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Ora che l’amico del cuore Ciro Ferrara è diventato il suo allenatore, il “Muro di Berlino” passerà anche per raccomandato.
Strano il mondo del calcio: Paolo Maldini viene fischiato dai suoi tifosi nella partita d’addio e anche per Fabio Cannavaro si preannuncia una stagione non facile tra gli ultrà della Juventus dove torna a giocare dopo l’esperienza di Madrid.
Sì, perché non basta avere vinto il titolo mondiale (qui il VIDEO), non basta essere capitano della Nazionale, non basta essere stato consacrato miglior giocatore d’Europa con il Pallone d’oro (qui il VIDEO). I tifosi più rumorosi lo accusano di essere scappato dalla Juve dopo Calciopoli, lasciando la squadra in serie B, preferendo la ribalta internazionale del Real: non vedono di buon occhio il suo rientro a Torino. Ma Cannavaro, da buon napoletano, dice che “tutto si sistemerà”.
In questi giorni è uscito per la Mondadori La mia storia, dai vicoli di Napoli al tetto del mondo dove il bel Fabio ripercorre tutte le tappe, dalle battaglie tre contro tre per strada quando aveva 5 anni alla notte di Berlino 2006, passando per famiglia, amore, compagni, allenatori, errori, soldi e gloria.
Ferrara allenatore, lei casca sempre in piedi…
È successo tutto dopo la mia decisione di tornare: giuro che non c’entro niente. Lui ora è il mio mister prima di essere un amico e non sarò un privilegiato.
Ma questo gioco non l’annoia?
Per fortuna no, giocherò finché mi fanno contratti.
Al Real non è andata benissimo quest’anno.
È stata dura: cambio di presidente, di allenatore, infortuni. E secondi dietro un Barcellona stratosferico.
La verità sul mancato ritorno al Napoli?
Purtroppo non c’è stato niente, nessun contatto, ma solo un presidente che diceva che ero troppo vecchio.
L’ha ferita questa cosa?
Se uno è capitano della Nazionale, pallone d’oro e titolare nel Real Madrid, ma è troppo vecchio per il Napoli, che posso dirle? Peccato, però.
E la verità sul ritorno alla Juve?
La Juve andò in serie B, e non fu per colpa dei giocatori. Il mio passaggio al Real fu deciso insieme alla società e se ne andarono in molti. Ora torno a parametro zero, guadagno meno di prima e la Juve ha incassato i soldi della mia cessione. Direi che per loro è stata una operazione conveniente.
Sì, ma i tifosi?
Capisco l’amarezza dei tifosi quando uno se ne va.
Ma quelli che fischiano Maldini (qui il VIDEO) e fanno i cori contro di lei non le sembrano un po’ imbecilli?
Se noi cambiamo squadra, siamo considerati mercenari, ma se la società ti manda via, allora va tutto bene.
In Spagna i tifosi mai si sognerebbero queste cose.
Ci sono pure lì. Quando Luis Figo passò dal Barcellona al Real gli fecero trovare una testa di maiale in campo.
Molti sportivi accusano voi calciatori di allenarvi poco, faticare niente e guadagnare troppo.
L’invidia è una brutta bestia. Io sono un atleta e non vado certo a guardare quelli che guadagnano più di me.
Beh, non sono in molti a guadagnare più di lei.
È il mercato: la formula uno, l’Nba, il tennis sono sport che hanno un grande business e si guadagna molto. Il calcio piace e i calciatori guadagnano quello che il fenomeno permette. Di certo non andiamo con la pistola puntata dai presidenti. Loro hanno un budget e in base a quello fanno la squadra e stabiliscono i compensi.
Va bene, guadagnate quanto possibile, ma a volte non avete atteggiamenti un po’ esagerati in campo?
Sì, a volte dovremmo comportarci diversamente, a cominciare dalla ressa ogni volta che l’arbitro fischia un fallo. Pensi a quello che è successo tra Torino e Genoa all’ultima giornata. Uno spettacolo penoso.
I campioni fuggono dalla serie A, lei torna per chiudere la carriera?
Torno perché sono italiano, a 35 anni non avevo voglia di fare altre esperienze: avrei potuto andare in Russia, negli Stati Uniti, in Inghilterra…
Il suo libro è un po’ ruffiano, parla bene di tutti tranne che di Zinédine Zidane, possibile?
Ho detto che in campo Zidane non mi piaceva come avversario perché era scorretto e quanto successo alla finale lo dimostra. Per il resto non sono ruffiano, ma davvero sono portato ad avere buoni rapporti con tutti.
Chi è il più forte che ha visto giocare?
Maradona extra concorso. Poi Ronaldo, Thuram, Buffon, Ferrara. Maldini e Del Piero.
L’italiano più forte di sempre?
Roberto Baggio era uno spettacolo.
Il giovane più promettente?
Mi piace Davide Santon, non solo come calciatore: ha proprio una bella testa, un bell’atteggiamento. Uno che è così a 18 anni sarà un campione.
Il miglior amico?
Direi Benny Carbone, Fabio Pecchia, Ciro Ferrara, Lilian Thuram e Gianluigi Buffon.
La maggior delusione?
Forse Antonio Cassano al Real Madrid. Lui ha qualità pazzesche e non le ha sfruttate in quella società.
Uno incompreso?
Vincenzo Montella.
Il più scorretto?
Un francese che ha vinto il mondiale nel ’98: Stéphane Guivarc’h, attaccante.
Cosa le fa saltare i nervi in campo?
Ne ho date e prese tante, mi sono scusato e ho accettato le scuse, ma una cosa che proprio non tollero è lo sputo.
Frasi sui familiari?
Se me le dicono, ricambio.
Frasi razziste?
Ci ho fatto il callo. “Napoletano di m…” è talmente frequente che non mi fa quasi più effetto. Sono fiero di essere napoletano e lo sarò sempre.
Chi è il presidente che ogni giocatore vorrebbe avere?
Direi Massimo Moratti.
Perché spende e dà un sacco di soldi a tutti?
Non solo per i soldi. È un presidente che vive molto la squadra e lo spogliatoio. A volte anche troppo.
Ha sempre difeso in qualche modo Luciano Moggi.
Era il mio dirigente e ho solo detto: aspettiamo di vedere se è colpevole, il tempo e i giudici lo stabiliranno.
Dal campo lei non si è mai accorto di niente?
Una squadra con Buffon, Cannavaro, Vieira, Trezeguet, Ibrahimovic, Nedved, Camoranesi, Del Piero ha bisogno dell’aiuto degli arbitri? Io ho giocato nel Real e anche lì c’era la sudditanza, come alla Juve. Ma la cupola che controllava tutto mi sembra una gran fesseria.
Con Ferrara ha creato una fondazione a Napoli.
Siamo due napoletani che sono usciti dalla strada e hanno avuto successo. Finanziamo e realizziamo progetti per aiutare i giovani più sfortunati. Perché Napoli non è solo rifiuti, corruzione, disoccupazione, camorra.
Lei disse che Gomorra non dava una bella immagine dell’Italia.
Io ho detto che il libro era bellissimo, che Roberto Saviano è un grande, che mi sarebbe piaciuto che il film avesse vinto l’Oscar, però mi auguravo che la Campania non diventasse come Corleone con la mafia. Questo ho detto, tutto il resto non è vero e il giornalista che scrisse una cosa inesatta mi ha chiesto scusa.
Pensa mai che lei, scugnizzo tra i vicoli, l’ha scampata bella?
Io ho vissuto nei Quartieri spagnoli. Ho respirato la realtà di Napoli: sì, sono stato fortunato e ho avuto una famiglia che mi ha seguito e insegnato valori importanti. Ma non mi sono dimenticato da dove vengo.
Lei è un sex symbol (qui il VIDEO). Come si affrontano le fan?
Con un sorriso, ma sono sposato e si tengono a distanza.
Mai un tradimento?
Eh no, non si fa.
Mai una tentazione?
Sono tutto casa e campo.
È un santo, Cannavaro? Non picchia, non insulta, mai una tentazione…
I santi stanno in Paradiso.
E i suoi colleghi tutti discoteche e veline?
A 25 anni è giusto divertirsi. Non mi piacciono ipocrisia e moralismo. Certo, dopo una sconfitta non puoi fare le 5 all’Hollywood.
Adriano ha esagerato?
Ci vuole cervello. Io non mi sognerei mai, prima di una partita, di andare con mia moglie in discoteca, bere dieci birre e poi fare l’amore tutta la notte. Dopo, forse…
Per chi tifa?
Napoli, anche se non mi vogliono.
In campo, meglio furbi od onesti?
Meglio furbi. Ma senza barare. Furbo nel senso di capire prima quello che sta succedendo. In questo i vicoli di Napoli mi hanno insegnato molto.
Le simulazioni?
Mi danno fastidio.
Il simulatore piu grande?
Detto che e un maestro di tante altre cose, un calciatore bravissimo e una persona stupenda, penso che Pippo Inzaghi sia il piu bravo.
E nella vita? Meglio furbi od onesti?
Meglio onesti. Se no che cosa insegni ai tuoi figli?
La Nazionale di tutti i tempi.
Buffon in porta, Facchetti e Zambrotta sulle fasce. Io e Scirea centrali. A centrocampo Pirlo, Gattuso, Bruno Conti a sinistra e Angelo Domenghini a destra. Roberto Baggio e Gigi Riva in attacco.
La politica le interessa?
Mi interessa e la seguo. Mi da fastidio che l’opposizione di turno non segua il governo nelle cose che si fanno per la crescita e il bene dell’Italia.
Centrodestra o centrosinistra?
Centro.
Passioni: cibo?
Pizza, mozzarella. E in Spagna ho imparato a fare la carne alla brace.
Alcol?
Zero, nemmeno la birra.
Mai fatta una canna?
Da ragazzo si, ma non mi diceva granche.
Sesso?
Il sesso e una cosa importante.
Prima di una partita?
Io no.
L’astinenza pesa?
Quando sei in ritiro, pesa tanto.
Mai scappato da un ritiro per andare a fare l’amore?
No.
Ha mai fatto male a qualcuno deliberatamente?
No, pero ho fatto molto male involontariamente a Valon Berhami e Gaby Mudingay della Lazio. Mi e dispiaciuto molto, perche io, dentro, so’ bbuono.
I VIDEO di YouTube su Fabio Cannavaro:
Germania 2006, Cannavaro alza la Coppa del Mondo
Il Pallone d’oro consegnato da Monica Bellucci a Fabio Cannavaro.
Fabio Cannavaro il più Sexy Del Mondo

Una rimonta bianconera rimasta incompleta contro il Chelsea, due pali dell’Inter all’Old Trafford di Manchester, il rigore decisivo della Roma contro l’Arsenal tirato altissimo da Tonetto. Al netto delle chiacchiere, delle giustificazioni, delle attenuanti, la tripla sfida Italia-Inghilterra finisce 0-3.
Il calcio nostrano saluta mestamente la Champions League, mentre quello britannico fa l’en plein. E con il Liverpool, che ha distrutto il Real Madrid, manda quattro squadre nei quarti di finale, insieme a due spagnole (Barcellona e Villareal), una tedesca (Bayern) ed una portoghese (Porto). In teoria, se l’urna del 20 marzo non metterà di fronte nessuna inglese e se tutte e quattro vinceranno le proprie partite, potremmo assistere a semifinali dove l’unico inno sarà God save the queen. Che, tanto per mettere il dito nella piaga, è stato lo stesso della finale dello scorso anno, a Mosca, quando Manchester United e Chelsea diedero vita ad un grande spettacolo, vinto ai calci di rigori dalla squadra di Sir Alex Ferguson.
Italia (calcistica) fuori dall’Europa che conta, quindi. Italia bocciata.
Senza prove di appello e con tanto di sberleffo della stampa britannica che ci aveva descritto non più come i leoni feroci di un tempo, ma inoffensivi come gattini. “Le vivide immagini di Josè Mourinho e del suo giocatore più potente, Zlatan Ibrahimovic, a fatica possono coprire la moltitudine di crepe del calcio italiano”, scriveva il Times due giorni fa. Il giornale inglese non faceva a meno di rilevare i successi del calcio italiano campione del mondo: “Dategli una maglia azzurra e lotteranno come se l’onore della loro famiglia dipendesse da loro”, notando che “gli inglesi, nella loro disperata ricerca del segreto del successo del calcio italiano, hanno ingaggiato un tecnico italiano per la nazionale”. Ma se prima Juventus e Milan, che tra l’altro sono state guidate proprio da Capello, ispiravano rispetto, adesso, per le inglesi, non ci sarebbe “niente di cui avere paura”. Ieri il Wall Street Journal ha spiegato le ragioni per le quali il calcio italiano perde il confronto con quello britannico.
Citando John Foot, docente di storia italiana moderna all’University College di Londra. ”L’Italia” sostiene “non ha modernizzato né il suo Stato, né l’economia, né la società, né il suo sport nazionale e quindi non c’è da sorprendersi che abbia perso terreno rispetto ad altri paesi”. Negli anni ‘80 e ‘90 il nostro paese attirava i migliori giocatori del mondo come Maradona, Zico, Platini, Zidane oggi la destinazione dei calciatori più forti è la Premier League. Basta fare due conti: quanti calciatori inglesi hanno Chelsea, Manchester United e Arsenal? Pochi, forse una dozzina in tutto.
E questo spiega, almeno in parte, la disfatta italiana. Meno facile da spiegare come mai il calcio inglese, che non si ferma nemmeno a Natale e Capodanno, arrivi sempre fresco e senza infortuni nella fase cruciale della stagione, da marzo in poi; mentre le squadre italiane, Juve e Roma principalmente, (nonosante la lunga pausa invernale dal 21 dicembre all’11 gennaio) sembravano un ospedale da campo. Non solo una migliore preparazione, ma anche maggiore freschezza atletica e, forse, meno stress mentale rispetto al calcio italiano.
Inoltre, scrive il Wall Street Journal, i club italiani hanno un problema infrastrutturale: gli stadi sono vecchi e, a differenza di quelli inglesi, “molti non sono di proprietà dei club stessi, ma delle autorità municipali che hanno pochi incentivi a modernizzarli”. Perfino stadi come San Siro hanno pochi servizi e intere sezioni sono dominate da tifosi che possono diventare violenti. Di conseguenza, fa notare il quotidiano newyorchese, la partecipazione di pubblico alle partite è diminuita in media del 25 per cento negli ultimi dieci anni, mentre è cresciuta del 18 per cento in Inghilterra e del 20 per cento in Germania.
C’è anche il problema dei diritti televisivi. Il calcio italiano ha meno introiti tv perché le squadre di serie A vendono i diritti tv individualmente. Secondo Simon Chadwick, professore di business dello sport alla Coventry University, vendendo i diritti collettivamente, le leghe offrono un prodotto più forte e possono assicurare il benessere finanziario di tutte le squadre.
Usciamo, pertanto, con le ossa rotte e questa mattina i tabloid britannici se la ridono e prendono in giro soprattutto Mourinho, definito tutt’altro che “Special one”. Ci resta, ancora per un anno e pochi mesi, il trionfo di Berlino. E ci aggrappiamo a Fabio Capello: che porti, almeno in nazionale inglese, il famoso italian pride perso per strada. Ma per tornare a essere leoni la strada è ancora lunga: i “gattini”, per ora, restano senza denti.
Il VIDEO servizio:

Turnover in casa Juve. Capitan Del Piero si accomoda in tribuna. L’Udinese non sembra un ostacolo insormontabile: non vince da 12 partite, mentre i bianconeri di Torino sono in piena rincorsa sull’Inter. E invece, Di Natale e Quagliarella tornano in versione “da azzurro” e fanno un brutto scherzo alla vecchia signora, che si ritrova di nuovo a meno sei nonostante il rigore segnato dall’ex Iaquinta. Già, perché la capolista non perde colpi. A Catania, con uno stadio contro, inviperito dalle polemiche dell’andata, Stankovic e Ibrahimovic stendono gli etnei. E le buone notizie per la banda Mourinho non finiscono qui: l’altra inseguitrice, il Milan, si fa acciuffare al 43′ del secondo tempo dal Genoa, dopo aver dominato. E’ Diego Milito, che ormai a Genova è in via di beatificazione, a gelare San Siro, che era esploso nel primo tempo per il secondo gol italiano di un David Beckham (su punizione) di nuovo a suo agio vestito da giocatore di calcio e non da modello. Dalle retrovie, per i liguri, si fa avanti la minaccia di una Roma ormai pienamente ritrovata: contro il Palermo (in gol con Cavani), Totti e Brighi fanno godere l’Olimpico. Il capitano giallorosso è un protagonista ritrovato per il campionato. Come il suo ex partner Antonio Cassano, che a Genova spinge la Sampdoria alla vittoria (3-1 sulla Lazio) con una serpentina delle sue, in mezzo ai difensori, fino in porta. Sembra invece aver perso la strada il Napoli di Reja, che a Firenze perde per la terza giornata consecutiva contro i viola di Prandelli, in gol con Santana e Montolivo. Vince ancora il Cagliari, che si porta oltre quota 30 punti vincendo sul Siena con un gol di Acquafresca. Nella parte bassa della classifica, il Bologna si prende tre punti d’oro a Bergamo, dove era caduta l’Inter, Chievo e Lecce rimediano un pareggio che serve poco a entrambe, ma sempre meglio di Torino e Reggina: entrambe in zona retrocessione, non vanno oltre un triste zero a zero.

In Serie A succede di tutto: la prima in classifica si schianta a Bergamo e ne incassa tre, l’ultima in classifica, il Chievo, ferma la corsa del Napoli. Il Genoa è quarto, zona Champions League: non succedeva dal 1991, gli anni di Branco e Aguilera.
Ma tutto passa in secondo piano nel pianeta-pallone di fronte alla telenovela che fa palpitare i cuori milanisti: Kakà se ne andrà alla corte dell’emiro Mansour, il ricchissimo padrone del Manchester City e membro della famiglia reale di Abu Dhabi?
Secondo il quotidiano inglese Daily Star, l’affare è già cosa fatta. Mancherebbe solo la firma del giocatore, ma il padre-procuratore Bosco avrebbe già definito i termini del munifico contratto. Le cifre sono clamorose: 110 milioni di euro al Milan e 15 all’anno al brasiliano.
Per l’Observer, però, una fonte vicina all’emiro avrebbe smentito: “Cifre irrealistiche” e si sarebbe rifatto sotto il Real Madrid con un’offerta da 80 milioni di euro più il gocatore Sergio Ramos.
Da Milano non arrivano conferme. Ieri Kakà ha giocato quello che potrebbe essere stato il suo ultimo match in rossonero, in uno stadio Meazza che non ha smesso di cantare il suo nome per tutti i 90 minuti. Numerosi gli striscioni dedicati al campione brasiliano e critici verso la società, Galliani e Berlusconi, come “Pensavo che il diavolo non potesse vendere l’anima. Mi sbagliavo”. Oggi il giocatore non era presente alle sfilate di Armani, marchio di cui è testimonial come il compagno di squadra David Beckham, il quale si è detto “speranzoso” che Kakà rimanga a Milano.
Il campionato, comunque, va avanti e sorprende: l’Inter di Mourinho finora aveva perso solo nel derby. Oggi è stata sconfitta dall’Atalanta, incassando due gol da Doni e uno da Floccari.
La Juventus ha avuto l’opportunità di ridurre le distanze a un punto, ma l’ha sprecata, fermandosi sull’1 a 1 nel posticipo contro la Lazio (prima rete di Ledesma grazie a un errore di Manninger e pareggio bianconero con una zuccata di Mellberg) . I biancocelesti di Delio Rossi restano un punto sopra la Roma priva di Totti ma in grande ripresa grazie a Baptista, autore del gol della vittoria al 92′ con una spettacolare rovesciata.
La quarta forza del campionato è il sorprendente Genoa di Gasperini, vittorioso in trasferta a Lecce anche senza il “principe” Milito.
L’allenatore dell’Inter, José Mourinho, si gode il primato. Tra una settimana la sfida con la Juve
Inter, Milan e Juve. La vetta della classifica di serie A torna all’aspetto classico. Dopo settimane di mini-crisi, sorprese e provinciali in zona-scudetto, questa giornata di campionato sembra aver ristabilito le solite gerarchie. In attesa del risultato di stasera nel derby romano (la Lazio, se vincesse, si ritroverebbe davanti alla Juve). E’ stata una giornata disastrosa per tutte quelle squadre che avevano ben impressionato e stazionato in alta classifica fino ad oggi: perde l’Udinese, in casa con la Reggina (gol di Brienza per i calabresi). Perde la Fiorentina, in casa del Cagliari (rigore di Acquafresca). Sconfitto anche il Napoli, che incassa tre gol dall’Atalanta (reti di Ferreira Pinto, Floccari e Manfredini). Il Genoa, altra rivelazione del torneo, ha perso malamente giovedì sera nell’anticipo con la Juventus.
All’Inter, capolista grazie alle due perle di Ibrahimovic nella partita di ieri sera contro il Palermo, risponde un Milan cinico, cui basta un rigore generoso (il fallo era al limite dell’area) trasformato da Kakà, per battere il Chievo e ritrovarsi solo un punto sotto ai “cugini”. Nelle altre partite di Serie A, il barese Cassano sente aria di derby pugliese e trascina la Sampdoria alla vittoria contro il Lecce con un gran gol e molte azioni pericolose; mentre a Catania è il siciliano Mascara il mattatore con una tripletta che inguaia il Torino, cui non bastano i gol di Amoruso e Colombo per non sprofondare in basso nella classifica, da dove sta tentando di risalire il Bologna di Mihajlovic, che strappa un pareggio a Siena con il sesto gol in campionato di Marco Di Vaio, su rigore.

Il giornalista, scrittore e tifoso bianconero Giampiero Mughini ha preferito non commentare. Dagli studi di Controcampo, alla notizia dell’aggressione di un sostenitore juventino da parte di alcuni ultrà del Bologna, ha provocatoriamente chiesto: “Volete un commento? Forse mi occupo di bestie?”
Insomma, l’ennesimo atto di violenza legato al calcio è avvenuto nel dopopartita di Bologna-Juve che i bianconeri hanno vinto per 2-1. Un risultato maturato senza contestazioni.
Un modenese di 44 anni, supporter della Juventus, è stato ricoverato in ospedale in condizioni gravi dopo essere stato colpito alla testa da una sassata. La premessa del ferimento, in via della Certosa, la strada vicino allo stadio che scorre lungo il cimitero monumentale.
L’uomo stava tornando verso la propria automobile camminando al fianco del figlio sedicenne, che portava al collo una sciarpa bianconera. Una colpa da punire o un trofeo da conquistare nella logica della tifoseria violenta: un gruppetto di “sostenitori” del Bologna ha cercato di strappare quella sciarpa e il padre è intervenuto per difendere il figlio. Ne è nato uno scontro, al termine del quale l’uomo, colpito alla testa, si è accasciato al suolo.
I primi a soccorrere il ferito sono stati gli agenti della Polizia municipale che hanno poi fatto intervenire il personale del 118. Nella notte un’ambulanza è corsa all’ospedale Maggiore è l’intervento è stato classificato in “codice 3″ quello che segnala una condizione di gravità. Una testimonianza ha riferito che il ferito era intubato e non cosciente.
L’uomo è poi stato ricoverato in prognosi riservata e consegnato alle cure dei medici mentre i cronisti sono stati trattenuti nell’atrio. A loro è sembrato di capire che non ci fosse pericolo di vita.
In ospedale anche la Polizia per acquisire altri elementi utili alle indagini scattate subito nella caccia ai violenti che rischiano l’arresto in base alle nuove norme sulla flagranza differita. E dopo questo fatto tanto pericoloso quanto stupido potrebbe rischiare divieti pure la tifoseria del Bologna.
Paradossale perchè la partita è filata via liscia in campo e sugli spalti, senza gli episodi contesati che negli anni scorsi avevano infiammato gli animi rossoblù. I soliti cori offensivi e uno scontro verbale in tribuna i soli episodi focosi di una serata controllata senza problemi da un robusto servizio di ordine pubblico. Ma l’assenza di polemiche e la vittoria tranquilla di una Juve che ha più che altro sfruttato la modestia degli avversari non sono bastate a calmare i cervelli di chi ha pensato di strappare la sciarpa a un ragazzo di 16 anni e che poi ha colpito il padre sotto i suoi occhi.
Clamoroso al Cibali. La storica frase pronunciata da Sandro Ciotti nel 1961 per commentare la sorprendente vittoria del Catania sull’Inter, torna di grande attualità al termine della quarta giornata di campionato. La squadra allenata da Walter Zenga, questa volta in trasferta, blocca sull’1 a 1 la Juventus grazie ad un gol di Gianvito Plasmati, una vita passata sui campi della serie C2 (Chieti, Brindisi, Ragusa e Andria) e della C1 (lo scorso anno a Taranto) per arrivare a siglare il secondo gol in massima serie in tre partite giocate. E, ironia della sorte, l’Inter ringrazia il suo ex portiere (e una rete di Cruz su assist di Ibrahimovic per superare il Lecce con grande sofferenza) per volare in testa alla classifica, a quattro giorni dal derby della Madonnina. Un derby rinvigorito dalla vittoria del Milan a Reggio Calabria che rilancia definitivamente gli uomini di Ancelotti. Dietro all’Inter, Lazio (3 a 0 sulla Fiorentina) e Atalanta (1 a 0 sul Cagliari). Male la Roma, sconfitta anche a Genova, e il Palermo, battuto da un sempre più convincente Napoli.
FORMULA UNO IN NOTTURNA A SINGAPORE. All’indomani della decisione della Corte d’appello della Fia, che ha giudicato “inammissibile” il ricorso della Mc Laren, confermando la penalità inflitta a Lewis Hamilton in Belgio e la vittoria della gara di Massa, si riparte con la Formula Uno con il suggestivo scenario in notturna a Singapore, il primo in assoluto di tutta la storia dei Gran premi. “Arriviamo a Singapore dopo tre giorni di test che ci hanno aiutato a progredire con il pacchetto della F2008 – dice Stefano Domenicali, responsabile della gestione sportiva Ferrari - La lotta per i due titoli sarà molto dura. Raikkonen e Massa hanno incontrato a Maranello il presidente Montezemolo, il quale ha chiarito che, come sempre, la Ferrari ha il semplice obiettivo di chiudere la stagione vincendo entrambi i titoli”. Domani alle 13 e alle 15.30 (ora italiana) le prime prove libere. Sabato alle 16 le qualifiche ufficiali e domenica alle 14 la gara con diretta su Rai1 e Sky Sport2.
BASKET CAOS, SI DIMETTE IL PRESIDENTE. Fausto Maifredi ha rassegnato le dimissioni da presidente della Federazione italiana pallacanestro (Fip). La decisione è stata presa dopo un incontro con il presidente del Coni Gianni Petrucci. Maifredi, 59 anni, era in carica dal 1999 (riconfermato nel 2001 e 2005) e il suo mandato era in scadenza a marzo. Domenica scorsa, all’indomani del Consiglio federale che aveva escluso dal campionato di serie A Napoli e Capo D’Orlando, si erano dimessi 6 dei 20 membri del consiglio. Nei prossimi giorni Petrucci nominerà un commissario, probabilmente un membro della Giunta Coni, che traghetterà la federazioni verso le elezioni che a questo punto potrebbero essere anticipate. A proposito di Capo D’Orlando, che ha chiesto un incontro urgente con Petrucci e ha già annunciato il ricorso contro la sua esclusione, i giocatori hanno scritto una lettera dicendosi di fatto “disoccupati a due settimane dall’inizio del campionato”. “I disoccupati della serie A forse aumenteranno di 13 unità a cui vanno sommati i colleghi, gli allenatori e i dirigenti del basket Napoli – dicono – Non siamo i piloti Alitalia e nessun politico si muoverà per noi, ma sicuramente il basket italiano subirà un altro colpo alla sua credibilità e l’ennesima figuraccia in Europa, dovendo noi partecipare alla Eurocup”.
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