

La Rossa, il Bruti e il Cattivo. Come nei migliori western all’italiana, la procura di Milano ha caricato (metaforicamente) le sue lunghe Smith & Wesson e si prepara all’ultimo duello con Silvio Berlusconi. Il Paese osserva lo scontro nascosto dietro le imposte, in un silenzio rotto dal sinistro rumore degli speroni, mentre una sottile polvere rossa si solleva in piccoli turbini. Davanti al presidente del Consiglio sono schierati in tre, abilissimi a maneggiare i codici: Ilda Boccassini, «la Rossa»; Edmondo Bruti Liberati, «il Bruti»; Armando Spataro, «il Cattivo», Continua
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Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo, Gerardo D’Ambrosio e Antonio Di Pietro | (Fotogramma)
Ma che cosa resta di Mani pulite? Che fine hanno fatto i protagonisti della stagione giudiziaria più controversa d’Italia? Mentre infuria la polemica sul decennale della scomparsa di Bettino Craxi, morto da latitante e in esilio il 19 gennaio 2000, tra un mese compirà 18 anni l’inchiesta che partì alle 17.30 del 17 febbraio 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, il presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Ma altro che maturità : anzi, anche qui si preparano nuove diatribe. Continua
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A Vicenza non erano più di 30 gli estremisti che gridavano: “Fuori i compagni dalle galere, dentro la Digos e le camicie nere”. Pochi e a viso scoperto (anche se sconsigliavano scatti e riprese a fotografi e videooperatori). Eppure, gli investigatori dell’ufficio politico della questura e quelli della direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma stanno esaminando le immagini del corteo di sabato 17 febbraio alla moviola.
Per capire chi ci fosse dietro i due striscioni di solidarietà per gli arrestati del 12 febbraio, ma soprattutto chi reggesse quello bianco e rosso con sopra scritto “Libertà per i compagni” e firmato “dai vostri compagni di lotta”.
Ad accendere la curiosità degli investigatori è stato il simbolo disegnato sul lenzuolo: una stella rossa dietro le sbarre di una cella. Un’immagine che vale più di una rivendicazione: è il marchio di Soccorso rosso, l’organizzazione internazionale che tiene unite tutte le anime eversive d’Europa, dall’Italia, al Belgio, dalla Spagna alla Svizzera, e che il 4 e il 5 novembre, a Basilea, ha organizzato la “Seconda conferenza internazionale di lavoro”, praticamente gli stati generali del movimento.
A Zurigo vive la mente di Soccorso rosso, Andrea Stauffacher, estremista indagata nella recente inchiesta sulle nuove Brigate rosse, il Partito comunista politico-militare.
Il Sisde, servizio segreto civile, già nel 2004 avvertiva che la donna era a conoscenza dei piani segreti delle nuove Br e che dava sostegno logistico al suo ideologo, Alfredo Davanzo. Ora la «Signora», come viene chiamata, è sotto inchiesta proprio per queste relazioni. Ma lei, già finita nelle carceri elvetiche, non pare turbata e continua a tessere la sua rete di sostegno alle lotte di tutti i suoi compagni.
La prova concreta: due volantini di solidarietà agli arrestati del 12 febbraio, distribuiti durante il corteo vicentino. Il primo era firmato “dalla commissione per un Soccorso rosso internazionale” e denunciava “il nuovo attacco contro il movimento rivoluzionario, realizzato in combutta tra lo stato italiano e quello svizzero”. Il documento si concludeva con un avvertimento: “Niente fermerà il processo rivoluzionario”.
L’altro ciclostilato si intitolava “Terroristi sono i padroni e il loro stato!” ed era siglato dai “compagni e le compagne per la costruzione del Soccorso rosso in Italia”. Nel testo, più articolato, gli estensori definiscono il pm milanese Ilda Boccassini “toga nera” e “contigua allo schieramento di centrosinistra”; solidarizzano con i militanti in galera che “vengono dipinti come banditi o residui del passato”; e rivendicano “l’internità ” tra i lavoratori delle “componenti rivoluzionarie”; quindi invitano alla “mobilitazione contro le politiche antiproletarie e guerrafondaie del governo Prodi e, in particolare, a partecipare alle iniziative di solidarietà agli arrestati di quest’ultima operazione repressiva”.
Slogan finale: “Solidarietà per i compagni sequestrati dallo stato borghese!”. Da mesi gli analisti della polizia studiano la rete che sta crescendo intorno al progetto di un Soccorso rosso italiano. Oltre che sul centro proletario milanese Ilic (citato nell’ordinanza di custodia cautelare dei presunti brigatisti), le informative puntano sulle attività di Paolo Maurizio Ferrari, uno dei fondatori delle Brigate rosse, rimasto in carcere per trent’anni senza usufruire di alcun beneficio, sebbene fosse accusato di sequestro di persona e non di omicidio.
È uscito nel maggio 2005 e da allora, secondo gli investigatori, è uno dei punti di riferimento del centro sociale milanese Panetteria occupata. Ma soprattutto è l’animatore di Olga, il movimento “È ora di liberarsi dalle galere” www.autprol.org).
Tra i “materiali” a disposizione sulla rete, il documento più recente risale a gennaio e getta le basi “per lo sviluppo di un percorso di lotta contro l’istituzione carceraria”. Il sito rimanda all’elenco aggiornato dei “prigionieri politici”: i brigatisti della vecchia generazione (da Cesare Di Lenardo a Maria Cappello), i loro eredi (da Nadia Desdemona Lioce a Roberto Morandi), gli ultimi arrestati.
Ferrari tratta questo manipolo di irriducibili (nella lista non ci sono pentiti o dissociati) come se fossero suoi figli, lui che della stella a cinque punte ritiene forse di avere il copyright. Radiocarcere racconta che Ferrari, capelli rossi e un’infanzia in orfanotrofio, trent’anni fa, da latitante, si fece catturare pur di rivedere la fidanzata.
Perché Ferrari è sempre stato così: imprevedibile e imperscrutabile. Tanto che uno dei leader delle presunte nuove Br, Claudio Latino, intercettato dalle microspie della polizia, è sbottato: “Io non comprendo le finalità di tutta l’attività svolta da Mau”. Gli stessi dubbi che confondono gli investigatori.