Dove navigano gli internauti? Panorama.it ha fatto una selezione delle notizie principali (e più curiose) comparse oggi pomeriggio sulla rete. Continua
- Venerdì 11 Novembre 2011
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Il-Foglio
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Ormai è un classico di stagione. Per lo meno, di quella del voto. Ovunque vada, il candidato Giuliano Ferrara riceve dure contestazioni, a colpi di uova e insulti. Domenica 6 aprile, a Crema, i contestatori si sono spinti anche un po’ più in là: hanno dato alle fiamme una specie di spaventapasseri con l’immagine della sua faccia. Ma non che lui si fermi per questo, ci mancherebbe. Anche perché altrimenti verrebbe meno alla mission che uno tra i più importanti quotidiani internazionali gli ha, indirettamente, riconosciuto.
A incoronare il direttore del Foglio come la “personalità politica più avvincente” della campagna elettorale in corso in Italia è stato il New York Times. Le doti dialettiche e intellettuali del giornalista sono in grado quantomeno di evidenziare, scrive il Nyt, “il vuoto di potere” esistente in questo momento nel Paese, tanto quanto “uno sguardo veloce” del potere. Più dei candidati leader delle due maggiori formazioni politiche, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, liquidati come i “soliti sospetti in uno scenario politico quasi incomprensibile agli osservatori esterni, dove gli stessi politici compaiono e svaniscono in dissolvenza promettendo riforme e producendo stasi se non declino”.
Il lungo articolo che porta la data del sei aprile non appare, in realtà, come un mero applauso incondizionato alla figura del giornalista e polemista, bensì come un amaro riconoscimento che nel desolato panorama politico italiano è la sua figura a staccarsi con maggiore forza. In una corrispondenza da Roma firmata Rachel Donadio, non si esclude una possibile vittoria alle elezioni del “carismatico miliardario leader del centro destra Silvio Berlusconi” che “potrebbe ancora una volta riemergere dalle ceneri”, e questa volta “per sconfiggere Walter Veltroni, un baby boomer amante del rock’n'roll che si è appena dimesso da sindaco di Roma”.
In mezzo a tale poco luminoso contesto (”La vita politica dell’Italia è sempre stata assurda”, afferma Rachel Donadio), Giuliano Ferrara è “un provocatore e un barometro culturale, in sintonia con la disperazione dell’umore nazionale”. Oltre che “un ateo che chiede all’Italia di diventare religiosa” e un “comunista trasformato in conservatore, l’intellettuale provocatore più melodrammatico e mutevole” del Paese.
E così, conclude questo strano endorsement a stelle e strisce: “Più della real politik dei candidati principali, Ferrara, evitando il politichese, con la sua insistenza nelle idee, incide nelle ansie dell’Italia sul futuro dell’Europa, la perdita delle identità nazionale, l’aumento dell’immigrazione, il declino del credo cristiano”.
Tutte considerazioni che i feroci contestatori del leader della lista “Aborto? No grazie”, non condividono. O non le hanno lette…

Tra le donne che si sono rivolte ad Ermanno Rossi, il ginecologo morto suicida a Rapallo dopo le perquisizioni dei carabinieri del Nas di lunedì nell’ambito di un’inchiesta sulle interruzioni di gravidanza in violazione dell’articolo 19 della legge 194, c’è anche un personaggio divenuto noto dopo un clamoroso fatto di cronaca e che ha poi partecipato a un reality show e ad altre trasmissioni televisive.
La conferma della notizia, anticipata dalla Repubblica, è arrivata questa mattina da ambienti della procura di Genova. “Non immaginavo di essere indagata, l’ho saputo dai carabinieri che mi hanno convocato” ha detto la donna, intervistata in forma anonima dal quotidiano - mi sono sempre fidata di quel medico, lo conoscevo bene”. La diva definisce il dottor Rossi “una persona corretta”: “Sono andata nel suo studio unicamente perché non volevo che trapelasse la notizia. Ho fatto una scelta e non devo renderne conto a nessuno. Ma sono un personaggio pubblico, avevo il terrore che si sapesse in giro. Semplicemente, non credevo di commettere un reato”.
Ma le polemiche intorno al caso del dottor Rossi non finiscono qui. Ci pensa Giuliano Ferrara a tenere caldo il tema. Così: Sulle porte delle cliniche abortiste dovrebbe esserci lo slogan: “Abort macht frei”, così come all’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau c’era scritto “Arbeit macht frei”": afferma il direttore del Foglio, criticando, nel corso di una conferenza stampa, “il collegamento tra la libertà individuale e l’aborto moralmente indifferente”.
Ferrara ha poi annunciato che domani il suo quotidiano titolerà “A Genova un bambino è stato abortito per un reality show”. E manifesti con questo slogan verranno affissi già da questa sera in diverse città italiane. “A Genova il ministro Pollastrini ha provato a insinuare che il suicidio del medico dipendesse dal clima della mia campagna, come già era avvenuto a Napoli” ha affermato Ferrara “ma non sono io, è l’aborto che crea senso di colpa”.
Secondo il giornalista, l’introduzione della pillola Ru486 peggiorerebbe questo clima: “La pillola Ru486 è il ponte tra la legge 194 e i fatti di Genova - ha affermato - non ci sarà più bisogno di andare in un consultorio, si andrà da un ginecologo, si assumerà una pillola e nel bagno verrà espulso un bambino. Questo è il futuro che preparano ministri come la Turco o la Pollastrini, e “l’anarchismo etico” che porta avanti Berlusconi. Mi aspettavo questo atteggiamento da parte del Cavaliere” ha aggiunto Ferrara “ma gli do un consiglio: lui deve andare a palazzo Chigi, non alla Casa Rosada, e con l’anarchia etica si costruiscono campagne da dittature sudamericane”.
E a proposito di elezioni Ferrara ha così chiuso il suo intervento: “Avremo due milioni di voti e 30 deputati alla Camera” afferma il promotore della lista ‘Aborto, no grazie’ “con i quali porteremo in Parlamento questioni politiche vere”.

Sono sette donne (su dodici candidati), a vario titolo impegnate nella battaglia per la vita, ad aprire la lista presentata da Giuliano Ferrara per il Senato a Roma e nel Lazio.
Il simbolo della lista recita “Per la moratoria - Aborto? No, grazie - Con Giuliano Ferrara”. E a guidare la pattuglia c’è Paola Marozzi Bonzi, fondatrice 24 anni fa del Centro di aiuto alla vita della Clinica Mangiagalli di Milano.
Olimpia Tarzia, al numero due, è animatrice del Movimento per la vita a Roma e nel Lazio, con responsabilità nell’Udc. Matilde Leonardi è una ricercatrice e studiosa delle politiche pubbliche per la tutela delle disabilità. Quindi l’attrice Ilaria Occhini, che è anche militante radicale. ”Le altre candidate” ricorda Ferrara “sono impegnate da anni ad assistere le donne nei centri di aiuto di Roma e del Lazio. Tra i maschi, un po’ in castigo nell’ordine numerico, i nomi seguenti. Luigi Amicone è il direttore del settimanale Tempi, e un appassionato dirigente di Comunione e liberazione e della battaglia per l’astensione ragionata nel referendum sulla fecondazione artificiale e la legge 40. Guido Guastalla è un dirigente della Comunità ebraica di Livorno, un assertore laico della moratoria per l’aborto fin dal suo inizio, due mesi fa. Claudio Risé è psicoanalista e saggista. Giuliano Ferrara è il sottoscritto. Andrea Marcenaro è il brillante giornalista e corsivista di Panorama e del Foglio“.
Con loro Ferrara, impegnato ora nella raccolta di sottoscrizioni della lista davanti alla sede del Foglio, correrà quindi nel Lazio per un seggio a Palazzo Madama.
Niente da fare invece per un altro palazzo di peso della politica romana: il Campidoglio. Alla poltrona di sindaco della Capitale, il direttore del Foglio ha detto no, sottraendosi quindi alla sfida con Francesco Rutelli. La rinuncia di Ferrara è arrivata tramite lettera. Una missiva spedita a Gianfranco Fini e Gianni Alemanno: “Cari amici, dal momento che siete orientati a non collaborare con la mia lista per la vita e contro l’aborto, vi prego di prendere nota della mia indisponibilità ad accogliere la vostra offerta di candidarmi a sindaco di Roma. Con i migliori e più cordiali saluti, e con gli auguri per una buona e serena campagna elettorale”.
Quello del centrodestra nei confronti del popolare giornalista è stato un corteggiamento lungo, ma anche minato fin dall’inizio dalla mancata inclusione della lista per la vita di Ferrara nei programmi del Pdl. Giuliano Ferrara aveva anche proposto la propria candidatura come ministro della Sanità, spiegando di non avere grandi ambizioni politiche e che la scelta di candidarsi a ministro della Salute era solo lo sviluppo di un’idea con una precisazione: la lista non è un machiavello per togliere voti all’Udc. Dice Ferrara: “Con essa ho messo in difficoltà solo me stesso: dormo poco, sono stanco e non faccio più tv perdendo un sacco di soldi”.
Sia come sia, la rinuncia di Ferrara alla sfida contro Rutelli, rimette in agitazione le acque nel centrodestra che - impegnato a sistemare le tessere del puzzle siciliano - potrebbe ora lanciare per la Capitale la trentunenne Giorgia Meloni, di Alleanza nazionale, la più giovane vicepresidente della Camera nella storia della Repubblica italiana.
Il VIDEO servizio:
Il VIDEO di Pannella a UnoMattina (tratto da Youtube)
E dopo quella per le strade di Roma (qui la GALLERY), è tornata alta, negli studi di Uno Mattina, la tensione sulla questione dell’aborto. Al programma era ospite Marco Pannella, oggetto della trasmissione il caso del blitz delle forze dell’ordine a Napoli e la legge 194 sull’aborto. Pannella ha chiesto più volte di essere messo a confronto con Giuliano Ferrara e i conduttori Duilio Giammaria ed Elisa Anzaldo hanno faticato a contenere l’irruenza del leader radicale. Il direttore del Foglio (in corsa per il Senato con la Lista per la vita) non ha accettato il confronto diretto chiedendo di sostituire al confronto due finestre separate nelle quale ognuno potesse sostenere le proprie idee senza alcun contraddittorio.
“Abbiamo abolito l’immondo flagello dell’aborto clandestino” mentre Ferrara “che comunista ancora lo è” fa proprie le battaglie “del natalismo bestiale” degli Stati totalitari, da quello stalinista alla campagna mussoliniana, ha attaccato Pannella a testa bassa. Ricordando alle “molte ragazze che oggi stanno lì a ragionare sullo zigote che noi abbiamo combattuto per eliminare il flagello dell’aborto clandestino”. Pannella ha, poi, sottolineato che “il natalismo bestiale non è concepire” e si è scagliato contro “i produttori di aborto che sono in Vaticano e con Giuliano Ferrara”.
Immediata la replica di Ferrara che in una nota giustifica la sua posizione: “Caro Pannella - si legge - questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a Raiuno, perché non ho accettato di discutere con te di aborto. Duilio Giammaria e la sua collega Elisa Ansaldi erano sconcertati dalla tua violenza verbale. Io invece la capivo. Hai dato scandalo perché pensavi che io rifutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così, e te lo spiego. Io non discuterò della vita umana, come se fosse un’opinione, con alcun candidato in tv”.

Guarda la GALLERY delle donne in piazza e partecipa al FORUM

Mentre in tutta Italia le donne hanno invaso le piazze per manifestare a favore della legge 194 sull’aborto, Giuliano Ferrara rilancia con una delle sue provocazioni: “Mi sottoporrò alle analisi del sangue perché penso di avere la sindrome di Klinefelter”, la stessa malattia diagnosticata al feto abortito a Napoli durante la ventunesima settimana di gestazione. E poi la decisione: il giornalista lascia la conduzione del programma Otto e mezzo su La7 e conferma che presenterà le proprie liste solo al Senato. “Farò il test per la sindrome di Klinefelter” spiega il direttore del Foglio “che è dovuta a un difetto dei cromosomi che determina tra l’altro un’alterazione degli organi sessuali. E siccome ho testicoli piccoli e grandi mammelle farò le analisi”. Sarà un “atto di solidarietà” con il feto abortito a Napoli: “Il bambino è stato ucciso perché aveva la sindrome di Klinefelter” aveva affermato Ferrara ieri alla trasmissione L’Infedele “non perché stesse per nascere con tre teste. È morto un bambino che aveva una malattia. Questa per me si chiama eugenetica”.
Ma la provocazione va oltre: Ferrara ha annunciato che la foto dei suoi testicoli, emblemi della malattia che ha portato all’aborto terapeutico di Napoli, verrà pubblicata sul Foglio. Insieme a un’altra foto: quella di un suo assegno di 250mila euro che servirà per finanziare la campagna elettorale. Quanto alle liste, Ferrara le presenterà solo al Senato, in Lombardia e Lazio, senza alcun accordo con altri partiti: “Non avrei mai pensato di fare quello che faccio adesso, candidarmi con una lista contro l’aborto, candidarmi a fare il ministro della Salute, diventando il bersaglio di una campagna di odio civile che le mie idee non meritano”. Insomma, la scelta di presentarsi alle elezioni è ormai definitiva. Il fine, come tiene a precisare lo stesso Ferrara, non è politico in senso stretto : “Una lista elettorale contro l’aborto” scrive in un articolo per Panorama “non è una ‘discesa in campo’ per fare politica nel senso più ovvio del termine e non è un grido per punire legalmente le donne in gravidanza od obbligarle a partorire. Se tu affermi ‘voglio obbligare una persona a partorire’ sei un fanatico, se aggiungi ‘voglio punirti penalmente perché rifiuti la maternità’ sei un fanatico. Ma se dici, come la lista per la vita e contro l’aborto ‘voglio che la donna incinta sia un soggetto sociale privilegiato, voglio che sia libera di non abortire per ragioni materiali, di solitudine anche psicologica e morale, non sei né un fanatico né un cinico, sei un essere umano razionale”.
Contro Ferrara si è espresso un antiabortista come il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni (il politico col quale lo stesso Ferrara pensava di apparentarsi per la campagna elettorale) : ha detto di non condividere la lista Pro life pur essendo delle stesse idee di Ferrara riguardo alla legge 194. Un segnale del clima che si surriscalda arriva da Padova: scritte contenenti minacce contro Ferrara per la sua campagna di revisione della legge sull’aborto sono comparse oggi in vari punti della città.

A Roma, invece, si è svolta una manifestazione di donne, di fronte al ministero della Salute, in difesa della legge sull’aborto: il ministro Livia Turco è scesa dal suo ufficio per stringere le mani alle manifestanti. Durante il corteo c’è stato qualche momento di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine.
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Oggi il simbolo (pubblicato sul Foglio), ieri l’addio a Otto e mezzo, il suo programma su La 7. Non si ferma Giuliano Ferrara. Nonostante la bocciatura di Berlusconi e nonostante le critiche piovute da più parti (più dal centro e da sinistra, per la verità) sulla sua lista Pro Life.
“Il 18 dicembre 2007 è cominciata questa battaglia per la moratoria sull’aborto. Una campagna che ora intendo proseguire, presentando una lista”, ha detto il direttore del Foglio, accomiatandosi dai suoi telespettatori. “Per questo, non sarebbe elegante, stare in video. Quindi lascio questa trasmissione nelle mani di Ritanna Armeni e lascio questa meravigliosa tv che mio sempre lasciato libero di dire ciò che pensavo”. Ma, assicura: “Non temete, non sparisco. Sarò in giro per Roma e per il Lazio, a cercare consensi per entrare, pensate un po’, in Senato”.
Entrare in Senato: bella sfida per il direttore del Foglio, visto che senza l’apparentamento con il Pdl (negato anche ieri sera da Berlusconi), per arrivare a Palazzo Madama bisognerà superare la soglia dell’8%. Ce la farà? Di sicuro non sarà solo.
A sostenerlo, oltre alla moglie Anselma Dell’Olio (che voterà la lista ma non si candiderà), ci sono gli amici che gravitano intorno al suo quotidiano e, secondo i sondaggi, alcuni cattolici del Pd e molti credenti, che potrebbero superare le proprie remore nel dare la preferenza a un ateo devoto come il direttore del Foglio.
Antonio Socci per esempio non si fa scrupoli: “Voterò per Giuliano. Per convinzione e per stima nei suoi confronti. Lo ritengo la persona più intelligente d’Italia “. Parole dolci: non sono di Berlusconi ma a Ferrara faranno sicuramente piacere.

Non è più solo un’idea. È pronto lo slogan (”Più vita per tutti”), sono stati commissionati i primi sondaggi (che darebbero il nuovo movimento in costante crescita, tra il 3 e il 6per cento), si riscontrano le prime dichiarazioni di simpatia tra alcuni movimenti cattolici.
Quasi certamente, alle prossime elezioni politiche, Giuliano Ferrara si presenterà con una lista tutta sua. Di Pro life (o, nella variante nostrana, “Pro vita”), il direttore del Foglio ne parla e ne scrive da diversi giorni. L’idea di una moratoria dell’aborto, lanciata mesi fa dal quotidiano di Largo Corsia dei Servi, a breve si dovrebbe trasformare in un vero e proprio movimento, che abbia come principale obiettivo la difesa della vita fin dal suo concepimento. L’editoriale odierno di Ferrara sul Foglio non lascia dubbi: “Faremo di tutto perché cambi una specifica mentalità culturalmente indifferente, quella che dice: occupiamoci della privatizzazione di Alitalia o delle licenze dei taxi o dell’Ici sulla seconda casa, cose decisive per vivere bene, e tralasciamo il resto, quelle cose atroci e complicate che abbiamo sistemato nel ripostiglio dei nostri comodi o degli affari degli esperti”.
Un movimento caratterizzato e autonomo, che secondo un sondaggio Ipsos commissionato dal Foglio avrebbe già una buona dose di consensi: alla domanda se ritiene corretto “introdurre nella politica italiana un partito con queste finalità”, il 6 per cento degli intervistati ha dichiarato che “è molto utile”, l’11 per cento “abbastanza utile”.
Confortato dai numeri (anche se proprio sabato scorso ha scritto “credo poco nei sondaggi”), in queste ore Giuliano Ferrara starebbe sondando la disponibilità di alcuni leader politici che potrebbero guidare il movimento (leggi qui l’editoriale su Panorama). Ha così chiesto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (che però avrebbe nicchiato, preferendo la candidatura nella lista di Forza Italia), e all’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta (che non ha intenzione di abbandonare la carica di presidente della neonata Rosa Bianca).
Se nessuno dei due dovesse convincersi, Ferrara ha confidato ai suoi collaboratori più vicini che sarebbe pronto ad un impegno diretto (anche a rischio di una debacle elettorale), “per dare quantomeno prova di una testimonianza morale del più grande dramma del nostro tempo”.
Pro life è guardata con simpatia da una parte della dirigenza di Comunione e Liberazione (specie nell’area che fa riferimento al direttore di Tempi Luigi Amicone) e da alcuni movimenti di ispirazione cristiana (tra cui Rinnovamento nello spirito, che però è sempre stato restio a dare indicazioni politiche).
Con questa legge elettorale, la lista di Ferrara dovrebbe comunque apparentarsi con il Popolo delle Libertà, in modo tale da evitare di superare uno sbarramento elevato sia alla Camera (dove, presentandosi da sola, dovrebbe raggiungere il 4%) che al Senato (l’8% su base regionale).
È però vero che il movimento si scontrerebbe con l’intenzione, più volte dichiarata da Silvio Berlusconi, di presentarsi alle prossime elezioni con un unico simbolo, quello del Pdl, federato al nord con la Lega. Il “no” a Casini, restio a confluire con l’Udc nel nuovo soggetto, dovrebbe quindi ripetersi per Pro life.
Ma per alcuni tra gli addetti ai lavori potrebbe essere proprio questo uno dei motivi che indurrebbe il Cavaliere a guardare di buon occhio una lista autonoma collegata a quella del Popolo della Libertà.
Nei giorni scorsi, infatti, il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, aveva auspicato che fosse “salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana”. Un’affermazione che aveva fatto molto discutere e che a molti era sembrata una difesa dell’Udc da parte della Conferenza episcopale italiana, ma che oggi potrebbe invece risultare decisiva nelle scelte del Cavaliere.
In caso di una mancata intesa col partito di Pier Ferdinando Casini, un movimento di ispirazione cattolica collegato al Pdl potrebbe infatti conquistare anche i voti incerti dell’elettorato più vicino alla Chiesa.
