Leggi tutte le notizie su:


incarico

L’attacco di Le Figaro: beata la Sicilia degli stipendi record ai dirigenti

La pagina on line di Le Figaro con l'impietoso articolo sui dipendenti alla regione Sicilia

La pagina on line di Le Figaro con l'impietoso articolo sui dipendenti alla regione Sicilia

Sembra quasi di vederli, i francesi. Divertirsi, con il loro mitico nasino all’insù, a bastonare i vizi italici. Cugini-coltelli: si sa, quando ne hanno l’occasione, non esitano a sparare giudizi tranchant al di qua delle Alpi, cercando sempre di ostentare la loro (presunta) superiorità.
Ed eccoli anche stavolta, con un impietoso commento pubblicato sulla prima di uno dei maggiori quotidiani, Le Figaro (di tendenze conservatrici) dal titolo: Il fait bon être fonctionnaire en Sicile, cioè: “Che felicità fare i funzionari pubblici in Sicilia”. Continua

I tagli di Berlusconi: a Palazzo Chigi comincia la cura dimagrante

Il presidente Giorgio Napolitano saluta il premier Silvio Berlusconi durante la cerimonia di giuramento del quarto governo Berlusconi al Quirinale | Ansa

Sarà un governo del premier? Silvio Berlusconi dopo le elezioni e durante le consultazioni ha preferito mantenere un ruolo più silente e istituzionale rispetto alle precedenti esperienze. Prima di presentare la lista dei ministri è salito due volte al Quirinale per parlare con Giorgio Napolitano. Un metodo apprezzato dal capo dello Stato e da quanti sperano in una legislatura di rottura rispetto alla fase cominciata nel 1994 e chiusa con la rivoluzione del voto del 13 e 14 aprile.
Berlusconi è salito sul Colle con Gianni Letta e con la lista dei ministri già in tasca (riquadro a pagina 63). Operazione lampo, ma fatta la squadra il Cavaliere deve affrontare il problema del metodo di governo, cioè il modo in cui il presidente del Consiglio interpreta il suo ruolo nel collegio dei ministri e guida la macchina di Palazzo Chigi. E se è vero che i ministri sono autonomi e fisiologicamente in cerca di spazi politici (e risorse), è altrettanto certo che Berlusconi ha a disposizione una potente organizzazione di uffici, strutture e dipartimenti che possono consentirgli di timonare, forse con qualche rollio e beccheggio in meno rispetto al passato, il governo sulla rotta tracciata.
Nel passato spesso è mancata la collegialità e non pochi sono stati i casi di ministri dissidenti rispetto alla maggioranza. La riduzione del numero di partiti rappresentati in Consiglio dei ministri aiuterà Berlusconi, ma per il resto (non essendoci regole) la tenuta della collegialità dipende dal presidente del Consiglio, dal suo carisma ed equilibrio.
In teoria, le norme prevedono la creazione di comitati interministeriali, ma non hanno mai funzionato granché. Per questo chi conosce bene la macchina dell’esecutivo pensa che quello del coordinamento sia ancora un tema aperto e che occorra ripensare la legge.
Berlusconi dovrà dunque far leva sul suo ascendente (il risultato elettorale è un altro balsamo) e nello stesso tempo contare sulla consumata esperienza di Gianni Letta, sottosegretario di Palazzo Chigi che svolgerà il ruolo di segretario del Consiglio dei ministri, figura senza la quale il governo non può riunirsi. A Letta andrà anche il delicato compito di controllare e coordinare quello che i tecnici del diritto chiamano “drafting legislativo”, ossia la scrittura dei decreti e delle leggi di iniziativa del governo.
Il ritorno alla legge Bassanini ha ridotto a 12 i ministeri con portafoglio, numero che cresce a 21 (4 in meno dell’esecutivo Prodi) con i dicasteri senza portafoglio che dipendono direttamente dalla presidenza del Consiglio. È una salutare riduzione in termini di efficienza della politica e costi per lo Stato, anche se l’eredità del governo Prodi si fa sentire. A un gabinetto di oltre 100 persone infatti è corrisposta un’organizzazione del lavoro che gli esperti non fanno fatica a giudicare elefantiaca.
I cittadini conoscono il presidente del Consiglio, i suoi più stretti collaboratori, i ministri, ma la nave del governo è un vero e proprio transatlantico: l’esecutivo Prodi aveva 27 dipartimenti e uffici direttamente dipendenti dalla presidenza, 11 strutture di missione e cinque commissariati straordinari.
Impero dell’alta burocrazia: solo alla presidenza del Consiglio si contano 27 dirigenti di prima fascia e 229 dirigenti di seconda fascia. Una nave da crociera, con un bilancio autonomo, sulla quale è stata caricata troppa zavorra: a bordo complessivamente ci sono 4.237 persone e, al di là delle indiscutibili capacità del personale dipendente, è chiaro che ha bisogno di essere snellita e alleggerita nell’equipaggio e nelle procedure di navigazione. Il governo Prodi ha cercato di tagliare alcuni costi di funzionamento, consulenze, missioni, studi e spese di rappresentanza, ma la politica di proliferazione delle poltrone ministeriali ha prodotto un’equazione micidiale: troppi uffici, troppi dipendenti, spese per il personale in progressione (nel bilancio di previsione 2006 erano pari a 208 milioni di euro, balzati a quota 236 milioni l’anno successivo) e un bilancio complessivo di oltre 3 miliardi 600 milioni di euro, di cui 1 miliardo 767 milioni destinati alla Protezione civile, uno degli elementi critici nell’organizzazione di Palazzo Chigi.
Anche qui non si discute la professionalità della struttura, ma il dipartimento nel corso degli anni ha mutato la sua natura ampliando le sue aree di intervento dalle emergenze ai grandi eventi, costa quasi il doppio rispetto al nucleo centrale della presidenza del Consiglio (968 milioni di euro nel 2007) e apre un dilemma: qual è la sua missione? Diciotto milioni di euro se ne vanno in stipendi, metà dei fondi è impegnata nel pagamento dei mutui contratti dalle regioni colpite da calamità, il resto è disperso in vari interventi che si sovrappongono a quelli di altre istituzioni come, per esempio, il Corpo forestale.
Altri 400 milioni di euro della presidenza del Consiglio sono destinati agli interventi e investimenti per l’editoria e, lasciando perdere la demagogia e le “grillate”, non vi sono dubbi che si tratta di un settore in cui servono una riforma e una selezione dei soggetti destinatari degli aiuti.
Primo compito del nuovo segretario generale (il posto di Carlo Malinconico verrà preso da Mauro Masi, che torna alla guida della macchina di Palazzo Chigi dopo esser stato capo di gabinetto dell’ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema) sarà quello di razionalizzare una struttura monstre e dare un coordinamento a uffici che sono apparsi spesso scollegati.
Quella del governo è una macchina complicata e delicata da gestire, poco nota ai cittadini e per questo considerata opaca. Se il Parlamento è la casa degli italiani, il governo è la cucina. Visto al lavoro lo chef Prodi, forse è il caso di comunicare bene gli ingredienti che si usano, il prezzo nel menù e magari far vedere anche i fornelli.

Berlusconi: “C’è tanto da fare”. Dal federalismo ai salari, ecco i propositi

Silvio Berlusconi riceve da Romano Prodi la campanella con cui il premier apre e chiude le riunioni del Consiglio dei ministri | Ansa
“C’è tanto da lavorare”. Sorprende così il Cavaliere tutti i giornalisti che attendono qualche dichiarazione, qualche battuta, qualche proposito. Tanto da lavorare, vuol dire per Berlusconi, che non c’è tempo da perdere. E allora, in rapida successione: giuramento al Quirinale, cerimonia della campanella per il passaggio di consegne con Romano Prodi, e subito il primo Consiglio dei ministri. D’altra parte, nella prima seduta del quarto governo Berlusconi, il premier è piuttosto chiaro: “Il tempo delle parole è finito, ora passiamo ai fatti”.
Messaggio recepito dai ministri. Pare di sì, almeno stando alle loro dichiarazioni. Quelle di Roberto Calderoli, intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del Giorno su Canale 5 confermano: “Abbiamo questi giorni per mettere a punto la questione: Berlusconi ha suggerito la scelta dei viceministri sulla base delle capacità e credo che ridurre i numeri sia una buona cosa”. E poi: “Non posso dire quante leggi taglierò”, ha aggiunto il ministro alla delegificazione, “perché direi una menzogna visto che nessuno sa il loro esatto numero e non sappiamo nemmeno di cosa parlano. Cominceremo con il tagliare le leggi inutili e col mettere in chiaro le tante contraddizioni tra la legislazione primaria e le tante direttive comunitarie, le tantissime leggi regionali che nel corso degli anni si sono sovrapposte. In questo modo” ha proseguito Calderoli “il cittadino diventa matto”.
Il neo-inquilino del Viminale, Roberto Maroni, punterà sulla lotta all’immigrazione clandestina e metterà a punto subito un “pacchetto sicurezza”. “Adotteremo misure urgenti”, assicura il ministro del Carroccio che annuncia che già la prossima settimana, lunedì o martedì, farà una riunione operativa con i ministri degli Esteri, della Giustizia e della Difesa per mettere a punto le misure del pacchetto sicurezza che verrà licenziato dal primo Cdm.
Il primo punto all’ordine del giorno per il nuovo ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, saranno i salari. “Da dove partiremo? Alzeremo i salari dei lavoratori dipendenti - assicura a margine del giuramento - in relazione alla produttività”. Si lavorerà poi anche sulla detassazione degli straordinari. Fa il pari il professore di Venezia neo-ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, che promette “i buoni andranno premiati mentre i fannulloni saranno bocciati”.
Per Umberto Bossi, neo-ministro delle Riforme il pallino è sempre lo stesso: “il primo problema da affrontare è quello del federalismo fiscale”.
Il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola pensa al nucleare: “È un’esigenza per l’Italia, serve un mix di energie che va dal nucleare a quelle rinnovabili”.
Rimettere in moto i lavori per il Ponte sullo Stretto di Messina è una delle priorità del nuovo ministro delle Infrastrutture che ha però anche una scommessa personale più “casalinga” e da toscano pensa alla Livorno-Civitavecchia.
Il primo atto di Ignazio La Russa da ministro sarà “andare in Sicilia sulla tomba di mio padre, che mi ha insegnato i valori: lo ringrazierò e starò con lui un po’”. Per il resto, l’ex capogruppo di An alla Camera fa sapere che per le questioni nodali, come la missione in Afghanistan, prima di ogni decisione si sentirà con l’uscente Arturo Parisi e con i vertici delle Forze Armate.
Il nuovo ministro degli Esteri Franco Frattini in primo luogo si consulterà con i militari sulle regole d’ingaggio dei soldati impegnati all’estero. La sua prima missione diplomatica sarà in Perù, la prossima settimana.
Vino e latte. Sono le prime battaglie che intende condurre il neo-ministro dell’Agricoltura, il leghista Luca Zaia. Senza timore, dice in un’intervista al Giornale, di “sporcarsi le scarpe di terra”
“Non farò provvedimenti spot, ma bisogna partire dal tipo d’Italia che ci piacerebbe per il domani: quella in cui i giovani non hanno paura del futuro e in cui chi merita ottiene quel che merita”. È la promessa del più giovane ministro del nuovo esecutivo, Giorgia Meloni, a capo delle Politiche Giovanili.
“Sarò il gran sacerdote del sacramento del programma di governo”. È l’obiettivo dichiarato del leader della Dc per le Autonomie, Gianfranco Rotondi, entrato a sorpresa nella rosa di governo all’Attuazione del programma.

Il VIDEO servizio:

n

Chi, tra i ministri del IV governo Berlusconi, vi ispira più fiducia?

Giura il Berlusconi IV, tra emozione, segni di croce e donne coi pantaloni

Il presidente Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi a colloquio durante la cerimonia di giuramento del quarto governo Berlusconi al Quirinale | Ansa
Alle 16.48, e mancavano ancora 12 minuti alla cerimonia del giuramento, nel salone delle Feste del Quirinale la rappresentanza governativa era un monocolore azzurro: infatti 11 dei 12 ministri di Forza Italia erano i primi ad arrivare sul Colle (Angelino Alfano, Franco Frattini, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Sandro Bondi, Mara Carfagna, Elio Vito e Raffaele Fitto)

Poi alla spicciolata tutti gli altri, a partire dalle 4 signore che hanno vestito la grisaglia ministeriale. Con poche variazioni in termini di colore e accessori, le neoministre del governo Berlusconi hanno optato per la giacca e i pantaloni. I più attenti notano che sotto il sobrio ed elegante completo grigio-Armani, Mara Carfagna “osa” dei sandali a dita scoperte senza calze. Come lei, anche la 31enne Giorgia Meloni sceglie il grigio, il suo tailleur ha però dei riflessi più brillanti. Blu il tailleur di Maria Stella Gelmini (capelli sciolti che non arrivano alle spalle) e un viola tendente al prugna per Stefania Prestigiacomo.

Quindi il giuramento. Prima tocca al premier Silvio Berlusconi. Poi, uno dopo l’altro, gli altri ministri: iniziano quelli senza portafoglio, a cominciare da Elio Vito (Rapporti con il Parlamento) e Umberto Bossi (Riforme), e successivamente sfilano quelli con portafoglio, da Franco Frattini (Esteri) a Giulio Tremonti (Economia): “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Questa la formula echeggiata per ventidue volte (21 ministri più Silvio Berlusconi).
Un cerimoniale filato via veloce, come ormai da nuova prassi “costituzionale”, ma con qualche curiosità. Il lapsus del ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che per l’emozione ha scambiato la parola “Nazione” con “Italia”. Quello delle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, che prima di alzarsi per giurare, si è fatto il segno della croce, mentre il suo collega di partito, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo il giuramento è tornato al suo posto, dimenticandosi di firmare. E proprio con il goliardico La Russa, Berlusconi ha poi scherzato, fingendo di non volergli dare la mano perché non si era rasato il pizzetto per l’occasione.

Molto emozionato anche l’ex commissario europeo Franco Frattini. Quando il presidente della Repubblica lo chiama per il giuramento, non tutto fila liscio. In particolare Frattini, titolare della Farnesina, nel momento di leggere la formula di rito, incespica per due volte. Fuori programma, invece, per l’esponente di An Andrea Ronchi, che alzandosi verso il Capo dello Stato si fa prima il segno della croce. Renato Brunetta, neo-ministro dell’Innovazione, si rivolge invece al presidente della Repubblica per fargli i suoi personali complimenti: “Ha proprio un bravo figlio, suo figlio è proprio bravo”
Stefania Prestigiacomo, neo minsitro dell'Ambiente, in viola durante la cerimonia di giuramento del quarto governo Berlusconi al Quirinale | ansa
Umberto Bossi, il più cercato dai fotografi, ha stretto vigorosamente la mano del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, mentre il ministro alla Semplificazione, Roberto Calderoli, indossava la classica cravatta verde padano. Anche la matricola Luca Zaia (altro leghista, alle Politiche Agricole) si fa sorprendere all’emozione e entrando nella sala dice: “Non ho saliva, sono molto emozionato”.
Quindi la classica foto di gruppo e flash impazziti per le 4 donne e poi tutti a brindare alla salute del nascente governo. È lo scatto che immortala la nascita del Berlusconi IV. Poi Berlusconi si dirige a Palazzo Chigi, tra gli applausi dela folla assiepata a Piazza Colonna, e accolto, nel cortile interno, dai picchetti d’onore di tutte le armi.
Il tutto mentre a palazzo Chigi l’aria cambiava in soli tre minuti: il tempo necessario di aggiornare il sito del governo con la foto del neo premier ben evidente nella home page e l’elenco dei nuovi ministri. All’interno aspetta Romano Prodi per il rito della campanella con cui il premier apre e chiude le riunioni del Consiglio dei ministri: così è nato il Berlusconi IV.

Il VIDEO servizio:

Il nuovo governo Berlusconi parla lombardo-veneto

Franco Frattini, alla seconda nomina a Ministro degli Esteri, è uno dei membri del governo con la maggiore esperienza, avendo avuto il primo incarico nel 1995 (governo Dini).<br /> Nato a Roma il 14 marzo 1957, Frattini ha un curriculum da ragazzo prodigio: vince il concorso in magistratura, quindi quello all'avvocatura dello stato, e poi quello per consigliere di stato. Consigliere giuridico del vice presidente del consiglio Claudio Martelli nel 1990, poi del presidente del consiglio Giuliano Amato nel 1992, nel maggio 1994 è nominato segretario generale di Palazzo Chigi dal governo Berlusconi. Entra nel governo tecnico di Lamberto Dini nel 1995, con l'incarico di ministro per la funzione pubblica e gli affari regionali. Allo scioglimento delle camere nel 1996 aderisce a Forza Italia ed entra alla Camera (fino al 2001 presiede il comitato parlamentare sui servizi segreti).<br /> Con la nascita del secondo governo Berlusconi, torna ministro per la funzione pubblica (assumendo anche l'incarico per il cordinamento dei servizi di sicurezza); a novembre 2002 passa al ministro degli esteri, sostituendo lo stesso Berlusconi che ne aveva assunto l'interim dopo le dimissioni di Renato Ruggiero. Nel 2004 lascia il governo italiano per entrare nella commissione europea, dove assume l'incarico di vice presidente ed ha l'incarico per giustizia, libertà e sicurezza.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
È un governo “lombardo-veneto”, il quarto di Silvio Berlusconi. Sono dieci, infatti, i componenti (tra premier e ministri) che provengono dalle due regioni settentrionali: sette dalla Lombardia, tre dal Veneto. I sette lombardi sono Silvio Berlusconi, Roberto Maroni, Giulio Tremonti, Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa, che è nato in provincia di Catania, ma è decisamente milanese d’adozione. Altri tre ministri vengono dal confinante Veneto: Maurizio Sacconi, Luca Zaia e Renato Brunetta. Subito dietro il “lombardo-veneto”, le regioni che esprimono più ministri sono il Lazio, con tre romani: Franco Frattini, Andrea Ronchi e Giorgia Meloni; e la Campania con Elio Vito, Mara Carfagna e Gianfranco Rotondi. Seguono, con due ministri, la Sicilia (Angelino Alfano e Stefania Prestigiacomo) e la Toscana (Altero Matteoli e Sandro Bondi). Un ministro è ligure, Claudio Scajola; e uno pugliese, Raffaele Fitto. Restano a bocca asciutta dodici regioni: Val D’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Calabria, Sardegna, Molise, Basilicata, Sardegna.
Nello scorso governo, più “Romano-centrico”, la prevalenza era invece piemontese e laziale. Cinque i ministri provenienti dal Piemonte (Amato; Bonino; Turco; Damiano e Ferrero) e cinque dal Lazio (Rutelli; D’Alema; Gentiloni; Fioroni; Bianchi). Quattro erano campani, tre, compreso il presidente del Consiglio, emiliani, e tre toscani.
Cinquantadue anni di età media, cinque under 40, di cui due con portafoglio. È l’identikit del governo Berlusconi quater, più giovane ma meno rosa di quello di Romano Prodi. Rispetto all’esecutivo del Professore questo ha tre anni di meno: 52,48 anni di media contro 55,65. Ma meno donne: 19% contro il 24%, visto che con il centrosinistra a Palazzo Chigi le donne erano 6 su 25. Il più giovane della squadra è una donna: Giorgia Meloni (An, alle Politiche giovanili), 31 anni, classe ‘77. Un anno più di lei ce l’ha Mara Carfagna, trentaduenne destinata alle Pari opportunità. Under 40 è anche Raffaele Fitto, neoministro per gli Affari regionali. Due trentenni anche tra i ministri con portafoglio: sono il nuovo Guardasigilli Angelino Alfano (37) e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (34). Ad alzare la media ci pensano le 71 primavere di Silvio Berlusconi e cinque over 60. Il ministro più anziano viene da via della Scrofa: Altero Matteoli (Infrastrutture) ha 67 anni. Seguono Bossi (66), Tremonti (61), La Russa e Scajola (60). Notevole lo scarto di età tra uomini e donne. I primi hanno 56 anni di media, le donne 34. Una proviene da An (Meloni), tre da Forza Italia (Carfagna, Gelmini e Prestigiacomo), nessuna dalla Lega nord. Due sole donne tra i 12 ministri con portafoglio: sono appena il 16.6%.
Le “matricole”, alla prima esperienza di governo battono i “navigati” già ministri 12 a 9. I debuttanti sono: Ignazio La Russa; Sandro Bondi; Angelino Alfano; Maurizio Sacconi; Renato Brunetta; Elio Vito; Giorgia Meloni; Andrea Ronchi; Luca Zaia; Mariastella Gelmini; Gianfranco Rotondi; Raffaele Fitto e Mara Carfagna.
Sono invece già stati ministri: Roberto Maroni; Franco Frattini; Giulio Tremonti; Umberto Bossi; Altero Matteoli; Claudio Scajola; Stefania Prestigiacomo; Roberto Calderoli. Tra questi quattro mantengono l’incarico che avevano già avuto (Maroni, Frattini, Tremonti e Bossi), mentre gli altri quattro cambiano ministero: Matteoli dall’Ambiente alle Infrastrutture, Prestigiacomo dalle Pari Opportunità all’Ambiente, Calderoli dalle Riforme alla Semplificazione e Scajola da Interno e Attuazione del Programma alle Attività Produttive.

Mara Carfagna: ministro per le Pari opportunità

Mara Carfagna, che entra nel governo con l’incarico di ministro (senza portafoglio) per le pari opportunità, è nata a Salerno il 18 dicembre 1975. Su di lei si è molto ironizzato, per il suo piglio glamour: in realtà da anni fa vita di partito. Nelle elezioni del 2008 è stata rieletta dopo essere stata candidata al numero tre della lista in Campania del Pdl. In precedenza, vanta una laurea in giurisprudenza ed una serie di lavori in televisione, come attrice e conduttrice, ed una partecipazione a miss Italia nel 1997, dove ottiene il titolo di Miss cinema. In Forza Italia ha ricoperto, fra l’altro, il ruolo di responsabile nazionale delle donne.

Umberto Bossi, il Senatùr: ministro delle riforme

Umberto Bossi torna al governo con l’incarico di ministro per le riforme che aveva già nel governo Berlusconi 2 e che aveva tenuto fino al luglio 2004, pochi mesi dopo il malore che lo ha tenuto a lungo lontano dalla politica. Lombardo di Cassano Magnano (Varese), dove è nato il 19 settembre 1941, padre di quattro figli nati da due matrimoni, Bossi entra in parlamento nel 1987, eletto al Senato; di questa esperienza gli resterà il soprannome di “Senatur”, anche se il resto della sua carriera parlamentare si svolgerà alla Camera.
Capo incontrastato della Lega, creatore di slogan come “Roma ladrona” e riti come i giuramenti di Pontida, Bossi guida il partito in tutte le sue svolte: dall’ingresso nel primo governo Berlusconi nel 1994 al “ribaltone” che porta al governo Dini; dall’annuncio choc della secessione della Padania nel 1996 alla ricostituzione dell’alleanza con il centro destra che nel 2001 riporta la Lega al governo.
L’11 marzo del 2004 viene colpito da un grave malore, che lo costringe ad un lungo periodo di riabilitazione. Eletto lo stesso anno al parlamento europeo, lascia il parlamento e il governo italiano; il rientro progressivo sulla scena politica culmina ora con la nuova nomina a ministro.

Mariastella Gelmini, la prima della classe : ministro dell’istruzione

Mariastella Gelmini, classe 1973, avvocato di Desenzano sul Garda (Brescia), single, è coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia. Eletta alla Camera la prima volta nel 2006, ha fatto tutta la gavetta politica cominciando dal consiglio comunale del suo paese, per passare poi al consiglio provinciale di Brescia (due volte assessore), e al consiglio regionale. Considerata fedelissima di Berlusconi fin dalla prima ora, è subentrata nel maggio 2005 a Paolo Romani alla guida del suo partito in Lombardia. “Sono sorpresa, non avrei mai pensato che Berlusconi mi affidasse un compito così importante” disse il giorno della nomina, aggiungendo che “se non fosse stato per Berlusconi, non sarei mai scesa in politica”. Con la politica Mariastella Gelmini ha cominciato nel 1994 a vent’anni, andando a fare la volontaria al coordinamento regionale di FI a Milano, fino a diventarne undici anni dopo il massimo responsabile. Molto vicina al mondo cattolico, vanta ottimi rapporti anche con le componenti laiche di Forza Italia. Non ama la vita mondana, veste in modo sobrio. L’anno scorso ha partecipato al Family Day, mescolandosi alla folla in modo discreto insieme con altri consiglieri regionali lombardi del suo partito; si è spesa fino all’ultimo nel tentativo di ricucire lo strappo dell’Udc con il Pdl; non si tira indietro nella polemica facilmente con gli avversari. Appare poco, ma pesa molto. C’è il suo zampino nella vittoria storica del Pdl a Brescia, e un mese prima era stata l’unica donna nel ristrettissimo gruppo di dirigenti che decise le candidature del Pdl.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!