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La comunicazione politica nell’era del web 3.0 - L’INTERVISTA

La home page del nuovo sito PdL.it

La home page del nuovo sito PdL.it

«È un sito ben fatto con  alcune interessanti novità rispetto alla tradizionale politica digitale del Popolo delle Libertà. C’è lo spazio azzurro che è una bacheca virtuale aperta ai commenti,  ci sono i collegamenti social (gli Rss, Twitter, Facebook), c’è il canale Youtube, c’è  in home page il blog di  Alfano. Del resto, dietro il nuovo sito del PdL, c’è la mano di Palmieri, l’ex regista comunicativo di Berlusconi del 1993, un uomo che si conferma anche in questo caso un grande professionista».

Alberto Castelvecchi, docente di public speaking e coimunicazione efficace presso la Luiss,  promuove a pieni voti PdL.it, il nuovo sito del partito guidato da Alfano.  Continua

“Troppe strumentalizzazioni di segno opposto sullo Stop Online Piracy Act” - L’INTERVISTA

iuliano Noci, vicedirettore del MIP, la business school del Politecnico di Milano

Giuliano Noci, vicedirettore del MIP, la business school del Politecnico di Milano

«Quella che è in corso è una strumentalizzazione che arriva da tutte le parti: da chi ha proposto questa legge, dall’industria che vuole proteggere il diritto d’autore, ma anche dagli internet player che dicono di sentirsi così minacciati dal SOPA». È netto e peculiare il giudizio espresso da Giuliano Noci, vicedirettore della business school del Politecnico di Milano, sulla questione che sta infiammando la rete in questi giorni: lo Stop Online Piracy Act, la proposta presentata alla camera Usa che è ancora in piedi nonostante il cambio di rotta di molti suoi sostenitori politici. E che permetterebbe ai titolari di copyright di perseguire con maggiore incidenza non solo chi pubblica contenuti senza averne diritto (guadagnandoci su) ma pure chi in qualche modo li veicola o li rende disponibili. E dunque, per esempio, motori di ricerca come Google o social network come Facebook. Continua

Le norme antipirateria sono inefficaci, dice Stefano Quintarelli


Pirateria online«Quando hanno chiuso Napster, dissi che gli utenti sarebbero passati su Bittorrent. Mi risposero che quel programma era troppo complicato per l’utente medio e che il mercato legale, ora, sarebbe ripartito. Devo constatare che non hanno ancora imparato la lezione». È scettico Stefano Quintarelli, pioniere di internet e blogger fra i più seguiti in Italia. Le normative che gli stati stanno mettendo in campo per porre un freno alla pirateria online non lo convincono. «Sono inefficaci e sembrano scritte da chi sogna un impossibile ritorno ai bei tempi andati: le norme sono aggirabili con la tecnologia». Continua

Dove va l’informazione


Giornalismo

Nel suo ultimo libro, Carta straccia, il giornalista Giampaolo Pansa, che non appartiene ad alcun clan, sostiene questa tesi: il fatto che Silvio Berlusconi stia ancora dov’è dimostra che il giornalismo italiano è inutile, squalificato e senza potere. Pansa arriva a questa conclusione perché, soprattutto dal 2008, il Cavaliere ha avuto quasi tutti i giornali contro, è stato ribaltato come un calzino, battuto come un materasso, aggredito da un branco di lupi famelici dalle edicole e dai talk-show ma, nonostante tutto, è ancora lì. Continua

Gruppi pro-Tartaglia e giochi on-line: l’aggressione a Silvio Berlusconi e il delirio della Rete

Aggressione a Silvio Berlusconi: gruppi su Facebook inneggiano a Massimo Tartaglia

Un vero e proprio boom, subito dopo l’aggressione al premier Berlusconi. Un’esplosione di commenti e citazioni su Twitter, su Friendfeed e sugli altri social network. Un’onda anomala di gruppi su Facebook (che come spesso accade, in occasione di fatti di grossa rilevanza, registra in tempo reale gli umori della Rete) sia contro che (purtroppo) a favore dell’aggressore.
È bastata l’assurdo gesto di un 42enne psicolabile (come ammette il padre), quel Massimo Tartaglia per anni in cura per problemi mentali che domenica - in chiusura del comizio che Berlusconi ha tenuto in Piazza Duomo - lo ha colpito in volto con una statuina souvenir, per scatenare sul web una ridda di reazioni. Continua

Da Bruno Pizzul a Marge Simpson, quando il funerale può attendere

Il telecronista sportivo Bruno Pizzul

Il telecronista sportivo Bruno Pizzul

Per dirla con Elio e le storie tese: “Mi ha detto mio cuggino che una volta Bruno Pizzul è morto…”.
Alla notizia della propria morte “virtuale”, invece, il (non) fu Bruno Pizzul (71 anni, nato a Udine l’8 marzo 1938) ha ripreso a giocare a scopone e a berci su. E probabilmente avrà fatto anche qualche scongiuro. Continua

Giovani da rave party: voci dal girone dell’autodistruzione

Un rave dentro un hangar

In principio il raduno del delirio doveva essere nelle campagne di Torvaianica. No: troppo in vetrina. Allora a Maccarese, dentro un hangar vicino al lido di Fregene. No: troppo caldo. Ultima possibilità dell’inferno ballato: in un vecchio magazzino di Nettuno. Poi alle 7 di sera il tam tam degli sms ha urlato che la polizia era all’erta. Che dopo la morte dei due ragazzi nel giorno di ferragosto c’era il pericolo di un blitz nemmeno tanto pacifico. Così la folla del rave ha deciso di disperdersi “come una mandria di bufali infuriati”.
Ma prima di tornare alla “noia di quest’estate”, qualcuno dei ragazzi ha voluto raccontare cos’è per loro un rave party. Ha voluto dire come “questo paradiso di anime libere può diventare un inferno che ti fa sputare il diavolo”. Un inferno che negli ultimi anni ha bruciato dieci morti. Compresi i ragazzi del Salento e di Bocca della Selva in Molise. Ecco i sogni spezzati e le agghiaccianti verità di Stefano, Marco, Arianna, Simona e Cipriana.
Continua

Vendesi rene disperatamente. On line

humanorgan

Chi cerca una casa o una automobile su internet può trovare offerte vantaggiose. Ma curiosando fra le inserzioni con i prezzi più bassi può capitare di imbattersi in un annuncio sconcertante: “Vendo un rene in buone condizioni”. Seguono gruppo sanguigno e un numero di cellulare. È davvero possibile che qualcuno in Italia voglia e possa cedere un organo in cambio di denaro? O si tratta di imbrogli, provocazioni?
Panorama ha provato a chiamare. Dopo due squilli risponde una voce maschile. È Stefano (nome di fantasia), residente in provincia di Perugia: “Sì, ho messo l’annuncio” conferma. “Fumo, ma non sono bevitore… ho una salute eccezionale” continua l’uomo al telefono. “Guardi, devo fare in fretta… sono disponibile subito: forse potremmo provare in una clinica svizzera per l’intervento. Qui da noi, sa, non è legale”. Ma perché vuole farlo? Sbuffa, poi racconta: “Sono disoccupato, questa crisi economica mi ha messo in ginocchio. E sono rimasto solo da febbraio dell’anno scorso: tutte queste cose mi hanno fatto venire cattivi pensieri in testa. Così, almeno, risolvendo qualche piccolo problema, cerco di aiutare qualcun altro. Perché, quando ti viene un pensiero brutto, il più brutto di tutti, non si sa che fine fai”.
Stefano non è l’unico. Non è difficile trovare su internet annunci di altre persone che vorrebbero vendere un rene. Forum e siti web diventano bacheche per lanciare appelli di una terribile schiettezza che portano alla luce disperazioni autentiche. E dalle conseguenze imprevedibili. Come mostrano le storie di altre due persone (i loro nomi sono di fantasia) che hanno affidato a internet le loro richieste.
Per descrivere un dramma possono bastare poche righe: “Disoccupato cerca qualunque tipo di lavoro. Vende rene per sopravvivere. Chiamare il numero… oppure scrivere all’indirizzo di posta…”. Alberto, siciliano, dice di essere arrivato al limite: “Sono disposto all’intervento chirurgico, ma ho avuto un infarto pochi giorni fa. Ora sono in attesa di tornare all’ospedale” racconta al telefono. “Non sono bevitore, non mi drogo. Ma sono fumatore: dopo quello che è successo, però, il dottore mi ha detto di evitare le sigarette. Cosa deve fare uno che non trova lavoro? Rubare? Oppure cercare di sopravvivere?”. Alberto ha 60 anni, sarebbe troppo anziano per il trapianto. Si convince e rinuncia. Qualche minuto dopo richiama la moglie e gioca l’ultima carta: “Guardi, sarei disposta io. Sono giovane, ho 28 anni”.
Diverso è il motivo di un altro annuncio: “Mi vendo un rene, midollo e quant’altro si possa cedere senza morire”. Che cosa ha costretto Giacomo, barese, a descrivere il suo corpo come una merce da mettere all’asta online? “Sono spinto da questioni di liquidità. Visto che non ci sono problemi a donarne uno e ad aiutare un’altra persona… Avrei la necessità di avere subito 100 mila euro”. Come mai? “Sono nelle mani di alcune persone a cui ho chiesto prestiti. E non ho soldi per ripagarli” dice amareggiato Giacomo.
Gli annunci per la vendita di organi non sembrano un fenomeno sporadico, tanto che i maggiori siti italiani dedicati alle inserzioni online sono già attrezzati per riconoscere e cancellare tempestivamente appelli come quelli di Alberto, Stefano e Giacomo. Un gruppo di dieci persone, aiutato da tecnologie informatiche, controlla per esempio ogni giorno Bakeca.it: dall’inizio dell’anno sono state una decina le rimozioni di testi che riguardavano organi. E sono attive collaborazioni con le procure e la Polizia postale.
Anche Kijiji, un mercatino online, impiega un gruppo di persone per filtrare gli annunci anomali. Ma altri siti, soprattutto locali, non sono in grado di essere altrettanto rapidi. E comunque, anche se cancellate, le richieste possono restare fra le pagine archiviate dai motori di ricerca (per esempio, nella memoria cache di Google): nessuno è in grado di sapere esattamente quando scompariranno da internet. Ammette Franco Brizzi, presidente dell’Associazione nazionale trapiantati di rene (Antr): “Anche noi abbiamo cancellato un paio di annunci dal sito web”.
I messaggi di disperati non arrivano unicamente attraverso internet. “Qualche giorno fa mi è arrivata la lettera di un ragazzo che voleva essere aiutato a vendere un rene: purtroppo può capitare di leggere richieste simili” riferisce Giuseppe Remuzzi, direttore del dipartimento di medicina specialistica e dei trapianti negli Ospedali riuniti di Bergamo. In Italia una legge del 1967 punisce gli intermediari nella compravendita di reni: “È vietata ogni forma di mercato, però è incriminato soltanto il mediatore” puntualizza Ferrando Mantovani, docente di diritto penale dell’Università di Firenze.
Secondo il ministero della Salute, sono oltre 7 mila le persone in lista d’attesa per un trapianto di rene: aspettano in media tre anni, con rare eccezioni. Osserva Brizzi: “Ricordo una persona che è stata chiamata dopo nove anni. Il malessere dei reni è silenzioso e sarebbe importante migliorare la prevenzione”.
Nel 2008, però, è emerso un paradosso: sono aumentate le segnalazioni dagli ospedali di possibili donatori, ma gli interventi di trapianto in sala operatoria sono diminuiti. Secondo l’Istituto superiore della sanità, i motivi sono da ricercare nell’opposizione dei familiari e nell’innalzamento degli standard di sicurezza per il paziente. Veneto, Piemonte e Liguria sono le regioni più generose.
reneonline

Dove, però, non arriva l’altruismo di chi ha deciso di donare gratuitamente c’è spazio per un commercio illegale che, nel mondo, ha raggiunto dimensioni preoccupanti. Secondo le stime di Luc Noël, coordinatore del gruppo di procedure cliniche dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), quattro anni fa un trapianto di rene su dieci era legato al mercato nero. Sono fenomeni condannati dalla dichiarazione di Istanbul, sottoscritta dagli istituti di 78 paesi e da 20 organizzazioni internazionali. “In Europa, ammesso che il fenomeno esista ancora, è in via di scomparsa. E sono forti le indicazioni etiche dell’Unione Europea contro il traffico d’organi” commenta Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro trapianti dell’Istituto superiore di sanità. “Diversa, invece, è la situazione in Asia, dove l’Oms lavora da tempo per migliorare le situazioni normative, in una direzione più garantista” aggiunge Nanni Costa.
È stata la rivista scientifica Nature a segnalare i rischi di commercio illegale associati allo squilibrio economico e demografico tra alcune aree del pianeta. Se nei paesi ricchi la popolazione invecchia e avrà bisogno di maggiore assistenza sanitaria, nelle nazioni in via di sviluppo la disponibilità di organi resta ampia. Pakistan, India, Filippine, Nepal, Turchia, Moldova (lo stato più povero del continente europeo) sono alcune tra le mete più frequentate dal “turismo dei trapianti”.
“In Italia, comunque, la scomparsa di un paziente dalle liste d’attesa o dalla dialisi dovrebbe avere un riscontro presso i centri di riferimento sul territorio nazionale” sottolinea Nanni Costa.
L’ultimo paese che si è affacciato in un mercato ormai fiorente è la Colombia. L’Iran, invece, è un’eccezione: la vendita di organi è regolamentata dallo stato e giovani volontari possono offrirli a un’associazione religiosa musulmana di Teheran in cambio di denaro.
I viaggi sanitari clandestini della speranza, inoltre, sono facilitati da pacchetti tutto incluso che comprendono il biglietto aereo, l’operazione, la degenza. E, talvolta, anche una persona disposta a cedere un organo in cambio di denaro.
Un ospedale pachistano, contattato da Panorama, afferma che sono necessarie dalle tre alle quattro settimane per individuare il “venditore” adatto: il costo complessivo è di 65 mila dollari (ne servono 5 mila in più se il sangue del paziente è del gruppo 0) e prevede anche 30 giorni in clinica.
“Sono stati stabiliti a livello internazionale criteri per il controllo della qualità nei trapianti. L’obiettivo è garantire la sicurezza del ricevente e del donatore. Ma i trapianti in paesi che hanno procedure al di fuori di questi controlli non danno garanzie” avverte Bruno Gridelli, direttore scientifico all’Ismett di Palermo. “Non è sicuro per il donatore” spiega Remuzzi degli Ospedali riuniti di Bergamo “perché non ci sono garanzie su come viene svolto l’intervento di espianto (dalla tecnica al sistema sanitario); e neppure per il ricevente perché non ci sono informazioni sulla qualità dell’organo. Potrebbe essere infettato da virus dell’epatite o dell’hiv. E poi, quali sono le garanzie di sterilità? E mancano garanzie su come vengono affrontati i problemi postoperatori”.
Purtroppo l’elenco degli istituti sanitari che nei paesi in via di sviluppo promettono miracoli a prezzi stracciati grazie al permissivismo locale è lungo: un ospedale di Hyderabad (in India) offre sul web un intervento chirurgico per la sostituzione di un rene a 20 mila dollari, inclusi dieci giorni di degenza.
In Colombia, India e Filippine anche i siti per gli annunci economici e i social network diventano punti d’incontro tra la domanda dai paesi abbienti, dove gli organi scarseggiano, e l’offerta di persone che non hanno null’altro da vendere se non il proprio corpo. Le contrattazioni sono aperte 24 ore al giorno. Con pochi controlli da parte dei gestori dei forum.
rene
“Sono un uomo in buona salute con un gruppo sanguigno B positivo” scrive un utente. Oppure, qualche giorno fa, “Niti” ha scritto un commento nel gruppo Kidney donors: “Ho bisogno di un donatore di reni per mio padre di 54 anni. Se qualcuno è interessato, può contattarmi al…”. La risposta di Ravi, un giovane indiano, è arrivata in poco tempo: “Ciao, voglio vendere il mio rene, il mio gruppo sanguigno è 0 positivo e ho 25 anni”. Segue, come sempre, il numero di cellulare o un indirizzo email.

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