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Luca Toni: metà cachet, doppia passione


Luca Toni: metà cachet, doppia passione

di Antonella Piperno

Finirà che una volta appesi gli scarpini al chiodo gli offriranno di allenare la nazionale della Padania. Perché Luca Toni, con il suo sacrificio estremo, ha fatto felice il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, che nel giugno scorso invitò la Federcalcio a ridurre gli stipendi ai calciatori, convinto che il mondo del pallone dovesse partecipare «ai sacrifici degli italiani di fronte alla crisi». E Michel Platini, presidente della Uefa, ha rincarato in questi giorni: «I campioni dovranno guadagnare cinque volte meno». Continua

Parla Moggi: “Col calcio ho chiuso. Ma rifarei tutto”


Luciano Moggi, 73 anni, ex direttore generale della Juventus

Luciano Moggi, 73 anni, ex direttore generale della Juventus

Quando scende i dieci scalini che dalla strada portano alla spiaggia dei bagni Golfo, a Follonica, è come se scendesse in campo. Polo e bermuda, Luciano Moggi, 73 anni, qui è di casa ed è accolto come un campione. C’è chi gli chiede pronostici sul calciomercato, chi commenti sulla Nazionale, chi gli dice: “Non è facile mantenere la fede (juventina, ndr) di questi tempi”.
Continua

Saga Agnelli: e dietro le quinte rispunta Giraudo

Antonio Giraudo, che si è trasferito a Londra dopo Calciopoli

Antonio Giraudo, che si è trasferito a Londra dopo Calciopoli

L’incontro decisivo è avvenuto alla fine del maggio scorso ad Allaman, quasi a metà strada fra Ginevra e Losanna: è nella tenuta di Margherita Agnelli che Antonio Giraudo ha suggellato l’alleanza con la figlia dell’Avvocato e suo marito, il conte Serge de Pahlen. L’ex amministratore delegato della Juventus, trasferitosi a Londra subito dopo Calciopoli, non tratta in proprio: è in Svizzera in veste di ambasciatore plenipotenziario di Andrea Agnelli e di sua madre, Allegra Caracciolo, vedova di Umberto Agnelli. Continua

I ragazzini italiani a scuola dal Real Madrid

Real Madrid Camp

E’ sbarcato. Il Real Madrid è partito alla conquista dei giovani talenti italiani. La società madrilena non si è accontentata di aver strappato con un colpo di mercato alla tifoseria milanista il campione brasiliano Kakà, e ha scelto l’estate 2009 anche per entrare a pieno titolo con i propri Camp e tecnici nelle attività calcistiche estive dedicate ai ragazzi italiani.

Un vero e proprio boom: sei le regioni interessate (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Toscana, Puglia, Umbra), dieci i Camp e poco meno di mille ragazzi tutti di età compresa tra gli otto e i 17 anni.
Per il Real, l’Italia, si sa, è come altri Paesi del Mondo (Finlandia, Francia, Giappone, Estonia) un ottimo luogo per diffondere e sviluppare il marchio ma anche per osservare la preparazione calcistica degli adolescenti. Giornate piene con un programma tecnico intenso, modellato in base all’età e alle capacità degli aspiranti campioncini direttamente dai tecnici della società spagnola, due per ogni camp.

Nonostante le differenze, però, per tutti le 9.00 segnano l’inizio degli allenamenti e dei tornei, mentre le 19.00 la fine della giornata.
“Al Real Madrid piace l’Italia, piace la passione e l’entusiasmo dei giovani giocatori - spiega Fabio Ponso della società Starting Five e responsabile in Italia dei Real Madrid Camp – per questo dopo una timida partenza tre anni fa con un solo camp in Friuli, ha deciso di conquistare da nord a sud decine di località e di diffondere tra i piccoli amanti del football i metodi e le tecniche calcistiche della società madrilena”. Poi anticipa: “Per il 2010 i camp raddoppieranno”.

Insomma tutti a scuola dal Real tra dribbling, colpi di testa, stop, tiri, passaggi e il fascino irresistibile della camiseta blanca.
“I ragazzi italiani hanno un ottimo livello culturale e una buona la conoscenza delle regole del calcio- ammettono Santiago Sanchez e Ruben Maroto, allenatori del settore giovanile dei galacticos in ‘trasferta’ nel camp toscano di Riparbella- ma soprattutto apprendono velocemente i nostri metodi e tecniche di preparazione”.

Negano di aver scovato nuovi talenti ma hanno segnalato a società calcistiche locali alcuni giovanissimi: due al nord e un portiere in Toscana.

Campioncini in erba che la società, pur non ammettendolo ufficialmente, non ha intenzione di abbandonare.

Ma quanto costa una settimana di allenamento con tecnici dei grandi club italiani e stranieri?

I prezzi possono variare dai 350 ai 700 euro a seconda se si decide di far dormire il ragazzo all’interno delle strutture convenzionate o di farlo rientrare a casa per la notte.
Ma alcune volte questi camp possono riservare (comprese nel prezzo) anche sorprese interessanti come è avvenuto a Riparbella, Pisa, in quello del Real Madrid; i centoventi ragazzi si sono prima allenati e poihanno sfidato sul campo due ex giocatori di serie A: Igor Protti e Graziano Mannari. Quest’ultimo soprannominato ‘Lupetto’ è ricordato tra gli appassionati di football per due magnifici gol segnati al Bernabéu proprio al Real con la maglia del Milan.

Ma i camp sportivi dedicati alla disciplina del calcio si stanno affermando tra le migliori vacanze estive per gli adolescenti italiani.
Mixano il divertimento all’apprendimento delle regole dello sport e del vivere in squadra. E i grandi Club italiani lo sanno bene.

Il Milan che ha iniziato dieci anni fa, ripete ogni anno l’esperienza estiva in ventotto Paesi del mondo e in Italia in 53 località. Oltre duemila e 500 i giovani iscritti solo in tutto il teritorio nazionale.
“I nostri camp estivi non sono un’operazione di marketing come per altre società ” tiene a precisare Marco Marchi, responsabile del settore giovanile della Juventus, “ai ragazzi seguiti solo dagli allenatori e tecnici del nostro staff, affianchiamo anche psicologi. Sono figure indispensabili che aiutano i preparatori ad approcciarsi in modo adeguato ai giovani e a quest’ultimi a capire lo spirito giusto con il quale affrontare una settimana di allenamenti”.

A tal proposito l’Inter ribadisce il concetto e si rivolge ai genitori: “Non sono provini ma sono esperienze decisamente più formative ed importanti di una semplice ‘esibizione’” puntualizza Lello Dragone, Responsabile organizzazione scuole calcio estive dell’Inter “la società neroazzurra segue i ragazzi durante gli allenamenti con tecnici d’esperienza e medici ma anche fuori dai campi prestando attenzione sia al livello di socializzazione che all’ alimentazione di ciascun partecipante”.
Ma assieme alle scuole e ai camp, da anni l’Inter, gestisce un altro progetto che coinvolge migliaia di giovani che vivono in aree disagiate in tutto il mondo: l’Intercampus.

E i futuri campioni? “Ci sono ragazzi italiani promettenti - ammette Dragone - e questi camp ci permettono di selezionarli con maggiore attenzione potendoli osservare per un’intera settimana non solo sotto il profilo professionale ma anche caratteriale”. E in uno dei camp all’estero, Australia, il club rossonero ha selezionato un giovane talento di 11 anni che da alcuni mesi sta frequentando la scuola calcio della società a Sidney.

Fuoriclasse giovani anzi giovanissimi; lo stesso Silvio Berlusconi solo pochi giorni fa ha ammesso di voler puntare l’attenzione sui ragazzi al di sotto dei 23 anni.
E a Milano nel mese di settembre, la società ha organizzato il Milan Junior camp day al quale parteciperanno 400 ragazzi , selezionati nei camp effettuati all’estero.

La Juventus in ritiro estivo a Pinzolo: fotogallery

14/07/2009 - Ecco alcune immagini dal ritiro estivo 2009 della Juventus a Pinzolo, in provincia di Trento.

GUARDA LA FOTOGALLERY

ritiro estivo a Pinzolo

Nella foto: David Trezeguet. Credits: Jonathan Moscrop/LaPresse

ritiro estivo a Pinzolo
Nella foto: Amauri. Credits: Daniele Badolato/LaPresse

Sfoghi e sfottò. Gli juventini scatenati sul web: “Mourinho uno di noi”

José Mourinho

Il verdetto è scritto: “Mourinho uno di noi”. Il coro non arriva dalla curva dell’Inter, di cui “Special One” è allenatore, bensì dai forum di tifosi juventini, scatenati all’indomani del presunto sfogo, fatto nello spogliatorio dall’allenatore portoghese dopo la sconfitta dell’Inter contro l’Atalanta. “Il primo scudetto ve lo hanno dato in segreteria, il secondo lo avete vinto perché non c’era nessuno. Il terzo all’ultimo minuto. Siete una squadra di…”, avrebbe tuonato il tecnico.
Al popolo bianconero, che da due giorni impalla i blog su internet, non è parso vero. Per diventare un’icona, seppure della fede sbagliata, è bastata quella sfuriata. Tutto quello che, da quasi tre anni, grida gran parte dei credenti juventini è stato sottoscritto dal capo dei nemici in cinque minuti: il massimo che si può ottenere dalla vita. Che poi lo stesso riceva da Massimo Moratti nove milioni di euro l’anno (o forse anche molto di più come ha riportato Panorama.it), rende il tutto irresistibile. Per palati bianconeri, ovviamente.
Qualcuno, nei blog, s’interroga sulla veridicità delle dichiarazioni, ma è una minoranza: troppo bella la storia, per metterla in discussione con un pò di verità, pensa la maggioranza dei bianconeri. “Non posso entrare nel merito di queste affermazioni perché non sappiamo se e come sono state pronunciate” sottolinea a Panorama.it Franco Lauro, giornalista di Rai Sport e conduttore di 90° Minuto. “Siamo entrati nella fase più calda della stagione ed è chiaro che ci sia molta pressione sull’Inter e in particolare su Mourinho. Se dovesse fallire in Champions contro il Manchester United le ripercussioni sarebbero pesanti anche sul campionato, dove nelle ultime settimane ha avuto difficoltà e la Juventus si è rifatta sotto. Ma basta vincere per tornare subito Special One e la gente si dimentica presto di frasi, presunte o reali”.
Pronunciate o meno, queste parole stanno facendo il giro del mondo. Oltre 150 mila interventi sul forum “j1897.it“, quasi 15 mila su Vecchiasignora.com. “Mou uno di noi”, è il commento più incollato, anche se c’è chi si sbilancia ancora di più: “Mou vieni alla Juve”. Altri sperano che il portoghese continui: “Potevi anche dirgli che in Champions league il miglior risultato negli ultimi 40 anni è stata una semifinale con Cuper”.
La rivelazione di blog e giornali ha fatto scattare le ire della società, che ha cercato di smentire seccamente. Ma sui forum del tifo la notizia è da prima pagina. “Ha cercato solo di scuotere la squadra” scrive un interista. E un altro: “Ben vengano questi metodi se portano alla vittoria”. Come riportato sul sito di Tuttosport, il quotidiano vicino all’ambiente bianconero, “una cosa possiamo escluderla di sicuro: e cioè che Josè Mourinho volesse acquisire meriti agli occhi dei tifosi juventini. Mou, dopo la traumatizzante sconfitta di Bergamo, avrebbe tirato in ballo l’argomento degli scudetti proprio per pungolare l’orgoglio nerazzurro. Perché nessuno tra i nerazzurri, se mai lo aveva fatto, si senta troppo appagato o rassicurato da questi due campionati di quasi totale predominio”.
Se non altro, ora il portoghese ha conquistato l’uditorio avversario, dopo che già molti giocatori bianconeri lo stimavano. “Durante i fatti di Calciopoli” commenta Alberto Rossetto, dell’Associazione nazionale amici della Juventus, “Mourinho era all’estero e si vede che lì hanno capito meglio come sono andate le cose in Italia. Quelle considerazioni, lui le aveva fatte anche quando stava al Chelsea. Finalmente, qualcuno dice la verità anche dentro l’Inter”. Sull’argomento sono intervenuti anche due interisti doc. “Mourinho è troppo intelligente, non può aver denigrato gli scudetti post Calciopoli dell’Inter nello strigliare la squadra dopo la disfatta di Bergamo”, è l’opinione di Alessandro Altobelli, ex stella nerazzurra. “Se quelle parole le dice Moggi va bene, ma se le avesse dette Mourinho sarebbe grave”, è stato invece il duro commento di Beppe Severgnini, giornalista e scrittore di fede interista, scettico sul fatto che Special One abbia usato argomenti del genere. “Sono argomenti delicati, toccano corde che hanno fatto soffrire molto in passato. E soprattutto, sugli scudetti, non è vero”. Sarà, ma gli juventini nel frattempo gongolano e Mourinho, almeno per un altro pò di tempo, resterà “uno di loro”.

Caso Gea, condannati solo i Moggi. Ma è già scattato l’indulto

Luciano Moggi

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione a conclusione del processo alla Gea World, la società che, a partire dal 2001 e fino alla cosiddetta calciopoli, ha gestito le procure di numerosi calciatori di serie A e B.
Big Luciano è stato ritenuto colpevole del solo reato di violenza privata per quanto riguarda i casi dei calciatori Emanuele Blasi e Nicola Amoruso. Anche il figlio Alessandro, condannato a 1 anno e due mesi di reclusione, è stato ritenuto responsabile solamente di violenza privata in danno di alcuni calciatori. Per tutti i 6 imputati è caduta l’accusa di associazione a delinquere.
Ciò sta a dire che, in due ore di camera di consiglio, la corte presieduta da Luigi Frasconaro, ha smontato “il sistema Moggi”, la presunta “cupola” che avrebbe - stando all’accusa del pm Luca Palamara - governato il mondo del pallone, a colpi di “condizionamenti e intimidazioni”. Insomma la Gea non era un’associazione a delinquere: una conclusione che sgretola l’impianto accusatorio del pm e riconduce a singoli episodi quello che l’accusa presentava come un gruppo “che mirava al controllo del mondo del calcio” tramite le procure di centinaia di giocatori e la possibilità di pilotare le strategie di alcune società del nostro campionato.
Gli altri 4 imputati, i procuratori e soci della Gea Francesco Zavaglia, Pasquale Gallo, Francesco Ceravolo e Davide Lippi, figlio di Marcello commissario tecnico della nazionale, sono stati assolti con varie formule dai reati loro contestati. Moggi, al momento della sentenza era presente in aula, come del resto è avvenuto fin dall’inizio del processo cominciato il 25 marzo del 2008. L’ex direttore generale della Juventus è apparso molto teso e non ha voluto rilasciare dichiarazioni abbandonando il Palazzo di giustizia.”Sono amareggiato, io non ho fatto nulla”, ha invece commentato Alessandro Moggi la condanna ad un anno e due mesi di reclusione inflittagli a conclusione del processo sulle presunte irregolarità legate all’attività della società Gea World. Luciano Moggi, che ha assistito impassibile alla lettura del dispositivo, ha invece lasciato il tribunale da una porta secondaria. Il suo difensore, Marcello Melandri, ha annunciato che impugnerà la sentenza.
“Il fatto che i giudici hanno detto che non c’è alcuna associazione per delinquere”, ha aggiunto Alessandro Moggi, “è perché non c’è mai stata alcuna associazione a delinquere. Mi aspettavo l’assoluzione piena per tutti gli imputati”.
Moggi jr ha poi voluto precisare che “la Gea è stata assolta completamente; è stato condannato solo il suo presidente mentre sono stati assolti tutti i membri del Cda. Questo a mio avviso è la conferma che era solo una società che ha tentato di rivoluzionare in maniera positiva il mercato dei procuratori. Quella di oggi è solo la sentenza di primo grado, andremo certamente avanti”.
In merito al mondo del calcio Alessandro Moggi ha voluto precisare che a suo avviso “il calcio non è assolutamente mai stato malato. Io faccio parte di questo mondo e ne sono pienamente convinto”.

Nessuna conseguenza pratica per i Moggi comunque dopo la condanna. I fatti per i quali sono stati condannati risalgono infatti ad un’epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, sono coperti da indulto. Nel condannare i due principali imputati il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena per entrambi.

Condannando i Moggi per “violenza privata”, la corte di Roma ha di fatto sentenziato che non è esistita una “cupola” del mondo del pallone in grado di condizionare il campionato italiano. Siete d’accordo?

Calcio, Inter schiacciasassi. Ma Juve e Milan non mollano

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