Leggi tutte le notizie su:


impronte-digitali

L’alfabeto per leggere il 2009. Chi sale e chi scende nel nuovo anno

Barack Obama dopo la vittoria

A come Amanda. Sarà l’anno dei processi alle facce d’angelo. Ai (presunti) bravi ragazzi che hanno monopolizzato per mesi le cronache giudiziarie. Biondi, giovani, efebici, come Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati di aver ucciso la studentessa inglese Meredith Kercher. O come Alberto Stasi, rinviato a giudizio per l’omicidio della fidanzata, Chiara Poggi.
Gli esiti dei processi sono tutt’altro che scontati. Ma è certo che catalizzeranno un’attenzione mediatica spasmodica. A Perugia le udienze cominceranno il 16 gennaio. Quel giorno il presidente della Corte d’assise, Giancarlo Massei, deciderà se il dibattimento avverrà a porte chiuse, come chiedono i familiari di Meredith, o se sarà pubblico.
In aula peseranno gli elementi scientifici: le tracce di Amanda nella villetta di via della Pergola e quelle di Raffaele sul reggiseno dell’inglese. I testimoni che avrebbero visto i “fidanzatini diabolici” la notte del delitto non sembrano infatti troppo attendibili: ricordi vaghi e tardivi i loro, che non dovrebbero incidere granché.
Stesso copione per il giallo di Garlasco. Il 24 febbraio ci sarà l’udienza preliminare, probabile preludio al processo. Anche in questo caso l’accusa si basa soprattutto su indizi scientifici: quelli raccolti dal Ris di Parma. E su una perizia che afferma: la mattina in cui dice di avere scoperto il corpo di Chiara, per Stasi era impossibile non sporcarsi le scarpe di sangue. Consulenti l’un contro l’altro armati: un canovaccio giudiziario sempre più frequente, che a molti fa rimpiangere le indagini tradizionali. Quelle in cui una prova puzzava di intuito, notti insonni e sigarette.
(Antonio Rossitto)

B come Beckham Fotografi e paparazzi milanesi l’effetto Beckham l’hanno sentito per primi (qui la GALLERY con Milano in delirio per il suo arrivo). Chi lavora da tempo riferisce che non si erano mai visti a Milano depistaggi tanto macchinosi. Quanto alla residenza, prevale l’idea che David e Victoria Beckham, coppia da 50 milioni di euro l’anno, alloggeranno all’ultimo piano dell’Hotel Chedi, vicino allo stadio. Ma lo staff dei due nei giorni scorsi ha visitato anche l’Hotel Bulgari, il Principe di Savoia e il Westin Palace, dove s’è installato anche Ronaldinho, appena arrivato in città. Se i Beckham non andranno in albergo, la casa che li ospiterà per i prossimi tre mesi sarà in zona viale Abruzzi, consigliata dagli amici Maldini e Shevchenko e già pronta.
I Beckham si fermeranno inizialmente a Milano solo per il tempo delle visite mediche di lui, della presentazione allo stadio e di una festa in onore di entrambi. Poi via in Gran Bretagna, dove passeranno il Natale. “Lei voleva venire qui già prima che il marito andasse a giocare a Madrid” racconta uno stylist amico dei divi. “Mi telefonava disperata perché in Spagna non sapeva dove andare a fare shopping”. Di certo mentre Beckham dovrà darsi da fare in campo Victoria non starà a guardare. Da qualche anno ha una linea di moda tutta sua, la Vdb, disegnata dai creativi di Roland Mouret, e ha da poco firmato un contratto milionario per la linea di intimo di Giorgio Armani. Eppure la sua griffe di riferimento rimane Dolce & Gabbana, perché gli stilisti sono gli unici veri amici che ha a Milano. Con loro ha visitato per la prima volta il centro, ha mangiato al ristorante Le Langhe e ha chiesto consigli sulle zone migliori dove andare a vivere. Pare che proprio Stefano Gabbana l’abbia convinta a non trasferirsi in periferia. Chi li conosce bene prevede che la coppia rivoluzionerà la vita mondana milanese. Date le premesse, sembra verosimile.
(Annalia Venezia)

Amanda Knox

C come chip Dal 28 giugno 2009 arriva il nuovo passaporto europeo. Oltre alla foto digitale, già prevista dal 2006 con l’inserimento di un chip interno, i documenti per l’espatrio di ogni cittadino europeo conterranno due impronte digitali.
Per l’Italia la nuova carta è stata messa a punto dal Poligrafico dello Stato. Farnesina e Viminale dovranno allestire i dispositivi per la rilevazione delle impronte nei consolati all’estero e nelle questure (i punti di emissione dei passaporti sono almeno 800), mentre al Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione spetta la parte tecnologica: bisognerà assicurare una buona qualità dei dati inseriti. Il garante della privacy segue, invece, la delicata questione della tutela. Per le impronte è previsto un sistema di protezione stringente che si avvarrà di speciali chiavi di sicurezza.
Secondo le norme attuali, i dati non sono trattenuti o archiviati ma solo “letti” ai fini dell’identificazione. Saranno prese le impronte di indice e medio ma, se la qualità non è buona, si passerà in progressione all’anulare o al pollice (ma si stima che per il 4-5 per cento della popolazione l’impronta non sia rilevabile). Bisognerà poi installare i dispositivi per il controllo dei nuovi documenti biometrici lungo le frontiere terrestri, marittime, aeroportuali: circa 4 mila punti in tutta la Ue.
L’obbligo dei dati biometrici vale solo per le nuove emissioni: i vecchi modelli in circolazione saranno validi fino alla scadenza. Bruxelles prevede che la sostituzione di tutti i passaporti avverrà, al più tardi, entro 10 anni. Una delle ipotesi è attrezzare varchi automatici (sorvegliati) per il controllo dei documenti. E i costi? Difficile fare previsioni. Oggi le tasse sul passaporto nei 27 paesi Ue variano da 20 a 120 euro. Ma in Germania, unico paese che ha già il nuovo modello, il costo è lievitato a 59 euro: il doppio rispetto al passaporto tradizionale.
(Anna Maria Angelone)

D come Darwin Si moltiplicano le iniziative per il bicentenario della nascita del grande naturalista inglese. Resterà aperta fino al 19 aprile la mostra sul viaggio di Charles Darwin intorno al mondo presso il Museo di storia naturale di Londra. Mentre per l’inaugurazione del Centro Darwin presso lo stesso museo bisognerà attendere fino a settembre. Un’altra esposizione sarà allo Schirn Kunsthalle di Francoforte dal 5 febbraio. Il 13 febbraio sarà riaperta al pubblico la casa di Darwin nel Kent. Mostra e convegno anche al Museo di storia naturale del Jardin des Plantes a Parigi.
L’evento più atteso, e fonte di probabili polemiche, sarà il convegno internazionale organizzato in Vaticano dal 3 al 7 marzo, presso la Pontificia università gregoriana. L’incontro si concentrerà sul Darwin scienziato e biologo, lasciando da parte gli aspetti filosofici e ideologici del darwinismo. Le teorie dell’evoluzionismo saranno messe a confronto con quelle del disegno intelligente e del creazionismo. In Vaticano nessuno ha però intenzione di aprire un caso Darwin dopo quello di Galileo: scienza e fede, evoluzionismo e teologia non sono in contrapposizione, anticipa uno dei relatori, padre Fiorenzo Facchini. Anche se per esempio negli Stati Uniti, secondo un recente sondaggio, solo il 52 per cento dei cattolici e il 32 per cento degli evangelici ha fiducia nelle teorie di Darwin.
(Ignazio Ingrao)

E come elezioni Non servono per il rinnovo del Parlamento ma segneranno lo stesso il futuro prossimo della politica italiana. Sabato 6 e domenica 7 giugno sono in agenda le elezioni europee e un maxiturno amministrativo che coinvolgerà oltre la metà dei comuni italiani e due terzi delle province, per un totale di 25 milioni di elettori. Il carattere nazionale del voto europeo e l’ampiezza di quello amministrativo faranno di questo appuntamento un test nazionale. E una sentenza d’appello per il Pd, dove sono pericolanti non solo la segreteria di Walter Veltroni ma anche le ragioni che hanno spinto Ds e Margherita all’unificazione. Un risultato del Pd alle europee inferiore al 30 per cento potrebbe divenire la premessa di una scissione.
All’agenda (che si arricchirà di certo con le regionali in Sardegna, al voto anticipato per la prima volta sessant’anni, dopo le dimissioni di Renato Soru e, forse, con le comunali a Napoli e le regionali campane, se la Tangentopoli partenopea portasse alla crisi delle giunte Iervolino e Bassolino) vanno aggiunti le regionali sarde, che però si celebreranno prima di giugno, e il referendum sulla legge elettorale. Promossa da Mario Segni e da Giovanni Guzzetta, la consultazione mira a far diventare sostanzialmente bipartitico il sistema politico. Per Silvio Berlusconi, che deve tener conto della forte opposizione della Lega, si tratta di una grana. I referendari temono che il governo fissi il voto dopo europee e amministrative, quando gli elettori saranno in overdose da scheda e matita, onde provocare il fallimento per mancanza di quorum.
(Stefano Brusadelli)

F come futurismo In manifesti incendiari e nel corso di serate e scazzottate (”Non v’è più bellezza, se non nella lotta”) celebrò la guerra (”Sola igiene del mondo”) e la velocità (”Un’automobile in corsa è più bella della Vittoria di Samotracia”). Invocò una giovane visione di tutte le arti: pittura, scultura, teatro, musica, letteratura, architettura. E aria nuova nella politica, nel costume, nella morale. Si connesse al dinamismo del cosmo, perché “Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido”. Le sue prime travolgenti parole il Futurismo le pronuncia con il poeta Filippo Tommaso Marinetti (alla figura del quale Giordano Bruno Guerri dedica un libro in uscita a gennaio dalla Mondadori), sul quotidiano francese Le Figaro, il 20 febbraio 1909. Scocca il centenario dell’unica avanguardia italiana di rilievo mondiale e comincia il bombardamento delle celebrazioni. Se lo abbiamo masochisticamente guardato con sospetto fino a pochi decenni fa, perché parafascista, ormai il Futurismo è riconosciuto come uno dei più importanti movimenti del Novecento. Artisti come Boccioni, Balla, Severini, Carrà, non temono confronti con i grandi del secolo. Ci sono loro, e tanto altro, al Palazzo Reale di Milano, nella mostra curata da Giovanni Lista e Ada Masoero Futurismo. Velocità +Arte +Azione (5 febbraio - 7 giugno); a Roma, nelle Scuderie del Quirinale, Il Futurismo a Parigi. Un’avanguardia esplosiva, a cura di Didier Ottinger (20 febbraio - 24 maggio).
Ester Coen cura un progetto, Futurismo 100, articolato in tre mostre: Illuminazioni. Avanguardie a confronto. Italia, Germania, Russia (Mart di Trento, 17 gennaio - 7 giugno); Astrazioni (Museo Correr, Venezia, 5 giugno - 4 ottobre); Simultaneità (Palazzo Reale, Milano, 15 ottobre - 25 gennaio).
(Marco Di Capua)

G come gym-fusion Karine Baillet, campionessa mondiale di raid e autrice del fortunato manuale Raid, multisport e natura (editore Glénat) lo sostiene da tempo. Praticare un solo e unico sport può essere deleterio per l’organismo: far lavorare sempre gli stessi muscoli può dare uno stato di assuefazione. Da qui la nascita e la diffusione, che accelererà nel 2009, di una scuola che si appella alla gym-fusion: la necessità di praticare due attività sportive complementari: una per tonificare i muscoli, l’altra per migliorare la silhouette. Combinare diverse attività spinge l’organismo a fare più sforzo e a reagire a differenti stimoli. Condizione imprescindibile: la regolarità degli esercizi, almeno una volta a settimana. Alcune associazioni di gym-fusion proposte dagli esperti.
Per chi ha poco tempo: bicicletta e power plate. Servono 30 minuti di power plate e almeno 40 di cyclette. La piattaforma vibrante favorisce un rinforzo di tutti i muscoli, mentre la bicicletta tonifica le gambe e aiuta la funzione cardiocircolatoria.
Per i naturalisti: running e aquagym. Servono una corsa di 55 minuti e una lezione settimanale di aquagym. Importante è cominciare a correre lentamente per poi aumentare il ritmo durante i primi 10 minuti e tenerlo costante. L’aquagym rinforza tutti i muscoli. Per gli stressati: nuoto e yoga. Una seduta di yoga da un’ora e mezzo e una di nuoto da 40 minuti alla settimana sono l’abbinamento ideale per chi soffre di ipertensione e quindi ha bisogno di un movimento totale del corpo.
Per i ludici: danza e mat-pilates. Hip-hop, samba, tango, neoafricana… tutte le danze vanno bene per scaricare adrenalina e armonizzare i movimenti del corpo, mentre il pilates sul tappetino (mat) serve agli addominali e alla schiena.
(Antonella Matarrese)

H come Hollywood Le più importanti case di produzione del mondo, dalla Walt Disney alla Dreamworks, non hanno dubbi: il 2009 sarà l’anno del cinema in 3D. Gli occhialini per la proiezione tridimensionale rappresentano infatti una rivoluzione, paragonabile, secondo gli strateghi del marketing del cinema, a quella che portò il sonoro nelle sale alla fine degli anni Venti. In America le oltre 1.000 sale attrezzate hanno incrementato gli spettatori del 60 per cento e le previsioni per l’impatto della nuova tecnologia in Europa sono altrettanto ottimistiche.
Il primo banco di prova dell’anno per il 3D sarà a inizio aprile, con l’uscita di Monsters vs Aliens, un kolossal firmato Dreamworks, ispirato a un fumetto horror intitolato Rex Havoc. A seguire, arriverà nelle sale, a fine maggio, accompagnato da una campagna promozionale milionaria, Avatar, il nuovo lavoro di James Cameron (regista di Aliens e Titanic).
“La mia storia di un marine mandato in missione su un altro pianeta farà rivivere a tutti le emozioni provate trent’anni fa guardando per la prima volta 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick” prevede Cameron.
Febbre da 3D a parte (il Future film festival di Bologna dedicherà al cinema digitale e al tridimensionale un’intera giornata della manifestazione, il 31 gennaio), il 2009 sarà anche l’anno del sesto capitolo di Harry Potter, di Australia con Nicole Kidman e Hugh Jackman, di Revolutionary road con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet (per la prima volta insieme dai tempi di Titanic) e di Ex dell’italiano Fausto Brizzi, con un cast che comprende Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Nancy Brilli, Massimo Ghini, Silvio Orlando, Claudio Bisio, Cristiana Capotondi ed Elena Sofia Ricci.
(Gianni Poglio)

I come inquinamento Il fiume del tempo scorre verso il 30 novembre 2009 tingendosi di verde. Sarà un anno molto importante per l’ambiente, con la speranza che a Copenaghen, entro due settimane da quella data, inizio della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si firmi un accordo per sostituire il protocollo di Kyoto dopo il 1º gennaio 2013. Non sappiamo se vi sarà ancora un rinvio. Di certo tutte le nazioni saranno chiamate a prendere una decisione che possa ridurre le emissioni di anidride carbonica. Dal punto di vista politico la situazione è complicata. Ci si aspetta che già nella conferenza di Washington sugli impatti climatici, il 12 febbraio 2009, la nuova amministrazione Usa adotti un meccanismo di commercio delle quote di CO2 simile a quello europeo e un sistema di tassazione per i beni provenienti dai paesi inquinanti. Resta da superare l’opposizione di industrie ad alta emissione di CO2. Dalla Cina, dopo il rifiuto di aderire a Kyoto che condizionò gli Stati Uniti, ci si attende una regolamentazione per le industrie inquinanti. Il problema è che il governo non vuole concedere vantaggi agli Stati Uniti. L’Europa sta guidando la battaglia con l’ambizioso piano 20-20-20, che prevede per una percentuale del 20 per cento la riduzione nelle emissioni, il miglioramento dell’efficienza energetica e la quota di rinnovabili. Tutto entro il 2020.
Ma dal recente vertice di Bruxelles del Consiglio europeo è arrivata qualche correzione, sia per il timore di ripercussioni sull’economia di alcuni paesi, sia forse per un’incapacità a comprendere le potenziali prospettive di sviluppo e occupazione nel settore delle rinnovabili. Il 2009, non a caso proclamato dal Wwf Anno del clima, rappresenta l’occasione per una scelta lungimirante: quella di un’economia sostenibile per un pianeta migliore.
(Luca Sciortino)

L come listini In tempo di recessione, quando può essere il momento giusto per azzardare un nuovo investimento in borsa? Secondo gli operatori più ottimisti, i listini azionari già in primavera potrebbero risalire, dopo la decisione negli Usa di puntare sul denaro a costo zero. “La Fed ha portato i tassi ufficiali sui livelli di mercato” nota Gregorio De Felice, presidente dell’Aiaf, associazione degli analisti finanziari italiani “e, se nella prima metà dell’anno arriveranno segnali di ripresa, con l’estate dovremmo poter avere un miglior andamento delle borse”.

Crollo della Borsa
Ma è probabile che la volatilità rimanga alta. E continui l’emotività nelle quotazioni. Anche perché sui mercati grava l’enorme bolla dei derivati finanziari, che a fine 2007 pesavano 35 volte il pil degli Stati Uniti. E in Europa? De Felice prevede già a gennaio tassi Bce al 2 per cento. Nel 2009, poi, “potrebbero addirittura arrivare poco sopra l’1 per cento” ipotizza Angelo Drusiani, responsabile gestioni della Banca Albertini Syz. “La medicina che fa guarire l’economia non sta nei tassi più bassi, bensì nelle tasse più basse. Ma in questa fase è impossibile: tutti i governi hanno bisogno di soldi, anche per salvare le aziende”. Con un’economia sempre più statalizzata il pericolo è l’esplosione del debito pubblico mondiale. E se lo scenario attuale è la deflazione, il rischio inflazione è dietro l’angolo. Come difendersi? Secondo Drusiani, un’idea è “passare ai Cct a tasso variabile, che sono scesi molto, o ai bond legati all’inflazione”. E i pronti contro termine? Oggi danno in media il 2,5 per cento netto. Ma nel 2009 “i titoli di stato con durata fino a 2 anni dovrebbero scendere sotto il 2 per cento” stima De Felice.
(Edmondo Rho)

M come moda a colori John Galliano ha osato il giallo con l’arancione, proponendo per le signore in Dior un abituccio color limone sfoggiato con un maxichiodo in pelle becco d’anatra. Donatella Versace ha, soprattutto per la sera, abbandonato l’abito nero optando per l’azzurro, il rosa, l’arancio e il lime. E se Miuccia Prada ha regalato la sua solita sferzata di sofisticazione alla stampa animalier, proponendo la pelle di serpente in versione pixellata, è anche vero che per la sera veste le sue donne con abiti d’oro che sembrano fatti della carta dei cioccolatini.
Tanto colore sulle passerelle mancava da anni. E non è questione confinata soltanto agli abiti. Anche gli accessori verranno declinati nello stesso modo: borse in pitone argentato, in coccodrillo color canarino e in tutti i colori metallici. Per non parlare dei sandali, veri capolavori di intrecci ottenuti con varie pelli di vari colori, un trionfo di patchwork lavoratissimi fino alla caviglia, quasi a voler imbrigliare i piedi. “A dire il vero la voglia di colore è stata preannunciata già la scorsa stagione” puntualizza Anna Dello Russo, direttore moda di Vogue Giappone e consulente creativa di molte griffe. “Direi che la vera novità è lo skin color. Accanto al bianco e al nero, il color carne entra tra i classici da cerimonia, da red carpet, da Oscar. Basti pensare all’abito indossato da Nicole Kidman alla prima mondiale del film Australia. L’altro trend sarà il ritorno delle stampe animalier virate al glamour, alla maniera di Yves Saint Laurent, con punte afro come nel caso di Marc Jacob per Louis Vuitton”.
(Antonella Matarrese)

N come nuovi partiti Due congressi e un sistema politico in gioco. A metà marzo il Popolo della libertà terrà la sua prima assemblea costitutiva e in autunno il Partito democratico avrà il suo primo congresso dopo le primarie che hanno consegnato a Walter Veltroni la segreteria. Sono due appuntamenti chiave perché in gioco c’è il futuro del bipartitismo scaturito dalle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008. Da una parte c’è la fusione (in corso) tra Forza Italia e Alleanza nazionale, dall’altra la fusione (fredda) già avvenuta tra Ds e Margherita. La prima è figlia di un lungo percorso iniziato nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, la seconda è stata innescata dalle crisi continue dei governi di coalizione di centrosinistra, però è già messa a dura prova dalla crisi di voti e dalla questione morale. Mentre la leadership di Veltroni è in bilico, quella di Berlusconi appare più salda che mai. Le differenze tra Fi e An in questi anni si sono smussate, tuttavia, proprio perché il bipartitismo si fa in due, ciò che si muove nel centrosinistra avrà effetti anche sull’altra sponda. E mentre l’appuntamento di marzo per il Pdl appare certo, quello autunnale per il Pd potrebbe essere anticipato. Le spinte per farlo prima delle elezioni europee sono forti: l’alleanza a perdere del Pd con Antonio Di Pietro ha aperto una crepa troppo grande per essere ignorata, il rinnovamento della classe dirigente (e della segreteria) è una necessità. Il 2009 sarà insomma l’anno del Pd: potrebbe ritrovare la rotta perduta o infrangersi sugli scogli. In quest’ultimo caso anche la via italiana del bipartitismo sarebbe perduta.
(Mario Sechi)

O come Obama È il primo presidente americano che arriva alla Casa Bianca con un’intera collezione di fumetti. Ma neppure Spiderman, il suo supereroe favorito, ha mai dovuto affrontare le sfide che attendono Barack Obama nel 2009. Mentre è chiamato a salvare l’industria dell’auto di Detroit, Obama deve anche riformare il sistema finanziario globale trasformando al contempo il governo federale nel nuovo centro del capitalismo americano. Da George W. Bush il nuovo presidente eredita tre guerre in corso, se si conta anche la minaccia del terrorismo internazionale, mentre si fa sempre più concreta la possibilità di uno scontro con l’Iran. La vera missione impossibile di Obama è però un’altra: restaurare la fiducia, non solo nei mercati globali, ma anche nella capacità degli Stati Uniti di guidare il mondo in un sistema sempre più multipolare. Obama sarà costretto a ignorare molte delle promesse che ha fatto agli americani in campagna elettorale. E ha già cominciato.
Eletto per cambiare Washington, si è circondato di una squadra di vecchie volpi della politica clintoniana e di quella repubblicana. La sua amministrazione doveva segnare la fine della presenza americana in Iraq: il segretario della Difesa Robert Gates ha già assicurato che non accadrà. Certo, nella nuova fantastica avventura che sta per iniziare a Washington ci saranno anche contrappassi e vendette: la politica energetica di Bush verrà rovesciata e un nuovo sogno americano, quello della lotta al cambiamento climatico, sta per iniziare. Ma chi si aspettava che la nuova presidenza portasse a un rovesciamento della politica repubblicana è destinato a restare deluso. Non è un supereroe banale quello che si nasconde dietro la maschera dell’Uomo ragno Obama.
(Marco De Martino)

P come potere finanziario Il 2008 si è chiuso con l’uscita dal palcoscenico della grande finanza di alcuni importanti banchieri: Fabrizio Viola (Bpm), Fabio Innocenzi (Banco popolare), Giampiero Auletta Armenise (Ubi) e Pietro Modiano (Intesa). Ma non è nulla in confronto a quello che succederà nella mappa del potere bancario nel 2009. Molti capi azienda dovranno gestire il delicatissimo problema della sottopatrimonializzazione della propria banca, ovvero dovranno accedere agli aiuti di Stato gestiti dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Tra le banche sottopatrimonializzate ci sono l’Unicredit guidato da Alessandro Profumo e il Monte dei Paschi di Siena di Giuseppe Mussari, mentre l’Intesa Sanpaolo ha recentemente emesso un prestito senza garanzia statale per 1,35 miliardi di euro. Tuttavia, dopo l’uscita del direttore generale Pietro Modiano, l’Intesa potrebbe vivere un altro trauma: dicono le voci che il presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli, potrebbe decidere di tornare ai suoi libri dopo 27 anni di vita bancaria, durante i quali ha trasformato un istituto praticamente fallito, il Banco ambrosiano, nella prima banca italiana.
Sarà anche l’anno delle grandi manovre per la successione ad Antoine Bernheim, presidente delle Generali, e un ruolo preminente lo giocherà il presidente della Mediobanca (grande azionista del Leone) Cesare Geronzi. Il 2009 sarà inoltre l’anno della Libia: i fondi d’investimento di Muammar Gheddafi hanno già comprato il 4,6 per cento dell’Unicredit; si sono proposti per il 10 per cento dell’Eni; non dispiacerebbe loro entrare in Finmeccanica e stanno provando a diventare soci della Telecom. Non tutti i loro progetti si realizzeranno, ma certamente nei prossimi 12 mesi i libici saranno protagonisti.
(Marco Cobianchi)

Q come al Qaeda Le sconfitte subite da Al Qaeda in Iraq e in Afghanistan hanno ridotto la capacità operativa dell’organizzazione di Osama Bin Laden, ma non hanno indebolito in modo significativo la sua rete di propaganda e le sue fonti di finanziamento. Gli attentati di Mumbai dimostrano che il terrorismo islamico può ancora colpire e che i gruppi armati che si ispirano all’ideologia di Al Qaeda restano all’offensiva. Non solo in Medio Oriente. La “tecnica dell’outsourcing”, già sperimentata nel Maghreb, rischia ora di diffondersi anche nell’Africa saheliana, in Somalia e in Asia (India, Indonesia, Filippine). È una sfida da affrontare nel 2009 con nuove strategie, politiche e militari, che tenderanno ad ampliare il fronte della lotta al terrorismo dal teatro iracheno-afghano a quello indo-pachistano, dove Islamabad è lo snodo cruciale. È un paese, dotato di armi nucleari, sull’orlo del collasso, con un governo fragile e corrotto, un esercito dalle tentazioni golpiste, vaste aree del territorio fuori controllo e un apparato di sicurezza legato agli ambienti eversivi.
Su pressione di Washington, che dal 2002 ha versato 5,4 miliardi di dollari a Islamabad, il presidente Ali Zardari ha ordinato un’ondata di arresti nelle scuole coraniche e nelle basi di Lashkar-e-Taiba, la milizia kashmira responsabile della strage di Mumbai. Ma i margini di manovra di Zardari sono stretti. Un intervento su larga scala contro i gruppi armati e i movimenti che li fiancheggiano rischia di provocare una guerra civile. O un ennesimo colpo di stato militare.
(Giovanni Porzio)

R come Rushdie Non ci fu un solo Rinascimento. Nel Cinquecento la Firenze medicea ebbe una sorta di doppio indiano nella meravigliosa Fatehpur Sikri, la città che Akbar il Grande, terzo imperatore Mogul, elesse a capitale del regno. Con L’incantatrice di Firenze (Mondadori, maggio 2009) Salman Rushdie ribadisce il fondamento della sua arte e della sua vita: l’incessante scambio culturale tra Oriente e Occidente.
Vent’anni fa l’ayatollah Ruhollah Khomeini pronunciò una fatwa contro I versi satanici, il romanzo di Rushdie che metteva in scena il conflitto islamico tra mondo laico e religiosità. Da allora la vita dello scrittore iraniano, nato a Mumbai nel 1947 e approdato in Gran Bretagna a 14 anni, è stata in pericolo.
Rushdie non si è mai pentito. L’incantatrice di Firenze, il suo decimo romanzo (il più amato è I figli della mezzanotte), vuole sincretizzare la “leggerezza” delle Lezioni americane di Italo Calvino con il meraviglioso delle Mille e una notte. Senza dimenticare l’ironia. Il cavaliere Niccolò Vespucci che da Firenze arriva alla corte dell’imperatore musulmano sostiene di essere figlio di Qara Köz, maliarda signora, discendente di Gengis Khan, complicata parentela che farebbe di Vespucci lo zio di Akbar. I due mondi si riflettono l’uno nell’altro. Come dice Jodha, la moglie del re, “noi siamo il loro sogno, e loro sono il nostro”.
(Manuela Grassi)

S come stipendi Sorpresa: nel 2009 le retribuzioni degli italiani cresceranno. Del 2,8 per cento, meno che nel 2008 (più 4) ma oltre un punto più dell’inflazione. Previsione dell’ultimo rapporto Confindustria, del 16 dicembre 2008. Il problema è che aumenteranno ben di più i disoccupati: a giugno 2009 i posti di lavoro persi toccheranno quota 600 mila. L’indice di disoccupazione balzerà all’8,4 per cento, record dal 2003; e non basterà il recupero di 100 mila posti previsto a fine anno a riequilibrare.
I consumi potrebbero ridursi anche dell’1,4 per cento. E questo, fra le poche buone notizie, farà aumentare i risparmi delle famiglie: dall’11,3 al 13 per cento del reddito. Sommato al risparmio per il calo del petrolio (24 miliardi in totale, 866 euro a famiglia) e a quello per la discesa dei tassi dei mutui (l’Euribor toccherà l’1,9 per cento a fine 2009), stimato in 2 mila euro a famiglia, avremo un aumento del reddito disponibile dello 0,5 per cento nel 2009 e dell’1,4 per cento nel 2010.
Una grande occasione di rilancio, se i soldi torneranno in circolo. Ma qui il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, dopo 6 miliardi di aiuti a redditi bassi e imprese, dovrà scegliere se sostenere gli stipendi (come chiede il Pd) o l’occupazione. La seconda strada, oltre a essere più solidaristica, ha il vantaggio di gravare in modo elastico sui conti pubblici: altri 500 milioni si aggiungeranno ai 1.200 già previsti per gli ammortizzatori sociali. Cifre che non dovrebbero peggiorare sensibilmente il deficit e soprattutto il debito: il parametro a cui Tremonti guarda con più attenzione è piuttosto la differenza di rendimento (e quindi di costo) tra titoli di Stato italiani e tedeschi. Ha raggiunto i 140 punti base, il massimo dal 1997. Dunque il governo attingerà al massimo ai fondi europei, a cominciare da 16 miliardi per le opere pubbliche. Se azzeccherà le mosse giuste e farà tornare la fiducia in famiglie e imprese, avremo 2,6 punti di pil in più entro il 2010. Da una ripresina dello 0,7 per cento si passerebbe a un più 2,1: rivedremmo consumi e investimenti e 250 mila posti di lavoro.
(Renzo Rosati)

Alta velocità  alla prova velocitÃ

T come tav e altre infrastrutture Se esistesse un parolometro stagionale, il termine infrastrutture sarebbe in cima alla lista di quelli più pronunciati nell’inverno 2008-2009. Per contrastare gli effetti della crisi economica scoppiata in autunno, di infrastrutture si stanno occupando i governi di tutto il mondo: negli Stati Uniti il presidente eletto Barack Obama sta preparando un piano massiccio di interventi; in Francia Nicolas Sarkozy ha impegnato 10,5 miliardi di euro; la tedesca Angela Merkel ha stanziato 4 miliardi, mentre il premier britannico Gordon Brown ha puntato su 3 miliardi.
L’Italia non è fuori gioco. Gli investimenti programmati per infrastrutture sono notevoli, oltre 15 miliardi di euro, che saranno utilizzati in prevalenza per l’apertura di nuove autostrade soprattutto in Lombardia, per il completamento del Mose di Venezia e l’eventuale avvio del Ponte sullo Stretto.
A questa somma si aggiungono i finanziamenti (1,7 miliardi) deliberati di recente dalla Commissione europea dei trasporti e che riguardano diversi paesi, dall’Austria alla Francia, dalla Germania all’Ungheria, ma soprattutto l’arco alpino e l’Italia.
Una parte di questi soldi serve per l’alta velocità fra Torino e Lione, opera che in passato si è caricata di un forte valore simbolico perché oggetto di aspre contestazioni in Val di Susa, sul versante italiano, e il cui costo complessivo al momento è valutato in circa 18 miliardi, dei quali 2 per la fase propedeutica (progettazione e studi preliminari).
L’Unione Europea ha deliberato una prima erogazione di 675 milioni di euro che rappresentano circa un terzo degli stanziamenti necessari per il completamento della fase di preparazione dell’opera. Gli altri due terzi dovrebbero essere a carico dei bilanci italiano e francese. I lavori veri e propri dovrebbero partire nella seconda metà del 2013 e durare una decina d’anni.
(Daniele Martini)

U come U2 “Il prossimo disco degli U2 reinventerà il rock: Bono e la sua band sono in stato di grazia e le nuove canzoni lasceranno il segno”. Parola di Daniel Lanois, produttore discografico e collaboratore storico della band irlandese. I cinque anni che il gruppo si è concesso per scrivere l’album definitivo, il gioiello di una carriera, stanno per scadere e gli strateghi della promozione sono già al lavoro per fare di No line on the horizon, questo il titolo ancora provvisorio, l’evento musicale del 2009, insieme all’annunciato reunion tour dei Led Zeppelin e al nuovo disco di Bruce Springsteen, previsto a fine gennaio. Per gli U2 non esiste una data certa di pubblicazione, ma l’attesa non dovrebbe protrarsi oltre il 30 marzo. Un dettaglio che interessa molti artisti con un disco in uscita, tutti desiderosi di evitare lo scontro in classifica con Bono e soci. “Se fosse per noi” racconta The Edge, chitarrista ed eminenza grigia della band, “le registrazioni non finirebbero mai. Anche la migliore delle canzoni può sempre essere perfezionata e risuonata. Per fortuna, a un certo punto, gli uomini del nostro staff dicono basta e il cd arriva negli scaffali dei negozi”.
Nonostante le misure di sicurezza estreme approntate dal management del gruppo, dal bunker dublinese degli U2 comincia a trapelare qualche indiscrezione sui nuovi brani. A cominciare da The cedars of Lebanon, un omaggio psichedelico alla musica e alla storia di Jimi Hendrix. Tra i pezzi di punta del disco ci sarebbero anche Unknown caller, registrata in Marocco, a Fez, If I could live my life again, dedicata al poeta e scrittore argentino Jorge Luis Borges, la adrenalinica Breathe e Moment of surrender, un brano di 8 minuti che Brian Eno, regista del suono degli U2, ha definito “la cosa più intensa che abbiano mai registrato”.
(Gianni Poglio)

V come Vaticano È prevista per gennaio l’enciclica sociale di Benedetto XVI. Sarà intitolata Caritas in veritate e tratterà le principali questioni del magistero sociale della Chiesa sullo sviluppo, la povertà, la pace, la globalizzazione, la tutela dell’ambiente, la sussidiarietà. Il testo sarà tradotto anche in cinese.
È documento molto atteso per innovare il magistero sociale della Chiesa alla luce delle grandi novità emerse in questi anni, a cominciare dal processo di mondializzazione. Seguirà, forse in occasione della Pasqua, il secondo volume del Papa su Gesù di Nazareth. È probabile che questa volta a pubblicarlo sia direttamente la Libreria editrice vaticana e non più la Rizzoli o altre case editrici laiche. Oltre ai libri e ai documenti da scrivere, il Papa trascorrerà un 2009 intenso per i viaggi. Inizierà dal 17 al 23 marzo con la visita in Camerun e Angola, dove aprirà ufficialmente la nuova assemblea speciale del sinodo dei vescovi per l’Africa. Proseguirà, se le trattative andranno a buon fine, con la visita in Giordania e Israele dall’8 al 15 maggio. Quindi un terzo viaggio all’estero in settembre, forse in una località europea ancora da definire. Numerose le visite anche in Italia: il 24 maggio il Papa sarà nell’Abbazia di Montecassino per ricordare San Benedetto, il 21 giugno a San Giovanni Rotondo per pregare sulla tomba di Padre Pio e il 6 settembre a Viterbo e Bagnoregio per celebrare San Bonaventura.
(Ignazio Ingrao)

Z come zar Putin Nel suo ufficio alla Casa Bianca, sede del governo moscovita, Vladimir Putin, 56 anni, è costretto a rinunciare ai grandi progetti arrendendosi all’”evento disastroso”, come ama definire la crisi economica. Il 2009 si annuncia per il nuovo zar della Russia come l’anno più difficile da quando è al potere. Ora che Putin ha lasciato temporaneamente il Cremlino al suo delfino Dmitri Medvedev, la gestione degli affari correnti pesa tutta sulle sue spalle. Il petrolio arranca sotto i 50 dollari e questo è un dramma per la Putineconomics. Il pil, cresciuto costantemente il 7 per cento l’anno, è destinato a rallentare al 2 per cento. È cominciata la grande fuga dal rublo, svalutato già due volte, nonostante che la banca centrale per difenderlo abbia bruciato 150 miliardi di dollari di riserve. E l’agenzia per la disoccupazione prevede 200 mila licenziamenti.
Una situazione del genere richiederebbe una Russia meno ambiziosa e più realista, ma non è così. Anzi i toni bellicosi si ampliano giorno dopo giorno sui media controllati dal governo. E se Barack Obama, resuscitando la tradizione clintoniana, favorirà i piani di espansione della Nato per includere anche Georgia e Ucraina, sarà tensione alle stelle. Così come la Russia risponderà colpo su colpo ai progetti americani di miniscudo stellare. D’altra parte è ovvio: man mano che il malessere sociale si diffonde a Putin rimangono solo due armi di difesa: il protezionismo economico e la ricerca del nemico alle porte. E, se proprio lo spettro del 1998 dovesse palesarsi, ecco pronta la mossa del judoka Putin: ritornare al Cremlino nei panni del salvatore della patria. Ma forse sarebbe troppo tardi.
(Pino Buongiorno)

Impronte, le rassicurazioni di Berlusconi e i dubbi di Bucarest

Silvio Berlusconi e Traian Basescu

La Romania non approva le misure del governo italiano sui metodi di identificazione, con impronte digitali, degli abitanti dei campi nomadi e il presidente Traian Basescu è venuto oggi a Roma a dirlo al premier Silvio Berlusconi che ha assicurato che non è una “misura costrittiva” ma un modo per garantire diritti.
Certo, Bucarest è pronta a collaborare con il governo italiano nel risolvere “il problema rom”, così come si fa tra paesi “amici”. Ma le distanze sulle misure contenute nel pacchetto sicurezza restano tutte. E il colloquio di oggi a Palazzo Chigi tra i due non è servito a placare le polemiche che si trascinano da mesi.
I toni sono lontani anni luce da quelli usati nel novembre scorso, quando nel bel mezzo di una crisi molto simile tra Bucarest e il governo italiano guidato allora da Romano Prodi, Basescu da Madrid esclamò “grazie a Dio la Spagna non è diventata come l’Italia”. Anzi, la conferenza stampa congiunta era partita in maniera molto ’soft’, con Berlusconi che sottolineava la “piena integrazione” della comunità romena in Italia e lo stesso Basescu che lanciava segnali di apertura, assicurando come fosse “lontano dal vero dire che in Italia ci sia stato un comportamento negativo nei confronti della comunità romena”.
Di più, aveva aggiunto il presidente romeno: “Noi non consideriamo reale la preoccupazione alimentata da alcuni ambienti sul fatto che in Italia ci siano cittadini romeni discriminati”. Insomma, aveva insistito, quelle varate da Roma sono “semplici misure di sicurezza per proteggere i suoi cittadini, non sono misure contro i cittadini romeni “.
A quel punto, era stato Berlusconi a cogliere la palla al balzo: nessuna discriminazione nei confronti dei romeni, raccolta delle impronte per identificare i rom e garantire loro “diritti”, a partire da quello dei minori di andare a scuola piuttosto che essere sfruttati da genitori che “li mandano a elemosinare”. E il voto di censura del Parlamento europeo?
“Intervento politico basato su disinformazione completa e su una irrealtà “, ha scandito il presidente del Consiglio, tanto più che la Commissione europea non ha fatto altrettanto e che la raccolta delle impronte digitali è già “pratica corrente” in molti paesi europei. E lo sarà anche per tutti i cittadini italiani, a partire dal primo gennaio 2010.
Ma proprio mentre sembrava filare tutto per il verso giusto, è stata una domanda di una cronista a ribaltare la situazione: visto che ora la Romania “condivide un pò di più ” le misure del governo italiano, Bucarest è pronta ad inviare più poliziotti in Italia per collaborare?. A quel punto Basescu si è irrigidito, forse capendo di aver lanciato un messaggio “sbagliato” all’opinione pubblica interna romena: “voglio chiarire che il governo romeno non approva, ripeto non approva, parte o gran parte delle misure del governo italiano. Se non avete capito questo - ha detto rivolto ai giornalisti - non avete capito di nulla di quello che ho detto”. Perchè i cittadini romeni, anche quelli di etnia rom, sono “cittadini a pieno titolo dell’Unione europea, e come tali vanno trattati”.
Le stesse parole, insomma, che aveva usato in mattinata visitando assieme al sindaco di Roma Gianni Alemanno il campo nomadi di via Candoni: “Capiamo anche parte delle misure prese dal governo italiano, ma non possiamo essere d’accordo su un trattamento che è al di là delle norme Ue”, aveva avvertito.
La freddezza insomma, malgrado le profferte di collaborazione, rimane. Toccherà anche al ministro dell’Interno Roberto Maroni - che la prossima settimana si recherà a Bucarest per incontrare il collega romeno - cercare di avvicinare le posizioni. Prima del vertice tra i due governi, previsto, almeno per il momento, per il prossimo 9 ottobre.

Il VIDEO servizio:


Impronte digitali per tutti dal 2010

Cartellino con le impront

Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. È quanto prevede un emendamento al decreto legge sulla manovra che ha ottenuto il sì bipartisan nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Si tratta di una modifica all’articolo che raddoppia la validità della carta d’identità. Primi firmatari: Marco Marisilio, Fabio Rampelli e Massimo Enrico Corsaro (Pdl). “La carta di identità ha durata dieci anni e deve essere munita della fotografia e delle impronte digitali” si legge “della persona a cui si riferisce”.

Plauso dei deputati del Pd che spiegano come questa modifica “disinnesca la questione Rom. Ora le impronte” dice Antonio Misiani “saranno prese a tutti”. Anche se in realtà, spiega Giulio Calvisi, esiste una direttiva comunitaria che porterà prima o poi tutti i Paesi Ue a introdurre questa novità. Si tratta soprattutto di “una vittoria simbolica significativa”, insistono i deputati del Pd. Lo spazio per le impronte è già previsto sulle attuali carte d’identità.
Quella delle impronte digitali è una delle novità introdotte al dl sulla manovra, che ha concluso il suo iter nelle commissioni di Montecitorio: le commissioni Bilancio e Senato della Camera sono riuscite a terminare l’esame del decreto legge che anticipa la finanziaria e ora il testo è pronto per approdare in Aula. Una maratona di dieci ore, tra pause e qualche battibecco fra maggioranza e opposizione, poi il rush finale in cinquanta minuti con votazioni a raffica e il via libera.
Dalla Robin tax allo stop ai ticket sulla diagnostica, sono davvero numerose le misure che hanno ottenuto l’ok; due misure restano però fuori: il nucleare e l’articolo che prevede la ‘riforma della finanziaria”. Uno stop, quest’ultimo, che potrebbe creare più di qualche grana perché nelle sue pieghe contiene la soluzione per il ‘buco’ da un miliardo che si è aperto nel decreto Ici all’esame in queste ore al Senato. Certo un rimedio in extremis potrebbe arrivare con la presentazione del maxiemendamento, e quindi con la richiesta di fiducia sul decreto manovra. Vero è che opposizione e maggioranza hanno chiesto a gran voce di rispettare il lavoro fatto in commissione ottenendo dal governo un impegno in questo senso. Ma inserire sotto il pressing della necessità una proposta già presentata, e discussa, in commissione potrebbe essere considerata una via d’uscita praticabile. Tornando alla “nottata” nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, spicca una novità introdotta a sorpresa con il consenso bipartisan: dal 2010 sulla carta d’identità accanto alla foto ci dovrà essere anche l’impronta digitale. Impronte digitali per i cittadini italiani quindi, ma anche più rigore per i controlli sui “falsi esenti’” dalla spesa medica e via libera all’abolizione del ticket sulla diagnostica e a maggiori fondi sulla sicurezza. Coro di sì poi al “taglia-leggi”, vale a dire la misura che sfoltisce il nutrito pacchetto di leggi italiane. Dilazionati però i tempi: la novità dovrà entrare in vigore entro l’anno e non più per fine agosto. In arrivo poi 300milioni per la sicurezza, le novità per il Fas (85% alle regioni meridionali) e alla banca del Sud; sì anche alle novità sulle infrastrutture militari e infine via libera a un emendamento che punta sulla ricerca nucleare di quarta generazione.

Impronte digitali su tutte le carte d’identità a partire dal 2010. Siete d’accordo?

Storie di vita di un baby ladro

Il baby ladro in questura

Forse è colpa dell’immobile meriggio estivo. Ma a mezzogiorno di lunedì 30 giugno, quando i poliziotti gli hanno preso le impronte digitali, nessuno ha protestato. Né lui si è stupito. Gli agenti della Polfer lo hanno pizzicato mentre insieme con un amico “curava” lo zaino di una turista giapponese dentro la “tonnara”. Così gli investigatori hanno ribattezzato lo stretto passaggio che collega l’uscita della stazione Centrale di Milano con gli autobus per gli aeroporti, dove i piccoli rom vanno a caccia di stranieri da derubare. Dei genitori non c’era nemmeno l’ombra, anche se Vali, romeno di Craiova, ha solo 12 anni, o forse 13, perché neppure lui probabilmente conosce la data del suo compleanno.
Il ragazzo, viso appuntito e capelli scalati sui lati, ha aspettato in silenzio che in questura facessero la comparazione, poi il terminale ha sputato fuori i precedenti: negli ultimi 5 anni è stato sottoposto a 34 segnalazioni fotodattiloscopiche (scatto del viso e impronte), la prima quando aveva 8 anni, e ha dichiarato altrettanti alias, nomi e date di nascita sempre diversi.
Il curriculum è quello di un ladro esperto che colpisce tra Milano e Venezia, ma non disdegna puntate fuori dalla sua riserva di caccia, per esempio a Ventimiglia. Nell’agosto 2006 è stato denunciato dai carabinieri per “sequestro di persona a scopo sessuale”. All’epoca aveva 10 o 11 anni. Infatti le radiografie delle ossa che gli hanno fatto in passato hanno stabilito che Vali, o Valli oppure Florin, è nato nel 1995. Adesso, grazie alle impronte non finisce più sotto i raggi x, gli basta appoggiare i polpastrelli sull’inchiostro per farsi riconoscere ed essere lasciato libero, visto che non è imputabile per la legge italiana, avendo meno di 14 anni.
L’amico Curte, mèches bionde, occhi chiari, poiché ha 15 anni può essere denunciato. Pure lui ha già moltissimi alias, 26 per l’esattezza. Ha collezionato precedenti per rapina, furto, ricettazione, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. La prima fotosegnalazione l’ha subita a 12 anni.
Vali e Curte, però, non sono uno spot vivente preparato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, che nei giorni scorsi ha annunciato di voler prendere le impronte digitali ai piccoli rom, suscitando l’indignazione di chi bolla la proposta come razzista, un retaggio dell’epoca fascista. In realtà Vali e Curte sono due tra le decine di ragazzini nomadi, spesso under 14, che ogni giorno vengono fotosegnalati in caserme, commissariati e questure d’Italia, su richiesta dei pm.
Una prassi consentita dalle leggi e che numerose circolari delle procure presso i tribunali per i minorenni hanno nel tempo ratificato. Il motivo? Permettere l’identificazione dei bambini che vengono sorpresi a commettere reati o abbandonati in strada a chiedere l’elemosina.
Il compito delle forze dell’ordine è dare un nome o un’età a quei baby rom, per riuscire a individuarne i genitori e magari proteggerli da famiglie che li schiavizzano e a volte li vendono. A questo è servito fino a oggi il controllo delle impronte anche per i minorenni che non hanno commesso reati. E ha permesso di monitorare un mondo dove i giovani nomadi hanno una sola scuola, la strada, e lo Stato ancora troppo poca forza per salvarli.

Vita da baby ladro

Nell’elenco dei 257 bambini di origine straniera scomparsi ancora da ricercare, stilato dalla Polizia di Stato, la maggior parte sono piccoli rom affidati ai centri di accoglienza e addestrati a fuggire il giorno stesso in cui vi entrano. “I più grandi scappano dagli istituti autonomamente, gli altri, quelli che chiedono l’elemosina, vengono spesso recuperati di nascosto dai parenti” dice Chiara Giacomantonio della sezione minorenni del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. “Questi bambini valgono oro e, dopo le prime segnalazioni, spesso vengono scambiati tra famiglie che li mandano a rubare o a chiedere soldi in zone dove non sono conosciuti”.
Fenomeni che l’opinione pubblica spesso ignora e con cui invece si misurano quotidianamente le forze dell’ordine. Per esempio gli uomini della Polfer di Milano, coordinati dalla dirigente Stefania Chirosi De Bellis. Loro formano il presidio dello Stato in stazione Centrale, territorio di frontiera cittadino. Qui, negli uffici della polizia giudiziaria, guidata da Angelo Laurino, nel 2007 sono passati 280 arrestati e 2 mila denunciati.
Oltre ai minorenni che sguazzano nella tonnara. Qui procedono intruppati tutti i giorni migliaia di stranieri, le vittime preferite dei ladri bambini. In particolare i giapponesi e i russi, che secondo le statistiche di questi criminali in erba sono i turisti che viaggiano con più contanti in tasca. E così il giorno dopo il fermo dei due giovani romeni anche Panorama si è immerso nella tonnara.
Alle 3 del pomeriggio dell’1 luglio il viavai dei viaggiatori è fiacco e di zingarelli in giro ce ne sono pochi. “Il mese scorso bazzicava da queste parti una banda di 15-20 rom, adesso si sono spostati” informa un agente. Forse perché nel piazzale della stazione sono schierati una quindicina di uomini del reparto mobile. “I piccoli nomadi ormai ci riconoscono anche in borghese e studiano i nostri turni di lavoro” avverte un poliziotto con maglietta e faccia sfatte dal caldo. Ma dopo mezz’ora nella tonnara accade l’inevitabile.
Due bionde norvegesi vengono puntate da un ragazzino magrissimo e con il marsupio nero a tracolla. Le aggancia sotto gli occhi del cronista. Ad assistere allo spettacolo ci sono pure due marescialli in borghese del gruppo del pronto impiego della Guardia di finanza che si trovano nel piazzale della stazione per un altro servizio. Il miniborseggiatore non li conosce e non si insospettisce. L’azione è fulminea. Un militare ferma il ladruncolo con le mani nella borsa di una delle due turiste. Poi, lo conduce nella sala fermati del settore operativo della Polfer.
L’interrogatorio fotografa il copione che questi giovanissimi rom sfruttati mandano a memoria. Il bambino biascica un nome incomprensibile, che assomiglia a Zafil Bobo. “Sono romeno, ho 10 anni, non ho fratelli, sono in Italia da 1 anno” balbetta. Nega di conoscere la sua data di nascita. Non ha con sé il cellulare né riferisce il numero dei genitori. “Tutti accorgimenti che servono a renderli invisibili” notano i poliziotti.
Zafil è spaventato, piange in silenzio, stringendo un fazzoletto, ma resiste e non permette ai militari della Guardia di finanza di risalire ai parenti. A chi gli contesta di coprire degli adulti che lo costringono a mettersi nei guai risponde abbassando lo sguardo.
Sei stato fermato in passato? “La polizia mi ha preso le impronte tre volte” risponde con gli occhi spalancati. Alla Polfer confermano di averlo già visto. Cosa stavi facendo? “Volevo prendere i soldi per comprare i biglietti dell’autobus” dice senza crederci.
Con il cronista confessa di aver rubato in passato. E i soldi dove sono finiti? Risposta di routine per prendersi tutte le colpe: “Mi compro i vestiti, ai miei genitori non do niente”. Il padre, è la versione ufficiale, fa il lavavetri, la madre chiede l’elemosina. I presenti questa filastrocca l’hanno sentita decine di volte. Da grande che lavoro vuoi fare? Spallucce. Vai a scuola? “Non mi piace. Non so leggere né scrivere”. Sussurra che vuole tornare a casa a giocare con la bici e la Playstation. Alza gli occhi: “Posso andare via? Prometto che non lo faccio più. Se i miei genitori non mi vedono per molto tempo, mi picchiano perché in giro ci sono i marocchini che uccidono i bambini”. I finanzieri lo portano in caserma per il fotosegnalamento disposto dal pm e per cercare i parenti.

La scheda con le impronte

Nel campo nomadi indicato dal piccolo Zafil come domicilio, nessuno reclama lo scomparso di turno. Come sempre. A mezzanotte i marescialli, stremati, non gli hanno ancora trovato un posto in un centro di accoglienza. “Tutto pieno” rispondono dagli istituti. I genitori si guardano bene dall’andare a chiedere la restituzione del figlio. Ma anche se la notte è lunga Zafil non si scoraggia, conosce le leggi e sa che tra poche ore potrà tornare sulla sua bicicletta.

Partecipa al FORUM.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!