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La tubercolosi torna a far paura. Soprattutto tra gli italiani in divisa.
A Napoli, Grosseto e Taranto in pochi mesi sono stati segnalati circa una decina di casi. A essere risultati positivi alle analisi per la tubercolina sono gli agenti della scientifica della Polizia di Stato in servizio presso gli uffici immigrazione.
Continua

La preoccupazione è fore; le accuse (nuove, ma già sentite) pesanti.
L’Italia torna sotto i riflettori continetali per essersi dimostrata razzista e xenofoba. Avremmo cioè fatto - secondo il Consiglio d’Europa (organismo impegnato nella difesa dei diritti umani e nella promozione della cultura europea, che non ha nulla a che vedere con il Consiglio europeo, organo dell’Ue) in occasione della pubblicazione del suo secondo rapporto sulla situazione dei migranti entro i nostri confini, in meno di 12 mesi - “passi insufficienti nella giusta direzione sul fronte della lotta al razzismo, per assicurare eguali diritti alle popolazioni Rom e Sinti, per chiarire la propria posizione in merito alla politica migratoria adottata”. E anche sul fronte della “mancata osservanza delle richieste della Corte di Strasburgo di sospendere l’esecuzione delle espulsioni verso Paesi sospettati di praticare la tortura”.
Il pesante giudizio è stato espresso da Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio. Rapporto che fa seguito alla missione compiuta dal commissario a metà dello scorso gennaio.
Per Hammarberg “le autorità dovrebbero condannare in modo più fermo tutte le manifestazioni di razzismo o di intolleranza e assicurare una applicazione efficace delle legislazioni contro le discriminazioni”. Il commissario chiede inoltre che i vari gruppi etnici siano meglio rappresentati all’interno delle forze di polizia e che venga istituito un organismo nazionale indipendente, sul modello dell’Ombudsman (sorta di mediatore civico), per rafforzare la protezione dei diritti umani.
Altro punto debole, secondo il commissario del Consiglio d’Europa, è quello dei rom. “C’è un persistente clima di intolleranza contro di loro e le loro condizioni di vista sono ancora inaccettabili in molti dei campi che ho visitato”, ha osservato, aggiungendo: “Le buone pratiche a livello locale esistono e dovrebbero essere più diffuse”. Hammarberg ha ribadito la sua profonda preoccupazione sull’appropriatezza de censimenti nei campi rom e sinti e rimane preoccupato della loro “compatibilità con gli standards europei che regolano la raccolta e il trattamento dei dati personali”. Inoltre il commissario ha ribadito la sua critica al decreto legge sulla sicurezza per i suoi possibili effetti negativi sui diritti degli immigrati. “Criminalizzare gli immigrati è una misura sproporzionata che rischia di fomentare ulteriori tendenze discriminatorie e xenofobe nel paese”, ha dichiarato. “Inoltre, i recenti provvedimenti introdotti dal Senato che consentono al personale medico di denunciare alla polizia gli immigrati irregolari che accedono al servizio sanitario è profondamente ingiusto e potrebbe ulteriormente marginalizzare gli immigrati”.
Il Consiglio d’Europa è inoltre preoccupato da una serie di rimpatri forzati verso la Tunisia, per ragioni di sicurezza, di alcune persone che rischiano seriamente la tortura. “Nel loro dovere di proteggere le società dal terrorismo, gli Stati non devono violare gli standard sui diritti umani come ad esempio il divieto assoluto di tortura o di trattamento inumano. L’Italia ha ignorato le misure vincolanti temporanee richieste dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per interrompere le deportazioni, mettendo così a serio rischio l’efficacia del sistema europeo dei diritti umani”.
Note positive? Qualcuna la si trova, alla fine del rapporto Hammarberg. Che dà il benvenuto ad alcuni passi positivi fatti dalle autorità italiane, in particolare per quanto riguarda l’adozione dei programmi di educazione interculturale, la decisione dei ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sull’azione contro il traffico di esseri umani e lo sviluppo di un programma nazionale sui minori stranieri non accompagnati. La base del rapporto del commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa è un viaggio in Italia dello scorso gennaio e fa seguito alle raccomandazioni fatte nel luglio 2008.
Nella sua risposta al Consiglio d’Europa, pubblicata insieme al rapporto, il governo italiano afferma di “non condividere i punti di vista del commissario”, sia per quanto concerne la criminalizzazione degli immigrati irregolari sia per quanto riguarda gli accordi con Paesi terzi: queste due misure, secondo le autorità italiane, sono le uniche che possano garantire una vera ed efficace gestione del fenomeno migratorio. Per quanto riguarda poi la possibilità di denuncia degli irregolari da parte dei medici, il governo ribadisce che non si tratta un obbligo: si è solo eliminata la proibizione a sporgere denuncia.
- Tags: Asp, Camera, deputati, digitale, Gianfranco Fini, giornalisti, impronte, legge, minuzie, pianisti, voto
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Montecitorio, ore 12.03 di mercoledì 4 marzo: “La seduta è aperta. Prego gli onorevoli giornalisti di prendere posto…”.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha dato così il via alla particolare seduta nella quale si è svolto il collaudo del voto con il nuovo sistema antipianisti con tesserino e rilevamento delle minuzie (impronte) del dito, che Panorama.it ha seguito dal banco di Roberto Simonetti della Lega Nord.
Davanti ai giornalisti divertiti di trovarsi per una volta dietro i banchi dell’Aula della Camera e di giocare a fare quelli che raccontano ogni giorno, Fini ha spiegato che il collaudo si concluderà domenica 8 marzo e ha aggiunto: “Questa prova con i cronisti serve per rendere l’operazione ancor più trasparente”.
Martedì 10 marzo, quando la Camera riprenderà l’attività dopo la settimana di pausa, verranno inaugurate le votazioni con il nuovo sistema che metterà fine “al malcostume” lo ha chiamato Fini “dei pianisti”. Il titolare di Montecitorio ha esposto poi ai circa 100 giornalisti presenti alla prova come funziona il nuovo sistema di voto: “Il meccanismo è semplice, non creerà un caso politico”. Il segretario dell’Associazione Stampa Parlamentare, Claudio Sardo che, emozionato, ha parlato “di sfida verso chi non vuole la novità che va verso la trasparenza”.
Poi la seduta atipica è entrata nel vivo, davanti ad un gruppo di studenti che assistevano un po’ stupiti, come fosse vera. E i giornalisti deputati per un giorno hanno dato il via libera alla riduzione dei deputati dai 630 attuali a 300.
La votazione è stata indetta dal presidente Fini e ha avuto esito positivo, peccato si trattasse di una finta: il progetto di legge costituzionale (per ridurre a 400 deputati Montecitorio) è stato proposto da Francesco Bongarrà dell’Ansa che lo ha esposto davanti ai colleghi giornalisti, quindi è intervenuta Marta Tartarini della Dire mettendo ai voti l’emendamento del “gruppo Cronisti del Nord”, motivato con un intervento dai toni di stampo secessionista: “Che Roma ladrona venga ridotta ulteriormente. Siano 300 i deputati totali”. Il presidente Fini, un accenno di sorriso sulle labbra, ha interrotto la discussione: “Presiedere voi giornalisti è più impegnativo che gestire i deputati”. E con tono ‘minaccioso’: “E poi sappiate che per una volta saranno i deputati a scrivere di voi… Guardate l’onorevole Pisicchio che sta già prendendo appunti”.
È seguito il voto favorevole e Fini solenne: “Avete ridotto il numero dei deputati a 300, la Camera vi è grata”.
Tornando alla realtà , Fini ha voluto accelerare contro i pianisti: “500 deputati hanno già fatto rilevare le proprie minuzie, 19 hanno ritirato il tesserino ma non hanno acconsentito alla rilevazione delle minuzie, mentre due deputati hanno avuto le esenzioni per ragioni fisiche”. Quanto agli altri che mancano la terza carica dello Stato è ottimista: “Sono ragionevolmente ottimista che possano farlo entro la fine dell’iter che si concluderà martedì prossimo”. Ma nessun caso politico contro gli obiettori: “Non ritengo ci siano le motivazioni per pensare che ci troviamo in presenza di un fatto politicamente rilevante, anche perché i capigruppo mi hanno assicurato che nessun gruppo intende non aderire al nuovo sistema”. Nessun caso politico, ma pubblico ludibrio per chi resiste: “Renderemo pubblico il nome dei deputati che si rifiutano di dare le minuzie”.
In pratica gli obiettori, ha sottolineato il titolare di Montecitorio, “potranno continuare a votare con il vecchio sistema di voto”, ma è ovvio che su di loro ci sarà una particolare attenzione e “sarà impossibile, qualora lo vogliano, fare i pianisti perché sarebbero visti” e sbugiardati. Fini, assicurando che i tempi delle votazioni non subiranno allungamenti, ha quindi scampanellato, chiuso la seduta ed è andato a farsi rilevare le minuzie per dare il buon esempio a chi ancora deve farlo.
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- Tags: Camera, Casta, costi, decreti, deputati, elettronico, Gianfranco Fini, impronte, leggi, onorevoli, Parlamento, presidenza, voto
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Il giro di vite ai parlamentari pianisti può diventare realtà . I deputati che, con disinvoltura, votano per sè stessi e per colleghi assenti, da febbraio, alla Camera, non la passeranno liscia. Grazie al nuovo sistema di voto: digitale.
E a dire che il ricorso alle impronte digitali per il voto elettronico alla Camera non costituisce una violazione della privacy, è l’ufficio di presidenza della Camera, dopo che molte obiezioni di parlamentari si erano levate contro questa procedura di riconoscimento. Non sarà costituito nessun archivio delle impronte - fa osservare un comunicato dell’ufficio stampa della Camera - che rimarranno nella sola disposizione del deputato perché riportate soltanto nel tesserino personale di riconoscimento da inserire al banco al momento del voto. Si ammette anche che l’adesione al procedimento è volontaria, ma l’ufficio di presidenza darà pubblicità ai “resistenti”, in sostanza renderà noti i nomi dei deputati che non vorranno votare con le impronte digitali.
La decisione di utilizzare nel sistema di votazione elettronico dell’Aula della Camera dei deputati una nuova metodologia per il riconoscimento dell’identità dei votanti, si ricorda in una nota dell’ufficio stampa di Montecitorio, è stata adottata dall’Ufficio di Presidenza, all’unanimità , nella riunione del 3 luglio 2008. In tale occasione l’Ufficio di Presidenza, dopo un approfondito dibattito, ha infatti approvato la relazione del Collegio dei deputati Questori sulle misure per il rafforzamento della garanzia della personalità del voto e le proposte operative in essa contenute circa la modifica del sistema elettronico di votazione. La relazione del Collegio dei deputati Questori è stata predisposta all’esito di una articolata istruttoria riguardante sia i profili di carattere tecnico sia gli aspetti di natura giuridica.
La soluzione individuata, prosegue ancora la nota, consiste nell’installazione su ciascun terminale di voto di un sistema per la sua abilitazione tramite il riconoscimento dell’identità del votante sulla base di una rilevazione biometrica dei punti caratteristici delle dita della mano (cd. “minuzie”). In pratica il terminale verrà abilitato al voto attraverso il confronto tra le minuzie contenute nella tessera e quelle del dito del deputato. Come precisato nel corso del dibattito in Ufficio di Presidenza, e come chiarito nel parere espresso in quell’occasione dall’Avvocatura della Camera, il nuovo sistema garantisce pienamente il rispetto della privacy, in linea con i principi contenuti nella normativa generale e con gli indirizzi definiti in materia dal Garante per la protezione dei dati personali.
I dati biometrici dei deputati non saranno infatti conservati in alcuna banca dati o in qualsivoglia altro registro, essendo gli stessi memorizzati unicamente su una tessera posta nella esclusiva disponibilità del deputato interessato. Quanto all’eventualità che taluni deputati non acconsentano alla rilevazione delle minuzie, come chiarito in Ufficio di Presidenza, si legge ancora, per essi sarà reso possibile continuare a votare con il sistema attualmente in vigore. E’ evidente come in tal caso occorrerà garantire anche il diritto dei cittadini a conoscere quali, tra i loro rappresentanti, abbiano ritenuto di non avvalersi delle nuove modalità atte ad assicurare la personalità del voto. Secondo la tempistica prevista e resa nota all’Ufficio di Presidenza il nuovo sistema di votazione entrerà in funzione nel prossimo mese di febbraio.
di Romana Liuzzo
Un milione 344 mila euro stanziati ogni anno solo per il trasporto scolastico dei piccoli rom a Roma: sprecati. “Solo il 10 per cento dei bimbi dei 23 campi nomadi autorizzati è andato regolarmente a lezione”. Se a dirlo è il presidente dell’Opera nomadi, Massimo Converso, una delle principali associazioni che gestiscono i finanziamenti elargiti da Unione Europea, ministero dell’Interno, Regione Lazio, Comune di Roma, la notizia non può essere giudicata faziosa.
Finanziamenti a pioggia per i circa 150 mila rom d’Italia. Denari suddivisi senza un apparente criterio tra Opera nomadi, Arci, Comunità di Sant’Egidio e una miriade di piccole associazioni sparse sul territorio. Cifre grosse quelle erogate per la manutenzione, la derattizzazione, la bonifica dall’immondizia e la scolarizzazione dei nomadi. Cifre non facilmente quantificabili, tante sono le fonti da cui derivano, e a cui non sempre corrispondono opere visibili.
Ma ancora per poco: lasciata alle spalle la polemica con il Consiglio d’Europa (che ha accusato l’Italia di violare i diritti dei rom), il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dice: “Il censimento dei campi nomadi sarà concluso entro il 15 ottobre. Per quella data sottoporremo a verifica la distribuzione delle risorse e il loro impiego. Quella che c’è stata fino a oggi non si può definire certo accoglienza. Sappiamo che i giovani rom vengono impiegati nella migliore delle ipotesi nell’accattonaggio, nella peggiore nel traffico d’organi”.
Affrontato il problema della sicurezza con il decreto sull’impiego dei militari nell’ordine pubblico (3 mila uomini nelle principali città italiane con uno stanziamento per il 2008 di 31,2 milioni), nel mirino della maggioranza entrano gli sprechi per l’assistenza ai rom. Va in questa direzione anche l’interrogazione comunale dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso. Dice a Panorama: “Il rapporto tra gli stanziamenti del centrosinistra e le opere effettivamente compiute è ora al centro di un’indagine. Ci risulta che a finanziamenti cospiscui non siano corrisposte altrettante opere di manutenzione”.
Critico anche il sindaco, Gianni Alemanno. “La politica buonista di Walter Veltroni ha fatto sì che in città nascessero circa 125 agglomerati di rom, autentiche favelas, che ora avremo il compito di censire. Il primo campo abusivo che sarà bonificato è il Casilino 900″.
Di diverso avviso Mirko Coratti, vicepresidente del Pd in consiglio comunale: “Ben vengano le indagini, ma parlare solo di soldi è strumentale. Propongo un consiglio straordinario sull’argomento: spese del passato, ma anche cosa si vuole fare in futuro”.
A Roma nel triennio 2005-2008 per i 6 mila rom censiti (sarebbero 25 mila quelli presenti) sono stati spesi solo per la scolarizzazione quasi 7 milioni di euro e altri 2,5 milioni per opere varie. A Genova nel 2007 per 300 nomadi la Regione Liguria ha stanziato 700 mila euro. A Milano risultano 12 campi autorizzati, 750 rom censiti da giugno e 10 milioni di euro a disposizione. In Toscana, a fronte di 1.900 rom, la cifra investita è di 1 milione di euro l’anno.
Torino è un caso a parte, 750 mila euro erano stati accantonati dall’ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero per trovare un tetto ai nomadi, la deputata Isabella Bertolini ha chiesto invece a Tremonti di bloccare i fondi che il sindaco Sergio Chiamparino vorrebbe destinare esclusivamente agli zingari, allargando il fondo anche alle famiglie italiane bisognose. I rom, in questo caso, sono 3 mila, di cui solo 770 regolari. La Sardegna, infine, ha stanziato per il 2008 500 mila euro per gli 11 campi nomadi attrezzati.
Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano spiega: “Chi grida allo scandalo sulla questione delle impronte o sui tagli ai campi abusivi non coglie la differenza che c’è tra Erode e Pasteur. Queste nuove norme vogliono essere anche un deterrente per chi fino a oggi ha pensato di trovare in Italia il paese di Bengodi. Proseguiremo sia con il censimento, sia con la riduzione dei clandestini, per i soggetti ritenuti pericolosi, aiutando le donne costrette a prostituirsi con speciali programmi di protezione. Per quanto riguarda le impronte stiamo proseguendo per i ragazzi al di sopra dei 14 anni. Per quelli di età inferiore la stessa regola varrà solo se sprovvisti di un documento di identificazione (cioè per quasi tutti, ndr). Un capitolo a parte andrebbe aperto sul tribunale dei minorenni. Non è più tollerabile vedere neonati utilizzati per l’elemosina. Per quelle madri, come avviene per le famiglie italiane ritenute inadatte, si deve pensare a un allontanamento dai figli”.
Ma dove finisce il fiume di denaro erogato da più parti e a più riprese? “Tutto direttamente alle associazioni che si occupano di nomadi. Tra le varie verifiche ci sarà anche questa” spiega il sindaco di Roma Alemanno. Anche perché ci sono dubbi sull’efficacia dei dipendenti delle cooperative che si occupano di nomadi.
Ciascuno percepisce uno stipendio di circa 1.200 euro, per 7 ore di presidio giornaliero all’interno delle aree attrezzate. Ma pochi di loro conoscono le norme giuridiche (le controversie sono all’ordine del giorno e finiscono spesso in risse), né nozioni di base per il pronto intervento medico. Spiega una funzionaria dell’Arci a Panorama: “Cerchiamo di aiutare la comunità come possiamo, ma il compito non è facile. Ci mancano i mezzi e le persone e siamo costretti a pagare in nero alcuni rom per darci una mano nella quotidianità ”. Da notare che in base alla nuova legge voluta dalla maggioranza il prefetto che ha funzione di commissario può attivare organizzazioni, per esempio la Croce Rossa, tra l’altro a costo zero.
Ore 14, Roma, campo nomadi di via Cesare Lombroso: vi abitano 120 famiglie, alle loro spalle l’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà , di fronte un sert dove entrano ed escono drogati. Sul cancello d’ingresso, accanto ai container, due famiglie rom si fronteggiano armate di spranghe, un furgoncino inseguito dai carabinieri sfreccia a velocità elevata quasi travolgendo i vigili, arrivati per tentare di sedare la rissa. Si scoprirà poi che portava merce rubata.
Una responsabile dell’Arci allarga le braccia. Dice: “Questa è ordinaria amministrazione”. Michael, 20 anni, aria da bravo ragazzo, figlio di una delle due famiglie in perenne antagonismo, spiega: “Io sono stato a scuola, ora faccio il panettiere e ne vado orgoglioso. Ma chi controlla che i miei 11 fratelli prendano il pulmino ogni mattina? Nessuno. Per questo siamo noi i primi a chiedere un presidio di polizia invece di inesperti dipendenti di associazioni”.
Marco Visconti, presidente della commissione patrimonio del Comune di Roma, durante la visita al campo nomadi fornisce dati allarmanti. “I rom censiti della capitale sono circa 6 mila, di questi il 50 per cento minorenni. Il 90 per cento risulta ufficialmente disoccupato, solo il 10 per cento dei bambini va a scuola. E non vi è stato fino a oggi alcun controllo sulle coperative. Il futuro dei rom dipenderà tutto dalla scolarizzazione e da un utilizzo trasparente del denaro. Non è un caso che le associazioni siano tutte legate all’estrema sinistra. Perché? Un favore di Walter Veltroni per tranquillizzare Rifondazione”.
Un incendio di vaste proporzioni è divampato stanotte al campo nomadi di via Candoni, alla Magliana, abitatato da circa 600 persone, dove la scorsa settimana la Croce rossa aveva avviato le prove generali del censimento della popolazione nomade residente a Roma.
Ma nel nuovo sopralluogo nella zona che lambisce il campo nomadi di via Candoni a Roma, interessata da un incendio la scorsa notte, la polizia non ha rilevato “nessun tipo di traccia dolosa”, come parevano far pensare le prime segnalazioni arrivate nella notte.
Gli investigatori sono tornati nel campo alla ricerca di un qualsiasi dettaglio che potesse confermare o smentire le prime allarmanti notizie che facevano riferimento ad un lancio di bottiglie incendiarie. Già dalla nottata l’ipotesi sembrava molto labile e con il sopralluogo di questa mattina è arrivata la conferma che nessuno ha appiccato volontariamente le fiamme nelle sterpaglie che circondano il campo rom.
Fiamme che, alimentate dal forte vento di ieri sera, hanno comunque provocato paura all’interno dell’insediamento nomade. La polizia ha ascoltato, tra l’altro, i responsabili del campo di via Candoni che hanno negato di aver mai visto auto sospette con a bordo italiani o qualcuno che abbia lanciato bottiglie nella direzione del campo.
E c’è una persona indagata per procurato allarme: secondo quanto si è appreso si tratta del volontario dell’Arci che telefonando al 113 denunciando l’incendio, parlando di “alcuni ragazzi italiani che volontariamente avevano appiccato le fiamme”. I rilievi della polizia e del vigili del fuoco arrivati immediatamente nella zona dell’incendio non hanno però fatto emergere nessuna traccia dolosa dell’incendio. Interrogato in nottata dalla polizia il volontario dell’Arci avrebbe negato di aver detto quella fase. Ma come sempre accade le telefonate che arrivano al 113 vengono registrate.
Gli abitanti del campo hanno comunque raccontato la loro paura: “I bambini erano terrorizzati ma per fortuna l’arrivo dei vigili del fuoco ha evitato il peggio”, racconta Mioara Miclescu, che vive nel campo di via Candoni. “Abbiamo sentito un botto e siamo subito corsi a chiudere l’ingresso del campo” continua Miclescu. “Vedevamo le fiamme tutt’intorno e abbiamo temuto il peggio perché il forte vento spingeva l’incendio proprio nella nostra direzione”. Intorno alla mezzanotte è giunto in via Candoni anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno. “Lo ho accolto io dice Miclescu e gli ho raccontato della nostra paura e disperazione: lui ci ha assicurato il suo impegno, non credevamo che venisse subito da noi”.
Dieci dita per la cittadinanza. La via alla nazionalità italiana, per i bambini dei campi rom, potrebbe passare dalla raccolta delle impronte digitali che ha suscitato un vespaio di critiche. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha intenzione di presentare nei prossimi giorni una proposta per dare ai bimbi nomadi nati in Italia, ”come ragione umanitaria”, un nome, un cognome e la cittadinanza italiana.
Maroni ne ha parlato in un intervento alla Camera di Commercio americana a Roma. Attualmente la situazione dei documenti dei bambini che abitano nei campi è quasi completamente sregolata: “In alcuni casi, in particolare per chi viene dall’ex Jugoslavia” spiega Maurizio Pagani dell’Opera Nomadi di Milano “non hanno nazionalità riconosciuta ma non sono nemmeno apolidi”. Una situazione di mancanza di riconoscimento (anche di diritti e doveri) che crea le condizioni ideali per l’illegalità .
A proposito dei bimbi che si trovano nei campi nomadi, Maroni ha detto tra l’altro: ”Dobbiamo tutelarli. Quello che stiamo facendo è una cosa giusta e di equità . Ci sono in questi campi persone che vivono in maniera subumana. Bimbi il cui destino è tragico. Alcuni, lo sapete, vengono utilizzati nel mercato dei trapianti di organi. E invece il primo diritto di un bambino, qualsiasi bambino, è di avere una identità ”. Per quanto riguarda il censimento dei campi nomadi, Maroni ha aggiunto: ”Sui giornali la cosa è stata impropriamente definita ‘impronte digitali ai rom’, in realtà quello che stiamo facendo è un censimento nei campi nomadi. Il censimento non è su base etnica, è solo per vedere e sapere chi c’è in questi campi”.
“Eppure” ha aggiunto il ministro “c’è piovuta addosso la condanna dell’Europa e sono state dette contro di me e contro di noi cose terribili. Sono stato persino definito uno stupratore da un direttore di giornale. Queste cose però le lascio ai miei avvocati”. Dall’Opera Nomadi un plauso al riconoscimento della cittadinanza italiana: “Può servire a fare chiarezza e a sanare molte situazioni” dice Maurizio Pagani. “Le norme per la cittadinanza italiana sono troppo restrittive per i figli di immigrati. Ora però bisogna vedere se Maroni passerà dagli annunci ai fatti. Anche il suo predecessore Amato aveva riconosciuto il problema dell’identità , ma poi non si era fatto niente”.
Intanto il dibattito sulle rilevazioni delle impronte digitali ai minori rom registra l’ennesima critica per l’Italia da parte di un’istituzione europea:”i politici italiani hanno dimostrato poca leadership morale quando si è trattato di cercare di arginare l’ondata anti-rom”. Lo scrive il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in una nota dedicata al tema dei crimini generati dall’odio verso il diverso pubblicata oggi sul sito internet dell’organismo di Strasburgo.
Manifestazione a Roma di Sinti e Rom
Nella sua riflessione, Hammarberg ricorda che questo tipo di crimini è una ”realtà quotidiana” in tutta Europa. Nel citare alcuni degli episodi di violenza e delle situazioni critiche registrate negli ultimi tempi in Europa, il commissario arriva a parlare anche dell’Italia dove, osserva, ”durante l’ultimo anno, in seguito ai discorsi di alcuni politici basati su pregiudizi e ai resoconti xenofobi di alcuni media, ci sono state gravi azioni violente contro i rom, inclusi attacchi fisici e incendi dei campi”. Il commissario rileva anche che ”l’intera comunità rom è stata trasformata in un capro espiatorio per i crimini commessi da pochissimi”.
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“Le intercettazioni in Italia sono un’anomalia”. Il Garante della privacy, Francesco Pizzetti, nell’audizione annuale a Montecitorio si schiera a fianco del governo sulla questione delle telefonate intercettate.
Se “oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi” sono, secondo Pizzetti, “oltre che strumento di indagine una delle forme più invasive della nostra sfera personale” e “incidono pesantemente su quella libertà di comunicazione che l’art.15 della nostra Costituzione considera un diritto fondamentale, comprimibile solo con atto motivato dell’autorità giudiziaria”.
Il garante si dice quindi convinto della necessità di limitare il diritto di cronaca. Secondo Pizzetti nel ddl sulle intercettazioni “è stato dato al garante il potere di imporre la pubblicazione dei provvedimenti volti a censurare comportamenti scorretti da parte della stampa”. Una misura preventiva che la stessa authority aveva chiesto da tempo. Il garante boccia invece la raccolta delle impronte digitali e di dati biometrici, che, dice, “si sta diffondendo a macchia d’olio”. “Ci vuole moderazione” secondo l’Authority nella schedatura perché è “potenzialmente lesiva della dignità delle persone” e non va usata “secondo criteri discriminatori”.
Critica, secondo il garante, la situazione degli uffici giudiziari: un colabrodo.”La nostra Autorità ” spiega “si è misurata più volte col tema della giustizia. Il primo aspetto che ci interessa da vicino è se e come sono protetti negli uffici giudiziari e da parte di tutti gli operatori della giustizia, i dati dei cittadini. Si pensi a quanti dati delicati e sensibili possono essere contenuti in una causa di separazione o in una controversia ereditaria o in un’azione di interdizione o in una causa di lavoro”.
La parola d’ordine per il presidente del Garante per la protezione dei dati personali è ‘’semplificazione”, ad esempio con l’uso di ‘’simboli grafici che rendano più comprensibile la presenza di un trattamento di dati personali”. Un lucchetto chiuso e un lucchetto aperto. “Il primo per indicare che il trattamento dei dati deve avvenire nei limiti ristretti delle finalità per le quali essi sono stati forniti. Il secondo per consentirne un uso per finalità di altra natura, indicate nell’apposita informativa”.
Il garante affronta poi il tema della rete: “Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi social network quali, tra i tanti, Myspace, Facebook, Asmallword, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete”. Un fenomeno che, secondo Pizzetti, ”può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”. Peccati mortali, nell’epoca delle tracce digitali.
Il VIDEO servizio: