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Da “No Global” a “No Tasse”: la curiosa storia di Luca Casarini, neo imprenditore

Luca Casarini, leader No global

Dalla disobbedienza civile alla disobbedienza fiscale.
Un percorso curioso quello di Luca Casarini (qui ricostruito da Corriere del Veneto, La Stampa e il Giornale), già leader dei No Global e delle Tute bianche ai tempi del G8 di Genova, e ora diventato “padroncino del nord est” e paladino dei diritti delle piccole aziende. Continua

Berlusconi a Ballarò: “L’anomalia? I giudici comunisti”. E Floris fa boom di ascolti

Il fermo immagine della puntata di Ballarò, con la telefonata a sorpresa del premier Berlusconi

Il fermo immagine della puntata di Ballarò, con la telefonata a sorpresa del premier Berlusconi

E dopo aver ottenuto la pace con Tremonti, come già era successo qualche giorno fa con Bruno Vespa, ecco la telefonata in diretta e a sospresa a Ballarò, su Rai3. Il perché, lo spiega direttamente Silvio Berlusconi: “Ho assistito al festival delle falsità della sinistra, adesso voglio rispondere”, ha detto il premier chiedendo la parola al conduttore Giovanni Floris. Continua

Governo, tensione su Tremonti. Berlusconi non cede, ma prepara la pace

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il premier Silvio Berlsuconi

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il premier Silvio Berlsuconi

Non si sciolgono i nodi del confronto tra Pdl e Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia non arretra, confermando la necessità di blindare le linee della politica economica. E non rinuncerebbe alla richiesta di essere nominato vicepremier, ricevendo di nuovo l’appoggio di Umberto Bossi: “Sì” dice il Senatur alla proposta “lui ha i contatti che servono in Europa”. Continua

Tremonti e la solitudine (apparente) del numero primo

Il ministro dell'Economia, Giulio tremonti

Il ministro dell'Economia, Giulio tremonti

“La verità è che non succederà niente. Ma quale autunno caldo…”.
Nelle 48 ore seguite alla sua dichiarazione sul valore sociale del posto fisso, Giulio Tremonti ha continuato a ripeterlo, smentendo chiunque dipingesse scenari di chissà quali novità politiche armate dal ministro. Oppure contro il ministro. Continua

Finanziaria leggera e poi alle urne? Intanto ci sono da superare queste trappole

Il presidente del Consiglio Romano Prodi con il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa sull'aereo di Stato
La Finanziaria, che oggi verrà discussa a palazzo Chigi con sindacati e Confindustria, e che soprattutto Romano Prodi intende blindare in un summit con la maggioranza, sembra improvvisamente divenuta una sorta di preavviso di sfratto per il premier. Gli umori prevalenti nell’Unione, infatti, concedono a Prodi la possibilità, anzi il dovere di far passare la legge di bilancio. Dopodiché, all’inizio 2008, dovrebbe togliere le tende per lasciare spazio alle elezioni anticipate da lì a tre mesi, o al massimo ad un governo diverso che faccia durare la legislatura fino al 2009. La novità è che queste voci si alzano non più dall’opposizione, ma dalla maggioranza, ed in particolare dal futuro Pd di Walter Veltroni, che teme di essere trascinato a fondo dall’impopolarità del governo certificata da sondaggi sempre più disastrosi.

Prodi cerca di giocare d’anticipo, proponendo sì un governo diverso dopo la Finanziaria, ma in questo caso una sorta di rimpasto, un dimagrimento della squadra di ministri e sottosegretari, sempre però sotto la sua regia. In attesa di capire ciò che avverrà da qui a tre mesi, cerchiamo di vedere che cosa c’è nella Finanziaria e se davvero si tratterà di una manovrina leggera da mandar giù come un bicchier d’acqua.

10,7 miliardi è l’entità dell’operazione (circa 6 di entrate - grazie al maggior gettito fiscale - e 4,6 di risparmi), una bazzecola rispetto ai 70 di un anno fa. La riduzione delle tasse si concentrerà soprattutto sugli sgravi per le imprese, o diminuendo l’Irap al di sotto del 4% o abbassando dal 33 al 28% l’Ires; il tutto al posto degli attuali incentivi. L’altro obiettivo è la casa, con un taglio dell’Ici pari a un miliardo di euro; taglio però che prevede due ipotesi: o beneficiare solo i contribuenti fino ad un certo reddito (40 mila euro) e con famiglie numerose; oppure concederlo a tutti, indipendentemente dal reddito, ma solo nelle grandi città. Il capitolo casa proseguirebbe con la possibilità per i meno abbienti di detrarre dal reddito una quota dell’affitto e con il rilancio dell’edilizia popolare.

A parte, in un decreto collegato da 7 miliardi, verrebbe inserito il pacchetto Welfare: riforma delle pensioni e ammortizzatori sociali, ma niente modifiche alla legge Biagi. E niente aumento della tassa (al 20%) sulle rendite finanziarie. In questo modo Prodi spera di varare una Finanziaria “di equità”, di lanciare un primo segnale di riduzione delle tasse, ma soprattutto di accontentare un po’ entrambe le anime della maggioranza, l’estrema sinistra e i moderati. È possibile che gli alleati si accontentino, ma i rischi non mancano.

La manovra sulle tasse, attraverso l’Ici, appare abbastanza ridotta rispetto a quanto chiesto dalla Margherita e dai Ds: un miliardo in luogo di 3-4. Il rinvio a tempi migliori della tassa sulle rendite indispettisce l’estrema sinistra, che ripete che l’impegno fa parte del programma dell’Unione. L’ostacolo maggiore viene però dal decreto sul Welfare. Le misure contro il precariato non ci sono: se non in forma indiretta, perché gli sgravi alle imprese presuppongono che queste si impegnino a fare più contratti a tempo indeterminato. E anche la riforma delle pensioni è stata bocciata dalla Fiom. Non solo. Il ministero dell’Economia sta studiando una misura per mandare in pensione di vecchiaia alcune categorie di dipendenti pubblici. Il pensionamento avverrebbe a 65 anni, anziché a 67; o addirittura a 70 e 75 anni come adesso è consentito per esempio a magistrati e docenti universitari. Certo, si tratta di una misura che contraddice la richiesta del governo di aumentare l’età pensionabile, ma che farebbe risparmiare dei soldi allo Stato. Scontentando però molti interessati: magistrati, cattedratici e dirigenti del settore pubblico.

Se davvero la Finanziaria passerà liscia per poi aprire la strada a nuovi scenari, lo si capirà da tre cose cose: il 3 ottobre dal voto al Senato sull’affaire Visco, chiesto da Antonio Di Pietro contro il viceministro; dalla condotta, sempre a palazzo Madama, del drappello di Lamberto Dini, in marcia verso il centrodestra; e dalla manifestazione del 20 ottobre indetta dall’estrema sinistra contro il piano Welfare. Manifestazione alla quale, nonostante promesse e divieti, sembrano voler partecipare anche segretari di partito e forse ministri in carica. E nel frattempo si terrà il referendum nelle fabbriche promosso dalla Cgil dopo la ribellione della Fiom: un vittoria del no metterebbe in crisi il sindacato, e probabilmente anche il governo. Che in questo caso non arriverebbe a Natale.

Milano - Enna: l’Italia spaccata tra tasse e qualità della della vita

Piazza del Duomo a Milano
I milanesi sono quelli che pagano di più, nella classifica italiana delle tasse locali stilata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre (che calcola Ici, addizionale comunale Irpef e tariffa sui rifiuti per i comuni, imposta sulla Rc auto, addizionale sulla bolletta dell’Enel e imposta di trascrizione per le province e Irap, addizionale regionale sull’Irpef, compartecipazione dell’Iva e sulle accise della benzina per le regioni). Segue Venezia - che però conta tra le entrate del comune gli incassi del Casinò municipale, quindi in realtà è fuori classifica - e Aosta è la terza. L’ultimissima è Enna. E le differenze tra la cima e il fondo della classifica sono abissali: gli abitanti di Milano avrebbero versato 2.082 euro a testa nell’anno monitorato, il 2005, quelli di Enna 604.
Scollegata dal contesto la graduatoria non dice molto.
A cosa corrispondono queste cifre? Ricchezza, tenore di vita, soddisfazione personale, qualità dei servizi sono tutti valori che decrescono se scorriamo la classifica verso il basso? Andando a ripescare l’ultima classifica (qui in pdf) della qualità della vita che il Sole 24 Ore pubblica ogni anno emergono molte sorprese. Milano si conferma prima nel tenore di vita: per ricchezza prodotta e perché i depositi bancari dei suoi abitanti sono i più ingenti e le pensioni mensili più alte. Tenore di vita e qualità di vita non sono però sinonimi, e non è scontato il gradimento: per qualità della vita vince Siena, poi Trieste, Bolzano, Trento e Bologna. Milano è solo sesta. E se guardiamo alla soddisfazione dei suoi abitanti in quanto ai servizi e alla tutela ambientale, crolla al 67° posto. E si fa scavalcare da Sassari, Teramo e Brindisi che pure sono tra quelli che chiedono meno tasse.

La corrispondenza più scontata ed evidente tra la classifica delle tasse pagate agli enti locali e quella della qualità della vita è la demarcazione nettissima tra nord e sud (con il centro che guadagna la medaglia sull’uso del tempo libero, mentre Molise e Basilicata figurano come le più sicure). Quasi senza eccezioni il nord si accaparra la prima metà positiva e il sud resta schiacciato sul fondo. La Sicilia indossa senza dubbio la maglia nera: troviamo cinque delle sue province tra le ultime dieci per tenore di vita (Catania ultima al 103° posto, poi salendo Palermo, Siracusa, Trapani, Agrigento) e ben 8 città siciliane sono tra le dieci con le tasse più basse, amara consolazione per i siciliani di Enna, Agrigento, Caltanissetta, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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