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Forse credeva di violare i registratori di cassa come Ibrahimovic viola le porte avversarie. Aveva messo a segno tante rapine quasi quanti i gol dello svedese in campionato: diciotto, però in soli tre mesi (ma secondo gli investigatori il numero potrebbe essere più alto). Danilo De Rosalia, rapinatore 24enne palermitano, in comune con il suo idolo calcistico aveva i colori sociali: una tuta nerazzurra dell’Inter, che indossava spesso, quando si intorduceva nei negozi con il suo complice Michele Manzo, 26 anni, pregiudicato come lui. Svaligiavano di tutto. Supermercati, tabaccherie, farmacie. Armati di coltelli, minacciavano i commessi e si facevano consegnare l’incasso.
Diciotto colpi accertati, ma i carabinieri sospettano che l’attività andasse avanti da più tempo. A tradire i due rapinatori, però, è stata la passione calcistica di De Rosalia: la stessa tuta dell’Inter che aveva indossato più volte in occasione delle sue azioni criminali l’aveva addosso quando si accingeva a rapinare un supermarket. Prima di essere bloccato dai carabinieri, che hanno messo fine alla sua carriera.

Una rimonta bianconera rimasta incompleta contro il Chelsea, due pali dell’Inter all’Old Trafford di Manchester, il rigore decisivo della Roma contro l’Arsenal tirato altissimo da Tonetto. Al netto delle chiacchiere, delle giustificazioni, delle attenuanti, la tripla sfida Italia-Inghilterra finisce 0-3.
Il calcio nostrano saluta mestamente la Champions League, mentre quello britannico fa l’en plein. E con il Liverpool, che ha distrutto il Real Madrid, manda quattro squadre nei quarti di finale, insieme a due spagnole (Barcellona e Villareal), una tedesca (Bayern) ed una portoghese (Porto). In teoria, se l’urna del 20 marzo non metterà di fronte nessuna inglese e se tutte e quattro vinceranno le proprie partite, potremmo assistere a semifinali dove l’unico inno sarà God save the queen. Che, tanto per mettere il dito nella piaga, è stato lo stesso della finale dello scorso anno, a Mosca, quando Manchester United e Chelsea diedero vita ad un grande spettacolo, vinto ai calci di rigori dalla squadra di Sir Alex Ferguson.
Italia (calcistica) fuori dall’Europa che conta, quindi. Italia bocciata.
Senza prove di appello e con tanto di sberleffo della stampa britannica che ci aveva descritto non più come i leoni feroci di un tempo, ma inoffensivi come gattini. “Le vivide immagini di Josè Mourinho e del suo giocatore più potente, Zlatan Ibrahimovic, a fatica possono coprire la moltitudine di crepe del calcio italiano”, scriveva il Times due giorni fa. Il giornale inglese non faceva a meno di rilevare i successi del calcio italiano campione del mondo: “Dategli una maglia azzurra e lotteranno come se l’onore della loro famiglia dipendesse da loro”, notando che “gli inglesi, nella loro disperata ricerca del segreto del successo del calcio italiano, hanno ingaggiato un tecnico italiano per la nazionale”. Ma se prima Juventus e Milan, che tra l’altro sono state guidate proprio da Capello, ispiravano rispetto, adesso, per le inglesi, non ci sarebbe “niente di cui avere paura”. Ieri il Wall Street Journal ha spiegato le ragioni per le quali il calcio italiano perde il confronto con quello britannico.
Citando John Foot, docente di storia italiana moderna all’University College di Londra. ”L’Italia” sostiene “non ha modernizzato né il suo Stato, né l’economia, né la società, né il suo sport nazionale e quindi non c’è da sorprendersi che abbia perso terreno rispetto ad altri paesi”. Negli anni ‘80 e ‘90 il nostro paese attirava i migliori giocatori del mondo come Maradona, Zico, Platini, Zidane oggi la destinazione dei calciatori più forti è la Premier League. Basta fare due conti: quanti calciatori inglesi hanno Chelsea, Manchester United e Arsenal? Pochi, forse una dozzina in tutto.
E questo spiega, almeno in parte, la disfatta italiana. Meno facile da spiegare come mai il calcio inglese, che non si ferma nemmeno a Natale e Capodanno, arrivi sempre fresco e senza infortuni nella fase cruciale della stagione, da marzo in poi; mentre le squadre italiane, Juve e Roma principalmente, (nonosante la lunga pausa invernale dal 21 dicembre all’11 gennaio) sembravano un ospedale da campo. Non solo una migliore preparazione, ma anche maggiore freschezza atletica e, forse, meno stress mentale rispetto al calcio italiano.
Inoltre, scrive il Wall Street Journal, i club italiani hanno un problema infrastrutturale: gli stadi sono vecchi e, a differenza di quelli inglesi, “molti non sono di proprietà dei club stessi, ma delle autorità municipali che hanno pochi incentivi a modernizzarli”. Perfino stadi come San Siro hanno pochi servizi e intere sezioni sono dominate da tifosi che possono diventare violenti. Di conseguenza, fa notare il quotidiano newyorchese, la partecipazione di pubblico alle partite è diminuita in media del 25 per cento negli ultimi dieci anni, mentre è cresciuta del 18 per cento in Inghilterra e del 20 per cento in Germania.
C’è anche il problema dei diritti televisivi. Il calcio italiano ha meno introiti tv perché le squadre di serie A vendono i diritti tv individualmente. Secondo Simon Chadwick, professore di business dello sport alla Coventry University, vendendo i diritti collettivamente, le leghe offrono un prodotto più forte e possono assicurare il benessere finanziario di tutte le squadre.
Usciamo, pertanto, con le ossa rotte e questa mattina i tabloid britannici se la ridono e prendono in giro soprattutto Mourinho, definito tutt’altro che “Special one”. Ci resta, ancora per un anno e pochi mesi, il trionfo di Berlino. E ci aggrappiamo a Fabio Capello: che porti, almeno in nazionale inglese, il famoso italian pride perso per strada. Ma per tornare a essere leoni la strada è ancora lunga: i “gattini”, per ora, restano senza denti.
Il VIDEO servizio:

Turnover in casa Juve. Capitan Del Piero si accomoda in tribuna. L’Udinese non sembra un ostacolo insormontabile: non vince da 12 partite, mentre i bianconeri di Torino sono in piena rincorsa sull’Inter. E invece, Di Natale e Quagliarella tornano in versione “da azzurro” e fanno un brutto scherzo alla vecchia signora, che si ritrova di nuovo a meno sei nonostante il rigore segnato dall’ex Iaquinta. Già, perché la capolista non perde colpi. A Catania, con uno stadio contro, inviperito dalle polemiche dell’andata, Stankovic e Ibrahimovic stendono gli etnei. E le buone notizie per la banda Mourinho non finiscono qui: l’altra inseguitrice, il Milan, si fa acciuffare al 43′ del secondo tempo dal Genoa, dopo aver dominato. E’ Diego Milito, che ormai a Genova è in via di beatificazione, a gelare San Siro, che era esploso nel primo tempo per il secondo gol italiano di un David Beckham (su punizione) di nuovo a suo agio vestito da giocatore di calcio e non da modello. Dalle retrovie, per i liguri, si fa avanti la minaccia di una Roma ormai pienamente ritrovata: contro il Palermo (in gol con Cavani), Totti e Brighi fanno godere l’Olimpico. Il capitano giallorosso è un protagonista ritrovato per il campionato. Come il suo ex partner Antonio Cassano, che a Genova spinge la Sampdoria alla vittoria (3-1 sulla Lazio) con una serpentina delle sue, in mezzo ai difensori, fino in porta. Sembra invece aver perso la strada il Napoli di Reja, che a Firenze perde per la terza giornata consecutiva contro i viola di Prandelli, in gol con Santana e Montolivo. Vince ancora il Cagliari, che si porta oltre quota 30 punti vincendo sul Siena con un gol di Acquafresca. Nella parte bassa della classifica, il Bologna si prende tre punti d’oro a Bergamo, dove era caduta l’Inter, Chievo e Lecce rimediano un pareggio che serve poco a entrambe, ma sempre meglio di Torino e Reggina: entrambe in zona retrocessione, non vanno oltre un triste zero a zero.

Il verdetto è scritto: “Mourinho uno di noi”. Il coro non arriva dalla curva dell’Inter, di cui “Special One” è allenatore, bensì dai forum di tifosi juventini, scatenati all’indomani del presunto sfogo, fatto nello spogliatorio dall’allenatore portoghese dopo la sconfitta dell’Inter contro l’Atalanta. “Il primo scudetto ve lo hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perché non c’era nessuno. Il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra di…”, avrebbe tuonato il tecnico.
Al popolo bianconero, che da due giorni impalla i blog su internet, non è parso vero. Per diventare un’icona, seppure della fede sbagliata, è bastata quella sfuriata. Tutto quello che, da quasi tre anni, grida gran parte dei credenti juventini è stato sottoscritto dal capo dei nemici in cinque minuti: il massimo che si può ottenere dalla vita. Che poi lo stesso riceva da Massimo Moratti nove milioni di euro l’anno (o forse anche molto di più come ha riportato Panorama.it), rende il tutto irresistibile. Per palati bianconeri, ovviamente.
Qualcuno, nei blog, s’interroga sulla veridicità delle dichiarazioni, ma è una minoranza: troppo bella la storia, per metterla in discussione con un pò di verità, pensa la maggioranza dei bianconeri. “Non posso entrare nel merito di queste affermazioni perché non sappiamo se e come sono state pronunciate” sottolinea a Panorama.it Franco Lauro, giornalista di Rai Sport e conduttore di 90° Minuto. “Siamo entrati nella fase più calda della stagione ed è chiaro che ci sia molta pressione sull’Inter e in particolare su Mourinho. Se dovesse fallire in Champions contro il Manchester United le ripercussioni sarebbero pesanti anche sul campionato, dove nelle ultime settimane ha avuto difficoltà e la Juventus si è rifatta sotto. Ma basta vincere per tornare subito Special One e la gente si dimentica presto di frasi, presunte o reali”.
Pronunciate o meno, queste parole stanno facendo il giro del mondo. Oltre 150 mila interventi sul forum “j1897.it“, quasi 15 mila su Vecchiasignora.com. “Mou uno di noi”, è il commento più incollato, anche se c’è chi si sbilancia ancora di più: “Mou vieni alla Juve”. Altri sperano che il portoghese continui: “Potevi anche dirgli che in Champions league il miglior risultato negli ultimi 40 anni è stata una semifinale con Cuper”.
La rivelazione di blog e giornali ha fatto scattare le ire della società, che ha cercato di smentire seccamente. Ma sui forum del tifo la notizia è da prima pagina. “Ha cercato solo di scuotere la squadra” scrive un interista. E un altro: “Ben vengano questi metodi se portano alla vittoria”. Come riportato sul sito di Tuttosport, il quotidiano vicino all’ambiente bianconero, “una cosa possiamo escluderla di sicuro: e cioè che Josè Mourinho volesse acquisire meriti agli occhi dei tifosi juventini. Mou, dopo la traumatizzante sconfitta di Bergamo, avrebbe tirato in ballo l’argomento degli scudetti proprio per pungolare l’orgoglio nerazzurro. Perché nessuno tra i nerazzurri, se mai lo aveva fatto, si senta troppo appagato o rassicurato da questi due campionati di quasi totale predominio”.
Se non altro, ora il portoghese ha conquistato l’uditorio avversario, dopo che già molti giocatori bianconeri lo stimavano. “Durante i fatti di Calciopoli” commenta Alberto Rossetto, dell’Associazione nazionale amici della Juventus, “Mourinho era all’estero e si vede che lì hanno capito meglio come sono andate le cose in Italia. Quelle considerazioni, lui le aveva fatte anche quando stava al Chelsea. Finalmente, qualcuno dice la verità anche dentro l’Inter”. Sull’argomento sono intervenuti anche due interisti doc. “Mourinho è troppo intelligente, non può aver denigrato gli scudetti post Calciopoli dell’Inter nello strigliare la squadra dopo la disfatta di Bergamo”, è l’opinione di Alessandro Altobelli, ex stella nerazzurra. “Se quelle parole le dice Moggi va bene, ma se le avesse dette Mourinho sarebbe grave”, è stato invece il duro commento di Beppe Severgnini, giornalista e scrittore di fede interista, scettico sul fatto che Special One abbia usato argomenti del genere. “Sono argomenti delicati, toccano corde che hanno fatto soffrire molto in passato. E soprattutto, sugli scudetti, non è vero”. Sarà, ma gli juventini nel frattempo gongolano e Mourinho, almeno per un altro pò di tempo, resterà “uno di loro”.

In Serie A succede di tutto: la prima in classifica si schianta a Bergamo e ne incassa tre, l’ultima in classifica, il Chievo, ferma la corsa del Napoli. Il Genoa è quarto, zona Champions League: non succedeva dal 1991, gli anni di Branco e Aguilera.
Ma tutto passa in secondo piano nel pianeta-pallone di fronte alla telenovela che fa palpitare i cuori milanisti: Kakà se ne andrà alla corte dell’emiro Mansour, il ricchissimo padrone del Manchester City e membro della famiglia reale di Abu Dhabi?
Secondo il quotidiano inglese Daily Star, l’affare è già cosa fatta. Mancherebbe solo la firma del giocatore, ma il padre-procuratore Bosco avrebbe già definito i termini del munifico contratto. Le cifre sono clamorose: 110 milioni di euro al Milan e 15 all’anno al brasiliano.
Per l’Observer, però, una fonte vicina all’emiro avrebbe smentito: “Cifre irrealistiche” e si sarebbe rifatto sotto il Real Madrid con un’offerta da 80 milioni di euro più il gocatore Sergio Ramos.
Da Milano non arrivano conferme. Ieri Kakà ha giocato quello che potrebbe essere stato il suo ultimo match in rossonero, in uno stadio Meazza che non ha smesso di cantare il suo nome per tutti i 90 minuti. Numerosi gli striscioni dedicati al campione brasiliano e critici verso la società, Galliani e Berlusconi, come “Pensavo che il diavolo non potesse vendere l’anima. Mi sbagliavo”. Oggi il giocatore non era presente alle sfilate di Armani, marchio di cui è testimonial come il compagno di squadra David Beckham, il quale si è detto “speranzoso” che Kakà rimanga a Milano.
Il campionato, comunque, va avanti e sorprende: l’Inter di Mourinho finora aveva perso solo nel derby. Oggi è stata sconfitta dall’Atalanta, incassando due gol da Doni e uno da Floccari.
La Juventus ha avuto l’opportunità di ridurre le distanze a un punto, ma l’ha sprecata, fermandosi sull’1 a 1 nel posticipo contro la Lazio (prima rete di Ledesma grazie a un errore di Manninger e pareggio bianconero con una zuccata di Mellberg) . I biancocelesti di Delio Rossi restano un punto sopra la Roma priva di Totti ma in grande ripresa grazie a Baptista, autore del gol della vittoria al 92′ con una spettacolare rovesciata.
La quarta forza del campionato è il sorprendente Genoa di Gasperini, vittorioso in trasferta a Lecce anche senza il “principe” Milito.

Bobo Vieri è tornato al gol con l’Atalanta
L’Inter di José Mourinho non fa regali prenatalizi a nessuno, anzi, prova ad ammazzare anzitempo il campionato: tre a zero perentorio alla Lazio all’Olimpico, con l’ennesimo gol di Ibrahimovic e il ritorno di Samuel. Ma Juve e Milan, con qualche difficoltà, tengono il passo e la distanza resta di 6 punti. Non troppi, non irrecuperabili. Stando a quanto si è visto in campo in questo weekend di Serie A, però, i nerazzurri al momento sembrano non avere dei rivali in grado di impensierirli. Il Milan, con l’infermeria strapiena, supera un Catania ben messo in campo da Zenga solo grazie a una zampata di Kakà, ma nel finale i siciliani reclamano per un rigore non concesso. La squadra di Claudio Ranieri invece, priva di capitan Del Piero, supera il Lecce all’ultimo minuto: della “formica atomica” Giovinco, finalmente titolare per gli infortuni degli altri, e Amauri i gol bianconeri, Cacia non basta ai salentini.
Situazioni opposte nella capitale: per una Roma in netta ripresa e che scopre piano piano gli acquisti estivi (Menez, tra i migliori col Chievo, Baptista nel derby), c’è una Lazio che dopo l’entusiasmo iniziale sembra essersi persa, insieme ai gol di Zarate, troppo presto paragonato a Leo Messi. In netta ripresa dopo prove un po’ opache Fiorentina e Napoli: al San Paolo i napoletani chiudono il conto col Siena nel primo tempo, con le reti di Maggio e Denis; i viola strapazzano un Torino sempre più disorientato, travolto in casa propria da quattro gol (doppietta di Gilardino): i tifosi granata hanno letteralmente “assediato” la squadra alla fine della partita chiedendo di parlare con i giocatori e contestando il tecnico De Biasi. Non si riprende invece l’Udinese, alla quinta sconfitta consecutiva: forse gli impegni in coppa Uefa sottraggono troppe energie ai friulani: oggi si sono arresi all’Atalanta che li ha superati con un rotondo tre a zero.
Nelle altre partite della giornata, il Bologna di Mihajlovic continua a pareggiare: il due a due con la Reggina è la quinta “X” di fila per il tecnico serbo, da quando c’è lui i rossoblù non hanno mai perso. Nè vinto. Vince invece, ancora, il Cagliari: con una rete di Fini stordito il Palermo, che stava ancora festeggiando la vittoria sul Milan di domenica scorsa. In serata il derby della Lanterna a Genova: “Se mi sveglio bene, il Genoa non ha scampo” aveva detto alla vigilia Antonio Cassano; nonostante i buoni propositi del campione sampdoriano, la stracittadina è andata al Genoa grazie al “principe” Milito, in una partita fallosissima.
L’allenatore dell’Inter, José Mourinho, si gode il primato. Tra una settimana la sfida con la Juve
Inter, Milan e Juve. La vetta della classifica di serie A torna all’aspetto classico. Dopo settimane di mini-crisi, sorprese e provinciali in zona-scudetto, questa giornata di campionato sembra aver ristabilito le solite gerarchie. In attesa del risultato di stasera nel derby romano (la Lazio, se vincesse, si ritroverebbe davanti alla Juve). E’ stata una giornata disastrosa per tutte quelle squadre che avevano ben impressionato e stazionato in alta classifica fino ad oggi: perde l’Udinese, in casa con la Reggina (gol di Brienza per i calabresi). Perde la Fiorentina, in casa del Cagliari (rigore di Acquafresca). Sconfitto anche il Napoli, che incassa tre gol dall’Atalanta (reti di Ferreira Pinto, Floccari e Manfredini). Il Genoa, altra rivelazione del torneo, ha perso malamente giovedì sera nell’anticipo con la Juventus.
All’Inter, capolista grazie alle due perle di Ibrahimovic nella partita di ieri sera contro il Palermo, risponde un Milan cinico, cui basta un rigore generoso (il fallo era al limite dell’area) trasformato da Kakà, per battere il Chievo e ritrovarsi solo un punto sotto ai “cugini”. Nelle altre partite di Serie A, il barese Cassano sente aria di derby pugliese e trascina la Sampdoria alla vittoria contro il Lecce con un gran gol e molte azioni pericolose; mentre a Catania è il siciliano Mascara il mattatore con una tripletta che inguaia il Torino, cui non bastano i gol di Amoruso e Colombo per non sprofondare in basso nella classifica, da dove sta tentando di risalire il Bologna di Mihajlovic, che strappa un pareggio a Siena con il sesto gol in campionato di Marco Di Vaio, su rigore.

Mesto (Genoa) e Cordoba (Inter) in uno scontro di gioco - Ansa
Dieci squadre in cinque punti. Napoli e Udinese in vetta alla classifica, con un’Inter che non riesce a forare il muro difensivo del Genoa ed è costretta a frenare la sua corsa. E adesso il Milan è lì, a un solo punto di distacco dai nerazzurri, grazie a Ricardo Kakà. In coda, una Roma sempre più depressa prende tre gol dall’Udinese. Non sorprende più la squadra di Marino: con un Di Natale così si può pensare in grande. La faccia di Spalletti nel dopopartita invece la dice lunga sul clima in casa giallorossa. Non basta un rigore di Totti nel finale a rendere meno amara la sconfitta.
Un campionato la cui sceneggiatura sembra scritta da un maniaco dei colpi di scena: basta pensare alla Juve di Ranieri, data per morta una settimana fa e rabbiosamente tornata alla carica con le vittorie sul Real Madrid e nel derby di sabato. O a un Napoli che si impone a sorpresa all’Olimpico contro la Lazio, grazie al nuovo idolo argentino in azzurro: il “Pocho” Lavezzi.
Gongola Galliani, il suo Milan stenta per la mancanza contemporanea di Pirlo e Seedorf. Ronaldinho imbrocca una delle sue giornate “no”. Ma le frecce all’arco di Ancelotti sono troppo numerose: stavolta tocca a Kakà segnare in pallonetto sfruttando l’ottimo lavoro in attacco di Borriello contro la difesa di un’Atalanta che avrebbe meritato molto di più . L’altra faccia di Milano invece è scura: Mourinho prova tutti i suoi attaccanti, ma il Genoa non capitola e rischia pure di vincere con una traversa di Mesto.
Anche in fondo alla classifica le acque si muovono: la Sampdoria ottiene finalmente la prima vittoria in campionato. Due giocate di Cassano propiziano i gol di Delvecchio e Bellucci che affondano il Bologna. A Reggio la Reggina batte il Lecce con due rigori trasformati da Corradi, mentre a Cagliari la squadra di casa sconfigge il Chievo con le reti di Acquafresca e Fini. Questi i verdetti dell’ottava giornata di campionato, in attesa della partita del posticipo tra Palermo e Fiorentina.