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Per affrontare l’emergenza rifiuti a Palermo, da giorni invasa da cumuli di spazzatura che non viene ritirata per un’agitazione dei netturbini, Comune, Prefettura e Regione hanno chiesto l’intervento di Esercito e Protezione civile.
Quindi in città, ecco arrivare Guido Berolaso, 59enne sottosegratario per l’emergenza rifiuti in Campania e, di fatto, per tutte le altre emergenze nazionali. Per adesso, il nuovo vertice alla presenza del sottosegretario terrà “un esame congiunto della situazione determinata dalla mancata raccolta dei rifiuti e l’individuazione degli interventi necessari a fronteggiare l’emergenza”.
Emergenza che sta montando di volume per le strade del capoluogo sicilano: i roghi di cassonetti hanno bruciato per tutta la notte, impegnando i vigili del fuoco in più di 50 interventi per domare gli incendi dei cumuli di pattume che invadono la città da venerdì scorso. Due giovani sono stati arrestati dai carabinieri nel quartiere Pallavicino, mentre buttavano il contenuto di bottiglia piena di liquido infiammabile su un grosso cumulo di rifiuti accatastati all’interno e nei pressi dei raccoglitori della spazzatura.
La raccolta dei rifiuti non avviene regolarmente da circa un settimana; da quando cioè i lavoratori dell’Amia si sono messi in agitazione: temono, dicono i sindacati, per il pagamento degli stipendi ma anche per il loro futuro. L’azienda municipale dell’igiene ambientale è, infatti, in grave crisi finanziaria e presenta un deficit di 150 milioni di euro benchè l’anno scorso l’amministrazione comunale guidata dal sindaco del Pdl Diego Cammarata abbia raddoppiato la Tarsu. In consiglio comunale il dibattito è quasi finito in rissa, con le opposizioni decisamente contrarie ad un ulteriore rincaro Tarsu del 35%. Alla fine il centrodestra ha dovuto arrendersi all´ostruzionismo dell’opposizione che aveva presentato 1.200 emendamenti.
Cosa potrà fare, in questa ingarbugliata situazione, Bertolaso, si vedrà; intanto i sindacati del gruppo Amia hanno confermato lo sciopero bianco del personale che rispetta in maniera rigorosa il regolamento che prevede la dotazione di particolari dispositivi di sicurezza. Secondo i sindacati al momento questi dispositivi non sarebbero garantiti per tutte le maestranze, per cui chi non è nelle condizioni di lavorare rimane a disposizione dell’azienda senza però espletare il servizio. Sono 2.700 i lavoratori del gruppo (1.800 Amia e 900 Amia Essemme), tra operatori ecologici, addetti alla raccolta dei rifiuti, autisti e personale in servizio nei mezzi di movimento nella discarica di Bellolampo.
Mentre Cammarata giudica “indecente” la situazione (”Credo che la cosa che dovrebbe preoccuparci tutti”, dice il sindaco “è la situazione igienica della città che continua a essere invasa, in modo intollerabile e indecente, dai rifiuti. E invece assisto da parte dei sindacati e dei lavoratori alla scelta di astenersi dal lavoro assumendo una posizione di grave irresponsabilità, e da parte delle opposizioni alla strumentalizzazione di una crisi economica e gestionale di Amia e di altre realtà del sistema delle partecipate del Comune le cui ragioni, legate a un eccessivo peso del costo del personale, sono da tempo a tutti ben chiare e note”), i sindacati confermano che solo chi sarà nelle condizioni di operare, e la verifica sarà fatta giorno per giorno, svolgerà le mansioni previste; gli altri rimarranno a disposizione in azienda. Dunque non è in programma nessuno sciopero né il blocco degli straordinari, ma solo il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza che prevedono la dotazione di scarpe, tute, guanti, scope, mezzi meccanici e vari dispositivi a tutela degli operatori; ma l’azienda, secondo i sindacati Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fiadel, Ugl e Confisal, non sarebbe nelle condizioni di garantire il materiale. Il rispetto rigoroso del regolamento sta causando rallentamenti nel servizio di raccolta e di pulizia, con la conseguenza che in ogni angolo di strada ci sono cumuli di spazzatura. In molte zone della città i cassonetti sono stracolmi di rifiuti, con sacchetti e materiale di scarto che viene lasciato sui marciapiedi.
Ma l’emergenza rifiuti a Palermo sta acuendo anche l’attrito tra il presidente della Regione Sicilia e il Pdl. Per Raffaele Lombardo “A Palermo c’è una situazione delle aziende, comepresa quella che si occupa della raccolta dei rifiuti, che è totalmente insostenibile. Non so quante centinaia di assunzioni ha fatto quell’amministrazione alla vigilia di varie elezioni. Credo che ci sia un eccesso di personale, ma posso sbagliarmi”. Quindi, dice il governatore “se non si riforma il sistema della raccolta di rifiuti, rischiamo grosso. Sei mesi fa il governo” ha aggiunto Lombardo “ha consegnato all’Assemblea regionale siciliana un disegno di legge che aspetta di essere approvato. Mi auguro che, anche a seguito di questa emergenza palermitana, il primo punto da trattare in assemblea, piuttosto che giochicchiare con le mozioni di censura nei confronti delle persone che lavorano sodo e che non vanno a giocare a poker, sia quello di approvare il disegno di legge”.
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La polemica sul Senato che lavora poco è di qualche settimana fa. Il problema dei rifiuti nel napoletano dura dal 1994 e in questi giorni è diventata, più che un’emergenza, uno scandalo davanti agli occhi del mondo.
Tra centrodestra e centrosinistra, nei banchi del Senato, per la XV Legislatura (cioè quella partita il 28 aprile 2006) siedono 30 eletti nella regione Campania e alcuni di un certo peso. Dai Ds Massimo Brutti e Massimo Villone, ai Dl Antonio Polito, Antonio Maccanico, al ministro Udeur Clemente Mastella. Nutrita anche la schiera del centrodestra: Giuseppe Pisanu, Franco Malvano, Lino Iannuzzi, di FI, Pasquale Viespoli, di An, e il transfuga Marco Follini.
Due soltanto invece gli interventi legislativi in materia di “monnezza” in circa 14 mesi di attività parlamentare. Frutto più dell’azione dell’esecutivo che del lavoro in Aula. La conferma viene sia dal motore di ricerca interno al Senato sugli Ultimi atti approvati, sia dal sito del Parlamento italiano, collegato a quelli di Camera e Senato, che riporta l’ Indice cronologico delle leggi approvate. Impostando una semplice ricerca con le parole chiave “emergenza rifiuti”, ne risultano due Decreti Legge governativi: quello del 9 ottobre 2006, convertito in legge nel dicembre dello stesso anno e quello dell’11 maggio scorso, con gli “Interventi straordinari per superare l’emergenza rifiuti nella regione Campania”, di cui non è ancora iniziato il dibattimento.
In compenso, cercando tra i disegni di legge in estenuante attesa di essere discussi a Palazzo Madama, si scopre che tra le 18 proposte (sull’istituzione del difensore civico per l’ambiente, sulle norme per l’approvazione del protocollo di Kyoto, sulla tutela delle popolazioni rom e sinti, ecc…) una sola c’entra il tema e chiede lo “scioglimento dei consigli comunali per mancato conseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani”. Insomma, l’unica attività dei parlamentari pare sia quella di prorogare di anno in anno il decreto che dichiara lo stato di emergenza in Campania e nomina il commissario straordinario, che da ottobre 2006 è Guido Bertolaso, capo della Protezione civile (i cittadini possono “avvicinarlo” grazie al sito web dell’emergenza). Il Palazzo gli ha delegato il da farsi, lasciandolo spesso solo a lottare contro le resistenze di popolazioni e sindaci sul piede di guerra contro discariche e siti di smaltimento. Per risposta, il commissario in otto mesi ha minacciato almeno due volte di andarsene, facendo capire che lo stato di continua calamità dei rifiuti campani sembra diventato una storia infinita, oltre che maleodorante: l’immondizia che letteralmente ricopre Napoli è pari a 2.600 tonnellate.
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Blocchi sulle strade, sindaci incatenati alle ruspe, picchetti di protesta per bloccare i lavori per nuove discariche, con tanto di benedizione del vescovo (Monsignor Raffaele Nogaro a Caserta). L’unico robusto incremento nella sporca faccenda dei rifiuti in Campania (e in Sicilia) riguarda le proteste. Tante, vibranti e spettacolari. Al punto che l’emergenza ambientale è ormai questione di ordine pubblico. Prendiamo la Campania: 6 milioni di abitanti e 7.300 tonnellate di rifiuti ogni giorno. L’equivalente di 350 Tir. Eppure la soluzione ci sarebbe.
Secondo il direttore del progetto Nimby Forum, Alessandro Beulke, la ricetta è fatta di tre soli, fondamentali, ingredienti: “Più alfabetizzazione ambientale per i cittadini, maggiore disponibilità al dialogo e capacità comunicativa da parte delle istituzioni locali e nazionali, tecnologie all’avanguardia e procedure certificate delle aziende che lavorano nel ciclo dei rifiuti”. Il Forum, promosso da Aris, associazione non profit con l’obiettivo di avvicinare cittadini ed enti nella realizzazione di opere utili ma ostacolate da chi le vede sorgere nel proprio “cortile”, chiarisce: oggi non si può prescindere da termovalorizzatori e raccolta differenziata, come dimostrano i casi virtuosi di Francia e Germania, ma anche, senza varcare le Alpi, di Brescia. “In Campania invece” è l’amaro paradosso citato da Beulcke “i termovalorizzatori li bloccano come fossero ecomostri e i rifiuti li mandano in Germania dove, proprio grazie a questi impianti, li trasformano in energia. Guadagnandoci due volte”. Il perché è semplice “La legge Ronchi, tuttora in vigore, dice che un termovalorizzatore (un inceneritore di rifiuti in grado di generare calore e produrre energia elettrica), per assolvere al suo compito dovrebbe non precedere, bensì seguire un accurato processo di raccolta differenziata. Ed è qui il guaio” spiega Beulcke: “La Sicilia, per esempio, in questo è molto scarsa, intorno al 5%”.
Ed è cominciata una nuova corsa contro il tempo. “In Campania è il momento peggiore, la situazione più difficile e drammatica di questi ultimi 14 anni di amministrazione straordinaria” è costretto ad ammettere Guido Bertolaso, commissario per l’emergenza rifiuti dall’ottobre 2006: “L’unica discarica ufficiale sarà satura tra alcune settimane, e l’inceneritore costruito ad Acerra funzionerà da ottobre. Per il secondo inceneritore previsto, i lavori non sono cominciati. Dei dodici siti di smaltimento già progettati, uno solo funziona. Inoltre, gli otto centri di smaltimento esistenti sono in attesa di una ristrutturazione completa, in quanto progettati in maniera errata” ha detto Bertolaso.
Siciliani e campani chiedono una politica ambientale di smaltimento rifiuti più attenta alla salute delle persone, lamentando (leggi il caso della discarica di Basso dell’Olmo) di aver già patito conseguenze durissime per le discariche abusive, e non solo, nel loro territorio. “Sono aumentati i casi di tumore rispetto alla media nazionale e di malattie del sistema immunitario” sostengono al Comitato allarme rifiuti campano. Ribattono i Verdi di Caserta: “Si possono contrarre infezioni anche per la presenza dei rifiuti per le strade”. Per uscire dall’impasse, i comitati di protesta campani, sostenuti dal sacerdote pacifista e barricadero, Alex Zanotelli e dalle Assise per la città di Napoli e del Mezzogiorno, hanno rivolto un appello niente meno che alla Commissione Europea per disincentivare la realizzazione di termovalorizzatori, considerati ad alto potere inquinante. Uno di questi impianti dovrebbe sorgere, infatti, nei pressi di un’oasi protetta del Wwf, a Serre, nel parco naturale del Cilento, a sud della regione, da cui vengono molti prodotti alimentari Dop campani. L’altro sito dovrebbe sorgere nell’area di “Lo Uttaro”, nel casertano, progettata a solo 1 km da un ospedale in costruzione.
Proteste e appelli anche in Sicilia dove dovrebbero sorgere 4 termovalorizzatori pronti a mandare in fumo l’immondizia di casa propria e, forse, anche quella campana.
Senza contare gli ostacoli dovuti agli interessi delle ecomafie. Nella relazione sull’emergenza rifiuti redatta dalla Corte dei Conti si denunciano le irregolarità negli appalti per lo smaltimento assegnati anche a imprese indagate per mafia, il mancato rispetto e continue deroghe alla normativa europea e nazionale, e persino procedure non trasparenti nella scelta del personale che lavora al commissariato per l’emergenza rifiuti. Ora, un disegno di legge promette in soli 5 articoli di risolvere il problema, multe di 60 mila euro e fino a dieci anni di reclusione per chi commette reati ambientali, tra cui la frode, il danno, il disastro ambientale ed il traffico illecito di materiale radioattivo.
Già, ma la legge non basta a mettere fine all’allarme nelle due regioni martoriate dal problema rifiuti. Chi protesta chiede oggi l’approvazione di un nuovo piano che privilegi scelte meno inquinanti, come il riciclaggio e la raccolta differenziata ed una conferenza interregionale per non puntare tutto sulla termodistruzione. In fondo, anche Beulke è “d’accordo con chi, come Legambiente, dice sì alla termovalorizzazione sempre che sia un processo a valle di una corretta pianificazione della gestione dei rifiuti”.
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