
La scultura di Papa Giovanni Paolo II realizzata dall'artista Oliviero Rainaldi e contestata dall'Italia dei Valori e dalla Destra, che oggi 19 agosto 2011 hanno manifestato in piazza dei Cinquecento a Roma, dove sorge la statua. ANSA / CLAUDIO PERI
Quando il 18 maggio scorso, pochi giorni dopo la beatificazione di Karol Wojtyla, davanti a centinaia di persone in trepidante attesa, fu rimosso il telo che celava al mondo l’opera celebrativa del papa più amato di ogni tempo, su Piazza dei Cinquecento, davanti alla Stazione Termini, “porta di Roma”, calò il gelo. Continua
In edicola dal 20 aprile, pochi giorni prima della sua beatificazione prevista per il 1° maggio, un numero speciale di Epoca dedicato alla straordinaria vita di papa Giovanni Paolo II. Questo numero da collezione ripercorre, con testi e immagini, le tappe fondamentali della vita del Papa eletto nel 1978 e scomparso nel 2005.
Tra gli autori l’allora segretario personale del papa, Stanislao Dziwisz, il portavoce Joaquin Navarro-Valls, lo scrittore e saggista Vittorio Messori, lo storico Andrea Riccardi, il giornalista Jas Gawronski e l’ex presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini.
Vai allo speciale dedicato alla beatificazione di Wojtyla
Il video dell’elezione dell’arcivescovo di Cracovia a Pontefice

Per Joseph Ratzinger è l’ora più sofferta del pontificato, riferiscono i suoi più stretti collaboratori. Lo scandalo degli abusi del clero sui minorenni lo ha travolto insieme al fratello e al braccio destro Tarcisio Bertone. Ma il Papa tedesco rischia di pagare anche le colpe di altri. A cinque anni dalla morte di Giovanni Paolo II, il «Papa santo», riemergono infatti, a poco a poco, verità scomode sui ritardi e le omissioni di Karol Wojtyla nella lotta contro la pedofilia: processi insabbiati, vescovi imposti dall’alto e poi costretti alle dimissioni dagli scandali, tardive modifiche delle norme canoniche, commissioni di inchiesta che arrivano dieci anni dopo le denunce e così via. Continua
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Richiesta alla presidenza del Consiglio dei ministri di dare dignità di “grande evento” alla cerimonia di beatificazione, sabato 16 ottobre 2010. Trasferimento delle spoglie dalle Grotte vaticane alla navata sinistra della Basilica di San Pietro. Apertura del grande centro intitolato a Giovanni Paolo II, voluto dal cardinale Stanislao Dziwisz a Cracovia. Continua

Potrebbe essere a una svolta la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. A metà maggio, presso la Congregazione delle cause dei santi, si riunirà una commissione composta da otto teologi più il promotore della fede, monsignor Sandro Corradini, che dovrà valutare vita, opere e scritti di Karol Wojtyla per dare il via libera alla procedura.
Per credenti e non credenti di tutto il mondo, Giovanni Paolo II è già santo, tanto che il 2 aprile 2010 (quinto anniversario della morte) viene indicato come possibile data per la beatificazione. Tuttavia, l’esito dell’imminente riunione della Congregazione delle cause dei santi non è scontato. Emergono infatti alcuni particolari sconcertanti che gettano un’ombra sulla causa.
Tra i circa 120 testimoni che, sotto vincolo di segreto, sono stati interrogati a Roma e a Cracovia, manca uno dei più stretti collaboratori di Wojtyla: Angelo Sodano, per 15 anni segretario di Stato. Il porporato, oggi decano del collegio cardinalizio, si sarebbe infatti rifiutato, finora, di deporre nella causa. E forse ha seguito il suo esempio il cardinale Leonardo Sandri, per sette anni sostituto alla segreteria di Stato.
Alla ricostruzione della vita di Giovanni Paolo II manca perciò il contributo decisivo di coloro che nel corso del pontificato sono stati numero due e numero tre nella gerarchia della curia. Non si tratta di ingratitudine da parte loro, quanto di una valutazione di opportunità . Il ruolo ricoperto per anni li ha portati infatti a conoscere fatti riservati ed estremamente delicati anche per le relazioni internazionali della Santa sede. Le loro rivelazioni potrebbero persino mettere in pericolo la vita di qualcuno.
Emerge così il problema principale della causa di Giovanni Paolo II: è possibile, a così breve distanza dalla morte, esaminare con equilibrio e completezza l’esistenza di un pontefice che ha regnato per 27 anni e ha intrattenuto rapporti con i potenti di ogni parte del mondo?
Qualcuno ne dubita ma Papa Ratzinger, di fronte alla richiesta del collegio cardinalizio, ha derogato alla regola canonica in virtù della quale occorre attendere almeno 5 anni prima di intraprendere una causa di beatificazione. Benedetto XVI chiede che alla causa di Wojtyla venga data la priorità , anche se raccomanda che vengano comunque rispettate le procedure previste.
Intanto un’altra ombra si allunga sul lavoro svolto dalla commissione storica diocesana, presieduta dal polacco monsignor Michal Jagosz. La commissione non ha potuto esaminare tutti i documenti in possesso dell’ex segretario personale di Giovanni Paolo II, l’attuale arcivescovo di Cracovia, cardinale Stanislaw Dziwisz. È lui il principale depositario dei segreti di Wojtyla: nel testamento il Papa aveva chiesto di bruciare tutte le sue carte private, invece Dziwisz le ha conservate. L’immenso archivio, trasferito da Roma all’arcivescovado di Cracovia, non sembra sia stato ancora nemmeno inventariato. Dziwisz ha regolarmente deposto dinanzi al tribunale diocesano per la causa di beatificazione e ha fornito alla commissione storica alcuni documenti, scambi epistolari e minute, ma non ha permesso agli esperti di esaminare tutto il materiale.
Pesa inoltre sul responsabile della commissione storica diocesana, Jagosz, l’accusa di essere stato una spia per conto della polizia segreta polacca, formulata dallo storico Marek Lasota sulla scorta dei dossier dell’Istituto per la memoria nazionale a Varsavia.
I rapporti con i regimi dell’Europa orientale prima della caduta del Muro di Berlino, i finanziamenti al sindacato polacco Solidarnosc, le relazioni tra lo Ior, il Banco Ambrosiano e la morte di Guido Calvi, i retroscena delle più controverse nomine episcopali e cardinalizie: questi i principali punti oscuri nel dossier per la beatificazione di Giovanni Paolo II. A cui si aggiungono le accuse formulate dal colonnello polacco Ryszard Kuklinski (per 9 anni collaboratore della Cia), secondo il quale durante il pontificato di Wojtyla c’erano “quattro uomini d’oro” in Vaticano al servizio del Kgb. E uno di questi avrebbe avuto libero accesso all’appartamento del Papa.
Omissis, reticenze e lacune che il postulatore della causa, il polacco Slawomir Oder, ha cercato, almeno in parte, di colmare con la “positio”, il fascicolo di oltre 1.500 pagine consegnato nelle scorse settimane ai teologi. Il relatore della causa, il domenicano francese Daniel Ols, ha rinviato più di una volta indietro la positio a monsignor Oder affinché la integrasse e la completasse, nei limiti del possibile. Ora il lavoro è concluso e la parola passa agli esperti.
Nel fascicolo sono contenute inoltre le testimonianze relative a circa 250 guarigioni ed episodi inspiegabili attribuiti all’intercessione di Wojtyla. Fra questi anche la guarigione miracolosa dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre di Aix-en-Provence, in Francia.
La decisione dei teologi, accompagnata dalle conclusioni del promotore della fede, Corradini, sarà trasmessa ai 25 membri della congregazione (cardinali e vescovi presieduti dal salesiano Angelo Amato). Questi, a loro volta, si riuniranno per esprimere il giudizio definitivo sulla causa. Sulla base di queste valutazioni, Joseph Ratzinger deciderà se e quando beatificare Wojtyla.
Intanto nelle Grotte vaticane continua il pellegrinaggio ininterrotto di fedeli alla tomba di Giovanni Paolo II. Centinaia di persone, commosse, pregano, lasciano fiori, biglietti, fotografie, ignare di dossier segreti e controversie canoniche. Nel cuore dei fedeli Wojtyla è già santo. “Santo subito”, come recitavano i cartelli il giorno dei funerali.

di Maurizio Belpietro
L’urlo delle ambulanze che, con monotona regolarità , passano sotto casa sua dirette all’ospedale San Giovanni non interrompe i suoi pensieri. Il cardinale Camillo Ruini, per vent’anni presidente dei vescovi italiani, parla di Chiesa, di vocazioni ed evangelizzazioni come se quello che accade fuori sia solo un attimo di una vicenda terrena. Le sue risposte sono così precise che pare di assistere a una lezione. O, forse, a una preghiera.
Cardinale, lei ha lavorato per due papi: è giusto dire che Karol Wojtyla era più attento alla Chiesa popolare e Joseph Ratzinger a quella dottrinale?
No, credo sia un errore. Tra loro c’era grande sintonia e del resto il cardinale Ratzinger è stato una persona chiave nel pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Sono due grandi personalità , i cui pontificati hanno come segni distintivi sia l’ortodossia sia l’attenzione alla gente semplice. Entrambi hanno unito difesa della fede e attenzione alla gente semplice.
Sul dialogo interreligioso le strade però sono diverse.
Tra grandi religioni il dialogo rimane una priorità , ma senza nascondere la propria fede. Per il bene dell’umanità è giusto che Cristianesimo, Islam ed Ebraismo dialoghino, ma senza rinunciare alla propria fede. Seguendo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, il dialogo va condotto nella libertà e nel rispetto.
Sulla strada del dialogo però si è messo di mezzo l’incidente di Ratisbona.
Un malinteso, che ha avuto conseguenze inammissibili nei giorni seguenti. Ma da quell’incidente sono nati degli stimoli per gli stessi rappresentanti religiosi. È da quelle polemiche che è sorta la lettera su dialogo e non violenza di 138 esponenti islamici.
I problemi non arrivano solo dall’Islam. Mi pare che qualche difficoltà di rapporto ci sia anche con le altre Chiese cristiane, in particolare con gli ortodossi.
Con loro non mi pare che ci siano difficoltà profonde. Anzi, pur avendo espressioni liturgiche diverse, Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa sono molto vicine fra loro. Personalmente confido che si possa arrivare alla piena unità .
Anche con gli anglicani?
Con loro ci sono difficoltà in più, per esempio per quanto riguarda i ministeri della Chiesa.
L’ordinazione delle donne prete?
Diciamo che questi e altri sviluppi recenti non hanno contribuito.
È vero che ci sono preti anglicani che si convertono al Cattolicesimo?
In anni recenti ce ne sono stati parecchi e qualcuno c’è anche adesso.
E con i lefebvriani i rapporti come sono?
Già Papa Wojtyla aveva iniziato, ora Papa Ratzinger ha fatto un passo ulteriore cercando di rimuovere gli ostacoli sulla sensibilità liturgica.
Ma alcuni vescovi si stanno ribellando alla messa in latino.
Diciamo che ci sono sensibilità diverse, ma non parlerei di ribellione.
Di se stesso lei disse che è naturalmente politico. Cosa vuol dire per un cardinale essere politico?
Questa mia battuta ha suscitato qualche perplessità e forse è meglio chiarirla. Già il Concilio Vaticano II diceva in termini non ambigui che la missione della Chiesa non è di ordine politico, ma religioso. In che senso allora un vescovo può dirsi politico? In un significato più ampio, quando ha la capacità di influire su vicende pubbliche con la propria parola e testimonianza.
Anche se influenza decisioni politiche oppure leggi?
La Chiesa deve poter dare un giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona: anche questa è dottrina del Concilio Vaticano II.
Lei è considerato il vero vincitore del referendum sulla procreazione assistita.
Non mi piace la parola vincitore. La battaglia referendaria non era contro qualcuno, ma serviva a tutelare dei valori a vantaggio di tutti. E comunque non sono stato io il vincitore, ma il popolo, di credenti, ma anche di laici.
Un’alleanza inedita.
Sia gli uni che gli altri hanno sentito la necessità di difendere l’uomo in quanto tale, come fondamento della nostra civiltà . E si è andati al di là delle divisioni tra cattolici e laici.
L’ha stupita quest’unione?
No. Era un fenomeno già in corso, che riguarda intellettuali, ma anche persone semplici, che spesso non sono così assidue nel frequentare la chiesa. Però su certi valori, a cominciare da quello della famiglia, la pensano allo stesso modo.
La Chiesa ha interpretato ciò che la politica non ha saputo capire?
Non sarei così drastico. La Chiesa però è vicina alla gente. È difficile che i partiti abbiano la capillarità della Chiesa.
Scomparsa la Dc, come vede in futuro la collocazione dei cattolici in politica?
Credo che non competa a me rispondere. La Chiesa ai cattolici chiede solo coerenza nei contenuti. I cattolici facciano le loro scelte politiche, ma tengano conto dei principi della fede, che non sono irrilevanti, nemmeno per la politica.
Il credente non si concilia con l’evasore, ma c’è un limite etico all’imposizione fiscale?
Le tasse non sono un fine, ma sono uno strumento che dev’essere proporzionato al fine, ossia all’interesse pubblico, che non è solo dello stato ma delle persone. E contempla il diritto alle cure anche per chi non è abbiente, ma anche all’istruzione e alla sicurezza.
E se l’imposizione fiscale eccede?
Se le tasse si usano in maniera eccessiva diventano controproducenti. Stabilire il limite è difficile: va discusso tra le parti della società .
C’è una tendenza a costruirsi una fede su misura. Colpa dei preti che parlano poco di teologia? O peggio dei seminari che la insegnano troppo poco?
I preti di oggi conoscono abbastanza la teologia, anche se io vorrei che la conoscessero di più. Quando insegnavo ero molto esigente e pensavo che i seminaristi non studiassero a sufficienza. In realtà i grandi temi teologici suscitano molto interesse tra la gente. Ricordo quando giravo le parrocchie di Reggio Emilia, dopo cena: gli incontri erano sempre partecipati.
Qual è il suo teologo di riferimento?
San Tommaso d’Aquino. Per anni mi sono dedicato ai suoi studi in maniera pressoché esclusiva. Tra i miei insegnanti ho ammirato specialmente Bernard Lonergan. Poi, nel ’68, quando ho iniziato a insegnare teologia ho molto apprezzato gli studiosi tedeschi, in particolare Karl Ranher e soprattutto Ratzinger, ma anche il protestante Wolfhart Pannenberg.
Nelle storia della Chiesa si è assistito nel tempo a evangelizzazioni per aree geografiche. Dove vede il futuro sviluppo della cristianità ?
Non c’è un’area prescelta. Il Vangelo dice: andate in tutto il mondo. Certo, importantissima è l’Asia, che è il terreno più scoperto.
E l’Occidente?
Qui ci troviamo ad affrontare un mondo secolarizzato. Per la fede cristiana è una sfida difficile, ma decisiva perché, con la globalizzazione, la secolarizzazione riguarderà sempre più tutti i continenti.
In Italia scontate anche la crisi delle vocazioni.
Il fenomeno ha aspetti diversi. Nel Meridione per esempio questa crisi non c’è. Anzi, in Sicilia e Puglia ci sono più vocazioni ora che quarant’anni fa. Non voglio dire che la crisi non ci sia e non sia preoccupante. Dico che riguarda soprattutto alcune aree e alcuni istituti religiosi.
Ci sono istituti religiosi preferiti rispetto ad altri?
Certo: negli istituti religiosi di vita contemplativa, per esempio, le vocazioni sono in aumento in Italia e all’estero. Poi ci sono nuove forme di vita consacrata, con molte persone giovani che fanno i voti di povertà , castità e obbedienza.
Chi si fa sacerdote oggi?
Innanzitutto il ragazzino di 11 o 12 anni che entra in seminario oggi è un caso raro. La grande maggioranza di coloro che diventano preti ha finito le medie superiori. Molti hanno lavorato o finito l’università . L’età si è alzata. Si fanno preti medici, ingegneri, psicologi ma anche architetti.
La crisi delle vocazioni potrebbe essere fronteggiata aprendo ai preti sposati?
Il celibato dei sacerdoti non è un dogma di fede, ma ciò non significa che non sia la scelta giusta. Io sono convinto che è un segno concreto quanto mai necessario in una società che spesso è prigioniera di un sesso fine a se stesso.
A proposito di sesso: la Chiesa non è stata un po’ disattenta sul tema della pedofilia?
La pedofilia è cosa grave e orribile. Scarsa attenzione? Può darsi. Non siamo immuni dalle mancanze. La pedofilia è largamente diffusa nella società ed è una degenerazione incoraggiata da una sessualità priva di limiti.
Cos’è cambiato nei seminari e nelle parrocchie dopo il diffondersi di alcuni casi di pedofilia?
Innanzitutto è aumentata la vigilanza, l’attenzione nella fase di formazione di un sacerdote. Si analizza la personalità . Il prete deve essere preparato a una scelta di vita non facile.
Vi affidate a psicologi?
Anche a loro. Psicologi idonei collaborano nei seminari. Ma dobbiamo essere consapevoli che, nonostante la preparazione e gli esami, i tradimenti e la fragilità umana possono riguardare anche i preti.
Per l’ennesima volta si torna a mettere in dubbio la santità di Padre Pio. Perché questo periodico assalto?
Non vorrei accusare nessuno. Ma Padre Pio è un santo preferito dalla gente: la sua è una santità popolare, dove il soprannaturale si fa quasi tangibile. E questo a qualcuno può dare fastidio.
Qual è stato il momento più difficile dei suoi vent’anni alla Cei?
Lo vuole proprio sapere? Trasferirmi a Roma: per 26 anni avevo fatto il sacerdote a Reggio Emilia e per 3 anni il vescovo ausiliare della diocesi di Reggio e Guastalla. Quando venni nominato segretario della Cei mi sentii come un provinciale che deve improvvisamente allargare il suo orizzonte all’Italia.