Chi è un “magistrato onorario”? È un cittadino che, in possesso dei requisiti minimi (una laurea in giurisprudenza e l’abilitazione da avvocato), pur non essendo un magistrato di professione, sostiene la pubblica accusa ed emette verdetti. Viene pagato a cottimo e ha un mandato a tempo determinato. I magistrati onorari sono ormai tantissimi: 7.700 contro i 10.100 o poco più magistrati “togati”. Si occupano di un numero sempre crescente di cause e di processi sempre più rilevanti.
A questi “precari del diritto”, che comunque “consentono alla giustizia italiana di continuare almeno a zoppicare anziché crollare completamente al suolo”, è dedicato uno dei capitoli di Fine pena mai - L’ergastolo dei tuoi diritti nella giustizia italiana (Il Saggiatore), il nuovo libro di Luigi Ferrarella, cronista giudiziario del Corriere della Sera. Un saggio che si tiene alla larga dalle polemiche tra politici e magistrati e che spiega al cittadino, documenti e numeri alla mano, i motivi concreti per cui la giustizia italiana non funziona.
Ecco perché, scrive l’autore, “chi pensa che farsi i fatti propri e non aver mai messo piede in un tribunale basti a non scontare l’inefficienza del sistema giudiziario italiano si sbaglia. Il crac della giustizia insegue tutti i cittadini fin dentro casa e invade la loro vita quotidiana”. Le cause civili che durano in media otto anni, gli avvocati che si portano in aula la carta per le fotocopie, un’istanza che impiega otto giorni a passare da un ufficio all’altro dello stesso pianerottolo, i calcinacci che cadono in testa agli imputati, i traduttori impiegati nelle indagini antiterrorismo che aspettano il compenso per otto mesi, i pm che vanno in autobus a interrogare i mafiosi in carcere. Paradossi che dicono più dei discorsi sui “magistrati politicizzati” o sulle autorizzazioni a intercettare questo o quel politico.
E il caso dei giudici onorari è solo un esempio: “Amministrano quasi per metà la giustizia civile di primo grado”, spiega Ferrarella, “macinando ogni anno un milione e mezzo di cause. E sbrigano un sesto di quella penale, celebrando più di 80 mila processi l’anno. Per la maggior parte dei cittadini sono addirittura la faccia stessa della giustizia, il primo impatto con un giudice: quello al quale si va a chiedere di annullare una multa stradale, o di condannare la controparte a pagare i danni di un incidente automobilistico, o di essere assolti da un’accusa di lesioni o di truffa”.
“Eppure”, continua il giornalista, “non sono magistrati di professione. Ma cittadini proprio come quelli che giudicano. Perché, anche se non sta scritto in nessun tribunale, nell’ultimo decennio una larga parte della giustizia italiana è stata ‘privatizzata’. Subappaltata e fatta esercitare a precari del diritto, pagati a cottimo, sprovvisti di tutele di previdenza e assistenza, destinati a essere dismessi allo scadere di un mandato a termine”. E le “toghe precarie” non si occupano di processi di serie B. “Si parla di alcuni omicidi colposi per colpa medica e per infortuni sul lavoro, una parte dei dibattimenti per droga, maltrattamenti, truffe, circonvenzioni di incapace, alcuni tipi di furti e rapine, alcuni reati ambientali, più i processi ‘per direttissima’ dove il viceprocuratore onorario rappresenta la procura che chiede la convalida degli arresti in flagranza e l’emissione delle relative misure cautelari”.
- Martedì 29 Gennaio 2008


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