Leggi tutte le notizie su:


Istat

Violenza sulle donne, la mappa della paura. Lombardia prima per lo stalking

Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse

Una performance artistica contro la violenza di genere - Roberto Monaldo/Lapresse

Dallo stalker della porta accanto allo sconosciuto molestatore per strada. Ma il pericolo più grande rimane quello che è già in casa (o ne è stato cacciato). Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne (qui il blog di Donna Moderna). Continua

Nel 2008 non cala la povertà: colpisce oltre 8 milioni di italiani. Soffre il Sud

Assistenza ai poveri
Vivono nel Mezzogiorno, sono famiglie di quattro persone con due figli, nuclei familiari con a capo un lavoratore autonomo e persone al di sotto dei 45 anni. Ecco le principali vittime della povertà secondo la fotografia scattata dall’Istat (qui il testo integrale in .pdf) e relativa al 2008: 1.126.000 famiglie, otto milioni e 78 mila gli individui poveri, di cui due milioni e 893mila (pari al 4,9 per cento dell’intera popolazione) in condizioni di povertà assoluta. Cioè ci sono quasi 5 italiani su 100 che possono essere considerati “i poveri tra i poveri” dal momento che non possono conseguire uno standard di vita minimamente accettabile).
A peggiorare sensibilmente la situazione nel Sud, dove la “povertà assoluta” ha raggiunto il 7,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto allo scorso anno. Migliora, invece, la situazione delle famiglie con occupati e ritirati dal lavoro, con i dati in calo dal 3,1% del 2007 al 2% del 2008, dice il rapporto Istat, presentato questa mattina a Roma.
La percentuale di famiglie relativamente povere riferisce l’Istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un’elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani.

Per quanto riguarda la povertà assoluta, oltre al Mezzogiorno peggiora anche la condizione delle famiglie composte da quattro membri, che hanno raggiunto una percentuale sopra la media, il 5,2%, i nuclei familiari con un componente in cerca di occupazione (14,5%), quelli con a capo un lavoratore autonomo (passano dall’1,8% al 4,5%), quelli con la persona di riferimento con meno di 45 anni (4,6%) e quelli con a capo una persona con licenza media inferiore, che superano la media attestandosi al 5,2%.
Anche il fenomeno della povertà relativa, la cui soglia, per una famiglia di due componenti, è pari alla spesa media procapite nel paese - 999,67 euro al mese nel 2008 - è rimasto sostanzialmente stabile, pur facendo registrare un aumento nelle famiglie numerose (dal 14,2% al 16,7% per quelle con quattro membri), in quelle con monogenitore (arrivate al 13,9%), in quelle con la persona di riferimento in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%) e in quelle con a capo un lavoratore autonomo (dal 7,9% all’11,2%).
La povertà per macroregioni
Commentando i dati diffusi dall’Istat, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha rilevato come sia “opportuno sviluppare la strada aperta con la Carta Acquisti in favore di famiglie con anziani o minori indigenti. L’esperimento, che ora dovrà essere completato, impiegando le risorse residue, ha avviato un canale di comunicazione tra le istituzioni, i donatori privati e i beneficiari, così come, per la prima volta, ha consentito una prima identificazione dei soggetti bisognosi”.


Visualizza Istat povertà 2008: 8 milioni di italiani, soffre il Sud in una mappa di dimensioni maggiori

Il mezzo più pericoloso? La bicicletta. Sulle strade un morto al giorno

biciombra

La bicicletta è il più mite dei mezzi di locomozione. Non fa rumore, non inquina, può tenere una velocità adeguata, superiore alla velocità media dei mezzi pubblici nell’area urbana (da 12 a 15 km/h). Insomma, è il mezzo più salubre che esista. Inoltre per ogni ciclista in più normalmente circola una macchina in meno.
Ottime le due ruote a pedali, si sa. Soprattutto in città. A tesserne le (giuste) lodi è Il Centauro di maggio, organo ufficiale dell’Asaps, l’associazione amici sostenitori della Polizia Stradale. Ma dalla stessa inchiesta risulta che siano molto pericolose.
Molto più che le auto o le moto. Ogni giorno infatti sulle strade italiane perde la vita un ciclista, 40 finiscono al pronto soccorso, molti vengono ospedalizzati. È come se ogni anno sparissero due gruppi del Giro d’Italia a causa degli incidenti stradali.

I numeri parlano di una vera emergenza perché secondo le statistiche nel 2007 (ultimo anno in cui sono disponibili i dati Istat) in 15.713 incidenti sono morti 352 ciclisti (249 conducenti e 3 trasportati), +11% rispetto al 2005, 14.535 sono rimasti feriti +16,5%. Insomma parliamo di quasi 1000 morti negli ultimi 3 anni. Fra le vittime 289 sono maschi (82%) e 63 le femmine (18%).
Ma ciò che è più importante è l’incremento dell’11% della mortalità rispetto al 2005 e un aumento del 16,5% dei feriti. Il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per le biciclette è di 2,18, il più alto in assoluto. Per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06, per le motociclette 1,96.

La percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è passata poi dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007. Quella dei feriti è passata dal 3,7 al 4,5%. Infine i bambini da 0-14 anni che hanno perso la vita con la bici nel 2007 sono stati 12 (11 maschi e 1 femmina): 2 nella fascia fino a 5 anni (di cui uno trasportato), 1 in quella da 6 a 9. 9 da 10 a 14 anni.
Le regioni che contano più vittime sono infine Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, dove circolano più bici per antica tradizione.

Boom di immigrati: Italia oltre la soglia dei 60 milioni di residenti

Popolazione d'Italia

La popolazione residente in Italia ha superato la soglia dei 60 milioni. Lo riferisce l’Istat che oggi ha reso noto il bilancio demografico relativo a gennaio-novembre 2008. Nello scorso novembre, la popolazione italiana ammontava a 60.017.677. Dopo cinquant’anni dal raggiungimento dei 50 milioni di residenti (avvenuto nel 1959), il nostro paese supera così quella dei 60 milioni.
Dopo cinquant’anni dal raggiungimento dei 50 milioni di residenti (avvenuto nel 1959), il nostro paese supera così quella dei 60 milioni.
A far salire la popolazione residente in Italia sono gli immigrati. A novembre 2008, infatti, a fronte di un saldo negativo tra nati e morti di 103 persone - saldo negativo che nel corso del 2008 ha toccato il picco a febbraio quando i morti sono stati 8.848 in più dei vivi - sono cresciuti coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana pari a 168.682, mentre i cancellati risultano 135.303 con un saldo positivo di 33.379. Sempre più numerose inoltre le donne rispetto agli uomini, avendo aspettative di vita più lunghe. A novembre erano 30.877.928 contro i 29.139.749 uomini.

Con riferimento al solo 2008, rispetto all’inizio dell’anno, si è registrato un incremento dello 0,7% (pari a +398.387 unità) che si è concentrato nelle regioni delle ripartizioni del Nord-est (+1,1%), del Centro (+1%) e del Nord-ovest (+0,8%).
Secondo l’Istat a questo risultato hanno contribuito, dal 1959 agli anni Ottanta, soprattutto la componente naturaledella crescita, e successivamente, con intensità crescente e in misura pressochè esclusiva, la componente migratoria.
In controtendenza rispetto al passato il numero delle nascite è aumentato soprattutto al Nord e al Centro, facendo registrare, invece, un calo nel Mezzogiorno.
L’aumento di nascite si concentra nelle ripartizioni del Centro (+6,0%), del Nord-ovest (+1,9%) e del Nord-est (+1,8%), mentre nelle Isole l’incremento è ridotto (+0,4%) e nelle regioni del Meridione si registra un decremento (-0,8%). Nello stesso periodo del 2008 il numero delle cancellazioni per morte risulta pari a 533.203, con un aumento di 11.522 unità (+2,2%) rispetto all’analogo periodo del 2007. Nel periodo gennaio-novembre 2008 i dati relativi al movimento migratorio con l’estero fanno registrare un saldopositivo (+420.236), di poco inferiore a quello degli stessi mesi dell’anno precedente (+455.998). Il tasso migratorio estero è risultato più elevato nell’Italia Nord-orientale e Centrale (9,8 per mille), e in quella Nord-occidentale (7,8 per mille), rispetto ad un tasso medio nazionale pari a 7,0 per mille, e contro un valore registrato nelle ripartizioni Meridionale e Insulare rispettivamente pari a 3,4 e 3,3 per mille.

Quanto al futuro, le previsioni dell’Istat su scenari considerati medi, confermano che il peso della presenza straniera nel nostro paese è destinato senza la quale la popolazione residente sarebbe destinata a ridursi. Fra poco più di 40 anni, per il 2051, la popolazione residente in Italia raggiungerà i 61 milioni 600 mila unità. Di questi, 10 milioni e 700 mila saranno stranieri.
“È il saldo naturale, negativo dall’inizio degli anni ‘90, tranne qualche eccezione” spiega la ricercatrice dell’Istat Angela Silvestrini “a pesare sulla popolazione italiana: poche nascite e aumento, per via dell’invecchiamento della popolazione, del numero dei decessi. A giocare un ruolo fondamentale a livello demografico sono gli stranieri. Senza quest’ultimi saremmo piano piano tornati indietro, saremmo tornati verso i 50 milioni”.
Per la ricercatrice, “la popolazione italiana continuerà a crescere ma solo per via degli stranieri che, fra l’altro, contribuiscono principalmente anche per le nascite. Nonostante questo contributo, il nostro saldo naturale è da anni vicino allo zero”.
Significativo, a proposito della crescita demogafica legata agli extracomunitari, è il boom in Italia dei locali di kebab: una pietanza di origine turca, ma ormai ben diffusa e radicata anche nella nostra gastronomia. È sempre più facile infatti vedere pizzerie al taglio che hanno sostituito l’ormai vecchio spiedo per i polli, con il classico girarrosto verticale del kebab. Nella sola Roma, la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) ha rilevato, tra il 2004 e il 2008, l’avvio o l’acquisizione di 705 pizzerie al taglio, delle quali 204 (pari al 30%) hanno un titolare straniero. E delle 204 aziende con titolare straniero oltre il 60% appartengono alle tradizioni alimentari riconducibili al kebab.

Il VIDEO servizio:

Otto milioni di italiani a rischio alcol. Sballo del sabato sera, boom tra i minorenni

bicchieredisco

Consumi giornalieri non moderati, “binge drinking” (più di sei bevande alcoliche in un’unica occasione), bevute fuori pasto. Sono quasi otto milioni e mezzo gli italiani a rischio alcol, che bevono più di tre unità alcoliche al giorno (per gli uomini) e più di due (per le donne), secondo il rapporto Istat 2008 su Uso e abuso di Alcol in Italia. Ed è allarme giovani: oltre il 17% degli under 15 ha consumato almeno una bevanda alcolica nel 2008, in particolare il 19,7% dei maschi e il 15,3 delle femmine, mentre già a partire dai 18-19enni i valori di consumo sono prossimi alla media della popolazione, cioè il 74,7% dei maschi e il 58% delle donne.
E proprio loro, i giovani, attraverso la presentazione dei risultati dell’indagine “Il Pilota”, saranno al centro di “Alcohol Prevention Day” in programma domani a Roma, nell’Aula Pocchiari dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Una giornata dedicata alla prevenzione nella popolazione italiana dell’abuso di bevande alcoliche e dei danni legati all’alcol. Il rapporto, effettuato nel febbraio 2008 con interviste a 49.000 persone, riferisce che 36 milioni di italiani dagli 11 anni in su bevono bevande alcoliche, una quota che si è mantenuta stabile, intorno al 70%, dal 1998 al 2008.
Cambiano però le abitudini: diminuisce il consumo quotidiano, mentre aumentano le bevute fuori pasto e occasionali: “Non si può trascurare che si stiano consolidando, soprattutto nei giovani e nei giovani adulti, comportamenti più vicini ad un modello di consumo di tipo nord europeo, basato principalmente su occasioni di consumo al di fuori dei pasti”, scrive l’Istat.
E infatti i ragazzi bevono in media 4 bicchieri di alcol, 3 le ragazze. Gli under 18 fanno registrare addirittura un record in questa cattiva abitudine: 4 bicchieri e mezzo i maschi, inaspettatamente 6 le femmine. Aumentano di pari passo i “policonsumatori”, coloro cioè che in una sola serata bevono birra, whisky, gin e tequila, insomma bevande ad alta gradazione. Senza disdegnare il vino, che torna di moda nello sballo del sabato sera, scelto soprattutto dalle giovanissime. Colpa per l’Iss dell’accresciuta disponibilità e accessibilità delle bevande alcoliche da parte dei giovani, complici l’abbassamento dei prezzi nelle occasioni di happy hours, la pubblicità e le strategie di marketing.
Una percentuale che impressiona “Mai così tanti i giovani sedotti dall’alcol”, afferma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga, del Centro Oms per la ricerca sull’alcol e presidente della Società italiana di alcologia: “L’86% dei ragazzi e delle ragazze che frequenta i luoghi di aggregazione giovanile come discoteche e pub consuma bevande alcoliche in maniera pressoché esclusiva il sabato sera alla ricerca di un senso di ebbrezza, di ubriachezza. E non lo fa certo per caso, ma dietro pressione della società e, soprattutto, davanti ad un’irresistibile seduzione pubblicitaria. Un mix strategico che contribuisce a creare un bisogno, a trasformarlo in un valore e - conclude Scafato - a rendere più accessibile e conveniente ai giovanissimi acquistare prodotti meno cari, facendoli apparire accattivanti e seducenti”.
Tra chi predilige i superalcolici, il 27% dei giovani, la media più elevata di bicchieri si registra tra i minorenni di entrambi i sessi: un bicchiere per i maschi, uno e mezzo per le ragazze. Al contrario di quanto osservato nel 2006 e nel 2007, anche il vino è entrato nella ritualità dello sballo del fine settimana, rappresentando la bevanda prescelta, a volte dominante, dalle giovanissime, le ragazze under 18, in costante abbinamento a tutte le altre bevande alcoliche. Per tutti una spiccata tendenza al “policonsumo” che attribuisce ai consumatori di superalcolici la quota massima di individui che, quando beve il sabato sera, cumula tutte le bevande alcoliche: il 64% circa di amanti dei whisky, gin, tequila e liquori ad alta gradazione dichiara di consumare tutte le bevande in una serata media confermando un profilo di risk taking individuale che aumenta gradualmente con il crescere del tenore alcolico della bevanda di riferimento. Al contrario, le prevalenze di “policonsumatori” sono minime (21%) per chi consuma bevande a bassa gradazione.

Il VIDEO servizio:

Nozze all’italiana: aumentano i secondi matrimoni, ma ci si sposa sempre meno

Matrimoni, addio alla tradizione

Matrimonio all’italiana? Da noi vince il bis.
E non tanto perché sia stata “buona la prima”. Anzi, proprio per il motivo contrario: pentiti del primo sbaglio, si vuole riprovare. La fotografia della vita di coppia viene dall’Istat, che ha registrato negli ultimi anni un incremento delle seconde nozze. Nel 2007 sono state infatti 33.070, contro i 31.846 dell’anno precedente, toccando il 13,2% del numero complessivo.
Secondo l’istituto di ricerca comunque “Si tratta di un’oscillazione congiunturale che da sola non permette di ipotizzare un’inversione di tendenza nella diminuzione delle nozze in atto dal 1972, anno in cui sono stati celebrati quasi 419 mila matrimoni (7,7 nozze per mille abitanti)”.
A diminuire invece sono i primi matrimoni, ovvero la quota più consistente del totale delle celebrazioni: le nozze tra celibi e nubili sono passate da quasi 392 mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a 217.290 nel 2007 (l’86,7% del totale).
Il rito civile è scelto sempre più spesso anche in occasione delle prime nozze: oltre un quarto è stato celebrato di fronte al sindaco nel 2007: una proporzione raddoppiata tra il 1992 e il 2007, i 15 anni presi in esame.
L’istituto di statistica nota poi che si conferma la rilevanza dei matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: nel 2007 ammontano a 34.559, pari al 13,8% del totale delle unioni.
Altro dato, i primi matrimoni sono sempre più tardivi: gli sposi alle prime nozze hanno in media 32,8 anni e le spose 29,7 anni.
Il calo delle prime nozze è il risultato della minore propensione delle coppie a sancire la loro unione con il vincolo del matrimonio: nel 2007 si sono registrati 524,5 primi matrimoni per mille celibi e 589,6 per mille nubili, valori di poco superiori a quelli del 2006 (rispettivamente 511,2 e 576,7) e pressoché dimezzati rispetto al 1972.

Il VIDEO servizio:

Istat: un bambino su 4 è figlio unico

La Bottega dei Ragazzi dell'Istituto degli Innocenti

Un minore italiano su 4 è figlio unico e uno su due ha un solo fratello: il dato, in aumento negli ultimi dieci anni, è contenuto in un’indagine multiscopo dell’Istat presentata oggi e relativa al 2008.
Calo della fecondità, progressivo inserimento delle donne nel mercato del lavoro e aumentata instabilità è coniugale hanno fatto aumentare, ha spiegato Linda Laura Sabbadini dell’Istat, la percentuale di bambini e ragazzi (fino a 17 anni) che non hanno fratelli: se nel 1998 erano il 23,8%, nel 2008 sono diventati il 25,4%. Diminuisce drasticamente la percentuale (dal 40,5% al 32,2%) di famiglie “tradizionali”, cioé con padre che lavora e madre casalinga (con una forte differenza tra Nord, con il 55% e il Sud con il 26,8%), mentre aumenta quella dove entrambi i genitori lavorano (dal 40,2% al 43,8%). Aumenta del 50% la percentuale di minori che vivono con un solo genitore (dal 6% al 9,4%), in gran parte per la separazione dei genitori.
I minori che hanno un solo fratello sono passati in dieci ani dal 53,1% al 54,7% mentre è scesa dal 23,1% al 19,9% quella di chi ha due o più fratelli.
Bambini e ragazzi italiani sono poi sempre più autonomi: secondo l’Istat quasi il 40% dei minori italiani tra 6 e 17 anni possiede le chiavi di casa, e ben il 51,2% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni torna a casa tra le dieci di sera e mezzanotte.
Il 38,7% degli italiani tra 6 e 17 anni dispone delle chiavi di casa, in aumento rispetto al 1998 quando era il 37,8%. La quota aumenta con il crescere dell’età: se nella fascia 6-10 anni possiede le chiavi il 5,2% dei bambini, si sale al 75,7% tra i ragazzi di età compresa fra 14 e 17 anni. E le differenze di genere si fanno sentire anche qui: tra gli 11 e i 17 anni la percentuale di maschi è maggiore rispetto a quella delle femmine. La disponibilità delle chiavi di casa, nota l’Istat, aumenta quando entrambi i genitori lavorano e nelle famiglie monogenitore, e nelle famiglie residenti al Nord rispetto a quelle del Sud.
Interessante è anche il dato sull’orario di rientro a casa dei ragazzi (11-17 anni) quando escono la sera: se il 23,2% torna tra le 20 e le 22, ben il 51,2% lo fa tra le 22 e mezzanotte e l’11,8% oltre la mezzanotte. Percentuali diverse tra maschi e femmine: i ragazzi che fanno ritorno a casa tra le 22 e le 24 sono il 52,6% contro il 49,6% delle ragazze, mentre dopo la mezzanotte torna a casa il 12,1% dei maschi e l’11,5% delle femmine.
E già da piccoli, tra le mura domestiche, i bambini guadagnano più delle bambine. Secondo la ricerca Istat, con la “paghetta” settimanale i bambini ricevono più denaro delle bambine. Se le differenze sono nulle per i piccoli tra i sei e i dieci anni, crescono invece con l’età: tra i 14 e 17 anni i ragazzi che ricevono regolarmente la paghetta sono il 57,2%, mentre tra le ragazze della stessa età la quota scende al 48%. Non solo, ma mentre per le ragazze il denaro è un regalo, un premio che “capita” ogni tanto senza una vera continuità, per i ragazzi si connota maggiormente come un flusso continuo: la quota di ragazze che riceve a volte un premio in denaro al posto della paghetta è infatti molto superiore a quella dei ragazzi, il 32,6% contro il 25,8%.
Ovviamente, però, sono le femmine a fare più lavoro per guadagnarsi quei soldi. Il 90,4% delle minorenni tra i 16 e i 17 anni svolge attività in casa, contro l’86,5% dei maschi. Le attività domestiche sono appannaggio quasi esclusivo delle femmine, che più spesso dei maschi aiutano a fare le pulizie, rifanno il letto, apparecchiano e sparecchiano, aiutano a cucinare e lavano i piatti. Ai ragazzini, invece, spettano i piccoli lavoretti come le riparazioni, gettare la spazzatura, la spesa, o altre piccole commissioni come andare all’ufficio postale. Negli ultimi dieci anni queste differenze sono diminuite, con le femmine che svolgono meno attività tipicamente domestiche, in particolare tra i 14 e i 17 anni, e i maschi che invece sono coinvolti di più proprio in questo tipo di attività. Ma i punti di partenza, sottolinea l’Istat, erano talmente distanti che, nonostante l’avvicinamento, nei comportamenti permangono forti differenze di genere.

Gli altri italiani sono 3,5 milioni. Aumento record di stranieri nel 2007

Fila di immigrat

Anno 2007: incremento record. Mai così tanti extracomunitari sono entrati nel nostro paese. Al 1 gennaio di quest’anno, secondo un’indagine annuale dell’Istat, i cittadini stranieri residenti in Italia sono 3.432.651 (corrispondente al 5,8% della popolazione complessiva) e, rispetto a un anno prima, sono aumentati di 493.729 unità (+16,8%).

Si tratta, sottolinea l’istituto di statistica, “dell’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese, da imputare al forte aumento degli immigrati”. Circa 457mila residenti con cittadinanza straniera - secondo lo studio - sono nati in Italia, 64.049 solo nel 2007. Costituiscono il 13,3% del totale dei residenti e rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita: al censimento del 2001 erano circa 160mila. E sono una “seconda generazione”, perché non sono immigrati; la cittadinanza straniera, infatti, è dovuta unicamente al fatto di essere figli di immigrati.

Un andamento in salita ma del tutto in linea con i grandi paesi europei come Francia e Regno Unito. L’incremento registrato in Italia è analogo a quello spagnolo anche se in questo paese gli stranieri sono l’11,3%. Con questi numeri in crescendo, i dati dell’Istat confermano anche l’aumento della popolazione italiana (da 59.131.287 a 59.619.290), proprio grazie alla presenza di stranieri: il saldo naturale della popolazione straniera (+60.379) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo di quella italiana (-67.247). I nati da genitori stranieri sono stati 64.049 nel 2007 (+10,9%), pari all’11,4% del totale dei nati. Gli immigrati sono più presenti al Nord; in queste regioni risiede il 62,5%, al centro il 25%, mentre al sud il 12,5%.

Nel 2007, sono aumentati gli stranieri diventati italiani attraverso l’acquisizione della cittadinanza. Si stima (dati del ministero dell’interno) che siano stati 261 mila (la maggior parte avviene a seguito di matrimoni). Un numero importante - osserva l’Istat - visto che, ad esempio, in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 mila cittadinanze.
In cima alla lista delle comunità più popolose svettano i romeni. In un solo anno (2006-2007), i romeni in Italia sono passati da 342.200 unità a 625.278 (+82,7%), scalzando così il primato dell’Albania (da 375.947 a 401.949) che al momento si colloca al secondo posto. È la novità che sottolinea l’Istat nel rapporto sulla presenza di stranieri residenti in Italia riferita al 2007.
Al terzo posto, c’è il Marocco con 365.908 unità (erano 343.228). I primi cinque paesi della graduatoria, Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina, rappresentano circa la metà di tutti gli immigrati residenti, con 1.682.000 unità, pari al 49% del totale.

Il VIDEO servizio

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101