
E’ polemica sul pagamento del Canone Rai (Credits: Marco Merlini/LaPresse)
“Il canone Rai è un tributo e come tale deve essere pagato“. E’ due mesi che questa raccomandazione rimbalza tra un canale e l’altro della tv di Stato, la
Rai, a tutte le ore del giorno e della notte. Un invito quasi martellante, a pagare 112 euro per garantire un servizio pubblico efficiente e variegato, un’informazione completa e indipendente, ma che non riesce proprio a convincere il 45 % degli italiani. Chissà perchè la metà della popolazione chiamata a versare questo tributo non riesce a “
digerirlo”. E non è questione solo di quest’anno.
“La Rai, un servizio pubblico? La Rai è tutto meno che un servizio pubblico; è tutto meno che una tv di Stato ovvero una televisione di e per tutti”. Ad opporsi al pagamento del tributo alla Rai è l’onorevole Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega che in una petizione spiega punto per punto quelle che sono le carenze dell’emittente di Stato e soprattutto l’inutilità  del pagamento del canone.
“Il canone Rai non solo è inutile ma persino illegale in quanto viene versato in favore di un ente che non garantisce nei fatti quello che sostiene con gli spot- prosegue Bizzotti- la Rai dovrebbe essere una televisione vista su tutto il territorio nazionale dalle comunità montane alle grandi città ma in realtà non è così. Ad esempio, dopo il passagio dal segnale digitale a quello analogico molti comuni compresi tra Vicenza e Belluno, così come nei territori di Portogruaro, la tv di Stato non si vede. Dunque come è possibile chiedere a questi cittadini di pagare per un servizio che non hanno?”
Ma la petizione che l’onorevole Mara Bizzotto ha preparato con la collaborazione del Comitato per la Libera Informazione Radiotelevisiva, è piuttosto articolata e spiega i punti che rendono ingiusta questa tassazione.
“La Rai è lottizzata e non garantisce nessuna informazione imparziale e indipendente- tuona l’europarlamentare- e a favore di questa nostra convinzione ci sono tutte le sentenze Agicom che hanno sanzionato in passato ma anche recentemente la Rai per il suo comportamento scorretto nell’informare i cittadini”.
Altra carenza della Tv degli italiani, è la funzione educativa e sociale:”Non esiste. La Rai non garantisce nessun programma che abbia fini educativi o svolga un ruolo sociale”.
“Fino al 2009 i canali Rai erano visibili sulla piattaforma Sky ed erano seguiti da altre 4,8 milioni di telespettatori- prosegue Bizzotto- oggi con Tv Sat i cittadini sono solo 2 milioni. E questo passaggio è costato diversi miliardi di euro ma, dati alla mano, non ne ha beneficiato nessuno” .
L’onorevole Mara Bizzotto punta il dito anche su trasmissioni come Sanremo e sui personaggi televisivi stra-pagati dagli italiani: “Ma come è possibile pensare di pagare un “gettone” di presenza milionario a Adriano Celentano o a Gianni Morandi? E’ una vergogna. E’ possibile che i soldi degli italiani siano utilizzati per questi personaggi? E’ davvero una vergogna. Una televisione di Stato non può permettersi di pagare così i propri conduttori, deve avere un minimo di rispetto per i contribuenti”.
Ma pur sparando a zero sui programmi Rai, Mara Bizzotto, ne salva uno: Chi l’ha visto. “Questo è un programma che ha un valore sociale; questo è un programma che merita i soldi dei cittadini italiani- prosegue - peccato però che non lo vedremo mai su Rai Uno. Chissà perchè?”
Eppure i soldi del canore Rai non vanno a finire solo nelle tasche dei grandi e “antichi” uomini e donne dello spettacolo ma finisco anche nella Repubblica di San Marino. Programmi come Forum in aula, Spazio Aperto Dossier, A domanda risponde e Primo comma sono programmi televisivi della tv di Stato sammarinese che vengono realizzati con una parte dei soldi che la Rai “gira” al piccolo Paese confinante ogni anno. Ad esempio nel 2008, la Rai ha versato 3milioni 98.741 euro, nel 2009 oltre 3 milioni. Ma a stabilire annualmente la cifra che la Rai deve “donare” alla televisione sammarinese ci pensa una convenzione tra il Dipartimento per l’informazione e l’editoria e la Presidenza del Consiglio. Ma se la notizia può indispettire ulteriormente chi paga regolarmente il canone, possiamo confidargli che questo tributo a San Marino viene versato puntualmente dall’11 giugno 1990.
“Non volete pagare il canore Rai? Bene, allora non pagatelo e non vi portanno “piombare” il televisore. Perchè? Secondo l’articolo 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea “bloccare” il televisore è un reato- conclude Mara Bizzotto- impedire ad un cittadino di accedere all’informazione è illegale. Quindi a voi la scelta.”


Nel suo ultimo libro, Carta straccia, il giornalista Giampaolo Pansa, che non appartiene ad alcun clan, sostiene questa tesi: il fatto che Silvio Berlusconi stia ancora dov’è dimostra che il giornalismo italiano è inutile, squalificato e senza potere. Pansa arriva a questa conclusione perché, soprattutto dal 2008, il Cavaliere ha avuto quasi tutti i giornali contro, è stato ribaltato come un calzino, battuto come un materasso, aggredito da un branco di lupi famelici dalle edicole e dai talk-show ma, nonostante tutto, è ancora lì. Continua
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E voi dove vi siete fatti un’idea in relazione al voto europeo?
Guardando i “soliti” talk show, le “vecchie” tribune politiche”, i “più o meno identici” programmi di approfondimento in televisione, dove si è parlato tanto (troppo?) di veline e poco (o nulla) di Europa?
Oppure leggendo i giornali (organi di partito compresi, ovviamente). O, ancora, sbirciando il materiale di propaganda dei partiti (santini, brochure, volantini e manifesti)? O, infine, navigando nel mare magnum della Rete, alla ricerca di news, programmi, liste, proposte?
Come si sono informati gli italiani
Quale che sia la vostra risposta, la “verità ” sta nei numeri di un’indagine del Censis. Che ha certificato come la tv resti il principale medium utilizzato dagli italiani per formarsi un’opinione sull’offerta politica, mentre solo un quarto degli elettori si è affidato ai giornali, uno su dieci per informarsi ha letto il materiale dei partiti, mentre Internet rappresenta la fonte di informazione per una fetta ancora minoritaria del corpo elettorale, eccetto che tra i giovani.
Nella campagna elettorale per le elezioni europee il 69,3% degli elettori si è informato attraverso le notizie e i commenti trasmessi dal piccolo schermo, per scegliere chi votare. Nello specifico, in base ai dati del Censis, i Tg restano il principale mezzo per orientare il voto, soprattutto tra i meno istruiti (il dato è del 76 per cento), i pensionati (78,7) e le casalinghe (74,1).
Dall’approfondimento tv dipendono le scelte del 30% degli elettori
Al secondo posto ancora la tv, con i programmi di approfondimento come Porta a porta, Matrix e gli altri, dai quali dipendono le scelte del 30 per cento degli elettori.
L’identikit di questi ultimi? Soprattutto persone con un grado maggiore di istruzione e residenti nelle città con più di 100mila abitanti, mentre i giovani risultano meno coinvolti da questi format televisivi. I canali satellitari o digitali specializzati in informazione, invece, sono stati seguiti dal 6,6 per cento degli italiani, soprattutto maschi e più istruiti.
La carta stampata meglio della radio
Quindi, i giornali? Per la carta stampata, una poco onorevole terza piazza: i giornali sono stati determinanti per il 25,4% degli elettori (il 34% tra i più istruiti, e il dato sale a oltre un terzo degli elettori al Nordest e nelle grandi città , e raggiunge il 35% tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti). Comunque più di quanti si sono informati attraverso la radio: il 5,5%. Più o meno la stessa quantità di italiani che lavora (in casa o fuori) e viaggia (cioè artigiani e commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi), stando sempre sintonizzata con i canali radiofonici.
Non fanno molto, ai fini della scelta su chi (e se) votare, i rapporti non mediati, cioè il confronto con familiari e amici: è importante per il 19% degli elettori, in particolare per i più giovani (18-29 anni: 26%), residenti nel Mezzogiorno (22,2%) e nei centri urbani minori (città con 10.000-30.000 abitanti: 22,5%). Il materiale di propaganda dei partiti (volantini, manifesti, ecc.) è stato utilizzato dal 10,9% degli elettori, con una punta di attenzione al Nordest (17,4%).
Internet? Al palo. Ma non tra i giovani
Sempre secono il Censis, sono del tutto inutili le manifestazioni dei partiti, le riunioni, i comizi, i meeting, che toccano solo il 2,2 per cento degli elettori più grandi e lo 0,7 dei giovani dai 18 ai 29 anni.
Assemblee di piazza ininfluenti anche nel mondo “virtuale” del web.
Su Internet, il giudizio del Centro Studi Investimenti Sociali, è categorico: durante la campagna elettorale, per formarsi un’opinione solo il 2,3 per cento degli italiani maggiorenni si è collegato ai siti web delle forzze politiche e solo il 2,1 per cento ha visitato blog, forum, community, gruppi di condivisione, ecc. Il dato aumenta solo tra gli studenti, dove raggiunge il 7,5 per cento nei contatti coi siti dei partiti ed il 5,9 er quanto riguarda il web dalla forte connotazione politica.
E allora, alla luce di questi dati, due domande.
Come si spiega (ammesso che ci sia) la relazione tra l’alta quota di astensione in Italia e l’influenza della tv sul voto, radiografata dal Censis?
Come si spiega il boom della novità targata Pd Debora Serracchiani che, proprio grazie all’innovazione (nel linguaggio e nell’uso dei mezzi di comunicazione: El Paìs l’aveva ribattezzata la Obama italiana, all’indomani del suo intervento critico, scaricato migliaia di volte da YouTube, contro i leader del Pd durante un’assemblea dei circoli friulani del partito), in Friuli ha vinto la sfida delle preferenze contro il premier Silvio Berlusconi?
Secondo il Censis, la tv ha condizionato il voto degli italiani. Voi dove e come vi siete fatti un’idea su chi votare?
Partecipa al Forum: Cosa pensi del risultato di questa tornata elettorale?
Nasce la prima banca dati italiana ed europea per giornalisti free lance. Un luogo in cui tutti possono mettere in comune le proprie fonti, per far circolare notizie e comunicati. L’iniziativa è di Mediadata, la società del Gruppo Eco della Stampa, che da 15 anni lavora nel mondo della comunicazione in collaborazione con gli editori.
La banca dati per i free lance si aggiunge agli altri servizi di Mediadat.it. Come Mediaddress il data base che conta sei mila redazioni di media e 50mila nominativi di giornalisti. E WindPress: un servizio per i comunicati stampa al quale sono accreditati oltre mille operatori che ricevono le comunicazioni via e-mail suddivise per argomenti.

La politica? Meglio quella virtuale, quando quella reale non piace.
Lo sa bene Antonio “Cyber” Di Pietro, ministro delle Infrastrutture: l’uomo meno politico e più internettiano del governo di Romano Prodi. Non pago di aver postato su YouTube le sue cronache personali del Consiglio dei ministri (qui il commento-video alla crisi di governo), ora Tonino si è comprato (tanto è gratis…) niente meno che un’isoletta nel limbo virtuale di Second Life, dove già 4 milioni di essere umani veri si sono creati una seconda esistenza, fatta solo di pixel.
“L’isola sarà presto attrezzata con uffici, sale conferenze e punti informativi sulle iniziative dell’Italia dei Valori” ha spiegato il Ministro. Quella Di Pietro è sicuramente un’iniziativa pionieristica nel panorama italiano, non però in prospettiva internazionale: Second Life è stato già colonizzato da importanti realtà internazionali ed industriali, come la conferenza del World Economic Forum di Davos e il Governo svedese, che ci ha addirittura un consolato. Per non parlare della prossima campagna presidenziale statunitense che correrà sul doppio binario, visto che molti politici americani, non contenti di farsi notare in rete, ora hanno puntato sul mondo creato da Linden Labs per trasformare la simpatia virtuale in consenso reale.
Tornando in Italia, per i videogiocatori italiani sarà uno spasso vedere un pupazzetto, col faccione del ministro abruzzese, realizzare finalmente il suo sogno: laTav. Nell’altro mondo, infatti, attraversare le Alpi con un tunnel sarà solo una mera questione di pixel.