Leggi tutte le notizie su:


inchiesta-Poseidon

Catanzaro story: De Magistris non cede a Mastella

Il pm Luigi De Magistris
Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura il trasferimento del pm catanzarese Luigi De Magistris. La decisione avrebbe motivi solo disciplinari. Per gli ispettori del ministero il magistrato avrebbe gestito il suo ufficio in modo “macroscopicamente inadeguato”: fughe di notizie, decreti di perquisizione con troppe informazioni delicate, un numero eccessivo di interviste. In molti hanno contestato questa versione (centinaia di calabresi sono scesi in piazza per protesta) e hanno sottolineato il presunto conflitto d’interessi di Mastella che risulta coinvolto in un’indagine di De Magistris, l’inchiesta Why not su un presunto comitato d’affari impegnato tra la Calabria e San Marino.
Il ministro, martedì 25 settembre, ha dichiarato in tv che quel fascicolo non c’entra nulla e che anzi il pm potrà proseguire le sue indagini tranquillamente. In procura replicano che, in caso di trasloco, ciò sarebbe tecnicamente impossibile, e che forse Mastella non conosce per intero l’operato dei suoi investigatori.
Infatti mercoledì 19 settembre in una stanza della corte d’appello di Catanzaro gli ispettori del ministro, guidati da Federico De Siervo, hanno ascoltato per l’ennesima volta De Magistris. E gli hanno fatto domande proprio sull’inchiesta Why not (come risulta dal verbale), a cui il pm ha opposto, in più punti, il segreto d’ufficio.
Gli ispettori hanno chiesto anche dettagli sul coinvolgimento di un magistrato della procura nazionale antimafia sotto indagine, del quale conoscevano il nome, protetto in procura dal riserbo. Il pm ha preso atto della conoscenza da parte degli ispettori di atti coperti dal segreto e ha chiesto che venisse messo a verbale che non poteva dare ulteriori informazioni.

Le indagini su Mastella
Non è la prima volta che nell’inchiesta Why not De Magistris parla di pressioni da parte del ministero della Giustizia. Per esempio, a Catanzaro i sostenitori del magistrato fanno notare che, come è già apparso sui giornali, a giugno, dopo la pubblicazione della trascrizione di una telefonata di Mastella con un indagato, Antonio Saladino, il capo di gabinetto del ministro, Stefano Mogini, e il capo dell’ispettorato, Arcibaldo Miller, avrebbero chiamato ripetutamente i vertici della procura catanzarese affinché specificasse che si trattava di una telefonata “penalmente irrilevante”. Dal palazzo di giustizia si sono limitati a dichiarare che il ministro non risultava indagato, ma non sono andati oltre. Anche perché per gli inquirenti quelle chiamate sono, al contrario, utili per le indagini in corso, tanto che, in vista del processo, i magistrati potrebbero domandare al Parlamento l’autorizzazione per l’acquisizione dei tabulati del leader dell’Udeur.
La stessa richiesta potrebbe riguardare altri quattro parlamentari, tutti indagati: il presidente del Consiglio Romano Prodi, il deputato ulivista Sandro Gozi, ex assistente politico a Bruxelles del premier e suo sostituto nella commissione Affari costituzionali, l’onorevole Giuseppe Galati (Udc) e il senatore Giancarlo Pittelli (Forza Italia).
Dunque, come risulta anche da una delle ultime relazioni del consulente tecnico del pm, Gioacchino Genchi, che sta studiando il traffico telefonico degli indagati nell’inchiesta Why not, è sotto esame pure la posizione di Mastella e, in particolare, i suoi rapporti con tre indagati: il costruttore Valerio Carducci, il generale della Guardia di finanza Paolo Poletti e il già citato Saladino, imprenditore vicino alla Compagnia delle opere.
Secondo gli inquirenti catanzaresi Carducci frequenterebbe da tempo il Parlamento, presso cui lavora con società a lui riconducibili, e dal 2006 avrebbe contatti abbastanza frequenti con il ministro che, dopo un po’ di insistenze, gli era stato presentato da Saladino (quando Mastella era ancora un semplice parlamentare). Ovviamente non esiste il “reato di conoscenza”, come sa bene il guardasigilli, che da politico navigato ha un’agenda fittissima di nomi e appuntamenti e per questo De Magistris per andare avanti dovrà far emergere fatti penalmente rilevanti.

Quei soldi a San Marino
Ma a che punto è l’inchiesta catanzarese? Durante le perquisizioni (alcune immotivate, secondo gli ispettori e il tribunale del riesame) sarebbe stato acquisito materiale interessante. In più ci sarebbero nuovi importanti testimoni. Gli accertamenti finanziari su due degli indagati, Pietro Macrì, dirigente di una società di informatica, considerato uomo vicino a Romano Prodi, e il cognato Francesco De Grano, responsabile dei finanziamenti del programma operativo regionale della Calabria, avrebbero messo in evidenza flussi di denaro, considerati sospetti dalla procura, verso San Marino. Movimenti che il pm sta approfondendo con il supporto del consulente tecnico Piero Sagona, ex ispettore della Banca d’Italia, e dei vertici dell’Ufficio italiano cambi. Le indagini si stanno concentrando su una filiale della Repubblica del Monte Titano.

Il memoriale
Nel frattempo si è saputo che il pm De Magistris, per tutelarsi, sta tenendo aggiornato un memoriale (già di circa 400 pagine) in cui annota le pressioni che starebbe subendo da quando ha iniziato, nel 2005, a indagare su presunte lobby affaristiche calabresi e su politici. Parte del materiale è già stato consegnato alle autorità competenti, oltre che, “per sicurezza”, ad amici e consulenti.
Nel dossier il pm descrive le presunte ingerenze, che in alcuni casi considera “penalmente rilevanti”, da parte dei suoi superiori, e l’”isolamento istituzionale” che lo avrebbe colpito da quando ha iniziato a indagare sui poteri forti in Calabria.
Proprio in quel periodo sarebbero iniziate le ispezioni alla procura di Catanzaro e numerosi colleghi (che sarebbero pronti a testimoniare) avrebbero segnalato a De Magistris che gli ispettori, nonostante il mandato generico, chiedevano, fuori verbale, informazioni su di lui.
Per meglio spiegare il clima in cui ha dovuto lavorare per tre anni, De Magistris cita alcuni episodi: per esempio ricorda che prima delle perquisizioni al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, e altri magistrati gli avrebbero consigliato di evitare quel provvedimento visto che “Chiaravalloti lo considerava un pm ostile”.
In un altro capitolo De Magistris si sofferma sull’inchiesta Poseidon che aveva al centro presunti sprechi nella gestione dei fondi Ue per la costruzione di depuratori. Per il magistrato, quando lui e la collega Isabella De Angelis entrano nel vivo dell’indagine, Lombardi e l’aggiunto Salvatore Murone si sarebbero coassegnati il fascicolo, affiancando i due sostituti. Un caso? Per De Magistris, no. Ora la palla passa al Csm.

SPECIALE INCHIESTA CATANZARO

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!