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Ai genitori la scuola piace “lunga”: il 90% dei nuovi iscritti al “tempo pieno”

La scuola

Dopo mesi di polemiche, alla fine le famiglie italiane hanno scelto e a settembre i bambini della prima elementare si troveranno in gran parte (56%) nelle classi a 30 ore, con percentuali minori (3%) per le 24 ore, (7%) per le 27 ore, mentre il tempo pieno (le 40 ore con due maestri) è stato scelto dal 34%, in aumento rispetto allo scorso anno.
Dati importanti per valutare il trend, specie in vista delle recenti nuove misure adottate dal governo, che dovranno scattare proprio a partire dal prossimo settembre. I dati non sono ancora definitivi ma, a quanto risulta, sei famiglie su dieci di quelle che hanno iscritto il proprio figlio in prima elementare hanno scelto l’orario di 30 ore. Si tratta dei primi dati rilevati dal ministero dell’Istruzione su un campione di circa 900 scuole. Per i dati definitivi ci vorranno ancora alcune settimane. Il 3% delle famiglie ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore e il 34% le 40. A conti fatti il 90% delle famiglie ha chiesto il tempo pieno per i propri bambini.

Saranno sufficienti” si chiede qualcuno “i maestri in organico? Bisognerà attendere i dati definitivi prima di poter dare una risposta certa. Sicure invece le polemiche: Francesco Scrima (Cisl Scuola) e Giuseppe Fioroni (Pd) hanno parlato di “bocciatura” del maestro unico e del modulo a 24 ore, con precisazione di Viale Trastevere che ha ribadito che “tutti i quadri orari per il nuovo anno della prima elementare prevedono il maestro unico di riferimento”.
“È a dir poco distorta la lettura che l’ex ministro Fioroni propone sui dati relativi alle iscrizioni scolastiche”, afferma Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei Giovani per la Libertà-Forza Italia. “Sostenere che le famiglie italiane abbiano bocciato il maestro unico è falso. Il Pd dovrebbe arrendersi all’evidenza. Dopo il flop delle manifestazioni studentesche anti Gelmini oggi le famiglie riconoscono la bontà della riforma”. Replica a Fioroni anche da parte del senatore della Lega, Irene Aderenti: “Non può parlare per slogan”.
“Avevamo ragione noi: sapevamo che le famiglie volevano il tempo prolungato”, commenta Gianluca Gabrielli, del Coordinamento nazionale difesa del tempo pieno. “In molte scuole questi orari non sono previsti, altrimenti la richiesta sarebbe stata anche superiore. Il tempo pieno cresce dove c’è la speranza di ottenerlo e se si lasciasse la possibilità di farlo supererebbe il 60% del totale”. “Adesso” conclude Gabrielli “resta da vedere se il ministro ottempererà alle richieste delle famiglie”.
A rassicurare le famiglie ci pensa proprio il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Che fa sapere che i fondi per il tempo pieno non solo ci sono ma addirittura sono aumentati: “Le risorse per il tempo pieno non solo non sono state tagliate” ha spiegato il ministro “ma sono state confermate. E grazie a un migliore impiego, sono aumentate. Quindi, non ci saranno problemi e sarà possibile rispettare il tempo pieno e la scelta delle famiglie”.
A margine della presentazione del Progetto Gaber a Milano, interpellata riguardo a una sua preoccupazione per l’elevato numero di ragazzi che ha ricevuto il 5 in condotta negli scrutini il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini ha commentato: “Il Papa ha parlato di una emergenza educativa: credo che questa emergenza sia sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo insieme lavorare per fare in modo che i ragazzi abbiano dei punti di riferimento e dei modelli educativi”. Lo ha detto. “Dobbiamo essere preoccupati” ha detto Gelmini “perché ogni giorno le cronache raccontano di episodi di bullismo e di assenza di disciplina. Non dobbiamo drammatizzare. La funzione educativa deve essere svolta dalla scuola ma non solo. Serve una collaborazione, soprattutto un rapporto di stima con la famiglia, ma anche i media hanno una grande responsabilità nell’educare e diseducare i ragazzi”.

Pd Liguria: meno novemila. Per i vertici del partito è allarme tesseramento

 Marta Vincenzi e Sergio Chiamparino

Meno novemila. In Liguria, per il Pd, i ribassi invernali sono già iniziati. E non recitano cifre confortanti: a tanto ammonterebbe infatti il deficit di tesserati del partito di Walter Veltroni. Prima che Ds e Margherita si sciogliessero, la quota era di 11.500 iscritti (7.500 di proveninenza ex Pds, 4.000 di area cattolica). Oggi, invece, i democratici liguri oscillano intorno a 2.500.

Per il tesseramento, dicono dai vertici regionali del partito, c’è ancora tempo, dato che è “iniziato solo tre mesi fa”. Ma in altre circostanze, e magari senza il polverone che ha investito certi amministratori di area democratica, era prevedibile che i vecchi tesserati dei due partiti si iscrivessero in massa al partito.
Così non è stato. Per i dirigenti democratici è quindi iniziata l’inevitabile riscossa, in pieno clima di shopping natalizio. Dal 13 dicembre, i circoli genovesi del partito resteranno aperti tutta la mattina per favorire le nuove iscrizioni. Costo della tessera? Venti euro: tre quarti va a Roma, un quarto resta in Liguria, sottolinenano i dirgenti.

Una proporzione che forse sta un pò stretta. E forse anche per questo che ieri a Bologna, i segretari regionali di Liguria, Lombardia, Piemonte, Friuli, Veneto, Trentino ed Emilia Romagna hanno varato il “coordinamento delle Regioni del Nord del Pd”, fortemente voluto dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Obiettivo? Maggiore autonomia, maggiore rappresentativà, maggiore peso nella scelta delle candidature.
Un passo in avanti, che a quanto pare non soddisfa pienamente gli ammministratori che governano città, provincie e regioni settentrionali: “Nel momento in cui si parla di un maggior radicamento del partito nella realtà del territorio” ha commentato il sindaco genovese Marta Vincenzi “sarebbe stato forse più opportuno ascoltare direttamente gli amministratori espressi dal quello stesso territorio”.

Tra un’obiezione e un’altra, restano le cifre di iscritti, finora nient’affatto confortanti. Chissà se il nuovo coordinamento del partito, complice l’atmosfera natailizia, rivitalizzerà una corsa all’iscrizione ancora piuttosto timida e infreddolita.

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