancora tempo. Ora conta l’emergenza: dove metto il papà disabile? Dove andrà a scuola il piccolino? Che ne sarà del mio ufficio ? Come e quando potrò tornare a prendere il portafogli con tutto quel poco che ho?
Domani Panorama in edizione straordinaria
Una città in ginocchio, che non ha più la prefettura, che non ha più le chiese e i monumenti, che dal Mille o poco più erano fioriti come gioielli. Non ha più nemmeno gli alberghi, tutti danneggiati se non crollati. Via Duca degli Abruzzi, corso Principe Umberto, piazza Duomo, via Andrea Bafile, piazza del Palazzo, piazza San Pietro Coppito, via Vincenzo Rivera, via Roma. Da un buco nella parete si vede il cielo: tetto e solai sono crollati, non c’è rimasto altro che la facciata. All’angolo del corso c’era una casa. Intorno, solo i soccorritori della Guardia forestale: “Avevamo un nostro collega là sotto con moglie e figlio: tutti morti”. Niente lacrime per i Vigili del fuoco, per quelli della Protezione civile, per i Carabinieri, per quelli della Polizia, Guardia di finanza, Esercito e volontari di mille gruppi e gruppetti. I primi ad arrivare sono prorio le squadre di abruzzesi, quelli che avevano un amico o un parente là sotto. Alle 12 di lunedì una manciata di scosse fa sospendere lo scavo di un palazzo di via Roma dove sono intrappolate due donne. Altri muri vengono giù: “Spostatevi, state al centro della strada”. Giusto un attimo e poi si ricomincia perché forse quelle due donne appartengono alla categoria dei fortunati che ce la potranno fare.
Suor Lidia è la superiora del convento delle Zelatrici del Sacro Cuore: “Siamo in 29 suore e per fortuna una sola si è fatta male. Ma dentro il convento è tutto distrutto e siamo in pigiama. In verità è venuto un frate cappuccino che aveva più coraggio di noi ed è entrato a prenderci qualcosa per mangiare. Ma nessuna di noi vuole rientrare. Siamo accampate qui fuori e domani ci penserà il Signore”.
Giovanni Coccia, 43 anni, ha lasciato la casa di Pettino, un quartiere nuovo alal periferia ovest. Ha con sé moglie e due bambine: “Quella è la zona nuova, ma le case all’interno sono tutte devastate. Io sono direttore di un’aziendas che si occupa di lavori stradali e per fortuna so come in questi casi bisogna mettersi al sicuro. Ci siamo sistemati sotto un trave portante con tutta la famiglia e ci siamo salvati ma, mi creda, non si riusciva nemmeno a stare in piedi. Cadeva tutto: il televisore, i quadri, i lampadari. Siamo usciti in pantofole quando le scale stavano piano piano cedendo. Ce l’abbiamo fatta e adesso penseremo al futuro, ma almeno noi siamo qui, tutti insieme. So di tanti che sono là sotto, è terribile”.
E così Pietro Musumeci, sottufficiale dell’Esercito in pensione. “Ho fatto il soccorritore in Irpinia e mi trovo oggi a essere soccorso. Penso andrò via dall’Aquila anche se la mia terra d’origine è Messina che quanto a terremoti non scherza”.
Si svuota la città, poco a poco ma inesorabilmente. Sette campi di raccolta, tendopoli e si trovano posti negli alberghi del circondario. Tutti aiutano tutti ma c’è poco da fare. La paura di nuove scosse, la paura degli sciacalli, la paura del presente, la paura del lavoro. Tutti fuggono via, e si inseguono le storie tramandate di bocca in bocca: “Hai saputo di quella mamma che ha fatto da scudo alla sua piccola che si è salvata ma lei è morta?”. “Ha saputo di quel medico che si chiama Guido Laris e che si è messo a scavare con le mani per salvare sua cugina e poi è corso al suo ospedale a fare pronto soccorso?”.
Hai saputo di una città che nonostante tutto non vuole arrendersi e non si arrenderà perché gli abruzzesi sono gente tosta, con la testa dura, che sa usare le mani per lavorare la terra e che saprà usarle per ricostruire?

Il Cavaliere ancora in Abruzzo: “Cento progetti, uno per provincia”

berlusconi
Terza visita del premier dal lunedì della tragedia. Silvio Berlusconi è di nuovo tra i terremotati dell’Abruzzo. Con un elmetto dei Vigili del Fuoco, inizia un sopralluogo nel centro dell’Aquila. “Purtroppo questa è diventata una città fantasma”, commenta il premier giungendo a Piazza Duomo. “Il problema” ha aggiunto “è vedere come e dove sistemare chi è rimasto senza casa e che non può certamente tornare ad abitare qui”.
Intanto snocciola le cifre del dramma e della speranza: “Ci sono più di 8500 soccorritori tra uomini e donne. Ieri sera ci sono stati ulteriori danni che devono essere verificati e a cui bisogna dare immediata risposta. Abbiamo prodotto uno sforzo straordinario”.
Durante la conferenza stampa, il presidente del Consiglio ha fatto il punto sui lavori di soccorso dopo il terremoto annunciando che “si è scatenata una gara di solidarietà straordinaria”. “L’indicazione che diamo a chi ha offerto queste offerte di trasformarle in soldi” ha invitato il premier “magari vendendo sul mercato ciò che è stato offerto e poi facendo pervenire i soldi”.
Berlusconi si è detto “commosso” per il lavoro sin qui fatto e ha ringraziato tutti gli uomini che, “nonostante il pericolo continuativo di ulteriori scosse, hanno messo in pericolo la propria vita”. “È un atteggiamento che ci essere ottimisti sul nostro popolo”, ha continuato Berlusconi spiegando che, ad oggi, si contano già 2962 tende per 17672 persone. “Siamo a posto per quanto riguarda le attrezzature, le brande, le coperte” ha assicurato Berlusconi “31 tendopoli in totale, e abbiamo installato 24 cucine da campo e 14 ambulatori già operativi”. Da oggi hanno, inoltre, cominciato a essere operativi i tecnici della Regione per la verifica del danno: sono oggi già centinaia e domani saranno oltre mille. In totale vi sono oltre 8.500 soccorritori, organizzati in 5 centri operativi. Il premier ha fatto sapere che “ne sarà aggiunto un sesto per le altre situazioni delle zone fuori dall’area di 600 chilometri quadrati sui quali la scossa di ieri sera ha prodotto ulteriori danni che devono essere verificati e ai quali va data risposta”. Sono stati, infine, recuperati 171 hotel per gli sfollati: “Sarà lo Stato a sostenere le spese e stiamo vedendo di avere lo sconto più alto possibile”. “Quindi” ha osservato Berlusconi “abbiamo in assistenza quasi 28mila persone”.
Per la ricostruzione si potrebbe anche intervenire con una “tecnica antisismica giapponese”. È quanto annucnia Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa. “Non c’è terremoto che possa portare danno a una ricostruzione di questo modo. Stiamo ragionando su queste tecniche”, aggiunge il premier. “Stiamo lavorando ad un piano perchè c’è una richiesta elevata di giovani”. Silvio Berlusconi torna poi a parlare del progetto “new town”. “Mettiamo lo Stato in campo per realizzare abitazioni razionali”. Perché le new town che saranno costruite in Abruzzo non saranno “ghetti”, ma città “costruite in zone verdi”, dunque “nulla a che vedere con banlieu o ghetti di altri Paesi”.
Infine un’idea: elaborare cento progetti di ricostruzione a e affidarli alle Province. È questo il piano del presidente del Consiglio per far partire la ricostruzione delle terre colpite dal sisma. Potrebbe “essere una bella sfida per le province” che agirebbero sotto “la responsabilità centrale” della Protezione civile. E qualora “non rispettassero tempi certi e obbiettivi” loro assegnati “sarebbero additate al pubblico ludibrio”.

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Maroni e la corsa contro il tempo: “In Abruzzo si scaverà fino a Pasqua”

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Si scaverà fino a domenica per cercare i superstiti del terremoto in Abruzzo, ma anche per estratte i cadaveri dalle macerie. Dopodiché si procederà alla messa in sicurezza degli edifici e poi alla ricostruzione. L’agenda degli interventi, dopo l’incontro tra ministro dell’Interno e vigili del fuoco al Viminale, è stata resa nota proprio da Roberto Maroni: “Fino a Pasqua” ha detto “proseguirà la ricerca incessante 24 ore su 24 dei superstiti e di chi ha perso la vita sotto le macerie. Poi si procederà alla messa in sicurezza degli edifici e inizierà il lavoro di ricostruzione che non sarà nè facile né breve”. Nell’area colpita dal sisma “Ci sono ancora da recuperare dalle venti alle trenta persone”, ha affermato il capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Antonio Gambardella.

Mentre la conta delle vittime si aggrava, ora dopo ora: ormai sono 272 i morti (sedici sono bambini); tre corpi senza vita non ancora identificati; una trentina i dispersi, 1179 i feriti negli ospedali, di cui un centinaio in condizioni difficili. Gli sfollati, ha riferito il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ammontano a 25mila. Più di 17mila sono le perosne accoltenelle tendopoli, ha riferito il premier Silvio Belrusconi, che ha parlato di “sforzo straordinario” da parte della macchina dei soccorsi, con “2.962 tende installate, che hanno accolto 17.772 persone”.
Ancora si lavora dunque alla ricerca dei sopravvissuti dopo il miracolo di questa notte che ha visto uscire viva dalle macerie una ragazza di venti anni dopo ben 42 ore.
È una corsa contro il tempo tra pietre, travi spezzate, calcinacci, brandelli di vestiti e fotografie, sparse, strappate, di chi in quelle case aveva vissuto. I residenti di Onna che sono usciti indenni dalle case e gli stessi soccorritori continuano a raccontare le loro storie ai giornalisti, quasi sempre brevi, non più lunghe dei venti secondi della scossa più forte e distruttiva, quella che i giornalisti e cameraman stranieri presenti sul posto ormai chiamano “The Big One”. C’è il racconto del ragazzo travolto e ucciso, in corridoio, mentre tentava di fuggire. La signora anziana morta nel suo letto. Bambini piccoli, adolescenti che nessuno ha potuto salvare, nemmeno i loro amici che subito hanno cominciato a scavare.
“Se una persona è giovane non ha fratture ed è in condizioni di areazione particolare ci sono speranze di sopravvivenza anche fino a 4-5 giorni”, risponde così Marta Di Gennaro, vicecapo Dipartimento della Protezione civile, ai cronisti che le chiedevano le possibilità di sopravvivenza delle persone che potrebbero essere ancora sotto le macerie degli edifici crollati nella provincia de L’Aquila in seguito al terremoto.
Anche se sono pochi i casi di sopravvivenza per più giorni sotto un crollo. Un caso di ritrovamento miracoloso avvenne in Italia durante il terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. Dopo 18 giorni un ragazzo, rimasto sepolto sotto le macerie di piazza del Purgatorio, riuscì a liberarsi scavando un cunicolo con le mani. Sempre in Italia, nel sisma che nel 1980 ha devastato l’Irpinia, tre persone di 60, 72 e 100 anni sono sopravvissute 8 giorni in luoghi diversi. L’ultimo caso italiano risale al 1998: a Sarno il 22enne Roberto Robustelli è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco dopo aver trascorso 72 ore in una cantina invasa dal fango.

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Furti e falsi allarmi: pene più severe contro chi lucra sul terremoto dell’Abruzzo

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La notizia è stata diramata dalla Protezione Civile dell’Aquila: dal momento della tragedia, sono stati segnalati numerosi furti nelle abitazioni abbandonate alla periferia della città. Anzi, si parla di “sciacallì provenienti da diverse parti d’Italia”.
E da parte delle Forze dell’Ordine (Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri, Forestale e Vigili Urbani) la conferma: la vigilanza diurna e notturna è stata concetrata nei luoghi più colpiti dal terremoto ed in particolare nel centro storico dell’Aquila, dove sono ubicati numerosi istituti di credito, gioiellerie e negozi. Oltre alla sede della sezione abruzzese della Banca d’Italia, permanentemente pattugliata.
La capillare attività garantita da più di 1000 operatori delle Forze dell’ordine all’interno della città e nei paesi colpiti dal terremoto ha scongiurato qualsiasi fenomeno criminale.
E comunque il governo ha deciso di inserire il nuovo reato nell’ordinamento: quello di “sciacallaggio”. Il nuovo reato, ha fatto sapere il premier Berlusconi, “Sarà sanzionato severamente perché chi si abbassa a compiere azioni del genere dimostra di avere dentro di sé un disvalore umano molto forte”. La previsione di questo reato “sarà fatta quanto prima” e il presidio sarà affidato “ai carabinieri”.
Anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel corso della visita al Centro operativo nazionale dei vigili del fuoco, ha toccato l’argomento: “È stata potenziata l’azione delle forze dell’ordine contro gli sciacalli, per garantire ai cittadini che hanno perso tutto di riposare senza l’angoscia supplementare che qualcuno possa entrare in casa e portar via le poche cose rimaste”.
Insomma, mentre tutta Italia manda aiuti (mezzi, persone, materiali) ai terremotati d’Abruzzo, c’è anche chi dalla tragedia pensa di lucrare.

E gli sciacalli non sono in azione solo sul territorio abruzzese. Da ieri infatti sono apparsi sul web falsi allarmi con telefonate ed sms e inesistenti raccolte di fondi spacciate per vere. E ci sono anche i falsi sfollati, per lo più nomadi, che nelle ultime ore hanno cercato di usufruire dell’accoglienza gratuita nelle strutture ricettive della costa adriatica abruzzese. Ci hanno provati in molti, a dormire “a sbafo”. Tanto che i Carabinieri del Comando provinciale di Pescara, insieme agli albergatori, invitano i cittadini che hanno bisogno di essere accolti negli hotel della costa a mettersi in contatto e raccordarsi con le sale operative della Protezione Civile di Pescara e dell’Aquila. Il comandante provinciale, Giovanni Esposito Alaia, ha riferito infatti che alcune persone, per lo più nomadi, hanno cercato nelle ultime ore di mescolarsi agli sfollati. Per evitare questi “curiosi” atti di sciacallaggio i carabinieri stanno controllando all’interno di alcuni hotel le persone che man mano arrivano.

Un ulteriore appello della Protezione civile riguarda poi i falsi allarmi, dopo che nelle ultime ore nella zona già colpita dal devastante sisma che ha distrutto L’Aquila e dintorni si è scatenata una psicosi per la notizia di un’imminente nuova scossa. La paura si è diffusa a causa di una catena di sms firmati da qualcuno che si spacciava per funzionario della sicurezza e che prevedevano un terremoto dopo circa un’ora. La Protezione civile spiega che “nessun funzionario del Dipartimento è stato autorizzato a procedere ad evacuazioni o annunci di nuove scosse”.
L’allarme si è diffuso anche nella zona di Teramo. Le forze dell’ordine stanno girando in tutto il territorio provinciale, anche con megafoni, per avvertire la gente che la Questura smentisce ogni allarme su presunte evacuazioni. A Teramo ci sono famiglie in strada con bambini e anziani, ma anche dipendenti del Comune, uffici finanziari, tribunale, banche: perfino nell’ospedale si era sul punto di predisporre l’evacuazione. Stessa cosa in provincia: panico a macchia d’olio. “Mi risultano analoghi fenomeni anche in province al di fuori dei confini regionali” ha detto il questore. “Gli studiosi ci dicono che nessuna scossa di terremoto è prevedibile, di conseguenza occorre ricordare che l’obiettivo di simili atti potrebbero essere atti di sciacallaggio o desiderio di diffondere panico”.

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Miracoli nel terremoto d’Abruzzo: Eleonora, viva dopo 43 ore sotto macerie

L'Aquila; recupero di Eleonora Calesini

Marta dopo 23 ore, Eleonora dopo 42. Piccoli-grandi miracoli, storie incredibili dalla martoriata terra d’Abruzzo. Da L’Aquila, precisamente, che ha gran parte del contro storico distrutto.
La giovane riminese è stata estratta dalle macerie alle 21.30 di martedì sera dai Vigili del fuoco di Venezia e di Cuneo che l’avevano individuata dure ore prima mentre stavano cercando un’altra ragazza.
Eleonora è una ragazza sorda. Ma gli uomini di vigili del fuoco e in particolare Claudio lo speleologo di Venezia dello Urban Search Rescue, sono riusciti a raggiungerla individuando un buco dentro il quale calarsi dopo aver sentito la sua voce. Eleonora stava sotto la sua amica, che ha smesso di vivere alle 3:32 di domenica. In una nicchia, buia, che il destino le ha creato proprio per lei in un mare di cemento. L’odore della calce e della morte come sole compagne di viaggio: 43 ore è durato l’incubo per questa ragazza di vent’anni tra le macerie del centro storico dell’Aquila.
“Un salvataggio così vale sei mesi di lavoro gratis”, dice Claudio, il vigile del fuoco di Venezia, che prima l’ha vista, poi le ha parlato e poi ancora l’ha tirata fuori. Sbaglia, Claudio: un salvataggio così vale una vita. Quella di Eleonora Calesini, appunto. Studentessa nata sul mare, che ha rischiato di morire tra le montagne.
Quando domenica è arrivato il terremoto Eleonora era a casa con un’amica; una casa da studenti, mobili economici e via, sono altre le cose per cui val la pena di spendere i soldi. La scossa ha sbriciolato il palazzo di cinque piani dove viveva, in un istante. Chissà cosa ha pensato Eleonora, chissà cosa ha sentito, lei che aveva problemi di udito e utilizzava un apparecchio che l’aiutava a sentire meglio ma che toglieva quando andava a letto. Poi più niente; silenzio fuori e silenzio dentro. Paura, orrore. In quelle condizioni, con la gamba bloccata da una trave di cemento e un braccio schiacciato, soli e al buio, resistere un’ora è già difficile. Rimanere vivi per 43 ore è eroico.
Ma Eleonora ce l’ha fatta. L’hanno individuata alle 19 di martedì 7, in una nicchia tra il cemento. “Ero sceso là sotto e ho visto una ragazza morta, era in piedi travolta dalle macerie - racconta Claudio, il vigile del fuoco - poi ho visto un buco, un piccolo cunicolo. Mi ci sono infilato e lei era lì, e mi guardava. Mi si sono illuminati gli occhi. Ho urlato ’silenzio’”. “Abbiamo iniziato a puntellare tutto per evitare che ci cadessero addosso le macerie” aggiunge Bruno, un altro vigile del fuoco, di Venezia, che ha partecipato al salvataggio “Eleonora ci parlava ed era cosciente”.
Il vigile ed Eleonora si sono parlati a lungo mentre le operazioni di soccorso andavano avanti. Poi alle 21:30 finalmente la luce e il volo verso l’ospedale. A Mondaino, il paese della giovane, l’intera comunità si è stretta attorno alla famiglia, per festeggiare. Un’altra famiglia a centinaia di chilometri di distanza, invece piange: sono i familiari di Enza, un’altra ragazza. Lei è ancora sotto quelle macerie.
Altra storia incredibile è quella di Maria D’Antuono, 98 anni, trovata viva dopo 30 ore, a Tempera. Quando le è stato chiesto cosa ha fatto tutto questo tempo, ha risposto: “Ho lavorato, ho fatto l’uncinetto”. L’anziana, che è rimasta tra i calcinacci nel suo letto, è stata portata giù dai pompieri e soccorritori alle 8 di martedì mattina e ha mangiato qualche cracker. Maria, che è rimasta tra i calcinacci, nel suo letto, ha chiesto “Almeno fatemi pettinare!”.

Al di là del loro carattere miracoloso, le storie di Marta, Eleonora, Maria, dicono gli esperti, sono molto importanti: nel teatro di morte che il sisma ha disegnato, rappresentano un simbolo di speranza per le persone che aspettano di riabbracciare i loro cari dispersi o ancora sotto le macerie.

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