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Siamo diventati un popolo di piagnoni?

Coda di persone questa mattina allo sportello dei conti correnti nell'Ufficio Centrale delle Poste di Piazza Cordusio a Milano per la prima giornata di apertura delle Poste nei giorni festivi. ANSA

Coda di persone questa mattina allo sportello dei conti correnti nell'Ufficio Centrale delle Poste di Piazza Cordusio a Milano per la prima giornata di apertura delle Poste nei giorni festivi. ANSA

Andrea Monti

Gli italiani non sono soddisfatti. E hanno paura del futuro. Lo dice un sondaggio (scaricalo qui) realizzato dall’istituto Ipsos per l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio, in occasione dell’87° Giornata mondiale del risparmio cui ha partecipato anche il governatore Mario Draghi. Continua

Afghanistan: quattro militari italiani uccisi e uno gravemente ferito

afghanistanANSA - Quattro militari italiani sono stati uccisi in Afghanistan, un altro è rimasto ferito gravemente in un’imboscata nella Valle del Gulistan. I militari stavano rientrando da una missione nella provincia di Farah. Ci sarebbe stato sia un attacco con colpi di arma da fuoco, sia l’esplosione di un ordigno. Continua

Silvio-Veronica, Palazzo Chigi: invidia e odio contro il premier

Berlusconi alla festa di Noemi Letizia
Prosegue il braccio di ferro tra Silvio Berlusconi e parte della stampa italiana.
“Invidia e odio nei confronti di un Presidente del Consiglio che ha raggiunto il massimo storico della fiducia dei cittadini: sono palesi i motivi della campagna denigratoria che La Repubblica e il suo editore stanno conducendo da giorni contro il Presidente Berlusconi”.
Ecco il duro comunicato dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi contro il quotidiano diretto da Ezio Mauro, che oggi ha rivolto al premier “le dieci domande mai poste”, tornando ancora una volta sulla storia del compleanno di Noemi Letizia. Ma intanto il Pd difende a spada tratta il giornale diretto da Ezio Mauro: “Palazzo Chigi vuole abolire il diritto di critica”.
“Attacchi di così basso livello, in vista delle prossime elezioni europee e amministrative” prosegue la nota “confermano non solo l’assoluta mancanza di argomenti politici concreti di quel giornale e della sua parte politica, ma anche una strategia mediatica diffamatoria tesa a strumentalizzare vicende esclusivamente private a fini di lotta politica”.
Il quotidiano romano, per la firma di Giuseppe D’Avanzo, dedica le pagine 8 e 9 (con un richiamo di spalla in prima) per rivolgere “dieci domande mai poste al Cavaliere”. Domande riguardanti quelle che il quotidiano definisce “le incoerenze di un caso politico” a proposito del contrasto tra Veronica Lario e Berlusconi all’indomani della partecipazione del presidente del Consiglio alla festa di compleanno della giovan napoletana.
D’Avanzo evidenzia le presunte “incoerenze” della vicenda mettendo a confronto le dichiarazioni dei vari protagonisti e traendone alcune conclusioni. Al termine di questa disamina rivolge al premier “dieci domande”, a partire da quelle sulle circostanze in cui nacque e poi si sedimentò la sua amicizia prima col padre di Noemi e poi con la ragazza. Fino alla decima domanda che, viste le parole della signora Lario, chiede: “Quali sono le condizioni di salute” del premier?
A difesa di D’Avanzo, Mauro e Repubblica scende in campo allora il Pd: “Non si comprende come l’articolo di D’Avanzo, che ricostruisce esclusivamente, alla luce delle dichiarazioni del premier, della signora Lario e dei signori Letizia, una vicenda che lo stesso presidente del Consiglio ha voluto rendere pienamente pubblica, possa rappresentare una strategia mediatica diffamatoria dettata nientemeno che da invidia e odio. È molto grave che la Presidenza del consiglio dei ministri risponda con un comunicato, e di quel tenore. A meno che a Palazzo Chigi abbiano deciso di abolire il diritto di critica da parte dell’opinione pubblica”.
Parla così, a proposito del comunicato di Palazzo Chigi, la capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro. “Sarebbe stato molto meglio” aggiunge Finocchiaro “che, come accade altrove, il presidente Berlusconi rispondesse alle domande fatte da D’Avanzo. E sarebbe meglio che la si smettesse con questa storia dell’odio e dell’invidia. Io, che sono la sua avversaria politica, posso assicurare che non sono mossa da odio né, mi si perdoni la presunzione, da invidia”.
E le reazioni del quotidiano romano? Sono attese per domani, venerdì 15, quando il direttore Ezio Mauro, risponderà alla nota odierna di palazzo Chigi. Il braccio di ferro continua…

Lario-Berlusconi: due terzi degli italiani indifferenti al divorzio del premier

berluvero

Due terzi (67 per cento) degli italiani dichiarano di essere rimasti indifferenti all’annuncio di divorzio di Veronica Lario. Il 16 per cento si dice colpito.
Sono i dati di un sondaggio commissionato da Panorama, che lo pubblica nel numero in edicola da venerdì 8 maggio, alla Simulation Intelligence.
Secondo la maggioranza (58 per cento) degli intervistati, per Berlusconi l’intenzione della moglie di divorziare sarà solo una questione personale o una complicazione (8 per cento). Per il 26% invece l’affaire potrebbe procurare un danno d’immagine al Cavaliere.
Che, lasciato dalla moglie via media, deve comunque gestire una situazione delicata, a un mese dalle elezioni (europee e amministrative). Della sicurezza di aver con sé l’opinione pubblica, Berlusconi ha parlato prima a Porta a Porta, di Bruno vespa (martedì sera) e poi nel Tg di France 2 (mercoledì alle 20.00).
E i dati citati dal premier (”Tre italiani su quattro sono co me”, pari cioè al 75% del gredimento) sono confermati: la vicenda non ha cambiato l’opinione su Berlusconi all’84 per cento del campione.

Guarda i dati del SONDAGGIO commissionato da Panorama alla Simulation Intelligence - Il VIDEO da Youtube dell’intervista a France 2

Soggetto realizzatore: Simulation Intelligence. Committente: Panorama. Rilevazione del 4-5.5.2009, 800 interviste telematiche effettive su campione casuale, rappresentativo
dell’universo dei cittadini italiani dai 18 anni in su. Fiducia: 95,5%, margine di errore sui dati Universo: compreso tra + e – 3,5%. Documentazione completa: www.agcom.it.

L’invito del premier agli italiani: bisogna reagire, anche lavorando di più

SIlvio Berlusconi con il macchinista sul treno Freccia Rossa

“Abbiamo tutte le condizioni per guardare al futuro con fiducia”. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della situazione economica alla Stazione Centrale di Milano dove ha preso il treno Freccia Rossa, inaugurando la tratta Milano-Roma in tre ore. Una “giornata storica per le Ferrovie”, ha detto il premier, che ha anche indossato un berretto da capotreno e ammesso: “Più facile guidare il Freccia Rossa che il Paese. Chi guida il treno” ha spiegato “ha il computer che lo aiuta, chi guida il Paese ha invece la sua personale autorevolezza politica perché tutto il potere è nelle mani del Parlamento”. La tratta, in tre ore e senza fermate intermedie, diventerà operativa dal prossimo 13 dicembre: “Un modo per tenere unita l’Italia facendo certo concorrenza ad Alitalia però questo è il bello del mercato”.

Sempre usando la metafora ferroviaria, per aver un’Italia ad alta velocità “bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire e anche molta fiducia” ha spiegato Berlusconi “e magari anche lavorare di più reagendo a questa influenza americana che è come un virus che ha colpito un corpo sano. Noi abbiamo famiglie che risparmiano, l’83% degli italiani possiede una casa, e adesso chi ha una casa monofamiliare potrà espanderla mettendo in movimento dei soldi che altrimenti sono fermi in banca”.
“Abbiamo il sistema delle banche che è solido e dei piccoli e medi imprenditori che sono straordinari. Per affrontare questa crisi noi stiamo tentando come tutti una cura che è un po’ un’aspirina, ma tutti i Paesi sono nella stessa situazione e lo posso dire essendo stato per due giorni ad ascoltare i miei colleghi europei. L’Italia -ha concluso il premier- è quella che ha fatto prima e ha fatto di più”.
Tra le misure anti-crisi, Berlusconi cita il piano casa per aumentare le volumetrie e semplificare le procedure. “Oltre la metà degli italiani è favorevole” dice il premier. Che poi annuncia: “Abbiamo il progetto di fare una legge quadro attraverso un disegno di legge, ma per fare in fretta come ci chiedono molti cittadini dovremo fare un decreto» che sarà presentato venerdì. “Saranno poi le Regioni che si regoleranno” ha precisato il Presidente del Consiglio. Le Regioni che vogliono fare ricorso alla Corte Costituzionale si ricrederanno” ha concluso Berlusconi “anche sulla spinta dei loro cittadini”.
Il Cavaliere ha anche osservato che “ci sono tutti i presupposti perché il governo continui a fare bene, abbiamo una solida maggioranza che garantisce la governabilità e questo è importante proprio per uscire bene dalla crisi”.
Poi, “i sondaggi di ieri sono molto buoni per il presidente del Consiglio e per la formazione politica che è ormai una cosa reale e che fonderemo ufficilmente venerdì, sabato e domenica”.
E nel Pdl “spero che si formi una classe dirigente di giovani e quando accadrà il più felice sarò io”, ha detto rispondendo ad un cronista. “Non crederà mica che io pensi di essere immortale”. Quanto a Fini, “non vedo perché dovrei temerlo, l’ho chiamato dopo il suo discorso per fargli i complimenti e ringraziarlo. Sta facendo molto bene il presidente della Camera e si è immedesimato in questo ruolo in modo totale”.
Nelle parole del premier anche le notizie relative al suo reddito, reso pubblico ieri. “Le mie società avevano fatto nel 2007 delle vendite che avevano portato il mio reddito a essere dieci volte superiore a quello di quest’anno, un fatto che non si ripete. Ora siamo tornati alla normalità ed è una normalità che risente della crisi. Comunque non sono preoccupato”.

Guarda le IMMAGINI: Berlusconi sul Frecciarossa

Stress e 40 miliardi: tanto costa agli italiani essere sequestrati dal traffico

Auto in coda
Intrappolati nelle nostre auto per 500 ore l’anno uno spreco di tempo che costa agli automobilisti oltre 40 miliardi l’anno. Fermi, immobili, nel serpentone di lamiere che avanza di un metro all’ora e fa predere le staffe e le speranze. Di arrivare puntuali a un appuntamneto, al lavoro, a casa…

Quantificando, monetizzando: quanto tempo, quanti soldi, quante opportunità si perdono a causa delle code sulle strade di città? La risposta viene dall’Automobile Club d’Italia (Aci), che si è basata sull’analisi dei dati dei dispositivi di localizzazione satellitare Gps.
Risultato? Romani e milanesi, secondo la ricerca trascorrono intorno alle 500 ore l’anno (per l’esattezza 503 ore nella capitale, 498 nel capoluogo lombardo) all’interno della propria vettura: in totale quasi 21 giorni all’anno all’interno della propria vettura per gli spostamenti urbani.

La situazione migliora lievemente nei centri di minori dimensioni: 450 le ore passate in auto dai torinesi, 380 dai genovesi. E se la durata media degli spostamenti nelle rispettive città è di circa 60 minuti, la metà, sottolinea l’Aci, viene persa in code e rallentamenti. Il tempo sprecato nel traffico, secondo l’Aci, ammonta in particolare a 252 ore per i romani, 237 per i milanesi, 180 per i torinesi e 178 per i genovesi e ha un costo non indifferente per gli automobilisti: rispettivamente 650, 642, 440 e 408 euro.
L’indagine è stata illustrata oggi durante l’inaugurazione della Centrale di Informazione sulla mobilità stradaleLuce Verde-Infomobilità Roma“, un servizio via radio che, secondo il presidente dell’Aci Enrico Gelpi, “se fosse adottato dalle maggiori amministrazioni locali del Paese, consentirebbe agli automobilisti italiani un risparmio di tempo valorizzabile in 16 miliardi di euro”.

Già, perché code e rallentamenti non sono solo dannosi per i nervi degli automobilisti che rimangono intrappolati nel traffico cittadino, ma anche per le loro tasche. Lo stress che ora l’Aci ha monetizzato ha un valore che corrisponde a 1.300 euro l’anno per ogni automobilista, (consumo gomme, benzina, olio, freni, tanto per fare un esempio). Senza contare che, inserito in quel serpentone di lamiere e rumore che avanza a passo di lumaca, dicono gli esperti dell’Aci, il tasso di inquinamento prodotto dall’automobilista “con l’auto ferma nel traffico aumenta notevolmente”.
Dati che secondo l’Asstra (l’associazione che riunisce le aziende di trasporto pubblico locale) dovrebbero far riflettere e smettere di piangere lacrime di coccodrillo sui disastri di una mobilità tutta incentrata in modo dissennato esclusivamente sulla mobilità privata. “La soluzione per far risparmiare agli Italiani soldi e salute, liberando i centri urbani dalla morsa del traffico, c’è ma nessuno sembra accorgersene. Questa soluzione si chiama trasporto pubblico”, commentaMarcello Panettoni, presidente di Asstra.

Grassi, fumatori e a rischio alcol. Ecco gli italiani secondo Osservasalute 2008

Salute in cenere

Crescono i vizi degli italiani, sempre più grassi e bocciati in stili di vita salutari: fumano, fanno pochissimo sport e consumano alcol con modalità a rischio. È l’istantanea delle abitudini del Belpaese secondo il Rapporto Osservasalute 2008 dell’Università Cattolica, presentato oggi a Roma al Policlinico Gemelli.

La percentuale di persone in sovrappeso è, infatti, cresciuta progressivamente passando dal 33,5% (rapporto 2005) al 33,6% (rapporto 2006), per salire ancora al 34,6% fino al dato attuale del 35%, lo stesso trend ha seguito l’obesità passando dall’8,5%, al 9%, poi al 9,9% e infine 10,2%.
I dati mostrano che la prevalenza di sovrappeso e obesità aumenta progressivamente all’avanzare dell’età, e le fasce più colpite vanno dai 45 ai 74 anni. La percentuale di uomini in sovrappeso (43,8%) è quasi il doppio di quella del sesso femminile (26,8%), differenza che resta in ogni classe di età. I valori che riguardano la popolazione obesa, invece, sono più elevati negli uomini rispetto alle donne per gli anni compresi fra i 18 e i 54 e maggiori per quest’ultime per la classe 55-74 anni. Le regioni del Sud presentano la prevalenza più alta di persone che risultano in sovrappeso e obese rispetto alle regioni settentrionali; anche se rispetto ai dati riportati nel Rapporto Osservasalute 2007, si osserva una tendenza in leggero aumento anche per le regioni del Nord, sia per quanto riguarda le persone in sovrappeso che per quelle obese.
Nonostante il quadro, lo sport in Italia resta “sconosciuto” e gli italiani si confermano sedentari: è addirittura in discesa, infatti, il numero di sportivi in Italia, e se nel Rapporto 2007 relativo al 2005 solo il 20,9% della popolazione ha dichiarato di praticare in modo continuativo uno o più sport nel tempo libero, il rapporto Osservasalute quest’anno indica che a farlo è il 20,5% degli italiani.
Secondo il rapporto Osservasalute 2008 peggiorano le abitudini alimentari degli italiani e, fatta eccezione per la riduzione del consumo di grassi, come salumi e formaggi, si nota però l’aumento del consumo di dolci e snack salati e la forte crescita del consumo di aperitivi alcolici, la riduzione di consumo di alimenti proteici come le carni bianche e le uova, di cereali, di patate.
Da bocciare, secondo gli esperti, sono pure le nuove tendenze alimentari dei giovani: per i bambini di 3-5 anni è significativo il trend crescente del gruppo delle carni, pesce e uova inclusi i salumi, mentre per i ragazzi di 14-17 anni il trend fortemente crescente per il consumo di alcolici fuori pasto, aperitivi alcolici e super alcolici, nonché la diffusione del consumo moderato degli amari.
In generale il rapporto dell’Università Cattolica boccia gli stili di vita degli italiani: le italiche abitudini “non sono ancora lodevoli” e su alcuni fronti, come la moda dell’aperitivo alcolico, hanno preso decisamente “la china”. Il fumo, innanzitutto, che rappresenta la prima causa di morte evitabile. In Italia, i fumatori sono circa 12 milioni e l’età media alla quale le persone iniziano a consumare tabacco è intorno ai 16 anni. Si fuma di più al Sud (Lazio 25,7%, Sicilia 25,5%, Campania 26,9%) rispetto alle regioni settentrionali. L’abitudine al fumo è più diffusa fra gli uomini (28,8%) rispetto alle donne (17,0%) ed è diffusa soprattutto tra le persone dai 20 ai 54 anni. Confrontando il nuovo Rapporto con quello del 2007 anzi si vede che i fumatori aumentano in entrambi i sessi: se dal rapporto 2007 emergeva che il 28,3% dei maschi era fumatore (dato 2005), il 16,2% delle donne, nel rapporto 2008 siamo rispettivamente al 28,8% e 17%, (dato 2006).

Il VIDEO servizio:

Immigrati, il rapporto Caritas: quasi quattro milioni i regolari

Un cittadino africano con la maglia dell'Italia

All’inizio del 2008 erano tra i 3,8 e i 4 milioni gli immigrati regolari in Italia, con una incidenza del 6,7% sul totale della popolazione, leggermente al di sopra della media Ue. È la stima fatta dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes nel XVIII dossier statistico presentato a Roma (qui il .pdf della scheda di presentazione): cifre che sono lievemente superiori a quelle stimate dall’Istat, secondo il quale i cittadini stranieri residenti all’inizio del 2008 erano quasi 3,433 milioni, comunitari inclusi.
La prima collettività, raddoppiata in due anni, è quella romena con 625.000 residenti e, secondo la stima del Dossier, quasi 1 milione di presenze regolari, seguita da quella albanese (402.000) e marocchina (366.000); un poco al di sopra e un poco al di sotto delle 150 mila unità si collocano, rispettivamente, le collettività cinese e ucraina.
A guadagnare anche in termini percentuali sono stati gli europei (52,0%), mentre gli africani mantengono le posizioni raggiunte (23,2%) e gli asiatici (16,1%) e gli americani (8,6%) perdono almeno un punto percentuale. Tradotto: sono immigrati una persona ogni 15 residenti, una ogni 15 studenti, quasi una ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia, è coinvolto un partner straniero, così come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.
In cifre, spiega il rapporto, si parla di quasi 800.000 minori, più di 600.000 studenti, più di 450.000 persone nate da noi, più di 300.000 diventate cittadini italiani dal 1996, più di 150.000 imprenditori ed il doppio se si tiene conto anche dei soci e delle altre cariche societarie.
Il dossier analizza anche l’andamento dei flussi nell’ultimo triennio: nel periodo 2005-2007 sono state presentate circa 1,5 milioni di domande di assunzione di lavoratori stranieri da parte delle aziende e delle famiglie italiane. Per la precisione 251.000 nel 2005, 520.000 nel 2006 e 741.000 nel 2007, con una incidenza, rispetto alla popolazione straniera già residente, prima del 10%, poi del 20% e nel 2007 del 25%, ma addirittura del 33% rispetto ai lavoratori stranieri già occupati. I flussi registrati nell’ultimo decennio, spiega la Caritas, sono tra i più alti nella storia d’Italia, paragonabili, se non superiori, al consistente esodo verso l’estero degli italiani nel secondo dopoguerra. L`immigrazione è dunque “sostanzialmente di segno positivo e concorre fortemente a porre rimedio alle lacune del nostro paese”, che sta diventando sempre più vecchio.
Gli immigrati sono una popolazione giovane: l’80% ha meno di 45 anni, mentre sono molto pochi quelli che hanno superato i 55 anni. Inoltre, il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media).
Nel 2007, poiché non è stata integrata la quota iniziale di 170.000 nuovi ingressi, si può ipotizzare tenuto conto delle domande presentate - spiega il dossier Caritas-Migrantes - la presenza di almeno mezzo milione di persone già insediate in Italia e inserite nel mercato del lavoro nero, e a volte sprovviste di permesso di soggiorno. “A regolamentare i flussi in entrata non potranno essere i Centri di identificazione e di espulsione” sostiene la Caritas “e gli interventi repressivi, ma si richiede il supporto di interventi più organici”. Sempre nel 2007 le acquisizioni di cittadinanza sfiorano le 40.000 unità; le nuove nascite sono 64.000; gli studenti aumentano al ritmo di 70.000 l’anno; i minori tra nuovi nati e venuti dall’estero sono più di 100.000; le nuove assunzioni “ufficiali” sono più di 200.000 l’anno; l’aumento minimale della popolazione immigrata si aggira sulle 350.000 unità.
Un’elevata presenza si registra presso le famiglie per l’assistenza (le “Sante badanti a cui Panorama ha dedicato un’approfondita inchiesta), nell’edilizia, nelle fabbriche e in determinati servizi ed è riscontrabile una diffusione crescente anche in altri settori: nei trasporti, nei bar, negli alberghi, negli uffici. E gli immigrati hanno un tasso di attività (73%) di 12 punti più elevato degli italiani e sono creatori di ricchezza: concorrono per il 9% alla creazione del Pil (stima Unioncamere), coprono abbondantemente le spese sostenute per i servizi e l’assistenza con 3,7 miliardi di euro utilizzati come gettito fiscale (stima Dossier).
Non solo: crescono anche gli investimenti per l’acquisto della casa: tra gli italiani 8 su 10 sono proprietari di casa, mentre tra gli immigrati lo è solo 1 su 10, ma il divario è in continua diminuzione. Il nostro paese si colloca in Europa tra quelli al vertice per numero di immigrati e la dimensione globale delle grandi città italiane anticipa quello che sarà il futuro nel resto del paese. A Milano l’incidenza degli stranieri è del 14% e 1 ogni 4 è minore (quasi 50.000 su un totale di 200.000), mentre a Roma l’incidenza si attesta sul 10% e l’intera popolazione immigrata raggiunge le 300.000 unità.

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