
Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)
A due settimane dal voto in tredici regioni il clima per il Pdl non è dei più favorevoli: la pubblicazione delle intercettazioni sul Fatto nell’ambito delle indagini della procura di Trani ha gettato nuovo fango sul premier Silvio Berlusconi, a pochi giorni dal caos sulle liste del Pdl in Lazio e Lombardia e dopo le inchieste sulla Protezione civile e sulle telecomunicazioni, che hanno coinvolto esponenti del centrodestra. Ora, infatti, lo spauracchio si chiama astensionismo. Continua

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e il premier Silvio Berlusconi (Ansa)
Mancano due settimane alle elezioni regionali e parte una nuova offensiva giudiziario - mediatica contro il centrodestra. Il siluro questa volta viene da Il Fatto, secondo cui la procura di Trani, con il pm Michele Ruggiero, starebbe indagando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e il commissario dell’Authority Giancarlo Innocenzi per alcune intercettazioni della Guardia di finanza di Bari in cui il premier farebbe “pressioni” per arrivare alla chiusura di Annozero. Continua

di Romana Liuzzo
A prima vista è quello di sempre, deciso e determinato, pratico e concreto. Come deve essere, appunto, l’«uomo del fare», il capo chiamato di volta in volta a coordinare soccorsi e interventi per ogni tipo di emergenza. Ma se lo spingi a parlare delle sue figlie, delle figlie testimoni delle cronache di questi giorni, allora Guido Bertolaso non regge più. E scoppia a piangere. Continua

Una foto di repertorio di Guido Bertolaso e Antonio Bassolino (Ansa)
Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha risolto il problema dei rifiuti in strada a Napoli, e Antonio Bassolino (Pd), governatore della Campania quando è esploso appunto lo scandalo della “monnezza” in strada. Entrambi finiti sui giornali per vicende giudiziarie, ma con un destino diverso. Due vicende esemplari, per approfondire il dibattito sul rapporto tra media e giustizia, a pochi giorni dalla scadenza (3 marzo) della presentazione degli emendamenti al Ddl sulle intercettazioni alla commissione Giustizia di Palazzo Madama. Continua
Disintegrato dalle intercettazioni sul caso Rai e reintegrato per sentenza sul posto di lavoro.
Agostino Saccà, direttore di Rai Fiction indagato dalla procura di Napoli in un’inchiesta di veline e veleni, ha conosciuto in questi mesi il doppio volto della giustizia. Saccà è un tipo coriaceo, dall’identikit multiforme. È la quintessenza del dirigente Rai, ha la consuetudine a trattare con il potere, presenta qualche aspetto decisamente démodé, come la passione per i formalisti russi, ed è passato ai disonori delle cronache come il collettore delle raccomandazioni. Saccà è la Rai, di tutto, di più.
Saccà, è da molto tempo che non usa il telefonino?
No, lo uso continuamente, addirittura a fine mattina s’era esaurita la batteria di uno dei miei due cellulari. La mia vita non è cambiata.
Che impressione le ha fatto leggere le sue telefonate con Silvio Berlusconi?
Non credevo potesse mai accadere, anche se avevo visto tante cose in passato, ma ritenevo a ragione di essere nel giusto perché non avevo nulla da nascondere. Allora non immaginavo vi fosse un Grande orecchio che praticamente ascolta tutti perché tutti parlano con tutti.
Lei ha visto il materiale dell’inchiesta che la riguarda?
Sì, le telefonate sono quelle di un pezzo dell’establishment italiano, non solo politico.
La chiamavano un po’ tutti; destra, sinistra, centro. Tutti segnalavano delle persone, sempre in maniera molto garbata. L’Italia è un paese fondato sul lavoro o sulla raccomandazione?
Guardi, penso che vada così in tutto il mondo. Le industrie serie usano le segnalazioni come degli agenti e poi le sottopongono all’esame di meccanismi neutrali di selezione.
E lei i raccomandati li selezionava?
Sempre. Avevo costituito gruppi collegiali per valutare i provini.
Berlusconi la chiama per segnalarle attrici come Evelina Manna, Elena Russo e Antonella Troise. Lei che fa?
Le indico al capostruttura per il provino, che viene poi valutato da una commissione che io ho istituito. I miei predecessori facevano di testa loro. Col senno di poi, ho fatto bene per due ragioni: per garantire la qualità e per proteggermi. Sapendo di essere sottoposto a chiamate, potevo rispondere che non ero solo a decidere e dire “non ci posso fare nulla “. Un mio amico un po’ ruvido mi ha detto: “Ma Agostino, ho letto tutte ’ste cose, tutti chiamano, chiamano, poi fai lavorare solo quelli bravi… e ’sti cazzi, se tutto funziona come dici tu, va bene”.
Perché la Rai è un’azienda dove è necessaria la raccomandazione?
Non penso solo alla Rai, ma dappertutto. Il sistema è così in tutti i paesi, solo che all’estero sono più coperti, passano meno attraverso la politica e più grazie alle lobby degli amici e dei sistemi di potere. La cosa importante è che i meccanismi di selezione siano neutrali. Alla fine io ho detto no a Letizia Moratti, no a Berlusconi, no a Gianni Letta e a tantissimi altri. Perciò sono uscito da questa vicenda più forte di prima.
Non vorrà far credere che lei era una centrale telefonica che riceveva chiamate da tutti e diceva no a tutti…
No, non dicevo sempre no a tutti. Ma ho messo in piedi un meccanismo di selezione molto severo e in questo caso sono stato fortunato. La severità editoriale, il rigore sono la base del successo. Un attore sbagliato può bloccarti il set, far innervosire il protagonista, il direttore della fotografia e il regista. Così alla fine si perde il prodotto. È una questione di estetica del racconto.
È vero che tra le persone che ha aiutato c’è la fidanzata di un sodale politico di Walter Veltroni?
Era un consigliere comunale, ma non l’ho aiutata io. E qui mi fermo.
Lei è di destra o di sinistra?
Sono sempre stato di sinistra. Solo che la sinistra oggi sta a destra. L’attenzione ai più deboli e il garantismo oggi sono da quella parte.
Dopo questa vicenda c’è qualcuno che l’ha delusa tra i suoi amici di un tempo?
No, la stima e l’attenzione di tanti amici sono rimaste, anche a sinistra e da persone molto importanti.
Lei è un berlusconiano di sinistra?
Io ero e sono un socialista.
Cosa pensa di Bettino Craxi?
È stato un grande.
L’ex presidente della Rai Enrico Manca ricordava che “anche il Pci raccomandava”. Cosa è cambiato nel sistema rispetto alla Prima repubblica?
Allora la raccomandazione era più organica, c’era come una sorta di canale diretto fra i partiti e i rappresentanti della Rai. Oggi invece telefonano i leader, conta il rapporto individuale tra il dirigente e il leader politico. In passato era una questione di partito, di politica culturale e propaganda.
Il suo deve essere un mestiere poco allegro. Sempre al telefono a ricevere chiamate di raccomandazione.
Cerchiamo di essere obiettivi: ne avrò ricevute una o due a settimana di quelle chiamate. E se le concentriamo in 4 anni… Io non avrei mai tollerato una richiesta meno che educata e perbene. Sono più i no che ho detto dei sì. Credo che Berlusconi mi abbia sempre stimato proprio per i miei no.
Perché pensa questo?
Perché Berlusconi ha l’etica dell’impresa. Anche se non sono intimo di Berlusconi (non sono mai andato a Villa Certosa o ad Arcore), lo conosco bene e quindi so che è un uomo che mette insieme due fattori: massimo risultato con il minimo costo. Berlusconi di fronte alla logica dell’impresa si arrende.
Immagino che il suo non fosse l’unico telefono bollente di Viale Mazzini.
Appunto, non scherziamo.
Il presidente della Rai Claudio Petruccioli dice che il suo comportamento non è in linea con quello di un dirigente della Rai.
Sandro Curzi, un uomo di passioni, ha detto che la fiction è il comparto più forte e vincente. Lo stesso presidente Petruccioli ha sostenuto che la fiction è il settore industriale ed editoriale da portare per esempio per la riforma dell’azienda. Che vuol dire questo? L’efficienza industriale non tollera intrusioni e questo significa che io non ho tollerato intrusioni. E siccome le altre cose dell’azienda non sono indicate come modelli, allora che Petruccioli vada a guardare da altre parti. Lui lo sa cosa voglio dire. Lo stimo, è un uomo equilibrato e intelligente, ma stavolta non lo capisco. Io sono un uomo che ha onorato la Rai.
C’è qualcuno che le deve la carriera?
Molti. Ho preso Fiorello che s’era spento alla Mediaset. Ho preso Panariello quando non era nessuno e ho investito su di lui. Ho recuperato Morandi, lanciato lo show di Celentano.
Si è guardato molto in questa storia al “lato b” della faccenda, alle femmine. Ma immagino che le raccomandazioni non arrivassero solo per le belle donne ma anche per gli uomini.
Assolutamente sì. Persone importanti chiamavano per segnalare anche attori bravi.
Fu lei a licenziare Enzo Biagi?
Non è assolutamente vero. Questa è la più grande bugia dopo l’accusa di Goebbels ai comunisti per l’incendio del Reichstag. Finché era vivente Biagi non ho mai querelato nessuno, oggi che lui non c’è più voglio non solo una verità storica ma anche giudiziaria.
Perché lo fa solo oggi?
Perché con Biagi eravamo amici. Mi voleva molto bene e lui quando Roberto Zaccaria e Pier Luigi Celli mi mandarono via da Raiuno mi difese sul Corriere della sera. Fu Biagi a chiamare due personaggi importantissimi di questo Paese per dire “state facendo un errore ad allontanare Saccà”.
L’accordo per l’uscita di Biagi per la Rai fu molto oneroso.
Certo. E Biagi quella cifra se la meritava tutta perché era un grande amico della Rai.
Berlusconi è il dominus di “Raiset”?
Raiset non esiste. La Mediaset non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi in Rai. Pensi a cosa ho fatto io a Raiuno e da direttore generale, pensi a cosa ha fatto Flavio Cattaneo, che in sostanza ha aggredito il salvadanaio della Mediaset, cosa senza precedenti. Raiset è una banalità. Un equilibrio tra le due aziende c’è sempre stato, anche quando presidente della Rai era Zaccaria, che era un nemico ideologico di Berlusconi, ma un amico della Rai e dunque consapevole del bilancio e dell’equilibrio in un mercato difficile.
Torniamo alle raccomandazioni. Che cosa hanno in comune Antonella Troise, Evelina Manna ed Elena Russo?
Tutti gli attori cercano un posto, ma c’è un problema: tutti vogliono essere protagonisti, però protagonisti si nasce.
Andare a letto con un dirigente Rai o con un politico potente aiuta o no?
Il confronto e il conflitto tra i sessi si gioca in mille modi. Così va il mondo da sempre, non è che voglio essere disincantato, è un dato antropologico. E non mi scandalizza.
E cosa la scandalizza allora?
Mi scandalizza se una raccomandata leva il posto a una che è brava. Questa è una delle ragioni per cui non ho mai fatto passare chi non lo meritava.
Qual è l’errore più grande che ha fatto?
Tutti fanno errori. Piccoli e grandi. Io credo di aver commesso un peccato d’orgoglio intellettuale, di vanità. Sentirsi un po’ pieni del successo. Ma non tanto per la vita sociale, io non esco mai e vivo in una casa di 60 metri quadrati, è il narcisismo di lavorare sull’immaginario del Paese e se azzecchi una fiction puoi cambiare una cultura. Questo dà un senso di potenza.
Il direttore generale Cappon dice che lei parlava con la concorrenza per organizzare la sua società di produzione.
Parlare con la concorrenza è normale. Lui dice una cosa non vera in atti. E cioè che io, per organizzare la mia uscita dalla Rai, preferissi la concorrenza. Quello che dice Cappon è negato in atti, nelle intercettazioni e nelle dichiarazioni di Luca di Montezemolo e Corrado Passera, i miei partner in questa operazione a cui poi si sarebbe aggiunto Ratan Tata. Era un progetto molto importante. Già il fatto che questi personaggi credessero in me la dice lunga sul valore che mi viene attribuito e dicono molto anche dell’invidia che queste cose generano sui mediocri. La Mediaset poteva essere un cliente, non un socio.
Perché Cappon ce l’ha con lei?
Forse la risposta è nei risultati che ho avuto.
Però Giovanni Minoli l’ha difesa a spada tratta…
Minoli ha una grande intelligenza e un grande cuore. Con me hanno funzionato entrambi.
Cosa l’ha divertita in questo periodo?
Mio figlio mi ha fatto tanto ridere quando mi ha detto: “Papà, sta’ tranquillo che non c’è buona azione in questo paese che resti impunita”.
Che impressione le hanno fatto i magistrati?
Ci ho parlato una sola volta, li ho visti molto presi dal loro lavoro, ma se devo essere franco mi sembra che pestino l’acqua nel mortaio.
Scriverà un libro su questa vicenda?
Sì.
Farà tremare qualcuno?
Non mi interessa far tremare qualcuno, voglio raccontare me e questa storia, come nasce e si sviluppa.
È una storia di puttane e o di sputtanamento?
Né di puttane né di sputtanamento. È una storia molto seria, lo specchio di qualcosa di profondo che è avvenuto nel Paese, dove si è combattuta una grande battaglia negli ultimi 15 anni tra i vecchi apparati politici e una nuova classe dirigente che si è raccolta intorno a Berlusconi. La guerra si è conclusa con le ultime elezioni.
In Italia un governo può cadere per una storia di letto?
Sarebbe un paese finito, da piangere.
Lei ha una figlia: se volesse fare l’attrice, le consiglierebbe di farsi raccomandare?
No, le consiglierei di studiare. Prima di tutto devi avere talento, attori si nasce. Poi studio, studio, studio. Se la mia nipotina (mia figlia fa altro) volesse fare l’attrice, le direi: ma sei proprio sicura? Perché dopo non puoi fare altro mestiere.
I politici ci marciano su questa storia delle attrici e della Rai?
I politici non sono assatanati, molte segnalazioni sono anche figlie del collegio elettorale, del consenso. Penso che a loro interessi di più l’informazione.
Ha visto il film “Le vite degli altri”?
Sì e l’ho amato molto. Ci si è ritrovato? Sì, quando le intercettazioni finiscono sui giornali e telegiornali è un po’ come stare nella Germania di Erich Honecker dominata dalla Stasi. Ma là erano toccati solo i nemici del regime, qui in Italia può capitare a tutti.
Che cosa non va nella tv italiana?
Manca il gusto del lavoro ben fatto: ci si affida al programma che tira al momento. Abbiamo i reality che sono in crisi, io l’ho detto 5 anni fa. L’iperbole si nutre d’iperbole e alla fine che fai? La roulette russa in diretta?
Chi sono gli ipocriti in questa storia di raccomandati?
Le persone che fanno esattamente quello che lei ha visto, ce ne sono alcune che lo fanno più di tutti e ora si indignano. Per carità! Ci sarà tempo…
Tornerà a lavorare in Rai?
Il giudice ha deciso così, poi vediamo. Sicuramente scrivo un libro sulla mia vita, partendo proprio da questa vicenda perché io ho passato una prova incredibile e mi piacerebbe che la passassero i miei critici. Sarebbe bello.