Leggi tutte le notizie su:


inno-Mameli

Tutte le spallate della Lega all’Unità. A colpi di dialetto e cibo locale

Un sostenitore della Lega

Lega Nord di nome e di fatto. Il Carroccio non è andato in ferie quest’anno e le camice verdi, invece di “fare una pennica lunga almeno venti giorni”, come prescriveva ai parlamentari il filosofo Lucio Colletti (che aggiungeva, però, “così non rompono le p…”), si sono date da fare anche a Ferragosto.

Eccome. Le “sparate” della Lega hanno fatto infuriare - e continuano a farlo - alleati e oppositori, ormai frastornati dal muro di fuoco padano. Bandiere e inno regionali, dialetto a scuola e nella Costituzione e, soprattutto, il ritorno delle gabbie salariali. Questi alcuni dei tormentoni dell’estate, ma gli uomini del Carroccio passano subito anche ai fatti.
Soprattutto nei piccoli comuni governati dai “sindaci sceriffi”. Come il sindaco leghista di Varallo, piccolo paese del Vercellese, Gianluca Buonanno che ha vietato con un’ordinanza il “burkini”, il costume da bagno per le donne musulmane che lascia scoperti solo i piedi, le mani e il viso. O come a Capriate, paesino del Bergamasco, dove la giunta leghista ha vietato l’apertura di kebabbari e simili nel centro storico, come ha fatto alcuni mesi fa Lucca.
Non è finita. Fra due anni si festeggeranno i 150 anni dell’unità d’Italia. E già iniziano le polemiche.

L’appello di Napolitano. Il governo risponde
Il presidente Napolitano non ha dubbi: i tempi per la preparazione delle celebrazioni dei 150 dell’Unità d’Italia sono stretti. Mancano due anni e il governo deve rimboccarsi le maniche. E il Pdl risponde, soprattutto gli ex di An, come il ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “Fa bene il presidente della Repubblica a stimolare il governo, perché non c’è più tempo da perdere. Dico a Bondi: sono a disposizione, dò la mia piena disponibilità, sia personale sia come Forze Armate”. Si aggiunge un altro ex An, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: “Il presidente Napolitano è giustamente sensibile e attento, come lo siamo noi nel governo, alle questioni legate a questa celebrazione”. Ma per la celebrazione ci vogliono i soldi. Come reperirli, ci ha pensato il ministro Scajola: dai fondi regionali Fas. Intanto, da palazzo Chigi ricordano che già prima della pausa estiva si era affrontata la questione e a proposito era stato dato mandato allo stesso premier ed al ministro Bondi di elaborare un piano alternativo.

Le spallate della Lega
Ma se Pdl e Napolitano pensano all’Unità d’Italia, le spallate contro la manifestazione vengono proprio dagli alleati leghisti. Ha iniziato il fuoco il Senatùr, durante le vacanze ferragostane, dalla sua “residenza estiva” a Ponte di Legno, in Val Camonica. “L’inno di Mameli non lo conosce nessuno, meglio Va’ Pensiero. Poi tutti gli altri, contro gli sprechi per una manifestazione che, dicono i leghisti, non serve. “Sì a un’opera simbolica, no a mille marchette”, avverte il ministro Roberto Calderoli. “Sarebbe come festeggiare la disunità d’Italia, con il vecchio modo di far politica che ha distrutto il paese”.
Sulla stessa linea il capogruppo alla Camera, Roberto Cota. “In un momento come questo vanno evitate le celebrazioni enfatiche e le spese inutili. Altre sono le priorità e le esigenze della gente”. Più conciso l’eurodeputato Mario Borghezio: “La mia ricetta è proprio quella di non spendere una lira“.

Dialetto per tutti
Intanto, il Carroccio insiste sui dialetti che dovrebbero essere riconosciuti nella Costituzione. Ancora Calderoli. “Vogliamo che l’italiano venga inserito come lingua ufficiale nella Costituzione, cosa che non è mai stata fatta, e tutelato dai troppi termini inglesi e dal dialetto romanesco che lo stanno snaturando. Allo stesso tempo bisogna farsi carico di quelli che vengono inopportunamente chiamati dialetti. Non ci vedo nulla di eversivo nel ricordare che la lingua italiana è stata creata artificialmente”.
Per rendere tutto più “normale”, si dovrebbero fare, ha proposto Luca Zaia, anche delle fiction in dialetto: “Capri in napoletano, Il Commissario Montalbano in siciliano, Gente di Mare in calabrese, Nebbie e Delitti in emiliano, Cuori rubati in piemontese, Un caso di coscienza in friulano. La Lega esorta la Rai a mandare in onda le fiction di grande ascolto in dialetto con i sottotitoli, oppure per chi ha la televisione in digitale, di aggiungere al canale audio anche la versione dialettale”, ha detto il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, a Klauscondicio. “Potrebbe essere davvero un bel servizio” aggiunge il ministro “la fiction deve essere un canale anche attraverso il quale viene promossa la cultura regionale“.
All’insegna della lingua locale (da sempre il cavallo di battaglia leghista) anche la polemica, divampata a luglio in commissione cultura, sulla necessità d’introdurre nelle selezioni per i docenti una valutazione sulla conoscenza della cultura regionale. E al rientro dalle vacanze (altrui: come detto i leghisti d’agosto sono sul campo) gli onorevoli si troveranno sui banchi il titolo della proposta di legge (datata 18/12/2008) di Pierguido Vanalli, deputato e sindaco di Pontida: “Introduzione dell’articolo 107-bis del codice civile per la celebrazione di matrimoni in lingua locale“.

E a Napoli sbeffeggiano Bossi
Ma chi di dialetto ferisce, di dialettto perisce… E mentre in Padania il Carroccio spara contro l’Unità d’Italia e difende i dialetti, al Sud si trova il modo di scherzare sul pensiero di Umberto Bossi. Come ha fatto Il Mattino, prestigioso quotidiano partenopeo, che ha tradotto dispacci Ansa con le dichiarazioni del Senatùr sull’Inno di Mameli e il Va’ Pensiero. “Quanno cantammo l’inno nuosto, O Ca Penziero, tutte quante ‘o cantano pecché ‘e pparole ‘e ssanno tutte quante, no comme a chillo italiano ca nun ‘o sape nisciuno. Si tutto nu popolo, meliune e meliune ‘e perzune, sanno ‘o Va Penziero e ‘o cantano cu piacere, vò ricere ca int’o core d’a gente sta cagnanno tutte cose, anze tutt’è cagnato già“. E sotto le pendici del Vesuvio Roma ladrona diventa Roma mariuola. “Chille ra parte ‘e coppa, ‘e ll’alta Italia, so vinte, trenta meliune ‘e perzune, simmo brava gente (…) Nun vaco a fa o penziunato e nun levo mano si nun aggio luvato ‘a gente nosta ‘ a sott’ a Roma mariuola”.

Il gesto sull’Inno non è reato. Chiesta l’archiviazione per Bossi

Bossi
Non costituirebbero reato ministeriale le espressioni e il gesto sull’Inno di Mameli usati da Umberto Bossi a Padova, per i quali risulta indagato come “atto dovuto”. La conclusione è contenuta nella richiesta di archiviazione che accompagna l’invio del fascicolo per l’ipotesi di reato di vilipendio trasmesso al tribunale dei Ministri dal procuratore aggiunto della Repubblica di Venezia Carlo Mastelloni.

Il fascicolo era stato aperto dalla procura della Repubblica di Venezia sulla base di una nota informativa della Digos di Padova riguardante il discorso fatto da Bossi nel corso del congresso della Liga Veneta, il 20 luglio scorso. Mastelloni, in accordo con il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti, trasmettendo gli atti al tribunale dei Ministri - visto che in questi casi la procura non può fare alcuna indagine - ha proposto l’archiviazione. Non si sarebbe trattato, infatti, di espressioni in rapporto strumentale con l’esercizio delle funzioni ministeriali da parte del leader del Carroccio. Il Procuratore aggiunto ha fatto anche esplicito riferimento alla giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia. Nel corso dell’intervento a Padova, Bossi aveva alzato il dito medio pronunciando la frase “Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh! dico io”.

Il VIDEO del Tg3 da YouTube:

Il FORUM dei lettori: “Bossi si esprime con gesti osceni: un dito contro l’Inno…”

Bagarre sull’Inno, Fini riprende Bossi. Il Senatur: meglio se taceva

Umberto Bossi

Un gestaccio e un giudizio assai duro contro l’inno nazionale e Umberto Bossi ha scatenato la bufera, politico-istituzional-canora.
Da una parte l’imbarazzo della maggioranza che però cerca di sminuire e contenere le polemiche, dall’altra le proteste risentite dell’opposizione.
In Aula, a Montecitorio, è stato il presidente della Camera Fini a rimproverare il leader del Carroccio: “Nessuno, men che meno un ministro della Repubblica, deve pronunciare parole che offendono un sentimento nazionale che sta nell’Inno di Mameli e in quello che significa, al di la delle parole che lo compongono”. Quell’inno, ha puntualizzato il presidente della Camera, “rappresenta per il popolo italiano, al pari della bandiera, l’elemento distintivo dell’unità nazionale: non esiste un’Italia del nord, del centro e del sud, ma un’unità degli italiani che in quel simbolo si riconoscono”.
Bossi, però, bolla come “strumentalizzazioni” le polemiche a seguito del suo gesto e delle sue parole contro l’inno d’Italia e risponde secco al presidente della Camera: “Poteva anche non intervenire che era meglio”. E torna a criticare il testo dell’Inno: “C’è anche scritto che i bimbi d’Italia si chiamano balilla…”. Che non gli sia mai piaciuto il testo di Mameli, il ministro delle Riforme lo aveva già detto in precedenza, interpellato dall’Ansa: “Adesso sono tutti pronti a saltar su una cosa così, detta davanti ad una platea come quella veneta che è calda, nella concitazione del momento” ha spiegato il leader della Lega. “Ma Certamente e me l’inno di Mameli non piace. Fin dai tempi dela scuola. Il poeta usò questa frase, schiava di Roma che non ho mai sopportato… il problema è sul contenuto, non sull’inno in quanto inno d’Italia. Proprio non mi piacciono le parole dell’inno e l’ho sempre detto”.
L’intervento di Fini è seguito all’appello del leader del Pd, Walter Veltroni, che aveva chiesto a Berlusconi e ai presidenti di Camera e Senato di prendere le distanze da Bossi: “Mi aspetto una chiarissima, netta e non scherzosa presa di distanze da parte del presidente del Consiglio”. “Le parole di Fini” ha detto Veltroni in Aula a Montecitorio ” sono state chiare e le ho apprezzate. Ma manca all’appello una posizione di cui credo il paese si attenda di sentire il contenuto, quelle del presidente del Consiglio, che è chiamato a dire se condivide le parole non solo di un suo ministro ma di un gruppo parlamentare che fa parte della sua maggioranza. Mi attendo che le parole di Berlusconi arrivino in tempi brevi”.
L’Italia dei Valori valuta addirittura la possibilità di una mozione di sfiducia. Secondo il presidente dei senatori dell’Idv, Felice Belisario, il leader del Carroccio “deve dimettersi, non può fare il ministro chi insulta prima la bandiera e poi l’inno”.
A stretto giro arriva la replica della Lega. Che fa quadrato intorno al suo Senatur. A cominciare dal capogruppo alla Camera, Roberto Cota, che prende le difese del leader del Carroccio: “Penso che Bossi abbia ragione quando dice che la gente non vuole essere schiava di Roma, di uno stato centralista, vecchio e spendaccione. Nessuno dovrebbe essere schiavo di niente e di nessuno. Il termine ’schiavo’ si pone in contrasto con la nostra cultura democratica ed è anche censurato dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”Poi dopo una serie di mugugni e urla da parte dei parlamentari aggiunge: “Quello di Bossi è un richiamo che va ascoltato”.
Ascolta ma non dà peso, invece, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “A Bossi piacciono le battute ma non bisogna dargli molto peso. Sono vent’anni che va avanti questa storia, ancora ci credete?, ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a margine della presentazione delle iniziative estive dell’amministrazione comunale per incrementare il turismo nella Capitale.
Per la maggioranza Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, commenta: “Ci sono due Bossi: Bossi a Roma, all’interno del governo e collaborativo, e poi Bossi quando è in Padania. Per lui la campagna elettorale non finisce mai, questo è il problema”.

Già ieri il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, aveva espresso il suo parere in merito: “Se davvero Bossi ritenesse degno di insulto il sentimento d’identità nazionale e di amore per la patria che è alla base dell’impegno di tanti giovani in divisa che difendono la libertà e la sicurezza nelle missioni internazionali” aggiunge il ministro “allora non mi sentirei di stare a fianco suo e degli altri ministri della Lega Nord nel consiglio dei ministri, con cui invece voglio continuare a vivere lo sforzo comune per rilanciare la nostra nazione”.
Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, invita a non enfatizzare: “Se io riconosco in tante persone lo spirito democratico, lo riconosco sicuramente in Bossi. Credo che il linguaggio vada capito. Bossi ha un suo linguaggio particolare in occasione delle sue assemblee ma non ho mai visto in contrasto con le linee concordate programmatiche a livello governativo. Non enfatizzerei queste posizioni”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!