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Isabella-Bertolini

Cannabis, tolleranza zero sul balcone. La Cassazione: è sempre reato coltivarla

Nell'immagine d'archivio, alcune piantine di Cannabis coltivate sul balcone di una casa privata | Ansa
È comunque, e sempre, reato. Coltivare la cannabis in casa ha rilevanza penale. Non passa in Cassazione la linea antiproibizionista: si rischia il processo - punito con carcere e multa - a far crescere qualche piantina di marijuana, per uso strettamente personale, sul balcone o in giardino. Lo hanno deciso oggi le Sezioni Unite penali della Suprema Corte, presiedute dal Primo presidente Vincenzo Carbone, nonostante il sì alla depenalizzazione delle coltivazioni “fai da te” espresso dalla Procura del “Palazzaccio”, rappresentata da Vitaliano Esposito.
Nel sancire questo orientamento - al quale adesso si dovranno uniformare tribunali, corti d’appello e la stessa Cassazione che pure, a partire dal 1994, aveva assolto qualche ‘coltivatore diretto’ con pronunce della Sesta sezione penale - i supremi giudici hanno confermato la condanna a quattro mesi di reclusione e mille euro di multa nei confronti di Vincenzo D.S., un piccolo “coltivatore” milanese sorpreso con le piantine in veranda. Gli “ermellini” hanno, inoltre, dato il via libera al processo che porterà sul banco degli imputati un giovane di Savona, D.V., prosciolto dal gip che, nel 2006, lo aveva ritenuto non punibile per i pochi esemplari di “maria” tenuti in casa. Piazza Cavour ha cassato l’ordinanza assolutoria.
Già lo scorso novembre c’era stata un’avvisaglia della sterzata “proibizionista” impressa oggi dalle Sezioni Unite, quando Carbone era intervenuto ad arginare la portata delle sentenze “liberal” della Sesta sezione affermando, in un comunicato, che coltivare canapa indiana è legittimo “solo quando siano specificamente provate, in fatto, l’irrilevante quantità e l’assenza di destinazione all’uso di terzi”. Adesso l’intransigente orientamento assunto dalla Cassazione, come risulta dalla massima provvisoria diffusa a tutti i supremi giudici, ha stabilito che “costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata”.
Dunque, tolleranza zero anche se, sul balcone, la piantina è una sola e priva di semi con effetto drogante. Ovviamente il “verdetto” delle Sezioni Unite - che intervengono per risolvere le oscillazioni del diritto - non è piaciuto ai Radicali che, pure, avevano nutrito qualche speranza dopo il parere del pg Esposito. “Dall’assemblea dei mille di Chianciano” ha annunciato Rita Bernardini, neo eletta nel Pd “rilanceremo l’antiproibizionismo e la disobbedienza civile contro la criminalità della politica e dei mercanti di droga: la Cassazione istiga a comprare cannabis dai trafficanti”.
Sulla stessa linea, il ministro della Solidarietà sociale uscente Paolo Ferrero ritiene che “la possibilità per i consumatori di coltivare la cannabis, non alimentando così il mercato illegale, può invece costituire un passo avanti nella lotta alle narcomafie”. Positivo, invece, il giudizio di Luca Volontè (Udc): “Era ora - ha detto - che un organo giurisdizionale si esprimesse contro la diffusione dilagante di sostanze stupefacenti con buona pace di chi, insistendo su improbabili distinguo tra droghe pesanti e leggere, contribuisce a rovinare i giovani e a favorire l’illegalità”. Dal Pdl Isabella Bertolini - che ha definito “devastante” il parere di Esposito - ha fatto sapere che “il governo è intenzionato a combattere, con vigore e determinazione, la diffusione delle droghe”
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“Cannabis? Coltivarla in casa è sempre reato”. Così ha deciso la Cassazione. Siete d’accordo?

Aborto, le donne battono un colpo

Una manifestazione a favore del diritto all'aborto
Le donne della politica e non solo hanno risposto all’appello lanciato dal ministro della Salute di Livia Turco, che oggi ha dichiarato “È necessario che voi donne - prendiate la parola. Inventatevi qualcosa per parlare sul diritto alla vita, sulla maternità, per difendere la legge 194 e dire cosa significa l’esperienza della maternità”. In risposta al documento dei neonatologi romani che afferma la necessità di rianimare i prematuri anche contro il consenso della madre sono state soprattutto loro a scendere in campo.
Per Arcidonna ”Il movimento delle donne c’è ed è forte.
Ciò che manca invece, è l’attenzione della politica e dei media. Di ingerenze vaticane parla Elettra Deiana (Rc):”I continui tentativi di attacco alla legge 194, le continue ingerenze della Chiesa nella vita politica italiana danneggiano le condizioni di vita ed il senso di sé delle donne. La politica - continua Elettra Deiana - invece di essere subalterna alle richieste Vaticane, dovrebbe ribadire la propria autonomia”.
Dello stesso tono la dichiarazione di Emma Bonino:”Penso che la politica debba fare il proprio mestiere senza rincorrere le agende dettate da altri”. Anche per la vicepresidente dei Deputati Verdi, Luana Zanella, questa “È una nuova tappa della crociata contro l’autonomia delle donne e la legge 194″, mentre per Maria Luisa Boccia, senatrice Rc, ”andare contro il volere delle madri, nel caso di un feto abortito, rientra in una concezione astratta della vita in quanto tale”.
Più sfumate le posizioni degli esponenti del Pd: secondo Franca Bimbi ”il documento dei medici di Roma è degno della massima attenzione per quanto riguarda l’approfondimento del dibattito scientifico sulle capacità di sopravvivenza dei neonati molto prematuri”, mentre secondo Vittoria Franco ‘’sostenere la legittimità di fare a meno del consenso della madre sembra un primo passo verso lo svuotamento del principio fondamentale della legge 194, la maternità responsabile e consapevole”.
Sull’altro fronte la prima a difendere la presa di posizione dei medici è la senatrice teodem Paola Binetti, secondo cui è ‘’sorprendente che occorra un incontro di tutti i direttori delle cliniche ostetriche per ristabilire quello che sembrava un diritto già acquisito anche a norma della legge 194, che dice che quando un bambino nasce vivo occorre rianimarlo”.
D’accordo con la senatrice sono soprattutto gli esponenti del centrodestra:”Quando la gravidanza viene interrotta - ha affermato il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione - il diritto della donna sulla propria gravidanza si è esaurito”. D’accordo il suo collega di partito Luca Volonte’: ”I genitori non sono padroni, il figlio neonato non è una proprietà - sostiene il deputato - diversamente, si introdurrebbe l’eutanasia neonatale”. A difendere Binetti anche la senatrice Laura Bianconi (Fi), secondo cui le polemiche sul caso sono “del tutto fuori luogo”, e Isabella Bertolini, vicepresidente dei Deputati di Forza Italia, che ha dichiarato che ”la legge 194 non può più essere considerata un totem”. Secondo Alfredo Mantovano (An), ”l’art. 7 della 194 impone di adottare tutte le misure necessarie per garantire la permanenza in vita del feto dopo un aborto”.
Unica voce fuori dal coro nel centrodestra quella di Chiara Moroni (Fi): ”Non è possibile inserire nell’agenda politica il tema dell’aborto e la revisione della legge 194. La politica - sottolinea Moroni - deve rivendicare il suo primato e non deve farsi condizionare dalla posizioni della Chiesa”.

LEGGI ANCHE: Il dibattito sull’aborto

Carcerato di notte, rapinatore di giorno. L’ex br Piancone è un caso politico

Condannato per sei omicidi, Cristoforo Piancone era in semilibertà . Bufera sui giudici. L'opposizione incalza Mastella: «Libero troppo presto».
È un irriducibile brigatista l’uomo arrestato dopo una rapina alla sede centrale del Monte dei Paschi a Siena che stava fruttando 170mila euro. Cristoforo Piancone, 57 anni, membro della direzione strategica delle vecchie Brigate Rosse, era in regime di semilibertà: “Di giorno “dice il suo avvocato Riccardo Vaccaro di Alessandria” mi ha detto che faceva il bidello in una scuola a Torino”. Di sera dormiva nel carcere a Vercelli. Piancone, condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, imputato per la strage di via Fani e la morte di Aldo Moro, aveva ottenuto la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Torino all’inizio del 2004. Non si era né pentito né dissociato.
I giudici, ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato commentando lo stato di semilibertà dell’ex brigatista, devono essere “consapevoli di esercitare una responsabilità enorme”. Da Palazzo Chigi si fa sapere che ora: “È opportuno che vengano fatte le verifiche” sul caso dell’ex br Cristoforo Piancone. Sul caso, si sottolinea “si è mobilitato” il ministero della Giustizia.
Dure critiche dall’opposizione, con la vice presidente di Forza Italia, Isabella Bertolini, che chiede che il ministro della giustizia Clemente Mastella, “invece di tentare di bloccare la scomoda inchiesta di Catanzaro, mandi immediatamente gli ispettori ministeriali al tribunale di sorveglianza di Torino per comprendere perché Cristoforo Piancone, un pericoloso brigatista condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, sia stato inopportunamente premiato con la semilibertà”.
[b]Indulto[/b]<br /> [i]Siena, 2 ottobre 2007[/i] - Una rapina in banca eclatante, per luogo e disponibilità di armi. Un colpo, quello messo a segno nella sede centrale del Monte dei Paschi, in pieno centro a Siena, che ha aperto interrogativi preoccupanti, per il coinvolgimento dell'ex br, Cristoforo Piancone, 57 anni, condannato all'ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati delitti, 25 anni scontati e dal 2004 in semilibertà : la notte a dormire nel carcere di Vercelli, di giorno bidello a Torino. Quando è stato bloccato dalla polizia aveva tre pistole e con una ha cercato di sparare: ci ha provato tre volte, spiegano, senza riuscirci a causa della sicura. Per questo l'accusa è anche di tentato omicidio. [i](Ansa)[/i]</p> <p>[i](Credits: [url=http://uberg.ods.org/]Gianfranco Uber[/url])[/i]
L’ex brigatista nel corso della rapina alla Banca Montepaschi di Siena ha tentato di sparare a un giovane poliziotto che gli si era parato davanti, ma la sua pistola, una Beretta, si è inceppata: “Se la pistola avesse funzionato” ha affermato il questore di Siena Massimo Bontempi “avrei avuto delle difficoltà a dare spiegazioni ai familiari sul perché fosse libero. Siamo stati fortunati, sarebbe potuto accadere di tutto”.
Un'immagine d'archivio del 1981 di Cristoforo Piancone. L' ex br in semilibertà , 57 anni, condannato all'ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, è stato arrestato dalla polizia a Siena con l'accusa di aver rapinato, con un complice che e' riuscito a fuggire, ieri la banca Monte dei Paschi, vicino a piazza del Campo
La rapina, che stava fruttando un bottino di 170mila euro poi in gran parte recuperato, è stata compiuta insieme ad un giovane complice, senza l’aiuto di fiancheggiatori: i due hanno parcheggiato davanti all’edificio una moto rubata, si sono fatti dare il denaro e sono fuggiti verso la periferia della città. La Polizia, grazie alla segnalazione di un’agente in borghese, è stata però subito sulle loro tracce, fino alla cattura.
Piancone è stato trovato con quattro pistole addosso, non ha fornito le sue generalità agli agenti, e non ha nominato un avvocato.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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