Palermo, 22 Novembre 2008. Nel video, girato da un operaio al lavoro sulla banchina del porto si vede la Costa Concordia mentre va a sbattere contro la banchina, riportando danni sulla prua…
- Venerdì 3 Febbraio 2012
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Palermo, 22 Novembre 2008. Nel video, girato da un operaio al lavoro sulla banchina del porto si vede la Costa Concordia mentre va a sbattere contro la banchina, riportando danni sulla prua…
Tempi duri per le navi da crociera italiane. Dopo la tragedia all’isola del Giglio, ecco un altro incidente che coinvolge un “gigante del mare” come la nave da crociera Poesia della Msc. Incidente non certo paragonabile a quello della Costa Concordia, perchè fortunatamente non ci sono stati feriti nè vittime, e la nave non ha riportato danni. E’ accaduto alle Bahamas, al largo di Freeport, il 7 gennaio scorso, pochissimi giorni prima che la Costa Concordia si incagliasse al Giglio. Continua
UPDATE: Sono 9, non 11 come detto in precedenza, i morti causati dall’incidente ferroviario in Alto Adige
Sarebbero 11 9 i morti all’interno del treno deragliato in Alto Adige - lo ha detto il direttore della Ferrovia della Venosta Helmuth Moroder - e decine sono i feriti. Coinvolto il treno regionale R108 della societàdi trasporti Sad, gestita dalla provincia autonoma, che è deragliato nella zona di Merano, nel tratto della linea tra Castelbello e Laces, in un punto dove i binari attraversano una stretta gola. Il convoglio era partito da Malles alle 8.20 e sarebbe dovuto giungere a Merano alle 9.43. FOTO

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“Buca! Buca con acqua…”. Nel vecchio film Il federale, sullo sfondo di un’Italia squassata dalla guerra, il gerarchetto Ugo Tognazzi su un sidecar segnalava solerte le asperità del percorso al suo passeggero-prigioniero, il professore antifascista capo della nascente opposizione al regime.
A distanza di oltre 60 anni le buche sono ridiventate una costante del panorama nazionale, soprattutto nelle vie cittadine. Per un motivo tanto semplice quanto sconcertante: la manutenzione effettuata dai comuni è scarsa o nulla e le poche volte che i lavori di riparazione si fanno durano pochissimo perché le ditte asfaltatrici spesso stendono meno materiale di quanto dichiarato. E pure di qualità scadente.
Strade colabrodo e scarsa manutenzione
Basta un nonnulla, il transito di bus e mezzi pesanti, il traffico sostenuto, le piogge e il gelo, e le buche tornano, i tombini riaffiorano come scalini dal profilo della strada, si riaffacciano avvallamenti, crepe e solchi. Lo riconosce perfino il rappresentante degli asfaltatori, Carlo Giavarini, presidente Siteb, l’associazione del bitume, dell’asfalto e delle strade, un tecnico che insegna alla facoltà di ingegneria della Sapienza di Roma: “I lavori spesso sono eseguiti male; la manutenzione affidata con gare al massimo ribasso e assegnata a ditte che propongono prezzi inferiori del 50 per cento e passa rispetto ai minimi necessari. Con queste premesse e per non rimetterci, le aziende si arrangiano e se sul capitolato c’è scritto che la strada deve essere “scarificata”, cioè grattata, per 5 centimetri, ne grattano 1, così abbattono i costi di smaltimento e poi stendono meno asfalto. Tanto nessuno controlla. Inoltre le imprese risparmiano anche sulla qualità dei materiali, sulla percentuale di legante e di bitume. Per questo poi la strada non tiene, dopo 6 mesi è peggiore di prima e i lavori devono essere rifatti mille volte”.
Sulle strade italiane si muore molto più che su quelle europee
Le conseguenze sono gravissime. Soprattutto a causa della pessima qualità delle strade, nelle città italiane si muore molto più che nelle altre città europee, in particolare tra gli utenti più a rischio: motociclisti, pedoni, ciclisti, anziani. Nel 2007 i morti sono stati 2.269, ossia 6,2 al giorno, i feriti 238.718, cioè 654 al giorno, con un costo economico per la collettività di quasi 21 miliardi di euro (57 milioni al giorno). A Roma, per esempio, è una mattanza: ogni 100 mila abitanti ci sono in media 7,4 morti, 5,4 in più rispetto a Parigi, 5,8 in più rispetto a Berlino, 4,7 a Madrid, 4,4 a Londra. A Bari e Milano i dati sono quasi una fotocopia di quelli romani, però a Catania, Messina, Verona e Bologna va anche peggio.
In 3 anni, dal 2003 al 2006, la percentuale di morti sulle strade a Napoli è cresciuta di oltre l’80 per cento, a Roma del 40, a Catania di circa il 30 e a Milano più del 15. Solo in alcune città di paesi a basso tasso di sviluppo, con modesti volumi di traffico e sistemi di mobilità antiquati, come Vilnius, Riga o Lubiana, le strade sono più pericolose di quelle italiane. Tuttavia, mentre altrove in genere cercano di migliorare, in Italia si fa finta di niente e il rischio cresce.
Protesta anche Tom Hanks
“Sulle strade di quasi tutte le città grandi, medie e piccole i livelli di sicurezza peggiorano di anno in anno” avverte Maurizio Coppo, un’autorità in materia di circolazione, responsabile della Consulta sulla sicurezza stradale del Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.
Molti italiani ci hanno fatto il callo, purtroppo rassegnati a convivere con il pericolo, ma per chi viene da fuori il dissesto delle vie è una sorpresa e un dramma. Con l’occhio stupito dello straniero se n’è accorto di recente, per esempio, Tom Hanks, premio Oscar e attore di fama mondiale, che dovendo lavorare a Roma per il film Angeli e demoni si è lamentato in pubblico dello stato pietoso delle strade e dei marciapiedi: “È un miracolo che sia ancora vivo, credetemi”.
5 mila punti critici segnalati dai cittadini
Che causa del moltiplicarsi di incidenti, morti e feriti siano soprattutto le buche e il manto stradale malmesso è opinione non solo di esperti e addetti ai lavori, ma degli stessi utenti della strada, automobilisti, motociclisti e pedoni. Degli oltre 5 mila punti critici segnalati dai cittadini e verificati uno per uno dalla Fondazione sicurezza stradale dell’Ania, l’associazione delle imprese di assicurazione, quasi 3 mila riguardano strade di città e circa 2 mila indicano buche o strade dissestate. I tratti sono stati segnalati alle autorità competenti, comuni, province, Anas, concessionari autostradali, che spesso, però, si sono girati dall’altra parte. I casi risolti con un intervento sono stati appena 160, il 3 per cento, in prevalenza sulle autostrade.
Racconta Umberto Guidoni, segretario generale della fondazione: “Le amministrazioni pubbliche e i concessionari delle strade all’inizio non ci hanno capito. Le cose sono migliorate quando abbiamo spiegato che non volevamo appioppare pagelle o bacchettare gli inadempienti, ma solo dare una mano. A quel punto molti hanno smesso di chiuderci la porta in faccia, anche se le vie non sono migliorate come d’incanto, i tempi di risposta alle segnalazioni restano insufficienti”.
Per esempio l’Anas, l’ente la cui ragione sociale è proprio la cura delle strade, per mesi si è rifiutato perfino di ricevere le segnalazioni dei punti pericolosi. Solo dopo infinite insistenze ha istituito un call center che però si limita a trascrivere il caso segnalato e ad avvertire che è stato girato all’”ufficio competente”. Intanto, mentre la gente continua a rischiare la pelle, i premi delle polizze di assicurazione fanno fatica a scendere perché il numero di sinistri resta elevatissimo e, considerato 100 il totale dei costi di gestione dell’Rc auto, quasi l’82 se ne va per i risarcimenti delle vittime.
I soldi delle multe per coprire le buche
Anche tra i comuni i tempi di intervento non sono brucianti. Mesi fa, per esempio, la Fondazione Ania ha firmato protocolli di intesa con Roma e Milano mettendo a disposizione dei due comuni 1 milione di euro per ridipingere le strisce pedonali: “Sembra impossibile, ma non riusciamo a far spendere quei quattrini” constata il segretario dell’associazione.
I comuni in base all’articolo 208 del Codice della strada per la manutenzione dovrebbero attingere dalle somme raccolte con le multe, 12 milioni di contravvenzioni nel 2008, più 7,9 per cento rispetto all’anno prima, quasi 2 miliardi di euro incassati. Ma non lo fanno perché sanno che tanto nessuno controlla. Alla Camera proprio in questi giorni i parlamentari stanno cercando di introdurre sanzioni per gli inadempienti, per esempio riducendo i trasferimenti statali alle amministrazioni che non dichiarano il numero delle multe effettuate e i relativi incassi.
“Ma occorre vigilare anche sulla qualità dei lavori” raccomanda Angelo Artale, direttore della Finco, federazione confindustriale che raggruppa i produttori di materiali e impianti per le costruzioni, strade comprese. Con una nota ai parlamentari, la Finco ha proposto l’istituzione di un servizio ispettivo stradale alle dipendenze del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti pagato dagli enti proprietari delle strade, con un contributo dell’Inail e delle imprese di assicurazione.
I VIDEO di YouTube
Le buche di Bologna:
Voragine alla circonvallazione di Catania:
Il disastro delle buche sulle strade di Roma:
Le strade di caverzere (Ve):
Un incidente stradale sulla tangenziale di Voghera è stato fatale per Giovanni Parisi, 42 anni, ex campione del mondo di pugilato e campione olimpico a Seul nel 1988: l’auto sulla quale viaggiava si è scontrata frontalmente con un camion.
Il pugile, originario di Vibo Valentia ma da molti anni residente a Voghera, è morto sul colpo. Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, nello scontro con un furgoncino che trasportava materiale elettrico, l’auto di Parisi, una Bmw, è uscita fuori strada, finendo in un campo. La tangenziale di Voghera è stata chiusa al traffico per un tratto di circa due chilometri, tra le uscite per Voghera est ed ovest.
Giovanni Parisi, che aveva eguagliato Nino Benvenuti vincendo un’Olimpiade e poi diventando campione del mondo in due diverse categorie, non era riuscito a conquistare il terzo mondiale, battuto nel 2000 dal portoricano Carlos Santos nel tentativo di scalata alla corona iridata dei pesi welters Wbo. Nato a Vibo Valentia nel 1967, ma trasferitosi ben presto con i genitori a Voghera, Parisi era noto con il soprannome di Flash, per il carattere guascone, capace di infiammare il pubblico e soprattutto per l’intelligenza pugilistica. Dopo essere stato iridato nei leggeri (1992-93) e nei superleggeri (1996-98), aveva annunciato più volte il ritiro salvo poi tornare, richiamato dalla passione per la boxe. L’ultimo tentativo l’aveva fatto nell’ottobre 2006 quando, a 39 anni, aveva sfidato a Milano il francese Frederic Klose per il titolo europeo dei pesi welters. Ma era stato battuto e convinto a dire basta in maniera definitiva.
Era salito alla ribalta internazionale con la vittoria olimpica a Seul, dove aveva battuto il romeno Dumitrescu, per poi passare professionista per una brillante carriera.

Si è concluso con 7 condanne (per complessivi 62 anni di carcere) e due assoluzioni il processo per l’incidente dell’Atr 72 della Tuninter precipitato il 6 agosto del 2005 nel mare di Palermo al largo di Capo Gallo. Nel diastro morirono 16 persone e altre 23 rimasero ferite.
I condananti sono tutti tunisini: dieci anni di reclusione sono stati inflitti al comandante e al pilota. Nove anni al direttore generale della Tuninter e al direttore tecnico. Assolti invece due capisquadra manutenzione.
Il gup de Tribunale di Palermo, Vittorio Anania, ha disposto inoltre un risarcimento per danni morali per complessivi 45 mila euro per le parti civili del processo per la tragedia dell’Atr 72. In particolare, è stato disposto il pagamento di una provvisionale di 15 mila euro per la fondazione ‘8 ottobre 2001′ presieduta da Paolo Pettinaroli, padre di una vittima del disastro aereo di Linate, gli altri 30 mila euro sono stati disposti per Vito Albergo, zio di Barbara Baldacci, una giovane di 23 anni morta nel disastro aereo nel 2005 davanti alle coste di Palermo. “Noi della fondazione ‘8 ottobre” ha spiegato Pettinaroli all’uscita dall’aula, “come atto simbolico prenderemo soltanto 1 euro dei 15 mila che ci sono stati assegnati dal gup, gli altri 14.999 li devolveremo in beneficenza, anche se ancora non sappiamo a quale associazione”.
L’Atr 72 in volo da Bari a Djerba precipitò a causa dello spegnimento dei motori uno dopo l’altro nel giro di meno di due minuti. L’incidente hanno accertato le perizie fu causato dall’errata istallazione sull’Atr 72 ammarato, il giorno prima a Tunisi, di una spia di carburante realizzata per l’Atr 42. Installata sull’Atr 72 segnava la presenza di carburante che, invece, non c’era. Secondo l’accusa, inoltre, solo due minuti prima dell’impatto con l’acqua fu convocato il responsabile della cabina, per preparare i passeggeri a quanto stava accadendo.
“Siamo abbastanza soddisfatti, crediamo che sia stata fatta giustizia con questa sentenza” ha detto la madre di Raffaele Di Tano, 42 anni, una delle sedici vittime del disastro aereo del 6 agosto 2005 davanti alle coste di Palermo. “Sì, è stata fatta giustizia” ha detto anche un’altra madre, Angela Trentadue “ma purtroppo mia figlia, Paola una ragazza di appena 27 anni, non me la ridarà nessuno. Però siamo contenti per questo risultato ottenuto”.
Anche gli altri genitori e parenti delle vittime sono dello stesso parere, anche se tutti con le lacrime agli occhi.
Il VIDEO servizio:
Il pirata della strada “classico” viene pensato solitamente al maschile: l’identikit è quello di un uomo fra i 18 e i 44 anni, ubriaco nel 44% dei casi (quelli cui si è fatto in tempo a far soffiare nell’etilometro). Ma dal quadro che emerge dall’Osservatorio il Centauro-Asaps sulla prateria stradale assume un ruolo significativo anche la donna al volante.
Nel 2008 ben 22 pirati della strada - spiega l’Associazione sostenitori della Polstrada - erano donne, il 9% dei 249 pirati identificati e denunciati. Nel 2007 furono nove le donne pirata identificate, l’8,5% del dato complessivo. Secondo l’analisi dell’Asaps le donne pirata sono piuttosto giovani, l’età media è di 29 anni, e il rapporto con l’alcol non è occasionale: in cinque casi, il 22,7% del totale, le conducenti avevano superato i limiti di legge del valore alcolemico.
Cinque dei 22 episodi di pirateria sono stati mortali per le persone investite; numerosi anche quelli con conseguenze molto gravi per le vittime. In tre casi (13,6%) le conducenti erano straniere. Mentre per gli uomini il motivo che fa scattare la fuga è spesso ricollegato alla paura di perdere i punti della patente, alla mancata (o falsa) copertura assicurativa, al fatto di non voler sottoporsi all’esame dell’etilometro o al narcotest, o alla mancanza del permesso di soggiorno per gli stranieri, le donne invocano frequentemente la paura come elemento che scatena questo comportamento.
Un folle gioco, che poteva finire in tragedia. Tutto per farsi filmare col telefonino da un amico e postare tutto su YouTube. Due ragazzini si sono dati fuoco a vicenda, mentre un terzo riprendeva la scena con l’idea di mostrare il video su Internet. È lo scenario su cui stanno lavorando i carabinieri nell’indagine che dovrà fare chiarezza su quanto avvenuto ieri in una strada di Pianezza, vicino a Torino.
Gli adolescenti sono finiti in ospedale. Il primo, di 14 anni, è al Cto con ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 50 per cento del corpo (alle gambe e alla parte inferiore del tronco); è stato sedato e intubato, ma non è il pericolo di vita. L’altro, un quindicenne figlio di un militare, è al Maria Vittoria e potrebbe riprendersi tra oggi e domani al punto da sostenere l’interrogatorio degli investigatori. I due erano vicino a una panchina in via Levi, una zona residenziale del paese della seconda cintura di Torino: pare che si fossero inzuppati con del liquido infiammabile, forse della benzina, e che poi stessero giocando a tentare di darsi fuoco con degli accendini. Si pensa che qualche loro amico li stesse riprendendo con il telefonino.