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Pagelle di metà anno: abbondano i 5 in condotta

Mariastella Gelmini
Nonostante le proteste di ottobre contro le riforme targate Mariastella Gelmini abbiano unito professori e studenti, alla resa dei conti delle pagelle di metà anno i primi hanno fatto valere lo strumento del voto in condotta, reintrodotto dal ministro. Una vera e propria pioggia di 5 al comportamento degli alunni si è registrata negli scrutini intermedi. Dai dati del ministero dell’Istruzione al termine degli scrutini del primo quadrimestre nella scuola secondaria di secondo grado risulta che le insufficienze in condotta sono state 34.311, delle quali 8.151 con la sola insufficienza in comportamento. I più indisciplinati agli istituti professionali, seguono i tecnici.

La maggior parte dei 5 sono stati dati al Sud. Risuta inoltre che il 72% degli studenti ha riportato almeno una insufficienza (lo scorso anno era il 70,3%).
Maggiori carenze si registrano negli Istituti professionali (con l’80% dei ragazzi con almeno un’insufficienza) e nelle regioni del Centro Sud. A sorpresa la materia più ostica non si rivela la matematica, ma le lingue straniere, in cui il 63% degli studenti è insufficiente.
Tra i dati diffusi dal ministero anche quelli sulle iscrizioni alle elementari: sei famiglie su dieci hanno scelto l’orario scolastico delle 30 ore, mentre il 34% chiede la 40 ore. Solo il 3% ha optato per la 24 ore.

Il ministro Gelmini ha precisato in una nota che tutti i modelli orari prevedono il maestro unico (o prevalente, come vuole il premier) di riferimento.

La condotta secondo la Gelmini: il voto farà media, col 5 si boccia

Mariastella Gelmini

Indietro non si torna. Sul voto in condotta, soprattutto sul 5 che boccia, interviene il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, al Gt ragazzi, per dire - e ribadire - che il voto in condotta farà media con le altre materie: “Perché” ha detto il ministro “sappiamo che l’aumento degli episodi di bullismo preoccupa molto genitori e insegnanti. Si torna quindi” continua il ministro “a una scuola del rigore che fa del comportamento un elemento significativo per formare la personalità dei ragazzi”.
Per quanto riguarda gli sms sulle assenze a scuola dei ragazzi spediti ai genitori il ministro ha detto che “il costo non la preoccupa. Gli sms sono già utilizzati da alcune scuole” ha sottolineato il Ministro “e funzionano benissimo”.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi e le prese di posizione di studenti e genitori, il ministero dell’Istruzione è tornato sull’argomento condotta, annunciando di voler fare chiarezza sulle norme del decreto emanato il 16 gennaio.
“Il ritorno al voto in condotta come momento che influisce sulla valutazione complessiva degli alunni” spiega viale Trastevere “è stato un passaggio fondamentale verso il ripristino di una maggiore serietà a scuola”. A tal riguardo il Miur “sta ora preparando il Regolamento di coordinamento delle norme relative alla valutazione, previsto dall’articolo 3 della legge 169/2009″. Serietà che il ministro Gelmini vuole riportare anche con l’uso delle tecnologie, come gli sms per controllare le assenze.
Con il regolamento sul voto in condotta, saranno, tra l’altro, meglio ridefiniti i criteri della valutazione del comportamento. In pratica sarà data maggiore libertà alle scuole di decidere in autonomia quando assegnare il 5 in condotta. In merito, il limite dei 15 giorni di sospensione per l’attribuzione dell’insufficienza, contenuto nel decreto sulla valutazione del comportamento emanato lo scorso 16 gennaio, potrebbe essere eliminato già a partire dagli scrutini del secondo quadrimestre. Con il regolamento allo studio dei tecnici del Ministero, infatti, le norme contenute nel decreto del 16 gennaio n. 5 saranno meglio qualificate, anche alla luce dei nuovi e gravi fatti di violenza a scuola che si stanno registrando in questi giorni”.
Secondo il decreto (oggi recepito anche dalla provincia autonoma di Bolzano che però non metterà i voti ma lascerà i giudizi alle elementari), con una insufficienza in condotta si potrà essere bocciati. Le scuole, comunque, possono prevedere nei propri regolamenti interni ulteriori criteri e iniziative per la prevenzione dei comportamenti sanzionabili.

Nel testo (5 articoli) si stabilisce che la valutazione del comportamento espressa in sede di scrutinio intermedio o finale “non può riferirsi a un singolo episodio, ma deve scaturire da un giudizio complessivo di maturazione e di crescita civile e culturale dello studente in ordine all’intero anno scolastico”.
E il consiglio di classe “tiene in debita evidenza e considerazione i progressi e i miglioramenti realizzati dallo studente nel corso dell’anno”. L’attribuzione di un voto in condotta insufficiente (inferiore a 6) al momento dello scrutinio finale presuppone dunque che il Consiglio di classe abbia accertato che allo studente durante l’anno sia stata comminata una sanzione disciplinare (allontanamento temporaneo dello studente dalla scuola per periodi superiori a 15 giorni) e che, “successivamente alla irrogazione delle sanzioni di natura educativa e riparatoria previste non abbia dimostrato apprezzabili e concreti cambiamenti nel comportamento”.

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Discutine sul FORUM: Torna il 5 in condotta col rischio bocciatura: un possibile ricatto?

Gelmini apre agli studenti su YouTube: confrontiamoci qui

Gelmini su Youtube

Visualizzazioni: 306. Voti: 7. Commenti: 0. Data del primo video-post: 3 dicembre. Autore: Mariastella Gelmini. Sì, il ministro dell’Istruzione, iscritta al portale dal 6 maggio scorso. E che da mercoledì ha “deciso di aprire un canale su YouTube perchè intendo confrontarmi con voi sulla Scuola e sull’Università. Voglio accogliere idee, progetti, proposte, anche critiche”. E il “voi”, ovviamente, sta per i giovani: gli studenti delle scuole italiane, assidui frequentatori del sito.
Così il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini sceglie di sbarcare su YouTube (lontano dal portale paludato e istituzionale del ministero) e apre un canale di confronto con i ragazzi attraverso video domande o commenti che tutti potranno inviare.
Ogni settimana Gelmini risponderà agli studenti o agli insegnanti sui temi della scuola, dell’università e della ricerca. Facile prevedere un enorme afflusso di contributi, visto che proprio la rete, nei mesi scorsi, è stata insostituibile strumento di confronto ed elaborazione della protesta di studenti e insegnanti contro la riforma della scuola elementare prima e dell’università poi.
Il primo videomessaggio postato dalla titolare del ministero di viale Trastevere non è altro che un promo di presentazione, un filmato di una trentina di secondi in cui l’autrice della contestata legge di riforma della scuola italiana spiega appunto di essere pronta a raccogliere opinioni, suggerimenti ma anche critiche. “Una cosa però non farò mai” dice il titolare del ministero di viale Trastevere “difendere lo status quo o di arrendermi ai privilegi o agli sprechi. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e lo dobbiamo fare insieme”.
Sarà curioso vedere come reagirà la platea degli utenti alla presenza del ministro sul sito che ospita filmati più famoso al mondo e che dalla sua nascita ha registrato il più alto tasso di crescita in termini di popolarità. Il passaparola tra gli studenti non è ancora incominciato, ma come sempre accade nel web è solo questione di tempo. Basti pensare che sono oltre 7mila i video che riguradano Gelmini e la sua legge di riforma (non tutti a favore del ministro). Quindi, un po’ di pazienza: “idee, progetti, proposte e anche critiche” certamente arriveranno.

Il VIDEO di presentazione di Mariastella Gelmini

Il lato D della protesta. Quelli di Blocco studentesco

Blocco Studentesco

di Pietrangelo Buttafuoco

Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.

Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.

Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.

Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:

Studenti contro: a Piazza Navona “Scontri iniziati dai giovani di sinistra”

Scontri a Roma tra studenti di destra e sinistra

Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.

Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.

Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:

Protesta anti Gelmini in tutto il Paese. Con l’appoggio dei Governatori

studenti davanti al Senato

Studenti, e dal pomeriggio anche rappresentanze degli universitari, hanno cinto d’assedio, nonostante il maltempo, il Senato dove domani si voterà il Dl Gelmini. Già a fine mattinata erano, la stima viene dall’Unione degli studenti, circa 10.000; dopo aver dato vita a diversi cortei nel centro di Roma, si sono diretti a Palazzo Madama. Ci sono stati anche momenti di tensione e uno studente è stato prima fermato e poi rilasciato dalle forze dell’ordine.
A Palazzo Madama la seduta di martedì pomeriggio, chiamata a discutere il provvedimento sulla istruzione e università, si è aperta con la verifica del numero legale chiesta dal senatore del Pd, Costantino Garraffa. Mancando il numero legale il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso i lavori per 20 minuti.

I ragazzi hanno chiesto e ottenuto di poter incontrare i senatori e di aprire un tavolo di trattative. L’incontro è durato poco più di un’ora: i manifestanti hanno illustrato ai parlamentari non solo le motivazioni della protesta, ma anche alcune proposte concrete, come la riduzione della quota alle chiese, dall’8 per mille al 5 per mille, con la destinazione del 3 per mille rimanente ad un fondo di sostegno ad infanzia ed educazione, così come la sospensione di fondi inutili o privilegiati, come ad enti desueti, fondi Nato, o l’immediata sospensione dei finanziamenti pubblici alle scuole private. “Qui” hanno sottolineato “è in gioco il nostro futuro. Non è una manifestazione partitica. La protesta non smetterà”.
Duro il commento del presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Al Senato voteremo, come previsto e senza alcuna esitazione, il decreto Gelmini. Non ci facciamo intimidire dalle minacce di nessuno, tanto meno da chi è sceso pretestuosamente in piazza diffondendo menzogne, manipolato e spalleggiato dai dirigenti della sinistra”. In merito poi all’Università ha detto: “Io lezioni da certi baroni non ne voglio più prendere”.
Dalla strada i ragazzi hanno ribaito la loro comunità di intenti al grido di “Né rossi né neri, solo liberi pensieri”, venendo faccia a faccia con le forze dell’ordine ed esponendo striscioni sui quali si legge “No alla riforma”, a grandi lettere nere su fondo bianco, e “Giù le mani dalla nostra scuola”. I giovani continuano a dire che la loro protesta è a-partitica. Di fatto, il gruppo parlamentare di Italia dei Valori è sceso in strada accanto agli studenti che manifestano davanti al Senato. Per il presidente del gruppo, Felice Belisario, “Il decreto Gelmini deve essere bloccato perché offende la scuola italiana ed è il frutto di un’operazione autoritaria che non ha coinvolto né i docenti, né gli studenti, né le famiglie, né il mondo della cultura”.

A Torino
Proseguono le proteste degli studenti e le lezioni all’aperto anche a Torino. Nelle piazze, stamattina, hanno sfilato i ragazzi di diverse scuole superiori, confluiti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, occupato da alcuni giorni dagli aderenti alla protesta. Quasi una cinquantina le scuole che tra oggi e mercoledì saranno “mobilitate”. E anche qui la protesta è stata appoggiata politicamente. La presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso avverte: “Siamo
disponibili a discutere, non a farci imporre nulla. Secondo l’accordo sul federalismo, la competenza dell’istruzione passerà alle Regioni dal prossimo anno scolastico. Lo Stato deve, quindi, confrontarsi con noi, che saremo titolari della materia”.

A Bari
“Quando ci sono movimenti come questo, vuol dire che c’è futuro, che la partita tra l’ignoranza
organizzata, eterodiretta e la domanda di sapere, la domanda di cultura e la conoscenza critica è una partita aperta”, dice il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, commentando il corteo spontaneo di studenti che si è tenuto a Bari per protestare contro il decreto Gelmini e al quale il governatore ha partecipato. “Questa generazione” ha detto anche Vendola “dice che la propria libertà comincia dal diritto alla formazione, dal diritto a non essere prigionieri di una specie di analfabetismo programmatico, di una scuola dequalificata e residuale. Di un mondo” ha continuato “nel quale ci sono scuole e Università private per i figli degli establishment e invece per i figli del popolo c’è una scuola e una Università dequalificata che deve educare solo al precariato”.

La protesta degli universitari a Napoli

A scendere in campo è stato anche il segretario del Pd, Walter Veltroni, durante la conferenza stampa del governo ombra che ha affrontato aveva per tema l futuro dell’università italiana: “Insisto con la richiesta al governo di ritirare il decreto Gelmini e avviare il confronto. Non dico all’infinito, ci si dia un tempo e dopo aver ascoltato tutti si chiude. Considero un atto di arroganza andare avanti con il Dl Gelmini”.
Il leader Pd ci tiene poi a ribadire che le proteste degli studenti e degli insegnati sono “un movimento che non ha nessuna matrice politica”. Finisce, intanto, al vaglio della procura di Roma l’occupazione degli studenti al liceo classico Giulio Cesare. Una denuncia presentata dal responsabile dell’istituto per invasione di edifici (articolo 633 del codice penale) ha determinato, come atto dovuto, l’apertura di un procedimento.

Ma quelle di oggi sono “solo” giornate di preparazione dello sciopero del 30 ottobre. Allora sarà la manifestazione organizzata dai sindacati della scuola di Cgil Cisl Uil, dallo Snals e dalla Gilda a riempire Roma, con nove treni speciali e quasi mille pullman.
A chiudere il comizio in piazza del popolo sarà il leader della Cgil Guglielmo Epifani “Quella del 30 ottobre” dice il segretario della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo “si preannuncia la più grande manifestazione per la scuola che si ricordi. Ma sarà anche di più, centinaia di migliaia di persone sfileranno per salvare il futuro del Paese, il diritto al sapere, il valore della conoscenza, contro i tagli a scuola, università e ricerca”.

La Gelmini star di Facebook, tra l’Onda delle proteste e sostenitori

oltre 40 mila sfilano a Firenze

Non riesce a superare la popolarità di Silvio Berlusconi ma scavalca senza difficoltà l’altro collega famoso del momento, Renato Brunetta. Il ministro dell’Istruzione è il politico-Facebook del momento raccogliendo, ad oggi, sul sito che mette in comunicazione utenti ben 420 gruppi legati dalla parola chiave “Gelmini”, contro i 123 del ministro per la Pubblica ammnistrazione e gli oltre 500 del presidente del Consiglio. E ogni tanto nasce un nuovo gruppo. Se è valido il motto di Oscar Wilde “bene o male purché se ne parli”, allora la signora Gelmini dovrebbe essere contenta…
L’unico ministro che poteva fare peggio della Moratti: la Gelmini” (2.936 iscritti), “Internate la Gelmini” (478 iscritti), “Fermiamo la Gelmini” (622 iscritti), “No alla riforma Gelmini” (1.803 iscritti), “Teniamo la Gelmini fuori dalla nostra scuola” (894 iscritti): ecco alcuni dei titoli di gruppi più diffusi. Ma c’è anche chi si lascia andare ad espressioni più colorite (e non ne riportiamo le più forti): “Manda la Gelmini a lavorare in miniera!“,”Gelmini: l’unico cervello da mettere in fuga“, “La Gelmini ai lavori forzati“, “Stop ai test medici sugli animali, facciamoli su Berluska e sulla Gelmini!“, “Anch’io voglio che la Gelmini ripeta l’esame di stato” (con riferimento all’esame di Stato per diventare avvocato, che la ministra ha effettuato e superato a Reggio Calabria invece che a Brescia, perché lì la percentuale di promozioni era più alta), con ben 11.569 iscritti. O il simpatico: “Convinciamo la Gelmini a scioperare contro il suo decreto“.
Ma per il ministro che chiede il maestro unico non c’è solo obiezione e protesta. Su Facebook incontra anche sostenitori, come “Fans di Maria Stella Gelmini“(385 membri), “Sostegno al Ministro Gelmini per una scuola italiana migliore” (2.097 membri), “Io sto con la Gelmini” (140 membri), “Sì al decreto Gelmini” (164 membri). Ma anche il più estremo: “Quelli che… se incontrano un manifestante VS la Gelmini, lo mettono sotto!“. E tra questi iscritti è alta la stanchezza per la protesta degli studenti, con commenti del tipo: “Se si facesse un sondaggio su chi critica il decreto i risultati sarebbero i seguenti: 75% non ha mai letto il decreto, 10% non non sa cosa sia il termine “decreto”, 15% non sa leggere… frutto della scuola attuale”. O “andassero a lavorare” o “Non capisco perché le persone che cercano di cambiare le cose per migliorarle, vengono giudicate male”. E ci sono anche gruppi che alzano il loro grido contro scioperi e manifestazioni, tipo “Io voglio studiare!” (1.379 membri) o “Basta con le occupazioni!“.
La risposta di un altro gruppo a questi strenui difensori? “Doniamo un cervello ai sostenitori della Gelmini“.
E siccome Facebook è anche goliardia, non mancano anche apprezzamenti più o meno delicati sull’avvenenza della signora della scuola: “Quelli che si vogliono fare Mariastella Gelmini“, “Mi sono innamorato della Gelmini!“. E c’è anche chi trova somiglianze: “Io penso che la Gelmini sia la sorella di Ligabue“.

Guarda la GALLERY: Ricercatori in mutande. LEGGI ANCHE: Verso lo sciopero tra cortei, divisioni e proteste - Gelmini: il mio modello è Obama - I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Riforma Gelmini: fiducia della Camera alla scuola che verrà

 Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini

La Camera ha confermato la fiducia al Governo sul decreto legge Gelmini in materia di scuola con 321 sì, 255 voti contrari e due astenuti. Per l’esecutivo si tratta della sesta fiducia a cinque mesi dal giuramento, avvenuto l’8 maggio. Le cinque precedenti (quattro chieste alla Camera e una al Senato), sono state incassate dal governo il 25 giugno sul decreto fiscale (che conteneva le misure sull’abolizione dell’Ici sulla prima casa e per la defiscalizzazione degli straordinari), il 15 luglio sul decreto sicurezza, il 21 luglio e l’1 e il 5 agosto sempre sul decreto manovra. In più, le due fiducie ‘politiche’ ottenute al momento della formazione del governo da Camera e Senato.

L’opposizione attacca: “Questa riforma si scrive Gelmini ma si legge Tremonti e il governo ha detto di no a qualsiasi possibilità di interlocuzione sul testo”, un documento che sarà licenziato questa settimana a Montecitorio per poi passare all’esame del Senato. Il centrosinistra contesta il governo e il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che non ha partecipato al dibattito sulla fiducia.

La maggioranza si schiera a difesa del decreto. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola, che rimetta al centro la sfida educativa in collaborazione stretta con la famiglia”, sostiene il ministro Gelmini ricordando lo “sforzo in atto da parte del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse”. “Vogliamo una scuola dell’efficienza, del rigore e della serietà”, sostiene la leghista Paola Goisis, secondo cui “chi si scandalizza per il decreto con la fiducia non ha idea della situazione della scuola italiana, i cui problemi vanno risolti”. Sulla stessa linea anche Fabio Garagnani (Pdl), secondo cui “non è questione di grembiule e di voto in condotta ma di lavorare alla qualità della scuola italiana”. Dunque, un decreto “per mettere in sintonia la scuola con un Paese che vuole cambiare e voltar pagina, prescindendo dalle barriere ideologiche”.
Il decreto Gelmini che tra le varie misure prevede il ritorno al maestro unico e del voto in condotta viene contestato dagli esponenti dell’opposizione non solo nel merito, ma anche nel metodo, mentre compatta è la maggioranza: il requisito dell’urgenza - lo ha detto ancora ieri il ministro dell’Istriuzione Maria Stella Gelmini - sussiste pienamente. Inoltre la fiducia, ha spiegato il ministro, è stata decisa “per via dei tempi stretti” e per l’opposizione che si preparava a fare ostruzionismo. “Più che una riforma, la mia credo sia una manutenzione della scuola”, continua la Gelmini aggiungendo che “la scuola a cui penso recupera dal passato principi attualissimi ma guarda al futuro, ammodernando e colmando alcuni gap come quello delle lingue straniere”. La Gelmini ha ricordato lo “sforzo del governo per riqualificare la spesa” che, nel settore della scuola, si traduce in “un riposizionamento delle risorse sull’innovazione tecnologica”. Il ministro dell’Istruzione conferma la necessità di “riqualificare la spesa: spendere meno per spendere meglio” e cita alcuni esempi concreti di intervento nel campo dell’innovazione tecnologica legata al mondo della scuola: “Pagelle on-line, prenotazione via telematica dei colloqui con i professori, internet per la didattica e il lavoro dei docenti, lavagne digitali, rilevazione delle assenze via mail e cellulare”, anche per contrastare l’abbandono scolastico al di là dell’aggiornamento dell’anagrafe.
A tutto ciò, il ministro aggiunge “la riforma delle classi di concorso per colmare alcuni gap, ad esempio sull’insegnamento delle lingue straniere, l’aumento dei servizi alle famiglie e il superamento dell’incapacità della scuola di fare rete fra gli istituti scolastici”.

Il VIDEO servizio:

Discutine sul FORUM: “Maestro unico: gli insegnanti spiegano a Panorama il loro no

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