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Si chiama “Missione possibile” il kit elettorale del Pd contro gli indecisi

La pagina web del sito del Pd, da cui acquistare gadget per la campagna elettorale
Quattordici anni fa, l’esordio firmato Silvio Berlusconi. Da allora, il “kit del candidato” non ha mai abbandonato nessuna campagna elettorale del Cavaliere, suscitando prima l’ilarità poi la sufficienza di tutti i leader del centrosinistra. E neppure quest’anno il Pdl ha voluto tradire le attese: oltre a spillette e bandierine, il corredo elettorale presentato da Silvio Berlusconi agli aspiranti deputati prevede, tra l’altro, cd audio e video, ma soprattutto gli “spunti per gli interventi” e l’inno “Meno male che Silvio c’è” in versione gospel (qui il video).

Scelte che continuano a far sorridere i vecchi dirigenti democratici, cresciuti nei meandri delle “Botteghe Oscure”, con il ferreo intento di portare “serietà al governo”. Da qualche giorno però, il diktat che proviene dal loft al Circo Massimo del Pd sembra essere un altro: contrordine giovani amici, il kit non solo è utile, ma può risultare decisivo. Ecco quindi che il partito di Walter ha sferrato il contrattacco. E dopo essere stato accusato di aver “copiato il programma del Pdl”, ha deciso di seguire la strategia di persuasione di Silvio Berlusconi.

Prima mettendo in vendita i gadget di sostegno a Veltroni, poi, intorno a Pasqua, sono arrivate le prime “scatole magiche”. Su ognuna, una scritta chiara e incoraggiante (”Missione possibile”), dentro, il vademecum che contiene poche pagine piuttosto perentorie. I consigli sono vari: si parte dagli sms personalizzati da inviare “ad almeno tre persone indecise” (con l’avvertenza però di non scrivere nessun testo predefinito perché “la comunicazione deve essere assolutamente sincera”), ma c’è spazio anche per colorate bandierine e per una serie di “indirizzi web utili”, come quelli necessari a scaricare i video su YouTube (tra questi ultimi, il trailer di Ogni maledetta domenica interpretato da Al Pacino e quello di Leonida che arringa i suoi soldati nel film ‘300).

Alle signore sono invece riservati incontri più soft ed inviti “per un tè”, da organizzare magari con le amiche indecise: alla fine della chiacchierata, le militanti dovranno essere così abili da consegnare il foglietto giusto ad ognuna di loro, convincendole così a votare “nel modo più giusto”. E poi feste, musica e spettacoli locali con tanto di omaggi griffati Pd. Della “serietà al governo”, che campeggiava nei manifesti con la faccia, seriosa appunto, di Romano Prodi, per le elezioni del 2006, si sono ormai perse le tracce. Restano ora le piccole guide all’elettore indeciso. E insieme ad esse, le accuse, sempre più insistenti, di voler rincorrere il proprio avversario nel campo che conosce meglio: la comunicazione politica.

I numeri, buoni e pereicolosi, del vino. In Italia è allarme adolescenti

Nel mondo si producono, prendendo come anno di riferimento il 2005, circa 277 milioni di ettolitri di vino. L'Europa che è l'area produttrice più importante al mondo ne produce 185,6 milioni e l’Italia, che rappresenta uno dei maggiori produttori, 49,6 milioni (ne esporta 19,41 milioni) | Foto da Flickr by Heydrienne
Nel mondo si producono, prendendo come anno di riferimento il 2005, circa 277 milioni di ettolitri di vino. L’Europa che è l’area produttrice più importante al mondo ne produce 185,6 milioni e l’Italia, che rappresenta uno dei maggiori produttori, 49,6 milioni (ne esporta 19,41 milioni). L’Italia è anche un Paese a forte consumo di vino, con i suoi 27,6 milioni di ettolitri annui. Il 67 per cento degli adulti sono, infatti, consumatori regolari di alcolici, cioè consumano uno o più tipi di bevande alcoliche almeno una volta la settimana.
In Italia, sono stati individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sacche di consumo per minori di 14 anni, giungendo a individuare bambini di 11 anni che fanno abitualmente uso di bevande alcoliche. Nel 2003, i giovani nel medesimo arco di età che consumano abitualmente alcolici sono stati stimati in 770 mila solo in Italia. Numeri da spavento, tanto che il ministro della Salute, Livia Turco, all’indomani della sentenza di Ascoli (contro un rumeno che nell’aprile scorso, ubriaco alla guida, investì e uccise quattro giovani di Appignano del Tronto), partecipando a Domenica In è tornata sull’argomento e ha annunciato di voler alzare il divieto di bere alcolici dagli attuali 16 ai 18 anni, “perché è anche l’età simbolica della maturità”.

Test antidroga: dove si comprano e come funzionano i kit


La proposta ha suscitato scalpore. L’assessore alla Salute del Comune di Milano, Carla De Albertis (di An), intende distribuire gratuitamente alle famiglie dei test antidroga. In questo modo, ha spiegato, i genitori potranno controllare se i loro figli abusano di sostanze stupefacenti e intervenire per farli smettere. In una prima fase la distribuzione riguarderà le quasi 4 mila famiglie di Zona 6 con ragazzi tra i 13 e i 16 anni e poi sarà estesa a tutti i nuclei. Per richiamare l’attenzione sulla propria iniziativa, l’assessore De Albertis si è spinta oltre: “Proporrò il test a tutti i colleghi della Giunta”, ha dichiarato. Non si è tirato indietro Vittorio Sgarbi, responsabile della Cultura, che interpellato da Panorama.it ha risposto di essere pronto a sottoporsi alla prova: “Accetto la sfida, non ho niente da nascondere”.
La pubblicità però si è dimostrata superflua. In pochi giorni la polemica sugli stupefacenti è esplosa sulla scia dei fatti di Vercelli, dove l’autista di un autobus responsabile di un incidente in cui sono morti due bambini è risultato positivo al test della cannabis. Il dibattito sulla distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, sulla loro pericolosità per la salute e sull’opportunità di prevedere esami specifici per alcune categorie di lavoratori è tornata alla ribalta.
Ma se un genitore vuole sapere se il proprio figlio si droga, non deve aspettare che il test glielo regali il Comune.
Il test antidroga che il Comune di Milano vuole distribuire alla famiglie si trova in tutte le farmacie della cittÃ
Su Internet ci sono decine di aziende che vendono questo tipo di kit a prezzi modici. La media è intorno ai 20 euro, ma certi stick scendona fino a 2 euro. Alcuni produttori parlano proprio di uno “strumento concreto per tutti coloro che hanno dei dubbi sui propri familiari. Da oggi”, si legge nel lancio, “è possibile eseguire un test antidroga senza andare in un laboratorio di analisi, quindi nell’assoluta tranquillità della propria casa e senza alcuna intromissione nella privacy familiare”. Altri usano come traino la celebre inchiesta delle Iene tra i parlamentari.
Il sito che offre gli Screen Droga Test fornisce anche una lista delle famracie italiane in cui si possono trovare. A Milano ce ne sono una ventina. “Li abbiamo da alcuni mesi” spiega Carlo Arienti, della farmacia di via Solferino, “ma i clienti non ne conoscevano neppure l’esistenza. Ora cominciamo a ricevere richieste e domande da parte dei genitori”. Richieste subito accontentate con una vasta scelta di prodotti.
Sono proprio i kit acquistati dal Comune. Ce ne sono di otto tipi: sei rilevano attraverso l’urina le singole sostanze (marijuana, cocaina, anfetamine, ecstasi, benzodiazepine e oppiacei), uno ne rileva cinque contemporaneamente (tutte tranne le benzodiazepine, che sono dei sedativi) e uno le rileva tutte e sei attraverso la saliva. Costano rispettivamente 12, 24 e 36 euro.
I farmacisti precisano che si tratta solo di esami preliminari, che attestano la presenza o meno di sostanze stupefacenti anche a distanza di alcuni giorni. Per analizzarne la concentrazione o il momento della somministrazione, occorre ricorrere ai controlli di laboratorio.
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I kit antidroga (disponibili in farmacia e che il Comune di Milano vuole distribuire gratuitamente alle famiglie), per scoprire se i figli fanno uso di stupefacenti, secondo voi, sono un test corretto e utile per controllare i comportamenti degli adolescenti?

Immigrati: i permessi di soggiorno si sono persi per posta

I gravi ritardi nel rilascio del rinnovo stanno causando il licenziamento di lavoratori extracomunitari
Spedita dalla Cisl di Ravenna, la lettera porta la data di lunedì 2 aprile. Contiene uno scarno elenco di cifre. Numero delle richieste di rinnovo dei permessi di soggiorno presentate negli uffici postali della città romagnola dal dicembre 2006 al marzo 2007: 7.614. Numero dei nuovi permessi rilasciati dalla Questura: 1.
Un caso limite? Non proprio. A quattro mesi dal varo, il nuovo sistema per il rinnovo dei permessi agli stranieri che vivono e lavorano in Italia segna pesantemente il passo. Alle Poste italiane, che si sono aggiudicate il servizio di raccolta delle richieste grazie a una convenzione con il ministero dell’Interno, sono arrivate, dall’11 dicembre 2006, circa 450 mila domande. Un afflusso che ha portato nelle casse della società ricavi per 13,5 milioni di euro visto che, per ogni richiesta di rinnovo, gli immigrati hanno dovuto pagare poco più di 73 euro, 30 dei quali destinati a ricompensare il servizio postale. Ma i nuovi permessi rilasciati dalle questure di tutta Italia sono meno del 2 per cento. Cinquemila in tutto, più altri 20 mila in giacenza, ha dichiarato ufficialmente il Viminale nel marzo scorso. E dire che nel testo della convenzione firmata dal capo della polizia Gianni De Gennaro e dall’amministratore delegato delle Poste Massimo Sarmi si parla di una “riduzione dei tempi dei procedimenti in materia di immigrazione”.
Commenta Piero Soldini, responsabile nazionale del settore immigrazione della Cgil: “Prima, tranne che nelle grandi città, i permessi si rinnovavano in 60 giorni”. Da Ravenna la Cisl conferma: la media di attese per ottenere il nuovo documento di soggiorno, in passato, andava da 30 a 40 giorni. Perché i ritardi adesso?
Le Poste rifiutano ogni responsabilità. “Su 450 mila domande abbiamo completato la lavorazione del 93 per cento delle pratiche” rivendica la società. E sostiene di impiegare soltanto una settimana per “accettare allo sportello la domanda di rinnovo, lavorarla in un centro servizi e trasferirla in formato elettronico alle questure di competenza”. Come dire che la colpa dei ritardi è del ministero dell’Interno.
Ma fonti del Viminale accennano a burrascose riunioni, negli ultimi tre mesi, con i vertici delle Poste e a un rodaggio tutt’altro che fluido del nuovo sistema. A cominciare dal primo momento, quando gli uffici postali, mettendo in distribuzione senza alcuna precauzione i kit per il rinnovo dei permessi, li videro sparire da un giorno all’altro, mentre un florido mercato nero prendeva piede a spese degli immigrati.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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