Leggi tutte le notizie su:


iva

Vacanze, un affare in nero. Scoperti dalla Gdf 44 evasori totali

Guardia di Finanza
Gli evasori sono in vacanza? Poco male, il fisco li va a cacciare lì. Con un’operazione a tappeto, quotidiana, di controllo: in spiaggia, negli hotel e sulle barche. Entrati nel mirino della Guardia di Finanza.

Controlli sui possessori di beni di lusso, verifiche negli stabilimenti balneari, sequestri di prodotti contraffatti: sono questi i risultati di un primo bilancio dell’attività della Guardia di Finanza nell’estate 2009. Dal 1 luglio a ferragosto, infatti, le Fiamme Gialle hanno eseguito 14.632 verifiche su 959 proprietari di yacht, oltre ad altri 13.673 controlli nei confronti di persone trovate alla guida di auto di lusso: una strategia di lotta all’evasione nell’ottica del redditometro e della verifica dell’effettivo stile di vita dei potenziali evasori.
Tra i soggetti controllati, infatti, spiega la Guardia di Finanza: “sono stati selezionati quelli a più alto rischio di evasione, cioè quelli relativamente ai quali è stata riscontrata una sproporzione fra i beni posseduti e i redditi dichiarati in misura superiore a 100 mila euro”.

Economia sommersa
L’evasione complessiva ha sfiorato i 36 milioni di redditi non dichiarati, oltre a circa 13 milioni di Iva evasa. L’ammontare degli affitti in nero scoperti, invece, è stato pari in tutto a circa 700 mila euro.
Fra i casi più singolari, quello di tre stabilimenti balneari abusivi scoperti sul litorale di Nettuno, che, oltre ad operare in evasione d’imposta, occupavano illegalmente un’area demaniale di oltre 1.800 mq, proponendo un affitto mensile di un ombrellone e lettino a prezzi assolutamente concorrenziali (70 euro) rispetto agli stabilimenti regolari, sottraendo diversi clienti a questi ultimi. Inoltre sono stati individuati 1.563 i casi di mancata emissione di scontrini o ricevute fiscali riscontrati durante i controlli sui litorali. Le verifiche ed i controlli sono stati estesi anche al riscontro della presenza di lavoratori in nero ed irregolari, che normalmente aumentano nella stagione estiva proprio nelle attività tipiche di questo periodo: 315 sono stati i lavoratori irregolari nel complesso scoperti, di cui 271 completamente in nero.

Lotta alla contraffazione
Ma l’attività dei finanzieri non si esaurisce nella lotta all’evasione: le Fiamme Gialle hanno eseguito oltre 1.400 controlli sulle spiagge e nelle località balneari contro il commercio abusivo e la vendita di prodotti contraffatti. “Sono stati identificati e denunciati” riferisce la Guardia di Finanza “760 venditori abusivi, a cui sono stati sequestrati circa 2 milioni di prodotti falsi o insicuri“. Tra questi, anche 175 mila giocattoli, canotti e braccioli, destinati soprattutto ai bambini, sequestrati a Napoli e non conformi agli standard di sicurezza.

Allarme Gdf: in sette mesi evasi oltre 3 miliardi di euro. 1,1 miliardi nei paradisi fiscali

Denaro sequestrato dagli uomini della dogana

Triangolazioni commerciali tra società inesistenti, fatturazioni false, dipendenti al nero.
Gli imprenditori italiani in sette mesi sono riusciti a “nascondere” all’estero redditi per oltre 3,3 milaridi di euro ed ad evadere 1,8 milioni di euro di Iva.
Da gennaio a luglio 2009, da Nord a Sud italia, la Guardia di Finanza ha denunciato 3.557 evasori, il 17 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, sottolinea la Guardia di Finanza, di “valori in linea con i risultati del corrispondente periodo del 2008, che si è chiuso in questi settori con i risultati più alti di sempre”.

Del tesoro nascosto al Fisco, 600 milioni di euro erano intestati a soggetti e società che avevavo dichiarato la residenza o sede legale dell’attività all’estero. Nei paradisi fiscali, le fiamme gialle hanno rintracciato 1,1 miliardi di euro mentre i 1,6 miliardi di reddito evaso erano di imprese estere operanti in territorio italiano.
Fermati alla frontiera (porti, aeroporti) intenti a trasferire oltre i confini nazionali denaro contante in quantitativi superiori ai 10 mila euro, previsti dalla normativa vigente su antiriciclaggio, 1.185 persone. La Finanza e l’Agenzia delle Dogane hanno sequestrato 396 milioni di euro.

In particolare, la Guardia di Finanza di Pordenone ha scoperto cinque ditte, apparentemente con sede all’estero ma in realtà con sede operativa e organizzativa nella provincia friulana, che hanno omesso di dichiarare al Fisco italiano ricavi per oltre 25 milioni di euro.
Solo pochi giorni fa, le fiamme gialle hanno individuato in Croazia la sede formale di un’azienda che di fatto svolgeva la propria attività di installazione di infissi e arredamenti industriali alla periferia della città di Pordenone, che ha evaso oltre un milione di euro.


Visualizza evasione internazionale in una mappa di dimensioni maggiori

Traffico di cellulari veri tra società fantasma: scoperta frode milionaria al Fisco

Persone con i cellulari

Utilizzavano un metodo ormai consolidato per evadere il pagamento dell’Iva: quello delle società fantasma. Tredici persone, acquistando e rivendendo telefoni cellulari, sono riuscite in sei anni a evadere al Fisco 20 milioni di euro. A scoprire la maxi frode è stata la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Taranto. I cellulari venivano importati dallo Stato di San Marino da una ditta pugliese che li rivendeva ad una società di Treviso. Quest’ultima a sua volta concludeva l’affare con un’altra in provincia di Vicenza. Una triangolazione tra società inesistenti che permetteva di perdere la tracce dell’acquisto all’estero e evadere il pagamento della tassa sull’importazione della merce. In questo modo, i telefonini, molti dei quali di ultima generazione il cui valore di mercato supera i 400 euro, venivano rivenduti ai commercianti a prezzi concorrenziali.
Nell’indagine condotta dalla fiamme gialle, solo dal 2000 al 2006, l’organizzazione è riuscita a sottrarre alla tassazione poco meno di venti milioni di euro. Nelle prossime settimane dovranno essere analizzati i documenti che sono stati sequestrati dalla procura della Repubblica di Taranto e che riguardano i traffici commerciali relativi agli ultimi tre anni delle tre società fantasma.

Immigrati che fanno l’impresa: in Italia sempre più extraimprenditori

Un immigrato al lavoro

Scordatevi i vù cumprà. Oggi in Italia l’imprenditore straniero ha cambiato pelle. Anzi, lo ha fatto da un bel po’. Salvo che ad accorgersene sono ancora troppo pochi. La Fondazione Ethnoland ne ha preso atto ed ecco la decisione del suo presidente, il camerunense Otto Bitjoka (qui la copertina che Panorama Economy gli ha dedicato qualche mese fa), di pubblicare il primo rapporto organico sulle circa 165.000 aziende degli immigrati disseminate nel territorio italiano. Grazie alla collaborazione dei redattori del“Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes” e al contributo di strutture e organizzazioni che si occupano del fenomeno migratorio secondo l’ottica imprenditoriale, “ImmigratImprenditori in Italia” è un volume stracolmo di dati, storie, analisi e prospettive che aprono un mondo diverso da quello veicolato nei mass-media. Quello presentato oggi a Milano presso il Circolo della stampa si può riassumere in tre cifre: i 165.114 immigrati titolari d’impresa recensiti nel giugno 2008 (il triplo rispetto al 2003) offrono uno sbocco occupazionale ad almeno 500.000 persone e un contributo al sistema Italia pari all’11% del Pil.
“In tempi così difficili, bisogna lottare contro la crisi e non contro la capacità progettuale degli immigrati” sostiene Bitjoka riferendosi alla proposta della Lega Nord di imporre una fideiussione di 10.000 euro sulle partite Iva aperte dagli extracomunitari. “I dati statistici raccolti nella ricerca di Ethnoland adducono ragioni a sostegno di una società plurale”. E la società plurale, eccola qua: con 27.952 imprese, la comunità marrocchina risulta quella più attiva fra gli immigrati; seguono a breve distanza i rumeni (23.554), mentre più distaccati sono cinesi e albanesi (entrambi con 17.913 imprese), e soprattutto senegalesi (8.138), tunisini (7.293), egiziani (7.169) e bengali (5.296).
Con oltre 83.578 aziende (50,6%), l’industria risulta essere il settore maggiormente privilegiato dagli imprenditori immigrati, con una netta prevalenza del comparto edile (oltre 64.000 imprese), quello tessile, abbigliamento e calzature (10.470 imprese). L’altra fetta di mercato viene risucchiata dai servizi (46,9%), in particolar modo dalle aziende commerciali che, insieme a quelle edili totalizzano otto ogni dieci imprese gestite dai migranti.

Ma quali sono i settori privilegiati dalla comunità immigrate? Per il 67,5% degli imprenditori marocchini recensiti non ci sono dubbi: è il commercio. La stessa scelta operata dai cinesi (attratti anche dall’industria manifatturiera), mentre albanesi e rumeni sono molto più orientati verso l’edilizia.
Sul piano regionale, la Lombardia è la realtà territoriale che accoglie il maggior numero di aziende extracomunitarie (circa 30.000), seguita dall’Emilia Romagna (20.000), Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15.000). A chiudere la classifica sono Basilicata, Molise, Umbria e Valle d’Aosta con meno di 1.000 imprese gestite da stranieri. Entrando nel merito, il rapporto sottolinea che “si riscontrano casi di eccellenza, per giunta nel Meridione: in Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialità degli italiani e anche in diverse Regioni del Nord e del Centro (Piemonte, Emilia Romagna e Toscana) la situazione è più soddisfacente rispetto alla media nazionale”. Questo conduce a una riflessione più amplia sulla crescita spropositata di aziende in mano a stranieri rispetto a quelle dirette dagli italiani. “Gli immigrati stanno facendo rivivere in diverse Regioni del Nord quanto si verificò tra gli anni ‘60 e ‘70 con il boom delle piccole imprese create dai meridionali prima impiegati nelle fabbriche: questa volta, però, la diffusione dell’imprenditoria riguarda tutta l’Italia e l’inserimento come lavoratori dipendenti è avvenuto in prevalenza nelle aziende piccole e medie”.
Da questa smania imprenditoriale, l’Italia trae parecchi benefici (e non ha tutti i torti, da questo punto di vista, don Gianromano Gnesotto, responsabile migranti e profughi della Fondazione Migrantes della Cei quando afferma che il Belpaese “di immigrati ha e avrà bisogno). Intanto perché assorbe una massa salariale pari a 500.000 lavoratori. A livello economico poi, “la presenza lavorativa degli immigrati contribuisce alla formazione di circa un decimo del prodotto interno lordo. In molti Regioni” prosegue il rapporto di Ethnoland allargando il tiro all’insieme dei lavoratori migranti, “la ricchezza prodotta dagli immigrati supera i dieci miliardi di euro” (è il caso in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte). Sul piano finanziario, “Caritas/Migrantes” stima il gettito fiscale assicurato dagli immigrati (e non soltanto delgi imprenditori) nel 2006 a circa quattro miliardi di euro, per salire a 5,5 miliardi nel 2007. E cinque miliardi sono gli euro che i migranti garantiscono ogni anno al paese a titolo di contributi previdenziali, mentre come ricorda il volume essi sono “minimali percettori di prestazioni pensionistiche in considerazione della loro giovane età”.
Tornando agli imprenditori, la ricerca pubblicata da Ethnoland si chiude con l’invito a facilitare l’avvio di un’attività autonoma (indipendentemente dal colore della pelle dell’imprenditore, ndr), un maggior sostegno finanziario all’imprenditoria sociale, una più alta attenzione da parte delle strutture creditizie e degli Enti Locali rispetto alle esigenze espresse dagli immigrati in termine di informazione, assistenza e sostegno durante la fase di gestione quotidiana delle loro imprese e, infine, più risorse per l’economia della conoscenza e dell’innovazione. “Gli imprentori immigrati sono pronti a fare la loro parte per il benessere del paese” conclude Bitjoka.

La proposta della Lega: “Gli immigrati paghino una tassa sui permessi di soggiorno”

Clandestino al cpt

Una tassa di 50 euro per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno agli stranieri e una fideiussione di 10mila euro per iniziare un’attività. È quanto prevede un emendamento della Lega, a firma Claudio D’Amico, al dl anticrisi. Le risorse così raccolte, si prevede nell’emendamento, verranno destinate ai Comuni di residenza dei cittadini stranieri e utilizzate per l’attuazione di politiche di sostegno alle famiglie (italiane) e per il controllo del territorio.
“A decorrere dall’anno 2009″ si legge nel testo originale “è istituita una tassa di concessione governativa, nella misura di 50 euro, per il rilascio di permessi di soggiorno ai cittadini stranieri e sui rinnovi dei medesimi. Le relative risorse sono assegnate ad apposito Fondo istituito presso lo Stato di previsione del ministero dell’interno e devolute ai Comuni di residenza dello straniero richiedente il permesso. Le suddette risorse devono essere utilizzate in via prioritaria dai comuni per l’attuazione di politiche sociali di sostegno alle famiglie e per la vigilanza e il controllo del territorio”.

A dire il vero, una tassa sul permesso di soggiorno era già stata introdotta dal Carroccio al ddl Sicurezza ed era stata approvata a novembre da tutta la maggioranza in commissione Giustizia del Senato. Con una proposta di modifica, presentata come primo firmatario dal capogruppo Federico Bricolo, era stato inserito nel provvedimento del governo il pagamento di una tassa di 200 euro per lo straniero che chiede il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. L’emendamento era passato e il ddl era stato licenziato dalla commissione presieduta da Filippo Berselli.
Ora il ddl Sicurezza, che attende di essere discusso dall’Aula di Palazzo Madama, dovrà essere messo in calendario dalla conferenza dei capigruppo convocata per martedì. E il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano spiega che per l’esame in Assemblea il governo ha già messo a punto un emendamento per rivedere l’iniziativa della Lega: un contributo lo straniero dovrà versarlo per soggiornare in Italia, ma il suo importo verrà fissato “di concerto tra il ministero dell’Economia e quello dell’Interno”.

Ma il provvedimento (nonostante il governo, tramite il sottosegretario Giuseppe Vegas, abbai fatto sapere che “Non c’è nessun parere favorevole del governo sull’emendamento”), fa andare su tutte le furie il presidente della Camera Gianfranco Fini che chiede alla maggioranza di non fare leggi discriminatorie nei confronti degli immigrati. E scatena la polemica tra le forze politiche. A provocare la reazione di Fini, è stata la parte dell’emendamento che prevede il pagamento di una fideiussione di 10.000 euro per l’immigrato che volesse aprire una società in Italia. L’idea della fideiussione, incalza il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, “è un’enorme stupidaggine se non una follia”. Il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota difende la proposta di modifica che porta la firma del collega Claudio D’Amico dicendo che si tratta di una proposta di “buon senso”. Mentre lo stesso D’Amico ricorda che si tratta semplicemente di una soluzione per evitare che i costi per la gestione dell’immigrazione non ricadano solo “sulla fiscalità generale”.
Non la pensa così il segretario del Pd Walter Veltroni che condivide le parole di Fini e bolla quello della Lega come un “emendamento discriminatorio”. Per i democratici ha parlato anche Giulio Calvisi: “È una misura discriminatoria” ha detto “che va aggiungersi alla richiesta agli stranieri che aprano la partita Iva di versare una cauzione di 10mila euro” sempre oggetto di un emendamento della Lega al dl 185.
Un giudizio condiviso dal segretario del Prc Paolo Ferrero che parla di “misure razziste”. Gli stranieri, ricorda l’ex ministro della Solidarietà sociale, pagano già 70 euro per avere il rinnovo del permesso di soggiorno, trasformare ora questo ‘ticket’ in una tassa, commenta, sarebbe “davvero pazzesco”. Anche l’Idv si scaglia contro la norma anti-immigrati e lancia, con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi, un appello al Carroccio a smetterla “con le proposte razziste, sciocche e demagogiche”.

Bastano pochi numeri per documentare il numero enorme di persone interessate a questo provvedimento: secondo una ricerca commissionata dal Cnel e realizzata dal Creli, il Centro per le ricerche di economia del lavoro e dell’industria, solo negli ultimi 5 anni le imprese con titolari extracomunitari sono aumentate del 20%; nel biennio 2006/07 si sono avuti quasi 17 mila nuovi iscritti stranieri alle Camere di Commercio, gran parte lavoratori dipendenti passati al lavoro autonomo.

Nel frattempo è arrivato un nuovo monito della Cassazione contro le espulsioni facili nei confronti degli immigrati privi di permesso di soggiorno. La Suprema Corte invita infatti i questori a motivare bene i decreti con i quali si intima all’immigrato di allontanarsi dall’Italia e di tenere conto della situazione di povertà in cui si trova. È necessario che il decreto di espulsione motivi bene le cause, “non bastando che si limiti a riprodurre letteralmente la formula della legge senza alcuna indicazione”, afferma la sentenza che ribadisce che nell’allontanamento dello straniero bisogna tener conto anche della sua indigenza, perché il disagio in cui vivono gli stranieri senza permesso di soggiorno non consente di capire che è più favorevole per loro allontanarsi con i propri mezzi entro cinque giorni che rischiare di commettere un delitto (restare in Italia) per il quale rischiano come minimo un anno di reclusione.
Ma l’invito dei Supremi giudici non raffredda le speranze del ministro dell’Inerno: “Spero che il 2009 sia l’anno della fine dell’emergenza clandestini in Italia, così come il 2008 è stato invece l’anno record degli sbarchi”, ha auspicato Roberto Maroni, in visita a Lampedusa. Il problema, ha aggiunto, sarà risolto all’inizio della prossima stagione turistica con l’attuazione dell’accordo con la Libia: “Arriveranno solo turisti, niente più barconi”.

Discutine sul FORUM: “Permesso di soggiorno, rilascio e rinnovo a pagamento. Sei d’accordo?”

L’Ue spegne il caso dell’Iva sulle pay tv, ma non gli spot Sky

 Cartelli pubblicitari di Sky

Adesso la Commissione Ue sceglie di mettere tutto nero su bianco. L’ufficialità per tacere ogni polemica. “Se le autorità italiane dovessero insistere nel non cambiare le aliquote Iva sulla tv a pagamento, la commissione Ue dovrà aprire una procedura di infrazione”. Lo ha detto la portavoce Ue per il Fisco, Maria Assimakopoulou, sottolineando che le aliquote non possono essere diverse.

La portavoce ha confermato che nell’aprile 2007 è stato presentato un reclamo. In Italia, secondo la portavoce, “venivano applicati due tassi Iva per la tv pay per view” spiegando che “per alcuni erano del 10 per cento e per altri del 20 per cento”. “Abbiamo analizzato la situazione e in base alla direttiva gli Stati membri possono applicare un tasso Iva basso ma deve essere mantenuta la neutralità fiscale”, ha aggiunto la portavoce, precisando che “la Commissione non prende posizione sul fatto che il tasso sia del 10 o del 20 per cento, ma non è possibile applicare due tassi diversi”. “A questo punto il caso è chiuso” ha proseguito la portavoce. “Nel momento in cui le autorità ammettono che c’è un problema e informano che hanno preso una decisione per porvi rimedio il caso è chiuso”.
Ma non per Sky. La tv di Murdoch non si arrende e prosegue la sua battaglia a colpi di spot contro la decisione del governo Berlusconi di aumentare l’Iva dal 10 al 20%. Da questa mattina un nuovo promo informativo viene diffuso sui canali Sky con l’invito agli abbonati a scrivere una mail di protesta: nel mirino stavolta non più Palazzo Chigi ma il ministero dell’Economia. Il video, in due versioni, della durata di 30 e di 15 secondi, si apre con una serie di scritte che vanno a sovrapporsi. È una lista di prodotti che godono dell’Iva agevolata al 10%. Tra gli altri, francobolli, marionette, uova di struzzo, prodotti petroliferi, manifestazioni sportive, libri, tabacchi grezzi.
Il video ricostruisce anche brevemente la vicenda dell’Iva agevolata applicata alla pay tv, confutando la tesi di esponenti del Governo che sia stata introdotta dalla sinistra per favorire Sky, e si chiude con l’invito: “Se credete che la decisione di raddoppiare l’Iva sul vostro abbonamento Sky sia sbagliata scrivete una mail a  portavoce at tesoro.it”. “Molti prodotti in Italia” è il testo del video “godono dell’Iva agevolata al 10% tra cui uova di struzzo, francobolli da collezione e tabacchi grezzi. Inoltre tutti i prodotti editoriali su carta stampata e il canone Rai godono di un’aliquota ancora più bassa. In Italia l’Iva agevolata al 10% per i servizi televisivi è stata introdotta nel 1995 dal governo Dini, ben otto anni prima che nascesse Sky”.

E pensare che anche l’ex premier Romano Prodi (tirato in ballo dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti) ha ricordato che, sul caso dell’Iva per Sky, “le sollecitazioni dell’Ue perché fosse risolta l’asimmetria delle aliquote Iva per le televisioni in Italia ci furono. Una posizione assolutamente condivisibile, tanto che ci impegnammo a provvedere” spiega in un’intervista confermando le dichiarazione del ministro Tremonti, “ma poi non entrammo mai nel merito”.

Il VIDEO con il nuovo spot di Sky contro il governo:

Il VIDEO servizio:

Bufera Sky, il governo tira dritto: Inevitabile, Prodi si era impegnato con l’Ue

GiulioTremonti con Silvio Berlusconi

Inizialmente Silvio Berlusconi aveva “gelato” i cronisti spiegando che lì, a Tirana, avrebbe parlato solo di “cose albanesi”. Poi però quando nella conferenza stampa con il suo omologo Sali Berisha, ha fatto irruzione il tema Iva-Sky, il presidente del Consiglio ha subito risposto. Attaccando “la sinistra che difende i ricchi”.
Eppure, il premier si era anche detto pronto alla marcia indietro: “Se la sinistra insiste perché si cambi questa norma, io la prendo in parola e sono assolutamente d’accordo, purché si rispettino le normative europee”. E con una nota sibillina aveva concluso: “La sinistra perderà la faccia perché aspetto di vedere cosa farà quando Tremonti spiegherà le azioni del suo agire”. E proprio il ministro dell’Economia, rivela: “Il rialzo? Non c’erano alternative, ce lo impone la Ue. C’è un carteggio tra la commissione Ue e il governo Prodi che prevede l’impegno del governo ad allineare le aliquote. L’impegno scadeva in questi giorni”.

Da Tirana Berlusconi è tornato così sulla polemica innescata dalla decisione del governo di aumentare l’Iva dal 10 al 20% per le pay-tv. Ovvero per Sky. Una decisione che ha fatto gridare Pd e Idv al conflitto di interessi e che ha scatenato una raffica di spot anti-governo sulle reti di Murdoch.

È lo stesso premier alla fine a precisa la posizione del governo sul caso Sky e a chiudere ad ogni ipotesi di revisione della norma inserita nellla manovra anti-crisi. Nessun dietrofront dunque e nessuna apertura alle proposte del Pd come invece era sembrato dalle dichiarazioni precedenti del premier. “Io ho detto testualmente” ha spiegato Berlusconi tornando sulle parole pronunciate in mattinata “che se la sinistra fosse seria dovrebbe insistere, per ottenere che per Sky si ritorni alla condizione di privilegio precedente, passare cioè dal 20% al 10% dell’Iva”. Ma “l’alternativa” ha proseguito “era di riportare l’Iva di tutti gli audiovisivi, Mediaset compresa, al 10%: quindi Tremonti ha rimediato a un privilegio indebito nei confronti di Sky. Io non c’entravo niente e la sinistra si è appalesata per quella che è”.
Dunque indietro non si torna, ribadisce Berlusconi: “Se poi la sinistra insiste è chiaro che siccome io” ha rilevato ironicamente “sono quello del conflitto d’interessi, faccio festa perchè tutte le tv private, provinciali e regionali, e tutti gli audiovisivi, quindi anche Mediaset avranno una riduzione dell’Iva che è quella che ha avuto indebitamente Sky in tutti questi anni”.

A stretto giro interviene anche proprio Tremonti. Per il ministro dell’Economia “non c’erano alternative” all’aumento dell’Iva su Sky poiché incombe una procedura da parte della Commissione Europea. Tremonti ha sottolineato come la “differenziazione delle aliquote per lo stesso servizio era al di fuori dell’ordinamento della Commissione” e come la questione sia stata fatta oggetto di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue secondo cui “se hai un servizio, devi avere un’aliquota unica”. “È stata avviata quindi una procedura sul criterio che se il servizio è uno l’aliquota non può essere diversa”, ha proseguito Tremonti, aggiungendo: “Il termine per evitare le infrazioni scadeva in questi giorni e noi abbiamo dovuto rispettare l’impegno di allineare le aliquote”. “La Commissione ha ritenuto questa asimmetria fuori dal suo ordinamento e il Governo Prodi si era già impegnato ad eliminarla”, ha aggiunto il ministro, spiegando che invece di allineare tutto al 10% “noi abbiamo scelto di allineare tutti al 20%”. Tremonti ha osservato di non capire le critiche secondo cui “3 euro sulla carta acquisti sono un’elemosina mentre aggiungere 2 euro all’abbonamento Sky è una rapina”. A chi gli chiedeva perché non trovare una aliquota intermedia tra il 10 e il 20%, Tremonti ha risposto: “Non è che si fa la mediazione”, aggiungendo: “Se il Parlamento chiede di portare tutto al 10% ne discuteremo ma io preferisco dare i soldi a chi ne ha davvero bisogno”. “A me sembrava più giusto mettere tutto al 20%, ma se non ci fosse stata l’Europa io il provvedimento non l’avrei fatto perché ho altro a cui pensare”, ha concluso il ministro.
Che, dopo aver parlato con i giornalisti, ha consegnato loro un dossier contenente tutta la documentazione relativa al carteggio intercorso nei mesi scorsi tra il Governo e la Commissione europea. La questione nascerebbe, in base alle carte, il 18 ottobre 2007, quando la Commissione invia una missiva alla rappresentanza permanente dell’Italia a Bruxelles, chiedendo spiegazioni sul perché l’Iva ridotta al 10% venga applicata ai servizi di trasmissione televisiva forniti agli abbonati via cavo e via satellite e non anche alle trasmissioni pay-per-view, reputando il trattamento difforme non in linea con l’ordinamento comunitario. Con due diverse lettere di risposta, il ministero dell’Economia (il 25 gennaio 2008) e la Presidenza del Consiglio dei ministri (il 29 gennaio 2008) si impegnano ad allineare la normativa italiana con quella europea. L’amministrazione finanziaria, si legge nella seconda missiva, “rappresenta che, al più presto allineerà con legge l’ordinamento nazionale a quello comunitario, applicando la medesima aliquota per tutti i servizi, sia quelli fruibili attraverso canoni di abbonamento, sia quelli cosiddetti pay-per-view. Dell’avvenuto adeguamento verrà data tempestiva comunicazione alla Commissione”.

In serata Berlusconi, rientrato a Roma, rincara la dose e attacca ancora il Pd: “La sinistra deve andare a casa”, dice. Ma l’arrabbiatura del premier arriva anche sui media: nel mirino i direttori di Stampa e Corriere della Sera. ”Che vergogna… questi sono i personaggi della sinistra con cui abbiamo a che fare. Io Sky la capisco, ha avuto un privilegio, ma non capisco i giornali che invece di chiedersi come mai c’era un rapporto privilegiato nei confronti di Sky attaccano me, che vergogna! Direttori e politici dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa, Politici e direttori di questi giornali, come La Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere”: così dice il premier parlando con i cronisti. ”Altro che conflitto di interesse e Berlusconi…”.

Il FORUM dei lettori: “Sky e Berlusconi: conflitto d’aritmetica

L’idea di Romani: “Canone Rai legato a bollette. Ma tutti devono pagare”

Cavallo Rai

Dall’abbassamento del canone Rai al rialzo graduale dell’Iva sulle pay tv. Passano da qui le mosse di governo e maggioranza sulle telecomunicazioni.
Del primo punto ha parlato il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, intervenuto questa mattinaRadio 24. Il governo, ha detto Romani, sta pensando alla possibilità di abbassare il canone Rai e nello stesso tempo combattere l’evasione magari legandolo alla bolletta elettrica: “L’evasione media dal canone Rai è del 27% e purtroppo è un fenomeno molto più presente al Sud, con punte del 45% in alcune regioni, che al Nord. Di fatto il canone rischia di diventare una tassa regionale. Ho sottoposto perciò al presidente del Consiglio” ha annunciato il sottosegretario “l’ipotesi di studiare un meccanismo che ci consenta di abbassare, e di parecchio, il canone e di farlo pagare a tutti nella stessa misura”.
Una delle possibilità è appunto “l’abbinamento del canone alla bolletta elettrica: a quel punto” ha detto Romani “sta all’utente dimostrare che non ha la tv. Ma è possibile immaginare anche altri meccanismi per renderlo una tassa equa e pagata da tutti”.
Al dibattito su Radio 24 è intervenuto anche il senatore del Pd Marco Follini: “Non possiamo colpire la Rai” ha ammonito il responsabile del Pd per le politiche dell informazione, “cambiando le regole di punto in bianco. Si può discutere del canone, ma nell’ambito di una revisione generale delle fonti di finanziamento e degli indici di affollamento pubblicitario. Altrimenti rischia di rispuntare il conflitto di interessi se si colpisce la principale azienda che fa concorrenza a quelle del presidente del Consiglio”.
Poi Follini ha detto la sua anche sulla questione dell’Iva alle pay tv: “La norma contro Sky è assolutamente iniqua e dovremmo batterci con forza in Parlamento per cancellarla. Detto questo la campagna di Sky per se stessa mi è parsa sopra le righe”. E ancora: “Tradurre la potenza di fuoco della televisione in forza politica sta diventando un’abitudine del nostro Paese -conclude Follini- Resto convinto che questa cattiva abitudine non fa crescere una buona democrazia”.
Su questo fronte, intanto, da quanto si apprende, la maggioranza sta lavorando a un punto di mediazione sulla controversa partita dell’aumento dell’Iva. All’interno del Pdl e nel governo si sta infatti valutando l’ipotesi di scaglionare in tre anni l’aumento dell’aliquota. Secondo questa ipotesi, il decreto anti-crisi dovrebbe prevedere il passaggio dell’Iva dal 10 al 13% nel 2009, quindi al 17% nel 2010 per raggiungere il 20% nel 2011. Sarebbe questo il senso della gradualità degli aumenti cui ha fatto riferimento il vicepresidente del Senato, Domenico Nania: “Vorrei precisare che si tratta di un allineamento e di una riduzione di un privilegio fiscale di cui godevano le pay tv. In ogni caso in parlamento si può cercare di trovare una soluzione condivisa, magari procedendo gradualmente all’allineamento dell’Iva al 20%, scaglionandola nel tempo, invece che introdurla in un solo colpo”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!