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Pdl verso il futuro: ecco Generazione Italia, la “svolta” interna di Gianfranco Fini

Il presidente della Camera Gianfranco Fini (Ansa)

Il presidente della Camera Gianfranco Fini (Ansa)

Si chiamerà Generazione Italia e per simbolo avrà un fiocco tricolore che incrocerà una “G” verde e una “I” rossa. Il presidente della Camera e coofondatore del Popolo della libertà, Gianfranco Fini, scopre le carte e lancia una nuova iniziativa che non sarà alternativa al Pdl, ma interna al partito e vicina alle sue posizioni. Continua

Dibattito aperto nel Pdl: Fini c’è ma la destra dov’è?

Gianfranco Fini, 57 anni, presidente della Camera

Gianfranco Fini, 57 anni, presidente della Camera

Fini c’è. E questo è il dato. Il presidente della Camera s’è ormai ritagliato uno spazio inedito: culturalmente e politicamente lui è, infatti, il diretto concorrente di Silvio Berlusconi.
Perfino alla manifestazione romana dei “viola”, il raduno del No Berlusconi day (un caleidoscopio di sigle dall’Idv ai grillini, alla sinistra extraparlamentare, fino ai gruppettari), il più fortunato equivocabile slogan è stato “Per fortuna che Gianfranco c’è”. Continua

Quando la politica è off the record. I fuorionda della Seconda Repubblica (televisiva)

Il pizzino del vice capogruppo del Pd, Nicola Latorre a Italo Bocchino del Pdl

Il pizzino del vice capogruppo del Pd, Nicola Latorre a Italo Bocchino del Pdl

Maledetti microfoni. La storia della chiacchierata informale tra politici non è nuova alle cronache parlamentari: da tempo, anzi da sempre, le parole in libertà hanno raggiunto i più inattesi destinatari. Ma da quando (ed è il destino della Seconda Repubblica) telecamere, microfoni, macchine fotografiche e telefonini si sono moltiplicati, per la fronda politica la vita si è fatta assai più dura. Continua

Sfiducia a Cosentino, caos in Parlamento. Il sottosegretario divide il Pdl e fa litigare l’opposizione

Nicola Cosentino in una immagine di archivio

Nicola Cosentino in una immagine di archivio

“Non è più nel novero delle cose possibili”. Così Gianfranco Fini pensava di avere stroncato, con una semplice dichiarazione, una settimana fa, la candidatura a presidente della Campania di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia per il quale la Procura di Napoli ha chiesto l’arresto dopo le rivelazioni di alcuni pentiti. Continua

Affari e politica: in Italia è una lobby continua

Roma, Piazza del Campidoglio

Resa dei conti rimandata, molte parole, pochi fatti e nessuna soluzione concreta alla cosiddetta questione morale. Al centro del ciclone giudiziario (e politico), la direzione del Partito democratico avrebbe dovuto avanzare proposte concrete per fare luce sulla “zona grigia” (lobby e appalti) sulla quale la magistratura conduce le sue indagini e il Parlamento da vent’anni non interviene con una legge. Ma niente è uscito dalle labbra di Walter Veltroni. Forse perché l’ombra di Alfredo Romeo incombe sui suoi sette anni al Campidoglio?

Oh Romeo, Romeo, ma perché sei Romeo?
C’è poco di scespiriano nelle intercettazioni tra i politici e l’imprenditore che gestiva gli appalti per la manutenzione stradale a Napoli e a Roma. Dal telefono galeotto emerge uno scenario tutto prosa e niente poesia, ma dai contorni poco chiari. Un imprenditore chiama i politici (Renzo Lusetti e Italo Bocchino) e avanza richieste sugli appalti a Roma e Napoli. Per ora siamo fermi a questo, non c’è traccia di denaro. Domanda: è reato? Se il lobbismo in Italia è senza regole e confini, è chiaro che tutto è affidato a una elastica interpretazione del Codice penale.
Claudio Velardi è forse il miglior testimone di questa situazione: è proprietario della Reti, società di relazioni pubbliche che fa anche lobbying, tra i suoi clienti c’è l’imprenditore Romeo ed è assessore al Turismo al Comune di Napoli. Un uomo, tre ruoli. “Da quando sono assessore non c’è alcun intervento della Reti su Napoli” dice Velardi a Panorama. “Nella vicenda napoletana vedo proprio chiara l’assenza di un’azione di lobbying regolata, trasparente”. Secondo Velardi il lobbying è una garanzia: “Quando si svolgono queste attività, come le svolge la Reti, le cose vanno diversamente. Si cerca di proporre e immaginare le soluzioni più adeguate alle amministrazioni pubbliche che, ovviamente, sono libere di scegliere.
Quando tutto avviene in maniera trasparente e professionale, non c’è possibilità di entrare in questa zona grigia. Da tempo c’è un’azione in corso per legiferare e la stessa Reti ha presentato diverse proposte”.
Mentre al Parlamento europeo l’attività delle lobby è regolata e le aziende italiane sono presenti, in Italia tutto è affidato al caso e alla praticaccia quotidiana. Trasparenti a Bruxelles, opachi a Roma. Per Velardi è un buco legislativo: “Il Parlamento finora non è intervenuto perché (diciamocela tutta) c’è chi pensa sia più conveniente lasciare il vuoto: l’esistenza della zona grigia consente di fare azioni eticamente, e in qualche caso penalmente, molto discutibili”.
I lobbisti in Italia sono riuniti in un’associazione che si chiama Il Chiostro: per uno dei fondatori, Alberto Cattaneo, della Cattaneo Zanetto & C, una delle più importanti aziende del settore, il nero napoletano è la prova che occorre un intervento. “Una legislazione sul lobbismo in Italia, diminuirebbe l’estensione della zona grigia dei rapporti tra il mondo dell’impresa e la politica” spiega Cattaneo. Modelli replicabili? “Sia la legislazione americana sia quella usata a Bruxelles sono replicabili in Italia. Servono registri pubblici e pubblicità degli incontri tra lobbisti e politici, per il politico deve essere impossibile fare lobbying mentre è in carica e nei due, tre anni successivi alla cessazione del suo mandato”.

Camere con lobby
Dovrebbero essere i partiti (e il Pd in testa in questo drammatico momento) e le istituzioni a cogliere la palla al balzo. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, pensa sia ora di rompere gli indugi: “Bisogna regolamentare l’attività di lobby, in accordo con le società di categoria, Confindustria, Confcommercio e altri che, di fatto, svolgono un’azione di difesa dei propri interessi. Rendiamo trasparente tutto questo, altrimenti anche una lecita conversazione diventa un argomento da intercettazione”.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, fa un’analisi politica e la proietta sugli enti locali: “In Parlamento l’attività di lobby è palese perché c’è una collettività politica che controlla. Ogni frase che viene approvata su un disegno di legge o un decreto è vista da tanti occhi. L’operazione deve essere per forza trasparente. Le cose sono più complicate per gli enti locali. Il potere è concentrato in un triangolo di ferro: sindaci, assessori nominati dai sindaci, burocrazia. Poi ci sono le imprese che vanno a caccia. Tutto questo però avviene nella totale debolezza dei partiti”.
La lettura che dà Cicchitto vede nell’Italia dei Valori il beneficiario finale “proprio perché si è sbriciolato il meccanismo difensivo e offensivo della cordata che copriva a sinistra”. Ora che il partito è veltronianamente “liquido” ecco all’orizzonte Tonino da Montenero di Bisaccia. Per Cicchitto “bisogna sottrarre alla politica questa sfera, perché si è visto che non è bastata Tangentopoli e la magistratura altrimenti colpisce sistemi di potere di per sé ambigui, anche quando il reato non c’è”.

Lavori in corso
Il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, è concreto come deve essere un costruttore: “La vicenda di Napoli è istruttiva: l’appalto di manutenzione stradale a Romeo non funzionava fin dall’inizio, perché si è tolto il lavoro alle imprese che fanno manutenzione per trasferirlo a una società di servizi che in seconda battuta mette in campo le imprese. Un doppio esproprio: all’amministrazione locale sul controllo e alle imprese di costruzione che intervenivano dopo. Basta vedere anche la situazione romana per rendersene conto”.
Buzzetti non pensa che levare alla politica la decisione sugli appalti sia per forza la soluzione del problema: “Negli appalti ordinari c’è un metodo di gara che comunque l’Ance considera sufficiente, la riforma è partita dopo Tangentopoli e poi si è perfezionata. Gli assessori in questo caso hanno una funzione automatica. Non si inventano un percorso. Non esproprierei gli assessori di questo ruolo, faccio fatica a vedere una rivoluzione. Alcune funzioni non possono essere che svolte dalle istituzioni”.
Il controcanto è di Velardi, stavolta nei panni dell’assessore: “Non sono convinto che il sistema delle gare e degli appalti sia il più efficace. L’attuale sistema favorisce i ribassi e non aiuta la qualità”. Levare la competenza agli assessori? “Quando un politico è in grado di prendere tranquillamente le decisioni, non vedo ostacoli. Molto spesso questa bardatura di norme serve a coprire chi ha la coscienza sporca”.

Serve una cura, altrimenti sarà… lobby continua.

Il Pdl prende l’Abruzzo con Chiodi. Astensione altissima, il Pd affonda

Berlusconi e Chiodi

Il distacco è apparso da subito incolmabile. Tanto che già nel tardo pomeriggio il Pdl ha iniziato a festeggiare la vittoria. Come previsto alla vigilia, infatti, Gianni Chiodi, candidato del Popolo della libertà alle elezioni regionali che si sono tenute in Abruzzo - ha sconfitto nettamente il suo rivale, Carlo Costantini (Centro Sinistra) . Alla fine i dati ufficiali sancivano uno scarto di poco più di 6 punti percentuali: Chiodi conquista il 48,81% dei voti, mentre Costantini riceve il 42,67% dei consensi. Così gli altri candidati: Rodolfo De Laurentiis (Udc) al 5,61%; Teodoro Buontempo (La Destra) all’1,76%; Ilaria Del Biondo (Partito Comunista Lavoratori) allo 0,37%; Angelo Di Prospero (Per il bene comune) allo 0,22%. Per quanto riguarda i singoli partiti, il Pdl è al 35,18% (aveva preso il 38,2% alle politiche dalla primavera scorsa), l’Italia dei Valori è salita al 15,03%, più di dieci punti percentuali sulle politiche (4,3%), mentre il Pd perde 14 punti percentuali, scendendo dal 33,7% al 19,61%.

Giova ricordare che non ci sarà un secondo turno come nelle elezioni comunali, quindi diventerà governatore della piccola regione del centro Italia chi avrà un voto più dell’altro. Ma il vero partito di maggioranza abruzzese è il partito dell’astensione. Che si è attestata intorno al 52% (più della metà degli aventi diritto). Il calo, rispetto alla precedente consultazione del 2005, è stato di oltre 13 punti percentuali quando aveva votato il 68,58% degli aventi diritto. Nel 2005 alle regionali la vittoria era stata del centrosinistra e alla coalizione era guidata da Ottaviano Del Turco che ottenne circa il 58,22% dei consensi contro il 40,95% del centrodestra guidata da Giovanni Pace. Stavolta il dato si è ribaltato.
Tra i partiti il Pdl si avvicina al 37 per cento, mentre sul fronte opposto il Pd si attesta poco sotto il 21, l’Idv sopra il 14 e Rifondazione comunista al 3,3 per cento circa. I dati parziali sui partiti sembrano quindi punire il Pd di Walter Veltroni e premiare l’Idv di Antonio Di Pietro. Proprio l’ex pm ha esclamato trionfante: “L’Italia dei Valori ha quintuplicato i suoi voti in Abruzzo. Ha vinto l’astensionismo ma chi resta veramente sconfitto è la politica che in tutta Italia e specialmente in quella regione sta dimostrando la propria incapacità nella lotta alla casta e ai suoi privilegi”. Quindi una puntura di spillo all’amico (?) Veltroni: “I partiti che non sono né carne né pesce e fanno riunioni e dicono ‘ma anche’ vengono puniti”.
Quella di Veltroni viene definita una politica “suicida” anche dal Pdl. Per Italo Bocchino, vice presidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, “i dati elettorali che cominciano a giungere dall’Abruzzo provano da un lato la bontà dell’azione governativa di questi primi mesi di legislatura e dall’altro la tendenza suicida del partito democratico, che avendo consegnato la guida e la linea dell’opposizione a Di Pietro rischia di crollare irrimediabilmente nei consensi. C’è da augurarsi che Veltroni comprenda adesso che l’Italia ha bisogno di un’opposizione costruttiva e dialogante”.
Dal Pd ancora pochi i commenti. Quelli che giungono sono solo sul dato dell’astensione. L’ex ministro degli Esteri, Massimo D’Alema considera la sconfitta, e ancor più l’astensione, un “riflesso della vicenda giudiziaria”. Una vicenda che per D’Alema ha provocato “un distacco tra cittadini e istituzioni”. Per Peppe Fioroni, coordinatore Area dell’organizzazione del Pd: “Il dato impone una profonda riflessione su come favorire la condivisione e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica e sulla necessità che la politica torni ad essere autorevole”.
Per il ministro della Difesa e reggente di An, Ignazio La Russa, il dato dell’astensione è dovuto soprattutto al maltempo: “Di fronte a motivazioni più deboli di altre volte quello che fa pendere la bilancia è una giornata di sole”.
Da rimarcare, infine, un giudizio sul forte astensionismo dell’ex presidente del Senato, Franco Marini, abruzzese doc: “C’era il rischio, ma una astensione così larga è un problema politico per tutti. Questo deve essere un elemento di riflessione per tutti, sia per chi vince sia per chi perde. Io potrei dire che il tempo cattivo non aiuta, ma non c’è dubbio che c’è da recuperare fiducia alla politica”.

Le vignette di Uber

Rifiuti, la soluzione di Bocchino: sottosegretario e raccolta differenziata

Italo Bocchino, deputato campano di An | Ansa
“Confermo quanto ha promesso Silvio Berlusconi: risolveremo l’emergenza rifiuti in Campania nel giro di due mesi”, ribadisce il deputato campano di Alleanza Nazionale, Italo Bocchino. Che, tra le altre soluzioni, in quest’intervista lancia anche la proposta di un sottosegretario all’emergenza rifiuti.
Onorevole, il Cavaliere dice che una volta vinte le elezioni risolverà l’emergenza rifiuti in due mesi.
Confermo. In due mesi ci proponiamo di levare i rifiuti dalle strade.
E per un ritorno completo alla normalità?
Diciotto mesi per chiudere il problema definitivamente. Ma abbiamo anche un’altra idea.
Dica pure.
Pensiamo ad un sottosegretario all’emergenza rifiuti.
Il super commissario Gianni De Gennaro non basta?
De Gennaro è un prefetto e noi vogliamo un politico. Fa quel che può, ma non risolverà il problema dei rifiuti: li toglierà dalle strade. Invece dobbiamo riprendere in mano la questione che va risolta in maniera politica.
E quindi volete gestire tutto da palazzo Chigi?
Esattamente.
Cose proponete, in concreto, per tornare alla normalità?
Bisogna avviare la raccolta differenziata: che dovrà essere effettuata porta a porta. I cittadini consegneranno i loro rifiuti differenziati e in cambio dovranno avere uno sconto sulla Tarsu.
Onorevole Bocchino, basterà un sottosegretario per risolvere il dramma rifiuti?
La nostra è una proposta per rimettere al centro dell’operazione politica del prossimo la questione Campania.
Nomi per quel ruolo?
Nessuno.

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