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Le postazioni di controllo della velocità attraverso autovelox devono essere “segnalate e ben visibili”. Lo sottolinea la Cassazione nella sentenza n.11131, con la quale è stato confermato il sequestro preventivo, disposto dal gip di Paola e confermato dal tribunale del Riesame di Cosenza, di 7 autovetture e di diversi apparecchi autovelox di proprietà di una società utilizzati per la rilevazione della velocità dei veicoli in transito nei comuni di Fiumefreddo Bruzio, Belmonte Calabro e Longobardi.
Secondo l’accusa, “le apparecchiature in questione erano state ben occultate in autovetture” in molti casi di proprietà del titolare della società , il quale “ricevendo un compenso parametrato su ogni verbale di infrazione per cui era riscossa la relativa sanzione, era interessato ad incrementare le riscossioni”.
La seconda sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante della società , rilevando che il tribunale del Riesame, nel confermare il sequestro, “sia pervenuto ad affermare la sussistenza del fumus del reato di truffa”.
La Corte di Cassazione ha confermato quanto da sempre sostenuto dal Codacons: gli autovelox vanno correttamente segnalati. “Con la decisione odierna” scrive in
una nota il Codacons, “la Cassazione ha stabilito che gli apparecchi devono essere segnalati agli automobilisti almeno 400 metri prima dal punto della loro collocazione. Altrimenti gli stessi autovelox possono venire sequestrati dall’autorita’ giudiziaria e i titolari della societa’ di rilevamento rischiano l’incriminazione per truffa.
“Si tratta di una sentenza sacrosanta” commenta il Presidente del Codacons Carlo Rienzi “perché limita il malcostume delle amministrazioni comunali di utilizzare tale strumento di controllo della velocità unicamente con lo scopo di fare cassa, e non con la finalità di garantire la sicurezza stradale. Ora”, conclude Rienzi, “i Comuni devono annullare d’ufficio tutte le contravvenzioni elevate da autovelox non segnalati almeno 400 metri prima. In caso contrario, si preannunciano migliaia di ricorsi, tutti accolti, da parte degli automobilisti, che potrebbero mettere in crisi le casse comunali”.

Lastra di ghiaccio, buca inaspettata, macchia d’olio? Per i motociclisti caduti su strade accidentate è arrivato il giorno della riscossa. La Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito che avevano “assolto” il comune di Roma dall’obbligo di risarcire un motociclista che si era fratturato un braccio scivolando su una macchia d’olio. Infatti, se la cattiva manutenzione delle strade provoca incidenti, i danni deve pagarli il Comune. Soprattutto quando l’amministrazione ha diviso in zone il territorio urbano e ha appaltato a diverse imprese i servizi di manutenzione.
Il monito della Suprema corte è rivolto alle amministrazioni soprattutto delle grandi città , dove il problema dello “stato di conservazione” delle strade è più grave e tutela non soltanto i conducenti dei mezzi a due ruote, ma anche agli automobilisti nel caso in cui le condizioni delle strade urbane provochino danni alla vettura o veri e propri incidenti. Nelle motivazioni della sentenza 1691 infatti, i giudici della terza sezione civile precisano che nei confronti delle amministrazioni comunali c’è una “presunzione di responsabilità per il danno causato dalle cose che si hanno in custodia” anche se si tratta di beni, come le strade, “oggetto di un uso generale e diretto da parte dei cittadini”.
Il caso di cui si è occupata piazza Cavour riguarda una motociclista che nel 1997 era scivolata su una macchia d’olio in via Damiano Chiesa, una strada nella zona della Balduina a Roma. In seguito alla caduta la donna aveva riportato “lesioni guaribili in 40 giorni”. Sia il tribunale sia la Corte d’appello della capitale avevano respinto il suo ricorso contro il comune per il risarcimento. Nel corso del giudizio di secondo grado, in particolare, l’amministrazione all’epoca guidata da Walter Veltroni si era “chiamata fuori” affermando che la rete viaria urbana era divisa in zone, ciascuna delle quali affidata per la manutenzione a diverse imprese. A questo proposito invece, la Corte ha precisato che “la suddivisione in zone comporta per il comune un maggiore grado di sorveglianza e controllo, con conseguente responsabilità per i danni cagionati”.
I giudici hanno infine aggiunto che l’impresa appaltatrice dei servizi di manutenzione “non può rispondere direttamente perché il contratto costituisce soltanto lo strumento tecnico per la realizzazione in concreto del compito istituzionale proprio dell’ente territoriale”. La Cassazione ha quindi annullato con rinvio la sentenza d’appello, indicando ai giudici che dovranno nuovamente valutare la richiesta di risarcimento, i criteri da seguire.
La pioggia, la serata prefestiva, l’aumento degli spostamenti dei giovani nella notte per i party di Halloween hanno fatto impennare gli incidenti stradali: il primo bilancio è di una decina di morti. E diversi degli scontri sono stati causati da persone ubriache o drogate al volante. L’incidente più grave nell’astigiano, sull’autostrada Torino-Piacenza. Un’auto con a bordo tre giovani, di ritorno da una festa di Halloween a Torino, è sbandata andando a schiantarsi contro il basamento in cemento di un cavalcavia ed è andata subito a fuoco. Tutti morti i tre ragazzi, di 20, 21 e 26 anni: uno è stato sbalzato dal veicolo, gli altri due, intrappolati nell’abitacolo, sono rimasti carbonizzati.
Sempre nella notte, in Lombardia, due incidenti mortali sono stati provocati da automobilisti drogati o ubriachi. A Bollate (Milano), una ragazza di 24 anni è morta dopo che la sua vettura si è scontrata frontalmente contro l’auto guidata da un operaio di 29 anni che aveva fumato cannabis e ingerito Valium. Arrestato dai carabinieri per omicidio colposo e guida sotto l’effetto di sostanze psicotrope, l’uomo domani verrà interrogato per la convalida. Con le nuove norme rischia dai 3 ai 10 anni di reclusione. Nel bresciano un marocchino di 31 anni, positivo sia all’etilometro che al test per la droga, ha causato la morte di un uomo di 56 anni con un sorpasso azzardato. Arrestato dalla polizia, il marocchino è stato anche denunciato per guida senza patente, dato che era già stato fermato alla guida di un’auto in stato di ebbrezza.
Una giovane di 27 anni è morta - due i feriti gravi - in un incidente nella notte all’altezza di Cereseto (Alessandria). I ragazzi viaggiavano verso Vercelli quando, forse per il fondo stradale bagnato a causa della pioggia, l’auto è sbandata, in prossimità di una curva, andando a schiantarsi contro un albero. Nell’avellinese, poi, un’auto con a bordo quattro giovani, anche in questo caso probabilmente a causa del fondo stradale reso viscido dalla pioggia, è uscita fuori strada ribaltandosi più volte e terminando la propria corsa in una scarpata. Uno dei passeggeri, un operaio di 29 anni, è morto sul colpo. Feriti lievemente gli altri tre.
Completamente diversa la dinamica di un altro incidente che è costato la vita ad un bambino di due anni a Marano (Napoli). Il bimbo è stato investito dall’auto della zia che procedeva in retromarcia senza avvedersi della presenza del piccolo. E non è mancato il pirata della strada. Un uomo di 52 anni in bicicletta è morto questa mattina dopo essere stato investito da un’auto - che poi si è allontanata ad alta velocità - sul lungomare fra Pescara e Montesilvano (Pescara). E, a proposito dei pirati, l’Osservatorio il Centauro/Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale) fa i conti: nei primi dieci mesi dell’anno si sono registrati 245 episodi, con 69 morti.
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Discutine sul FORUM: “Chi provoca un incidente mortale non deve più guidare?“
Il bilancio dell’estate 2008 sulle strade è chiaroscuro: meno incidenti rispetto allo scorso anno (anche grazie a una riduzione del traffico), ma più vittime nei fine settimana. I dati della Polizia stradale relativi ai mesi di luglio e agosto parlano di 22.366 sinistri sull’intera rete nazionale, cioè 2.131 in meno dello stesso periodo del 2007 (-8,5%).
Gli incidenti mortali sono diminuiti, del 6,5 per cento. Se si considerano solo i 14 weekend compresi tra l’1 giugno e il 31 agosto però, si contano ben 505 persone rimaste uccise sulle strade. Sette in più del 2007. Anche in Lombardia, sempre secondo i dati della polizia (cui vanno aggiunti quelli di carabinieri e vigili), i numeri sono in calo. Da gennaio a fine agosto ci sono stati 8.616 sinistri quest’anno contro i 9.347 dello scorso anno (731 in meno), 181 i morti contro 214 (33 in meno).
“Il miglioramento è dovuto da una parte all’inasprimento delle sanzioni per la guida in stato di ebrezza e sotto l’effetto di droghe (ritiro della patente e sequestro dell’auto, ndr). Dall’altra alla verifica elettronica della velocità ”, spiega Antonio Bufano, comandante del Compartimento polizia stradale della Lombardia. “Si tratta di un buon deterrente. Se l’automobilista sa di essere controllato, e quindi multato in caso di violazione, toglie il piede dall’acceleratore”.
La novità dell’ultimo anno è l’utilizzo dei “Sicve tutor”, che rilevano la velocità media su un certo tratto di autostrada. E grazie ai quali gli incidenti sulla Torino-Venezia sono diminuiti di quasi il 32 per cento nel periodo tra gennaio e agosto 2008 rispetto a un anno prima.
Anche i controlli sulla guida in stato di ebrezza, diventati più efficaci grazie a etilometri e precursori, hanno contribuito a migliorare la situazione. “E una maggiore diffusione degli strumenti per verificare l’utilizzo di sostanze stupefacenti, che già esistono, porterà gli stessi buoni risultati”, sottolinea Bufano. In Lombardia la Stradale, tra gennaio e fine agosto 2008, ha sanzionato 4.321 automobilisti ubriachi, 314 sotto l’effetto di droghe e ha ritirato 5.267 patenti (1.502 nei soli fine settimana).
Per quanto riguarda i mezzi pesanti, che quest’estate sono stati al centro di episodi drammatici in autostrada, il problema principale sono i tempi di guida dei camionisti, troppo spesso soggetti a colpi di sonno. “Abbiamo intensificato i controlli anche in questo senso”, conclude Bufano, “la stanchezza di chi guida è all’origine di molti incidenti. Per questo analizziamo la ’scatola nera’ dei mezzi che registra le ore di viaggio e quelle di riposo. Se queste ultime vengono saltate, magari per arrivare prima a destinazione, scattano le sanzioni”.
Il VIDEO girato da Panorama.it a Rovato con la Stradale di Brescia:
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Sulla strada nel weekend maledetto dei sei morti, tra Veneto e Abruzzo, causati da automobilisti ubriachi. E a poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo, per pub e discoteche, di esporre tabelle con le indicazioni per calcolare il tasso alcolemico.
Rovato, provincia di Brescia, ex statale 11. Manca qualche minuto alle 2 di sabato notte. Le tre pattuglie della Polizia stradale si piazzano in un punto strategico di passaggio per i ragazzi che escono dalla tante discoteche della zona. Gli agenti fermano auto e moto a ritmi molto elevati. Dopo la verifica di routine dei documenti si passa alla prova più importante: il test dell’etilometro. Il risultato di una notte di controlli è che almeno un automobilista su dieci ha bevuto. Una quindicina le patenti ritirate.
Non c’è una categoria più a rischio, spiegano gli uomini della Stradale, tutti bevono prima di mettersi al volante. Ragazzini, adulti, donne: l’abuso è trasversale. Grazie ai precursori, tecnicamente “Alcol Blow”, in gergo “banane”, i controlli sono diventati molto più veloci. Si tratta di strumenti per un test preliminare sull’uso di alcol. L’automobilista ci soffia sopra e in dieci secondi si accende una luce. Se è verde è tutto a posto, se è rossa si passa all’etilometro. Che richiede una ventina di minuti, stabilisce la concentrazione di alcol nel sangue e ha valore legale. Oltre la soglia stabilita di 0,50 grammi per litro scattano le sanzioni.
I precursori hanno dato una spinta molto positiva al contrasto alla guida in stato di ebrezza. Per l’uso di droghe le cose sono un po’ più complicate. Non esiste una prova equivalente all’etilometro, il fermato deve essere sottoposto a un esame delle urine o del sangue per stabilire in modo certo se ha assunto qualche sostanza stupefacente. Deve essere accompagnato in ospedale quindi. Esistono dei precursori anche per una verifica preliminare sull’abuso di droga, ma purtroppo, spiegano gli agenti, questi strumenti sono ancora poco diffusi.
Le sanzioni per chi si mette al volante ubriaco sono molto più pesanti rispetto al passato. Non solo l’arresto e multe salate. La patente di chi ha bevuto viene subito ritirata e a seconda del livello di alcol riscontrato verrà sospesa da un minimo di tre mesi a un massimo di due anni. Se il tasso supera l’1,50 grammi per litro, l’auto (se di proprietà del guidatore) viene sequestrata. Nel caso in cui il fermato si rifiuti di fare il test, scattano comunque ritiro della patente e sequestro del mezzo.
Le persone bloccate dalla polizia ostentano, o fingono, stupore. Non sapevano, dicono tutti, che “per una birretta” le pene fossero così severe. Dopo che l’etilometro li ha inchiodati a livelli alcolici da sanzione, provano a chiedere clemenza. “Sono un operaio con un bambino di tre anni, l’auto mi serve per mantenere la famiglia”: 0,78 grammi per litro. “Devo essere a casa per le 2, sennò mia madre mi ammazza”: 16 anni e 0,75 grammi per litro. “Vengo dalla Moldavia, non sapevo che i limiti fossero così bassi”: 34 anni e 1,77 grammi per litro. “Avremo bevuto 3 cocktail in discoteca”, sminuiscono la bionda e la mora, da Milano a Brescia per ballare, stivaletto a spillo e 1,30 grammi per litro ognuna. “Non è un problema per me pagare una multa, ma non mi sequestri l’auto per favore, ho già un sacco di problemi”: 20 anni, camicia bianca e 1,24 grammi per litro. “Ma se ho bevuto solo una birra piccola!”: romena, tacchi alti, alla guida di una Mercedes nera: 1,24 grammi per litro.
Arriva il turno di due 16enni in scooter. Uno di loro tiene tra le gambe una bottiglia di vodka alla menta mezza vuota. Giacca di pelle e All Star gialle, prova a protestare: “Non ho bevuto niente. Perché non controllate quelli che escono dalla discoteca qui dietro? Sono pieni di coca”. Ma l’etilometro non gli lascia scampo, il tasso alcolemico è di 0,75 grammi per litro.
L’unico modo di tornare a casa è svegliare mamma e papà perché vengano a prendere il motorino. Davanti ai genitori i ragazzi sono più sinceri su come è trascorsa la serata: “Abbiamo bevuto due amari a testa, non credevamo che fosse così grave”. La franchezza non gli risparmia una lavata di testa e un ceffone.
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Doveva essere un fine settimana da bollino rosso quello appena trascorso e così è stato. Il rientro dalle vacanze è stato fatale per 42 persone, che hanno perso la vita sulle strade italiane. Di queste 18 avevano meno di 30 anni.
E la settimana è iniziata con un altro incidente mortale: due bambini di 4 e 7 anni sono morti nell’incidente stradale avvenuto questa mattina sull’autostrada A14, nel tratto compreso tra Ortona e Pescara sud, in direzione di Ancona.
I genitori sono gravemente feriti in ospedale. Di loro si conosce solo la nazionalità , erano albanesi. Lo scontro è stato provocato da un tamponamento al km 399 tra un mezzo pesante e due autovetture: da una prima ricostruzione sembra che il tir abbia tamponato un’autovettura schiacciandola contro l’altra. Le cause sarebbero da ricondurre alla guida distratta - spiega una nota di Autostrade - e al mancato rispetto della distanza di sicurezza.
In tutto il week end sono stati 507 gli incidenti che hanno richiesto l’intervento della ambulanze per assistere 825 persone ferite; 454 invece gli incidenti che hanno registrato solo danni a cose. Gli scontri mortali con il coinvolgimento di veicoli a due ruote sono stati 17, pari a circa il 48,6% del totale. E tra gli incidenti mortali, quelli verificatisi nella fascia oraria 22-06 sono stati 11 con 18 deceduti.
Sull’elevato numero di vittime registratesi nell’ultimo week end ha influito, sottolineano le forze di polizia, il verificarsi di tre incidenti pluri-mortali. Il più grave è quello avvenuto in Puglia, nel barese, con ben cinque vittime. Questa volta però non è stato l’alcool la causa della tragedia. È stato infatti verificato che non aveva bevuto né assunto stupefacenti Ramaj Elvis, il ragazzo albanese di 20 anni, alla guida della Volvo, che si è scontrata con la Mercedes, provocando la morte dei cinque giovani. Lo rilevano gli esami tossicologici compiuti su di lui all’ospedale Bonomo di Andria, dove è ricoverato in condizioni critiche. Il giovane è l’unico superstite dell’incidente. Sono morti il suo connazionale che era con lui sulla Volvo, il 23enne Dritam Hoxhla, e i quattro giovani di Molfetta: Lazzaro Rizzi, di 27 anni, la sua fidanzata, Annalisa De Ceglie, di 24, e l’altra coppia di fidanzati, Sergio De Gennaro, di 23 anni, ed Elisabetta Cagnetta, di 21.
Guidava invece ubriaco chi tra sabato e domenica ha ucciso una 17enne a Bresso, nel milanese. Si tratta di un giovane milanese di 24 anni, Stefano P., che dopo il test è risultato avere un tasso alcolico di 1,6 g/l, tre volte superiore al consentito, ed è stato arrestato. “Chi causa incidenti mortali in stato di ebbrezza, di alterazione psicofisica per l’uso di sostanze stupefacenti o senza patente commette un omicidio volontario e non solo colposo. Dunque va punito molto più severamente, con almeno dieci anni di reclusione”, è questa la proposta del deputato del Pdl, Riccardo De Corato, che è anche vice sindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano.
“Anche se il decreto sicurezza è intervenuto con un giro di vite contro gli ubriachi al volante, prevedendo anche il sequestro dei veicoli e innalzando le pene per chi causa incidenti mortali”, racconta De Corato, “bisogna andare fino in fondo. A Milano i dati sul consumo di alcol alla guida continuano a essere allarmanti. Su 370 accertamenti della Polizia Municipale eseguiti lo scorso luglio nell’arco della settimana e con intensificazione nei weekend, 79 sono risultati positivi ai test etilometrici, praticamente uno su cinque”.
Non bastano quindi gli intensi controlli su strade e autostrade: in previsione dell’incremento degli spostamenti derivanti dai rientri dei vacanzieri, Polizia stradale e Carabinieri avevano potenziato infatti dispositivi di prevenzione e di vigilanza stradale impiegando, in totale, 35.002 pattuglie. Sono state contestate 26.817 violazioni al Codice della strada, con 43.296 punti decurtati, 1.146 patenti di guida e 1.288 carte di circolazione ritirate.
Una festa di compleanno durata fino a notte fonda per quattro ragazzi di Molfetta; una giornata di duro lavoro per un loro coetaneo albanese, e un’altra giornata di lavoro da cominciare per un suo connazionale. Tutti e sei tornano a casa a bordo di due vetture di grossa cilindrata. Percorrono in direzione opposta la statale 16 Adriatica, nel tratto tra Molfetta e Bisceglie. L’auto con a bordo i giovani molfettesi perde il controllo e invade la corsia opposta. Lo scontro è terrificante e per cinque giovani non c’è niente da fare.
Sono morti così la scorsa notte quattro giovani pugliesi che erano a bordo di una Mercedes 3000 e un loro coetaneo albanese, che era su una Volvo. Il suo connazionale che era in auto con lui è rimasto gravemente ferito e lotta tra la vita e la morte nell’ospedale “Bonomo” di Andria. Avevano da 21 a 27 anni. Lo scontro è avvenuto verso le ore 3.30 tra una Mercedes e una Volvo. Sul posto sono giunti carabinieri e vigili del fuoco, ma per i cinque non hanno potuto far niente: la loro morte è stata istantanea.
I ragazzi di Molfetta stavano rientrando dalla festa a bordo di una Mercedes condotta da Lazzaro Rizzi, di 27 anni, il più grande della comitiva. Su un tratto della statale da Bisceglie a Molfetta la loro vettura ha invaso la corsia opposta scontrandosi con la Volvo con a bordo i due giovani albanesi. Oltre a Rizzi, nella Mercedes viaggiavano Annalisa De Ceglie, di 24 anni, Sergio De Gennaro, di 23, e Elisabetta Cagnetta, di 21. Avevano salutato i genitori. “Ci vediamo domani mattina”, aveva detto a sua madre Lazzaro, appassionato di motori, presidente di un Moto club a Molfetta.
I due albanesi che viaggiavano a bordo della Volvo erano diretti a Bisceglie. Il conducente, l’unico superstite dell’incidente, ricoverato in gravi condizioni al Bonomo di Andria, il 20enne Ramaj Elvis, aveva finito di lavorare, a Molfetta, in un locale, e stava accompagnando il suo amico, Dritam Hoxhla, a Bisceglie, dove doveva cominciare a lavorare in campagna. Destini diversi accomunati dalla stessa tragica fine. Gli investigatori stanno ora cercando di scoprire la causa dell’accaduto. Il pm di Trani Michele Ruggero ha disposto esami tossicologici sul corpo di Lazzaro Rizzi, che saranno eseguiti in serata nel corso dell’autopsia su tutte e cinque le vittime.
E nel cimitero di Molfetta è enorme dello strazio dei parenti dei giovani molfettesi, chiamati a riconoscere le vittime. “Poco dopo le 4.30″, dice in lacrime la madre di Rizzi, “ci hanno chiamato, hanno detto che c’era stato un incidente ma non che Lazzaro era morto”. Dolore, ma anche rabbia per la situazione di scarsa sicurezza delle strade. Denunce e appelli vengono fatti dalle associazioni Asaps e “Basta un Attimo”, dal Comune di Molfetta. La Confindustria di Lecce ieri era arrivata a proporre di lasciare sulle strade più pericolose, a mo’ di monito, le carcasse di auto distrutte in incidenti stradali. Ma l’appello più accorato viene proprio dal padre di Rizzi: “Basta”, ha detto davanti al corpo di suo figlio, “non voglio più sentire parlare di queste stragi del sabato sera”.
Numerose le vittime degli incidenti stradali nei giorni caldi del rientro dalle vacanze. Il più grave è avvenuto la scorsa notte in Calabria. Una famiglia che tornava a Mestre (Venezia) dopo aver trascorso le vacanze dai parenti, è stata falcidiata nell’impatto con un fuoristrada: per padre, madre, e il figlio di undici anni non c’è stato nulla da fare mentre l’unico sopravvissuto, il primogenito di 18 anni, è ricoverato in gravi condizioni. E due ragazze, di 21 e 22 anni, hanno perso la vita in Trentino: il fratello di una delle giovani era ubriaco al volante ed è uscito di strada andando a sbattere contro un muretto. Sangue anche sulle strade pugliesi dove due motociclisti, di 29 e 31 anni, sono deceduti per trauma cranico - nonostante avessero il casco - in due diversi tamponamenti alle porte di Taranto.
Era una famiglia modello, molto amata dai vicini di casa e con la passione per il calcio, quella andata distrutta la scorsa notte sulla statale 106 nei pressi di Melito Porto Salvo. Francesco Procopio (44 anni), originario di Reggio Calabria ma residente a Mestre da 15 anni, era impiegato della polizia tributaria e allenava i ragazzini del Mestre calcio. Guidava la Daewoo Lanos schiantatasi, per cause in corso di accertamento, contro un Suv Kia con cinque persone a bordo rimaste illese. Insieme a lui è morta la moglie, Paola Barbaro (46 anni) e il figlio minore Marco. Il più grande, Fabio, è all’ospedale di Reggio dove ha ricevuto le prime cure. Il fratellino più piccolo, nei prossimi giorni, avrebbe dovuto iniziare la prima media. Erano partiti venti giorni fa per le ferie. Anche ai suoi figli Francesco Procopio aveva trasmesso la passione sportiva e li accompagnava sempre agli allenamenti. Ora, nella palazzina di Via Miranese dove abitavano, c’è sgomento e dolore tra gli abitanti della zona che guardano con le lacrime agli occhi le finestre chiuse del primo piano.
Il giovane di 23 anni, Leandro Sebastian Fernandez, che guidava il fuoristrada finito contro un muretto ieri notte sulla provinciale 118 che collega Arco a Riva del Garda era di origine argentina. Nel suo sangue è stato trovato un tasso alcolico doppio rispetto a quello consentito. È rimasto illeso, come il suo amico, G.E.B. di 22 anni, anche lui argentino. La sorella del guidatore, Maria Natalia, è morta - invece - sul colpo mentre la sua amica, Marisa Scarperi originaria di Amburgo, è deceduta dopo il trasporto all’ospedale di Rovereto.
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