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Controllo effettuato dal PIF, Posto d’Ispezione Frontaliera, di Livorno
Dopo due giorni trascorsi sulle banchine del porto di Livorno, tra un container di carne suina della Cina in decomposizione, pesci e molluschi tossici arrivati dal Vietnam e una montagna di totani al cadmio spediti dall’Indonesia, non è poi così difficile credere a quegli addetti ai lavori che dichiarano di essere diventati vegetariani. Continua
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Controllo effettuato dal PIF, Posto d’Ispezione Frontaliera, di Livorno sugli alimenti congelati destinati ai croceristi
Curiosare all’interno dei container di alimenti che arrivano e stazionano nei porti italiani non è un lavoro per deboli di stomaco. O per chi darebbe torto al ministro Rotondi sulla pausa pranzo “rito da abolire”. Garantito.
E non solo per il cattivo odore della carne o della verdura che spesso arriva sulle banchine completamente ammuffita, o addirittura marcia, ma soprattutto per quei prodotti tossici e radioattivi provenienti dai Paesi non appartenenti alla Comunità Europea: molluschi, pistacchi, gamberi, formaggi e persino tartufi. Continua
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Ha vinto lui, il pm di Catanzaro Luigi De Magistris? Ha vinto la piazza (quella vera e quella mediatica) che lo difende e lo venera come un eroe? Di sicuro non ha vinto il Guardasigilli, Clemente Mastella: la sua richiesta urgente di trasferimento cautelare d’ufficio del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e del suo capo Mariano Lombardi può aspettare.
Il Csm deciderà solo il 17 dicembre, perché il ministro della Giustizia ha aggiunto solo nelle ultime ore altre carte alle carte d’accusa. Nella delibera si legge che “il tribunale dei giudici” del Csm ha rinviato la decisione preso atto che “dopo aver richiesto il 20 settembre scorso il provvedimento cautelare il Guardasigilli ha fatto pervenire ulteriore documentazione e in data 4 ottobre ha comunicato di avere esercitato l’azione disciplinare per nuovi fatti; preso atto della richiesta di rinvio avanzata sia dalla procura generale che dalle difese, rilevato a seguito della originaria richiesta ministeriale, prima di ogni decisione sull’acquisizione di ulteriore documentazione delle contestazioni per le quali ha chiesto il trasferimento, è indispensabile attendere le determinazioni della Procura generale”. A premere perchè il rinvio non fosse solo di qualche giorno (la difesa di De Magistris, in particolare, aveva chiesto 5 giorni di tempo) è stato fin dalle prime battute dell’udienza proprio il rappresentante dell’accusa, il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio: gli atti sono tanti e vanno esaminati con attenzione, il caso è delicato, in ballo c’è la richiesta di un provvedimento cautelare, il trasferimento d’ufficio urgente, ha fatto presente. Richiesta accolta.
Il fatto è che quando Clemente Mastella ha iniziato l’azione disciplinare il 20 settembre, chiedendo un provvedimento cautelare di allontanamento, ha documentato le sue accuse facendo riferimento solo alla gestione dell’inchiesta sulle “toghe lucane” di De Magistris, mentre il 4 ottombre ha comunicato di aver esercitato l’azione disciplinare per “nuovi fatti” che riguardano altre due inchieste iniziate dal pm: la “Poseidone” (che poi gli è stata sottratta da Lombardi) e la “Why Not”, nella quale è indagato il premier Romano Prodi e il cui principale indagato. Le nuove carte arrivate dalla prima Commissione del Csm (dove sono in corso già altri procedimenti su De Magistris) sono tante: 6 grossi faldoni, circa 5mila pagine: una valanga di nuove accuse, proprio nel bel mezzo delle polemiche sulla rovente trasmissione Annozero di Michele Santoro, che hanno già fatto parlare di un possibile rinvio. Certo, non si prevedevano 2 mesi e mezzo di attesa, ma al Csm si sostiene che il 17 dicembre è la “prima data utile”. Ma la decisione di oggi lascia impregiudicato il possibile sbocco della vicenda. Studiati a fondo i documenti, il 17 dicembre il rappresentante dell’accusa si presenterà in udienza chiedendo di confermare o meno la richiesta di trasferimento d’ufficio urgente, oppure di rifiutare quest’ultima ma di procedere con l’esame nel merito dell’azione disciplinare vera e propria.
Intanto, De Magistris continuerà a lavorare “alacremente” alle sue inchieste, forte del sostegno dei cittadini: fuori dal Csm, il magistrato è stato accolto dagli applausi di alcuni giovani giunti dalla Calabria per sostenerlo.
Il VIDEO servizio:
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”Ho letto i resoconti sulla trasmissione Anno Zero. Mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà , della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, a proposito della puntata dedicata alla vicenda De Magistris. Fin qui l’Ansa. Che dire? Quanto meno che appare singolare come ci si possa sbilanciare in giudizi tanto severi, impegnativi e definitivi sulla base di “resoconti”. Tanto più da parte di chi ha la responsabilità del governo.
Forse se Prodi avesse visto la puntata del programma di Michele Santoro - ma soprattutto se avesse ascoltato dal vivo le testimonianze di Luigi De Magistris e Clementina Forleo - oggi qualche dubbio in più ce l’avrebbe. O forse quei dubbi se li terrebbe paludandoli egualmente di certezze pro-Mastella. Perché il problema è tutto qui: non la professionalità o l’imparzialità (non è quella la caratteristica di Santoro) di un programma televisivo, non la situazione della giustizia, ma la questione Mastella.
Il Guardasigilli è da tempo finito nel tritatutto mediatico-televisivo. Forse, anzi probabilmente, senza troppe colpe dirette. Magari ha peccato di ingenuità per essersi prestato al gioco, ma neppure questo è il punto. Il punto è che Mastella è decisivo per la sopravvivenza del governo, e dunque Prodi lo difende a priori. Così come, sempre a priori, rassicura Antonio Di Pietro che vorrebbe far fuori Vincenzo Visco, o Lamberto Dini che farebbe a fette l’estrema sinistra e i sindacati. Salvo poi ripetere lo stesso copione, con le battute al rovescio, con Visco, sindacati ed estrema sinistra.

Non con i magistrati, però. Quelli sembrano improvvisamente diventati figli di nessuno. Non stanno a cuore al governo e alla maggioranza di sinistra, dal momento che indagano su alcuni pezzi grossi dell’Unione , così come fino a poco tempo fa si erano dedicati al centrodestra. E infatti i De Magistis e le Forleo, non stanno a cuore neppure all’opposizione, in nome del garantismo. Perfino il Csm, organo lottizzato di autogoverno della magistratura, sembra non sapere più che pesci prendere: lunedì dovrebbe decidere se togliere o meno a De Magistris l’indagine sulle collusioni tra toghe, politici e business in Basilicata e Calabria. Ma il Csm guidato da Nicola Mancino, ex maggiorente della Dc, ha già detto che magari dovrà prendersi un rinvio.
Non si può certamente stabilire ora se De Magistris stia facendo il suo lavoro o se si sia anche lui ammalato di protagonismo come altri suoi colleghi. Così come è evidente che nei programmi di Santoro c’è un sovrappiù di partigianeria e antipolitica, a cominciare dalle lettere di Marco Travaglio. Ma in quest’ultimo caso siamo nel campo delle opinioni, discutibili quanto si vuole; nel primo caso - i magistrati - siamo invece nel minatissimo campo della separazione dei poteri. Ed è singolare che appena la Forleo approfondisce l’indagine sull’Unipol la Camera alzi le barricate intorno a Massimo D’Alema, mentre appena De Magistis sfiora Prodi e Mastella piombino gli ispettori.
Non vogliamo che la magistratura torni ed essere arbitra della politica e del Paese, come negli anni Novanta? Si desidera combattere il grillismo e il populismo? Il modo migliore sarebbe lasciar fare ai magistrati il loro lavoro, e lasciare che i politici eventualmente coinvolti si difendano nelle sedi proprie: non gli mancano certo mezzi e strumenti. Diversamente non sapremo mai se De Magistris è una vittima o un mitomane. Soprattutto non sapremo se i D’Alema, i Mastella, i Prodi, i Fassino, come ieri i Berlusconi ed i Previti, si sono davvero macchiati di qualche reato, oppure sono esposti ad una indebita “gogna mediatica”. “Comportamento illegittimo ma non illecito” ha del resto stabilito la Procura di Roma a proposito di Visco nell’affaire del generale Speciale. Bel modo di fare chiarezza e rispondere all’opinione pubblica.
Questo, preso da YouTube, è l’intervento di Clementina Forleo a Anno Zero:
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Sette morti sul lavoro in pochi giorni. Milano, Latina, Brescia, Genova, Messina, Cagliari, Reggio Emilia: questi i punti recenti sulla mappa degli incidenti. Democratica, senza distinzione tra nord e sud. Per 304 morti bianche da inizio anno. “Serve una maggiore sorveglianza e un maggiore uso degli ispettori” ha commentato ieri il premier Romano Prodi da Tokyo. “Gli ispettori del lavoro devono essere messi in condizione di lavorare, mentre oggi mancano anche i soldi per la benzina” ha chiosato Gugliemo Epifani, segretario della Cgil.
Ma quanti sono i “controllori” del lavoro? E quante ispezioni effettuano?
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro è alle dipendenze del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, proprio per accertare violazioni in materia giuslavoristica e legislazione sociale, con poteri ispettivi e di vigilanza. Accanto al comando centrale di Roma, è presente un Nucleo operativo per ogni provincia, Trentino Alto Adige escluso. “Con l’ultima Finanziaria, il ministro del Lavoro Damiano ha chiesto e ottenuto l’aggiunta di 60 unità e ora siamo circa 502 uomini” dice il colonnello Luciano Annicchiarico, comandante del reparto. 502 unità per 107 province, neanche una media di 5 a provincia. Accanto a loro sono preposti a controlli anche i funzionari e gli ispettori civili del Ministero del Lavoro, circa 3000 unità , e gli ispettori Asl.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10027/normal_incidente_lavoro1.jpg)
“Nel 2006 abbiamo controllato 23.746 aziende, di cui 14.218 irregolari, e 285 erano attività in nero” riferisce il colonnello Annicchiarico. “Da quando, ad agosto, è entrata in vigore la normativa più stringente in materia di sicurezza sul lavoro (articolo 36 bis della legge 248/2006), sono stati sospesi 171 cantieri, sorpresi 2.410 lavoratori in nero, per una maxi-sanzione (tra edilizia, agricoltura e industria) di 14 milioni di euro”. E ponendo una lente sui controlli specifici sulla sicurezza, le ispezioni sono state 2.866, le prescrizioni impartite 5.074, i cantieri sottoposti a sequestro 135. Ma sono ben 4.277.875 le imprese in Italia, secondo il Registro statistico Istat delle unità locali delle imprese (dati riferiti al 2004). Per dare un’idea: se tutti i controlli nazionali fossero stati svolti nel solo distretto industriale di Seregno, nell’hinterland milanese, si sarebbe controllata poco più della metà delle aziende della zona che sono 40.660 (dati dell’8° Censimento dell’industria e del servizio). Serve più sorveglianza sul lavoro o, ancor prima, c’è bisogno di più ispettori?