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Frattini: “Truppe più flessibili, un messaggio agli alleati Nato”

Alpini paracadutisti in Iraq

Revisione dei caveat. Il che significa soldati italiani più coinvolti e flessibili nella missione militare in Afghanistan. Questo il regalo che il governo Berlusconi si appresta a fare all’illustre ospite arrivato oggi a Roma: George Bush. L’hanno anticipato oggi i ministri degli Esteri e della Difesa, Franco Frattini e Ignazio La Russa.
Mentre domani il presidente americano e il suo omologo italiano parleranno a Roma, a Parigi Frattini incontrerà il Segretario di Stato Condoleeza Rice. Il portavoce della Farnesina Pasquale Ferrara ha spiegato che il colloquio avverrà a margine della conferenza internazionale sull’Afghanistan che si svolgerà nella capitale francese.”La revisione dei caveat“, (ovvero le limitazioni di impiego delle truppe italiane),”vuole essere un messaggio politico e simbolico” agli alleati impegnati nel paese asiatico e contribuirà a dare loro ”un segnale di piena solidarietà” ha detto il titolare della Farnesina nella sua audizione davanti le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.”Gli altri paesi impegnati in Afghanistan ci chiedono lealtà piena alla missione Nato, alla quale noi pienamente crediamo” ha aggiunto.
Intervistato poi da Sky Tg24, alla domanda su un possibile spostamento dell’esercito nel sud del paese asiatico, ovvero nella zona più pericolosa, Frattini ha risposto che “Certamente non ci sarà una dislocazione stabile a sud”, ma non ha escluso l’impiego del contingente italiano nell’area: “dipenderà dalle richieste degli alleati”.
Anche il ministro della Difesa ha parlato di Afghanistan in parlamento, svelando che entro il prossimo mese di agosto i militari italiani presenti in Afghanistan tra Kabul e Herat passeranno da 2600 a circa 2000-2100. Poi, a partire da ottobre 2008 e fino a dicembre ci sarà un parziale rischieramento che porterà il numero complessivo dei soldati a 2400.
Il tema è stato affrontato anche dall’opposizione: “In Afghanistan si deve ampliare territorialmente la missione Isaf, anche con un rafforzamento dell’iniziativa politica”, ha detto Roberta Pinotti, ministro della Difesa del governo ombra, ricordando che la missione Isaf ha un compito preciso, quello della ‘’stabilizzazione”. La Pinotti ha ribadito che ”la presenza di due missioni differenti ed entrambe militari nel Paese, una guidata dagli Usa, l’altra dall’ Isaf, che pero’ esprimono due diverse strategie, non favorisce quel processo di democratizzazione che è lo scopo della loro presenza”. E ha auspicato che “si segua la strategia del generale Petraeus in Iraq: meno attacchi e più stabilizzazione”.

Afghanistan, soldato italiano morto in un attentato

Un soldato italiano, Daniele Paladini, è morto in un attentato a 15 chilometri da Kabul, 24 novembre 2007 |foto Ansa

In un attentato che, secondo il ministero della Difesa italiano, aveva come obiettivo la popolazione civile è rimasto ucciso un maresciallo capo dell’esercito, del secondo reggimento pontieri di Piacenza, Daniele Paladini di 35 anni. Altri tre militari del contingente italiano in Afghanistan sono feriti, ma non in modo grave. Ci sono inoltre nove vittime civili afghane, tra cui quattro bambini, e una dozzina di altri feriti.

I quattro militari italiani si trovavano a Pagman, a circa 15 chilometri a ovest di Kabul, per l’inaugurazione di un ponte. L’attentatore suicida si è fatto esplodere alle 9.52 locali (le 6.22 in Italia). Era stato notato dagli stessi soldati mentre cercava di risalire a piedi il greto del fiume su cui sorge il nuovo ponte ed è stato intercettato prima che raggiungesse il punto in cui si concentrava il grosso della folla. Alla vista dei militari, da quanto si è appreso, si sarebbe fatto esplodere coinvolgendo nella deflagrazione le persone più vicine a lui in quel momento.

L’intervento dei militari italiani, che hanno impedito al terrorista di raggiungere il centro del ponte, ha evitato che l’attacco avesse un bilancio ancora più grave. Tutti i feriti sono stati evacuati con gli elicotteri dell’Isaf e sono stati trasportati negli ospedali della zona. Daniele Paladini è morto durante il trasferimento all’ospedale militare di Kabul. Era originario di Lecce, sposato, con una bambina di 6 anni.

Sono attualmente 2.290 i militari italiani dislocati in Afghanistan, di cui 2.160 impegnati proprio nella missione Isaf (International security assistance force). Il nostro è il secondo contingente per numero di soldati impiegati, dopo quello operativo in Libano, nella missione Unifil, che vede coinvolti 2.450 unità, mentre in Iraq la presenza italiana si limita oggi ad un’ottantina di elementi specializzati che hanno compiti di consulenza, formazione e addestramento.

Guarda il VIDEO servizio su Skylife.

Afghanistan, se in ostaggio resta il Governo

Uno gruppo di militari italiani sbarca dall'elicottero per una perlustrazione nei dintorni di Herat, la zona sotto il comando italiano nell'Est dell'Afghanistan.<br />
In sole 24 ore - il tempo del rapimento dei due militari italiani in Afghanistan e del successivo blitz - la maggioranza di governo è riuscita ad esprimere non meno di cinque linee diverse. Il segretaro del Pdci Oliviero Diliberto, quasi non aspettasse altro, ha chiesto il “ritiro immediato” del nostro contingente. Il suo collega di Rifondazione, Franco Giordano, si è sentito “un po’ distante da Diliberto”. Questa la sua ricetta: “Prima trattiamo, trattiamo, trattiamo. Poi parleremo di ritiro delle truppe”. Il suo capogruppo al Senato, Giovanni Russo Spena, esprime comunque “dubbi sull’azione di forza”.

Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, era ovviamente su tutte le furie: oltre alla liberazione dei suoi militari doveva pensare anche al fronte interno. Forse avrebbe fatto volentieri uno scambio, alleati di governo contro soldati. Nel frattempo a New York il ministro degli Esteri Massimo D’Alema diceva la sua (e fin qui nulla di male), magari però aggiungendo qualche particolare di troppo: non si trattava di semplici sottufficiali, ma di “funzionari”, cioè di agenti dei servizi segreti. Romano Prodi, anche lui a New York, ha precisato di seguire costantemente la situazione e di avere “tutti i canali aperti”.

Nessuno, né nel loquace governo né nella loquacissima maggioranza, è sembrato ricordarsi di concordare una versione comune dei fatti, magari una versione “ufficiale” ma, come si fa in questi casi, la più adatta a minimizzare gli eventuali danni. Erano giornalisti, no una pattuglia in perlustrazione, addetti agli aiuti umanitari, esperti delle “squadre speciali”, infine agenti dell’intelligence.

La malignità che circola tra gli addetti ai lavori è che il blitz è stato fatto assieme agli inglesi per poter addossare loro un’eventuale finale drammatico. Gli italiani sono feriti, uno seriamente, e c’è poco da scherzare. Certo è che se i talebani o chi per loro volevano approfittare della debolezza del governo italiano, ben istruiti dal precedente di Daniele Mastrogiacomo, anche stavolta hanno sfiorato il colpaccio. E qualcosa lascia prevedere che, anche in politica, la faccenda non finisca qui.

Guarda il VIDEO servizio sulle dichiarazioni del ministro Parisi alla Camera:

LEGGI ANCHE: Liberati con un blitz, ma feriti, i due italiani - Sas, incursori e Col Moschin per salvare i militari rapiti

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