
C’è chi dice che ci sia un nesso tra la scesa in campo di Romano Prodi sulle pensioni e la scesa in campo di Walter Veltroni per il Partito democratico (e per la corsa a palazzo Chigi). E che questo nesso avrebbe un doppio obiettivo: complicare la vita a Veltroni e lanciare la candidatura di Enrico Letta, sottosegretario a Palazzo Chigi, prodiano doc, l’uomo che per conto del Professore sta tentando di risolvere il garbuglio dello scalone.
Letta, anzi, aveva annunciato per oggi la decisione di candidarsi comunque per il Pd, con o senza il suo possibile compagno di ticket, il diessino-dalemiano Pier Luigi Bersani. I sondaggi interni al centrosinistra, più o meno riservati, indicano del resto che il sindaco di Roma, passato l’effetto mediatico del discorso del Lingotto, potrebbe incontrare serie difficoltà al Nord. “Velina Rossa”, la nota politica indicata come specchio degli umori dalemiani, riferisce che in Emilia Bersani sarebbe gradito ad oltre il 50% degli elettori del Pd, in Lombardia arriverebbe al 40 senza Letta, mentre Bersani-Letta sfiorerebbero in Veneto quasi il 50%». Veltroni al tempo stesso sarebbe in netto vantaggio in Piemonte, nel Lazio e nel Sud, esclusa la Puglia. Se le cose stanno così, la strada per Veltroni si farebbe in salita. Ma neppure Bersani evidentemente avrebbe vita facile. Un dualismo dal quale avrebbe da guadagnare solo Prodi: dimostrerebbe quanto meno che è prematuro dargli il benservito. In realtà Bersani, che di candidarsi avrebbe una gran voglia, è tuttora frenato dai Ds. Ma solo se regge il patto tra D’Alema, Veltroni e Fassino.
Minor disciplina c’è nell’area Margherita. Letta è cattolico, piace molto agli imprenditori, è più noto di Franceschini. Se Veltroni dovesse presentarsi con un ticket, è il ragionamento dei prodiani, non si capisce perché con Franceschini e non con Letta. O meglio, dal punto di vista di chi vuol pensionare Prodi e il prodismo si capisce benissimo: Letta rappresenta la continuità con l’attuale governo, anzi con Prodi stesso che ai vertici del Pd avrebbe con lui un uomo di stretta fiducia. Proprio ciò che Veltroni, D’Alema e Francesco Rutelli vogliono evitare. Il loro obiettivo è di lasciare che questo governo vada da solo al proprio destino, e dopo si volti pagina.
Le pensioni rappresentano appunto l’ultima spiaggia per Prodi. Se lui e Letta avessero successo, l’intera operazione Veltroni subirebbe un rallentamento. Ma per paradosso anche se la trattativa fallisse, sarebbero dolori per il giovane Walter: certo, si andrebbe rapidamente alle elezioni, ma l’aspirante leader erediterebbe una rogna non da poco. Sulla quale, tra l’altro, dovrebbe giocare l’alleanza con l’estrema sinistra e con il sindacato.
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