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Fuori strada un pullman di tifosi juventini: due morti

Il sito della Juventus

Due morti e almeno una trentina di feriti, alcuni dei quali gravi: è il bilancio, provvisorio, dell’incidente avvenuto nel pomeriggio a Etroubles (qui la mappa), quando è finito fuori strada un pullman che trasportava tifosi juventini provenienti dalla Svizzera e diretti a Roma per assistere alla partita con il Real Madrid. Sono deceduti l’autista del pullman Claude Crottaz, un pensionato di 81 anni che prestava servizio occasionalmente, e un supporter bianconero non ancora identificato. La causa dello schianto è forse l’alta velocità: “Già dalle prime curve in discesa ci siamo accorti che l’autista scendeva troppo veloce e che non aveva dimestichezza con le curve. Poi c’è stato lo schianto”, ha raccontato un giovane tifoso bianconero che era sul pullman. “Ho sentito un boato; sono uscito dal garage ed ho visto il pullman ribaltato e allora ho chiamato subito il 118 ed i carabinieri”: è il racconto di di Sergio Letey, un testimone abita ad una cinquantina di metri dal luogo dell’incidente. ”Ero in garage  e dopo aver telefonato ai soccorritori sono andato a vedere cosa era successo. Ho visto due persone che erano state scaraventate fuori dal mezzo, mentre gli altri passeggeri erano tutti ammassati nella parte anteriore del pullman e sul parabrezza”, ha aggiunto Letey.
Juventus e Real Madrid osserveranno un minuto di silenzio, questa sera all’Olimpico, in memoria delle vittime dell’incidente stradale in Val d’Aosta. Il club bianconero sul suo sito internet esprime “il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime e ai tifosi feriti”. Non è invece previsto il lutto al braccio.

Juventus e Inter in testa. Le avversarie sono già avvisate

Juventus
Il Milan ritrova gol e vittoria nel posticipo contro la Lazio del solito argentino Zarate, arrivato al quarto gol in campionato (anche se inutile). Di Seedorf, Zambrotta, Pato e Kakà le reti dei rossoneri, apparsi in ripresa rispetto a sette giorni fa. In testa scattano l’Inter (3 a 1 al Torino) e la Juventus grazie alla seconda rete consecutiva di Amauri, ottimo sostituto di Trezeguet, che dovrà stare tre mesi fuori dai campi di gioco a causa dell’operazione ai legamenti del ginocchio. La Roma chiude una settimana terribile e batte la Reggina grazie alle reti di Panucci, Aquilani e Perrotta. Un gol di Paolucci regala al Catania di Walter Zenga la seconda vittoria in questo campionato e il secondo posto in classifica. Il Cagliari resta ultimo con zero punti e la posizione del suo allenatore comincia a traballare. E mercoledì si torna in campo con il primo dei turni infrasettimanali previsti. Inter e Juventus ospiteranno rispettivamente Lecce e Catania: in caso di vittoria sarebbero le due reali antagoniste per lo scudetto. Spiccano anche Genoa-Roma e Lazio-Fiorentina.
BASKET: TERREMOTO IN SERIE A. Napoli e Capo d’Orlando sono state escluse dalla serie A su decisione del consiglio federale, che ha revocato, con l’unanimità dei presenti, l’ammissione per le due squadre che non avevano la documentazione in regola per l’iscrizione ai campionati. Per entrambe le società, che potranno appellarsi alla camera di conciliazione del Coni, ci sarà ora la possibilità di ripartire dai campionati regionali ovvero dalla ex C2. Il presidente della Federbasket, Fausto Maifredi, ha confermato che non ci saranno ripescaggi. Gli accordi tra Fip e Lega prevedevano, infatti, che si dovesse disputare un campionato con un numero pari di squadre quindi Varese, prima avente diritto al ripescaggio, sarebbe potuta rientrare in gioco solo in caso di un solo forfait in serie A. Choc in casa siciliana. I giocatori apprendono la notizia un’ora prima di scendere in campo contro la Enel New Basket Brindisi per la semifinale della Coppa “Lo Forte” davanti al proprio pubblico. Partita annullata e giocatori e pubblico a chiedere a gran voce quale sarà il futuro del più piccolo paese della serie A. “È un’esclusione che contesteremo ad ogni livello” dice il presidente di Capo d’Orlando, Roberto Sindoni ai microfoni di Sky Sport 24. “Credevo si trattasse di uno scherzo. Quello che posso assicurare è che il 5 ottobre Capo d’Orlando giocherà a Cantù, come previsto dal calendario. Siamo in serie A e ci resteremo”.
L’ITALTENNIS SI SALVA DALLA SERIE C. Sulla terra rossa del Circolo Tennis Sporting di Montecatini, gli azzurri sudano sette camice ma, alla fine, allontano i fantasmi di un’umiliante retrocessione nella serie C della zona Eurafricana della Coppa Davis. Il nostro team ha avuto comunque bisogno di ricorrere al quinto e decisivo match per avere ragione della squadra lettone. Di Polito Storace il punto del definitivo 3 a 2. Ora i sorteggi per stabilire il tabellone per i play off promozione. Si giocherà ad inizio 2009, le squadre da evitare sono Gran Bretagna e Belgio, le altre sei sembrano abbordabili e l’Italia può rientrare in serie A. Dalla domenica di Coppa Davis, la Spagna di Rafael Nadal, numero uno al mondo, esce vincitrice sugli Stati Uniti, campioni in carica, con il netto punteggio di 4/1. In finale, gli iberici, che sembrano ormai i grandi favoriti per la vittoria della prestigiosa insalatiera, incontreranno il vincitore della seconda semifinale tra Argentina e Russia.

Il VIDEO servizio:

Gigi Buffon alla prima vacanza da papà

Gigi Buffon, in campo per beneficenza (© Paolo Della Bella/LaPresse)

di Giancarlo Dotto

Altro che rigore di Adrian Mutu o tiro di Karim Benzema, le grandi mani del più grande portiere al mondo si sono esibite nella più spericolata presa della carriera, quella del piccolo Louis Thomas, guizzante e imprevedibile cucciolo d’uomo, 7 mesi non ancora compiuti e due denti appena spuntati, mistero afferrabile dalla testa ai piedi secondo canoni che non sono quelli ben noti dell’oggetto sferico. Presa e impresa nella quale, sembra, Gigi Buffon se la sia cavata benone, non senza qualche brivido, più per la platea che altro, e nonostante gli acciacchi alla schiena, tipici di un ormai non più giovanissimo signore che ha passato la vita a fare il saltimbanco tra i pali.
Ultimi spiccioli di vacanza a Forte dei Marmi per Buffon, la compagna Alena e il robusto bebè di casa, mentre la Juventus è già in ritiro a sgobbare da giorni. Vacanza inedita per il portiere della Nazionale, la prima da pater familias, una sfida per lui che a trent’anni si sente ancora figlio di mamma, e che mamma: l’onnipresente Maria Stella. Vacanza che Buffon ha difeso con le unghie e con i denti dalla morbosa curiosità di fotografi e giornalisti: Corsica, Sardegna, Porto Rotondo e l’isola di Mortorio, nome perfetto per definire il livello di mondanità delle ferie di una delle coppie più glamour del calcio: zero.
Gigi ha appena finito di scartare con successo il piccolo Louis Thomas dal suo involucro di pezze e pannolini. Ora gli sta lasciando in ostaggio le sue preziose dita, che il pargolo mordicchia con entusiasmo, forte dei suoi primi due denti.
Mani assicurate per non so quanti milioni, immagino.
No, a dire il vero non ci ho mai pensato. Iker Casillas l’ha fatto? Non lo sapevo. Forse, però, ci ha pensato la Juventus, devo informarmi.
Vacanza inedita. La prima da papà.
Vero, con un figlio cambia tutto. Si vive in funzione delle sue esigenze. Un sacco di privazioni, meno divertimenti, alle 11 io e Alena eravamo già a letto.
Smaltito lo stress da Nazionale?
Ma sì. In fondo per me è stato anche un divertimento, una scoperta. Certo, anche una grande responsabilità. Ti ritrovi questo esserino fragile tra le mani, che dipende tutto da te.
A proposito di mani: i padri di solito vanno nel panico quando devono tenere in braccio un bebè.
Vuole dire che l’essere portiere mi ha facilitato? Può darsi. Mi sentivo molto sicuro anche quando lo tenevo sollevato ai bordi della barca per farlo giocare sul pelo dell’acqua, cosa che per altri poteva comportare un rischio.
Incredibile. Mamma Alena la lasciava fare?
Trepidava, ma si fidava.
Promosso come padre?
Alena è una mamma attentissima, vuole portare sempre con sé Louis Thomas. Ma, specie ora che ha smesso di allattarlo, ogni tanto me lo lascia e me la cavo discretamente bene.
Dove riesce meglio?
Un po’ su tutto. Scaldo l’acqua, il latte, cambio i pannolini, gli faccio il bagnetto e lui ride, segno che non vado male. Recentemente, me lo ha lasciato per una notte intera e lui ha dormito 10 ore di fila. Anche se poi mi è venuto il dubbio che abbia pianto e io non me ne sia accorto.
Capita di solito nei primi mesi che l’uomo di casa venga estromesso dal ménage madre-figlio.
Non nel mio caso. Anche se, è chiaro, la madre conta per l’80 per cento, come è giusto che sia. Non ho la smania di essere protagonista sempre. Mi basta esserlo nel mio lavoro.
È cambiato il vostro rapporto?
Siamo più uniti. Io la stimo ancora di più, Alena, vedendola all’opera come madre.
Litigate sulla gestione di Louis Thomas?
Qualche volta. Scaramucce. L’ultima l’altra sera. Quando usciamo a cena in due, io preferirei non portarlo con noi. Magari comincia a piangere, va calmato, e io mi ritrovo a tavola da solo anche per mezz’ora.
Gigi Buffon con il figlio Louis Thomas

Fantasie sul futuro del pargolo.
Mi piacerebbe seguisse l’esempio del padre. Lo sport tiene lontani dalle cattive tentazioni. Il fisico c’è. A nemmeno 7 mesi comincia a essere ingombrante. È un gigante per la sua età. Del resto, il nonno materno supera i 2 metri, la nonna paterna è 1,85.
A mente fredda, gli europei… Sembra un secolo.
Resta un grande dispiacere. Soprattutto vedendo con che facilità ha vinto la Spagna, con cui noi abbiamo perso solo ai rigori.
Chiederebbe ancora scusa dopo quell’Italia-Olanda?
Sì. Erano parole venute dal cuore. Se l’Italia gioca cento volte con il Brasile non perderà mai 3 a 0. L’Italia non può perdere 3 a 0 con nessuno al mondo in una competizione così importante.
Ha detto: “La peggior Italia della storia”. Il povero Roberto Donadoni non avrà gradito l’eccesso di autocritica.
Con Donadoni avevo e ho un grande rapporto. Ci siamo chiariti il giorno dopo. Lui lo sa che sono onesto e non sono un ruffiano. Sa che sono molto critico soprattutto con me stesso quando sbaglio.
Facile dire così, non sbaglia mai.
Non è vero. Ho riguardato i 32 gol presi lo scorso campionato e mi sono detto che almeno 20 potevo evitarli.
È mancato Fabio Cannavaro.
Con lui non avremmo certo perso in quel modo con l’Olanda. Lui ha carisma, è il capitano. Ci avrebbe guidato in campo con l’esempio e con le parole.
Le manca Donadoni?
Lo sanno anche i sassi che rapporto ho con Marcello Lippi, però Donadoni è stato una bella scoperta per me, come uomo e come allenatore.
Che vi siete detti dopo l’eliminazione?
Non sono capace di mentire. La cosa era nell’aria, gli ho solo detto: “Speriamo di rivederci”.
Sarebbe arrivato Lippi anche in caso di vittoria?
Non credo, magari si sarebbe dimesso Donadoni.
Con il nuovo-vecchio ct vi siete già incontrati?
Qui a Forte dei Marmi. Lui è di queste parti. Mi ha suggerito dei posti dove andare. L’ho trovato in forma, abbronzato come sempre. Un incontro traumatico per il mister. Louis Thomas lo ha graffiato, c’è rimasto male.
Una minestra riscaldata spesso non funziona, si dice.
Lippi è una certezza. Sarà anche una minestra riscaldata, ma è una buona minestra.
La parata su Mutu o quella su Benzema?
Quella su Benzema. Di solito non mi rendo conto quando faccio una grande parata, me lo segnalano gli altri. In quel caso l’ho capito subito.
Se non para il rigore su Mutu, l’Italia va a casa e le scuse non bastano più.
Fortuna ma anche abilità, quel riflesso nel tirare su la gamba.
Calcio italiano, campionato che sta per iniziare: io dico Roma o Juventus.
Io dico Milan. Per me è il favorito per lo scudetto. Non giocare la Champions è un vantaggio enorme. L’Inter? Bisognerà vedere quanto incide l’effetto Mourinho.
José Mourinho, la nuova star del campionato.
A me piace. Mi piacciono le persone che hanno le idee chiare e non hanno paura a comunicarle. Non ha dubbi, sa cosa vuole. Magari è tutta una maschera ma, a pelle, mi sembra uno vero.
Niente Juventus per lo scudetto?
L’anno scorso venivamo dalla B, avevamo stimoli esagerati che non potremo avere quest’anno. Dovremo essere bravi a cercarne altri.
È arrivato Amauri, ha detto: farò meglio di Zlatan Ibrahimovic.
Molti vorrebbero copiare Ibra. Penso che Amauri abbia le doti per imporsi da noi. E poi, a differenza di Ibra, parla bene italiano, saprà integrarsi con più facilità.
È arrivato Christian Poulsen, quello dello sputo di Francesco Totti. I tifosi lo hanno definito “un bidone”.
Magari non avrà le qualità di Amauri, ma è uno di quei giocatori che rendono solida una squadra.
David Trezeguet dice che bisogna aggiungere talento a questa Juve.
I conti vanno sempre fatti alla fine.
Alex Del Piero è vecchietto. Ce la farà a ripetersi?
È uno che si cura maniacalmente. La sua voglia di stupire, di essere all’altezza del suo nome, è intatta.
Joseph Blatter vuole liberare “lo schiavo” Cristiano Ronaldo.
Una battuta infelice, esagerata dai media. Soffro da morire quando magari scappa anche a me una battuta e viene strumentalizzata. È capitato spesso.
Totti forse ritorna azzurro.
Se torna sono contento. Vuol dire che è contento lui e, soprattutto, che è contento Lippi.

Muore un tifoso laziale, la polizia e il calcio nella bufera

Gabriele Sandri, il tifoso della lazio ucciso durante gli scontri all'autogrill Badia di Pino
Il campionato di calcio è già finito? Forse no, ma certamente la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri riaccende la polemica sul tifo violento e sulle forze dell’ordine.

La tragedia è accaduta nell’area di servizio Badia al Pino, sull’A1, nell’hinterland aretino. Durante una rissa tra laziali e juventini è intervenuta una pattuglia della stradale, poi un colpo di pistola fatale. A terra è rimasto un noto dj ventiseienne, raggiunto da un proiettile esploso da un agente. La dinamica dei fatti è ancora tutta da chiarire, secondo una prima ricostruzione intorno alle 9 meno 10, due auto di tifosi della Juventus, in sosta all’autogrill e dirette a Parma, sono state attaccate da supporter laziali (che stavano andando a Milano), armati di spranga. Gli juventini sono però riusciti a fuggire e hanno chiamato la polizia stradale, dando il numero di targa dell’auto degli aggressori. Poi l’arrivo delle forze dell’ordine e il tragico epilogo.

La partita Inter-Lazio non si giocherà, mentre gli altri match inizieranno con dieci minuti di ritardo (alle 15,10). Lo ha deciso il presidente della Lega calcio, Antonio Matarrese, che si è confrontato con il capo della polizia, Antonio Manganelli, con i patron di Inter e Lazio, Massimo Moratti e Claudio Lotito, con il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, e con il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. L’ipotesi di sospendere il torneo, che in un primo momento sembrava possibile, è sfumata anche per evitare ulteriori tensioni.

Nonostante questo, però, il clima è teso. Intorno alle 13, un gruppo di ultras atalantini ha preso a sassate una jeep della polizia a Bergamo, in viale Giulio Cesare, a poche centinaia di metri dallo stadio. A bordo del mezzo, che era in movimento, c’erano due agenti, che sono rimasti feriti. Poco dopo sono iniziati gli scontri veri e propri. Anche gli ultras milanisti, secondo le prime informazioni, hanno aggredito le forze dell’ordine: dal treno che li stava portando a Bergamo hanno fatto partire una sassaiola contro gli agenti della Polfer, approfittando di una sosta nella stazione di Treviglio. Ci sarebbero dei contusi.

Intanto si lavora anche per ricostruire l’accaduto. “Un tragico errore. Stiamo accertando la dinamica di quanto è avvenuto, cosa e come sia successo”, ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, esprimendo rammarico e dolore per la morte del tifoso. Poi ha spiegato: “Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone, che non erano stati individuati come tifosi, degenerassero con gravi conseguenze per entrambi”. Stando a quanto riferito dall’avvocato e amico di famiglia, Luigi Conti, Gabriele è stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto.
Gli inquirenti effettuano i rilevamneti alla stazione di servizio di Badia al Pino, lungo la A1, ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri
Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile è entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L’auto, dopo l’accaduto è stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all’interno la salma. Il corpo di Sandri è stato poi rimosso intorno alle 13.30.

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Milan sull’Olimpo dell’Europa

Il capitano del Milan, Paolo Maldini solleva la Coppa, vinta contro il Liverpool allo stadio Olimpico di Atene per la finale di Champions League

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Due prodezze (anzi, una prodezza e un colpo di fortuna) di super Pippo Inzaghi e il Milan vola sull’Olimpo del calcio europeo. Vincendo contro il Liverpool (per 2 a 1) per la settima volta nella sua storia la Champions League, nel campo neutro di Atene, e cancellando gli spauracchi di Instanbul 2005 (qui il video di Youtube).

A dire il vero il gol all’88° di Kuyt ha ricordato l’incredibile rimonta del Liverpool di due anni prima, ammutolendo le strade di Milano, fino ad allora festanti sin dai primi minuti. Ma i Reds questa volta non si sono ripetuti ed è stato lo storico capitan Maldini a sollevare la coppa panciuta dai manici arcuati. Per Paolo è record: sono 135 le sue presenze nella Coppa dei campioni, otto le finali disputate, cinque i trofei alzati al cielo. E ha già detto che, nonostante i suoi 39 anni, vuole restare ancora un anno, per vivere in campo un nuovo all’assalto alla Coppa Intercontinentale a Tokio.

Con la vittoria rossonera si chiudono i giochi ai vertici in casa italiana. A ciascuno il suo. Al Milan l’Europa, all’Inter il campionato con cinque giornate d’anticipo, alla Roma la Coppa Italia, e alla Juventus… il campionato di serie B. Basta sapersi accontentare. E vissero tutti felici e contenti.

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I VIDEO:

Il fischio finale e la gioia rossonera

Gli highlights della partita

La festa a Milano

Juventus: la serie A val bene una festa?

Alessandro Del Piero, capitano della Juventus
Ormai è un count down. Quasi una formalità: la matematica certezza della promozione della Juventus in serie A. Da sbrigare già sabato 19 maggio ad Arezzo, al più tardi tra una settimana all’Olimpico di Torino contro il Mantova.
Ma il popolo bianconero è attanagliato da un dubbio. Atroce: e non riguarda il futuro dei tanti campioni che, dopo l’anno di purgatorio in Serie B, stanno facendo capire di voler cambiare aria (Buffon è arrabbiato con i dirigenti che sbandierano la sua conferma senza aver parlato con lui; Camoranesi vuole garanzie e minaccia di scappare all’estero; nemmeno il tecnico Deschamps non è sicuro di fermarsi a Torino).
Riguarda piuttosto l’opportunità o meno di scendere in piazza a festeggiare il ritorno nel massimo campionato. Alex Del Piero, il cavaliere più fedele e rappresentativo della Vecchia Signora, ha detto la sua, da capitano: festeggiare la promozione è cosa buona e giusta. Sulla stessa linea anche l’allenatore: “Non dico di andare in piazza a saltare, ma sarà giusto dare il rilievo che merita ad una impresa sportiva che non è stata facile da compiere”. Impresa, in effetti, è stata quella juventina: partire con un passivo psicologico di 17 punti (diventati poi 9 sul campo) nel difficile, duro e lungo campionato di B nono è stato facile. Ma i tifosi, quelli che le bandiere dovrebbero poi farle sventaolre in piazza, non ci stanno. Quindi anche a costo di non seguire le parole dell’amato Del Piero, sono in molti a dire no ai festeggiamenti. Si trovano e si confessano su siti internet della juventinità (qui e qui, per esempio) e postano messaggi di questo tenore: “credo che festeggiare la promozione in a scendendo in piazza con clacson e bandiere rappresenti un insulto alla storia bianconera”. Oppure: “sicuramente sarò allo stadio contro il mantova per ringraziare questi ragazzi che ci hanno riportato là dove dobbiamo stare di diritto!!!! e perchè è finito questo incubo…………..festeggia re in piazza non credo”. E ancora: “Festeggerei solo in caso che i Granata scendessero in B. La promozione è una semplice ristabilizazione di gerarchie”. Poi: “Immaginavo che non avrei festeggiato per un traguardo, come la vittoria in B, non adeguato allo status della Juve. Come se uno laureato, facesse i salti di gioia per la licenza media. Ma ho cambiato idea: arrivare fin qui è stato un compito difficile, ed è giusto farlo per tutti quelli che hanno contribuito a realizzarlo. Magari non andrò in piazza, ma un brindisi con gli amici lo farò”. Oppure: “Che io sappia una mezza festa è in programma… Buffon ha detto che dobbiamo festeggiare… io voglio festeggiare!!!Sarò l’unica…! Per la fine di quest’incubo (ce ne aspetta un altro? dopo festeggerò anche la fine di quello!) per la nostra storia, perché torniamo nel posto che ci compete…perché ho festeggiato la champions, gli scudetti e festeggio pure la serie A, col solito orgoglio”.
E c’è anche qualcuno che la butta sul ridere: “mettiamola così….. è il terzo campionato vinto di fila….”. Ma è un campionato che i tifosi vogliono dimenticare. E in fretta: un anno passato all’ombra dei successi altrui che per i supporters vogliono leggere solo come percorso per tornare alla luce.

Calciopoli: la Juve in C? Non esageriamo

Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus
Juventus in serie C? Azzardato.
Dopo la notifica dei nuovi avvisi di conclusione delle indagini da parte della procura di Napoli su Calciopoli, chi oggi ha scritto che la squadra bianconera rischia di essere retrocessa all’ultimo posto della serie B, probabilmente esagera. Lo ammettono con Panorama.it gli stessi investigatori che hanno indagato. Vediamo perché.
È vero che il numero delle persone accusate di associazione per delinquere è cresciuto (ora sono 21) dopo l’esame del traffico telefonico delle schede telefoniche svizzere (riservate) utilizzate da Luciano Moggi (qui il suo profilo tratto da Wikipedia), ex direttore generale della Juventus, ma è altrettanto vero che le partite sotto inchiesta appartengono allo stesso campionato (2004-2005) per cui la squadra torinese è già stata punita con retrocessione in B e penalizzazione di 9 punti. Lo studio dei tabulati ha permesso ai carabinieri di Roma di ricostruire con più precisione e allargare la rete delle persone che avrebbero partecipato alla frode sportiva. Non ci sono registrazioni di conversazioni (le utenze sono state utilizzate prima dell’inizio dell’inchiesta napoletana) né pentiti (a parte il ristoratore comasco che ha ammesso di aver ceduto quelle tessere telefoniche a Moggi). Si annuncia, quindi, un processo molto combattuto, con gli avvocati pronti a contestare che le chiamate sotto inchiesta servissero ad “aggiustare” le partite. Nell’inchiesta sono entrate anche le intercettazioni ordinate dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, precedenti a quelle napoletane, che anticiperebbero di alcuni mesi la commissione dei reati e la nascita de cosiddetto “Sistema Moggi” (come scritto nelle informative dei carabinieri). Ora, per capire, quali carte abbiano da giocare i pm napoletani, bisognerà aspettare la richiesta di rinvio a giudizio.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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