Leggi tutte le notizie su:
incidenti
Sono 323 gli episodi di pirateria stradale registrati dall’Osservatorio Il Centauro-Asaps nel 2008: 93 persone uccise, 331 quelle ferite.
Gli episodi studiati sono quelli più gravi: il 77,1% degli autori viene poi scoperto, ma il 22,9% resta ignoto. Continuano a migliorare le tecniche investigative e crescono anche la sensibilità e la capacità degli inquirenti, che non tralasciano più alcun particolare.
Su 323 inchieste, 249 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 125 occasioni (50,2%) e denunciato a piede libero in altre 124 (49,8%). Su tutti questi eventi pesa l’ombra dell’alcol e delle droghe: in 109 casi (43,8%) ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto in grande difetto: la positività dei test è riferibile solo agli episodi di pirateria in cui il responsabile sia stato identificato, 249 su 322. “Spesso quando le forze di polizia identificano l’autore” spiega Giordano Biserni, presidente Asaps “non ha più senso sottoporre il sospetto a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento”. Gli episodi mortali sono stati 88 (il 27,2% per cento del totale), mentre quelli con lesioni 235 (72,8%), con 93 vittime e 331 persone ospedalizzate. Il 31,3% degli identificati è risultato cittadino straniero. Il 53,6% dei fatti - 173 contro 150 - avviene di giorno. Gli episodi osservati nel 2007 erano stati 161, la metà rispetto ai 323 del 2008, in netta crescita, +100,6%. Nel 2007 le vittime erano state 68 (93 nel 2008 +36,8%) mentre il numero dei feriti si era fermato a quota 150 (331 nel 2008 +120,7%). Ancora una volta sono le categorie deboli della strada pagare un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 54 sono gli anziani coinvolti, 41 i bambini, rispettivamente il 12,7% ed il 9,7%. Tra i minori, quelli di età inferiore ai 14 anni sono stati 14 (3,3%), 2 dei quali rimasti uccisi e 12 feriti. I pedoni sono la categoria piu’ tartassata, con 134 eventi: 42 morti (9,9%) e 92 feriti (21,7%). Infine i ciclisti: 42 gli episodi (9,9%), 16 vittime (3,8%) e 26 ricoveri (6,1%). La geografia degli episodi vede al primo posto la Campania con 39 casi, 12,1%; seguono Toscana e Emilia Romagna con 37 e 36 episodi (11,5% e 11,1%). Due soli casi in Umbria e Valle d’Aosta (0,6%), uno in Basilicata (0,3%).
Incidente a Salerno
Sono quattro i morti dell’incidente stradale sul raccordo autostradale Sicignano-Potenza, all’altezza del comune di Buccino, in provincia di Salerno: si tratta di un giocatore della squadra di basket Eldo Juvecaserta, suo padre, un allenatore e un dirigente del team. Secondo le testimonianze degli operatori del 118, tra i primi ad arrivare sul posto, l’incidente ha coinvolto un pulmino “completamente accartocciato” e un’automobile. “È una tragedia” dice Michele Di Lorenzo, dirigente responsabile della Eldo “dodici sono gli atleti che da Caserta sono partiti per Potenza. Doveva essere una giornata di sport ed, invece, è stata una giornata di morte”.
Angelo Avallone, medico del 118 di Salerno che è intervenuto, ha visto “tre vittime rimaste incastrate nell’abitacolo”. ”Non siamo riuscite ad estrarle” racconta “sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco”. “Abbiamo soccorso tre feriti” ha aggiunto “il più grave è un minorenne che è stato trasportato all’ospedale San Leonardo di Salerno in gravi condizioni”. Al quattordicenne è stata asportata la milza, ha lesioni polmonari, fratture al bacino e craniche. In prognosi riservata anche il conducente del furgone, Franco Maiolo, 35 anni di Catanzaro ma residente a Salerno. Ha riportato una frattura al bacino, agli operatori del 118 ha detto di ricordarsi molto poco e che non è stato lui ad invadere l’altra carreggiata. Ricoverato anche un altro giovane atleta quattordicenne della Eldo: secondo quanto risulta alla società, è in coma farmacologico ed è ricoverato all’ospedale di Oliveto Citra.
Superano autovelox, etilometri, patente a punti e aule dei tribunali. I pirati della strada imbottiti di alcol, coca, allucinogeni uccidono. Spesso nemmeno vengono presi, quasi sempre rimangono impuniti. Quasi mai, nemmeno se alle spalle hanno altri omicidi colposi, vanno in carcere. Si rassegni Giuseppe Caracci di Rho. La figlia neolaureata Roberta è rimasta falciata dal cocktail Valium e hascisc che ha spinto l’ex tossicodipendente Alessandro Mega, patente ritirata, a 100 chilometri orari con l’auto sulla 500 della ragazza, un proiettile. Oggi Mega ozia a San Vittore, non ci resterà a lungo. Il pericolo di reiterazione del reato indicato dal gip Guido Salvini pur di lasciarlo dietro le sbarre è destinato a sbriciolarsi dinanzi all’impunità della giurisprudenza che ignora chi uccide per strada. “Né la campagna di informazione sui rischi derivanti dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti” scrive Salvini nell’ordinanza “né le più elevate sanzioni del decreto sicurezza né la sospensione già inflitta lo hanno in alcun modo dissuaso”. No, la dissuasione conta poco. Mega se n’è infischiato. Anche oggi: “Non ricordo nulla”. Così quei pochi che conoscono la scomodità della cella stanno dentro solo quanto basta perché la notizia scivoli fuori dei giornali, spenta dalla normalità.
Così i pirati della strada aumentano: cresciuti del 74 per cento nei primi sei mesi di quest’anno. Uno su tre nemmeno viene identificato. L’anno scorso in 60 hanno ammazzato e ancora lampeggiano chiedendo strada, tranquilli al volante, liberi. A coriandoli il Codice della strada. Per il ministero della Sanità, l’80 per cento degli incidenti è dovuto proprio all’alcol, ben oltre un terzo di quelli gravi con morti rimasti sull’asfalto. Per l’Istat “gli incidenti a più alto rischio di morte sono quelli dovuti a un anormale stato psicofisico del conducente. Tali incidenti presentano, infatti, il tasso di mortalità più elevato: 6,6 per cento contro il 2,2 per cento relativo agli incidenti generati dagli errati comportamenti di guida del conducente”. Una radiografia allarmante con l’Ue che punta a ridurre le morti per strada del 50 per cento entro il 2010. Ma in Italia siamo indietro.
Che cosa non funziona? Con il dolore dentro per la perdita di un’amica, Elena Valdini, giovane giornalista piacentina, incasella oggi a uno a uno le questioni irrisolte, le contraddizioni, gli scandali, scandaglia i motivi che fanno del saggio Strage continua (Chiarelettere, 12 euro, 224 pagine) una ricerca lucida, un pugno allo stomaco che colpisce l’indifferenza di tanti automobilisti. Anche perché, come scrivono nella prefazione con efficacia Massimo Cirri e Filippo Solibello, conduttori di Caterpillar su Radio2, “i morti da scontri stradali sono morti di straordinaria lievità. Non interrogano, non pesano. Il dolore estremo delle persone che perdono un congiunto resta fatto privato, incidente. Non si è mai potuto costituire come dolore sociale, questione di tutti, interrogazione. Morire di traffico è morte ‘naturale’, parte integrante del nostro scenario di vita. Non genera proteste, stupore, spavento. Un’ipnosi collettiva”.
La strage continua rimane però sotto gli occhi: ogni giorno in Europa muoiono per scontro stradale gli stessi passeggeri di un aereo di linea.
La terza domenica di ogni novembre è la giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada. Come Alessandro Cantini, deceduto nelle colline senesi a Barberino Val d’Elsa. Chi ha provocato lo scontro, Piero Biotti, era drogato con oppiacei, recidivo alla guida sotto effetto di droghe. Patteggia un anno e nove mesi con la condizionale. Libero. La patente non è stata sospesa nemmeno un giorno. Uscito dal tribunale è tornato al volante. Agnello Ursino. falciato a 95 km/h a Bologna città, il doppio della velocità consentita. Il conducente, Antonio G., incensurato, non soffia bene nell’etilometro. Si prende otto mesi di condanna. Pena sospesa. Libero. Avevano 31 e 35 anni i due ragazzi al tavolino dell’English pub vicino a Chieti centrato da un furgone. Al processo il conducente chiede il patteggiamento. Il gip di Lanciano respinge. “È la prima volta in Italia che il gup” osserva l’avvocato Gianmarco Cesari “rigetta la richiesta di patteggiamento con una pena superiore al limite di due anni per la concessione della condizionale”. Con le generiche si prende due anni e 8 mesi. Ma non vuole pagare le spese legali della parte civile. “Si faceva negare” continua Cesari “si nascondeva, pur avendo presentato richiesta di affidamento ai servizi sociali”. Il penalista avvisa i giudici che mandano il camionista in carcere dove sconta la pena sino all’indulto.
In questo limbo di ingiustizia Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada (Aifvs), interroga, pone domande semplici, cruciali: “Perché ai recidivi viene applicata ancora la sospensione condizionale della pena? Perché dal patteggiamento dell’imputato è esclusa la parte offesa quando solo la vittima può rappresentare il danno?”. Perché, insomma, chi ignora un semaforo, investe un pedone, fugge, se viene preso torna libero subito? “Con il gioco del bilanciamento aggravanti e attenuanti (incensuratezza e risarcimento)” spiega Fabio Roia, magistrato al Csm, “la pena prima del pacchetto sicurezza non superava mai gli 8-12 mesi di reclusione. Con la riforma di luglio si va dai 3 ai 10 anni per l’omicidio colposo in stato di ebbrezza o stupefacenti. Un intervento apprezzabile del legislatore, ma da un punto di vista tecnico questo tipo di omicidio non è ancora un reato autonomo”. Dunque solo un primo passo: “Con la riforma potrebbe essere precluso al giudice effettuare un giudizio di equivalenza” prosegue Roia “tra tutte le circostanze attenuanti e le aggravanti per avere cagionato la morte per guida in stato di ebbrezza. Il condizionale è d’obbligo perché bisogna ancora interpretare il coordinamento delle norme”. Insoddisfatti i parenti delle vittime, che chiedono leggi più dure: “Bisogna limitare” ribatte la Cassaniti Mastrojeni “l’applicazione della condizionale e dei patteggiamenti”. Il padre di Roia è morto investito sulle strisce pedonali da un automobilista condannato a sei mesi di reclusione non scontati: “Manca la tutela effettiva della vittima nell’ambito del processo, che può arrivare solo dalla rapidità dello stesso, dal riconoscimento delle responsabilità di chi ha posto la vittima a essere tale e attraverso la modifica dell’articolo 111 della Costituzione. I processi per questi omicidi dovrebbero avere una corsia preferenziale. Il danno non è risarcibile”. Il pm di Bologna Valter Giovannino, quello del processo alla banda della Uno bianca, sperimenta invece il sequestro della patente all’automobilista ubriaco e la misura cautelare immediata per il rischio di reiterazione dell’omicidio colposo a chi uccide in stato di ebbrezza e drogato ad alta velocità. Come Salvini con Mega che ha ucciso Robertina. Ma si tratta di iniziative pilota. Per il momento la pena rimane sospesa.
Ubriachi al volante: una notte con la Polizia stradale
Videoservizio di Alberto Roveri, interviste di Cristina Bassi
-
Discutine sul FORUM: Chi provoca un incidente mortale non deve più guidare?
L’Italia ha il primato in Europa per i morti in incidenti stradali con motocicli e ciclomotori. Lo evidenzia uno studio della fondazione Ania per la sicurezza stradale e reso pubblico alla vigilia dell’Eicma di Milano, l’esposizione internazionale del ciclo e motociclo. Dal 1995 al 2004 le vittime di incidenti su due ruote sono passate da 1.187 a 1.458 (+22,8%) e corrispondono al 25,9% della mortalità complessiva per incidente stradale in Italia (16,9% nel 1995) e al 26,6% dei morti registrati nei 14 Paesi della Ue presi in considerazione dallo studio. Un dato in netta controtendenza rispetto alla Ue dove si sono registrate 5.484 vittime, con una flessione del 6% rispetto al 1995 quando erano 5.835.
Nel decennio preso in considerazione, in quasi tutti i Paesi d’Europa si registra una riduzione dei morti per incidente su veicoli a due ruote mentre, in Italia, i dati indicano che nel 2004 si è registrata una media di 25,2 morti ogni milione di abitanti (20,9 nel 1995), rispetto alle 17 vittime per milione nei Paesi Ue (20,1 nel 1995). Inoltre, lo studio evidenzia come gli incidenti sulle due ruote coinvolgano soprattutto i giovani.
-
Discutine sul FORUM: “Chi provoca un incidente mortale non deve più guidare?“
Il sito della Juventus
Due morti e almeno una trentina di feriti, alcuni dei quali gravi: è il bilancio, provvisorio, dell’incidente avvenuto nel pomeriggio a Etroubles (qui la mappa), quando è finito fuori strada un pullman che trasportava tifosi juventini provenienti dalla Svizzera e diretti a Roma per assistere alla partita con il Real Madrid. Sono deceduti l’autista del pullman Claude Crottaz, un pensionato di 81 anni che prestava servizio occasionalmente, e un supporter bianconero non ancora identificato. La causa dello schianto è forse l’alta velocità: “Già dalle prime curve in discesa ci siamo accorti che l’autista scendeva troppo veloce e che non aveva dimestichezza con le curve. Poi c’è stato lo schianto”, ha raccontato un giovane tifoso bianconero che era sul pullman. “Ho sentito un boato; sono uscito dal garage ed ho visto il pullman ribaltato e allora ho chiamato subito il 118 ed i carabinieri”: è il racconto di di Sergio Letey, un testimone abita ad una cinquantina di metri dal luogo dell’incidente. ”Ero in garage e dopo aver telefonato ai soccorritori sono andato a vedere cosa era successo. Ho visto due persone che erano state scaraventate fuori dal mezzo, mentre gli altri passeggeri erano tutti ammassati nella parte anteriore del pullman e sul parabrezza”, ha aggiunto Letey.
Juventus e Real Madrid osserveranno un minuto di silenzio, questa sera all’Olimpico, in memoria delle vittime dell’incidente stradale in Val d’Aosta. Il club bianconero sul suo sito internet esprime “il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime e ai tifosi feriti”. Non è invece previsto il lutto al braccio.
Tutti in fila per tornare a casa. Saranno circa 12 milioni gli italiani che rientreranno dalle vacanze in questo fine settimana, che si presenta come il momento di controesodo più importante dell’estate 2008. È la stima dell’Osservatorio di Milano, sulla base di una ricerca effettuata su dodici grandi città campione. A rientrare sono in modo particolare i commercianti, gli artigiani e gli addetti alle piccole e medie industrie. Le città dove si registrano i maggiori rientri sono Roma con 500mila e Milano con 350mila. I rientri attesi a Torino sono 120mila, 70mila a Bologna e Genova.
“La crisi economica che interessa il Paese” ha dichiarato il direttore dell’Osservatorio Massimo Todisco” fa anticipare i rientri a questo fine settimana, riducendo il periodo medio di vacanza ad otto o nove giorni”. La presenza del 5-10% in più di cittadini delle grandi città, secondo l’Osservatorio, ha avuto come riscontro un numero sufficiente di negozi aperti anche grazie alla turnazione obbligatoria per il mese di agosto imposta dai comuni di Torino e Roma. “Unica eccezione” ha dichiarato Todisco “è Milano, dove tra il 10 ed il 20 agosto si è assistito ad una vera e propria serrata dei negozi che ha penalizzato in centro i turisti (20% in meno pari a circa 90 milioni di ¤uro persi) e in periferia gli anziani con problemi di mobilità e lontani dai sempre aperti grossi centri commerciali”.
L’Anas prevede un traffico molto intenso su tutta la rete stradale e autostradale nazionale: bollino rosso sia sabato che domenica, 9 milioni di veicoli. E già si avvertono i primi segnali del grande rientro in città: sulla A3 Salerno Reggio Calabria si sono registrati i primi rientri nelle grandi città già nel pomeriggio di ieri e la circolazione era intensa verso nord anche questa mattina. I maggiori flussi di circolazione, da bollino rosso, sono previsti in particolare nell’intera giornata di sabato 23 agosto e nel pomeriggio di domenica 24 agosto. Qualche coda di rientro anche nella mattinata di lunedì 25 agosto.
L’Anas sottolinea che le lunghe percorrenze sono favorite dalla rimozione dei cantieri mobili (per avere una situazione in tempo reale, basta cliccare qui) disposta dalla società su tutta la rete (circa 30mila chilometri) e dal divieto di circolazione dei mezzi pesanti, previsto sia sabato che domenica dalle 7 alle 24. Anche durante il controesodo le arterie con la maggiore concentrazione di traffico sono l’A1 Milano-Napoli; l’A14 Bologna-Taranto; la A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria (in particolare il nodo di Lagonegro); il nodo bolognese (A14 dall’allacciamento con A1 e Bologna S. Lazzaro) e fiorentino (da Barberino a Firenze sud); il tratto dell’A14 compreso tra Bologna San Lazzaro ed Ancona; la A4 Venezia-Trieste; la A22 del Brennero.
- Tags: auto, autostrade, Bartolomeo-Giachino, cellulari, codice, incidenti, minicar, patente, sottosegretario-alle-Infrastrutture, strada, velocità
-
Velocità eccessiva, telefonino incollato all’orecchio, passeggeri senza cinture: il governo alza la guardia sul rispetto del codice della strada e, per arginare incidenti e morti stradali, annuncia maggiori controlli, sanzioni più severe, esami più difficili per patente e recupero punti.
Un deciso giro di vite insomma, a 6 anni di distanza dall’ introduzione della patente a punti, con la riforma del codice della strada - dice all’Ansa il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino - che partirà da settembre sotto la guida del ministero delle Infrastrutture. A far scattare il campanello d’allarme, un rallentamento della curva di diminuzione degli incidenti e delle mortalità negli ultimi anni ma soprattutto, una recrudescenza della mortalità legata alle due ruote, in particolare nei week end, una curva in controtendenza rispetto al resto d’Europa: le morti tra i centauri sono arrivati a coprire il 40% del totale sulla strada dal venerdì alla domenica. E stavolta a snocciolare i dati è l’associazione sostenitori amici della polizia stradale (Asaps) non ha dubbi e snocciola dati che evidenziano un’emergenza tutta italiana: “Moto e motocicli rappresentano il 20% del parco veicoli in Italia con un indice di mortalità molto alto, pari al 26% lungo le strade della Penisola contro appena il 16% della media europea”, dice Giordano Biserni, presidente Asaps. Dati allarmanti “Soprattutto nel Centro Nord dove ci sono più moto in circolazione” spiega Biserni. “Rispetto al 2007, i primi otto mesi di quest’anno registrano 38 incidenti mortali in meno nei week end ma crediamo sia dovuto alla primavera particolarmente piovosa che ha determinato meno moto in circolazione”.
Tornando alla riforma annunciata da Giachino, anche la segnaletica cambierà, di notte nei punti critici i segnali stradali diverranno luminosi. “Tolleranza zero” per alcol o droghe al volante ma anche regole più stringenti per le “minicar” guidate dai minorenni senza bisogno di patente. Il governo accende poi i riflettori su velocità e abuso del telefonino alla guida, senza auricolare, che causa un pericoloso calo di attenzione. Maggiori controlli su tutta la rete è la parola d’ordine: ispezioni a sorpresa, e domani giornata straordinaria di controlli sulle strade. Dall’inasprimento delle pene, da metà giugno, per chi guida in stato alterato, “i veicoli sequestrati sono stati 800, evitando così di allungare la lista delle vittime” dice Giachino, che ha la delega alla sicurezza stradale e sarà il coordinatore del tavolo sulla revisione del codice.
Ma rischia grosso anche chi guida con il telefonino incollato all’orecchio: stop alla tolleranza, “la guida deve diventare responsabile e guai a chi sgarra - dice il sottosegretario - i cittadini dovranno avere questa netta percezionè.
Da settembre quindi, al via un’analisi attenta per rendere più stringenti ed efficaci le regole della strada, da parte un pool di tecnici ed esperti tra cui l’ex ministro Pietro Lunardi, “padre” della patente a punti, Regioni (chiamate a elaborare i piani regionali sicurezza stradale) ed enti locali. “Nonostante continui la flessione sia del numero degli incidenti che dei morti, assistiamo a un cambiamento del tipo di incidenti, legati soprattutto alla velocità eccessiva e alle due ruote” evidenzia Giachino. Dai 7.100 morti del 2001 si è passati a 5.500 nel 2007. Ma il gap rispetto all’Europa resta alto: la congestione infrastrutturale costa all’Italia quasi il 2% del Pil, contro lo 0,9% della Ue. E 30 miliardi di euro è il costo annuale ulteriore dell’incidentalità per famiglie e Stato.
Il bilancio pubblico incamera notevoli risorse dalla tassazione sui trasporti ma al settore ritorna una parte minima. Occorre invece - dice il sottosegretario - rilanciare le infrastrutture e spostare le merci dalla strada. I trasporti sono fattore di sviluppo”. “I morti sulle strade, soprattutto giovani, sono un costo sociale troppo alto che l’Italia non può permettersi. La gente - prosegue - deve capire che l’auto non è un proiettile e che si deve tornare a una guida responsabile”. “L’intervento del Santo Padre deve interpellare tutti” afferma Giachino “anche un governo e una maggioranza che pure nella legislatura 2001-2006 hanno portato avanti una politica complessiva e organica sulla sicurezza. Purtroppo l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sui temi della sicurezza stradale” continua il sottosegretario “è massima solo nei periodi di grande spostamento, intorno a Ferragosto“. In questi primi tre mesi, sottolinea il sottosegretario alle Infrastrutture, “il nuovo governo si è mosso coerentemente con tre provvedimenti importanti: sblocco degli investimenti autostradali; sequestro dei veicoli a chi assume alcol o droghe (e ad oggi sono circa 800 i veicoli sequestrati); accordo con gli autotrasportatori per la sicurezza stradale e il rinnovo del parco mezzi, 120 milioni di contributi nel triennio 2007-2009″.
Da settembre l’azione del ministero sarà quindi incentrata sulla prevenzione e si estenderà anche alle case automobilistiche: “Dobbiamo spiegare che è inutile puntare sulla velocità per i nuovi modelli, quando a causa delle strade congestionate non si può correre. Bisogna privilegiare invece le dotazioni di sicurezza”.
La stretta a tutto campo, riguarderà anche le revisioni degli automezzi (oltre 1 milione l’anno) e, annuncia Giachino, “sarà più difficile l’esame della patente ma anche riottenere i punti una volta persi. E per i rinnovi della patente sarà necessario seguire un corso. Il tutor verrà esteso a tutta la rete autostradale”.
E soprattutto controlli, più numerosi e a tappeto. Due milioni di multe l’anno elevate ai mezzi pesanti, un dato questo destinato ad aumentare e non solo per i tir.
Ma sulla pericolosità delle strade italiane si è alzata anche la denuncia di alcuni importanti quotidiani internazionali: meglio evitare di guidare sulle strade italiane se non si vuole andare incontro a incidenti anche mortali. L’allarme è unanime: secondo Les Echos ogni anno si registrano in Italia 5.669 decessi per incidenti stradali, contro i 3.279 del Regno Unito, i 4.709 della Francia e i 5.091 della Germania. Siamo, come evidenzia Peter Kiefer del New York Times, il Paese con le strade più pericolose e piene di cantieri, in assoluto. Polemici anche i toni de El Pais, che sottolinea come su un totale di 627 pedoni rimasti vittime di incidenti, ben 197 sono stati uccisi sulle strisce pedonali da guidatori distratti o sotto effetto dell’alcol.
Il VIDEO servizio:
“Se si partisse domani con la realizzazione di nuove centrali nucleari, 26 milioni e mezzo di italiani darebbero il via libera”. È quanto emerge da un sondaggio Confesercenti - Swg sul gradimento degli italiani per un ritorno al nucleare. Se il 54% degli italiani è favorevole, il 36% si dichiara in disaccordo. Quanto all’ipotesi di costruire nuove centrali, ma all’estero (in paesi limitrofi) la stragrande maggioranza – l’82% - la boccia, mentre solo l’11% si dice d’accordo. Più complicata invece si rivela la coabitazione con una centrale nucleare. In questo caso la distanza di sicurezza fra la propria abitazione e una centrale è risultata in media di 250 chilometri. Anche se il 39% delle persone accetterebbe la presenza di un impianto atomico a brevi distanze: da un minimo di un chilometro (solo il 2%) fino ad un massimo di cento chilometri. Quasi un quarto degli italiani, poi, continua a non fidarsi e vorrebbe la nuova centrale abbondantemente lontana dalla sua zona, ovvero distante più di 500 chilometri.
Le preoccupazioni. Le maggiori paure per i rischi di una centrale nucleare non sono più legate agli incidenti, causa principale per il 58%: un 41% evidenzia timori dovuti alle scorie radioattive. Solo una persona su tre si preoccupa dei possibili costi elevati, ed un 9% segnala il rischio che le nuove centrali nucleari diventino un possibile bersaglio di attacchi terroristici. “Gli italiani sono sempre più sensibili verso un più maturo ambientalismo in materia di energia” dicono da Confesercenti “il caro-petrolio, le tensioni internazionali, ma anche le bollette più pesanti stanno provocando un’evoluzione evidente nella cultura e nei comportamenti pratici”. Ecco allora che l’81% degli intervistati dichiara “di avere adottato sistemi o abitudini a favore del risparmio energetico”. Si spiega così il boom delle nuove lampadine a basso consumo (il 96% dice di averle nelle propria abitazione), di spie luminose (l’82% le spegne), del termostato (l’89% lo regola). Una persona su quattro, poi, ha già adottato un sistema di isolamento termico: sono solo il 37%.
Energie rinnovabili poco diffuse. Secondo il sondaggio l’Italia è ancora indietro nell’uso delle fonti alternative, dai pannelli solari o fotovoltaici alle caldaie a biomasse, ai bio-caminetti. Tanto è vero che il 73% confessa candidamente di non aver adottato niente di tutto questo. Ma se la domanda sull’adozione di sistemi di produzione di energia alternativa si sposta verso il futuro la reazione degli intervistati cambia: il 56% pensa che un domani il proprio condominio potrebbe adottarne qualcuno, mentre il 37% resta assai più scettico”. Secondo la Confesercenti, va pertanto sfruttata “la chiara propensione degli italiani al risparmio energetico. In questo caso l’obiettivo deve essere investire e favorire questa tendenza con incentivi mirati, perché dare spazio alle fonti alternative vuole dire costruire il futuro”.